• Marinai,  Marinai di una volta,  Recensioni,  Storia

    6.8.1916, in ricordo di Enrico Toti

    a cura Pancrazio “Ezio” Vnciguerra

    (Roma, 20.8.1882 – Monfalcone, 6.8.1916)

    Breve storia
    Enrico Toti nasce a Roma il 20 agosto 1882 a quindici anni si imbarcò sulla regia nave scuola Ettore Fieramosca, poi sulla regia corazzata Emanuele Filiberto e successivamente sul regio incrociatore Coatit.

    Contribuì nel 1904 alla battaglia contro i pirati nel Mar Rosso.
    Dopo il congedo fu assunto nelle Ferrovie dello Stato come fuochista (categoria che rivestiva come Marinaio anche  sulle unità Regia Marina).

    Per un incidente nel lavoro nel 1908 ebbe la gamba sinistra amputata. Pur con una sola gamba girò per tutta l’Europa con una bicicletta e successivamente in Egitto e nel Sudan.
    Volontario nel reggimento battaglione ciclisti allo scoppio della Prima guerra Mondiale morì a Monfalcone il 6 agosto 1916.
    Fu decorato con Medaglia d’oro al Valor Militare.

    A lui è stato dedicato il sottomorino S 506 eponimo della classe varato a Monfalcone il 12.3.1967 alla presenza della madrina signora Rosa Lombardozzi Toti Sauro.

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    6.8.1928, speronato ed affondato il regio sommergibile F 14

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra



    Il 6 agosto 1928, nelle acque antistanti l’isola dei San Giovanni in Pelago (vicinanze Pola), il regio sommergibile F14 fu speronato e affondato dal regio cacciatorpediniere Giuseppe Missori.
    Nessun superstite.

    La breve storia di questo sfortunato sommergibile può essere riassunta di seguito:
    – classe Medusa;
    – varo: 23 gennaio 1917;
    – consegnato: 18 marzo 1917;
    – dislocamento: 262/319 t;
    – lunghezza: 45,6 metri;
    – motore: diesel 700 hp;
    – velocità massima: 12,5 nodi.

    All’argomento si consiglia la lettura:
    http://www.xmasgrupsom.com/Sommergibili/F14/TragediaF14.html

    F14 E LA TRISTE SORTE DI DUE GIOVANI MADDALENINI
    di Gaetano Nieddu
    segnalato da Carlo Gianotti

    Piccola premessa: scrissi questo piccolo servizio tanti anni fa, quando a seguito di alcune ricerche ricostruii questa vicenda. La pubblicai in rete su alcuni “forum” del settore e da allora ho potuto vedere su molti siti web (locali e non) riproporre lo stesso avvenimento “scopiazzato” dal mio, sia nel testo che nelle foto ed in alcuni casi anche nel “vecchio” titolo. Ripubblico ora, in quanto, avendo reperito nuove informazioni ed immagini, vorrei fornire al gruppo una versione più “personale”.
    E’una giornata ventosa ma calda quella del 6 agosto del 1928, Carlo Cenni e Giuseppe Doero sono due “ragazzotti” maddalenini, hanno rispettivamente 21 e 20 anni, il secondo è monetino. Frequentano entrambi un corso professionale presso la Scuola per Motoristi Navali di Pola. In alternanza alle “noiose” lezioni teoriche sono previste uscite in mare pratiche ed il sommergibile F14 (Foto 1) è una di delle unità preposte a svolgere tale compito.

    Per i due giovanissimi marinai maddalenini è finalmente arrivata l’occasione professionale che attendevano, prenderanno infatti parte ad una importante esercitazione militare; il loro nominativo figura tra quelli prescelti per l’imbarco sul sommergibile.
    Lo scenario è il tratto di mare antistante la città di Pola, in Istria; Comandante dell’F14 è il capitano di corvetta Isidoro Wiel (Foto 2).

    Nell’alba di quel 6 agosto il sommergibile molla gli ormeggi dalle banchine di Pola, il comandante, in piedi sulla torretta, impartisce gli ordini dall’alto e lentamente il battello prende il largo. Dovrà ricongiungersi con le altre forze navali, per dare inizio all’esercitazione. Nel locale macchine, tra il fragore ritmico dei motori diesel e l’odore della nafta, ci sono i due ventenni maddalenini!
    Siamo appena nelle prime fasi dell’esercitazione, la squadriglia di cacciatorpediniere, ha già subito un attacco simulato dall’F15 e si dirige in fila indiana verso il punto dove il secondo sommergibile, appunto l’F14, dovrà a sua volta procedere ad un attacco simulato. Alle ore 8,40 da bordo del primo cacciatorpediniere della fila, si segnala: “Sommergibile a dritta”, il secondo caccia che naviga subito dietro, il Missori (Foto 3), allerta le vedette sul lato di dritta, nel tentativo di avvistare il sommergibile attaccante, ma su quel lato non vi è alcun battello, il periscopio viene invece avvistato confuso nella scia della nave che precede. Ad una distanza di soli 160 metri! Il comandante del Missori, intuendo una situazione di pericolo, ordina il timone a dritta e le macchine indietro a tutta forza.

    Nonostante la brusca inversione di marcia e l’accostata, il caccia investe con la sua alta prora il sommergibile, quasi perpendicolarmente a due terzi della sua lunghezza. Il battello è dapprima scosso dalla violenza dell’urto e dopo avere sbandato paurosamente a sinistra, innalza la prora ferito e quindi scompare quasi verticalmente verso il fondo del mare che si richiude su di esso.
    Gli altri cacciatorpediniere subito mettono in mare le proprie imbarcazioni di soccorso, e viene allestita una lancia con un palombaro, mentre le autorità di Pola e Venezia vengono informate dell’accaduto ed allertate affinché inviino sul posto della tragedia il grosso pontone attrezzato per il sollevamento di sommergibili che si trova ormeggiato nelle banchine di Pola. Trascorreranno però, e inspiegabilmente, molte ore, prima che si possa completarne l’allestimento, troppo tempo.
    L’F14 si è posato sul fondo a circa 40-50 metri di profondità, in posizione inclinata, i generatori elettrici sono andati distrutti nell’urto e, a parte i 4 uomini che si trovavano nei locali squarciati dallo speronamento (foto 4), il resto dell’equipaggio è sopravvissuto e si trova riunito nei locali di prora, avvolto dal buio impenetrabile, ma in buone condizioni.

    Solo circa due ore dopo si scopre che dall’F14 si continuava a chiedere: “Perché non rispondete?”. Purtroppo, affinché una tragedia si compia devono convergere più fattori, ed accade allora che, pur essendo in piena stagione estiva, le condizioni meteo volgano rapidamente al brutto, l’intensità del vento aumenta, il mare ingrossa in maniera tale da creare seri problemi anche ai soccorritori.
    La corsa contro il tempo si fa più serrata, verso le 18,00 dall’interno dell’F14 l’ultima drammatica richiesta di aiuto: “Vi prego, fate presto qui si muore!”. A Pola, intanto, continuano le operazioni per allestire il pontone da 240 tonnellate, avrebbe dovuto sollevare dal fondo il sommergibile, ma vanno così per le lunghe che riuscirà a lasciare gli ormeggi solo alle 19,45! Nella successiva inchiesta, i responsabili di questo ritardo imputeranno la colpa alle difficoltà dell’allestimento ed agli ostacoli causati dalle condizioni avverse del mare…
    In quegli stesi istanti il sommergibile F15 riesce ad ormeggiare una lancia munita di palombaro, sull’esatto punto dell’affondamento e rapidamente si procede con le operazioni che dovranno fornire aria all’interno del battello danneggiato, tramite manichette innescate dai palombari nelle apposite valvole di soccorso presenti sullo scafo. Il rifornimento d’aria ha inizio alle 20,22. Questo pompaggio nel locale dove si trova raccolto l’equipaggio, purtroppo otterrà il solo risultato di accelerarne la morte, infatti, senza una valvola di sfogo, aumentando la pressione interna del locale si aumentava la pericolosità della anidride carbonica che diventava letale.
    Subito dopo l’immissione dell’aria i segnali vitali provenienti dall’interno dello scafo infatti iniziano ad essere deboli e confusi. All’una di notte, a ridare un poco di speranza ai soccorritori arriva finalmente il pontone da Pola, ma a quel punto le possibilità di salvezza sono seriamente pregiudicate.
    A questo punto si decide di interrompere per la notte e riprendere le operazioni di soccorso alle prime luci dell’alba. Alle 6 del mattino la bufera è cessata, il mare è calmo come olio e le operazioni si svolgono in un’atmosfera irreale e quasi rassegnata. Un palombaro si immerge sul sommergibile e prova a chiamare, con colpi di martello contro lo scafo. Purtroppo, dall’interno, non si ha nessuna risposta.
    Tirato su dal pontone, l’F14 riaffiorerà completamente, con lo scafo illuminato dalla luce del sole estivo, alle 18,00, ma è oramai un sarcofago. I portelloni vengono aperti e mestamente si procede al triste recupero dei cadaveri, tra questi anche quelli dei giovani allievi motoristi (Foto 5 e 6).

    L’intera nazione è sconvolta da questa sciagura ed ai caduti vengono riservati solenni funerali di stato. Le salme vengono provvisoriamente seppellite nel cimitero degli eroi di Pola, saranno successivamente destinate alle località di origine dei caduti.
    Tra le mani del comandante Wiel, viene ritrovato un taccuino, su di esso, il comandante ha appuntato qualcosa con grafia tremolante: “Mamma, povera mamma… sii forte come le mamme degli eroi …. Attendiamo fiduciosi” ed infine, quando comprende che niente li salverà: “Siamo sereni… Patria, onore e famiglia…”, Sarà questo l’ultimo messaggio (Foto 7).

    I due giovani marinai maddalenini Carlo Cenni e Giuseppe Doero vennero rinvenuti abbracciati uno all’altro…

    Eccoli, ancora insieme, sono sepolti uno di fianco all’altro nel sacrario militare del nostro cimitero (foto 8 e 9).

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    6.8.1899, varo regia nave Varese (classe Garibaldi)

    a cura Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    L’incrociatore corazzato Varese, nei primi anni di servizio, fu una delle tra unità della classe “Giuseppe Garibaldi” costruite per la regia Marina Italiana; altri sette simili unità furono venduti all’estero, quattro all’Argentina, due al Giappone e una alla Spagna.

    Dati Tecnici
    Nome: Varese
    Tipo: incrociatore corazzato
    Classe: Giuseppe Garibaldi
    Cantiere Orlando, Livorno
    Impostazione: 21 aprile 1898
    Varo: 6 agosto 1899
    Completamento: 1901
    Servizio: 5 aprile 1901
    Dislocamento: normale 7.350 tonn. – pieno carico 8.100 tonn.
    Dimensioni: lunghezza f.t. 111,76 m. – lunghezza p.p. 104,86 t. – larghezza 18,25 m. – immersione 7,10 m.
    Motore: 2 motrici alternative verticali a triplice espansione – 24 caldaie – potenza 14.000 ihp – 2 eliche
    Velocità: 20 nodi
    Autonomia: 4.300 miglia a 10 nodi
    Combustibile: carbone 1.200 tonn.
    Protezione acciaio cementato sistema Harvey – ponte da 38 a 50 mm. – cintura da 50 a 150 mm. – batterie 50 mm. – scudi artiglierie da 100 a 150 mm. – torrione da 50 a 150 mm.
    Armamento: 2 pezzi da 203 mm. / canna 45 calibri – 1 pezzo da 254 mm. / canna 40 calibri – 14 pezzi da 152 mm. / canna 40 calibri – 10 pezzi da 76 mm. / canna 40 calibri – 6 pezzi Hotchkiss Mk I da 47mm. / canna 50 calibri / proietto 3 libbre – 2 mitragliere Maxim MG – 4 tubi lanciasiluri da 450 mm.
    Equipaggio: permanente effettivo 549 di complemento 1.200
    Radiazione: 4 gennaio 1923.

    Progettata dall’Ispettore Generale del Genio Navale Ing. Edoardo Masdea su indirizzo dell’Ispettore del Genio Navale Benedetto Brin, risultò un’eccellente unità sia per progetto sia per costruzione.
    Modello intermedio tra la corazzata e l’incrociatore, univa la potenza di fuoco della prima alla velocità e manovrabilità del secondo.
    Note storiche Partecipò alla guerra italo – turca e al primo conflitto mondiale.
    Dal 1920 al 1922 fu impiegata come Nave Scuola per gli allievi dell’Accademia Navale.

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    6.8.1942, affondamento della regia nave Strale (classe Dardo)

    di Antonio Cimmino



    Cacciatorpediniere classe Dardo. Varato a Sestri il 20 febbraio 1929. Incagliatosi mentre scortava un convoglio presso Ras ed Amar il 21 giugno 1942.

    Silurato ed affondato il 6 agosto 1942 dal sommergibile inglese Turbolent.

    Dati tecnici
    Dislocamento: 2.200 tonn. a pieno carico;
    Dimensioni:95,9 x 9,35 x 4,3 metri;
    Apparato motore: 3 caldaie e 2 gruppi di turbine collegate a due assi;
    Velocità: 30 nodi circa;
    Armamento:
    – 4 cannoni da 120/50 mm;
    – 2 cannoni da 120/15 (illuminanti);
    – 2 mitragliere da 40/39 mm;
    – 4 mitragliere da 13,2 mm;
    – 6 tubi lanciasiluri da 533 mm;
    – 2 tramogge per lancio bombe di profondità;
    Equipaggio: 6 ufficiali e 159 tra sottufficiali, graduati e comuni;
    Motto: Ché il destinato segno tocchi.

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    6.8.1943, la motozattera Mz 756

    segnalato da Giuseppe Magazzù

 (*)

    Il quarto episodio avvenne il 6 agosto del 1943 in cui ci furono diversi feriti, quattro dei quali ricoverati presso l’Ospedale civile di Taurianova, protagonista la Motozattera 756 proveniente da Messina e diretta a Gioia Tauro(1) per imbarcare munizioni ed altro materiale bellico. Quel mattino l’unità, dopo aver navigato sotto costa per sfuggire all’avvistamento aereo nemico, dette fondo all’ancora nello specchio di mare antistante la spiaggia di Gioia Tauro. Di lì a poco fu attaccata da una squadriglia di caccia-bombardieri alleati, intensamente impegnati quell’anno in bombardamenti a tappeto su tutta l’Italia meridionale. Fatta oggetto ripetutamente di mitragliamento e lancio di bombe, due di queste esplosero sotto la carena provocando uno squarcio sul lato destro. Dalla Santa Barbara (il deposito munizioni – nda) cominciò ad uscire del fumo e il Comandante per evitare il rischio che un’esplosione avrebbe potuto compromettere la vita dei marinai, diede l’ordine di abbandonare la motozattera. Egli infine, con l’intento di salvarla e poterla poi recuperare, la diresse verso l’arenile. Nel frattempo si era allagata anche la stiva e così rimase semi-affondata nei pressi della foce del fiume Budello, che scorre a Nord dell’abitato. Dopo vari e vani tentativi di rimetterla in efficienza fu lì abbandonata(2).
    L’equipaggio della Mz 756 s’impegnò per difendere l’unità con le armi di bordo e riuscì ad abbattere un aereo. Nel suo rapporto il Comandante dell’unità mise ben in evidenza che:
    Durante l’attacco aereo nemico alla Mz 756, tutto indistintamente l’equipaggio ha dimostrato di possedere molto coraggio, contribuendo alla difesa, all’offesa ed al tentativo di salvataggio della Mz”.

    Note
    (1) Tullio Marcon, I MULI DEL MARE, Albertelli Edizioni Speciali srl, Parma 1998 – 3a edizione, Collana “STORIA Militare”.
    Le Motozattere erano adibite al trasporto di truppe e materiali. In quel periodo svolsero un’intensa attività di collegamento tra la Sicilia (in parte già occupata dagli anglo-americani) e la Calabria per il trasporto di materiale e truppe.
    (2) Dal racconto fattomi da PIETRO DELFINO, classe 1920, residente a Catona, Consigliere del Gruppo A.N.M.I. di Reggio Calabria, imbarcato sulla Mz 756 da Sottocapo Motorista:
    … invano si è tentato di ripristinare la funzionalità di galleggiamento, ma fallirono però tutti i tentativi messi in atto e abbandonai la Motozattera con gli altri marinai dell’equipaggio. Raggiunta la riva, costeggiammo la sponda sinistra del fiume Budello fino all’altezza della strada statale 18, ci recammo al comando di fanteria italiana lì acquartierata. Qualche giorno dopo, non potendo più fare ritorno a Messina nel frattempo assediata dagli anglo-americani sbarcati da qualche mese in Sicilia, fummo trasportati da mezzi dell’Esercito, a Vico Equense sede del Comando della Flottiglia Motozattere”.
    La Mz 756 venne recuperata durante i lavori d’escavazione del porto canale di Gioia Tauro. A bordo c’era ancora del munizionamento inesploso. Rimosso, fu fatto brillare dagli artificieri appositamente intervenuti.
    (*) L’autore è deceduto nel 2018, per conoscere gli altri suoi articoli digita, sul motore di ricerca del blog, il suo nome e cognome.

    I muli del mare di Tullio Marcon
    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    I muli del  mare di Tullio Marcon è un libro che non può mancare nella collezione personale di quei marinai di una volta che hanno la passione per la storia della nostra marineria militare. Ogni commento od orpello a questa recensione sarebbe inutile. Un unico consiglio: da leggere  e rileggere.


    Titolo: I muli del mare
    ·  Autore: Tullio Marcon
    ·  Editore: Albertelli
    ·  Edizione: 3^
    ·  Data di Pubblicazione: 1998
    ·  ISBN: 8887372020
    ·  ISBN-13: 9788887372021
    ·  Pagine: 156
    ·  Formato: illustrato

    dello stesso argomento sul sito:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2012/04/i-muli-del-mare/
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2012/08/motozzatera-756-eventi-rilevanti-nel-golfo-di-gioja/

     

    I muli del mare
    di Filippo Mallamaci

    www.scubapoint.it

    …ovvero la storia della Motozattera 755 inabissatasi sotto la rocca di Capo dell’Armi.

    Scheda tecnica
    Costruita presso i Cantieri del Tirreno, Riva Trigoso
    Varo e consegna: 4 luglio 1942
    Lunghezza: 47 metri
    Larghezza: 6,5 metri
    Altezza di costruzione: 2,30 mt al ponte, 4,15 mt alla tuga
    Immersione a pieno carico: 0,95 mt a prora e 1,40 mt a poppa
    Dislocamento: 239 tonnellate
    Volume della stiva: circa 115,3 metri cubi (Dim. 19,50 x 2,90 x 2,75 mt)
    Motori: 3 diesel della OM di Milano (versione su licenza dei Saurer BXD), 450 hp complessivi
    Velocità: 11 nodi max., autonomia 1450 miglia a 8 nodi
    Armamento: un cannone da 76/40 antiaereo, una mitragliera da 20 mm. Scotti – I.F. o Oerlikon su affusti a libero puntamento.
    Equipaggio: formato da un comandante, normalmente un aspirante guardiamarina e da 12 tra sottufficiali e marinai.

    Particolare Costruttivo
    La Motozattera 755 appartiene a una prima serie di 65 unità, classificate di “uso locale” e contraddistinte dalla sigla “M.Z.” (motozattere) e da un numero progressivo da 701 a 765. La Regia Marina ne ordinò la realizzazione ai diversi cantieri italiani, con delle modifiche che hanno interessato l’apparato motore, e in alcuni casi la struttura di prua, classificandole di “uso locale”.

    La storia 
    Lo sgombero dalle spiagge messinesi a quelle antistanti della Calabria, si presentava come un’operazione ad alto rischio visto che gli Alleati, ancorché restii ad avventurarsi nelle acque dello stretto coi loro mezzi navali, godevano d’una quasi incontrastata superiorità aerea in quello, come negli altri settori. Anche questo era un motivo per impiegarvi le motozattere, costituenti per i velivoli attaccanti un bersaglio ridotto. In luglio, la forza di MARIZAT sfiorava le cinquanta unità, ma tolte quelle ai lavori, ne rimanevano disponibili solo una ventina; tutte si portarono a Messina per partecipare a questa novella Dunkerque che, invero, fu per l’Asse un mezzo successo, visto che si riuscì a traghettare in Calabria 102.000 uomini, 9.800 autoveicoli, 140 cannoni, una cinquantina di carri armati e 18.000 tonnellate di materiali. Quando le forze dell’asse evacuarono la Sicilia furono le superstiti motozattere, circa 50 unità, che trasferirono in Calabria circa 62.000 uomini del contingente italiano. A testimonianza di quest’attività, svolta sotto continui attacchi nemici, rimasero sulle rive dello stretto di Messina gli scafi di 13 unità sventrati dalle bombe nemiche o vittime di un incaglio irreparabile. La MZ 755, in quell’occasione fu gravemente danneggiata da bomba di aereo a Capo dell’Armi la notte del 14 agosto 1943 durante lo sgombero di Messina (era una di due MZ di rimpiazzo provenienti da Taranto per sostituire altrettante unità appena perdute nello sgombero), fu portata ad incagliare e semiaffondata, quindi abbandonata.
    In precedenza aveva partecipato all’evacuazione di Tobruk e della Cirenaica (novembre 1942), poi a quella di Tripoli (gennaio 1943 andando a Trapani). A inizio giugno 1943 era ai lavori alla Navalmeccanica di Castellammare di Stabia.

    N.d. R.
    Si ringraziano:
    Filippo Mallamaci (autore)
    Carmelo Romeo (grafico)
    Arcudi Alberto, Costa Gerlando, Gaglioti Giuseppe, Mallamaci Filippo, Romeo Carmelo, Oueslati Riad (sommozzatori)
    Le foto sono state scattate:
    Punto GPS: 37°57’03’’N  15°41’18’’E
    Profondità: 10/12 metri
    Fabrizio Pirrello (per la gentile segnalazione)
    http://www.gravityzero.it
    http://www.cochran.it
    http://www.cedifop.it
    http://www.mutastagna.com
    http://fabrizio-pirrello.blogspot.com/

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    6.8.1917, Ugo Dalla Libera

    di Claudio Confessore

    Banca della memoria - www.lavocedelmarinaio.com(Cesalto (TV), 11.3.1898 – Mare, 6.8.1917)

    Torpediniere Scelto Dalla Libera Ugo nato a Cesalto (Treviso) l’11/03/1898 ascritto alla Capitaneria di Porto di La Spezia.
    E’ uno dei dispersi del sommergibile W4 affondato, presumibilmente il 6 agosto 1917 e che pattugliava davanti alla costa tra Montenegro ed Albania. E’stato decorato con Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
    La motivazione della Medaglia è la seguente:
    Dopo aver compiuto numerose ed ardite missioni col sommergibile W4 sul quale era imbarcato, sacrificava la vita per la Patria in una operazione contro la costa nemica. Basso Adriatico, 5-6 agosto 1917”.
    Il 17 gennaio 1917 Ugo Della Libera scrisse questa lettera:

    17.1.1917 Ugo dalla libera deceduto su smg. w4 www.lavocedelmarinaio.com

    …ultimo saluto da La Spezia porto, ore 10 del 17 gennaio 1917.

    – SIAMO ALLA RICERCA DI SUE ULTERIORI NOTIZIE –

    17.1.1917 ugo dalla libera - www.lavocedelmarinaio.com