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    4.6.1914, regio incrociatore torpediniere Coatit riclassificato esploratore

    di Carlo Di Nitto e Antonio Cimmino



    … a Castellammare di Stabia c’era un arsenale che costruiva navi, e adesso?

    Il regio incrociatore torpediniere Coatit (poi Esploratore), classe “Agordat”, dislocava 1610 tonnellate a pieno carico. Elaborato dal famoso progettista navale Naborre Soliani, fu impostato l’8 aprile1897, varato il 15 novembre 1899 presso i Cantieri di Castellammare di Stabia ed entrò in servizio il 1° ottobre 1900.
    Dopo un primo periodo di attività di squadra, venne destinato nelle acque coloniali del Mar Rosso dove operò intensamente in compiti di repressione del contrabbando di armi.
    Nel 1904 rientrò in Italia per riprendere la normale attività di squadra.
    Nel periodo 1909 – 1910, a seguito di una collisione con l’incrociatore Amalfi, rimase inattivo a Napoli per lavori.

    Durante il conflitto Italo-turco del 1911 l’incrociatore torpediniere Coatit fu assegnato come unità esplorante della Seconda Squadra del vice ammiraglio Faravelli; bombardò diverse volte le posizioni nemiche lungo la costa, prese parte all’occupazione di Rodi e catturò una pirobarca nemica. Partecipò all’occupazione di Rodi effettuando anche crociere nel golfo di Smirne, Mitilene e Scio. Bombardò le fortificazioni di Kalamaka distruggendo quindi, con le sue artiglierie, le caserme di Samos.
    Dopo la cessazione delle ostilità contro la Turchia, rimase nel Levante fino al 1913, quando rientrò in Italia per lavori. Rientrato in squadra, fu destinato in Cirenaica e in Egeo.
    Il 4 giugno 1914 fu riclassificato come “Esploratore”.
    Durante la Prima Guerra Mondiale fu impegnato in crociere di sorveglianza antisommergibile nel Basso Adriatico, nello Jonio e nel Tirreno, nonché per la scorta convogli.
    Nel 1918 svolse numerose azioni offensive contro i sommergibili nemici nel mare di Sicilia.
    Al termine del conflitto fu dislocato in Libia, nel Dodecaneso e in Tripolitania. Successivamente raggiunse Valona, in Albania a disposizione del comando di quella base,
    Ritornato a La Spezia, a datare dall’11 giugno 1920, venne radiato dal Quadri del Naviglio Militare.
    Il suo motto fu “Sempre pronti”.

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    Caratteristiche tecniche
    Impostato: 8.4.1897.
    Varato: 15.11.1899.
    Entrata in sevizio: 1.10.1900.
    Riclassificato esploratore: 4.6.1914.
    Radiazione: 11.6.1920
    Dislocamento a pieno carico: 1610 tonnellate.
    Dimensioni: 91,6 x 9,3 x 3,5.
    Apparato motore: 8 caldaie Blechynden + e motrici a triplice espansione.
    Potenza: 8.129 cavalli.
    Eliche: 2.
    Nodi: 22.
    Armamento: 12 cannoni da 76 mm + 2 tubi l.s.
    Equipaggio: 184 uomini.

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    4.6.1919, in ricordo di Michele Pace

    di Luigi Pace

    (Minervino Murge, 4.6.1919 – Livorno, 10.12.2007)

    … riceviamo e con immenso orgoglio pubblichiamo.

    A MIO PADRE

    Mio padre Michele, nasce il 4 giugno 1919 a Minervino Murge in provincia di Bari.
    Allo scoppio della la Prima Guerra Mondiale purtroppo perde suo padre Antonio, volontario nel Regio Esercito, specialità cavalleria, lasciando la moglie e due figli.
    Mio padre entra a far parte della Regia Aeronautica e, nel 1937, frequenta a Palermo la scuola di Radio-aerologia, attuale scuola meteorologi.

    In seguito, per un breve periodo, vola sui Savoia Marchetti S79.
    A guerra iniziata fu assegnato agli Arditi e frequenta un corso paracadutisti a Guidonia. Alla fine del corso viene trasferito in Sicilia dove contrasta lo sbarco degli Americani.
    L’8 settembre del ’43 si trova in Sardegna a combattere contro i Tedeschi e, in uno scontro a fuoco, viene colpito da una scheggia di granata con la perdita di una parte del gluteo.
    Dopo la guarigione riprende servizio a Brindisi dove assiste all’arrivo del Re. In seguito viene assegnato alla scorta della salma di un aviatore a Milano, dove a Piazzale Loreto vede l’esposizione dei cadaveri di Mussolini, della Petacci ed altri, aprile 1945.
    Dopo la fine della guerra ha prestato servizio nelle basi di Villafranca di Verona, Spinazzola ed infine Gioia del Colle fino al congedo avvenuto in data 1/1/1976, con il grado di Maresciallo di 1^classe scelto.
    Dopo il congedo gli fu concesso, a titolo onorifico, il grado di tenente.
    E’ deceduto a Livorno il 10.12.2007.
    Nel ringraziarti dell’interessamento , ti invio i miei più cari saluti
    Luigi Pace

    Ti allego copia del foglio matricolare dove si evince l’appartenenza al Battaglione Arditi R.A. “Duca d’Aosta e le varie sedi di destinazione.
    Un saluto a presto.

     

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    4.6.1915, San Marino dichiara guerra all’Austria

    segnalato da Enzo Turco

    …un piccolo Stato catapultato in una Grande Guerra.

    Non so quanti sono conoscenza che quel piccolo Stato, che su alcune carte geografiche appare come un puntino, ha avuto il coraggio di entrare a far parte della coalizione degli Stati Europei dichiarando guerra agli Imperi Centrali.
    Una domanda ci viene subito spontanea: perché San Marino, stato di circa 30.000 abitanti, che dal XIII secolo gode di un lunghissimo periodo di pace, la cui indipendenza da allora è stata sempre rispettata e che rimane molto lontano dalla zona di guerra, decide di partecipare a questo conflitto che fin dall’inizio si annuncia come un’immane catastrofe?
    In effetti non è stata una scelta politica o economica, è stata una decisione obbligata per tutta una serie di motivi.
    L’inizio delle ostilità (1914) aveva provocato uno sconvolgimento dell’economia italiana che, pur nella neutralità, andava via via assumendo i connotati di una economia di guerra con la progressiva svalutazione della moneta nazionale. La Repubblica del Titano, piccola enclave dell’Italia, ha l’economia legata a doppio filo con la nostra per cui non può non risentire di questa crisi in atto.
    Con l’inizio delle ostilità si verifica anche l’inversione del flusso migratorio con il rientro in Patria di moltissimi emigranti che rendono problematico e deficitario l’approvvigionamento alimentare. Nel 1914 e durante buona parte dell’anno successivo si riesce ancora a produrre grano e pane per tutti senza dover imporre limitazioni o controlli particolari, ma con l’entrata in guerra dell’Italia si profila un periodo abbastanza nero.
    Per l’entrata in guerra è però decisivo l’atteggiamento piuttosto sospettoso e diffidente dell’Italia che vede in una neutralità della Serenissima un pericolo per la sua sicurezza.
    Nei primi mesi del 1915 il governo italiano accusa quello sanmarinese d’aver istallato sul Monte Titano una stazione radio ritenuta pericolosa in quel particolare momento. In effetti la realizzazione è avvenuta nel ’14 ma per iniziativa privata di un certo professore Borbiconi che l’aveva istallata per puro piacere personale e che si affrettò a smontarla rapidamente quando capii che stava creando dei seri problemi diplomatici ai due governi.
    Ma c’è anche dell’altro: l’Italia è seriamente preoccupata che un San Marino non belligerante avrebbe potuto dare asilo ai suoi disertori, ai renitenti alla leva o più semplicemente a chi voleva evitare il sequestro di animali e di quel materiale necessario per la difesa nazionale. Per dirimere i dubbi ed evitare che potessero insorgere polemiche durante il periodo bellico, proprio il 24 maggio 1915 l’Italia propone un accordo a San Marino in base al quale richiede al piccolo Stato l’adozione di una serie di provvedimenti a protezione della sua sicurezza. L’Italia si impegna a trattare i sammarinesi alla stessa stregua degli italiani e non come stranieri e di non sottoporre a sequestro i loro mezzi meccanici o i loro cavalli, come invece sta facendo agli Italiani.
    San Marino si deve impegnare a non assumere iniziative o favorire atteggiamenti che possano nuocere alla causa italiana. Ma di fronte ai grandi eventi della Storia a un governo non può bastare un semplice accordo così impegnativo per la parola ne consegue che si tenta di istallare una caserma di Carabinieri all’interno del territorio di San Marino. Questa palese violazione della sovranità fu ovviamente respinta dai sanmarinesi che però dovettero ingoiare altri atteggiamenti intransigenti come la chiusura delle comunicazioni telefoniche con l’Italia, la censura sulla posta, ecc.
    In questa situazione e sull’onda degli eventi italiani anche a San Marino il popolo degli interventisti prese il sopravvento al punto che in un suo discorso lo stesso Reggente, Moro Morri, plaudì all’entrata in guerra dell’Italia che a suo dire ne sarebbe uscita “più forte e più grande di prima”, finalmente unita da nord a sud e non più monca dei territori irredenti.
    Immediatamente nella Serenissima si forma un comitato che arruola volontari da inviare al fronte; le adesioni sono molte anche perché i Sanmarinesi, nel frattempo, si danno una ragione nazionale per l’intervento: sperano nell’assegnazione all’Italia dell’isola dalmata di Arpe dove nacque San Marino il fondatore del primo nucleo abitativo sul monte Titano.
    A parte i volontari il governo della Repubblica non si fa coinvolgere direttamente nel conflitto almeno per i primi tempi durante i quali molti sanmarinesi rimangono uccisi sui campi di battaglia; fra essi Carlo Simoncini e Sady Serafini che muoiono da eroi durante l’avanzata sul Carso il 16 luglio, il primo, e il 12 ottobre, il secondo.
    Solo nel 1917 il governo sanmarinese prende la decisione di una partecipazione attiva organizzando un ospedale da campo e inviandolo al fronte dove rimane operativa dall’ottobre 1917 fino a dicembre 1918 periodo durante il quale cambia ben sei postazioni tra Monfalcone, Treviso, Mestre e Gorizia.
    Vengono curati ben 3.000 soldati feriti tra cui il futuro Premio Nobel per la letteratura, l’allora 19enne Hernest Hemingway. Autista di ambulanze per la Croce Rossa Americana viene ferito da una granata austriaca a Fossalta di Piave la sera dell’8 luglio 1918. Benchè ferito riesce a caricarsi sulle spalle il secondo autista e a cercare di portarlo in salvo. Ferito una seconda volta al ginocchio dai colpi di una mitragliatrice riesce a raggiungere l’ospedale sanmarinese dove riceve le prime cure. Trasferito in un ospedale americano delle retrovie viene a conoscenza di fatti di guerra che ignorava completamente come la disfatta di Caporetto. È proprio questo ultimo periodo di guerra che fa da sfondo alla storia d’amore che lui ci descrive mirabilmente nel suo romanzo più famoso quell’Addio alle armi che gli farà vincere il premio Nobel.
    Ma ritorniamo a San Marino; è a causa di questo ospedale che l’Austria incomincia a considerare anche la piccola Repubblica come un nemico al punto che incomincia a prendersela con i nuclei familiari dei cittadini sanmarinesi che si trovavano ancora sul suo suolo: ne interna i maschi adulti, dopo aver rispedito in Italia donne e bambini.
    Alla fine il tributo di sangue versato dai giovani sanmarinesi è di tutto rispetto tanto che negli anni venti il governo della Serenissima decide l’erezione di un monumento ai caduti con incisi i nomi di quelli che non avevano fatto ritorno a casa.
    La fine della guerra non porta a San Marino nulla di diverso da quello che porta all’Italia: una situazione economica precaria, instabile e pericolosa che crea i presupposti politici e sociali per l’ascesa e la presa del potere del Partito Fascista Sanmarinese negli anni venti del ‘900.

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    4.6.1983, a Monfalcone varo nave Giuseppe Garibaldi

    
di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra



    Caratteristiche tecniche
    Tipologia: Portaeromobili
    Classe: Garibaldi
    Impostata il: 20.02.1978
    Varata il: 04.06.1983
    Cantiere: Cantieri navali di Monfalcone
    Dislocamento: 13859 t p.c.
    Lunghezza: 180,2
    Larghezza: 23,4 m al galleggiamento – 30,4 m al ponte di volo
    Larghezza ponte di volo: 173,8 m
Immersione: 6,7 m
    Apparato motore: COGAG: 4 tag. Fiat/GE LM-2500, 2 assi con eliche a passo fisso e inversione del moto mediante due giunti riduttori invertitori Tosi
    Potenza: 60400 KW (80997,72 HP
    Velocità: 30 nodi
    Autonomia: 7000 mg
    Armamento: Linea di volo costituita da 12-18 aeromobili (SH-3D/EH-101 o/e AV-8B Plus); 2 lanciatori a 8 celle Albatros (con missili S/A Aspide); 3 sistemi AM/AA Dardo (con mitragliera Breda da 40/70)
    Equipaggio: 534.

    L’incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi, prima Unità di questo genere della Marina Militare Italiana, è stata costruita nei Cantieri Navali di Monfalcone e ivi varata il 04 giugno 1983.
    Entrata in servizio nel 1985, ha come abituale porto di assegnazione Taranto e, a partire dal 2014, è stata posta alle dipendenze organiche ed operative del neo costituito Comando del Terzo Gruppo Navale, di stanza nella base di Brindisi.
    Grazie alla propria versatilità d’impiego, ha svolto negli anni un ruolo fondamentale in tutte le principali missioni internazionali che hanno visto impegnata la Marina Militare.

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    4.6.1944, l’eccidio di La Storta (Roma)

    a cura Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Presso la sala Museale del Quartier Generale Marina Roma (Santa Rosa) è custodita una lapide in ricordo dell’eccidio, commesso il 4 giugno 1944 dai nazisti in fuga da Roma, in un boschetto al km. 14,200 di via Cassia, poco fuori Roma.
    Persero la vita in quell’orrore:
    – Alfeo Brandimarte (Maggiore della Armi Navali – Fronte Militare Clandestino – Medaglia d’Oro al Valor Militare);
    – Bruno Buozzi (sindacalista socialista – Brigata Matteotti);
    – Luigi Castellani (insegnante);
    – Vincenzo Converti (ragioniere- Brigate Matteotti);
    – Libero De Angelis (meccanico – Brigate Matteotti);
    – Edmondo Di Pillo (ingegnere – Brigate Matteotti – Medaglia d’oro al Valor Militare);
    – Pietro Dodi (generale di cavalleria nella riserva – Fronte Militare Clandestino – Medaglia d’Oro al Valor Militare);
    – Saverio Tunetti (tenente – Fronte Militare Clandestino);
    – Lino Eramo (avvocato).

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    4.6.1908, la feluca è salva

    a cura Sergio Pagni

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Ex voto di proprietà del Museo storico navale di Venezia proveniente dalla Chiesa della Madonna dell’Arco di Napoli.
    Sulla tavoletta si legge questa iscrizione:
    Noi Gianantonio Sormano, Jacovo Catalano, Vincenzo Lombardo, Raffaele Castiglione
    ciciliane, partendo da Palermo con il filluca di patrone Francisco di Lu… per andare a Napoli, come semo a mezo del cammino accade che ne venni una burasca de vento e de mare che credevamo de annegare, ne voltaimo tutti alla Santissima e Gloriosa Vergine Maria de l’Arco e a San Michele Arcangelo e a San Francesco de Paula che ne salvasse. 
    Per i suoi meriti siamo salvi.
    Sia laudato Dio et tutti i Santi. Amen. il 4 giugno 1908”.