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    I colori della marineria veneziana (Gianfranco Munerotto)

    Recensione di Cristina Giussani
    segnalata da Luigi Griva

    Nel corso della storia l’uomo ha sempre sentito l’esigenza di colorare in vario modo, a seconda delle diverse culture, le imbarcazioni su cui navigava: per farsi notare in lontananza da amici e nemici, per ragioni scaramantiche e, infine, per ragioni estetiche o di rappresentanza. Anche Venezia e i suoi marinai non sono sfuggiti a questa tendenza quasi “naturale”: navi e barche nate in laguna hanno sempre sfoggiato, in modo più o meno vistoso, colori o decorazioni particolari. Raramente, però, gli studi di storia navale pongono l’attenzione sulla colorazione, che pure rappresentava (e ancor oggi rappresenta) il primo impatto visivo di un natante e, quindi, motivo di memoria visiva. Nel mondo millenario della marineria veneziana, studiato da secoli nei più diversi aspetti tecnici o storici, mancava fino ad oggi una ricerca specifica sulla colorazione sia delle navi, sia delle semplici barche pescherecce o lagunari, con riferimenti alle vele, così importanti nella marineria adriatica, e alle bandiere. Questo volume, basato sull’esame rigoroso e accurato di documenti, materiali e iconografia storica coevi alle epoche trattate, intende contribuire a colmare tale lacuna.

    I colori della marineria veneziana – Dalla Repubblica alle soglie del XX secolo
    •Gianfranco Munerotto (*)
    •Cierre Edizioni
    Anno: 2019
    Formato: 17 x 24 cm
    Pagine: 304
    Illustrazioni: a colori
    Rilegatura: brossura
    ISBN: 9788883149795
    Prezzo: 24,00 €

    (*) Gianfranco Munerotto si dedica da molti anni allo studio della marineria lagunare, anche in qualità di convinto assertore dell’archeologia sperimentale, avendo condotto e partecipato a diverse ricostruzioni di materiali attinenti alle imbarcazioni tradizionali. Ha pubblicato, tra l’altro, studi sull’evoluzione storico-tecnica della gondola, alcune monografie (batèla, gondolìn da fresco) e un dizionario dei termini di marineria veneziana. È stato consulente di Soprintendenza e Regione Veneto, collabora con il Museo Storico Navale di Venezia ed è membro dell’Istituto italiano di archeologia ed etnologia navale.

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    21.6.1943, consegna regio sommergibile Vortice

    a cura Carlo Di Nitto

    Breve Storia
    Il regio sommergibile Vortice, fu  varato il 23 febbraio 1943 presso i C.R.D.A. di Monfalcone, fu consegnato alla Marina il 21 giugno dello stesso anno e, al comando del Tenente di vascello Marco Revedin, fu trasferito a Taranto.
    Il 7 settembre salpò per portarsi in agguato lungo le coste orientali della Sicilia: sopravvenuto l’armistizio, in ottemperanza agli ordini ricevuti raggiunse Augusta consegnandosi alle autorità britanniche.
    Dislocato a Malta, il 6 ottobre ripartì per Napoli, ove venne impiegato per rifornire di energia elettrica il porto. Al comando del Tenente di vascello Giovanni Manunta fu trasferito nuovamente a Taranto. Dopo un breve turno di lavori di manutenzione fu inviato, nel febbraio 1944, nelle isoleBermude, dove svolse attività addestrativa antisom per i reparti aeronavali statunitensi.
    Nel 1945 il Vortice rientrò in Italia, a Taranto, nel 1948 dove venne disarmato, trasformato in pontone di carica e denominato V. 1 nel 1950. In realtà si trattò di uno stratagemma per continuare ad addestrare i sommergibilisti italiani nonostante le severe clausole del trattato di pace ed il battello effettuò uscite notturne per tornare a fingersi pontone di carica durante il giorno, rifiutando così la cessione alla Francia, con sotterfugi e sottraendosi alla demolizione.
    Nel 1952, in seguito all’ammissione dell’Italia alla N.A.T.O., fu rimesso in servizio e denominato nuovamente Vortice.
    Nel periodo 1953 – 1954, al comando del Capitano di corvetta Aredio Galzigna,  effettuò importanti lavori di trasformazione e modifica (eliminazione delle artiglierie, modifica della falsatorre, installazione del radar e altre) e fu trasformato in unità addestrativa per creare la nuova generazione di sommergibilisti e per l’addestramento antisom delle navi di superficie e degli aeromobili e impiegato esclusivamente per compiti addestrativi.
    Fu radiato il 1° agosto 1967.

    Caratteristiche Tecniche
    Cantiere: C.R.D.A. – Monfalcone
    Impostato: 03-01-1942
    Varato: 23-02-1943
    Consegnato: 21-06-1943
    Radiato: 01-08-1967
    Dislocamento in superficie 866 t – in immersione 1068 t
    Lunghezza 63,15 m
    Larghezza 6,98 m
    Pescaggio 4,87 m
    Profondità operativa:80 mt
    Profondità di collaudo: 130 mt
    Propulsione motore diesel FIAT da 2.400 CV – elettrico C.R.D.A. da 800 CV
    Velocità in superficie: 16 nodi – in immersione: 8 nodi
    Autonomia in superficie :2000 nm a 12 nodi , 13.000 nm a 8,5 nodi
    Autonomia in immersione: 7 nm a 8 nodi, 74,5 a 4 nodi
    Armamento artiglieria:  1 cannone da 100/47mm – 2 mitragliere binate da 13,2mm
    siluri: – 4 tubi lanciasiluri da 533mm a prora  – 2 tubi lanciasiluri da 533mm a poppa
    Equipaggio 5 ufficiali 44 sottufficiali e comuni
    Motto: Et etiam absurge vortice (E anche oggi dal vortice sorgerai)

    Un medaglione, una storia
    Interessante medaglione commemorativo mono faccia (o placchetta “uniface”) di grande modulo (diametro 82 mm.) realizzato in fusione di bronzo nell’anno 1948 e firmato Viola Neglia .
    Raffigura un angelo che, nonostante un’intensa pioggia temporalesca, depone una corona su un sommergibile in fase di affioramento rapido (o affondamento ?) con la prua rivolta verso il sole che sorge.
    Il catalogo della medaglistica della Marina Militare non fornisce spiegazioni in merito a quale evento particolare si riferisce. Alcune fonti lo pongono in relazione alla riattivazione segreta del sommergibile “Vortice”. Questo battello opportunamente camuffato per eludere le restrittive prescrizioni del trattato di pace, che aveva imposto all’Italia il completo smantellamento della componente subacquea, nel 1948 ricominciò (con l’altro sommergibile “Giada”) ad uscire in mare per esercitazioni. Questo consentì, sia pur clandestinamente, la formazione di nuovi nuclei di sommergibilisti e, negli anni seguenti, la conseguente rinascita di una flotta sottomarina italiana.
    Da ciò il velato, simbolico messaggio di sfida trasmesso dal motto “Post occasum ortus” (dopo il tramonto la rinascita) ovvero dopo la bufera bellica che aveva travolto e portato l’Italia al tramonto, rinasce il suo orgoglio. Contestualmente il serto di fiori deposto dall’angelo, ricorda e onora i Sommergibilisti non tornati alla base.

    Fonti
    – Alessandro Turrini “I SOMMERGIBILI ITALIANI DI PICCOLA CROCIERA E OCEANICI DELLA II G.M.”
    – Articolo pubblicato sulla Rivista Italiana Difesa n° 12 dicembre 1986
    – ALMANACCO STORICO DELLE NAVI MILITARI ITALIANE 1861-1995 – Roma 1996
    – Alessandro Turrini – ALMANACCO DEI SOMMERGIBILI – II tomo – suppl. R. M. n° 1 – gennaio 2003.

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    17.6.1970, la trepidante attesa su nave Vittorio Veneto

    di Enzo Turco



    Il 17 giugno 1970 si gioca la mitica semifinale del Campionato mondiale di Calcio in Messico ITALIA – GERMANIA 4 a 3. 

Quel giorno, nave Vittorio Veneto è ormeggiata affiancata ad una banchina del porto interno di San Juan de Portorico. Siamo in trepidante attesa di effettuare il giorno successivo i primi lanci di due missili antiaerei Terrier e il 19 un missile antisom ASROC. Siamo anche un tantino preoccupati perché il poligono di lancio è in pieno Triangolo delle Bermude, ampiamente noto per le sue stranezze e per la scomparsa di aerei e di unità navali. Già un paio di giorni prima, in fase di arrivo a san Juan avevamo testato il poligono e ci erano saltate (cosa molto strana) due girobussole e per una mezzoretta la bussola magnetica (la bussola di chiesuola) sembrava quasi impazzita con errori mai misurati prima. Anche i radar avevano avuto delle avarie non molto serie ma pur sempre avarie che gli stessi tecnici della ditta costruttrice riuscivano a giustificare. Stranezze operative a parte, la quasi totalità dell’equipaggio stava smaltendo la delusione causata dal rifiuto della USN di metterci a disposizione un aereo per portare una parte di noi a Città del Messico per la famosa semifinale. Ancora un’altra delusione ci attendeva poche ore prima dell’inizio della partita: Messico e Portorico trasmettevano e ricevevano con due sistemi TV diversi ed incompatibili.
    La partita non si poteva vedere, ancora peggio non la trasmettevano neanche per radio perché il “soccer” all’epoca non entrava nelle grazie degli USA e degli staterelli satelliti. Ci fu una riunione Capi Servizio e Ufficiali Addetti in quadrato; i cervelli fumavano a tal punto che si dovettero aprire gli oblò. Il tempo scorreva ma l’idea buona non veniva a nessuno…fino a che uno dei più giovani del Servizio Operazioni sussurrò: 
- “perché non cerchiamo di intercettare con gli apparati di GE qualche radio di lingua spagnola qualcosa la capiremo!”.
La potenza di trasmissione delle radio dell’America centrale era molto bassa per cui dovemmo rinunciare. E fu a questo punto che il genio Latino si scatenò: cercammo di intercettare le trasmissioni che la RAI faceva in Onde Corte per gli Italiani all’estero certi che la partita almeno l’Italia l’avrebbe trasmessa su tutte le frequenze radio.
    Im effetti riuscimmo a sentire qualcosa ma in modo quasi inintellegibile.

    A questo punto furono i nocchieri a scatenarsi; un paio di loro riuscirono a stendere un’antenna volante tra gli alberi che migliorò considerevolmente la ricezione che per la gioia di tutti venne data sulla rete radio interna e con la centralizzazione operativa nei locali operativi dove si poteva ricevere in cuffia. Alla rete dell’Italia scoppiò il finimondo qualcuno riuscì anche a dare fiato al typhon. I problemi li avemmo al corpo di guardia a poppa perché nella banchina vicina (V. cartina) a 90° e poppa a poppa con noi era ormeggiato l’incrociatore tedesco Lutjhens.

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    11.6.1940, regia nave Giasone I: “Onori”

    di Carlo Di Nitto

    Unità posacavi e salvataggio, dislocamento 1588 tonnellate. Costruita nei Cantieri Breda di Porto Marghera fu varata nel 1929 ed entrò in servizio nel 1930.
    Il mattino del 24 ottobre 1940 era partita da Trapani diretta a Pantelleria dove doveva sbarcare materiale di artiglieria. Verso le ore 16, trovandosi a nord dell’isola, scarrocciò a causa di forte corrente, entrò in un campo minato ed affondò per urto contro una torpedine.
    Non tutti sanno che, la notte dell’11 giugno 1940, questa Unità compì la prima azione di guerra sul mare della Regia Marina recidendo quattro dei sette cavi sottomarini che collegavano Londra alle sue basi mediterranee.

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    11.6.1943, Giovanni Manente

    di Roberto Lugato

    Disperso o congedato? …Riceviamo e pubblichiamo.

    Buongiorno amici della vocedelmarinaio,
    ho un Impegno da risolvere.
    Un mio amico, figlio del Marinaio Giovanni Manente, vorrebbe sapere, se possibile, il nome della nave in cui doveva imbarcarsi a Catania, mi sembra…, nella quale arrivò in ritardo all’imbarco per fortuna sua, visto che la sua nave, appena uscita dal porto, fu colpita e affondata.
    L’anno dovrebbe essere il 42.
    In attesa vi ringrazio.

    Carissimo Roberto,
    dalle ricerche effettuate su Giovanni Manente risultano delle palesi discordanze sui documenti rilasciati, dove risulta disperso dall’11 giugno 1943, come da documento sottostante rilasciato alla famiglia Manente dall’allora Dipartimento di Venezia, e congedato dal Comando Deposito di Venezia in data 6 giugno 1946.