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    Preghiera al mare

    segnalata da Carlo Di Nitto

    PREGHIERA AL MARE

    Noi ti benediciamo e ti rendiamo grazie,
    Dio di provvidenza infinita,
    per i grandi segni del tuo amore
    profusi nel corso dei secoli
    sulle generazioni umane
    che hanno solcato le vie del mare.
    Per tua grazia, Signore,
    i nostri padri
    che ci trasmisero i segreti del navigare,
    ci hanno insegnato a vedere
    nell’immensità delle acque
    le orme della tua presenza;
    e con gli strumenti di questa difficile arte
    ci hanno consegnato
    la bussola della fede e il timone della speranza.
    Nei giorni di bonaccia e di tempesta
    tu hai confortato la solitudine degli uomini del mare,
    hai sostenuto il loro sforzo laborioso e tenace
    e li hai guidati ad un approdo sicuro.
    Noi ti preghiamo, Dio onnipotente ed eterno:
    infondi in tutte le coscienze il tuo santo timore,
    perché sia preservato da ogni inquinamento
    questo scenario di bellezza
    e questa sorgente di energia e di vita.
    Sii tu, o Padre, la guida sicura
    che traccia la nostra rotta
    in mezzo ai flutti dell’esistenza terrena.
    Veglia sulle famiglie di noi marinari e portuali;
    copri con la tua protezione gli scafi che galleggiano sulle acque.
    Ogni imbarcazione che attraversa i fiumi e i mari e gli oceani
    porti al mondo un messaggio di civiltà e di fratellanza
    per un avvenire di giustizia e di pace.
    Interceda per noi
    la Vergine Maria, stella del Mare.
    Risplenda il tuo volto, o Padre,
    su coloro che sono morti in mare;
    la tua benedizione ci accompagni tutti
    nell’itinerario del tempo
    verso il porto dell’eterna quiete.
    Per Cristo nostro Signore
    Amen

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Per Grazia Ricevuta,  Poesie,  Recensioni,  Un mare di amici

    24.12.2015, ricordando don Gino Delogu

    PER GRAZIA RICEVUTA
    Ciao Don Gino,
 molti di noi, come me, ti conoscevano come uomo di mare e di Dio.

    Mi sento di affermare, a nome di tutta la grande famiglia dei marinai che occuperai, per sempre, un posto speciale nei nostri cuori. Hai vissuto intensamente e fuori dal comune questa vita straordinaria che Lui ci ha donato e adesso, in questo giorno particolare e in questo anno misericordioso straordinario, Lui ti ha voluto nel suo Regno per continuare la navigazione nella Gerusalemme divina in supporto di chi prima di noi è salpato per l’ultima missione…


    Don-Gino-Delogu-e-gli-inseparabili-amici-marinai
    Riporto le parole che Riccardo scrisse quando diventasti Diacono

    Articolo

    Trovare me stesso.
    Sapere chi sono.
    Non è un fine, non è la meta.
    Non esiste il traguardo di aver raggiunto la consapevolezza di se stessi.
    Essere coscienti di sé è un continuo divenire.
    Una continua scoperta.
    Una sorprendente avventura che dura tutta una vita.
    Ogni giorno io cambio, perché lo stesso universo dentro e fuori di me che muta.
    Perché il mutamento è l’unico punto fermo dell’esistenza.
    Dunque scelgo di guardare davanti a me con gli occhi di un bambino.
    Scelgo di riflettere su quello che vedo con lo sguardo dell’esperienza.
    E poi decido di agire, sentendo e valutando la pesantezza o la leggerezza di tale scelta, prima che venga compiuta.
    E poi vivo.
    Vivo le mie scelte in piena responsabilità.
    Ed è questo che mi fa sentire libero.
    Libero di vivere appieno ogni secondo che il Creatore mi ha donato.
    Libero di cambiare.
    Libero di scoprire un nuovo me stesso in ogni istante che vivo.
    Libero di sorprendere me stesso e ancora e ancora…
    (Lirica di Riccardo Fioravanti)

    Don Gino Delogu - www.lavocedelmarinaio.com

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    Certe volte gli amici …


    CERTE VOLTE
    Certe volte
    si scrive
    per il puro bisogno di scrivere
    e per null’altro.
    Certe volte
    le qualità insite in ognuno di noi
    si attirano le inimicizie.
    Certe volte la paura
    non risiede nello straordinario
    ma nella vita di tutti i giorni.
    Certe volte serve solamente
    la consapevolezza e la certezza
    di essere e non di apparire.
    Pancrazio”Ezio” Vinciguerra

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    L’ERPICE

    di Antonino Tumminia 

    … riceviamo e con immensa gratitudine pubblichiamo.

    Gent.mo Ezio,
    spesso visito il vostro sito “La voce del Marinaio” e lo faccio con piacere, leggo di ricordi di ex marinai che hanno fatto la guerra (fra questi, come Lei sa, anche mio padre) e che ormai riposano in pace.
    Scrivo poesie e amo il mare, penso a uomini che navigano per lavoro, o lavorano nei porti, e penso anche a mio nonno (papà di mamma) anche lui era marinaio  della Marina Mercantile, viaggiava per il mondo, spesso mancava da casa per mesi, era arrivato anche in Giappone.
    Penso a chi ha affrontato il  mare anche per cercare un nuova vita o scappare dalle guerre, come sta succedendo ancora oggi, per le tragedie avvenute ho voluto dedicare a questi dispersi nelle acque profonde del mare, una poesia, “L’ERPICE”,  scritta col cuore senza nessun pensiero politico o d’altra natura, solamente pensando che anche questa gente è stata abbracciata dal mare come i nostri caduti. Ho voluto scriverla pensando al dolore e alle sofferenze di questa gente, per chi va per il mare e per chi ha il mare nel cuore.
    La poesia ad ogni rigo comincia con una lettera che di seguito con le  altre compone la frase:
    IN FONDO AL MARE .

    La Voce del Marinaio  oltre che di marinai parla anche del mare, un  mare che può essere calmo o agitato come le nostre emozioni perché noi non siamo solo figli delle stelle ma anche figli del mare.
     Un caro saluto a Lei e a tutti gli amanti del mare.
    Antonino Tumminia  – Maranello (Mo)

    Mio padre, Giuseppe Tumminia, siciliano, era uno dei Cannonieri della Giovanni dalle Bande Nere, quel 1° aprile del 1942, ( sic proprio una pesce d’aprile), era fra i naufraghi. Mi raccontava che si era salvato con altri 40 marinari sopra un pezzo di sughero che galleggiava, e rimasti per 4 ore in quel mare gelido, in attesta di essere ripescato con gli altri sopravvissuti. Sul ponte della nave che li salvò (non ricordo il nome della nave), c’erano tutti i suoi compagni morti, distesi in fila sul ponte. Le macchie di petrolio o nafta che avevano bruciato i suoi piedi rimasero lì per parecchio tempo. Quanto io, a 18 anni partii militare, mi ritrovai marinaio e fui destinato al Ministero della Difesa, a Roma, lavoravo negli uffici del Ministero, segretario dattilografo, nell’ufficio di una sezione (che ometto) con un Tenente Colonnello, un Maresciallo, un Tenente, con il loro aiuto riuscii a fare avere a mio padre la Croce di Guerra che meritava e che il Ministero non aveva mai rilasciata, forse perché mio padre non sapeva cosa fare per ottenerla, assieme a quell’attestato gli spedii una foto della “Bande Nere”; venni a sapere dopo, che pianse tanto nel rivederla, pensando ai suoi amici morti.Mio padre ormai non c’è più, ma sulla stanza dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita, c’è ancora in cornice la sua Croce di Guerra, con la sua foto di allora e la Giovanni dalle Bande Nere, che mi rendono orgoglioso di mio padre, per l’uomo e il marinaio che è stato.
    Antonino Tumminia

    Gent.mo Sig. Vinciguerra
    Ringrazio Lei, per il suo interessamento per mio padre Giuseppe. E’ nato a Palermo il 26.3.1922 e nel 2011 è partito per il suo ultimo viaggio. Purtroppo io non mi trovo a Palermo perché dal 1975 mi sono trasferito nel Modenese dove attualmente risiedo, a Palermo è rimasto uno dei miei fratelli, al quale chiederò di inviarmi la foto dell’attestato della Marina Militare e una foto ritratto di mio padre di allora. Appena riceverò questo materiale sarà mia cura farle pervenire. Pere ciò che riguarda eventuale missione non ricordo nulla in merito, da quello che mi raccontava, stavano per andare per riparazioni, quando i due colpi di siluro del Surge, affondarono la Bande Nere, mio padre fortunatamente si trovava sul ponte ed è riuscito a tuffarsi appena in tempo, proprio mentre la nave si spaccava in due tronconi e affondava verticalmente. Mi ha raccontato molte cose della sua vita militare e di quando è stato prigioniero dei francesi e delle umiliazioni subite da lui e dagli altri italiani, ma ho vergogna a raccontarle degli sputi ricevuti dai francesi  mentre, prigionieri, in corteo, sfilavano  per le vie e dai balconi i nostri cugini francesi gli sputavano addosso, al punto che arrivati a destinazione erano proprio bagnati. Riguardo stazionamenti o trasferimenti non so dirle nulla, per certo so che stava a Messina, perchè mi raccontava che scaricavano i bossoli dalla nave sul molo a Messina (dove c’è ancora oggi la base navale, Martello Rosso o qualcosa di simile… dove anch’io sono stato solo per 15 giorni prima del mio congedo) Il suo imbarco è stato il primo ed unico,  con la categoria  di Cannoniere, appena in tempo per  imparare a sparare,  …con la bocca aperta per non farsi saltare i denti daii contraccolpi delle cannonate.Appena possibile le invierò i materiali.
    Un Cordiale saluto. Antonino TUMMINIA.

    Gent.mo Sig. Vinciguerra,.
    Spesso mi rivedo accanto a  mio padre, ad ascoltare i suoi racconti di guerra,  della sua prigionia, e dei posti visitati, e non ricordo tante cose, ma alcune mi sono rimaste impresse nella mente, magari sono dei flash, ma sono immagini che ancora navigano nella mia mente. Ricordi di umanità,  anche di sorrisi, d sofferenze e di furbizie per sopravvivere in campi di prigionia. Credo che lo shock di quel naufragio se le portato addosso come un vestito nero, come un lutto perenne, per la sua bella nave e l’umanità dei suoi compagni. Ironia della vita, l’ultima notte della sua vita, trascorsa in ospedale,  passata a raccontare, al dottore di turno, storie di marinaio della Bande Nere, il dottore stesso, meravigliato della sua improvvisa dipartita, ci raccontò, che  trascorse molto tempo a parlare della guerra, all’alba, si è imbarcato per l’ultimo viaggio, questa volta non doveva stare ai cannoni e non doveva sparare, viaggiava verso l’amore e la luce, dove troviamo tutti quelli che ci hanno amato e una schiera di amici, in parata militare, che lo aspettano a bordo di una anima d’amore.                                                                                                                                                                          Antonino Tumminia 

    IL PROFUMO DEL MARE
    di ANTONINO TUMMINIA / 2018

    Tieni aperto l’Oblò della speranza,
    fai che il mare e il suo profumo
    entri nella tua anima,
    onda dopo onda,
    sincronizza i battiti del tuo cuore
    col movimento delle maree,
    mettiti al timone della tua vita,
    mai monotona, mai uguale
    e sempre imprevedibile,
    come il mare.

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    Nasce nel 1902 la moderna Preghiera del Marinaio

    di Giorgio Gianoncelli

    L’attuale preghiera religiosa ufficiale nella Marina Militare è opera dal Poeta vicentino Antonio Fogazzaro (Vicenza 1842 – 1911) scritta il mese di gennaio dell’anno 1902.
    La nuova preghiera sostituisce quella ereditata dalla Marina Sabauda, ritenuta troppo macchinosa, mentre le esigenze moderne vogliono un testo breve, ritmico, aderente allo spirito militare.
    L’idea di dotare la Marina da Guerra con un testo religioso snello e di tali caratteristiche è attribuito al Capitano di Fregata Giorgio Ronca, Comandante in Seconda dell’incrociatore corazzato “Giuseppe Garibaldi” da poco consegnato alla Regia Marina.
    Il Comandante Giorgio Ronca si rivolge alla marchesa Eleonora Barraco Pallavicini, che a sua volta interessa l’Arcivescovo di Cremona Monsignore Geremia Bonomelli, importante prelato del momento, e l’Arcivescovo, il mese di novembre dell’anno 1901 chiede all’amico Poeta e romanziere Antonio Fogazzaro un componimento adatto alle esigenze esposte.
    Il Poeta onorato per l’incarico in breve compone la preghiera che consegna al Vescovo con il titolo: “Preghiera vespertina per gli Equipaggi della Regia Marina da Guerra”. Il Vescovo è entusiasta ed elogia il Poeta per l’intensità che ha saputo dare al testo. La consegna del componimento alla Marina è concomitante alla consegna della Bandiera di Combattimento al primo incrociatore corazzato costruito con il nome di “Giuseppe Garibaldi”.
    La città di Genova offre la Bandiera di combattimento all’incrociatore e un Comitato di donne, presieduto dalla marchesa Eleonora Barraco Pallavicini, compone un labaro in raso di seta di colore bianco, con ricamato in lettere d’oro a carattere gotico il testo della “preghiera vespertina”.
    Il 23 febbraio 1902 il Capitano di Vascello Cesare Agnelli, Comandante dell’incrociatore “Giuseppe Garibaldi” riceve i due preziosi simboli. Il Comandante dell’unità è talmente entusiasta del testo della preghiera al punto di inoltrare al Ministro della Marina, Amm. Costantino Morin, la richiesta di recitare la Preghiera durante la navigazione mentre il personale, in Assemblea a poppa della nave al tramonto, partecipa al rito dell’ammaina Bandiera. Ottenuto il permesso l’iniziativa si trasmette rapidamente sulle altre unità della Flotta al punto di diventare parte inscindibile della vita di bordo e nel 1909 la Preghiera è inserita nelle attività regolamentari di bordo e diventa semplicemente “Preghiera del Marinaio”.

    Dopo la morte del Poeta, 7 marzo 1911, il testo olografo della preghiera diventa di proprietà della contessa Carolina Giustiniani Colleoni che il mese di gennaio del 1928 lo dona alla Marina Italiana per mezzo del Grand’Ammiraglio Thaon di Revel che lo consegna all’Ufficio Storico e nel 1948, dall’Ufficio Storico passa alla custodia dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia. Le parole della preghiera del Marinaio letta per interfonico al tramonto dal più giovane ufficiale di bordo sull’unità in navigazione, che si diffondono per tutta la nave, sono parole ritmiche d’intensa suggestività e mentre l’ultimo spicchio di sole scompare dietro l’orizzonte tinteggiando d’arancione il cielo per lasciare posto alla “cadente notte” e la Bandiera lentamente scende dall’asta, entrano nell’anima di ogni marinaio, credente o non credente che sia, in quel momento libero dal servizio, a capo scoperto, composto in modo sacrale e militare assorbe nell’intimità dell’anima l’invocazione benedicente per sé e per il “riposo del popolo”.