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    20.9.1936, varo della regia nave coloniale Eritrea

    a cura Antonio Cimmino e Carlo Di Nitto

    – La mitica violatrice di blocchi navali –

    La regia nave coloniale “Eritrea” dislocava 3117 tonnellate. Varata il 20/09/1936 nei Cantieri Navalmeccanica di Castellammare di Stabia, era entrata in servizio il 28/06/1937. Progettata per espletare servizio nei climi caldi delle colonie, aveva un originale sistema di propulsione mista diesel – elettrica, oltre che un armamento multi ruolo (appoggio sommergibili, avviso scorta e posamine). Appena entrata in servizio, fu utilizzata durante la guerra civile spagnola; successivamente venne destinata al porto di Massaua, nel Mar Rosso, in appoggio ai Sommergibili di quella base e vi rimase anche dopo lo scoppio delle ostilità.
    La notte del 19 febbraio 1941, lasciò Massaua in tutta segretezza con l’ordine di forzare il blocco navale anglo-francese e raggiungere l’alleato Giappone. Riuscita ad eludere la serrata caccia nemica, ricorrendo anche al camuffamento delle sovrastrutture, dopo una avventurosa traversata dell’intero Oceano indiano entrò nelle acque della Malaysia attraverso lo Stretto di Malacca per passare nell’Oceano Pacifico.
    Il 18 marzo raggiunse una zona sotto il controllo della Marina imperiale giapponese, ed approdò pochi giorni dopo a Kobe. Sottoposta a lavori, rimase in Estremo Oriente per fornire supporto logistico ai sommergibili italiani e tedeschi operanti in quei mari.
    Alla proclamazione dell’armistizio si trovava in navigazione nello Stretto di Malacca e, per impedire la cattura, dovette fuggire nuovamente eludendo questa volta il blocco navale della Marina Imperiale Giapponese e la caccia dei sommergibili tedeschi. Giocando d’astuzia riuscì a raggiungere Ceylon.
    Durante la cobelligeranza l’attività operativa dell’unità fu intensa, svolta prevalentemente nei mari dell’Estremo Oriente fino al termine delle ostilità.

    Nel 1946 recuperò e riportò in Italia gli internati italiani nei campi di concentramento asiatici.
    Fu radiata il 28/01/1948 ed il 12 febbraio successivo fu consegnata alla Francia in ottemperanza al trattato di pace. Rinominata “Francis Garnier”, dopo aver svolto anche nella Marina Francese intensa attività di squadra e bellica, rimase in servizio fino al 01/01/1966. Usata come bersaglio in un esperimento nucleare svolto nell’atollo di Mururoa, affondò il 29 ottobre successivo. Il relitto giace a circa 1300 metri di profondità.

    Partecipò alla guerra d’Indocina e nel 1966, usata come bersaglio, fu affondata nell’esperimento nucleare nell’atollo di Mururoa.

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    8.9.1943, ricordando Adone Del Cima

    a cura Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    …Comandante della corazzata Roma, così scriveva a sua madre.

    8 settembre 1943,
    mia mamma adorata, se giungendovi questo mio scritto, qualche cosa mi fosse accaduto, pensate che il mio ultimo pensiero è stato per la mia Patria e per voi che ho adorato più di me stesso. La storia giudicherà gli avvenimenti e comprenderà la nostra sorte. Baciatemi tutti e in particolare Romana e violetta che tanto ho in mente con la mia marina cui tutte le mie energie ho donato. Alle care sorelle e a voi lascio quel poco che posseggo, sotto la guida dei cari Tonino e Gino, perdonatemi e beneditemi: Vi abbraccio e bacio con infinita dolcezza. Adone.

    Al comandante Adone Del Cima fu conferita la Medaglia d’argento al valor militare alla memoria, ma la decorazione non fu mai consegnata ai parenti.
    Il 9 settembre 2005 nella sua città natale a 62 anni esatti dalla scomparsa la sua figura è stata ricordata in una cerimonia commemorativa che ha visto la lettura di un messaggio del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e che ha avuto come momento conclusivo la presentazione di un libro sulla vita del comandante e lo scoprimento di un cippo commemorativo.

    Adone Del Cima (Torre del Lago Puccini, 1898 – al largo dell’Asinara, 9 settembre 1943)

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    8.9.1959, nave Montecuccoli consegne per l’accensione

    a cura Antonio Cimmino

    L’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli fu varato a Genova il 2 agosto 1934 e radiato il 31 maggio 1964. Fu demolito nel 1972.

    Una delle 6 caldaie Yarrow che fornivano vapore a 225° a 2 turbine (2 eliche e 120.000 C.V.)
    Le caldaie a 5 generatori producevano 90 tonn/ora di vapore ed erano alloggiate in locali separati.
    Velocità 37 nodi.

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    7.9.1860, omaggio ai piccoli “Grandi” eroi della Nunziatella

    a cura Enzo Turco

    …Importanza e drammaticità di una scelta.

    Partiamo dalla fine della storia. A febbraio di ogni anno una nutrita rappresentanza dell’Associazione ex-allievi della Scuola Militare della Nunziatella si ritrova sulle rovine di quella che fu la Batteria Transilvania della Fortezza di Gaeta per il lancio a mare di una corona di fiori in onore dell’Alfiere Carlo Giordano Comandante di quella batteria.

    Facciamo un salto indietro di oltre 280 anni. Siamo nel 1735 quando Carlo di Borbone pone le basi di quella che diverrà la Nunziatella il più antico e prestigioso Istituto Militare ancora esistente (non a caso apre la sfilata del 2 Giugno Festa della Repubblica). In questi anni nell’istituto si sono “forgiati” in ogni epoca militari, politici, economisti, letterati, ecc. Con l’Unità d’Italia la Scuola non venne smantellata o modificata negli obiettivi anzi la sua potenzialità formativa fu riconosciuta al punto che la frequentarono perfino Vittorio Emanuele III e altri rampolli di casa Savoia.
    La nostra storia ha inizio nell’estate del 1860 quando le truppe garibaldine attraversato lo stretto di Messina e risalita la Calabria quasi senza combattere sono in procinto di entrare a Napoli; nel frattempo Vittorio Emanuele II scende con le sue truppe verso il Regno delle due Sicilie. Francesco II che sta per essere compresso tra i due, si arrocca nella Fortezza di Gaeta e pianifica l’ultima resistenza del grosso delle sue truppe sul Volturno. A Napoli tutti si aspettano l’ingresso di Garibaldi con tutte le incognite e le paure del dopo. Anche nel “Rosso Maniero” i grandi (militari, insegnanti, personale di governo, ecc.) visto gli ultimi eventi militari discutono sul cosa fare e con chi schierarsi. Solo il Comandante, il Colonnello Annibale Muratti, con grande senso di responsabilità impegna il suo ascendente e il suo grado per mantenere struttura, Scuola e Allievi fuori dal clima di grande incertezza politica, militare e sociale che stava travagliando gli animi dei meridionali ponendoli davanti ad una scelta di campo spesso obbligata e certamente non voluta né tantomeno cercata. A eventi così grandi, però, non ci si poteva comportare da struzzi cercando di non vedere né di sentire. Gli Allievi incominciarono a capire qualcosa già quando alcune famiglie dei loro compagni giunsero a Napoli dai punti più disparati del Regno riportarsi prudentemente a casa i propri ragazzini. Questa circostanza e la notizia che il Re si era arroccato a Gaeta per tentare l’ultima difesa del proprio Regno convinse un gruppetto di allievi tra gli 11e i 19 anni a guardarsi negli occhi e a decidere il da farsi.
    A questo punto faccio parlare il giornalista Roberto Maria Selvaggi con il suo articolo edito da: “Il SUD Quotidiano” del 8/2/97.

    “Il 7 settembre 1860 alla Nunziatella regnava una grande agitazione: la notizia che il Re aveva raggiunto Gaeta e che l’esercito avrebbe tentato un’ultima difesa sulla linea del Volturno, nonostante i silenzi di molti ufficiali ed istruttori, era trapelata. Alcuni dei ragazzi decisero di fuggire dal collegio per raggiungere il loro Re e per poter partecipare all’ultima difesa. I loro nomi non possono essere dimenticati, perché rappresentano sentimenti e valori che non hanno confini: il loro esempio sarebbe stato di grande aiuto al popolo meridionale, molto più che il ricordo di Garibaldi e di Cavour. Non possiamo ricordare come eroi positivi solo quelli che, venuti da fuori, ci avrebbero “liberato”. Furono invece cancellati dalla storia. I due fratelli Antonio ed Eduardo Rossi, 17 e 14 anni, erano figli di un ufficiale morto nella campagna di Sicilia del 1848. Un giornalista francese presente a Gaeta durante l’assedio li ricorda così: “Ho incontrato stasera su una batteria un sottotenente di 15 o 16 anni che serviva ai pezzi con due soli uomini per quattro cannoni, caricando, puntando e tirando con rabbia. Questo bravo ragazzo si chiama Rossi ed ha un fratello che, come lui, si è distinto durante l’assedio”. Eliezer Nicoletti, 17 anni, figlio del maggiore di fanteria che sbaragliò i garibaldini di Pilade Bronzetti alla battaglia del Volturno, Ludovico Manzi, di 17 anni, Ferdinando De Liguoro, figlio del colonnello comandante il 9° Puglia, reggimento da lui condotto da Capua a Napoli con i garibaldini ormai padroni della città. Dopo la resa fu come gli altri vessato e maltrattato. Non riconosciuti a questi ragazzi nemmeno i gradi acquisiti sotto il loro legittimo Re. De Liguoro emigrò in Austria, dove fu ammesso nell’esercito e combatté anche a Custoza contro i piemontesi nel 1866. Alfonso Scotti Douglas, 11 anni, il più giovane di questi ragazzi, figlio del generale di origine parmense Luigi, fu adibito ai lavori del genio nella piazza di Capua. Carmine Ribas, 18 anni, che raggiunse l’anziano padre di stanza a Gaeta, fu anch’egli adibito ai lavori del genio nella piazza di Capua. Francesco e Felice Afan De Riviera, 17 e 16 anni, figli del generale Gaetano, raggiunsero i fratelli maggiori che combattevano a Capua. Anch’essi dopo Gaeta emigrarono in Austria e Felice abbracciò in seguito la vita religiosa entrando in convento a Napoli, dove morì nel 1924. Francesco Pons De Leon, 18 anni, raggiunse il padre, maggiore in servizio nella piazza di Gaeta e operò lui pure come semplice servente ai pezzi di una batteria. Ferdinando Ruiz, 17 anni, nipote del generale Vial, fra mille peripezie riuscì ad arrivare a Gaeta solo nel gennaio 1861. Ferdinando e Manfredi Lanza, 17 e 16 anni, figli di un ufficiale del genio, si comportarono da piccoli eroi a Gaeta e Ferdinando, l’ultimo giorno d’assedio, fu colpito da una granata che gli troncò di netto un piede. Infine Carlo Giordano, 17 anni, orfano da pochi mesi del padre, generale napoletano. Fuggì dalla Nunziatella il 10 ottobre, dopo i suoi compagni. Durante l’assedio servì alla batteria Malpasso con abnegazione e coraggio, supplendo all’inesperienza con la forza della sua giovane età e con l’entusiasmo di chi difende la propria Patria da una vile aggressione. L’11 febbraio 1861 iniziarono le trattative di resa della piazza di Gaeta. Il generale Cialdini preferì non interrompere il bombardamento, anzi lo intensificò perché, come scrisse a Cavour, naturalmente in francese, “le bombe fanno ragionare male e diminuiscono le condizioni richieste”. Poche ore prima della firma della capitolazione, il 13 febbraio 1861, scoppiò con un tremendo boato il deposito di munizioni della batteria Transilvania, che travolse uomini e cose e distrusse la batteria servita da Carlo Giordano. Fu l’ultima vittima di una inutile ferocia e di una assurda guerra civile. I suoi resti non furono mai trovati, ma il suo ricordo deve rimanere nei cuori dei napoletani perché il suo sacrificio non sia dimenticato. Da nessuna parte, né a Gaeta né altrove esiste una lapide che ricordi questo ragazzo che, a torto o a ragione, considerò il Regno delle Due Sicilie la sua Patria.”

    Leggere di questi ragazzi, del loro coraggio e della loro abnegazione mi ha fatto molto riflettere sulla giustezza o meno dell’oblio storico calato sulla vicenda. Non voglio tediarvi con il mio pensiero, ma mi sorge spontaneo chiedervi se ritenete giusta questa non memoria storica e se non sarebbe stato più giusto, malgrado la loro scelta …sbagliata(?) onorarne l’eroismo, l’attaccamento alla loro bandiera ed il rispetto del loro giuramento?
    Le stesse domande me le faccio anche per altri giovani che in tempi più o meno recenti della nostra storia nazionale si sono trovati di fronte ad un bivio e sono stati costretti a scegliere una via piuttosto che un’altra e per questo non sono dimenticati, ma sono trattati da briganti e malfattori. Allora a voi un’ultima domanda: quanti anni debbono passare perché la morte operi, come diceva Totò, come una…”livella”? Ma forse questa è un’altra Storia!

    Nota: Non esistono immagini coeve ai fatti dalle quali possano trasparire la fierezza e l’orgoglio dell’appartenenza di questi eroi – bambini; esistono, però, delle clips dei nostri giorni che riprendono gli attuali Allievi della Nunziatella in alcune loro attività ; ebbene a distanza di centinaia di anni l’aspetto, il portamento, la determinazione e l’orgoglio sono rimasti gli stessi. Guardiamoceli e riflettiamo.

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    La Regia Marina

    di Claudio Confessore

    LIBRI, FASCICOLI, PITTORI E CARTOLINE POSTALI DELLA GRANDE GUERRA 

    La scarsa conoscenza che gli italiani avevano degli avvenimenti sul mare durante la Grande Guerra dipendeva da varie cause fra cui, non trascurabile, quella di estrema riservatezza con cui vennero condotte le operazioni sul mare rispetto alla guerra terrestre.
    Cessate le ragioni per le quali la Marina fu chiamata la “silenziosa” si ritenne necessario diffondere la conoscenza dello sforzo compiuto nei 41 mesi del conflitto.
    L’Ufficio Storico della Regia Marina avviò alla fine della Grande Guerra la pubblicazione di alcuni fascicoli intitolati “Cronistoria della guerra marittima italo-austriaca 1915-1918” che, sulla base di documenti ufficiali italiani e di fonte nemica, illustravano vari aspetti della guerra. Si trattava di un’opera di carattere tecnico, classificata come riservatissimo (oggi non più classificata), ed indirizzata principalmente agli Ufficiali per trarne ammaestramenti dalla esperienza della guerra.
    Fu un lavoro meticoloso che impegnò l’Ufficio Storico dal 1919 al 1932. L’opera nella sua versione integrale consta di 26 fascicoli, per un totale di 5.253 pagine, con centinaia di tavole e diagrammi, corredati di numerosi elementi accessori in originale (rapporti di missione, diari di bordo, messaggistica operativa, ecc …), integrando il tutto con il contributo diretto dei protagonisti. In particolare, la Cronistoria si compone di tre collezioni. La prima collezione: “Preparazione dei mezzi” è composta da una raccolta di 9 fascicoli, per un totale di 1.480 pagine e 142 Tavole. La seconda collezione: “Impiego delle forze navali – operazioni” è composta da una raccolta di 11 fascicoli (nota 1), per un totale di 1.290 pagine e 76 Tavole. La terza collezione: “serie speciale” raccoglie argomenti politici, economici e militari non compresi nelle altre due serie e si compone di 6 fascicoli sviluppati in 8 volumi, per un totale di 2.484 pagine e 46 Tavole.

    Nel 2015, in occasione del centenario della Grande Guerra è stata realizzata dall’Ufficio Storico della Marina una edizione digitale dell’opera

    Poiché la “Cronistoria della guerra marittima italo-austriaca 1915-1918”, classificata, non poteva essere diffusa al pubblico fu decisa la redazione della collana in 8 volumi dal titolo: “La Marina Italiana nella Grande Guerra”. Poiché anche quest’opera richiedeva tempo per la sua preparazione, infatti gli 8 volumi vennero dati alle stampe solo nel 1936, il Capo di Stato Maggiore della Marina diede incarico all’Ufficio Storico di creare in breve tempo un’altra opera divulgativa poiché abbondavano diverse memorie di carattere personale con considerazioni non sempre obiettive nei riguardi della Regia Marina, in particolar modo da parte delle marine alleate.
    Nel 1920 fu quindi stampato il volume “La Marina italiana nella guerra mondiale 1915-1918”, edito dalla Lega Navale Italiana. Si tratta di un unico volume con cui si voleva diffondere presso il pubblico una raccolta di dati statistici e di notizie per offrire un’idea sintetica, ma sufficientemente completa, del lavoro compiuto dalla Marina sia nella guerra marittima che sul fronte terrestre.

    Poiché l’opera fu in breve tempo esaurita, si decise di ristamparla accettando la proposta dello storico Camillo Manfroni, uno dei fondatori della Lega Navale e per molti anni insegnante di storia presso l’Accademia Navale di Livorno, di dare spazio anche alla critica storica.
    La proposta di Manfroni venne accolta e gli venne affidato l’incarico di compilare l’opera sotto il suo nome, riservando all’Ufficio Storico il diritto di revisione delle bozze.
    Il vantaggio che s’intendeva conseguire con tale operazione risiedeva nel fatto che nella nuova opera sarebbero stati trattati argomenti, soprattutto riguardanti gli Alleati, che la Marina intendeva rendere di pubblica ragione, ma che non poteva discutere apertamente.
    Nel 1923 veniva pubblicata l’opera di Camillo Manfroni, “Storia della Marina italiana durante la guerra mondiale 1915-1918”, Bologna, Zanichelli, 1923 a cui seguirà una seconda edizione nel 1925.
    Nel 1926 l’Ufficio Storico pubblicò il fascicolo “La Marina Italiana nella Guerra Mondiale 1915 -1918: Dati Sintetici e Statistici” in cui erano trattati sinteticamente lo sviluppo e l’attività della Marina, le perdite, le spese, i condottieri e gli eroi.
    Per completare l’argomento evidenzio che durante la Grande Guerra, e specificatamente dal 1916 al 1919, a cura dell’editore Alfieri Lacroix di Milano furono pubblicati i seguenti libri:
    – “Guerra di Mare” di Maffio Mafii (giornalista e scrittore italiano, direttore dei quotidiani Gazzetta del popoloCorriere della Sera e La Nazione) del 1917;
    – “La riscossa Navale” di Maffio Mafii del 1918;
    – “La vittoria in Adriatico” di Maffio Mafii del 1919
    Oltre predetti libri durante il conflitto, la stessa casa editrice, stampò anche alcuni fascicoli della collana “La Marina Italiana nella Guerra Europea”, preparati dall’Ufficio speciale della Marina, redatti da autori vari:
    – fascicolo 1 – “Nel silenzio Adriatico” anno 1916
    – fascicolo 2 – “La nostra squadra da battaglia” anno 1916
    – fascicolo 3 – “Le provvidenze civili a Grado Redenta” anno 1917
    – fascicolo 4 – “Per l’esercito serbo” anno 1917
    – fascicolo 5 – “Il poema delle siluranti” anno 1917
    – fascicolo 6 – “Per la difesa di Venezia” anno 1917
    – fascicolo 7 – “La caccia ai sommergibili” anno 1917
    – fascicolo 8 – “La Marina Italiana nelle operazioni di terra” anno 1918
    – fascicolo 9 – “Le spedizioni d’oltre mare” anno 1918
    – fascicolo 10 – “L’opera sanitaria della Marina da Guerra” anno 1918
    – fascicolo 11 – “Brindisi, la sentinella vigile dell’Adriatico” anno 1918.

    Predetti fascicoli sono abbastanza facili da trovare in commercio singolarmente. Esiste anche la versione in cui i fascicoli sono raccolti in due volumi ed una che li raccoglie in un unico volume più rara da trovare.
    Ma la storia si può raccontare anche attraverso interpretazioni pittoriche ottenendo un valore comunicativo immediato con emozioni difficilmente raggiungibili con una semplice fotografia. La relazione tra la Marina Militare e la pittura ha origini remote.
    Partendo da famosi pittori veneti del XV° secolo come Carpaccio e Canaletto fino ad arrivare nel 1800 e 1900 a Bucci, Cascella, Carpi, Lulo de Blass, Cagli, Crema, De Martino, Claudus ed altri tra cui Ippolito Caffi che perse la vita nell’affondamento della corazzata “Re d’Italia” nella battaglia di Lissa. Durante la Grande Guerra la Marina impiegò vari artisti a documentare la guerra sulle navi e sul fronte terrestre e che raccontarono la storia della Regia Marina attraverso i dipinti. Tra le varie opere ricordiamo:
    – “Serbia eroica”, “Sull’Adriatico” e “Guerra sul Mare” di Aldo Carpi, volontario in Marina (nota 3);
    – “Visioni di guerra”, “Marinai a terra e a Bordo” di Lulo de Blass;
    – “Marina a terra” “Marinai” di Anselmo Bucci.
    Da segnalare anche il dipinto raffigurante l’impresa dell’affondamento della Viribus Unitis di Tommaso Cascella del 1934 dedicato al suo amico Raffaele Paolucci conterraneo abruzzese ma anche con la comune esperienza vissuta in Marina durante la Grande Guerra.

    Litografia “Lettere a Casa” di Anselmo Bucci tratta dalla raccolta
    “Marina a terra” (50 lito a colori, in 250 esemplari)

    Aldo Carpi, Affondamento del Lyka, 29 dicembre 1915, Durazzo

    Oltre alla diffusione di libri e di dipinti e raccolte di disegni, schizzi e litografie, un altro metodo di divulgazione scelto dall’Ufficio Storico della Regia Marina, fu quello di mettere in commercio cartoline postali illustrate che rappresentavano in forma semplice e sintetica, le varie attività svolte. Le cartoline furono suddivise in 10 serie per un totale di 83 cartoline che danno un’idea abbastanza completa della enorme opera compiuta dalla Marina per conquistare e mantenere il dominio del mare, per assicurare i rifornimenti al Paese e mettere l’Esercito in condizioni di combattere.
    Le serie erano così suddivise:
    – serie 1: L’Italia e l’Austria di fronte
    – serie 2: I tipi di navi
    – serie 3: Sviluppo della efficienza della Marina durante la guerra
    – serie 4: I grandi avvenimenti
    – serie 5: Attività della Marina
    – serie 6: La guerra sottomarina al traffico marittimo
    – serie 7: Collaborazione della Marina con l’Esercito
    – serie 8: L’aviazione marittima durante la guerra
    – serie 9: Il personale della Marina
    – serie 10: Bollettini, Proclami, Patti, Ordini del Giorno.

    NOTE
    (1)
     In realtà l’ultimo fascicolo porta la numerazione 12. Nella sequenza manca il n° XI il cui titolo doveva essere “la Difesa del Traffico Marittimo e la Guerra ai Sommergibili nemici” che confluì nel volume “Il Traffico Marittimo” presente nella Terza Collezione Serie Speciale che raccoglieva argomenti politici, economici e militari non compresi nelle altre due serie.
    (2) Risulta che della versione cartacea esiste solo una copia dell’intera raccolta custodita gelosamente presso l’Ufficio Storico della Marina Militare.
    (3) Aldo Carpi marinaio volontario nel 1915 e pittore di Marina in prima linea, fu direttore dell’Accademia di Brera dal 1945 al 1958. Nipote di un ebreo convertito al cristianesimo fu denunciato per antifascismo nel gennaio del 1944 per aver aiutato una sua alunna israelita, fu deportato a Gusen, campo-satellite di Mauthausen in Austria e si salvò grazie al suo talento. In prigionia cominciò anche a scrivere il suo “Diario di Gusen, 1944 1945”, un diario scritto ed illustrato dall’interno di un campo di sterminio, sotto forma di lettere indirizzate alla moglie Maria.