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    17.12.1942, in ricordo di Edoardo Campana, Ignazio Castrogiovanni e le strane coincidenze

    
di Claudio53

 e Michele Balducci

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    …riceviamo e con immenso orgoglio pubblichiamo.

    Salve dott. Vinciguerra,
    vorrei chiederle, se possibile, di ricordare nel gruppo de “La voce del marinaio” della ricorrenza odierna dell’affondamento, il 17 dicembre di 75 anni fa, della regia nave “Aviere” (silurata da un sommergibile britannico “Splendid”.

    Mi chiamo Michele Balducci, sono il pronipote del marò Campana Edoardo, uno dei duecento marinai periti nel naufragio. Della vicenda vi siete occupati più volte grazie anche alle informazioni di Lucio Campana, mio cugino. A distanza di tanti anni, finalmente, abbiamo potuto commemorare la memoria di questo nostro parente – eroe della patria.

    Di seguito le scrivo alcune righe sulla cerimonia di commemorazione e alcune foto. Grazie. Questa mattina si è svolta la commemorazione del caduto Campana Edoardo, ufficialmente disperso in mare, perito alla giovanissima età di 17 anni durante il secondo conflitto mondiale. Il giovanissimo marò era infatti imbarcato sulla regia nave Aviere, salpata da Napoli e affondata nel Canale di Sicilia da due siluri lanciati dal sommergibile britannico Spendid il 17 dicembre 1942.

    La breve cerimonia si è svolta presso la Stele dedicata “Ai Marinai molfettesi dispersi in mare” nel Cimitero di Molfetta alla presenza di Don F. de Lucia e dei familiari del caduto. A distanza di 75 anni, la vicenda della giovane vita spezzata nel fiore degli anni, sta ancora una volta a testimoniarci che in guerra non esistono vincitori, né vinti: in guerra, a perdere, è tutta l’umanità…

    …ricevemmo e con infinto orgoglio e riconoscenza pubblichiamo questo articolo anche in memoria di Edoardo Campana sollecitati e stuzzicati dalla memoria del nipote Lucio Campana che, a distanza di tanto tempo ricorda ancora con infinito affetto lo zio.

    Egregio sig. Ezio,
 confermo che nell’albo d’Oro della Marina è riportato che Campana Edoardo è deceduto il 17.12.1942 e viene indicato come disperso. La data coincide con il siluramento del regio cacciatorpediniere Aviere.
Consiglio a Lei e ai lettori del blog la lettura del secondo capitolo del libro “Guerra di Mare di Maffio Maffi del 1917” scritto a guerra ancora in corso in cui si narra del Guardiamarina Ignazio Castrogiovanni e del suo “primo siluramento”.
    Alla figlia di Castrogiovanni, deceduta recentemente, regalai  l’estratto del libro.
    Cordiali saluti
 Claudio53

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    Il Marò Campana Edoardo nato a Molfetta l’8 febbraio 1925 è stato imbarcato sul regio cacciatorpediniere Aviere i qualità di Specialista Direzione Tiro. E’deceduto il 17.12.1942 disperso nel Canale di Sicilia a nord di Biserta in 38°00’ Nord – 010°05’ Est posizione dell’affondamento della suddetta unità navale.

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    Il Comandante Ignazio Castrogiovanni

    ignazio-castrogiovanni-foto-marina-militareTra i morti e dispersi anche il Comandante Ignazio Castrogiovanni, che, dopo aver radunato ed incoraggiato gli uomini, cedette il proprio posto su una zattera ad un marinaio sfinito e scomparve in mare. Alla sua memoria fu conferita la medaglia d’oro al Valor Militare con la seguente motivazione:
    Già valoroso combattente della guerra 1915-18, riprendeva il suo posto di combattimento nel conflitto 1940-43, confermando elevate doti di perizia e di ardimento.
Comandante di Squadriglia Cacciatorpedieri in ardue missioni ed in vittoriosi scontri navali, si distingueva per elevato spirito aggressivo e leggendario valore. Al comando di altra Squadriglia Ct. effettuava nuove, rischiose missioni di guerra, finché – durante scorta a motonave veloce lungo rotte aspramente contrastate dall’avversario – la sua unità veniva affondata in seguito ad insidioso fatale attacco subacqueo. Animato da nobile senso di altruismo e permeato dei più alti doveri di comandante, si preoccupava unicamente della salvezza dell’equipaggio. Naufrago in un mare gelido ed avverso, benché estenuato nelle forze cedeva con sublime altruismo il suo posto su zattera ai più bisognosi; e scompariva poi nei flutti suggellando con generoso sacrificio la nobile esistenza tutta dedicata alla Patria e alla Marina” (Canale di Sicilia, 17 dicembre 1942).

    Altre decorazioni

    • Medaglia d’Argento al Valore Militare (Basso Adriatico, novembre 1916);
    • Medaglia d’Argento al Valore Militare (Tobruk, luglio 1940);
    • Medaglia d’Argento al Valore Militare sul Campo (Mediterraneo centrale, giugno 1942);
    • Medaglia di Bronzo al Valore Militare (Africa settentrionale, marzo 1941);
    • Medaglia di Bronzo al Valore Militare (Mediterraneo centrale, gennaio 1942);
    • Medaglia di Bronzo al Valore Militare sul Campo (Africa settentrionale 1940 – Mediterraneo Centrale 1942);
    • Croce di Guerra al Valore Militare sul Campo (Mediterraneo centrale, 1941-1942);
    • Croce di Ferro tedesca di 2a Classe (ottobre 1942).

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    Ultima missione del regio cacciatorpediniere Aviere
    Il regio cacciatorpediniere Aviere, con il gemello Camicia Nera, salpò da Napoli il 16 dicembre 1942 di scorta alla motonave tedesca Ankara diretta a Biserta.
Giorno 17 dicembre 1942, alle ore 11.15 in 38°00’ Nord – 010° 05’ Est fu colpito da due siluri lanciati dal sommergibile britannico P.228 Splendid. La nave si spezzò in due ed affondò rapidamente.
A bordo dell’Aviere c’erano 250 uomini (secondo altre fonti 220): di questi, un centinaio fecero in tempo ad abbandonare la nave, ma nessuno dei superstiti fu raccolto dal Camicia Nera o dall’Ankara, che si allontanarono a tutta velocità. L’affondamento della nave era stato così rapido e violento che solo due zattere di salvataggio, oltre a vari rottami, si erano staccate dalle sovrastrutture. Quando, durante il pomeriggio, le torpediniere Calliope e Perseo raggiunsero i naufraghi, solo 30 erano ancora vivi, tra cui il Comandante in Seconda ed un Ufficiale di macchina che successivamente morì.
    Maggiori notizie sulla regia nave Aviere sono reperibili al seguente link:
    
http://it.wikipedia.org/wiki/Aviere_%28cacciatorpediniere%29



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    Le coincidenze
    Il 16 ottobre 1916 la regia torpediniera Nembo, con truppe a bordo, partì da Valona diretto a Santi Quaranta per scortare il piroscafo Bormida. Tra Valona e Saseno il convoglio fu attaccato dal sommergibile austroungarico U 16.
Il Nembo (stazza T. 340) fu silurato ed affondò rapidamente spezzato in due, nel punto 40°08’ N 019°30’ E, a poche miglia da Santi Quaranta nei pressi di una località conosciuta come Strade Bianche. L’U 16, Comandante Zopa, fu speronato dal Bormida
Su 55 uomini che formavano l’equipaggio del Nembo, 32 affondarono con la nave o scomparvero in mare (tra di essi il comandante Russo, il comandante in seconda, tenente di vascello Ceccarelli, ed il direttore di macchina, tenente del Genio Navale Meoli). I 23 superstiti furono recuperati da navi italiane o raggiunsero la costa a nuoto, come fece un gruppo di quattro naufraghi tra i quali il guardiamarina Ignazio Castrogiovanni, che rifiutarono di essere salvati da una zattera con a bordo alcuni superstiti dell’U 16.
Le coincidenze della vita vogliono che il Comandante Castrogiovanni che si era comportato eroicamente da Guardiamarina a seguito di un siluramento nella Prima Guerra Mondiale, eroicamente morì a seguito di altro siluramento nella Seconda Guerra Mondiale.
A lui la Marina Militare ha intitolato il centro addestramento reclute di Taranto (MARICENTRO).

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    17.12.1942, in ricordo di Francesco Gullace e la regia nave Aviere

    di Rosario Gullace e Giuseppe Magazzù (Presidente gruppo A.N.M.I Gioia Tauro)



    banca-della-memoria-www-lavocedelmarinaio-com

    «Era il 17 dicembre 1942 e il Marinaio Fuochista di leva Francesco Gullace faceva parte dell’equipaggio del Regio cacciatorpediniere Aviere.regio-cacciatorpediniere-aviere-www-lavocedelmarinaio-comFu dichiarato disperso con l’affondamento della nave. 
Quel giorno l’Aviere, alla sua 41^ missione di scorta convogli, navigava unitamente al regio cacciatorpediniere Camicia Nera a protezione di un mercantile tedesco, con rotta da Napoli a Biserta. Giunto a circa quaranta miglia a nord della cittadina tunisina, il sommergibile britannico Splendid gli lanciò contro due siluri affondandolo.
    Solo trenta furono i superstiti».francesco-gullace-marinaio-fuochista-www-lavocedelmarinaio-com

    A mio Padre
    di Rosario Gullace

    17.12.1942 a mio papà marinaio fuochista sulla regia nave Aviere perito per la Patria
.

    …ero in fasce quando quando perì per la PATRIA e io lo ricordo così.
    17 dicembre 1942, il regio cacciatorpediniere Aviere, di 2460 tonnellate, viene improvvisamente colpito da due siluri lanciati dal sommergibile britannico P.228 Splendid affondando immediatamente alle ore 11.15 nel punto 38°00’N – 10°05’E, a nord di Biserta.
    L’unità era partita il 16 dicembre da Napoli insieme al regio cacciatorpediniere Camicia Nera, di scorta alla motonave tedesca Ankara, diretta a Biserta.

    Ho conosciuto in fasce;

    il mio genitore…
    
Un giovane ragazzo tutto Ardore.

    Mi teneva in braccio, 
    con AMORE…

    Sicuro… 
    Io sentivo 
Il suo Calore…
    
In guerra diede tutto.
    
Il suo valore…
    
La Patria… 
    Lo ricorda…
    
Vive in me….
    Il figlio mio.
    
Ne porta il nome.
    (16.12.2012)

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    17.12.1942, in ricordo di Francesco Paolo Buffa e la regia nave Aviere

    di Raffaele Buffa
    rafbuffa@tiscali.it

    Banca della memoria - www.lavocedelmarinaio.com
    …riceviamo e con infinita commozione e orgoglio pubblichiamo.
    Nel ringraziare il dottor Raffaele Buffa per averci reso partecipe di questi ricordi personali, ci preme sottolineare, qualora ce ne fosse ancora di bisogno che: Marinai una volta, Marinai per sempre …e questo vale anche per i parenti.

    Siamo convinti che Francesco Paolo adesso riposa in pace nell’immenso mare dell’Altissimo perché sa che in questa Gerusalemme terrena c’è un fratello e un mare di amici che non si dimenticheranno di Lui e di chi non fece rientro alla base.

    Alla redazione de “LA VOCE DEL MARINAIO”

    Sono il fratello del marinaio nocchiere Francesco Paolo Buffa, disperso in quel tragico 17 dicembre 1942 in cui venne affondato il regio cacciatorpediniere “AVIERE”.

    Francesco Paolo Buffa - www.lavocedelmarinaio.com
    Francesco Paolo si era arruolato “volontario” all’età di 17 anni, pertanto ne aveva appena meno di venti quando si è verificata la tragedia. In quel periodo prestavano servizio militare altri due fratelli: Sebastiano, nell’aviazione, e Silvestro, anch’egli nella Regia Marina (il quale ha prestato servizio delle seguenti regie imbarcazioni: motovedetta “Nioi”, Cacciatorpediniere “Zeffiro” e nave “Firenze”). 
    Tutti e tre erano figli di primo letto di mio padre (la madre era deceduta), mentre il sottoscritto, nato il 10 marzo 1940 e un altro fratello nato nel 1937, eravamo troppo piccoli per ricordare quegli eventi. 
    Nella foto seguente dell’equipaggio dell’Aviere, Francesco Paolo è il terzo da destra della seconda fila.

    Regia nave Aviere - equipaggio - www.lavocedelmarinaio.com

    Questo è l’atto di nascita di mio fratello:

    Certificato di nascita di Francesco Paolo Buffa - www.lavocedelmarinaio.com

    Questo è il documento che attesta la scomparsa di mio fratello:

    Verbale di irreperibilità di Francesco Paolo Buffa - www. lavocedelmarinaio.com
    Questa è una delle ultima lettere spedite, unica in mio possesso:

    Lettera di Raffaele Buffa spedita al fratello Franscesco - www.lavocedelmarinaio.com

    Questo dovrebbe essere l’equipaggio della nave “Firenze o del Cacciatorpediniere Zeffiro” nel quale era imbarcato Silvestro, l’altro fratello:

    Regia nave Firenze o Zeffiro - equipaggio - www.lavocedelmarinaio.com

    Penso che la presente documentazione potrebbe interessare a persone che nelle foto ravvisassero qualche loro parente.
    Dr. Raffaele Buffa
    rafbuffa@tiscali.it

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    Athos, il capitano di lungo corso

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Era circa l’una di notte, quando la Jolly Amaranto, la nave italiana trainata dai rimorchiatori dopo un’odissea durata un paio di giorni, si è incagliata sul fondo del canale di accesso al porto. L’equipaggio è stato trasbordato su uno dei rimorchiatori. Con gli uomini era stato messo in salvo che Athos. Ma, improvvisamente, il cane si è divincolato e si è gettato in acqua per tornare sull’unica casa che conosceva, la Jolly Amaranto.
    Athos il cane mascotte della Jolly Amaranto, è morto come un capitano che affonda con la sua nave. L’animale che era stato tratto in salvo con tutto l’equipaggio del mercantile italiano colato a picco si è lanciato in mare per tornare sulla sua nave e ha perso la vita nelle acque del porto di Alessandria d’Egitto.
    Athos, come il protagonista de “ Il pianista sull’oceano” era sempre vissuto sull’imbarcazione e non voleva abbandonarla.
    Il membro dell’equipaggio era coccolato, viziato e protetto da tutti; aveva libero accesso in ogni locale di bordo senza chiedere permesso a nessuno: era la mascotte!
    La sera, come tutti i marinai, usciva in franchigia e rientrava all’ora prevista.
    Quando la nave usciva in mare, puntualmente si presentava all’accensione delle caldaie, forse riusciva a distinguere il particolare rumore emesso dai fumaioli. Quando la nave era pronta a muovere non scendeva dalla passerella, tranne che per i bisogni fisiologici. Nelle uscite in mare riusciva a trattenere i suoi bisogni fisiologici fino a un paio di giorni e così al rientro in porto era il primo a scendere e restava per un bel po’ con la zampa alzata vicino a una delle tante bitte della banchina torpediniere. In caso di navigazione prolungata era costretto a fare i propri bisogni in coperta, in luoghi discreti …
    E’ proprio vero quel detto che dice “…le parole sono pietre”.
    Ho constatato, e non sono il solo, che le continue definizioni trite ritrite, false e infamanti del tipo “…trattati come cani, comportamenti da bestie, uccisi come animali…” rimangono davvero sullo stomaco ed aggiungono dolore su dolore.
    Tutti siamo peccatori in questo senso, chi più e chi meno.
    Non fanno eccezione gli uomini di chiesa che peccano di “ignoranza” usando spesso come esempio, riferendosi agli stupratori, frasi del tipo “…uomini che si comportano come bestie” utilizzando pertanto paragoni non cristiani e diffamatori al riguardo di creature del Supremo, assolutamente estranee al reato di stupro.
    Non fanno eccezione neanche politici e giornalisti che entrano quotidianamente nelle nostre case attraverso i Media. Chi ha il delicato compito di fare “cultura ed informazione” dovrebbe essere  in prima linea nella lotta contro questa diseducativa consuetudine razzista che getta odio e discredito sui nostri “compagni di viaggio”.
    Gli animali sono assolutamente estranei alle nostre nefandezze, gli animali sono meglio di noi.
    Ciao Athos

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    14.12.1942, nel ricordo di Salvatore Todaro

    di Marino Miccolibanca-della-memoria-www-lavocedelmarinaio-com

    CORAGGIO, UMANITA’ E VALORE.

    Proprio alla fine di quest’anno, esattamente il 14 dicembre 1942 ricorre il 74° anniversario della scomparsa di uno dei più grandi Marinai che la Marina possa vantare di avere avuto tra i suoi ranghi. Per far comprendere meglio a tutti ciò che era e ciò che oggi ancora rappresenta questo grande Comandante è opportuno leggere il breve dialogo che segue.

    il-comandante-salvatore-todaro-www-lavocedelmarinaio-comIl Comandante ha penetranti occhi neri, gli zigomi sporgenti e le guance un po’ infossate; sul mento spicca una barbetta curata, è un sottile ed elegante pizzetto che lo rende inconfondibile. Nelle sue azioni di guerra lo distingue l’astuzia, la furbizia di una vecchia volpe congiunta al coraggio di un leone e dimostra di possedere il valore e l’etica di un antico cavaliere questo Ufficiale di Marina siciliano. Salvatore Tòdaro (nato a Messina il 16.9.1908) è l’unico comandante di sommergibile a cui non piace usare l’arma del siluro: “Sono armi imperfette – affermerà più di una volta – lente e troppo costose. La vera arma da guerra è il cannone”. Di bocche da fuoco ne ha due da 100 mm sulla coperta del suo battello, il Regio Sommergibile “Comandante Cappellini” e quando con il periscopio inquadra una nave nemica, Salvatore Tòdaro ordina immancabilmente l’emersione. Ingaggia lo scontro a fuoco, affonda a cannonate la nave nemica e poi ne raccoglie i naufraghi. Lui è incurante della spietata legge che vige durante la guerra di mare la quale stabilisce che i naufraghi devono essere abbandonati in balìa delle onde, al loro destino. Questo perché l’unità che ha affondato un’altra nave deve fuggire al più presto dal luogo in cui è avvenuto il combattimento, per non rischiare di essere affondata dalle altre navi che stanno accorrendo sul posto. Per questo suo particolare comportamento Salvatore Tòdaro non si attende congratulazioni dagli alti papaveri gallonati. Infatti l’ammiraglio tedesco Karl Doenitz, stimato comandante di tutti gli U-boot e abile stratega della guerra sottomarina, lo chiama a rapporto e, messolo sull’attenti, lo rimprovera investendolo con una colossale “arronzata”:
    – “Voi siete un valoroso, ma soprattutto un pazzo! Ci sono due cose che non riesco assolutamente a capire. Voi comandate un sommergibile e invece preferite fare la guerra di superficie. Questo sarebbe ancora tollerabile: potrei affidarvi il comando di un incrociatore tedesco. Ma voi sareste capace di farlo andare a picco per raccogliere i naufraghi nemici. E questo è intollerabile! La guerra e guerra, i naufraghi sanno qual è il loro destino. Voi avete rischiato l’affondamento del sommergibile per uno stupido sentimentalismo. Nessun ufficiale tedesco avrebbe agito come voi”.
    Il Comandante Tòdaro risponde freddamente:
    – “Il fatto è, ammiraglio, che io in quel momento sentivo sulla schiena il peso di molti secoli di civiltà. Un ufficiale tedesco, forse, non avrebbe sentito quel peso”.
    L’ammiraglio Doenitz ha un sussulto.
    Tòdaro comprende che, a causa della sua risposta, può essere arrestato.
    Ma per il Comandante tedesco il coraggio è la dote che ammira di più negli uomini, anche se gli è difficile capire quel particolare “tipo” di coraggio dimostrato dall’Italiano che ha dinanzi a sé. Alla fine Karl Doenitz sorride dicendo:
    – “Mi sono meritato questa risposta!” – e gli tende la mano.

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    Concludo questo mio breve scritto con un’esortazione: chiunque indossi la divisa blu con le stellette ed il solino ne sia fiero e, soprattutto, la onori tutti i giorni con il proprio impegno. Fedele al giuramento pronunciato al Tricolore nella più bella stagione della vita, rammenti sempre che quella uniforme è stata onorata da grandi Marinai e veri Uomini, proprio come ha fatto Salvatore Tòdaro. Egli ha dimostrato ai nemici, agli alleati e al mondo intero come sa battersi il Marinaio italiano e che coraggio, umanità e valore sono le doti personali che lo contraddistinguono.
    (Dialogo tratto dal libro di don Teresio Bosco “Di professione uomini”, 1971).

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    Lettera di una mamma
    a cura di Antonio Cimmino

    Il 10 ottobre del 1940 in Oceano Atlantico il comandante Salvatore Todaro salvò i naufraghi del mercantile belga Kabalo che precedentemente aveva affondato con il cannone del sommergibile Cappellini. La sua fama di Don Chisciotte del mare si espande in tutta Europa.
    Todaro (Medaglia d’Oro al Valor Militare) in quell’occasione sfidò il mare per salvare l’equipaggio nemico perché sentiva “il peso di molti secoli di civiltà” (Sommergibile Cappellini 15 ottobre 1940).
    “ …Vi è un eroismo barbaro ed un altro davanti al quale l’anima si mette in ginocchio, questo è il vostro. Siate benedetto per la vostra bontà che fa uno di Voi un Eroe non soltanto per l’Italia ma per l’Umanità”.

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    14.12.1943, il piroscafo Terni

    di Claudio53

    Il piroscafo francese “Azrou” della compagnia di navigazione “Paquet”, utilizzato come nave mista passeggeri e merci sulla rotta Marsiglia – Libia – Marocco, nel secondo conflitto mondiale fu sequestrato dai tedeschi, il 14 dicembre 1942, e successivamente consegnato all’Italia.
    Le principali caratteristiche tecniche dell’unità erano le seguenti:
    – Tipo = Piroscafo da carico
    – Cantiere = Atel & Ch. De Bretagne – Nantes (Francia)
    – Anno di costruzione = 1930
    – Stazza = 2998 tsl.
    – Lunghezza = 104,2 metri
    – Larghezza = 13,13 metri
    – Apparato motore = 2 steam turbine DR (HelsingörsJernsk & M.)
    – Carico = Derrate alimentari/materiali e 94 passeggeri
    Con il nuovo nome “Terni” la Regia Marina, lo impiegò sulla rotta Napoli – porti della Sicilia orientale per il trasporto di viveri e materiali che poi dovevano essere inviati sul fronte africano.

    Il 16 giugno 1943 il Terni, scortato dalla Torpediniera Orione, partì da Napoli con destinazione Siracusa per portare rifornimenti in Sicilia. Alle 05.18 si aggregarono alla scorta la Corvetta Persefone e la gemella Driade. Le unità furono posizionate dall’Orione (capo scorta) ai due lati del Terni.
    Alle 06.36 sopraggiunsero i velivoli della scorta aerea. Alle 13.45 il convoglio imboccò lo stretto di Messina. Alle 19.04 l’Orione comunicò alla Persefone di aver rilevato due eco sospette, nel punto 37°19’30” N – 015°14’39” E e nel punto 34°20’ N – 015°15’10” E.
    Quella sera davanti alle acque di Acireale pattugliava il sommergibile britannico “HMS Unison”, comandato dal Lt. A.R. Daniell. Il battello alle 18.22, in posizione 37° 26’N – 015 ° 15’E, avvistò il fumaiolo e il fumo del gruppo di navi sul rilevamento 349°. Inizialmente il sommergibile si immerse rapidamente senza poter calcolare la rotta della formazione navale ma alle 1840 il battello tornò a quota periscopica ed osservò una nave mercantile scortata da “un cacciatorpediniere e due torpediniere una per lato”. Chiarita la situazione tattica, a prescindere dalla errata valutazione del tipo delle unità di scorta, il comandante Daniell decise di attaccare.

    Alle 19.05, in posizione 37° 29’N – 015° 13’E, il sommergibile lanciò 4 siluri ad una distanza di circa 915 metri. Il primo andò a segno seguito da una forte esplosione e probabilmente andò a segno poco dopo anche un secondo siluro. Alle 19.09 sul Terni, colpito sul lato sinistro, avvenne una fortissima esplosione in PSN 37°21’20” N – 015°13’ E (a circa sette miglia per 170° da Capo Molino – Catania). Il Comandante della nave cercò di salvare il piroscafo accostando verso la vicina costa con l’intenzione di farlo arenare. Nel frattempo il Comandante della scorta dispose che Driade e Persefone dessero la caccia al sommergibile e che recuperassero eventuali naufraghi. Furono lanciate in mare ben 30 cariche di profondità senza alcun esito. Furono recuperati solo 10 naufraghi (uno morì successivamente). A bordo oltre all’equipaggio del piroscafo c’era anche una aliquota di personale della Regia Marina.

    Nonostante il tentativo del Comandante di far arenare il piroscafo, il Terni affondò ed ancora oggi il relitto giace capovolto a circa 2 miglia al traverso della Timpa di Acireale, con la chiglia ed i timoni in alto, ad una profondità variabile tra i 25 ed i 38 metri.
    Recentemente l’Istituto tecnico Nautico “Duca degli Abruzzi” di Catania, anche se con qualche piccola imprecisione, ha ricostruito la tragedia del 16 giugno 1943 inserendo un video su YouTube nel quale viene ricostruito il tentativo del Comandante del piroscafo di salvare nave TERNI dall’affondamento.
    https://www.youtube.com/watch?v=ZDEFUNnURBI&spfreload=10
    Il relitto è anche meta, da anni, di molte escursioni subacquee. I video e le fotografie possono essere visti ai seguenti link:
    https://www.youtube.com/watch?v=a7qOHPrVMF0&spfreload=10
    https://www.youtube.com/watch?v=1RXNtxd5JZQ&spfreload=10
    https://www.pucciosan.it/video/il-terni/mappa-del-sito-terni/
    http://www.underwater4u.com/cms/nave-terni-ex-azrou

    Nell’Albo d’Oro della Marina Mercantile sono riportati i sotto notati nominativi dei componenti dell’equipaggio deceduti il 16 giugno del 1943:
    Amato Corrado, Tenente G N (D M) Arena Pietro di Torre Faro (fraz. Messina), Marinaio Beltrami Carlo, Marinaio Benevento Carmine, Panettiere Boniello Giuseppe di Livorno, Borriello Ciro, Marinaio Cavanno Vincenzo, Marinaio Celio Salvatore, Marinaio Chinapri Tommaso, Marinaio Colantuno Antonio, Marinaio Colantino Antonio, Marinaio Coppola Francesco, Marinaio Costa Salvatore, Cambusiere D’Amato Giuseppe, Marinaio D’Urso Salvatore, Marinaio Flugi Federico, Marinaio Fontana Giuseppe, Carbonaio Fragalà Giorgio, Marinaio Gai Domenico, Marinaio Gemito Raffaele, Marinaio Iaccarino Raffaele, Marinaio Iacono Silverio, Fuochista Iovino Aniello, Marinaio Liguori Giuseppe, Marinaio Maisto Gennaro, Operaio Mangini Eugenio di Genova, Carbonaio Marmorato Rocco, Marinaio Morelli Luca, Fuochista Pierini Fortunato, Macchinista Rossi Potito, Giovanotto Russo Antonio, Marinaio Russo Giuseppe, Mozzo Salvatori Michele, Marinaio Scalia Francesco, Marinaio Siringo Salvatore, Carbonaio Strazzullo Carlo, Ingrassatore Suarti Antonino, Giovanotto Tagliamonte Raffaele.
    In data 27 luglio 1943 decedeva anche il Marinaio Terlizzi Vito, uno dei superstiti.
    A bordo era presente anche personale della Regia Marina. Elencare il personale deceduto che era imbarcato non è immediato con la sola consultazione dell’Albo d’Oro della Marina Militare poiché il reparto di appartenenza viene indicato con la generica frase “non specificato 012” (stessa cosa, ma con numerazione diversa, avviene per indicare i mezzi minori quali motozattere, dragamine, le navi ospedali, gli incrociatori ausiliari, il Reggimento San Marco ed altri …..). Poiché il 16 giugno 1943 l’unico mercantile affondato appare essere solo il Terni, l’elenco del personale risulta essere il seguente (da confermare dopo la consultazione della cartella dell’unità presso l’Ufficio Storico della Marina):
    2 Capo Radiotelegrafista Cattaneo Elmi Mario di Borgosesia (Genova), Marinaio Canepa Giobatta di Genova, Marinaio Segnalatore Colaianni Vitantonio di Bari, Marinaio Fuochista Esposito Vincenzo di Napoli, Sergente Segnalatore Martinelli Giovanni di Ferrara, Marinaio Fuochista Palmeri Attanasio di Palermo, Marinaio Fuochista Sannino Vincenzo di Portici (Napoli), Marinaio Fuochista Santoro Carmelo di Messina e Marinaio Fuochista Schisano Roberto Napoli.
    Ricordarli è un dovere ed un onore.

    A CATTANEO ELMI, SECONDO CAPO RADIOTELEGRAFISTA

    Buongiorno sig. Vinciguerra.
    Un mio zio, come da lettera in mio possesso firmata dal Comandante Superiore del Corpo Reali Equipaggi Marittimi Ettore Sportiello, è stato dichiarato disperso in seguito ad azione di guerra compiuta il 16 giugno 1943.
    La lettera porta la data del 10 luglio 1943.
    Ho provato a fare una ricerca sul sito del ministero della difesa ma, incredibilmente il mio congiunto non risulta tra i caduti.
    Si chiamava, Cattaneo Elmi, Secondo Capo Radiotelegrafista.
    Altro purtroppo non so.
    Le sarei molto grato se potesse farmi avere qualsiasi notizia.
    Silvio Cattaneo <cattaneobonini@gmail.com> 18 lug 2017

    Buonasera signor Silvio Cattaneo, la ringrazio anticipatamente per la fiducia.
    Le chiedo se è a conoscenza del comando/unità di appartenenza o quantomeno dell’invio del documento in modo da risalire a più fonti (cercando di incrociare varie notizie con gli altri blogger e, non per ultimo con il ministero della difesa) … ci potrebbe essere errore di trascrizione o di date ed allora procederemo per le azioni, come afferma Lei, del 16 giugno 1943.
    In attesa di suo riscontro
    riceva un abbraccio grande come il mare.
    Cordialità Ezio
    Ezio Vinciguerra <eziovinciguerra@gmail.com> 18 lug 2017 

    Grazie di tutto sig. Vinciguerra.
    Con mail a parte le ho trasmesso gli unici documenti in mio possesso.
    Ho trovato su internet che l’unica nave affondata il 16 giugno 1943 è il piroscafo Terni…..
    Chissà, il mio congiunto poteva essere temporaneamente imbarcato su quella nave. Ho visto che alcuni militanti avevamo avuto un passaggio.

    Silvio Cattaneo <cattaneobonini@gmail.com> 19 lug 2017

    Buonasera Signor Silvio, 
    abbiamo appena pubblicato la storia del Piroscafo Terni cercando di fare del nostro meglio e nelle nostra possibilità.
    Speriamo che la nostra ricerca sia di suo gradimento ed esaustiva, comunque siamo sempre a disposizione e aperti al dialogo.
    Riceva gradito da questo petulante marinaio, emigrante di poppa, un abbraccio grande come il mare e, soprattutto, grande come il suo cuore pio e misericordioso di nipote. Zio Cattaneo adesso riposa in pace fra i flutti dell’Altissimo ed è a conoscenza del suo e nostro amore …”per il dialogo” (Primo e Secondo Comandamento che Lui ci ha donato).
    Cordialità Ezio
    P.s. Colgo l’occasione per ringraziare Claudio53, mia ancora di salvezza …riuscirò un giorno a sdebitarmi? Che Dio ti protegga e ti benedica!

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    13.12.1941, nel ricordo di Alvaro Battista Aimone

    di Giorgio Battista Aimone (classe 1927)

    Mio cugino, Alvaro Battista Aimone, figlio di Pietro (fratello di mio padre) e di Paola Matilde (detta Tilde), era nato a Cuorgnè (To) il 10 luglio 1920. Per parlare di lui, devo tornare indietro, negli anni 1939-1942, facendomi aiutare da mia figlia Ornella Aimone.
    Io allora avevo dai 12 ai 15 anni…

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    il-marinaio-avaro-battista-aimone-foto-collezione-privata-fam-aimone-per-gentile-concessione-a-www-lavocedelmarinaio-com_Alvaro era un bellissimo ragazzo. Figlio unico come me, un po’ viziato, ma bravissimo. Ricordo quando andavo con i miei a trovare lui e gli zii, che abitavano nella storica via Arduino e quando andavamo a giocare assieme, nonostante la differenza d’età che ci separava (7 anni).
    Diventato adulto e terminata la scuola dell’obbligo, tramite mio padre trovò lavoro presso un’officina meccanica locale; si distinse subito come un gran lavoratore, mentre i suoi genitori erano artigiani materassai.
    La sua passione, dopo il lavoro, era la bicicletta, che i suoi gli comprarono ed iniziò a correre nella categoria dilettanti, ottenendo anche molte vittorie. Era quel che si dice un bravissimo giovane.
    Durante il periodo fascista, con a capo Benito Mussolini, il “duce”, Alvaro, che era avanguardista, tutti i sabato pomeriggio, con gli altri coetanei, faceva il cosiddetto “esercizio pre-militare obbligatorio” nella piazza d’armi del paese.
    Il 10 giugno 1940 l’Italia era appena entrata nella seconda guerra mondiale, alleata con la Germania. Alvaro, essendo abile al servizio militare, venne destinato alla marina, nella Compamare Savona con matricola militare 22291 e mansioni di marinaio allievo fuochista.
    via-arduino-a-cuorgne-foto-ornella-aimone-per-www-lavocedelmarinaio-com_Un giorno, infatti, ricevette la cartolina “precetto di arruolamento”. Ricordo che egli ripeteva spesso ai suoi genitori:
    – “Per fortuna che ho imparato il nuoto, quando andavo a bagnarmi nel torrente Gallenca…!”.
    Successivamente fu stabilita la data della sua partenza. Era una domenica sera, quando andai con i miei genitori a casa sua per salutarlo, poiché egli sarebbe partito il mattino seguente. Alvaro, quando ci congedammo da loro, ci accompagnò sotto casa, in Via Arduino e guardando l’orologio della storica e famosa “torre quadrata”, che segnava le ore 24, proferì:
    – “Domani, a quest’ora, sarò già sulla nave nel mare Mediterraneo”.
    Infatti Alvaro. il giorno seguente, si imbarcò a bordo dell’incrociatore leggero “Alberico Da Barbiano” della classe “Alberto Di Giussano” della Regia Marina, che salpò da Palermo verso la fine del 1941. Il suo ruolo era di marinaio allievo fuochista.
    L’incrociatore “Da Barbiano” nel Mediterraneo agiva come copertura a distanza per convogli truppe e rifornimenti diretti in nord Africa.
    Dopo aver imbarcato in coperta sulla poppa duecentocinquanta fusti di benzina ed alcuni fusti di olio, destinati all’esercito italiano in Africa, il 12 dicembre 1941 il “Da Barbiano” lasciò il porto di Palermo insieme alla nave gemella “Alberto Di Giussano”, con la torpediniera “Cigno” di scorta, per rifornire di carburante gli aerei a Tunisi, nonché munizioni e viveri per le truppe combattenti in Libia. Purtroppo, nella notte del 13 dicembre 1941, il “Da Barbiano” venne intercettato a due miglia e mezzo al largo di Capo Bon dai caccia torpedinieri Legion, Maori e Sikn (inglesi) e Isaac Sweers (olandese) e colpito a prora da un primo siluro alla dinamo. Un secondo siluro tagliò di netto un terzo della nave verso poppa. La benzina sulla poppa prese fuoco immediatamente. Lingue di fiamme rosse divampavano fino ad un’altezza di una decina di metri.

    una-tragica-foto-dellincrociatore-alberico-da-barbiano-prima-dellaffondamento

    Il “Da Barbiano” affondò alle 4,22 in meno di cinque minuti. Un terzo siluro colpì l’incrociatore “Di Giussano” che navigava alle sue spalle, raggiungendo il deposito viveri, dove dei sacchi di zucchero attutirono l’esplosione della testata, ma non impedirono il suo affondamento, che avvenne in un paio d’ore. I superstiti di questi incrociatori furono calcolati in 218, però Alvaro non figurava fra loro. Fu dichiarato “disperso” in mare ed i genitori non ebbero, purtroppo, mai più notizie del loro amato figlio dopo quel 13 dicembre 1941. Disperati, si rivolsero alle autorità competenti all’epoca della tragedia, sperando di trovarlo ancora in vita, magari senza memoria a causa del trauma. Addirittura, come ultima spiaggia, si rivolsero a una presunta sensitiva la quale, dopo aver palpato un indumento del ragazzo portato dai fiduciosi genitori, disse loro che Alvaro era vivo, ma in realtà non poteva sapere nulla più di loro…
    Il padre, anche a causa del dispiacere di aver perduto quell’unico figlio, negli anni successivi si ammalò e cessò di vivere nel 1953, all’età di 59 anni. La madre, rimasta vedova chiamò da Valperga la sorella minore Ida, nubile, a vivere con lei. Tilde svolse ancora fino ad una certa epoca il mestiere di materassaia e morì nel 1982 in un ricovero per anziani, all’età di 89 anni.

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    Di mio cugino Alvaro, che non ebbe il tempo di assaporare le cose che un giovane di 21 anni sogna nella vita, gli unici ricordi tangibili che mi rimangono sono costituiti da alcune fotografie, una pagina di un giornale del partito nazionale fascista che lo dichiarava marinaio disperso, una lapide dei caduti nella seconda guerra mondiale al cimitero di Cuorgnè nel cui elenco figura il suo nome, un’epigrafe sulla tomba del padre Pietro con le date 1920-1941 e, forse la cosa più importante, lo strumento di cui Alvaro era appassionato autodidatta: un violino, che conservo gelosamente.

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