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    Regio sommergibile Glauco (1°)

    di Carlo Di Nitto

    Il regio sommergibile “Glauco (1°)” – tipo “Laurenti” – apparteneva alla classe omonima. Questa classe rappresentò il primo esempio di costruzione in serie di sommergibili per la Regia Marina Italiana, che ne curò progettazione e costruzione presso l’Arsenale di Venezia.
    I battelli di questa classe dislocavano 160 tonnellate in emersione e 244 tonnellate in immersione.
    Il “Glauco (1°)” fu varato il 9 luglio 1905 ed entrò in servizio il 15 dicembre 1905 compiendo intensa attività addestrativa.
    Nel 1914, al comando del Tenente di vascello Paolo Tolosetto Farinata degli Uberti svolse la sua attività nell’ambito della 4a Squadriglia Sommergibili di Venezia. Successivamente, scoppiato il primo conflitto mondiale, fece base a Brindisi, a Taranto e a Valona utilizzato in 65 missioni belliche per complessive 296 ore di moto in immersione e 252 in superficie.
    Superato tecnicamente dai battelli di altre classi, nell’agosto 1916 passò in disarmo per essere poi radiato il 01 settembre 1916.
    Nel 1921 fu venduto alla Romania.
    Il suo motto fu “Gloria audaciae comes” (la gloria è compagna dell’audacia), successivamente attribuito al regio Smg. Glauco (2°) e poi assegnato al CT Audace. Notare come il nome “Glauco” compone un acronimo unendo le prime due lettere di ogni singola parola del motto: GL – AU – CO .

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    15.12.1883, varo regia nave Giovanni Bausan

    di Antonio Cimmino, Carlo Di Nitto e Andrea Tirondola

    Il regio ariete torpediniere Giovanni Bausan, fu varato il 15 dicembre 1883 nei cantieri navali inglesi di William Armstrong, Whitworth & Co., Elswick and Walker in Tyne.

    regio ariete torpediniere Bausan - www.lavocedelmarinaio.com

    Le sue caratteristiche tecniche erano le seguenti:
    – Dislocamento: 3.277 tonnellate;
    – Dimensioni: Lunghezza 89,32 metri x 12,85 larghezza x 5,98 immersione;
    – Motore: 4 caldaie, a macchina alternativa a duplice espansione; potenza 6.470 hip; 2 eliche.
    – Velocità: 17,4, nodi;
    – Armamento: 2 cannoni da 254/30 mm; 6 cannoni da 152/32 mm; 4 cannoni a tiro rapido da 57/40 mm; 2 cannoncini da 37/20 mm;
    – Equipaggio: 259 uomini.
    Fu radiato dal naviglio da guerra il 1° gennaio 1920.

    regio incrociatore Bausan

    Incendio a borso della regia nave Bausan
    di Carlo Di Nitto

    GIUGNO/LUGLIO 1897 – RICORDO DI CINQUE SCONOSCIUTI MARINAI DEL REGIO ARIETE TORPEDINIERE “BAUSAN”.

    S.O.S. RICHIESTA NOTIZIE 

    Sfogliando le pagine di un sito d’aste online ho trovato questa immagine. Si riferisce alla copertina di una rivista risalente al mese di luglio 1897; riporta la notizia che cinque Marinai fuochisti sono deceduti sulla regia nave “Bausan” per lo scoppio di una valvola in locale caldaie.
    L’ariete torpediniere “Bausan” è legato alla città di Gaeta, oltre che per il nome di un illustre concittadino, anche dal fatto che la città donò all’unità la Bandiera di Combattimento.
    Conoscendo l’infernale ambiente del locale caldaie a carbone di una nave umbertina di fine ‘800, gli sfortunati devono aver fatto una fine atroce.

    Solo un’accurata ricerca d’archivio potrebbe portare a conoscere i nomi di questi sconosciuti eroici Marinai, vittime del dovere.
    Per ora desidero ricordarli agli Amici, ricorrendone questo mese il 118° anniversario della scomparsa. Che riposino in pace: i fratelli Marinai non dimenticano.

    Aggiornamenti
    Per quanto mi consta, il sinistro avvenne il 28 giugno 1879 nel porto cretese della Canea, mentre il “Bausan” si apprestava a partire per Suda, nell’ambito della missione internazionale agli ordini dell’ammiraglio Canevaro.
    Scoppiò una cassetta della valvola d’immissione del vapore (caldaia prodiera di sinistra).
    Perirono i fuochisti Andrea Mongraviti, Giuseppe Lorusso, Mosè Maresca, Gaetano Laragione e Salvatore Scotti. (Andrea Tirondola).

    Il Comandante gaetano Giovanni Bausan viene decorato dal Re Gioacchino Murat dopo averle sonoramente suonate agli inglesi nel Canale di Procida: (particolare di un dipinto conservato nella Reggia di Caserta).

    Un bel pezzo della mia collezione: il nastro del berretto della Regia Nave Bausan (Carlo Di Nitto).

    Dello stesso argomento sul blog
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2015/07/5-7-1889-collisione-tra-le-regie-navi-folgore-e-giovanni-bausan/
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2011/05/regio-torpediniere-giovanni-bausan/

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    Athos, il capitano di lungo corso

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Era circa l’una di notte, quando la Jolly Amaranto, la nave italiana trainata dai rimorchiatori dopo un’odissea durata un paio di giorni, si è incagliata sul fondo del canale di accesso al porto. L’equipaggio è stato trasbordato su uno dei rimorchiatori. Con gli uomini era stato messo in salvo che Athos. Ma, improvvisamente, il cane si è divincolato e si è gettato in acqua per tornare sull’unica casa che conosceva, la Jolly Amaranto.
    Athos il cane mascotte della Jolly Amaranto, è morto come un capitano che affonda con la sua nave. L’animale che era stato tratto in salvo con tutto l’equipaggio del mercantile italiano colato a picco si è lanciato in mare per tornare sulla sua nave e ha perso la vita nelle acque del porto di Alessandria d’Egitto.
    Athos, come il protagonista de “ Il pianista sull’oceano” era sempre vissuto sull’imbarcazione e non voleva abbandonarla.
    Il membro dell’equipaggio era coccolato, viziato e protetto da tutti; aveva libero accesso in ogni locale di bordo senza chiedere permesso a nessuno: era la mascotte!
    La sera, come tutti i marinai, usciva in franchigia e rientrava all’ora prevista.
    Quando la nave usciva in mare, puntualmente si presentava all’accensione delle caldaie, forse riusciva a distinguere il particolare rumore emesso dai fumaioli. Quando la nave era pronta a muovere non scendeva dalla passerella, tranne che per i bisogni fisiologici. Nelle uscite in mare riusciva a trattenere i suoi bisogni fisiologici fino a un paio di giorni e così al rientro in porto era il primo a scendere e restava per un bel po’ con la zampa alzata vicino a una delle tante bitte della banchina torpediniere. In caso di navigazione prolungata era costretto a fare i propri bisogni in coperta, in luoghi discreti …
    E’ proprio vero quel detto che dice “…le parole sono pietre”.
    Ho constatato, e non sono il solo, che le continue definizioni trite ritrite, false e infamanti del tipo “…trattati come cani, comportamenti da bestie, uccisi come animali…” rimangono davvero sullo stomaco ed aggiungono dolore su dolore.
    Tutti siamo peccatori in questo senso, chi più e chi meno.
    Non fanno eccezione gli uomini di chiesa che peccano di “ignoranza” usando spesso come esempio, riferendosi agli stupratori, frasi del tipo “…uomini che si comportano come bestie” utilizzando pertanto paragoni non cristiani e diffamatori al riguardo di creature del Supremo, assolutamente estranee al reato di stupro.
    Non fanno eccezione neanche politici e giornalisti che entrano quotidianamente nelle nostre case attraverso i Media. Chi ha il delicato compito di fare “cultura ed informazione” dovrebbe essere  in prima linea nella lotta contro questa diseducativa consuetudine razzista che getta odio e discredito sui nostri “compagni di viaggio”.
    Gli animali sono assolutamente estranei alle nostre nefandezze, gli animali sono meglio di noi.
    Ciao Athos

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    14.12.2004, nel ricordo di Agostino Straulino

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

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    “Signore dei mari, mago del vento

…l’ultimo signore dei marinai di una volta!

“

    Raccontare una leggenda non è mai semplice e Agostino Straulino è stato una leggenda già in vita. Conosciuto da tutti i diportisti, ma noto anche a quanti non hanno mai messo piede su una barca, rimane nella mente di tutti gli italiani e, soprattutto di noi marinai, “il signore dei mari, mago del vento”.
    Lo storico grande passaggio nel canale navigabile di Taranto a vela con vento in poppa
.

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    Non smettiamo mai di “guardarlo” il vento: dobbiamo sapere da dove arriva, come cambia, cosa ci vuol dire con le onde. E’ come se tanti messaggi si intrecciassero insieme e noi dobbiamo ogni volta decifrarli. E l’umore del vento influenza quello del marinaio. Il marinaio è contento quando c’è il vento, si diverte, non aspetta altro. Ed è sempre lì che oscilla tra i limiti estremi della bonaccia e dell’uragano”.
    (Agostino Straulino Comandante Nave Scuola Amerigo Vespucci – 1965).

    capitano-di-vascello-agostino-straulino-www-lavocedelmarinaio-comNato a Lussinpiccolo, sull’isola di Lussino in Dalmazia, il 10 ottobre 1914, da una famiglia di antiche tradizioni marinare, Agostino Straulino, fin da piccolo è considerato un marinaio. All’età di cinque anni sapeva già nuotare e destreggiarsi nella barca a vela del padre. Il marinaio Straulino cresce così nelle acque delle isole dalmate, e con lui un incontenibile voglia di navigare. Consegue il Diploma all’Istituto Nautico e dopo poco, nel 1934 entra in Accademia Navale, come allievo ufficiale di complemento. Lì per la prima volta ebbe l’occasione di provare una barca classe Star durante una regata di sfida contro gli ufficiali effettivi. “La fatalità – raccontava Straulino – a volte fa strani scherzi, da manovratore passai al timone e da allora non lo lasciai più”.
    Negli anni in cui la Marina istituiva una Sezione Velica si mise subito in luce guadagnandosi un posto tra i migliori skipper dell’Accademia. Nel 1938, vince a Kiel, il titolo Europeo nella Classe Star, ma la guerra era alle porte e lui è un’ufficiale di Marina. Fu dunque prima imbarcato sull’incrociatore Garibaldi, per far parte successivamente, straulino2dei Mezzi d’Assalto nel Gruppo Gamma. Con essi, munito di autorespiratore, partecipò a missioni d’assalto ad unità nemiche. A guerra finita, con il Trattato di pace vide la sua Isola diventare parte del territorio Jugoslavo e buona parte del patrimonio velico della Marina, dalle sedi alle imbarcazioni da crociera e da regate, andato perduto sotto i bombardamenti. Riorganizzata la Marina, Straulino fu imbarcato sull’Amerigo Vespucci come ufficiale capo reparto, poi di nuovo nei Mezzi d’Assalto e poi in Gruppo straulino2speciale addetto allo sminamento dei porti. Ma il suo destino di campione lo attendeva, tornò alle regate e, passata la delusione delle Olimpiadi di Torquay 1948, dove perse l’oro per il disalberamento a cento metri dall’arrivo dell’ultima prova e per una squalifica “inflittagli ingiustamente – Lui raccontava – per motivi politici dai giudici inglesi”, cominciarono le vittorie. Inizia una lunga scia di vittorie, che, insieme all’inseparabile amico Rode, lo porta ad aggiudicarsi otto campionati europei consecutivi (1949-1956), due mondiali (1952-1953) ed una medaglia d’argento a Melbourne (1956) un quarto posto a Roma (1960) ed una medaglia d’oro, la più bella, alle Olimpiadi di Helsinki del 1952. Nel 1960 matura l’idea di lasciare la Classe Star, per dedicarsi alla navigazione oceanica pura. Nel febbraio 1961, al Comando della Nave Scuola “Corsaro II” partì da Livorno per iniziare una campagna di addestramento che lo porta a navigare l’Atlantico, il Canale di Panama, e l’Oceano Pacifico.
    agostino-straulino-in-una-foto-depoca-www-lavocedelmarinaio-comNel 1965 il assume il comando di nave Vespucci. Dalla plancia della nave a vela più bella del mondo, il Comandante Straulino si distingue per alcune imprese rimaste nella storia della Marineria. Né gli 83 metri della nave, né tantomeno, le oltre 4000 tonnellate di stazza, riescono infatti a frenare l’indole agonistica del Comandante. Durante la campagna nel Baltico ingaggia un “duello” con una nave scuola tedesca che, tradizionalmente, incrociando il Vespucci, lo sfidava ad una gara di velocità, avendone quasi sempre la meglio, favorito dalla maggiore velocità espressa dallo scafo che in origine era un clipper.
    Ma Tino (così era affettuosamente chiamato) conosceva questa particolarità e ordinato “posto di manovra generale alle vele” riusciva, in poco tempo, a raggiungere i 10 nodi con Vespucci, costringendo i tedeschi a desistere dal tentativo di passarlo al vento.
    Ancor più significativo è stato l’attraversamento del canale navigabile di Taranto, in uscita dal Mar Piccolo, con il Vespucci, manovrato esclusivamente a vela, impresa rimasta ancor oggi mai ripetuta che ha fatto definire Agostino Straulino, il “Mago del Vento”.
    Il Presidente della Repubblica ha conferito all’ammiraglio di divisione Agostino Straulino la Medaglia d’Oro al merito di Marina “Alla Memoria” con la seguente motivazione:
    straulino5“FIGURA DI SPICCO NEL MONDO DELLA VELA INTERNAZIONALE, NEL CORSO DELLA SUA CARRIERA IN MARINA E PIU’ IN GENERALE NELL’ARCO DI UN’INTERA VITA DEDICATA A PERSEGUIRE UNA INESTINGUIBILE PASSIONE PER IL MARE, HA EVIDENZIATO NOTEVOLE PERIZIA NELL’ARTE MARINARESCA CONSEGUENDO RISULTATI DI ECCEZIONALE RILIEVO E RAGGIUNGENDO LIVELLI DI ASSOLUTO VERTICE NELLE PIU’ PRESTIGIOSE ED IMPEGNATIVE COMPETIZIONI MONDIALI. CHIARISSIMO ESEMPIO E SPRONE PER GENERAZIONI DI MARINAI, HA RAPPRESENTATO UN COSTANTE MODELLO DA EMULARE ED UN AUTOREVOLE PUNTO DI RIFERIMENTO NEL PROCESSO FORMATIVO DEGLI UFFICIALI DI MARINA, CHE CON INCONDIZIONATO IMPEGNO HA INIZIATO ALL’ATTIVITA’ VELICA. QUESTA PASSIONE, CHE HA CONTINUATO AD ACCOMPAGNARLO ANCHE NEGLI ANNI PIU’ RECENTI, I SUOI PRESTIGIOSI SUCCESSI SPORTIVI, LA SUA INSTANCABILE, PREZIOSA E MERITORIA DEDIZIONE A FORMARE NUOVE GENERAZIONI DI MARINAI ED IL SUO ESEMPIO HANNO CONTRIBUITO AD ACCRESCERE IL PRESTIGIO ED IL LUSTRO DELLA FORZA ARMATA E AD ESALTARE LE TRADIZIONI DELLA MARINERIA ITALIANA IN TUTTO IL MONDO”.
    Roma, 14 dicembre 2004

    vespucci-crociera-nord-europa-1965-comandante-straulino-foto-vittorio-milone