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    Mons. Michele Massa (Piano di Sorrento, 17.01.1888 – 19.6.1957)

    di Antonio Cimmino

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Michele Massa nasce a Piano di Sorrento il 17 ottobre 1888.
    Tenente cappellano della III Armata, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale recuperò e traslò oltre 100.000 Caduti.
    Fu il cappellano del Sacrario di Redipuglia.

    Morì il 19 giugno1957.
    Ne custodisce e perpetua la meria l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Sorrento.

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    18.6.1920, nel ricordo di Ettore Iaccarino

    
a cura Antonio Cimmino


    Guardiamarina, pilota di idrovolante, fu insignito delle seguenti decorazioni:

    Medaglia d’Argento al Valor Militare
    Compì 78 missioni al largo e ricerche antisommergibili, anche in condizioni avverse di tempo. Prese parte a 4 bombardamenti di basi navali nemiche, durante i quali fu fatto segno al violento fuoco delle batterie avversarie. In una ricognizione attaccò decisamente unità navali, lanciando su di esse bombe a bassa quota, malgrado il tiro antiaereo e la minaccia di un idrovolante nemico, mentre nel suo apparecchio sviluppavasi un incendio alla radiotelegrafia. Diede sempre prova di slancio e coraggio” 
Adriatico, 13 aprile 1917 – 14 febbraio 1918.

    Medaglia d’Argento al Valor Militare “alla Memoria”
    Ottimo pilota di idrovolante della squadriglia di Vallona, nel portare a termine una missione di ricognizione sulle linee degli insorti albanesi, lasciava la sua giovane vita precipitando con l’apparecchio in fiamme presso Penkova, investito da fucileria nemica”.
  Penkova (Albania) 18 giugno 1920

    Encomio solenne
    L’aspirante guardiamarina di complemento Ettore Iaccarino, benché l’apparecchio che montava non riuscisse a superare la quota di 2000 metri, muoveva ugualmente con decisione all’attacco di una base nemica riuscendo sia a lanciare le bombe che a scattare foto aree della zona nemica. 16 luglio 1917

    Notizie tratte da:
    http://www.bloginresina.it/ettore-iaccarino-il-top-gun-di-resina/

    La famiglia di Menotti Iaccarino ci ha inviato una copia digitale della “Gazzetta dell’Aeronautica” del 1926 contenente un articolo sui funerali del fratello Ettore, pilota abbattuto in Albania, che si tennero a Resina in forma solenne. Ringraziamo e pubblichiamo sperando così di rendere omaggio ad un illustre eroe, grande figlio di Resina”.
Riportiamo integralmente l’articolo dell’epoca datato 22 febbraio 1926.

    LE SOLENNI ONORANZE AD ETTORE IACCARINO
    Qualche settimana fa, Resina, uno dei più ridenti e patriottici paesetti della plaga vesuviana, ha tributato solenni onoranze alla salma di un eroico cittadino: il valoroso sottotenente di vascello pilota Ettore Iaccarino, prode soldato ed intrepido volatore. 
Fu educato sin dai primi anni ad una vita laboriosa ispirata ai nobili sentimenti del dovere e del più alto patriottismo; seguendo poi vecchie tradizioni familiari scelse la carriera marinara: d’ingegno svegliato e dotato di una vasta cultura conseguì giovanissimo nel 1916 il diploma di capitano di lungo corso presso il Regio istituto Nautico di Napoli, e fu subito ammesso a frequentare la Regia Accademia navale di Livorno, di cui uscì, nel successivo 1917, con il grado di aspirante guardiamarina di complemento.
    Destinato subito alla scuola d’Aviazione di Taranto, conseguì successivamente i brevetti di osservatore e di pilota e fu inviato alla Squadriglia Idrovolanti di Brindisi.
    Ancora aspirante con decreto del 25 ottobre 1917 per un importante azione militare su Durazzo meritò un encomio solenne, che fu più tardi convertito in una croce di guerra.
Promosso guardiamarina il 21 luglio 1917 e sottotenente di vascello il 16 maggio 1918, prese parte a numerosi bombardamenti di basi navali ed unità avversarie ed a tutte le azioni svolte in quell’epoca dalla sua squadriglia. Con decreto del 22 dicembre 1918 gli fu così conferita una medaglia d’argento al valor militare e più tardi una croce al merito di guerra.
    Un’altra croce gli venne poi conferita in occasione di un’interessante azione svolta insieme al valoroso Comandante De Pinedo; i due intrepidi aviatori difatti “arditamente portavansi con il loro idrovolante su una munitissima base nemica, mai raggiunta da altri ed in pieno giorno assumevansi volontariamente di lanciare manifestini di propaganda pur non ignorando la sorte loro riservata in caso di cattura“.

    In seguito fu qualche tempo alla squadriglia idrovolanti di Napoli, finché nel 1920 non partì per Brindisi ed indi il 17 giugno 1920 per Valona. Partecipò così il giorno 18 giugno 1920 all’azione combinata fra esercito e marina contro gli insorti albanesi, levandosi in volo con un “F.B.A.”, con rotta verso Drasciovitza, in servizio di ricognizione.
Era in volo da oltre mezz’ora, quando improvvisamente, si vide l’idrovolante prima planare e poi cadere verso Penkova nelle linee degli insorti. A nulla valsero le immediate ricerche eseguite a cura delle truppe italiane e della nostra Base navale: il più fitto mistero regnò quindi sulla sorte toccata al valoroso Iaccarino ed al suo compagno di volo; solo più tardi il nostro console di Valona poté essere informato che l’apparecchio, colpito dal fuoco della fucileria nemica era precipitato in fiamme, causando la morte dei due intrepidi aviatori italiani.
    Resina, grata perciò al sacrificio compiuto dal suo eroico figliuolo, ha voluto onorare la memoria in occasione dell’arrivo della sua salma gloriosa. Ai funerali riusciti imponentissimi parteciparono largamente autorità e cittadini: il corteo formatosi dopo la cerimonia in chiesa, attraversò il Corso Ercolano, la via fontana la salita Pugliano e la piazza omonima. Alla testa erano le guardie municipali, le guardie campestri ed i vigili daziari in grande uniforme, la banda civica, l’avanguardia fascista, le scuole municipali e private i giovani esploratori.
Seguivano la centuria di Resina della Milizia Nazionale, la squadra fascista Ettore Iaccarino con la fiamma, una compagnia del corpo Reale equipaggi, gli studenti medi ed universitari, il clero al completo e tutte le autorità civili e militari, nonché una larga rappresentanza della R. Aeronautica. La salma gloriosa riposava su di un carro di artiglieria fiancheggiato dai vessilli delle Sezioni mutilati e combattenti di Resina, Portici, San Giovanni a Teduccio e Torre del Greco.
    La salma, dalla chiesa di S. Agostino al carro fu portata a spalla dai fratelli dell’eroe e dalla Piazza Pugliano alla Chiesa da quattro ex combattenti decorati al valore.
Le onoranze riuscirono austere e solenni, degne perciò dell’Eroe. Al padre di Ettore Iaccarino, Cav. Francesco Saverio, che vive nel culto della memoria del suo valoroso figliuolo ed alla famiglia tutta inviamo intanto il saluto commosso e cordiale di aviatori italiani, che in Ettore Iaccarino ebbero un camerata buono, intelligente e valoroso.

    Ricordiamo che nel 24 maggio 1915, all’entrata in guerra dell’Italia, il Servizio Aeronautico della Regia Marina era così organizzato:
    – 3 Aeroscali per dirigibili a Ferrara, Jesi e Campalto;
    – Stazione Idrovolanti di Venezia con due aviorimesse (Sant’Andrea a Punta Sabbioni) con sei aerei di tipo diverso;
    – Stazione Idrovolanti di Porto Corsini con quattro aerei Borel;
    – Stazione Idrovolanti di Pesaro con due Flying Boats Curtiss;
    – Scuola di aviazione di Taranto con quindici aerei Curtiss;
    – Nave appoggio idrovolanti “ELBA” a Brindisi con due Idrovolanti Curtiss.
    Il 1916 vide importanti mutamenti nell’organizzazione dell’Aviazione di Marina, fra cui l’istituzione, presso l’Ufficio del Capo di SM, dell’Ispettorato dei Sommergibili e dell’Aviazione, retto da un Contrammiraglio.
Nel 1917 venne costituita la prima squadriglia navale di siluranti aeree, denominata “Squadra Aerea San Marco”, che fu comandata dal marzo 1918 da Gabriele D’Annunzio, che ne coniò il motto: “Sufficit Animus”. Tale Squadriglia era mista, in quanto formata da aeroplani da ricognizione-bombardamento (velivoli S.I.A. 9B – 4 velivoli nel 1° semestre 2018 e 7 velivoli nel 2° semestre 2018) e da ricognizione/caccia (10 velivoli SVA).
La neocostituita componente aerea della Marina ebbe un fortissimo sviluppo durante la Prima Guerra Mondiale, se si tiene conto del fatto che all’inizio delle ostilità contro l’Austria-Ungheria la Regia Marina disponeva di soli 38 piloti, 396 uomini di supporto, tre stazioni di idrovolanti, tre dirigibili e 15 aerei idrovolanti e che al termine del conflitto poteva contare su 791 piloti, circa 10.000 uomini di supporto, 25 dirigibili, 552 idrovolanti e 86 aeroplani, iscritti nel quadro del Naviglio Aereo e condotti da proprio personale, con punte massime di 1100 idrovolanti e 130 aerei.
Numerose furono le onorificenze al Valore conseguite dal “Personale della Regia Marina destinato all’Aviazione” nel corso della Prima Guerra Mondiale impegnato in missioni di ricognizione, avvistamento di sommergibili, caccia e bombardamento: 2 Medaglie d’oro, 187 Medaglie d’argento e 216 Medaglie di bronzo.

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    15.6.1942, Mario Castellano fu un sopravvissuto all’affondamento del regio incrociatore Trento

    di Antonio Cimmino

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Nasce a Castellammare di Stabia (NA) il 10.8.1916.
    Il suo destino è legato, come tanti giovani, al secondo conflitto mondiale.
    Arruolato nella regia Marina come marinaio servizi vari, viene imbarcato sul regio incrociatore pesante Trento.
    Il mattino del 15 giugno 1942, mentre stava navigando con una flotta da battaglia per intercettare un convoglio di rifornimenti alleati diretti a Malta (Operation Vigorous), l’unità venne attaccata ed affondata da due siluri. Il primo siluro, lanciato alle 5.15 da un aerosilurante Bristol Beaufort alleato decollato da Malta, immobilizzò il Trento che venne lasciato indietro mentre il resto della flotta proseguiva all’inseguimento del convoglio.
    Alle ore 09.10, mentre veniva trainato dal regio cacciatorpediniere Pigafetta venne centrato nel deposito munizioni prodiero da un siluro lanciato dal sottomarino HMS Umbra della Royal Navy affondando rapidamente.

    I membri dell’equipaggio ebbero poco tempo per indossare il giubbotto di salvataggio e balzare in acqua.
    Morirono 657 marinai su 1.152.

    Il marinaio Mario Castellano, matricola 99140, si salvò.
    Mario è salpato per l’ultima missione, per approdare nel porto dell’Altissimo, il 21.5.1995.

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    13 giugno Raffaele Vingiani, il marinaio di Sant’Antonio da Padova

    di Vincenzo Antonio Vingiani



    PER GRAZIA RICEVUTA

    Raffaele Vingiani, mio padre, era associato alla Sezione Mutilati di guerra di Castellammare di Stabia (Napoli), percepiva due pensioni di guerra che devolveva, per grazia ricevuta, all’Orfanotrofio di S. Antonio di Padova, in quanto sosteneva che una volta affondato la sua nave, nel Mediterraneo, naufrago tra le onde, gli apparve S. Antonio che lo rassicurò dicendogli che da li a poco sarebbero arrivati i soccorsi e infatti, dopo un po’, una nave raccolse i naufraghi e mio padre fu curato dalle numerose ferite in un ospedale militare di Bengasi.

    Incrociatore Montecuccoli copia
    Venni a conoscenza di queste notizie grazie al Presidente dei Mutilati di Guerra, intervenuto al funerale di papà con il loro gagliardetto. Diversamente non l’avrei saputo.
    Era il 29 agosto del 1994.
    Papà, a ciascuno dei cinque figli, ha imposto come secondo nome quello di Antonio o meglio al primo maschio Giovanni Antonio (il nome del nonno paterno); alla secondogenita Maria Antonia (il nome della nonna materna) a me, terzogenito, Vincenzo Antonio per onorare il nonno materno e poi, una volta assolto al doveroso omaggio ai nonni, al quartogenito l’ha chiamato solo Antonio.
Io ho fatto la Prima Comunione da Donna Sciurella (*) sempre per onorare il Santo e il mio vestito da alto ufficiale della Marina fu donato a qualche famiglia bisognosa, ovviamente sempre a nome di Donna Sciurella, che mantenne l’anonimato…

    (*) Donna Sciurella – Fiore- era una signora che gestiva una cappella privata dedicata a Sant’Antonio. Era tollerata dalla chiesa ufficiale per il gran numero di devoti di Castellammare che si recavano a pregare. Curava anche le prime comunioni dei meno abbienti e organizzava pranzi per i poveri specialmente il 13 giugno.

    marinaio Raffaele Vingiani - www.lavocedelmarinaio.com

    …riceviamo questa segnalazione e pubblichiamo con la precisazione che ci contraddistingue.

    Caro Ezio, relativamente all’emozionante racconto “13 giugno Raffaele Vingiani”, ti volevo evidenziare che potrebbe trattarsi della regia nave  Trento, affondato il 15 giugno 1942? Un carissimo saluto
    Carlo Di Nitto

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    9.6.1857, veliero T. Hughes

    a cura Sergio Pagni

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Ex voto custodito nel Civico museo marinaro Gio Bono Ferrari di Camogli(*).
    Sul quadro si legge:
    la barca sarda Thomas Hughes, capitano Francesco De Gregori, trovandosi il 9 giugno 1857 nella latitudine 40’ 50 HE – longitudine 48’ 23 WM di Greenwich, fu sorpreso da un temporale accompagnato da una dragonara e per la grazia della Beata Vergine del Boschetto furono liberati”.
    Il quadro, datato 1858, è di Nicolas Cammilleri.

    (*) Si consiglia vivamente la visita al museo.