• C'era una volta un arsenale che costruiva navi,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Pittori di mare,  Recensioni,  Storia

    24.6.1818, varo della regia nave Ferdinando Primo

    a cura Antonio Cimmino

    …a Castellammare di Stabia c’era una volta un arsenale che costruiva navi, e adesso?

    La regia nave Ferdinando 1° fu costruita, da Stanislao Filosa di Castellammare di Stabia, nell’omonimo cantiere navale presso il Forte di Vigliena a Napoli e fu varata il 24 giugno 1818.


    Era lunga 38,30 metri e larga 6,15. Possedeva 2 caldaie lunghe ognuna 6 metri, una macchina a vapore di 45 cavalli che azionava 2 ruote di propulsione laterali larghe 3,10 metri con 8 pale di 1,20 metri e larghe 40 centimetri. La velocità era di 6,5, nodi.


    La nave era amata a brigantino. Terza Marina nel mondo a produrre una simile imbarcazione che fu la prima nave a vapore del Mediterraneo.


    Giuseppe Libetta (Napoli 1794 – Peschici 1855) fu il comandante del Ferdinado 1° e Vicecomandante della Flotta Napoletana dell’Adriatico.

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Per Grazia Ricevuta,  Pittori di mare,  Recensioni,  Storia,  Velieri

    9.6.1857, veliero T. Hughes

    a cura Sergio Pagni

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Ex voto custodito nel Civico museo marinaro Gio Bono Ferrari di Camogli(*).
    Sul quadro si legge:
    la barca sarda Thomas Hughes, capitano Francesco De Gregori, trovandosi il 9 giugno 1857 nella latitudine 40’ 50 HE – longitudine 48’ 23 WM di Greenwich, fu sorpreso da un temporale accompagnato da una dragonara e per la grazia della Beata Vergine del Boschetto furono liberati”.
    Il quadro, datato 1858, è di Nicolas Cammilleri.

    (*) Si consiglia vivamente la visita al museo.

  • Curiosità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Pittori di mare,  Recensioni,  Storia

    Centum culi Raimondo Montecuccoli

    di Enzo Arena

    I mezzi navali della Marina Militare Italiana hanno tutti un motto ed ogni imbarcato ne conosce il significato.
    Molti motti sono in latino ed io, quando sono venuto a conoscenza del motto dell’Incrociatore Montecuccoli, “Centum Culi”, ho incominciato a cercare di tradurre dal latino ma non riuscivo a dare un significato.
    Possibile che possa esistere un motto un po’ volgare? Possibile che tradotto dal latino possa dirsi Cento culi, inteso come sedere?
    Finalmente la mia ricerca tempo addietro ha avuto buon fine e, a quelli che ancora non ne sono a conoscenza, voglio raccontarla.
    Il motto ufficiale del regio Incrociatore Raimondo Montecuccoli era “Con risolutezza con rapidità”. Motto che si riferiva alla elevata velocità delle Unità di quella Classe.
    Il Montecuccoli possedeva anche il motto non ufficiale “Centum Oculi”, (riportato nel quadrato Ufficiali dove c’era anche il ritratto del condottiero) motto che faceva riferimento al condottiero rinascimentale nel quale eccellevano le sue virtù di apprezzamento della situazione tattica (aveva appunto Cento Occhi nel valutare velocemente le situazioni del campo di battaglia).
    Raimondo Montecuccoli, condottiero seicentesco ma anche moderno fantasma pare si trovasse a bordo dell’incrociatore (alcuni marinai di bordo lo avevano visto) con la divina missione di proteggere la nave che portava il suo nome dalle mille insidie delle missioni di guerra nel Mediterraneo.
    Allo scoppio della guerra un estroso Ufficiale di rotta del Montecuccoli, introdusse l’usanza di coprire con la carta di un cioccolatino la “O” del motto “Centum Oculi” che campeggiava in alto sul quadro del condottiero. Questa semplice accortezza, avrebbe procurato all’incrociatore, che secondo lui difettava di corazzatura, una discreta “scorta” di ben cento colpi di fortuna da “spendere” durante il corso della guerra.
    La cosa andò ovviamente ben oltre la trovata goliardica.
    Un paio di marinai di guardia in coperta svennero dallo spavento asserendo di aver visto il fantasma del condottiero comparire dal buio della notte mentre i colpi di fortuna che riguardarono l’incrociatore nelle sue navigazioni di guerra continuarono a moltiplicarsi stante la carta stagnola ben appiccicata sulla “O” del motto del condottiero.
    Ma il suggello alla leggenda del fantasma di Montecuccoli si ebbe il 15 giugno 1942, durante la battaglia di Pantelleria.
    Il solo colpo d’artiglieria che raggiunse il Montecuccoli attraversò il quadrato ufficiali seminando nell’ambiente diversi fori di scheggia. Una di queste schegge andò proprio ad impattare sul quadro del condottiero provocando la chirurgica asportazione della famigerata “O” del motto “Centum Oculi”. Pare che ,quando i presenti sul posto si resero conto che, malgrado tutte le schegge nessuno era stato colpito e tutti incolumi guardarono verso il ritratto del Montecuccoli pieno di fori, notando la scritta del motto “Centum culi” perché la lettera “O” era stata asportata, decisero che il motto dovesse rimanere ed essere tramandato così come era “Centum Culi”. La goliardica storiella del fantasma di Montecuccoli divenne pertanto storia.
    Chi è riluttante a credere alla storia del fantasma, può vedere il quadro in questione pieno di fori che, dopo il disarmo dell’incrociatore, è stato collocato nel museo navale di Venezia.


    UN PO’ DI STORIA: RAIMONDO MONTECUCCOLI
    di 
    Carlo Di Nitto

    Dipinto già conservato nel quadrato ufficiali dell’incrociatore intitolato al Condottiero.
    Sul cartiglio si legge: “Gli strappi che sono su questo quadro sono dovuti a schegge di proiettile nemico esploso in questo quadrato il 15.6.1942 durante la battaglia di Pantelleria”.
    Una scheggia, in particolare, eliminò la lettera “O” dal motto sotto lo stemma in alto a sinistra. Per cui le parole “Centum Oculi” diventarono “Centum …culi” e a questo fu attribuita la fortuna dell’unità nella sua lunga vita di servizio.


    RAIMONDO MONTECUCCOLI: “CENTUM …CULI”
    Particolare del dipinto di cui alla fotografia precedente. E’ perfettamente visibile il motto “Centum oculi” con la “O” asportata da una scheggia durante la Battaglia di Pantelleria. Questo dipinto, già nel quadrato Ufficiali del famoso incrociatore intitolato al Condottiero, oggi è conservato nel Museo Navale di Venezia.