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    25.1.2016, Edoardo Bartolomei e la solitudine che reclama pace

    di Roberto Tento – Toty Donno – Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Banca della memoria - www.lavocedelmarinaio.com

    Roberto Tento per www.lavocedelmarinaio.com copiaCiao Ezio,
    ho avuto la notizia che è mancato il 25 u.s. il marinaio Edoardo Bartolomei. Era imbarcato sulla nave Canopo…
    La notizia è arrivata in ritardo, oggi era il suo Compleanno e la figlia vedendo arrivare gli Auguri degli amici (solo 41) nella sua bacheca di facebook ci ha avvisato della scomparsa.
    Ciaooo Ezio che periodo nero…
    Buona serata
    (0re 19.44. del 6.2.2016)

    Edoardo Bartolomei per www.lavocedelmarinaio.com

    Ezio-Pancrazio-Vinciguerra-www.lavocedelmarinaio.com_10Ciao Roberto,
    grazie dell’informazione.
    Adesso Edoardo riposa in pace fra i flutti dell’Altissimo coccolato nella banca della memoria, dal ricordo dei parenti e dal cuore dei marinai di una volta, come quello tuo, come quello misericordioso di alcuni marinai.
    A volte la solitudine reclama la pace…perché la vita è bella!
    Un abbraccio a te e ai tuoi cari e bona domenica Roberto
    Pancrazio “Ezio” Vinciguerra
    (ore 09.01 del 7.2.2016)

    Nave Canopo - www.lavocedelmarinaio.comI canopini vecchi leoni foto roberto lugato per www.lavocedelmarinaio.com

    La solitudine che reclama la pace (Toty Donno)
    Toty-Donno-per-www.lavocedelmarinaio.com_1 copiaFuori dal frastuono esterno, quando il rumore sembra sommergerti, ecco la solitudine.
    Gesù, quando aveva bisogno di pregare, andava nel deserto da solo.
    La solitudine è momento di meditazione che mette la tua anima in uno stato di quiete temporanea,
    essenziale a mantenere stabile il tuo baricentro. Difatti è inopportuno che distogliamo la nostra concentrazione, sulla tua coscienza, sul destino da perseguire e quindi sul nostro baricentro.
    Il Baricentro è l’equilibrio che discerne il bene dal male, il giusto dall’ingiusto e che dirige la barchetta verso il nostro destino.
    Molte cose sono state fatte contro l’uomo, molte sofferenze ed imprevisti sono tesi perché l’uomo venga destabilizzato, perché una volta che ci si fa prendere la mano dagli eventi possa essere sbattuto senza alcuna meta come foglia che viene presa dal vento e volando senza alcuna meta, portato lontana senza alcun destino.
    Per questo, non dobbiamo cadere come foglia morta dall’albero della vita ma attaccarci con tenacia ad essa e prima di ferire il cuore del fratello, specialmente di un giovane, riflettiamo semplicemente perché non abbiamo nessun diritto di creare dolore.
    In questi momenti di solitudine, è il silenzio che reclama pace.

    La vita è bella (toty donno) - www.lavocedelmarinaio.com

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    2 ottobre – Festa dei nonni

    a cura Toty Donno



    Toty-Donno-per-www.lavocedelmarinaio.com_Il nonno teneva per mano il nipotino e indicava i poderosi alberi del viale. Raccontava che niente è più bello di un albero. “Guarda, guarda gli alberi come lavorano!” “Ma che cosa fanno nonno?” “Tengono la terra attaccata al cielo! Ed è una cosa molto difficile. Osserva questo tronco rugoso. E’ come una grossa corda. Ci sono anche tanti nodi. Alle due estremità i fili della corda si dividono e si allargano per attaccare terra e cielo. Li chiamano rami in alto e radici in basso. Sono la stessa cosa. Le radici si aprono la strada nel terreno e allo steso modo i rami si aprono una strada nel cielo. In entrambi casi è un duro lavoro!” Ma, nonno, è più difficile penetrare nel terreno che nel cielo!” “Eh no, bimbo mio! Se fosse così, i rami sarebbero belli dritti. Guarda invece come sono contorti e deformati dallo sforzo. Cercano e faticano. Fanno tentativi tormentosi più delle radici.” “Ma chi è che fa fare loro tutta questa faticaccia?! “E’ il vento. Il vento vorrebbe separare il cielo dalla terra. Ma gli alberi tengono duro. Per ora stanno vincendo loro”
    E’ questo il duro lavoro della nostra fede: tenere il cielo attaccato alla terra.

    2 ottobre - festa dei nonni - www.lavocedelmarinaio.com

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    Festa della Mamma

    A TUTTE LE MAMME CHE FREQUENTANO QUESTA PAGINA E A TUTTE QUELLE DONNE CHE, CON LA BENEDIZIONE DELLA VERGINE MADRE DI DIO, DIVENTERANNO MAMME.

    La mamma del marinaio emigrante di poppa
    (9.8.1922 – 29.7.2012)

    Vieni… vieni qui a sederti…
    accanto a me… su queste colonne
    che un tempo puntavano al sole,
    che nessun vento ha mai fatto
    vacillare, piantate in questa terra
    come segni di un eterno ritorno…
    siedi e troverò le parole che forse
    non ho mai pronunciato… noi,
    noi uomini dalle mani sempre
    un po’ troppo grosse, dai gesti
    impacciati, dagli abbracci goffi
    e sbadati, noi uomini a volte tiranni
    a volte signori indulgenti,
    noi uomini che lasciamo ai poeti
    sempre i versi migliori, noi uomini
    che amiamo una donne senza
    dirglielo mai… tu, invece, paziente,
    lo hai desiderato in silenzio,
    hai sperato che la tua fragilità
    trovasse riparo nelle mie parole,
    se mai ci fossero state, e per questo
    ha saputo aspettare… lo so bene,
    sono le parole di chi ti ama a
    renderti più forte…ora lo so e sono
    pronto a raccontarti tutte le donne
    che vedo, quando vedo te…
    donne di mare, donne di terra,
    rocce e sirene, sagge come questi
    olivi e forti come queste querce,
    tenaci e impenetrabili come
    i veli neri che coprono il capo
    delle nostre vecchie, donne con
    le labbra rosse e la pelle cotta
    dal sole, donne così facili da amare
    che vivono nei campi come zingare
    a bagnare mani nell’acqua,
    a lavare vesti di uomini che
    a loro solo appartengono,
    oppure silenziose sui ciottoli
    sconnessi del sagrato di una
    cattedrale, donne dagli occhi
    come binari che corrono fino
    alle terre dove tutte le memorie
    sono custodite…

    (*) tratta dall’opera teatrale “Girgenti amore mio”
    di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callipo

    La mamma del marinaio emigrante di poppa - www.lavocedelmarinaio.com

    La mamma del marinaio di Enzo Arena
    Oggi è la festa della mamma ed un omaggio alle mamme della gente di mare mi sembra doveroso.
    Che siano ancora con noi o che siano in cielo, le nostre mamme hanno sempre vegliato e continuano a vegliare su di noi. Hanno gioito e continuano a gioire delle nostre felicità ma hanno, e continuano ad avere sempre, il pensiero e la pena per la nostra lontananza. Sempre a pregare in silenzio nelle notti di burrasca ed a sprizzare felicità solo per una nostra telefonata. A loro basta vederci tornare e noi ricambiamo con un “grazie” che per quanto grande sia non è mai grande abbastanza.

    La mamma del marinaio (Enzo Arena)

    Alito dolce e senti il suo profumo.
    Quando hai bisogno ti sfiora una carezza.
    Se stringi i pugni la senti a te vicino
    e la burrasca diventa dolce brezza.

    La vedi li, affacciata alla finestra,
    che scruta il tempo …il tempo di rientrare.
    Vedi il suo volto, le rughe, il suo pensiero.
    E’ sempre li …sta sempre ad aspettare.

    E’ brivido caldo che scorre nelle vene.
    Se chiudi gli occhi la puoi anche vedere.
    Questa è la mamma che un giorno Dio ci ha dato.
    Questa è la mamma di chi va per mare.

    La mamma dei marinai - www.lavocedelmarinaio.com

    Una mamma (Angela Guida)
    E’ così, fra panni da stendere, piatti da lavare, cucinare, spolverare, creare, cucire, dar da mangiare al gatto, aspettare che torna tuo figlio, tuo marito, che la famiglia sia al completo, è  già sera anzi è già notte…Ora siamo al completo.
    Non bastano ventiquattro ore ed allora: sistema la cucina, metti a posto la tavola, spazza di qua e di la, spegni le luci, chiudi la porta, lascia sistemato per domani mattina, ….shh….shh…tutti dormono ma una mamma non dorme mai  ….shh…shh ….silenzio, spengo il pc…tutti dormono.

    Una mamma (Angela Guida)

    Una mamma,
    è il sole quando il tempo è scuro,
    è una stella che ti illumina
    anche quando non è più vicino a te.
    Basta scrutare attentamente
    il cielo dell’anima …la vedrai li,
    che ti guarda, che ti protegge
    che non ti abbandonerà mai.

    Angela guida per www.lavocedelmarinaio.com (2)
    Le mani di una madre segnalata da Toty Donno

    Le mani di una madre foto da internet

    Quante cose sanno fare le mani di una Madre,
    strumenti sapienti che riportano i segni
    del tempo e della fatica che hanno affrontato;
    le rughe e le macchie
    la pelle brunita
    sono i segni del tempo
    che ci parlano
    di vita vissuta
    del duro lavoro di tutti i giorni,
    che ci parlano d’amore
    quell’amore grande smisurato
    che soltanto una Madre sa dare.
    Per questo
    bacio le mani di mia Madre.

    Mamma (Francesco Montanariello)

    Mamma Montanarello - www.lavocedelmarinaio.com


    Mamma forza e sorella coraggio
     di Toty Donno e Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    …a mamma Luisa e a sorella Francesca, ai loro occhi

    Nelle circostanze più difficili non preoccupatevi!
    Guardate a ciò che state passando come una sfida, come un ostacolo, come un’opportunità per accrescere la vostra forza e la vostra pazienza perché le persone migliori sono quelle che nonostante la lotta o la sconfitta non si fanno cambiare in peggio.
    Mantenete la fiducia in voi stesse, senza cambiare il vostro atteggiamento, il modo di vedere le cose, anche se non è possibile cambiare le circostanze.
    Guardare da vicino i problemi significa non lasciarsi sconfiggere da essi perché s’impara a conoscere la vera amicizia e, con gli amici veri, percepisci il potere che hanno su di te  consentendo loro di insegnarti quello che hai bisogno di sapere e poi vai avanti … non abbiate paura perché ciò che non vi distrugge vi fortifica.

    GLI OCCHI DI  LILLO, DOMENICO E DELLA SOLIDARIETA - www.lavocedelmarinaio.comCopia

     

    Preghiera della mamma di Toty Sonno Carlo Di Nitto

    Signore, Ti affido i miei figli: veglia su di loro. Li ho cresciuti nella tua conoscenza, ho fatto loro conoscere ed amare il Tuo Amore. Ora sono cresciuti, si sono a poco a poco staccati da me. Sono Persone.
    Ho cercato con impegno attento, di abituarli a fare a meno di me. Di me, non di te, Signore. Tu me li avevi donati e affidati, io li ho cresciuti nel Tuo nome. Ora sono io che li affido a Te. A Te che li puoi seguire dovunque. Meglio di quanto non abbia mai potuto fare io.
    Signore, io non ti prego di allontanare da loro le difficoltà; ma fa’ che essi trovino in Te la forza per superarle: esse li matureranno.
    Non Ti prego di allontanare da loro i pericoli, ma fa’ che essi li sappiano affrontare con coraggio e bontà: essi li faranno uomini. Non Ti prego di evitare loro le delusioni della vita, ma di conservare loro la speranza e la fede: con esse potranno rendere il mondo migliore. E se non mancherà loro, Signore, certamente la loro parte di dolore quotidiano, da’, loro, Ti prego, la forza di unirlo a quello del Tuo divin Figlio, di offrirlo a Te: esso li farà santi.
    Veglia, ti prego, sui miei figli.

    La-marinaia-Di-Nitto-per-www.lavocedelmarinaio.com_

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    Il dolore (Arthur Schopenhauer)

    segnalato da  Toty Donno

    schopenhauerNoi sentiamo il dolore, ma non la mancanza del dolore; sentiamo la paura, ma non la tranquillità. Sentiamo il desiderio, come sentiamo la fame e la sete; ma appena esso è soddisfatto, non abbiamo più niente da fare con esso, come avviene col boccone goduto, il quale nel momento in cui viene ingoiato, cessa di esistere per la nostra sensibilità.
    Soltanto il dolore e la privazione si possono percepire positivamente e si annunciano quindi da sé: il benessere invece è soltanto negativo.
    Non ci accorgiamo perciò dei tre grandi beni della vita, la salute, la giovinezza, la libertà come tali, finché li possediamo, ma solo dopo che li abbiamo perduti: poiché anch’essi sono negazioni.
    A misura che i godimenti crescono, diminuisce la sensibilità per essi: ciò che è abituale non viene più sentito come godimento.
    Appunto per ciò cresce la sensibilità per il dolore, perché la privazione di ciò che è abituale viene sentita dolorosamente.
    Così nel possesso cresce la misura del necessario e quindi la capacità di provare dolori.
    Le ore passano tanto più veloci quanto più sono piacevoli, tanto più lente quanto più sono penose, poiché ciò che è positivo non è il godimento, ma il dolore, la cui presenza si rende sensibile.
    La nostra esistenza è più felice allorché meno ce ne accorgiamo: ne consegue che sarebbe meglio non averla.
    Se si conducesse il più ostinato ottimista attraverso gli ospedali, lazzaretti, le sale chirurgiche, le prigioni, le stanze di tortura, i recinti degli schiavi, nei campi di battaglia e nei tribunali, aprendogli tutti i sinistri covi della miseria, e facendogli vedere alla fine la torre della fame di Ugolino, certamente anch’egli potrebbe capire di qual specie sia questo meilleur des mondes possibles.
    Perciò non posso trattenermi dal dichiarare che l’ottimismo mi sembra non solo una dottrina assurda, ma anche iniqua, un amaro scherno dei mali innominabili sofferti dall’umanità.
    Arthur Schopenhauer

    Toty  Donno

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    Le mani di una madre

    segnalata da Toty Donno

    Quante cose sanno fare le mani di una Madre,

    strumenti sapienti che riportano i segni

    del tempo e della fatica che hanno affrontato;

    le rughe e le macchie

    la pelle brunita

    sono i segni del tempo

    che ci parlano

    di vita vissuta

    del duro lavoro di tutti i giorni,

    che ci parlano d’amore

    quell’amore grande smisurato

    che soltanto una Madre sa dare.

    Per questo

    bacio le mani di mia Madre.

    Le mani di una madre foto da internet

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    L’isola dei sentimenti

    segnalata da Toty Donno

    Toty Donno per www.lavocedelmarinaio.comC’era una volta un’isola, dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini: il Buonumore, la Tristezza, il Sapere… così come tutti gli altri, incluso l’Amore. Un giorno venne annunciato ai sentimenti che l’isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro navi e partirono, solo l’Amore volle aspettare fino all’ultimo momento. Quando l’isola fu sul punto di sprofondare, l’Amor…e decise di chiedere aiuto.
    La Ricchezza passò vicino all’Amore su una barca lussuosissima e l’Amore le disse: “Ricchezza, mi puoi portare con te?”Non posso c’è molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te te.”
    L’Amore allora decise di chiedere all’Orgoglio che stava passando su un magnifico vascello,”Orgoglio ti prego, mi puoi portare con te?”, “Non ti posso aiutare, Amore…” rispose l’Orgoglio, “qui é tutto perfetto, potresti rovinare la mia barca”.
    Allora l’Amore chiese alla Tristezza che gli passava accanto “Tristezza ti prego, lasciami venire con te”, “Oh Amore” rispose la Tristezza, “sono così triste che ho bisogno di stare da sola”.
    Anche il Buon Umore passò di fianco all’Amore, ma era così contento che non sentì che lo stava chiamando.
    All’improvviso una voce disse: “Vieni Amore, ti prendo con me”.
    Era un vecchio che aveva parlato.
    L’Amore si sentì così riconoscente e pieno di gioia che dimenticò di chiedere il nome al vecchio.
    Quando arrivarono sulla terra ferma, il vecchio se ne andò. L’Amore si rese conto di quanto gli dovesse e chiese al Sapere: “Sapere, puoi dirmi chi mi ha aiutato?
    “E’ stato il Tempo” rispose il Sapere.
    “Il Tempo?” si interrogò l’Amore, “Perché mai il Tempo mi ha aiutato?”.
    Il Sapere pieno di saggezza rispose:”Perché solo il Tempo è capace di comprendere quanto l’Amore sia importante nella vita.