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    Franco Morello (16.10.1956 – 26.1.2016)

    a cura Giuseppe Lo Presti

    (16.10.1956 – 26.1.2016)

    Giuseppe Lo Presti per www.lavocedelmarinaio.com… ricevetti e con dolore immenso pubblicai:

    Buongiorno Ezio,
    scusami se ti disturbo, come vedi ti ho inviato due articoli: uno del giornale Il Secolo XIX ed un altro di Francesco Oristani e una foto. Sono relativi all’incidente che è capitato al contrammiraglio medico Franco Morello il 26.1.2016.
    Franco era nato il 16.10.1956.
    Nel caso in cui vorresti rendere pubblica la notizia. Ho visto che sul suo diario stanno giungendo una miriade di messaggi. Lui per tanti anni ha prestato servizio in qualità di radiologo presso l’Ospedale militare di La Spezia.
    Una messa di suffragio si terrà oggi 26 gennaio alla chiesa di Santa Croce a Rosignano Solvay.

    Franco Morello articolo de IL SECOLO XIX copia - www.lavocedelmarinaio.com
    di Francesco Oristanio
    Lutto-www.lavocecelmarinaio.com_ copiaLa vita ha quattro tasche dove ti consente di infilare le mani e non ti dice in quale di queste puoi cercare di provare a riposare nocche e sogni.
    Stasera le mie mani le tengo strette in un pugno, virtuale ma fisico come le tue diagnostiche particelle atomiche, Amico mio.
    Stasera vorrei che le mie personali radiazioni alfa potessero raggiungerti ovunque tu ora riposi le tue pellicole e le tue personali impressioni, fotografiche o umane che siano.
    Mi hai insegnato che un Ufficiale Medico nasce su una nave e vive nella sua scia….
    Sei stato almeno una delle due stelle sul bavero della mia giacca, per anni, mentre l’altra vive e mi indica la via ancora e ancora fra Maddalena e La Spezia….
    Non ti dimenticherò mai! Mai!
    Proverò ad impressionare con il tuo stile le mie giornate ed a fumare la tua sigaretta, che fra i corridoi di Marispedal dividevi con me, mentre mi insegnavi ad espirare fra il fumo e a respirare da Uomo….
    Grazie Amico mio, per tutto quello che mi hai dato e che non sai …che ora hai tutti gli spazi per galoppare ed ogni singolo coriandolo da nitrire, per sempre, per ora, fino a quando il prossimo poggerà in terra ed un altro ne seguirà.

    Franco Morello foto Giuseppe Lo Presti - www.lavocedelmarinaio.com

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    25.1.2016, ricordando Edoardo Bartolomei

    di Roberto Tento – Toty Donno – Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    …e la solitudine che reclama pace.

    Banca della memoria - www.lavocedelmarinaio.com

    Roberto Tento per www.lavocedelmarinaio.com copiaCiao Ezio,
    ho avuto la notizia che è mancato il 25 u.s. il marinaio Edoardo Bartolomei. Era imbarcato sulla nave Canopo…
    La notizia è arrivata in ritardo, oggi era il suo Compleanno e la figlia vedendo arrivare gli Auguri degli amici (solo 41) nella sua bacheca di facebook ci ha avvisato della scomparsa.
    Ciaooo Ezio che periodo nero…
    Buona serata
    (0re 19.44. del 6.2.2016)

    Edoardo Bartolomei per www.lavocedelmarinaio.com

    Ezio-Pancrazio-Vinciguerra-www.lavocedelmarinaio.com_10Ciao Roberto,
    grazie dell’informazione.
    Adesso Edoardo riposa in pace fra i flutti dell’Altissimo coccolato nella banca della memoria, dal ricordo dei parenti e dal cuore dei marinai di una volta, come quello tuo, come quello misericordioso di alcuni marinai.
    A volte la solitudine reclama la pace…perché la vita è bella!
    Un abbraccio a te e ai tuoi cari e bona domenica Roberto
    Pancrazio “Ezio” Vinciguerra
    (ore 09.01 del 7.2.2016)

    Nave Canopo - www.lavocedelmarinaio.comI canopini vecchi leoni foto roberto lugato per www.lavocedelmarinaio.com

    La solitudine che reclama la pace (Toty Donno)
    Toty-Donno-per-www.lavocedelmarinaio.com_1 copiaFuori dal frastuono esterno, quando il rumore sembra sommergerti, ecco la solitudine.
    Gesù, quando aveva bisogno di pregare, andava nel deserto da solo.
    La solitudine è momento di meditazione che mette la tua anima in uno stato di quiete temporanea,
    essenziale a mantenere stabile il tuo baricentro. Difatti è inopportuno che distogliamo la nostra concentrazione, sulla tua coscienza, sul destino da perseguire e quindi sul nostro baricentro.
    Il Baricentro è l’equilibrio che discerne il bene dal male, il giusto dall’ingiusto e che dirige la barchetta verso il nostro destino.
    Molte cose sono state fatte contro l’uomo, molte sofferenze ed imprevisti sono tesi perché l’uomo venga destabilizzato, perché una volta che ci si fa prendere la mano dagli eventi possa essere sbattuto senza alcuna meta come foglia che viene presa dal vento e volando senza alcuna meta, portato lontana senza alcun destino.
    Per questo, non dobbiamo cadere come foglia morta dall’albero della vita ma attaccarci con tenacia ad essa e prima di ferire il cuore del fratello, specialmente di un giovane, riflettiamo semplicemente perché non abbiamo nessun diritto di creare dolore.
    In questi momenti di solitudine, è il silenzio che reclama pace.

    La vita è bella (toty donno) - www.lavocedelmarinaio.com

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    Egidio Alberti, l’Ammiraglio in tuta da lavoro che citava Sant’Agostino

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Egidio Alberti (in una foto recfente) per www.lavocedelmarinai.comConobbi l’ammiraglio Egidio Alberti alle scuole sottufficiali di Taranto.
    Mi presentarono a lui due professori dell’istituto che avevano tanta stima di me: il Tenente di vascello (CS) Lopasso e il professor Manigrasso a seguito di un opuscolo scritto per me stesso ma che presto fu somministrato agli allievi.
    Rimasi esterrefatto quando lo vidi armeggiare nel suo ufficio con cacciaviti e utensili vari.
    Lui ci mise subito a nostro agio parlava con noi e continuava la riparazione della libreria piena di manuali tecnici ma anche di libri e di classici della letteratura.
    Aveva un accento leggermente meridionale e in seguito seppi che era nativo della Basilicata.
    Mariscuola Taranto - www.lavocedelmarinaio.comDi lui avevo sentito parlare dai colleghi più anziani che erano stati imbarcati, che avevano vissuto a boro gomito a gomito, e sapevo benissimo quale era il suo modo di pensare, di lavorare e risolvere i problemi e non nel senso metaforico della parola…
    Lo trovammo in tuta da lavoro insieme ai suoi dipendenti e, con i mezzi a disposizione, erano riusciti a risolvere quello che c’era da risolvere.
    Ci disse:
    – “Il ricorso agli esterni (si riferiva agli arsenalizi) è stato sempre per me l’ultima ratio e non per esibizionismo ma solo perché mi sono sempre impersonificato nei compiti affidatimi. E tra i vari compiti, richiamo l’attenzione, in particolare dei giovani, che il più importante è quello del mantenimento in efficienza delle apparecchiature di propria competenza”.

    ammiraglio Egidio Alberto e Mariscuola Taranto (f.p.g.c. Leopoldo Torrini) - www.lavocedelmarinaio.com

    Detto da Lui che era un Direttore del Tiro la cosa suonava ancora più pedagogica per noi discenti.
    Continuò dicendo pressapoco quanto segue:
    – “L’emergenza arriva sempre inattesa, senza preavvisi, e quando si è in emergenza e lontani dalle Basi, sulle navi si è tutti legati, dal Comandante all’ultimo Marinaio, allo stesso destino”.
    Quella affermazione ci aveva fatto comprendere, qualora ce ne fosse ancora di bisogna, chi avevamo davanti: un Capo, un signore dei mari e d’altri tempi!
    E ancora:
    – “Gli artefici di questi “ miracoli” si formano qui tra queste mura, in queste aule, siete voi, siamo noi che partecipiamo e collaboriamo”.
    ammiraglio Egidio Alberto con i suoi marinai a Mariscuola Taranto  - www.lavocedelmarinaio.comPer partecipazione l’ammiraglio Alberti intendeva il contributo che ognuno di noi sa dare alla vita dell’organizzazione per mantenere l’efficienza e garantirne lo sviluppo; mentre per collaborazione intendeva quella data ai propri superiori, a qualsiasi livello, quando le circostanze lo richiedevano, per fornire idee ed operato concreti e costruttivi.
    Ma la cosa che mi emozionò di più in quell’incontro fu una sua citazione che oggi, a distanza di tanti anni, cercata su internet, riecheggia melodiosamente nella mia labile memoria:
    – “Vinciguerra sa che cosa è il Comando?”.
    Per non far brutte figure accennai con un cenno della testa e dissi:
    – “No!”.
    Il “Comando” come sostiene Sant’Agostino nel “De Civitate Dei” e nella quale io credo fermamente recita:
    – “nella casa del giusto anche coloro che esercitano un comando non fanno in realtà altro che prestare servizio a coloro cui sembrano comandare; essi infatti non comandano per cupidigia di dominio ma per dovere di dare del bene agli uomini, non per orgoglio di primeggiare, ma per amore di provvedere”.
    A distanza di anni Facebook (*), anche se virtualmente, ci ha fatti re-incontrare, e oggi stimatissimo Ammiraglio Alberti mi sento di affermare che:
    – anche io Credo…

    Capitano di Vascello Egidio Alberti (f.p.g.c. a www.lavocedelmarinaio.com)
    (*) https://www.facebook.com/egidio.alberti.5

     

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    C’era un’aria gelida a La Maddalena

    di Giovanni Presutti (*)

    Il Marinaio, a un certo momento della vita, dismetterà la Divisa ma il suo cuore, quello se non altro non potrà che rimanere Marinaio … per sempre!

    Che delusione!
    Appena levato dal letto, mi sono affacciato alla porta di casa. C’era un’aria gelida, un venticello di tramontana e il cielo coperto. Aria di precipitazioni, mi sono detto. Ho sperato in una bella nevicata. Sarebbe stata evocatrice di antiche, nostalgiche memorie, come il ritorno all’infanzia con le persone care di un tempo attorno al focolare. Allora, in casa non era ancora entrata il televisore, e davanti alle vampe zampillanti mio padre cacciatore raccontava con enfasi certi momenti esaltanti  della caccia, mentre accarezzava il fido ausiliare sempre a fianco a lui. Il cane sembrava capire e ricambiava con impeti passionali leccandogli le mani. Mi affascinavano gli aneddoti e le specifiche riviste sull’attività venatoria, che in casa non mancavano mai. Certe volte, nel raccontare, mio padre non si capacitava del bluff che gli aveva giocato una lepre. Ancorché colpita dalla fucilata che le aveva fatto fare una capriola, si era rimessa in fuga scomparendo nella boscaglia.
    Che delusione!
    A questa sta storiella, anche mia madre era rimasta sconsolata. Infatti, come sempre aveva fatto dopo la cattura di una lepre da parte del marito, l’avrebbe portata alla solita signora della città vicina, la quale grata nell’accettarla, avrebbe offerto in cambio diversi tipi legumi ed altri prodotti del suo vasto orto. Ma niente neve.
    Che delusione!
    L’azione mitigatrice del mare che circonda l’isola Maddalena ha fatto naufragare le speranze di una nevicata, e con essa l’illusione di riascoltare, proveniente dalla casa paterna in un borgo montano, lo sferruzzare dei ferri di mia madre che faceva calze di lana col filo di un vecchio indumento disfatto. Nella generale pace invernale, fuori oltre un metro di neve, nella cucina-soggiorno, noi bambini, in silenzio scaldavamo le mani sui cerchi roventi della stufa-cucina, mentre la sveglia sulla mensola del camino mandava il suo tic-tac che riempiva di suoni la stanza, con voce argentina, familiare. Ogni tanto qualche sospiro del nonno, forse per un’occasione perduta in gioventù. Chissà!…
     

    Giovanni Presutti, nato a Campo di Giove, vi trascorre la prima giovinezza fino ai venti anni quando si arruola nella Marina Militare con la specializzazione di segretario.
    Ogni anno in agosto ritorna per un breve periodo alla sua casa paterna.
    Nel corso di circa quarant’anni di servizio , tra diverse destinazioni a terra e imbarchi, approda nell’isola sarda di La Maddalena, dove crea la sua nuova famiglia e vi risiede.
    In Marina frequenta corsi professionali negli Istituti militari, uno a Venezia e due a La Maddalena. Raggiunge il massimo grado di sottufficiale.
    Dedica il suo tempo libero all’approfondimento culturale e all’innata passione per le lettere. Diviene giornalista pubblicista. Ha collaborato per due anni alla pagina culturale del quotidiano “L’Isola” e a diverse riviste specializzate con articoli di critica artistica e letteraria. E’ inserito su svariate antologie e su alcuni libri di scrittori delle epopee garibaldine, del brigantaggio postunitario e di specifici episodi della Seconda Guerra Mondiale. Ha pubblicato quattordici libri. E’ Membro dell’Istituto Internazionale di Studi “G. Garibaldi”, sezione regionale Sardegna. Ha ottenuto diversi riconoscimenti e lusinghiere citazioni su quotidiani, riviste e libri. E’ stato nominato Accademico di Merito “ad honorem” dal “Centro Cultural, Literario, e Artistico” de “O Jornal de Felgueiras” (Portogallo). Nominato Accademico di Merito per meriti acquisiti nel campo delle lettere, dall’Accademia Culturale d’Europa, sezione italiana di Viterbo.

    (*) per conoscere gli altri scritti dell’autore, digita il suo nome e cognome sul motore di ricerca del blog.

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    Quando gli anni passano

    di Nino Difilippo

    Quanne l’anne passene, tremìnde cude ca tîne attùrne devérsamènde, te ‘nnammurisce de l’aneme di crestiäne, na’ cchiù du lòre méttese ‘mmòstre, vì sèmbe scerchelanne sckitte la tranguilletä, apprezzìsce de cchiù la vite, perciä ammature la certézze ca nudde dure pè sèmbe, facènnete pegghjä cuscènze, ca pè stu fatte, ogne menute ca passe, jè nu rejäle du Ddìje, jè u’ merachele de jèsse angòre vive…!

    (Quando gli anni passano, vedi quello che ti circonda in modo diverso, t’innammori dell’anima delle persone, non più del loro apparire, sei continuamente alla ricerca della sola tranquillità, apprezzi di più la vita, in te, matura la certezza che niente dura per sempre, facendoti coscienziosamente consapevole che a tal fine, ogni minuto che passa, è un dono Divino:”il miracolo di essere ancora vivo…!)

    Una buona vita a tutti.
    Nino Difilippo