• Attualità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Per Grazia Ricevuta,  Recensioni,  Sociale e Solidarietà,  Storia,  Un mare di amici

    15 agosto 2019, Stella Maris – Assunzione della Beata Vergine Maria

    foto A.N.M.I. Trani

    Stella Maris
    Stella del mare, tu che hai sostenuto la Chiesa nascente con la preghiera e il conforto, non far mancare alla comunità credente il tuo sostegno. Aiutaci ad accogliere i doni dello Spirito e riconoscere nella storia ciò che viene da Dio. Oggi e sempre. Amen.

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia,  Un mare di amici

    15.8.1909, Athos Fraternale

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    (Ancona, 15.8.1909 – Roma, 31.7.1963)

    … questo articolo è dedicato a Rossana Tirincanti (recentemente scomparsa) e Roberto Fraternale e Paolo Fraternale, persone di straordinario carattere dotati di sentimenti profondi e immensa forza umana.

    Athos Fraternale nasce ad Ancona il 15 agosto 1909 da famiglia benestante (il padre Amilcare è Ispettore Generale nelle Regie Ferrovie mentre la madre, Vittoria Vanni, si occupa della sua educazione). Fin da giovane viene messo a dura prova del destino. La prima volta fu quando perse la mamma a causa di una malattia. Per lui fu un duro colpo. Si rese subito conto di dover contare solo sulle proprie forze. Athos Fraternale aveva un sogno nel cassetto quello di diventare un marinaio. Sogno che si materializzò dopo il liceo superando brillantemente il concorso che gli permise di frequentare, per la ferma di quattro anni, l’Accademia Navale di Livorno dal 19 ottobre 1925. Durante questo periodo partecipò alle varie crociere estive (Nave Ferruccio, Nave Vespucci, Nave Pisa, Nave Colombo). Nominato Guardiamarina il 1° luglio 1930 iniziò la sua lunga esperienza di bordo (Nave Trento, Nave Cesare, Nave Vivaldi, Sommergibile Tricheco, Nave Rubino, Nave Naide, Nave Corridoni, Nave Sciesa) che lo porterà, il 7 luglio 1939, ad essere destinato sul sommergibile Cappellini in qualità di Ufficiale in 2^.
    Il 15 settembre 1934 si sposa con Niccolina Rosati che gli darà la gioia di due figli: Roberto e Marcello ma la loro unione finisce presto a seguito di dissidi insanabili. Quest’evento creerà un legame viscerale con la Regia Marina di cui Athos Fraternale ha sinceri sentimenti di attaccamento agli ideali di allora.
    Per conoscere meglio l’operato e la figura di Athos Fraternale è necessario parlare di sommergibili e di BETASOM.
    Durante la seconda guerra mondiale, in appoggio alla Germania nazista, fu creata la base navale a Bordeaux, sulla costa atlantica meridionale, dal nome in codice BETASOM. Questa base rappresenta un periodo epico sul quale si riverserà l’attenzione di parte degli episodi che Athos Fraternale e altri eroici (Todaro, Gazzana Piaroggia, Fecia di Cossato, Longanesi Cattani, Olivieri, De Giacomo ed altri) con i loro equipaggi resero alla Patria affondando tonnellate e tonnellate di naviglio nemico. Il nome BETASOM era un acronimo ottenuto dall’unione della prima lettera della parola «Bordeaux» – espressa con il nome della lettera dell’alfabeto greco equivalente dal punto di vista fonetico («beta») – e la prima sillaba della parola «sommergibile».
    La base era costituita da due darsene intercomunicanti attraverso una chiusa. Inoltre, la presenza di bacini di carenaggio rendeva possibile la messa a secco degli scafi per le necessarie operazioni di revisione e riparazione. Il personale era alloggiato in apposite casermette ottenute dalla conversione di alcuni magazzini.
    Nel periodo della sua esistenza la base accolse una trentina di battelli della Regia Marina (dall’autunno 1940 all’8 settembre 1943, data dell’entrata in vigore dell’armistizio di Cassibile), infatti solo una quarantina degli oltre cento sommergibili della flotta italiana erano adatti alle crociere oceaniche. Una prima flotta di 27 battelli fu trasferita nell’autunno del 1940 (Malaspina, Tazzoli, Calvi, Finzi, Bagnolini, Giuliani (che fu distaccato per un certo periodo a Gdynia, all’epoca chiamata Gotenhafen, nel mar Baltico, presso la scuola per sommergibilisti italiani), Tarantini, Marconi, Da Vinci, Torelli, Baracca, Marcello, Dandolo, Mocenigo, Veniero, Barbarigo, Nani, Morosini, Emo, Faà di Bruno, Cappellini, Bianchi, Brin, Glauco, Otaria, Argo, Velella). Un ulteriore sommergibile, il Cagni, fu trasferito a BETASOM nel 1942-1943, non appena ne fu completato l’allestimento.
    Per raggiungere l’Atlantico, tutti i sottomarini italiani furono costretti ad attraversare lo stretto di Gibilterra, dov’era – ed è tuttora – situata una grande base navale della Royal Navy. Il passaggio non fu esente da difficoltà, anche a causa delle correnti marine, ma avvenne senza incidenti. Successivamente, furono integrati nella flotta altri quattro sommergibili (Archimede, Perla, Guglielmotti e Ferraris) provenienti dall’Africa Orientale Italiana. In vista dell’imminente caduta dell’Eritrea (che ospitava l’importante base navale di Massaua) si decise, infatti, di evacuare tutto ciò che rimaneva della componente subacquea della marina “coloniale”, in modo da non farla cadere in mani inglesi. Questi battelli raggiunsero BETASOM circumnavigando l’Africa con l’ausilio della nave tedesca Atlantis, che si occupò del rifornimento in alto mare delle quattro unità.
    I sommergibili italiani svolsero la prima fase del loro ciclo operativo nell’Atlantico Settentrionale e, successivamente, nella zona equatoriale. Dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti, svolsero alcune crociere anche presso le coste nord-americane.
    Nel luglio-agosto 1941, a causa dell’andamento negativo della guerra nel Mediterraneo, fu ordinato il rientro di una decina di battelli (Perla, Guglielmotti, Brin, Argo, Velella, Dandolo, Emo, Otaria, Mocenigo, Veniero e Glauco). Questa volta, il passaggio attraverso Gibilterra comportò la perdita di un sottomarino, il Glauco. A partire dal 1943, alcuni sottomarini italiani vennero utilizzati per operazioni di trasporto di materie prime dall’Europa al Giappone.
    Questo ampio excursus storico ci fa comprendere meglio il ruolo di BETASOM e dell’operato dei sommergibilisti di cui Athos Fraternale fece parte conquistando in mare due appellativi che lo accompagnarono per tutta la sua vita.
    Il primo appellativo fu “Terzo asso di Betasom” per aver affondato 35606 Tsl. di naviglio nemico e più precisamente:
    – Ruppert de Larrinaga (GB);
    – Lady Sommers (GB);
    – Stangarth (GB)
    – Oscilla (NL);
    Poder Bogen (GB).
    Il secondo appellativo, in relazione al suo nome di battessimo ed al suo aspetto fu “Il Moschettiere” dell’Atlantico.
    Ma andiamo per ordine e torniamo alla prima parte della carriera di Athos Fraternale e cioè quella fino al termine del 2° conflitto mondiale. Come precedentemente riportato, l’enorme esperienza accumulata in servizio lo porterà ad essere imbarcato da Tenente di Vascello, in qualità di Ufficiale in 2^, sul sommergibile Cappellini di Salvatore Todaro, il “gentiluomo” dei sommergibilisti.
    Lo stretto legame che si creerà a bordo fra tutto l’equipaggio (fedele esecutore degli ordini che Athos Fraternale impartisce sotto l’abile regia di Todaro) porterà il Sommergibile Cappellini a scrivere le pagine più ardite della storia dei sommergibili di BETASOM.
    Il primo gesto che li consacrerà eroi avviene la notte del 15 ottobre 1940 al largo dell’isola di Madera, dopo aver affondato il piroscafo belga Kabalo. In questa occasione il Comandante Todaro diede ordine all’equipaggio di recuperare i 26 naufraghi della nave affondata. Per due giorni e due notti gli equipaggi del sommergibile Cappellini aiutarono i naufraghi a sopravvivere, prima dando rimorchio alla loro lancia danneggiata e successivamente prendendoli a bordo fino a condurli in salvo nell’isola di Santa Maria delle Azzorre. Il successivo 5 gennaio 1941, al largo delle isole Canarie il Cappellini cannoneggiò il piroscafo inglese Shakespeare e dopo averlo affondato, rimorchiò la lancia dei naufraghi sin presso le isole di Capo Verde.
    L’esperienza accumulata da Athos Fraternale sul sommergibile Cappellini e soprattutto l’insegnamento e la stretta amicizia con Salvatore Todaro lo seguirà, forgerà e contraddistinguerà per il resto della sua carriera.
    Dopo queste esperienze il Comando di BETASOM gli affiderà il comando dei sommergibili Morosini (dove tra l’altro si guadagna una medaglia di Bronzo e una d’argento), Pisani e Settembrini (dove tra l’altro si guadagna una medaglia di bronzo), Giuliani, Finzi.
    Viene fatto prigioniero dai tedeschi, dopo l’armistizio, ma rimase sempre fedele al suo giuramento e al Re. Imprigionato in un lager in Polonia si ammalò di nefrite per le immani privazioni e per il freddo patito. Il destino lo aveva messo ancora a dura prova.
    Terminata la guerra raggiunse a piedi, dopo aver percorso 3000 chilometri circa, la città di Firenze per riabbracciare la famiglia e i figli.
    Tornerà più tardi in servizio attivo il 16 gennaio 1946 dopo essersi parzialmente ristabilito fisicamente.
    Nella seconda parte della sua carriera assumerà incarichi di prestigio ma la malattia, mai debellata, lo farà salpare per l’ultima missione all’alba del 31 luglio 1963 a Roma, a soli 53 anni. Athos Fraternale ha consegnato ai posteri quel fulgido e raro esempio di attaccamento ai valori di allora e di sempre, a cui ogni militare obbedisce, e cioè “Patria e Onore”, ed ha scritto una delle pagine più belle della storia della Marina Militare.
    A Lui il 2 dicembre 2005 è stata intitolata la base navale di Ancona.

    ONORIFICENZE

    MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE “SUL CAMPO” (SOMMERGIBILE CAPPELLINI
    “Ufficiale di sommergibile oceanico che in una lunga missione di guerra in Atlantico affondava 12500 tonnellate di naviglio armato nemico, coadiuvava con perizia e sereno ardimento il comandante, contribuendo efficacemente al successo della missione” (Oceano Atlantico, dicembre 1940 – gennaio 1941).

    MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE “SUL CAMPO” (SOMMERGIBILI CAPPELLINI E MOROSINI)
    “Ufficiale in 2^ di sommergibile e successivamente comandante di sommergibile, partecipa a numerose missioni di guerra in acque contrastate dal nemico. Animato da elevato sentimento del dovere, ha dimostrato in ogni circostanza sereno coraggio e spirito combattivo” (Mediterraneo e Atlantico, 10 giugno 1940 – 9 giugno 1941).

    MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALOR MILITARE “SUL CAMPO” (SOMMERGIBILE MOROSINI)
    “Comandante di sommergibile, in una lunga missione oceanica di guerra, attaccava con indomito aggressivo e sereno ardimento un convoglio nemico fortemente scortato riuscendo ad affrontare un piroscafo e un incrociatore ausiliario di grosso tonnellaggio. Fatto segno a violenta reazione di fuoco da parte delle unità di scorta, si disimpegnava con manovra pronta e decisa riuscendo ad eludere la caccia avversaria” (Oceano Atlantico, maggio – giugno 1941).

    MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALOR MILITARE “SUL CAMPO” (SOMMERGIBILE MOROSINI)
    “Comandante di sommergibile oceanico, effettuava con sereno ardimento ed elevato spirito aggressivo una lunga missione di mercantili nemiche per complessive 22600 tonnellate di stazza. Confermava durante l’audace crociera preclari doti di coraggio e di perizia e superbe virtù militari” (Oceano Atlantico, 11 febbraio – 4 aprile 1942).

    MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE “SUL CAMPO” (SOMMERGIBILE PISANI E SETTEMBRINI)
    “Comandante di sommergibile effettuava numerose missioni in acque contrastate dal nemico. Animato da elevato sentimento del dovere, ha dimostrato in ogni circostanza sereno coraggio e spirito combattivo” (Medditerraneo, 10 giugno 1941 – 11 luglio 1942).

    SI CONSIGLIA LA LETTURA DEL SEGUENTE LINK
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2010/05/cosa-pensano-i-figli-dei-marinai/

  • Attualità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Recensioni,  Un mare di amici

    15.8.1947, Luigi Diana

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    (15.8.1947 – 17.3.2017)

    Ciao Luigi,
    nel percorso della nostra vita talvolta si è costretti a dover affrontare momenti che hanno la parvenza di essere tristi quando una persona a noi cara sembra allontanarsi.
    “Amico” è qualcosa di solito riservato a quelle persone a cui piace interagire con il prossimo e chi ha avuto l’onore ed il piacere di conoscerti sa che è stato un cardine del tuo credo, come del resto per altre persone di buona volontà.
    Tu hai utilizzato anche il mezzo della comunicazione per farti volere bene, e ci sei riuscito benissimo.
    Utilizzare i doni di Dio, come i mezzi di comunicazione, per primo la parola, e quindi il dialogo interpersonale, contribuisce nel sociale, specie nell’associazionismo marinaro, a fare stare bene, senza mai chiedere nulla in cambio.
    Come tutti i marinai di una volta, hai sicuramente vissuta la vita intensamente e fuori dal comune, una vita straordinaria accanto ai tuoi affetti familiari, agli amici e fratelli di A.N.M.I. Sora e quelli internauti.

    Ciao Luigi e grazie per la quotidiana compagnia che non hai fatto mai mancare ai lettori del nostro diario di bordo e, anche se molti non ti conoscevano personalmente, mi sento di dire a nome di tutta la grande famiglia dei marinai, che occuperai per sempre un posto speciale nei nostri cuori.
    Adesso che sei salpato per l’ultima missione, risposa in pace, nel grande mare di Nostro Signore.

  • Attualità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Racconti,  Recensioni,  Storia,  Un mare di amici

    15.8.1942, Gaetano Arezzo della Targia

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra
    (articolo già pubblicato il 18.5.2010)


    …destino volle che la vita di Gaetano Arezzo della Targia fosse strettamente legata al destino del sommergibile Uarsciek e dell’equipaggio di cui ne  fu l’eroico Comandante.

    (Siracusa, 31.7.1911 – 15.8.1942)

    Il sommergibile Uarsciek
    Il sommergibile Uarsciek appartenente alla classe “600” (“Adua”) nota anche come “Africana”, unitamente ad altri 17 esemplari, fu il primo battello ad essere impostato sugli scali. Fu costruito presso il cantiere Tosi di Taranto, varato il 19 settembre del 1937 e consegnato alla Regia Marina nel dicembre dello stesso anno con la grafia Uarsheich successivamente corretta in Uarsciek. Ascritto alla sede di Taranto, nel giugno del 1938 partecipò ad una crociera nell’Egeo, facendo base a Lero e il successivo anno fu destinato a Tobruch per una crociera fra i porti libici. Allo scoppio della guerra fu assegnato alla 46^ squadriglia presso il IV Gruppo Sommergibili di Taranto.
    Venne impiegato in agguati offensivi lungo le linee di maggior traffico avversario nel Mediterraneo centrale e orientale e, in un secondo momento tra il 1942 e il 1943, prevalentemente nel Mediterraneo occidentale come sbarramento da azioni di unità di superficie e aeree.
    Allo scoppio della guerra il battello era comandato dal tenente di vascello Carlo Zanchi. L’equipaggio era composto da 47 uomini (6 ufficiali, 9 sottufficiali e 32 sottocapi e comuni di varie categorie). Nel 1941 l’Uarsciek eseguì i lavori di manutenzione nei cantieri di Pola per poi essere destinato a Messina e a Cagliari al fine di operare contro il traffico di rifornimento di Malta proveniente da Gibilterra.
    Partecipò alle battaglie di mezzo giugno e di mezzo agosto del 1942 dove si ritiene colpì la portaerei inglese “Fourious”. Per questa azione e soprattutto per lo spirito aggressivo col quale aveva condotto l’unità all’attacco del convoglio britannico, il nuovo comandante, tenente di vascello Gaetano Arezzo della Targia, imbarcato il 21 giugno, fu decorato con la medaglia d’argento al valor militare.
    Durante la penultima missione nei primi di novembre, la sedicesima, il sommergibile trasportò a Tobruch 19 tonnellate di munizionamento proseguendo il pattugliamento lungo le coste egiziane. In questo periodo un’avaria lo costrinse a rimanere ai lavori in un primo momento a Tripoli e poi rientrare a Messina per il ripristino dell’efficienza. L’Uarsciek sarebbe dovuto entrare ai lavori di grande manutenzione a febbraio del 1943 (benché nei primi mesi del 1947 la Commissione d’Inchiesta Speciale, lo valutò all’atto della sua ultima missione “in buone condizioni di efficienza” .
    Nei primi di dicembre il sommergibile riprese il mare alle dipendenze del X Gruppo Sommergibili di Augusta in attesa di ordini che arrivarono l’11 dicembre1942 . L’Uarsciek unitamente al sommergibile Topazio erano pronti a muovere col compito offensivo esplorativo totale e protezione di un convoglio importante (Motonave Foscolo) previsto in transito nel Mediterraneo Centrale e diretto a Tripoli. La situazione del fronte Africa settentrionale era in fase di progressivo deterioramento per le forze italo – tedesche incalzate dalle avanguardie dell’8^ armata britannica dopo il favorevole esito dell’offensiva lanciata ad El Alamein.
    Ma torniamo a quel venerdì 11 dicembre 1942. Alle 17.25 il sommergibile salpa da Augusta verso sud. Va tenuto presente che:

    (1) al sommergibile, di costruzione pre-bellica, per essere reso più idoneo alla guerra subacquea e ridurre i tempi di immersione, era stata ridotta la dimensione della falsa torre ed erano stai effettuati lavori ai macchinari di bordo per renderli più silenziosi e, in precedenza, erano state eliminate alcune deficienze di funzionamento dei motori termici che si erano manifestati nel corso delle battaglie di mezz’agosto;

    (2) doveva essere sottoposto a turnazione e quindi al fermo per la “grande manutenzione”  a breve (febbraio del 1943);

    (3) il comandante Arezzo della Targia al momento dell’uscita in mare era febbricitante, in non buone condizioni fisiche;

    (4) il direttore di macchina, a bordo da due mesi circa, era stato in precedenza sbarcato dalla stessa unità per grave esaurimento nervoso.

    (5) l’equipaggio era composto per circa il 30% da personale che aveva partecipato alle precedenti missioni sullo stesso battello, il 15% da personale di leva al primo imbarco ed il restante personale avvicendato in imbarchi su altri sommergibili.

    L’Uarsciek entra nella zona di agguato alle ore 05.00 di domenica 13 dicembre 1942.
    Alle ore 03.00 di martedì 15 dicembre 1942 l’Uarsciek viene avvistato dai caccia britannici “Petard” e “Queen Olga” (non si ha certezza della presenza di una terza unità inglese) in trasferimento da Bengasi a Malta su rotte dirette, lungo le quali era previsto l’incontro con il sommergibile britannico “Ultimatum” in fase di rientro da una missione nel Mediterraneo centrale. L’avvistamento fu reciproco e istantaneo  (sebbene gli inglesi in un primo momento erano convinti di aver intercettato il loro sommergibile). Il comandante Arezzo della Targia non ha esitazione, essendo in posizione favorevole effettuò subito il lancio di due siluri poppieri, che non hanno buon esito, disimpegnandosi quindi in immersione. Venivano udite dall’equipaggio dell’Uarsciek due forti esplosioni, probabile indice di scoppio delle armi. Precipitato a quota profonda nel corso della rapida immersione, il sommergibile viene riportato rapidamente in superficie dando aria ad un doppiofondo. Nella manovra affiorò con tutta la torretta e ciò che lo fece individuare dalle unità leggere di scorta inglesi che lo sottoposero immediatamente a violenta caccia. Appena affiorato, il sommergibile venne inquadrato dai fasci dei proiettori dei due caccia nemici e fatto segno a violento e intenso fuoco di mitragliere che spazzarono la coperta e la torretta uccidendo quasi istantaneamente il Comandante Arezzo, l’ufficiale in 2^ e il nostromo e ferirono mortalmente altri marinai.
    Dall’ufficiale di rotta viene dato l’ordine di aprire i portelli per autoaffondarsi ed abbandonare l’unità. La situazione era andata fuori controllo, sia per la persistenza del fuoco nemico, sia per l’assenza di qualsivoglia forma di comando che rese così problematico l’autoaffondamento.
    La resa, episodio finale dell’azione, è stata vissuta con la disperazione di chi lucidamente realizza mancanza di alternative ma che fino a quel momento ha reagito all’evento con razionale determinazione, all’unisono con il comandante. La sopraffazione fisica e psicologica hanno poi piegato la volontà dell’equipaggio e il “si salvi chi può” ordine dato da chi assume il comando, a seguito della certezza dell’inefficienza bellica, trova giustificazione nella volontà di salvare l’equipaggio eseguito contemporaneamente alle manovre di autoaffondamento del sommergibile per non farlo cadere in mano al nemico.
    I superstiti dell’Uarshiek (4 ufficiali, 4 sottufficiali, 22 sottocapi e comuni) vennero raccolti e trasferiti sulle due unità inglesi nel contempo il “Petard prendeva a rimorchio il nostro sommergibile e si dirigeva verso Malta ma spezzatosi il cavo di traino, l’Uarsciek affondò rapidamente di poppa (35°40’ N, 14°32’ E alle 11.33 GMT del 15 dicembre 1942 come riportato nella relazione della commissione britannica).

    Caratteristiche Tecniche (*)
    Cantiere: O.T.O.- La Spezia
    Impostato: 02-12-1936
    Varato:19-09-1937
    Consegnato: 04-12-1937
    Affondato: 15-12-1942
    Radiato: 18-10-1946
    Dislocamento
    Sup. 697,254 t.
    Imm. 856,397
    Dimensioni
    Lungh. 60,18 m.
    Largh. Max 6,45 m.
    Motori
    2 motori diesel TOSI +2 motori elettrici Marelli
    1 batteria di accumulatori al piombo composta da 104 elementi.
    Potenza complessiva:
    motori a scoppio 1400 hp.
    Motori elettrici 800 hp.
    Velocità max in superficie: 14 knt.
    Velocità max in immersione: 7,5 knt
    Autonomia in superficie: 2200 nm. a 14 knt. – 3180 nm. a 10, 5 knt.
    Autonomia in immersione: 7,5 nm. a 7,5 knt. – 74 nm a 4 knt.
    Armamento
    4 tubi lanciasiluri AV da 533 mm.
    2 tubi lanciasiluri AD da 533 mm.
    6 siluri da 533 mm.
    1 cannone da 100/47 mm.
    2 mitragliere singole da 13, 2 mm.
    152 proiettili per il cannone
    Equipaggio
    4 ufficiali, 32 tra sottufficiali e marinai
    Profondità di collaudo:80 m.

    Coefficiente di sicurezza relativo alla sollecitazione massima riferito al limite di elasticità del materiale: 3

    (*) Fonte “Sommergibili italiani” di A.Turrini e O.Miozzi – U.S.M.M.

    Gaetano Arezzo della Targia
    Il Tenente di Vascello Gaetano Arezzo della Targia, nacque a Siracusa il 31.7.1911, discendente da nobile stirpe.
    Venne ammesso alla frequenza della 1^ classe della Regia Accademia Navale di Livorno (d.p. 7 luglio 1927) nel corpo dello Stato Maggiore.
    Concluso il corso venne nominato Sottotenente di Vascello e quattro anni dopo Tenente di Vascello.
    Imbarcato sul sommergibile Medusa, allora unità addestrativa della Scuola Sommergibili di Pola, in qualità di comandate – allievo fino a quando l’unità venne affondata il 30 gennaio 1942 al largo di Capo Promontore (Istria) da siluro del sommergibile britannico Thorn. L’ufficiale, uno dei due superstiti del battello, partecipò con slancio e spirito di sacrificio ai tentativi di salvataggio degli uomini del Medusa, affondato in bassi fondali. Per questo motivo gli fu tributato una ricompensa al valor militare con la seguente motivazione:
    Ufficiale Comandante che in menomate condizioni di salute e febbricitante, ha dimostrato alto senso del dovere e spirito aggressivo, attaccando una forza navale nemica e lanciando due siluri contro unità nemica con probabile risultato positivo e cadendo al suo posto di dovere, ha confermato le doti di slancio e dedizione dimostrate in precedente circostanza dalla perdita del sommergibile Medusa”.

    Onorificenze
    Medaglia d’Argento al Valor Militare
    “Comandante di sommergibile di elevate capacità professionali, partecipava con sereno ardimento e indomito spirito aggressivo alla battaglia mediterranea di mezz’agosto, attaccando decisamente un numeroso convoglio nemico potentemente scortato da forze navali ed aeree.
    Col tempestivo ed efficace lancio dei siluri, infliggeva sicure perdite alla formazione avversaria, provocando l’affondamento ed il siluramento di unità a guerra e mercantili.
    Dimostrava nell’ardua brillante azione elette virtù militari e tenace volontà di vittoria”
    (Sommergibile Uarsciek – Mediterraneo Centrale, 15 agosto 1942) – (R.D. 17 dicembre 1942).

    Alla memoria
    “Valente comandante di sommergibile nel corso di ardua missione di guerra, avvista tata nottetempo una formazione navale avversaria, muoveva in superficie arditamente all’attacco. Nonostante il sommergibile fosse stato scoperto, riusciva con abile manovra a silurare un incrociatore avversario. Sottoposto a violenta caccia da parte di tre siluranti nemiche, nella impossibilità di resistere più a lungo in immersione per i notevoli danni riportati, emergeva nell’intento di affrontare in superficie le preponderanti forze avversarie.
    Nell’ardito tentativo, mentre raggiungeva il proprio posto di combattimento in torretta, cadeva colpito a morte da raffica nemica”.
    (Sommergibile Uarsciek – Mar Mediterraneo 15 dicembre 1942) – (D.P. 18 dicembre 1951).
    Morì il, come sopra evidenziato, il 15 agosto 1942 conscio di aver servito fino all’estremo sacrificio e con onore, la sua Patria.

    Ringrazio Franco Prosperini (autore de “L’affondamento del Regio sommergibile Uarsciek nel corso di azione del Mediterraneo Centrale” – edito dall’Ufficio Storico della Marina Militare (B.A. giugno 2006), Paolo Alberini e Giuliano Manzari, per i preziosi suggerimenti e per aver stuzzicato in me, come sempre, la curiosità, la voglia di conoscere ed approfondire il mio background  storico – marinaro.

    Questo articolo è dedicato a Lilly Arezzo della Targia.