Attualità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Per Grazia Ricevuta,  Racconti,  Recensioni,  Storia

Auschwitz

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

(27 gennaio 2010 – 12 aprile 2016)

PER GRAZIA RICEVUTA

Il 27 gennaio 2010 ho visitato il campo di sterminio di Auschwitz per poter ricordare il Giorno della Memoria, prossimo ad essere celebrato oggi e per tutta la settimana, ho deciso di pubblicare alcune delle tante fotografie da me scattate in quella occasione.

C’erano circa 20 gradi sotto zero, ma erano niente paragonati al gelo dell’anima.

Sono ritornato ad Auschwitz il 12 aprile 2016, non c’era la neve ma avevo ritrovato la sofferenza del gelo dell’anima mia… per mia fortuna c’erano Massimiliano Kolbe e Padre Piotr Burek.

Loro due mi hanno donato: una lacrima il primo e una speranza il secondo …per riscaldarmi!

56 commenti

  • Marinai di Santo Spirito

    “QUEL GIORNO AD AUSCHWITZ PADRE MASSIMILIANO KOLBE MI SALVÒ LA VITA”

    COMINCIA COSÌ IL RACCONTO DI FRANCESCO GAJOWNICZEK, L’UOMO CHE FU SALVATO DAL SACRIFICIO DEL “SANTO DELLA CARITÀ”.
    Il 27 gennaio innumerevoli iniziative ci ricordano che è il Giorno della Memoria: giornata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria, che finalmente è cosi divenuta un momento di riflessione su una delle pagine più atroci e tristi della storia. L’umanità non deve dimenticare l’Olocausto commesso dai nazisti durante la seconda guerra mondiale nei confronti degli ebrei e di tutte le altre vittime dei lager nazisti, inclusi disabili, prigionieri politici, rom e omosessuali.
    La data scelta non è casuale: il 27 gennaio 1945 infatti l’Armata Rossa entra in uno dei campi di concentramento più grandi, quello di Auschwitz, liberando i prigionieri ancora vivi.
    È importante mantenere viva la memoria per evitare che tali crudeltà possano ripetersi in futuro e, visto il clima sempre più diffuso di intolleranza e violenza, oggi più che mai la Giornata della Memoria assume un ruolo fondamentale.

    Vorremmo anche noi contribuire a mantenere viva la memoria e lo facciamo condividendo e portando alla mente la storia di Francesco Gajowniczek, l’uomo che fu salvato dal sacrificio di san Massimiliano Maria Kolbe.
    Chi è san Massimiliano Maria Kolbe?
    Nato nel 1894, Massimiliano ha vissuto la sua vita affidandosi completamente a Dio, ogni giorno, attraverso Maria. Francescano polacco dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, nel 1917 fonda la “Milizia dell’Immacolata” per diffondere con la stampa e poi con la radio la devozione mariana. Arrestato dai nazisti, viene internato nel lager di Auschwitz nel 1941, immatricolato con il numero 16670 e destinato a lavori umilianti.
    Nonostante fosse vietato, Kolbe riesce a celebrare Messa e continuare il suo impegno come presbitero.
    Alla fine del mese di luglio dello stesso anno viene trasferito al Blocco 14 e impiegato nei lavori di mietitura. Qui la fuga di uno dei prigionieri causa una rappresaglia da parte dei nazisti, che selezionano dieci persone della stessa baracca per farle morire nel cosiddetto “bunker della fame”.
    Quando uno dei dieci condannati, Francesco Gajowniczek, scoppia in lacrime dicendo di avere una famiglia a casa che lo aspetta, padre Kolbe esce dalle file dei prigionieri e si offre di scendere nel “bunker della fame” al suo posto. Lo scambio viene concesso e Kolbe rinchiuso nel bunker… . Il martirio è lentissimo. Padre Massimiliano incoraggia gli altri nove condannati a morte invitandoli a pregare e cantare inni mariani. Ma dopo due settimane di agonia senza acqua né cibo, quattro di loro, tra cui Kolbe, sono ancora vivi. Così le SS decidono di toglierli di mezzo con un’iniezione di acido fenico. Tendendo il braccio al medico che sta per ucciderlo padre Kolbe gli dice: «Lei non ha capito nulla della vita. L’odio non serve a niente. Solo l’amore crea». Le sue ultime parole sono «Ave Maria». È il 14 agosto 1941. Il corpo di Massimiliano Kolbe viene cremato il giorno dopo, festa dell’Assunta.
    Papa Paolo VI lo beatifica il 17 ottobre 1971 e san Giovanni Paolo II lo canonizza il 10 ottobre 1982.

    La carità che ci insegna san Massimiliano Kolbe esige una memoria che non sia fine a se stessa ma sia capace di scuotere gli animi e educarli a una visione della vita basata su valori fondamentali, primo fra tutti il rispetto della vita e della dignità della persona.
    Anche quest’anno saranno molteplici e interessanti gli appuntamenti in tutta Italia, con eventi, lezioni nelle scuole, incontri, mostre, spettacoli, film, presentazioni di libri ecc. Da tutti questi appelli e dalla mole di iniziative che si svolgeranno in occasione del Giorno della Memoria, siamo tutti chiamati ad unire «le nostre forze per favorire una cultura dell’incontro, del rispetto, della comprensione e del perdono reciproci» (papa Francesco)

  • Egidio Alberti

    Bella rievocazione della peggiore storia del secolo scorso RR.II.PP. i milioni di morti

  • Antonio Damiano Coletta

    La grande tragedia e le tante sofferenze della povera gente non sarà dimenticata

  • Roberto Tento

    Hai visto Ezio dove puo’ arrivare la cattiveria dell’uomo ? Che non sia mai piu’ possibile…Grazieee Ezio del pensiero..⚓⚓

  • Mario Lepres

    Ezio carissimo amico mio ti ringrazio per il gentile e gradito pensiero. La stima è l’affetto e’ reciproco. Un affettuoso abbraccio

  • Marinaio Leccese

    marinaio Ezio ti ringrazio perché mi fa sentire l’aria di casa e l’ebbrezza del mare

  • Luciano Montanari

    Grazie Ezio…ti seguo sempre nelle tue recensino…..sei l’unico così assiduo, costante e competente! …….grazie e a presto…..

  • Vilia Candido

    “Ad Auschwitz superai la selezione per tre volte. Quando ci chiamavano sapevamo che era per decidere se eravamo ancora utili e potevamo andare avanti, o se eravamo vecchi pezzi irrecuperabili. Da buttare. Era un momento terribile. Bastava un cenno ed eri salvo, un altro ti condannava. Dovevamo metterci in fila, nude, passare davanti a due SS e a un medico nazista. Ci aprivano la bocca, ci esaminavano in ogni angolo del corpo per vedere se potevamo ancora lavorare. Chi era troppo stanca o troppo magra, o ferita, veniva eliminata. Bastavano pochi secondi agli aguzzini per capire se era meglio farci morire o farci vivere. Io vedevo le altre, orrendi scheletri impauriti, e sapevo di essere come loro. Gli ufficiali e i medici erano sempre eleganti, impeccabili e tirati a lucido, in pace con la loro coscienza. Era sufficiente un cenno del capo degli aguzzini, che voleva dire “avanti”, ed eri salva. Io pensavo solo a questo quando ero lì, a quel cenno. Ero felice quando arrivava, perché avevo tredici anni, poi quattordici. Volevo vivere. Ricordo la prima selezione. Dopo avermi analizzata il medico notò una cicatrice. «Forse mi manderà a morte per questa…» pensai e mi venne il panico. Lui mi chiese di dove fossi e io con un filo di voce ma, cercando di restare calma, risposi che ero italiana. Trattenevo il respiro. Dopo aver riso, insieme agli altri, del medico italiano che mi aveva fatto quella orrenda cicatrice, il dottore nazista mi fece cenno di andare avanti. Significava che avevo passato la selezione! Ero viva, viva, viva! Ero così felice di poter tornare nel campo che tutto mi sembrava più facile. Poi vidi Janine. Era una ragazza francese, erano mesi che lavoravamo una accanto all’altra nella fabbrica di munizioni. Janine era addetta alla macchina che tagliava l’acciaio. Qualche giorno prima quella maledetta macchina le aveva tranciato le prime falangi di due dita. Lei andò davanti agli aguzzini, nuda, cercando di nascondere la sua mutilazione. Ma quelli le videro subito le dita ferite e presero il suo numero tatuato sul corpo nudo. Voleva dire che la mandavano a morire. Janine non sarebbe tornata nel campo. Janine non era un’estranea per me, la vedevo tutti i giorni, avevamo scambiato qualche frase, ci sorridevamo per salutarci. Eppure non le dissi niente. Non mi voltai quando la portarono via. Non le dissi addio. Avevo paura di uscire dall’invisibilità nella quale mi nascondevo, feci finta di niente e ricominciai a mettere una gamba dietro l’altra e camminare, pur di vivere. Racconto sempre la storia di Janine. È un rimorso che mi porto dentro. Il rimorso di non aver avuto il coraggio di dirle addio. Di farle sentire, in quel momento che Janine stava andando a morire, che la sua vita era importante per me. Che noi non eravamo come gli aguzzini ma ci sentivamo, ancora e nonostante tutto, capaci di amare. Invece non lo feci. Il rimorso non mi diede pace per tanto, tanto tempo. Sapevo che nel momento in cui non avevo avuto il coraggio di dire addio a Janine, avevano vinto loro, i nostri aguzzini, perché ci avevano privati della nostra umanità e della pietà verso un altro essere umano. Era questa la loro vittoria, era questo il loro obiettivo: annientare la nostra umanità.”
    Tratto da “Fino a quando la mia stella brillerà”, di Liliana Segre.

  • Carmine Nuzzolo

    Grazie 10000 Ezio, il solo sapere di vivere nei pensieri delle persone che stimo, mi riempie il cuore di gioia. Ti abbraccio con affetto ⚓️

  • Sorgente Candido

    Grazie di cuore ❣ meno male che stiamo a pochi km, dovremmo organizzare un incontro. Grazie ancora del pensiero

  • Leonardo Arco

    Ciao Ezio, ti ringrazio per le intense emozioni che ci riservi. Sei sempre molto caro, spero di riabbracciarti

  • Giovanni Presutti

    Liberazione nei lager
    di Giovanni Presutti

    Folla di occhi
    smarriti e rassegnati.
    Come siepi di stecchi
    imprigionati nelle pelli tirate,
    spettri vaganti nel nulla.
    Nei Lager!
    Ieri un sogno non più vero,
    oggi il sole è spento,
    domani chissà…
    Nei Lager!
    Ecco un vento dall’est:
    cantate, cantate,
    l’agonia è finita,
    ecco la libertà,
    riprendetevi la vita.
    Muti piangevano,
    increduli, stupiti,
    senza più lacrime
    né forza.
    Singhiozzavano le anime sfinite,
    fiorivano le spine dei reticolati.
    Quei boccioli, fanciullo,
    portali nell’occhiello,
    conservali per i tuoi figli.
    Non basta morire per dimenticare.

    La Maddalena – Feb. 2015

  • Giovanni Presutti

    Ezio, non trovo le parole giuste per esprimerti il mio ringraziamento per l’eccellente, straordinario servizio sulla Voce del Marinaio che hai voluto riservarmi. Un caloroso abbraccio. Giovanni

  • EZIO VINCIGUERRA

    Ciao Giovanni, grazie a te e a tutti gli amici che seguono questo blog e commentano: per l’amicizia, l’affetto, il sostegno e la compagnia che non mi fai/fate mai mancare

  • PASQUALE PELLICORO

    Mai dimenticare la storia, storia di una grande tragedia dove milioni di vite umane hanno perso la loro vita in una maniera barbara e disumana. La storia dovrebbe insegnare agli uomini di poter vivere in armonia e nel rispetto della dignità di ciascuno di noi e degli altri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *