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    Buona Pasqua 2019

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Fede, speranza e amore. Ecco le virtù che, secondo San Paolo, ci permettono di relazionarci con Dio e quindi con gli uomini, per vederne l’opera così come si manifesta nella nostra vita.
    La fede è la porta che ci permette di godere di questo dono gratuito che è la grazia di Dio.
    La speranza, poi, è quella virtù che non delude perché ci aiuta a vedere le cose dal punto di vista di Dio. L’amore di Dio, entrando nel nostro cuore e nella nostra vita, ci trasforma, rendendoci davvero capaci di vivere come Dio vuole: seguendo i 10 Comandamenti per non incorrere dei 7 peccati capitali.
    Il punto è che queste virtù teologali, donateci gratuitamente, vanno coltivate e fatte crescere con la nostra libertà e disponibilità. Altrimenti, finiscono per estinguersi, soffocate dal nostro egoismo e dalla nostra incapacità di vivere. Dio è il centro della nostra esistenza.
    Buona Pasqua di Resurrezione.

  • Che cos'è la Marina Militare?,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    Giovanni Barbini (Venezia, 25.6.1901 – Rosignano Marittimo, 26.9.1998)

    a cura  Andrea Trincas


    Giovanni Barbini nasce a Venezia il 25 giugno 1901, diplomato all’Istituto Nautico di Venezia nel 1921, viene chiamato nella Regia Marina per svolgere il servizio militare.
    Viene nominato Guardiamarina nel 1922 e nel giugno del 1923 si rafferma intraprendendo così la carriera militare.

    Nel marzo del 1927 viene promosso Sottotenente di Vascello e Tenente di vascello nel novembre 1936.
    Il 19 novembre 1939 assume il comando della regia torpediniera Angelo Bassini.
    Nel 1940 assume il comando della regia torpediniera Nicola Fabrizi.

    Nella notte tra l’11 e il 12 novembre 1940 la regia nave Fabrizi, mentre scortava un convoglio nell’Adriatico meridionale, viene attaccata da quattro incrociatori leggeri e due cacciatorpediniere inglesi. Nella battaglia che ne seguì, la nave contrattaccò nel tentativo di attirare il fuoco nemico e  fu gravemente danneggiata ma l’eroico equipaggio al comando di Giovanni Barbini si portò fino a Valona

    Nella battaglia Giovanni Barbini fu gravemente ferito e, nonostante le gravi perdite di sangue da una gamba ferita, rifiutò l’aiuto del per sodale sanitario di bordo fino, per l’appunto, la su a nave raggiunse il porto.

    Per quanto sopra, per la sua risoluta difesa del convoglio di fronte a un nemico superiore, Giovanni Barbini fu insignito della Medaglia d’Oro al Valore Militare.

    In seguito fu trasferito al Dipartimento Navale di Venezia e fu promosso Capitano di corvetta.
    Aderì alla Repubblica Sociale Italiana, e fu nominato Podestà di Venezia fino al 1945.
    Nel marzo 1947, a richiesta, transita nell’ausiliaria.
    Nel settembre del 1952  viene richiamato in servizio in Sardegna, assume il comando di nave Ebe e ritorna  al Comando Navale Autonomo di Venezia.
    Nel febbraio 1955 passa nella riserva, anche se rimane in servizio attivo fino al luglio 1956, in qualità di direttore della Fondazione Cini e comandante della nave da addestramento Giorgio Cini.
    Il 1° luglio 1961 fu promosso Capitano di vascello.
    Morì a Rosignano Marittimo il 25 settembre 1998 (*).

    Il 31marzo 2006 la città di Cagliari gli  dedica una via sul mare.

     

    Notizie tecniche/storiche regia nave Nicola Fabrizi (fonte www.agenziabozzo.it)

    Nome

    Nicola Fabrizi

    Tipo

    cacciatorpediniere dal 1918 al 1929
    torpediniera dal 1929 al 1953
    dragamine dal 1953 al 1957

    Classe

    Giuseppe La Masa

    Unità

    Giuseppe La Masa
    Angelo Bassini
    Agostino Bertani  (dal 1921 Enrico Cosenz)
    Benedetto Cairoli
    Giacinto Carini
    Nicola Fabrizi
    Giuseppe La Farina
    Giacomo Medici

    Cantiere

    Odero – Sestri Ponente, Genova

    Impostazione

    1° settembre 1916

    Varo

    18 luglio 1917

    Completamento

    1918

    Servizio

    12 luglio 1918

    Dislocamento

    normale 840 t
    pieno carico 875 t

    Dimensioni

    lunghezza 73,5 m
    larghezza 7,3 m
    immersione 3 m

    Motore

    2 turbine a vapore
    4 caldaie
    potenza 16.000 hp
    2 eliche

    Velocità

    30 nodi

    Autonomia

    2.230 miglia a 13 nodi

    Combustibile

    nafta 150 tonn.

    Protezione

    //

    Armamento

    4 cannoni da 102 mm / L canna 45 calibri
    2 cannoni da 76 mm / L canna 30 calibri
    4 tubi lanciasiluri da 450 mm

    Equipaggio

    99

    Disarmo

    //

    Radiazione

    1° febbraio 1957

    Destino

    demolita 1957

    Note tecniche

    Derivate dalla classe Rosolino Pilo, erano attrezzate per l’utilizzo come posamine, lancio di torpedini da getto e dragaggio in corsa.
    Nel 1940 l’unità fu portata in cantiere per essere rimodernata. I lavori di modifica comportarono la sostituzione dell’armamento con la rimozione di tre cannoni da 102 mm, la sostituzione dei pezzi da 76 mm con 8 mitragliere da 20 mm e la sostituzione di due tubi lanciasiluri da 450 mm con 3 da 533 mm.
    Alle due unità sopravvissute al secondo conflitto mondiale venne montato un cannone da 102mm/L35, due mitragliere binate antiaeree da 20mm ed un impianto per il dragaggio mine.

    Note storiche

    Il 3 novembre 1918 una formazione composta dalla RN Giuseppe La Masa e dai cacciatorpediniere AudaceGiuseppe Missori e Nicola Fabrizi salpò da Venezia per Trieste.
    A queste unità si aggregarono le torpediniere Climene e Procionesalpate da Cortellazzo e la formazione gettò le ancore nel porto di Trieste alle 16.10.
    Il Generale di Corpo d’Armata Carlo Ilarione Petitti di Roreto, imbarcato sulla Giuseppe La Masa, proclamò solennemente l’annessione della città all’Italia.
    Nel 1929 l’unità fu declassata a torpediniera, alternando compiti nella Flotta a periodi di disponibilità.
    Il 10 giugno 1940, all’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, la Fabrizi faceva parte insieme alle gemelle Giacomo MediciAngelo Bassini ed Enrico Cosenz alla VII Squadriglia Cacciatorpediniere di base a Brindisi.
    L’11 novembre 1940 salpava da Valona in servizio di scorta ad un convogli composto dai mercantili PremudaCapo VadoAntonio Locatelli e dal piroscafo Catalani.
    Poche ore dopo il convogli venne intercettato dagli incrociatori britannici OrionAjaxSydney scortati dai caccia Nubian e Mohawk.
    Dopo scambio di colpi, nonostante il coraggioso comportamento della Nicola Fabrizi, lanciatasi al contrattacco, il convoglio venne interamente affondato e l’unità, danneggiata, dovette riparare a Valona. Nel combattimento ebbe 15 morti e 17 feriti.
    Nel 1941 l’unità fu sottoposta ai lavori; vennero rimossi due cannoni da 102 mm, sostituiti i pezzi da 76 mm con 6 mitragliere da 20 mm ed eliminati due tubi lanciasiluri da 450 mm.
    Rimessa nel servizio di scorta, il 7 settembre 1941 portò da Napoli a Messina i mercantili Spezia e Livorno.
    Il 21 settembre 1943 le gemelle Nicola Fabrizi e Giacinto Carini si consegnarono agli Alleati a Malta.
    Il 5 ottobre le due unità salparono da Malta per tornare in patria, utilizzate principalmente nei servizi di scorta lungo le coste dell’Italia meridionale sino al termine del conflitto.
    Nel 1953 la Nicola Fabrizi venne declassata a dragamine con l’identificativo M 5333.
    1.2.1957 venne radiata e passò alla demolizione.
    Motto: Pari ai cimenti superiore alla fortuna

    (*) Nel giorno del funerale di Giovanni Barbini il Gazzettino di Venezia pubblicò il seguente articolo:

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    20.4.2015, nel ricordo di Celestino Quero

    di Pietro Serarcangeli

    Il 20 Aprile 2015, dopo lunga e penosa malattia, l’Amico e Socio A.F.E.A., Celestino Quero lasciava la sua famiglia nello sconforto e nel dolore.

    Celestino, colpito da una patologia polmonare molto grave, dovuta al suo mestiere di “saldatore specializzato navale” che lo aveva portato a contatto con l’amianto, era sempre presente alle manifestazioni dell’AFEA, come la manifestazione di Roma del 2014.

    Lo ricordiamo come Persona cordiale, disponibile, educatissima e altruista.

    Non sarai mai dimenticato caro Celestino.
    Che il Signore ti tenga tra le Sue braccia misericordiose per l’eternità…

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    Regio sommergibile vortice

    a cura Carlo Di Nitto

    Breve Storia
    Il regio sommergibile Vortice, fu  varato il 23 febbraio 1943 presso i C.R.D.A. di Monfalcone, fu consegnato alla Marina il 21 giugno dello stesso anno e, al comando del Tenente di vascello Marco Revedin, fu trasferito a Taranto.
    Il 7 settembre salpò per portarsi in agguato lungo le coste orientali della Sicilia: sopravvenuto l’armistizio, in ottemperanza agli ordini ricevuti raggiunse Augusta consegnandosi alle autorità britanniche.
    Dislocato a Malta, il 6 ottobre ripartì per Napoli, ove venne impiegato per rifornire di energia elettrica il porto. Al comando del Tenente di vascello Giovanni Manunta fu trasferito nuovamente a Taranto. Dopo un breve turno di lavori di manutenzione fu inviato, nel febbraio 1944, nelle isoleBermude, dove svolse attività addestrativa antisom per i reparti aeronavali statunitensi.
    Nel 1945 il Vortice rientrò in Italia, a Taranto, nel 1948 dove venne disarmato, trasformato in pontone di carica e denominato V. 1 nel 1950. In realtà si trattò di uno stratagemma per continuare ad addestrare i sommergibilisti italiani nonostante le severe clausole del trattato di pace ed il battello effettuò uscite notturne per tornare a fingersi pontone di carica durante il giorno, rifiutando così la cessione alla Francia, con sotterfugi e sottraendosi alla demolizione.
    Nel 1952, in seguito all’ammissione dell’Italia alla N.A.T.O., fu rimesso in servizio e denominato nuovamente Vortice.
    Nel periodo 1953 – 1954, al comando del Capitano di corvetta Aredio Galzigna,  effettuò importanti lavori di trasformazione e modifica (eliminazione delle artiglierie, modifica della falsatorre, installazione del radar e altre) e fu trasformato in unità addestrativa per creare la nuova generazione di sommergibilisti e per l’addestramento antisom delle navi di superficie e degli aeromobili e impiegato esclusivamente per compiti addestrativi.
    Fu radiato il 1° agosto 1967.

    Caratteristiche Tecniche
    Cantiere: C.R.D.A. – Monfalcone
    Impostato: 03-01-1942
    Varato: 23-02-1943
    Consegnato: 21-06-1943
    Radiato: 01-08-1967
    Dislocamento in superficie 866 t – in immersione 1068 t
    Lunghezza 63,15 m
    Larghezza 6,98 m
    Pescaggio 4,87 m
    Profondità operativa:80 mt
    Profondità di collaudo: 130 mt
    Propulsione motore diesel FIAT da 2.400 CV – elettrico C.R.D.A. da 800 CV
    Velocità in superficie: 16 nodi – in immersione: 8 nodi
    Autonomia in superficie :2000 nm a 12 nodi , 13.000 nm a 8,5 nodi
    Autonomia in immersione: 7 nm a 8 nodi, 74,5 a 4 nodi
    Armamento artiglieria:  1 cannone da 100/47mm – 2 mitragliere binate da 13,2mm
    siluri: – 4 tubi lanciasiluri da 533mm a prora  – 2 tubi lanciasiluri da 533mm a poppa
    Equipaggio 5 ufficiali 44 sottufficiali e comuni
    Motto: Et etiam absurge vortice (E anche oggi dal vortice sorgerai)

    Un medaglione, una storia
    Interessante medaglione commemorativo mono faccia (o placchetta “uniface”) di grande modulo (diametro 82 mm.) realizzato in fusione di bronzo nell’anno 1948 e firmato Viola Neglia .
    Raffigura un angelo che, nonostante un’intensa pioggia temporalesca, depone una corona su un sommergibile in fase di affioramento rapido (o affondamento ?) con la prua rivolta verso il sole che sorge.
    Il catalogo della medaglistica della Marina Militare non fornisce spiegazioni in merito a quale evento particolare si riferisce. Alcune fonti lo pongono in relazione alla riattivazione segreta del sommergibile “Vortice”. Questo battello opportunamente camuffato per eludere le restrittive prescrizioni del trattato di pace, che aveva imposto all’Italia il completo smantellamento della componente subacquea, nel 1948 ricominciò (con l’altro sommergibile “Giada”) ad uscire in mare per esercitazioni. Questo consentì, sia pur clandestinamente, la formazione di nuovi nuclei di sommergibilisti e, negli anni seguenti, la conseguente rinascita di una flotta sottomarina italiana.
    Da ciò il velato, simbolico messaggio di sfida trasmesso dal motto “Post occasum ortus” (dopo il tramonto la rinascita) ovvero dopo la bufera bellica che aveva travolto e portato l’Italia al tramonto, rinasce il suo orgoglio. Contestualmente il serto di fiori deposto dall’angelo, ricorda e onora i Sommergibilisti non tornati alla base.

    Fonti
    – Alessandro Turrini “I SOMMERGIBILI ITALIANI DI PICCOLA CROCIERA E OCEANICI DELLA II G.M.”
    – Articolo pubblicato sulla Rivista Italiana Difesa n° 12 dicembre 1986
    – ALMANACCO STORICO DELLE NAVI MILITARI ITALIANE 1861-1995 – Roma 1996
    – Alessandro Turrini – ALMANACCO DEI SOMMERGIBILI – II tomo – suppl. R. M. n° 1 – gennaio 2003

  • Attualità,  Recensioni,  Sociale e Solidarietà

    Quando la pesca sarà finita, andremo in pace?

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Il pesce dei mari cosiddetti italiani è finito, abbiamo sfruttato tutto ciò che c’era da sfruttare.
    Adesso la rabbia dei pescatori, che dicono essere stati rovinati dalle vigenti leggi e dal caro carburante, non basta più. Sono ancora circa 13.300 le imbarcazioni italiane impegnate nella pesca e, delle 900.000 tonnellate commercializzate ogni anno, di cui 220.000 tonnellate pescate nel mare italiano per un giro d’affari del settore itticopari a circa 1,2 miliardi di euro, si soffrono i costi d’impresa che, per peschereccio sono aumentati del 240% ed hanno visto la categoria degli addetti ai  lavori diminuire del 38% in 10 anni.
    Importiamo quindi anche il pesce che non è più del “mare nostrum” ma che ci viene fornito dai gelidi mari del nord, commercializzato dai grandi pescherecci oceanici, e rischiamo di comprare pesce ghiaccio cinese spacciato per bianchetto o pangazio allevato nell’inquinato bacino del Mekong. Questi sono i dati inquietanti forniti da Ocean 2012.
    Nel 2018 si è confermato lo stesso trend, un anno sempre nero della nostra storia marinara.
    Conserviamo però l’italico gusto sopraffino di sparare su tutto e su tutti. Abbiamo l’arsenico, il mercurio e l’eccessivo fluoro che esce dai nostri rubinetti, la grande industria siderurgica e chimica che inquinano l’ambiente, e tutto viene scaricato a mare. I pesci piccoli si nutrono di alghe inquinate, che a sua volta sono mangiati da quelli dai pesci più grossi, che vengono mangiati da noi, che paghiamo a caro prezzo (in rapporto circa 30 volte tanto) i costi della sanità, così come paghiamo per la perdita di vite (umane, animale e vegetale)… e approviamo leggi per i pescatori che, anziché pescare, si incentivano a fare gli spazzini del mare!


    Ci nascondiamo sempre in inutili chiacchiere o, ancora peggio, nelle bugie dichi sostiene che non esiste uno sviluppo eco-sostenibile o quantomeno più equilibrato. Ma tanto che ci frega dirà qualcuno, siamo di passaggio in questa vita, noi facciamo parte dei paesi industrializzati dove tutto l’equilibrio è misurato con il denaro e il resto?
    Il resto o è mancia o lo buttiamo nel cesso, tanto il nostro stomaco digerisce tutto.
    Quando la pesca sarà finita, dove andremo a defecare?