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    Ho imparato dall’amore

    di Toty Donno

    Dopo un po’ impari la sottile differenza fra tenere una mano ed incatenare un’anima e impari che l’amore non é appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non é sicurezza.
    Inizi ad imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse, e cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta e con gli occhi aperti; con la grazia di un adulto, non col dolore di un bambino. Impari a costruire le tue strade oggi perché il terreno del domani é troppo incerto per fare piani. Dopo un po’ impari che il sole scotta se ne prendi troppo. Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti fiori.
    E impari che puoi davvero sopportare, che sei davvero forte e che vali davvero.

  • Attualità,  C'era una volta un arsenale che costruiva navi,  Curiosità,  Fotografi di mare,  Il mare nelle canzoni,  Le parabole e ritratti di Toty Donno,  Le vignette,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Per Grazia Ricevuta,  Pittori di mare,  Poesie,  Racconti,  Recensioni,  Sociale e Solidarietà,  Storia,  Un mare di amici,  Velieri

    Banca della Memoria

    a cura Marinai di Spirito Santo

    Buongiorno ai naviganti,
    diamo un futuro alla memoria, nella consapevolezza che la memoria è conoscenza e che la conoscenza è libertà. Solo nella conoscenza l’uomo può trovare le ragioni e le condizioni per qualsiasi scelta della sua vita se vuole che possa essere veramente libera, senza condizionamenti.

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    Grazie Mamma

    
di Toty Donno (*)

    PER GRAZIA RICEVUTA
    Toty-Donno-per-www.lavocedelmarinaio.com_1

Mamma, non basterebbero inchiostro e carta per esprimerti tutta la felicità e la gratitudine, per quello che rappresenti e fai per noi. Dolce Mamma che preghi continuamente per noi peccatori…
    Tu che sei beata per aver accolto la Parola del Figlio tuo regalaci queste beatitudini perché anche in noi risplenda la volontà di Dio.
    Tu che sei stata rivestita dal Padre di Spirito Santo fa’ che anche noi possiamo essere rivestiti dello stesso splendore per vivere questa nostra esistenza da Figli di Dio.
    Fa’ che i nostri occhi possano vedere le meraviglie di Dio.
    Dona sapienza ai genitori affinché possano aiutare a crescere i figli non solo in età, ma anche in sapienza e grazia, e possano aiutarli ad occuparsi della volontà di Dio.
    Grazie, Mamma, per le carezze che fai ai bambini, per la forza e la consolazione che doni ai malati, per il sostegno che dai a chi è triste e sfiduciato.
    Ave Mamma, in te riponiamo tutta la nostra speranza, o Madre di Dio e Madre nostra: custodiscici sotto il tuo Manto. Amen.

    Madonna con Bambino dipinto di Toty Donno (diritti riservati dall'autore) per gentile concessione a www.lavocedelmarinaio.com(Grazie Mamma – Dipinto Olio su tela di Toty Donno) 

    Grazie mamma
 (Toty Donno)
    Grazie mamma
    perché mi hai dato
    la tenerezza delle tue carezze,
    il bacio della buona notte,
    il tuo sorriso premuroso,
    la dolce tua mano che mi dà sicurezza.
    Hai asciugato in segreto le mie lacrime,
    hai incoraggiato i miei passi,
    hai corretto i miei errori,
    hai protetto il mio cammino,
    hai educato il mio spirito,
    con saggezza e con amore 
mi hai introdotto alla vita.
    E mentre vegliavi con cura su di me,
    trovavi il tempo 
per i mille lavori di casa.
    Tu non hai mai pensato 
di chiedere un grazie.
    Grazie mamma,
    invisibile ma sempre presente.

    Grazie mamma (foto Toty Donno per www.lavocedelmarinaio.com)

    (*) Per saperne di più sull’autore digita il suo nome e cognome sul motore di ricerca del blog.

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    San Giovanni Paolo Secondo (18.5.1920 – 2.4.2005), l’ultima scintilla mandata dal Cielo

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra
    ritratto (olio su tela) di Toty Donno (diritti riservati dell’autore)

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Questo articolo è dedicato ai padri Micheliti, in particolare ai “padri spirituali” del Pontificio Santuario Maria SS. “ad Rupes” di Castel Sant’Elia (VT) che quotidianamente con fede, speranza e carità, con la preghiera e la perseveranza offrono ai pellegrini di entrare in “dialogo con Dio”, nel silenzio, personalmente e tramite la Sua Parola.

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    Di San Giovanni Paolo II si è parlato tanto, non solo nel suo per il suo pontificato e quindi per i tempi eccezionalmente brevi della beatificazione chiesta dai credenti fin dal giorno del suo solenne ed indimenticabile funerale avvenuto il 2 aprile 2005 ma per il suo cammino in questa Gerusalemme terrena.
    Papa Benedetto XVI il 1° maggio 2011 (altra data non a caso) ne celebrò la sua Beatificazione e l’attuale papa Francesco il 27 aprile 2014 lo ha canonizzato.
    Ma quelle di cui sopra non sono che date volute direttamente dal nostro Signore Dio Padre. In realtà dal giorno della sua nascita, dal giorno della sua dipartita, il sensus fidei di Dio donato al popolo cristiano aveva acclamato santo Giovanni Paolo II.
    Questo papa venuto da lontano, nemico del comunismo, sportivo, amante del teatro e dell’arte, pellegrino per il mondo come nessun suo predecessore, il grande Pontefice.
    La sua grandezza umana, spirituale e storica si può di seguito riassumere dalla sua nascita, dal suo sposalizio con Dio e soprattutto da quegli oltre 26 anni di pontificato (16 ottobre 1978 – 2 aprile 2005) che gli hanno permesso di imprimere nella storia una impronta decisiva ed indelebile fin dalle sue prime parole pronunciate nell’omelia di insediamento al suo pontificato (22 ottobre 1978):

    “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!”.

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    Questo che lui chiedeva, lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi economici, invertendo con quella forza spirituale che gli veniva da Dio una tendenza che fino ad allora sembrava irreversibile ed incontrovertibile.
    La sua testimonianza mista di sofferenza e gioia, quel suo indimenticabile abbracciare la Croce, il suo amore e coraggio ci ha ridato la forza di credere in Cristo, Redentore dell’uomo.

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    Si consiglia la lettura del seguente link:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2011/04/giovanni-paolo-ii/

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    Ho imparato l’amore

    di Toty Donno

    Dopo un po’ impari la sottile differenza fra tenere una mano ed incatenare un’anima e impari che l’amore non é appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non é sicurezza.
    Inizi ad imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse, e cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta e con gli occhi aperti; con la grazia di un adulto, non col dolore di un bambino. Impari a costruire le tue strade oggi perché il terreno del domani é troppo incerto per fare piani. Dopo un po’ impari che il sole scotta se ne prendi troppo. Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti fiori.
    E impari che puoi davvero sopportare, che sei davvero forte e che vali davvero.

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    25.1.2016, Edoardo Bartolomei e la solitudine che reclama pace

    di Roberto Tento – Toty Donno – Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Banca della memoria - www.lavocedelmarinaio.com

    Roberto Tento per www.lavocedelmarinaio.com copiaCiao Ezio,
    ho avuto la notizia che è mancato il 25 u.s. il marinaio Edoardo Bartolomei. Era imbarcato sulla nave Canopo…
    La notizia è arrivata in ritardo, oggi era il suo Compleanno e la figlia vedendo arrivare gli Auguri degli amici (solo 41) nella sua bacheca di facebook ci ha avvisato della scomparsa.
    Ciaooo Ezio che periodo nero…
    Buona serata
    (0re 19.44. del 6.2.2016)

    Edoardo Bartolomei per www.lavocedelmarinaio.com

    Ezio-Pancrazio-Vinciguerra-www.lavocedelmarinaio.com_10Ciao Roberto,
    grazie dell’informazione.
    Adesso Edoardo riposa in pace fra i flutti dell’Altissimo coccolato nella banca della memoria, dal ricordo dei parenti e dal cuore dei marinai di una volta, come quello tuo, come quello misericordioso di alcuni marinai.
    A volte la solitudine reclama la pace…perché la vita è bella!
    Un abbraccio a te e ai tuoi cari e bona domenica Roberto
    Pancrazio “Ezio” Vinciguerra
    (ore 09.01 del 7.2.2016)

    Nave Canopo - www.lavocedelmarinaio.comI canopini vecchi leoni foto roberto lugato per www.lavocedelmarinaio.com

    La solitudine che reclama la pace (Toty Donno)
    Toty-Donno-per-www.lavocedelmarinaio.com_1 copiaFuori dal frastuono esterno, quando il rumore sembra sommergerti, ecco la solitudine.
    Gesù, quando aveva bisogno di pregare, andava nel deserto da solo.
    La solitudine è momento di meditazione che mette la tua anima in uno stato di quiete temporanea,
    essenziale a mantenere stabile il tuo baricentro. Difatti è inopportuno che distogliamo la nostra concentrazione, sulla tua coscienza, sul destino da perseguire e quindi sul nostro baricentro.
    Il Baricentro è l’equilibrio che discerne il bene dal male, il giusto dall’ingiusto e che dirige la barchetta verso il nostro destino.
    Molte cose sono state fatte contro l’uomo, molte sofferenze ed imprevisti sono tesi perché l’uomo venga destabilizzato, perché una volta che ci si fa prendere la mano dagli eventi possa essere sbattuto senza alcuna meta come foglia che viene presa dal vento e volando senza alcuna meta, portato lontana senza alcun destino.
    Per questo, non dobbiamo cadere come foglia morta dall’albero della vita ma attaccarci con tenacia ad essa e prima di ferire il cuore del fratello, specialmente di un giovane, riflettiamo semplicemente perché non abbiamo nessun diritto di creare dolore.
    In questi momenti di solitudine, è il silenzio che reclama pace.

    La vita è bella (toty donno) - www.lavocedelmarinaio.com

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    2 ottobre – Festa dei nonni

    a cura Toty Donno



    Toty-Donno-per-www.lavocedelmarinaio.com_Il nonno teneva per mano il nipotino e indicava i poderosi alberi del viale. Raccontava che niente è più bello di un albero. “Guarda, guarda gli alberi come lavorano!” “Ma che cosa fanno nonno?” “Tengono la terra attaccata al cielo! Ed è una cosa molto difficile. Osserva questo tronco rugoso. E’ come una grossa corda. Ci sono anche tanti nodi. Alle due estremità i fili della corda si dividono e si allargano per attaccare terra e cielo. Li chiamano rami in alto e radici in basso. Sono la stessa cosa. Le radici si aprono la strada nel terreno e allo steso modo i rami si aprono una strada nel cielo. In entrambi casi è un duro lavoro!” Ma, nonno, è più difficile penetrare nel terreno che nel cielo!” “Eh no, bimbo mio! Se fosse così, i rami sarebbero belli dritti. Guarda invece come sono contorti e deformati dallo sforzo. Cercano e faticano. Fanno tentativi tormentosi più delle radici.” “Ma chi è che fa fare loro tutta questa faticaccia?! “E’ il vento. Il vento vorrebbe separare il cielo dalla terra. Ma gli alberi tengono duro. Per ora stanno vincendo loro”
    E’ questo il duro lavoro della nostra fede: tenere il cielo attaccato alla terra.

    2 ottobre - festa dei nonni - www.lavocedelmarinaio.com