• Attualità,  Che cos'è la Marina Militare?,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Racconti,  Recensioni,  Storia

    24.5.2012 – 24.5.2020, mi chiamo Alessandro Nasta, sono morto due volte


    A MAMMA MARISA TORALDO

    Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
    Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
    Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
    Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
    Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
    Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
    Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
    Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli »
    (Matteo 5,3-12)

    Ciao a tutti ero il Sottocapo Nocchiere di 3ª classe della Marina militare Alessandro Nasta e sono morto il 24 maggio 2012 sulla nave Amerigo Vespucci precipitando dall’albero di maestra, quello più alto. Avevo solo 29 anni quando caddi da una altezza di circa 15 metri urtando la testa sul ponte di coperta.
    La signora dei mari, la nave più bella del mondo, era in navigazione al largo dell’Argentario, 40 miglia a Nord di Civitavecchia. Mi trasportarono in elicottero e sono morto per la prima volta nell’ospedale di Civitavecchia a seguito delle numerose fratture riportate.
    Mi dicono che sull’accaduto  la Procura della Repubblica di Civitavecchia ha ultimato le indagini, che ci sono dei rinviati a giudizio e che forse si potrebbe giungere ad una conclusione e stabilire se, nella mia prima morte, siano state rispettate le regole di sicurezza e quant’altro.

    Nel frattempo il Ministero terreno ha negato alla mia famiglia lo status di vittima del dovere respingendo l’istanza prodotta e pensare che i suoi servi si erano dichiarati vicino al dolore dei miei familiari. Forse qualcuno pensa che ero sull’albero di maestra a godermi il panorama e nessuno dei miei Frà terreni, presenti a bordo, parla dell’accaduto ed io così sono morto due volte, sulla nave più bella del mondo.

    Come una mamma per il suo bambino
    di Marisa Toraldo (Pubblicato il 3 agosto 2013)

    Le persone temprate dalla sofferenza hanno affinato una sensibilità speciale. Sanno essere dolci e non sdolcinate, sanno essere dure senza far male, sanno dosare la rabbia distinguendola dall’odio, sanno il significato del silenzio, sanno distinguere l’essenziale dal superfluo, conoscono il peso delle lacrime e il valore di un brivido e soprattutto sanno che nulla ti è dovuto e ciò che hai puoi sempre perderlo. Sono persone così fiere delle proprie cicatrici da potersi permettere di fare a meno di qualsiasi maschera…libere di essere vulnerabili, di provare emozioni e soprattutto libere di correre il rischio di essere felici come una madre che ha concepito il suo bambino.

    



    Sostieni il gruppo Alessandro Nasta: “L’acrobata del mare”
    https://www.facebook.com/groups/283939205079777/?fref=ts

    

Si consigliano le seguenti letture:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2012/05/addio-alessandro/
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2010/05/i-marinai-e-lo-stress-a-bordo/

  • Attualità,  Che cos'è la Marina Militare?,  Curiosità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    Attilio Russo (Meta di Sorrento, 22.5.1915 – Roma, 19.6.2007)

    di Claudio Confessore e Antonio Cimmino

    L’articolo scaturisce da ricerca capillare e perseverante di Claudio Confessore e Antonio Cimmino e, soprattutto, dal loro infinito amore per la Marina Militare
    (Pancrazio “Ezio” Vinciguerra).

    Nato a Meta di Sorrento il 22 maggio 1915, il Sottotenente di Vascello Attilio Russo assunse, il 20 settembre 1941, a Salerno, il Comando del sommergibile CB 2, facente parte di una serie di sommergibili tascabili progettati dalla Caproni, di cui furono costruiti 22 esemplari, entrati in servizio a partire dal 1941. Su ciascuno di detti sommergibili vi erano, oltre al Comandante, un Capo elettricista, un Secondo Capo motorista ed un Sottocapo radiotelegrafista.

    Il CB2 apparteneva alla Prima Squadriglia che doveva inizialmente operare a Taranto. In relazione all’aumentata presenza di sommergibili nemici nelle vicinanze dei porti nazionali e nei passaggi obbligati, la Squadriglia fu trasferita nel settembre 1941, dopo l’allestimento e prove in mare, da La Spezia a Salerno ed operò, particolarmente in ore notturne, nel Golfo di Napoli, nel Golfo di Salerno e nelle acque di Ischia con compiti di protezione porti e ricerca antisommergibile.
    La Regia Marina in Mar Nero
    Nel gennaio del 1942 la Prima Squadriglia CB ritornò a La Spezia da dove il 15 aprile 1942 venne trasferita via terra in Mar Nero. Tale trasferimento avveniva su richiesta dei tedeschi che nella primavera del 1942, nell’impossibilità di far passare unità navali dai Dardanelli per bloccare i rifornimenti che i russi facevano giungere a Sebastopoli, il più importante porto della Crimea, chiesero all’Italia la possibilità di far operare in Mar Nero i nostro mezzi insidiosi, motosiluranti e minisommergibili che per le loro dimensioni potevano essere trasportati nel teatro operativo totalmente via terra ,oppure, via terra sino al più vicino porto sul Danubio e poi per via fluviale. L’Italia aderì alla richiesta e furono inviati i mezzi richiesti suddivisi in tre colonne.
    La prima colonna era costituita dalle motosiluranti della 19a Squadriglia di Venezia che partita il 22 aprile 1942 raggiunse Vienna via terra. Successivamente i mezzi furono rimorchiati sul Danubio sino a Galatz (Romania) e poi raggiunsero Costanza in navigazione da dove in seguito si trasferirono nella loro base operativa di Yalta.

    La seconda colonna era costituita dai minisommergibili CB della Prima Squadriglia che furono suddivisi per il trasferimento in due sezioni.
    La prima sezione (partenza via treno da La Spezia il 15 aprile, arrivo a Costanza il 2 maggio e dopo il rifornimento di combustibile avvenuto solo l’1 giugno, partenza via mare da Costanza il 2 giugno ed arrivo a Yalta il 5 giugno) era così composta:
    – CB1 Comandato dal Tenente di Vascello Enrico Lesen d’Aston – Capo Squadriglia;
    – CB2 Comandato dal Sottotenente di Vascello Attilio Russo;
    – CB3 Comandato dal Tenente di Vascello Giovanni Sorrentino.
    La seconda sezione (partenza via treno da La Spezia subito dopo la prima sezione ed il 9 giugno partirono da Costanza per giungere a Yalta l’11 giugno) era così composta:
    – CB4 Comandato dal Tenente di Vascello Enrico Suriano;
    – CB5 Comandato dal Sottotenente di Vascello Alberto Farolfi;
    – CB6 Comandato dal Tenente di Vascello Francesco Gallinaro.
    Purtroppo il 13 giugno fu affondato subito il CB5 durante una incursione aerea russa, non vi furono perdite fra l’equipaggio e rimarrà l’unico battello perso.
    La terza colonna, denominata «Autocolonna Moccagatta» in memoria del valoroso Capitano di Fregata caduto il 25 luglio del 1941 nell’attacco alla base di Malta, era costituita da una squadriglia di motoscafi siluranti e da cinque barchini esplosivi con al seguito 28 mezzi per gli spostamenti via treno dal 5 ed il 19 maggio sino Simferopoli (Crimea) e via terra prima fino a Yalta e successivamente in una zona boscosa di Foros località a sud-est di Sebastopoli.
    Attività del CB2 con il Comandante Attilio Russo
    Il CB 2 Effettuò in Mar Nero numerose missioni per impedire i rifornimenti russi verso la città di Sebastopoli che era sotto assedio dai tedeschi.
    Il 18 giugno 1942, in agguato nella zona a sud di Capo Saric, il CB 2, affondò il sommergibile sovietico SC 214 (secondo altre fonti il sommergibile SC 206).

    Di seguito la ricostruzione dell’evento fatta dal STV Russo:

    ……….Omissis……………………
    “Giorno 18 giugno 1942.
    Ore 05.00
    Gli idrofoni non mi segnalano nessuna sorgente in zona. Vengo a vedere: le condizioni del mare (forza 3 da NW) non mi permettono di rimanere a quota periscopica. Emergo. Appena aperto il portello avvisto contro il sole, pochi gradi prora a dritta, un sommergibile nemico fermo in immersione; beta 100° a dritta, distanza 1800 metri circa.
    Il sommergibile sembra trovarsi nella fase dei preparativi per l’immersione. Ho notato che due persone dalla plancia mi indicavano e guardavano coi binocoli nella mia direzione. Ritengo di essere stato avvistato durante l’emersione. Sospendo l’esaurimento rimanendo quasi in affioramento. Mentre accostavo leggermente a dritta per puntare il bersaglio notavo che altro personale compariva sulla torretta del sommergibile, probabilmente per armare le mitragliere; due marinai scendevano in coperta.
    Ore 05.02
    Lancio il siluro di dritta, angolo mira zero; puntamento sulla prora. Il siluro, dopo circa 60 metri di corsa, trovandosi nel cavo di un’onda, affiora, producendo un visibilissimo spruzzo d’acqua. Dopo otto secondi lancio il siluro di sinistra, angolo di mira 30°. Vedo che il personale del sommergibile nemico, avendo notato il mio lancio, comincia a entrare all’interno. Mi immergo. Giunto a quota 17 metri percepisco uno scoppio fortissimo che fa vibrare il sommergibile. Circa un minuto dopo si ode un rumore come di schianto forte e prolungato.
    Ore 05.45
    Dopo di aver controllato con gli idrofoni l’assenza di qualsiasi sorgente in zona, avendo i gruppi d’aria quasi scarichi per le numerose immersione eseguite durante la notte decido di emergere e dirigere subito per il rientro in superficie.
    Emergo e dirigo per rientrare – passando a breve distanza dal punto dell’affondamento noto una vastissima zona nella quale il mare perde la sua forza viva, presumibilmente per nafta emesse dal sommergibile affondato.”
    ……….Omissis……………………

    Alle 08.30 il CB.2 veniva fatto oggetto di fuoco da parte di due imbarcazioni cariche di soldati russi ed il battello si allontanò dalla zona in immersione.
    Per tale evento fu decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:
    “Comandante di sommergibile di piccolo tonnellaggio, effettuava numerose missioni di guerra in prossimità di munitissima base nemica dimostrando in ogni occasione slancio aggressivo, tenacia e perizia” (Acque di Sebastopoli, 18 giugno 1942 – Regio Sommergibile CB 2)”.
    Attività con il sommergibile Marea
    Il STV Russo il 18 dicembre 1942 lasciò il Comando del battello al STV Arrigo Barbi e rientrò in Italia per assumere, con il grado di Tenente di Vascello, il Comando del Sommergibile Marea della Classe Tritone dislocato a Napoli.
    Varato il 10 dicembre 1942 il sommergibile Marea venne consegnato alla Marina Militare il 7 maggio del 1943. Con tale battello il Comandante Attilio Russo effettuò due missioni: il 3 settembre nel Golfo di Policastro ed il successivo 7 nel Golfo di Napoli.
    All’Armistizio dell’8 settembre, secondo gli ordini ricevuti, portò il battello a Bona e lo consegnò agli inglesi. Successivamente trasferito il battello a Malta il 6 ottobre rientrò a Taranto per iniziare attività di cobelligeranza. Il Comandante Attilio Russo effettuò 2 missioni per i servizi segreti italiani in alto Adriatico. Gli sono state attribuite oltre alla già citata Medaglia d’Argento anche 1 medaglia di Bronzo al Valor Militare (1946) e due Croci di Guerra al Valor Militare (1944 e 1946).
    Le ulteriori 162 uscite per attività di cobelligeranza furono effettuate dal Marea sotto il Comando del TV Antonio Ursano (primo Comandante in Seconda di Borghese sullo Scirè).
    Il Comandante Russo negli USA e la problematica della nazionalità
    Dopo la guerra il Comandante Russo si trasferì a Miami (Florida) e nel 1950 ha acquisito la cittadinanza statunitense e, per effetto dell’articolo 8, comma 1, della legge 13 giugno 1912, n. 555, all’epoca vigente, perse la cittadinanza italiana.
    Il suo tentativo di avere la doppia cittadinanza USA ed Italiana, non ebbe successo per decorrenza dei termini (Legge 5 febbraio 1992, n. 91 entrata in vigore il 16 agosto 1992 i cui termini di presentazione delle domande di riacquisto vennero più volte riaperti, fino al 31 dicembre 1997, data della loro chiusura definitiva).
    Non ricevette dallo Stato Italiano la Cittadinanza nonostante l’interessamento del Comandante Vincenzo Arcobelli, al tempo Presidente del Comites di Houston, che fece presentare nel 2006 dal Deputato Zacchera una interrogazione parlamentare alla Camera.
    È deceduto il 19 Giugno del 2007 a 95 anni ed ora è nelle braccia di nostro Signore. È sepolto a Daytona Beach in Florida. Ha lasciato la moglie Margherita e due figli. La burocrazia ha vinto scrivendo una pagina vergognosa che non fa onore all’Italia.

    Note dell’autore
    Ringrazio per la collaborazione:
    – il Comandante Vincenzo Arcobelli, Consigliere del CGIE in USA (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) per le notizie fornite e la ricerca della famiglia negli Stati Uniti;
    – la vedova Russo, la signora Margherita, per aver reso disponibili le fotografie del marito.

    Dello stesso argomento sul blog
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2016/06/18-6-1942-attilio-russo/

  • Che cos'è la Marina Militare?,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Per Grazia Ricevuta,  Racconti,  Recensioni,  Un mare di amici

    Onofrio Menolascina

    di Nicola Solito e Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    (Carbonara di Bari  (BA), 21.11.1966 – 15.5.2020)

    Buongiorno Ezio,
    Onofrio era nato a Carbonara di Bari (BA) il 21.11.1966, Lui ha fatto tanti anni sui sommergibili: Da Vinci, poi Comgrupsom, Longobardo, Comforsub, Comflotsom… E’ salpato per la sua ultima missione 15.5.2020.
    Per quanto riguarda il necrologio puoi tranquillamente farlo tu…
    Ti dico solo che ho conosciuto pochissime persone così socievoli,  sorridente, altruista, lavoratore,  compagnone, corretto, educato, mai dico mai una sola parola fuori posto e non sono le solite cose che si dicono quando una persona  ci lascia…
    Ezio fidati qualsiasi cosa di buono ti viene in mente di scrivere non sbagli!
    Ah dimenticavo, particolare importante per noi, Sottufficiale modello, credimi Ezio, il Signore lo ha voluto perché era un angelo e la terra non era posto per lui…

    Che cos’è un Frà per noi marinai?
    Cercarsi e chiarirsi quando siamo in vita perché quello che facciamo o non facciamo in vita ce lo porteremo Altrove.
    Nel percorso della nostra vita, la nostra,  talvolta si è costretti a dover affrontare  momenti che hanno la parvenza di essere tristi quando una persona a noi cara sembra allontanarsi. E qualcuno, purtroppo assente, è salpato per l’ultima missione o, ancor più triste, non ha fatto rientro alla base…
    “Frà” è qualcosa di solito (…mi correggo Solito Nicola) riservato a quelle persone a cui  piace interagire con il prossimo e chi ha avuto l’onore ed il piacere di conoscermi sa che per me è un cardine della mia filosofia di vita come del resto per altre persone di buona volontà, soprattutto per i sommergibilisti, incursori, ecc. ecc.
    Questa predisposizione a relazionarci e confrontarci con gli altri, anche se più volte è celata dai limiti del nostro carattere, può suscitare talvolta antipatie ed invidia. Ma non è il caso nostro che ci incontriamo e continuiamo a cercarci: sempre!
    Oggi utilizziamo quasi tutti are al meglio i mezzi di comunicazione, per primo la parola e quindi il dialogo interpersonale per una maggiore e giusta visibilità e per la logica conseguenza di una “rispettabilità” da parte del cosiddetto “mondo civile”, che se usata bene contribuisce nel Sociale, specie il nostro, ci fa stare bene  e fare de bene, senza mai chiedere nulla in cambio…proprio come facciamo i Frà, proprio come hanno fatto, dopo tantissimi anni, quelli del “corso Oceanici”.
    La voglia di ben figurare come membro della grande famiglia della società civile, si può e si deve perseguire specialmente durante il colloquio diretto. Questo Onofrio Menolascina lo sapeva, come lo sai anche tu caro Nicola…

    Al buon esempio che diamo, che si dà, mai si deve pretendere di ricevere qualcosa per tornaconti personali.
    A Dio, prima di tutto, perché e Lui che ci ha fatto dono, attraverso i primi suoi due Comandamenti, di questa immensa Cristiana Verità.
    I marinai di una volta sono più che amici e, per questo, ci cerchiamo e ci chiamiamo ancora Frà, nel bene e nella cattiva sorte … proprio come i Discepoli di Cristo.

  • Attualità,  Che cos'è la Marina Militare?,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Un mare di amici

    Mario Farnocchi

    di Pietro Serarcangeli (*)

    Il giorno 10 Maggio 2018 il Tenente di Vascello (CS) Mario Farnocchi, colpito da una tremenda quanto dolorosa patologia causata dall’amianto, salpava per la sua ultima missione lasciando nel dolore e disperazione la consorte Emilia e i figli Fabio e Laura.
    Mario era Persona gentile, affabile, pacata. Adorava il ballo e, al Divina, tutti lo conoscevano. Si era rivolto ad all’Associazione Famiglie Esposti Amianto (A.F.E.A.) che non aveva lesinato ogni aiuto possibile fino al pieno riconoscimento. Purtroppo la malattia non gli ha concesso di godere di questa piccola soddisfazione…
    Ciao Mario, amico mio. Riposa in Pace ovunque Tu sia.

    Si consiglia la lettura del seguente link
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2015/08/pratica-amianto-le-daremo-tutta-lassistenza-possibile/


    (*) per conoscere gli altri suoi articoli digita sul motore di ricerca del blog il suo nome e cognome.

  • Attualità,  Che cos'è la Marina Militare?,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Racconti,  Recensioni,  Storia,  Un mare di amici

    Giuseppe Tusa (Milazzo, 17.1.1983 – Genova, 7.5.2013)

    di Adele Chiello Tusa
    https://www.facebook.com/mamma.adele

    (Milazzo, 17.1.1983 – Genova, 7.5.2013),

    ….dov’è la giustizia?

    Signor Presidente,
    mi permetto di evidenziare il grave problema della Giustizia che non arriva mai e pertanto, una madre come me, deve subire oltre il danno di aver perso un figlio, la beffa di non poter ridare dignità, con una vera giustizia, al proprio figlio: “Giuseppe Tusa” un militare al servizio dello stato Italiano, deceduto con il crollo della Torre VTS di Genova, 7 maggio 2013, mentre governava la sicurezza della collettività, ma nessuno ha garantito la sua e quella di altri 8 colleghi di lavoro. Dopo anni, dalla Sua morte, non riesco ad accedere ai verbali dei soccorsi, per sapere dove sia stato rinvenuto e perché è stato rinvenuto dopo 16 ore mio figlio Giuseppe. Praticamente mi viene negato anche il diritto legittimo di conoscere elementi legati alla sua morte, pensavo che un P.M. fosse dalla parte delle vittime, ma gli eventi mi indicano il contrario. Credevo che la giustizia fosse scontata, invece devo impegnarmi io, sia moralmente che materialmente, affinché si arrivi alle vere responsabilità del gravissimo evento.

    Una tragedia annunciata, prevedibile ed evitabile …le istituzioni preposte, che avrebbero dovuto applicare le norme giuridiche sulla sicurezza, hanno violato il diritto fondamentale e Costituzionale di nove lavoratori: “LA VITA”.
    Mio figlio ha adempito ai suoi doveri sino alla morte, ci aveva creduto nello Stato e nelle Istituzioni, ma proprio quest’ultimi l’hanno tradito.
    Auspico che il Suo lavoro possa contribuire, anche, affinché ci sia il rispetto della Giustizia per le “VITTIME DEL CROLLO DELLA TORRE VTS”, diritto legittimo anche per noi familiari.
    ADELE CHIELLO TUSA.

    Fiori recisi: Opera creata da Giuseppe Tusa



    Il 7 Maggio 2013, alle ore 22:59.42, al molo Giano, è crollata la torre VTS di Genova che ospitava lavoratori civili e militari. In meno di 45 secondi sono morti nove onesti lavoratori mentre governavano la sicurezza della collettività nel porto di Genova, ma purtroppo nessuno ha applicato le norme giuridiche, fondamentali, per la tutela della salute e della vita delle vittime. 
Quella maledetta torre costruita come una palafitta, sul ciglio del mare, senza alcuna protezione dai rischi di tanti pericoli che insidiano un porto. Ogni parte in causa che non ha fatto quello che avrebbe dovuto per avidità, per incompetenze, per leggerezza, per motivi di alleanze politiche e di potere, è colpevole di nove omicidi e pretendo che la magistratura faccia la sua parte: 
- stare dalla parte delle Vittime, non permettere di alleggerire le responsabilità penali di tutte le parti in causa, in un cinico scaricabarile… 
Tra le vittime è stato rinvenuto il cadavere di mio figlio Giuseppe, e mai avrei potuto pensare, che il processo naturale della vita invertisse i tempi, sopravvivendo io a mio figlio. In meno di 45 secondi è crollata la maledetta torre, urtata dalla nave Jolly Nero di proprietà degli armatori Messina, insieme a mio figlio Giuseppe, me e tutta la mia famiglia. Il dolore per la Sua mancanza è atroce, Giuseppe non tornerà mai più a casa da Genova; Giuseppe ha lasciato un vuoto incolmabile, manca Tutto di Lui. Il mio adorato Giuseppe ha percorso il cammino della vita con tanta umiltà, dignità e legalità; le note amare della Vita, con la Sua grande passione e il Suo immenso Amore le ha rese una meravigliosa Musica. 
Ci ha sempre coinvolti, con la Sua gioia e tanta allegria in una grande festa…Mi manca il rumore dei suoi sorrisi abbaglianti…mi manca lo splendore della Sua bellezza…mi manca tutto di Lui ed io oggi ho il dovere di essere la Sua voce… Le Vittime, in quanto tali, sono “VINTI”, ma la magistratura ha il dovere di ridare dignità a chi voce non ha più, con una Giustizia con la “G” maiuscola che è, e deve essere la massima espressione di una democrazia che funziona in un paese civile.
Io non posso accontentarmi di alcuna verità di comodo, io davvero non intendo fare sconti a nessuno. Il dono della Vita che mio figlio Giuseppe ha tanto rispettato, è un diritto fondamentale e Costituzionale dell’essere umano. La Vita dell’uomo deve sempre valere più del profitto, degli interessi economici e politici di alcuni, che condizionano le scelte sulla pelle dei lavoratori. Auspico che altre mamme vengano esonerate dal subire un dolore così innaturale e possano sempre riabbracciare i propri figli, al ritorno del luogo di lavoro.
    Adele Chiello ved. Tusa madre di Giuseppe Tusa, Vittima dello Stato assente.

    Le Vittime, in quanto tali, sono “VINTI”, ma la magistratura ha il dovere di ridare dignità a chi voce non ha più, con una Giustizia con la “G” maiuscola che è, e deve essere la massima espressione di una democrazia che funziona in un paese civile.
Io non posso accontentarmi di alcuna verità di comodo, io davvero non intendo fare sconti a nessuno. Il dono della Vita che mio figlio Giuseppe ha tanto rispettato, è un diritto fondamentale e Costituzionale dell’essere umano.

    45 secondi - www.lavocedelmarinaio.com

    La Vita dell’uomo deve sempre valere più del profitto, degli interessi economici e politici di alcuni, che condizionano le scelte sulla pelle dei lavoratori. Auspico che altre mamme vengano esonerate dal subire un dolore così innaturale e possano sempre riabbracciare i propri figli, al ritorno del luogo di lavoro.
    Adele Chiello ved. Tusa madre di Giuseppe Tusa, Vittima dello Stato assente.

  • Attualità,  Che cos'è la Marina Militare?,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Racconti,  Recensioni,  Storia,  Un mare di amici

    28 aprile 2020 “Giornata Mondiale dedicata alle Vittime dell’amianto”, chissà perché mi sento strano

    di Pietro Serarcangeli (*)

    Non so perché ma, quando si avvicina la data del 28 aprile, notoriamente “Giornata Mondiale Dedicata alle Vittime dell’Amianto“, mi sento strano.
    Come se di punto in bianco cadessi in depressione (sintomo che, fortunatamente, non ho conosciuto se non per sentito dire).
    Mi rattristo e inizio a pensare ai colleghi, amici di tante avventure, con i quali ho solcato mari in tutte le latitudini e che, purtroppo, non ci sono più.
    Rivedo i volti, risento le battute e ricordo i nomi.
    Non vorrei ricordare ma non posso farne a meno. Vite spezzate da un nemico comune,ben visibile sulle navi grigie eppure così invisibile nei suoi effetti disastrosi che, giorno dopo giorno, ci portava via il bene più prezioso: la salute, la vita!

    Quasi come ci fossimo messi in fila, quasi fossimo andati a mensa: prima lui, poi l’altro …a me toccherà tra un po’ …quando?
    In questa immaginaria fila, nessuno lo sa ma toccherà anche a me, lo so, lo sento e allora ci ritroveremo la dove, si dice, finalmente avremo pace.
    Quella pace che qui, sulla terra, gli uomini non vogliono avere, che ci è stata negata nella sofferenza e nel dolore. Chi ci sarà dopo di noi deve sapere di noi ma non per meriti o distinzioni particolari ma per ciò che abbiamo dovuto subire, nostro malgrado, inconsapevolmente. E deve sapere che noi abbiamo perdonato, nonostante tutto, pur nel dolore siamo stati capaci di perdonare!
    Dedico questo scritto agli amici, ai sofferenti, agli ammalati. Qualcuno mi prenderà per squilibrato e lo posso capire. Ma quando si è vissuto ciò che io, che noi abbiamo vissuto: nulla più può offenderci. Ne ora ne mai…

    Per saperne di più
https://www.lavocedelmarinaio.com/2011/04/1%C2%B0-convegno-di-a-f-e-a-sull%E2%80%99amianto/
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2011/04/amianto-nei-paesi-in-via-di-sviluppo/
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2011/02/spq5/

    Ieri, 27.4.2020, è stata una giornata tragica che, difficilmente, potrò dimenticare nella mia vita. Si è aggiunto un nuovo lutto a tanti lutti Nazzario Antonio De Mite (EM del corso 79B V3). Per i Nostri Caduti dell’ Associazione Famiglie Esposti all’Amianto che onoriamo quali “Vittime del Dovere” mi sento di dire:

    …E quando credevi di essere alla fine della missione e già assaporavi il piacere di un abbraccio con la tua donna, con i tuoi figli ecco che arrivava il contrordine: ”ragazzi non si rientra c’è una nave russa nei paraggi…” E allora via di nuovo, su quel mare così nero di notte e così azzurro di giorno. A volte amico e altre nemico, a volte calmo e altre così burrascoso da far paura,  ma sempre mare per il quale abbiamo nutrito, da sempre, un profondo rispetto sin da quando, alle scuole, ci portarono a immergere il Solino Blu nelle sue acque perché il colore non si disperdesse. Con quell’azione, con quell’iniziazione, iniziava la nostra vita su quel mare che ci avrebbe visti prima ragazzi e poi uomini, ci avrebbe visti gioire e soffrire, ci avrebbe visti invecchiare su quei cento metri di nave dove, tutti, eravamo Fratelli, il classico “Uno per tutti e Tutti per uno”…
    Quante avventure, belle o brutte ma pur sempre avventure e, al calar della sera, il tramonto infuocato e la lettura della Preghiera del Marinaio con l’ammaina Bandiera e con le nostre menti la dove i nostri cari che, magari in quello stesso momento, stavano pensando a noi: ” Benedici, o Signore, le nostre case lontane, le care genti. Benedici nella cadente notte, il riposo del popolo, benedici noi che, per esso, vegliamo in armi sul mare…Benedici…”
    Già, l’avevamo scelta quella vita e non ci siamo mai pentiti di averlo fatto, anzi. Potessimo tornare indietro…
    Il mare s’impossessa del tuo cuore, la salsedine prende il posto del tuo sangue, diventi quasi un anfibio, non puoi più farne a meno e il vento che ti sferza la faccia e guardi l’orizzonte perché, la all’orizzonte, può esserci l’unica novità. Nave, nave mia, sei stata la mia casa, mi hai cullato per anni e, quando ho dovuto lasciarti perché il tuo tempo era terminato, ho avuto una stretta al cuore. Quante volte si è ripetuto questo evento. Poi, dopo tanti anni, abbiamo saputo e siamo rimasti sorpresi. Gli amici, i colleghi, hanno iniziato ad andarsene, portati via da qualcosa più grande di noi, qualcosa che non voglio nominare, almeno in questa occasione…Quanto dolore e quanta sofferenza. Poteva essere evitato tutto questo? La Storia lo dirà perché, il tempo, è sempre galantuomo e, presto o tardi, porta la verità alla ribalta. Persone che hanno pagato sulla propria pelle, le loro scelte coinvolgendo, e non poteva essere diversamente, le loro Famiglie.
    Mi hanno colpito le parole dette dalla vedova di un nostro collega, deceduto due anni fa: ”Lui non è morto. E’ partito con la nave e io lo aspetto sempre, di giorno, di notte, sempre.”.
    Che Amore, di quelli incredibili e profondi che, solo in determinate condizioni possono nascere…
    Oggi noi Vi celebriamo e Vi ricordiamo onorando la Vostra Memoria.
    Il Vostro sacrificio sarà immortale come il Vostro ricordo.
    Riposate in Pace cari Amici, ovunque Voi siate. Amen!

    Militari della Marina Deceduti (in ordine di data decrescente)

    Maresciallo Tecnico Elettronico DE MITE Nazzario A. – 27 Aprile 2020 (La Spezia)

    Maresciallo Meccanico ALLOCCA Francesco – 22 Marzo 2020 (Sarzana (SP)

    Maresciallo Elettricista GUERCIO Salvatore – 20 Marzo 2020 (Sarzana (SP)

    Maresciallo Elettricista GUADAGNO Edoardo – 14 Luglio 2019 (Beverino (SP)

    Maresciallo Meccanico RICCI Fernando – 03 Luglio 2019 (Viterbo)

    Maresciallo Meccanico CARILLO Felice – 06 Giugno 2019 (Sarzana (SP)

    Capitano di Corvetta LANDOLFI Pippo – 21 Maggio 2019 (Taranto)

    Sergente El/meccanico SANFILIPPO Antonino – 20 Maggio 2019 (Marina di Carrara (MS)

    Maresciallo Meccanico PALAZZO Giuseppe – 17 Maggio 2019 (Sarzana (SP)

    Capitano di Vascello GROSSI Giulio Cesare – 07 Maggio 2019 (La Spezia)

    Capitano di Fregata MALDERA Luigi – 21 Marzo 2019 (La Spezia)

    Maresciallo Meccanico RICCI Angiolo – 03 Aprile 2019 (Arezzo)

    Sergente Meccanico RESTIVO Raimondo – 26 Marzo 2019 (Moncalieri (TO)

    Sergente Meccanico DALLA GUDA Massimo – 21 Febbraio 2019 (Massa)

    Capitano di Corvetta RUBINI Gaetano – 10 Dicembre 2018 (La Spezia)

    Maresciallo Motorista MARUOTTO Mario – 29 Ottobre 2018 (Gaeta (LT)

    Maresciallo Nocchiere MELLUZZA Giuseppe – 04 Agosto 2018 (La Spezia)

    Maresciallo Furiere CORONA Giovanni – 13 Giugno 2018 (Sarzana)

    Tenente di Vascello FARNOCCHI Mario – 10 Maggio 2018 (La Spezia)

    Maresciallo Motorista GHETTI Giorgio – 03 Maggio 2018 (Montemarciano – AN)

    Maresciallo Motorista TOMARCHIO Venerando – 14 Gennaio 2018 (Albiano Magra – MS)

    Maresciallo Meccanico POLVERINI Carlo – 24 Settembre 2017 (Sarzana – SP)

    Maresciallo Motorista SCALZI Egidio – 08 Settembre 2017 (Roccabascerana (AV)

    Maresciallo Silurista BRASCA Mario – 16 Agosto 2017 (Sarzana (SP)

    Maresciallo Elettricista MAFFEO Quirino – 16 Febbraio 2017 (La Spezia)

    Maresciallo Furiere LEONARDI Mauro – 07 Novembre 2016 (Portoferraio – LI)

    Maresciallo Cannoniere PARENTE Nicola – 05 Settembre 2016 (Ceparana – SP)

    Maresciallo Furiere BOLZONELLO Giuseppe – 16 Agosto 2016 (Albiano Magra – MS)

    Capitano di Corvetta (GN) BERNARDINI Mario – 13 Luglio 2016 (La Spezia)

    Maresciallo Furiere DANIELE Dante – 02 Aprile 2016 (La Spezia)

    Maresciallo Meccanico IACOVACCIO Silvestro – 14 Febbraio 2016 (Casalbore – NA)

    Maresciallo Incursore TURCO Giuseppe – 12 Settembre 2015 (La Spezia)

    Maresciallo Radarista SANTUCCI Michele – 06 Aprile 2015 (Casalgomberto – Vicenza)

    Maresciallo Elettricista PARISI Luigi Simeone – 24 Settembre 2014 (La Spezia)

    Sergente Meccanico BONACCORSI Sebastiano – 19 Settembre 2014 (Gravina di Catania – CT)

    Capitano di Vascello (AN) VAUDANO Piero – 19 Settembre 2014 (Lerici – SP)

    Maresciallo Palombaro PAESANI Loreto – 07 Agosto 2014 (La Spezia)

    Capitano di Vascello (GN) BARBIERI Luciano – 03 Agosto 2014 (La Spezia)

    Capitano di Corvetta (CS) LIGUORI Samuele – 10 Dicembre 2013 (La Spezia)

    Capitano di Vascello (SM) Pilota SCORCIA Michele – 8 Novembre 2013 (La Spezia)

    Maresciallo Meccanico LEOPARDI Giacomo – 4 Novembre 2013 (Capo d’Orlando – ME)

    Maresciallo Motorista DI CUONZO Giuseppe Aldo – 26 Aprile 2013 (La Spezia)

    Luogotenente G.d.F TERRANOVA Giuseppe – 21 Febbraio 2013 (Casale Monferrato (AL)

    Maresciallo Meccanico ADRAGNA Giovanni Vittorio – 27 Marzo 2012 (Trapani)

    Maresciallo Elettricista BARBERA Sebastiano – 29 Maggio 2011 (La Spezia)

    Capitano di VascelloC.V. (GN) SORGENTE Francesco Paolo – 25 Gennaio 2009 (Vasto – CH)

    Maresciallo Cannoniere DEL VECCHIO Cosimo – 23 Gennaio 2009 (La Spezia)

    Maresciallo Meccanico BERTACCHINI Ivano – 26 Ottobre 2008 (Modena)

    Maresciallo Radarista BATTAN Silvio – 18 Dicembre 2005 (Brugnato – SP)

    Maresciallo Cannoniere CHIONI Domenico – 2 Settembre 2004 (Montignoso – MS)

    Maresciallo Motorista ROSATI Gino – 21 Agosto 2003 (La Spezia)

    CIVILI Deceduti – Comparto Difesa:

    Tecnico Elettricista SANGUINETTI Lucio – 18 Agosto 2018 (Sarzana)

    Tecnico Elettricista SCIACCALUGA Franco – 21 Giugno 2017 (La Spezia)

    Tecnico Elettromeccanico CALARESU Nicola – 10 Febbraio 2017 (La Maddalena)

    Capo Operaio Motorista LUCIANI Alfio – 20 Novembre 2016 (Sarzana)

    Tecnico Marifari ANGELONE Antonio – 05 Novembre 2016 (La Spezia)

    Tecnico Artificiere GALLONI Andrea – 18 Giugno 2015 (La Spezia)

    Tecnico Lavorazioni CASTRO Antonio – 01 Febbraio 2015 (La Spezia)

    CIVILI Deceduti – Industria Privata:

    Operaio Specializzato ZINGONE Antonio – 20 Giugno 2019 (Santo Stefano Magra (SP)

    Operaio Specializzato BUCCELLATO Giuseppe – 14 Gennaio 2018 (Sarzana (SP)

    Operaio Specializzato RAGGI Gianni – 08 Settembre 2017 (Parma)

    Operaio Specializzato DI CAPUA Enzo – 18 Agosto 2017 (La Spezia)

    Operaio Specializzato RIGGIO Giuseppe -13 Aprile 2017 (Sarzana– SP)

    Operaio Coibentatore DE CILLIS Fabrizio – 03 Agosto 2016 (Sarzana – SP)

    Operaio Specializzato BAUDONE Roberto – 28 Maggio 2016 (Sarzana – SP)

    Operaio Specializzato QUERO Celestino – 20 Aprile 2015 (La Spezia – SP)

    Casentini Emanuele
    di Idamo Rossi

    https://www.facebook.com/idamo.rossi?fref=nf

    …riceviamo e con tristezza infinita pubblichiamo, a distanza di tempo dalla sua dipartita, per non dimenticare mai.

    Marinai, ovvero Figli di un Dio Minore

    Ieri è morto un mio collega, un bravo marinaio, ci eravamo navigati sui supply vessel ed era un bravo elettricista. Aveva avuto un intervento e nei vari controlli ai polmoni era risultato pieno di amianto.
    Insieme avevamo cominciato la causa per il riconoscimento dell’indennità per l’amianto. Il mese scorso avevo testimoniato in tribunale per lui, il 14 giugno lui avrebbe testimoniato per me; ma non potrà più farlo.
    Il peggio é toccato a lui che non é affogato per un naufragio, ma è affogato in casa dopo mezz’ora di agonia perché i suoi polmoni ricoperti di amianto non potevano fare lo scambio tra aria e sangue.
Mi auguro che la causa possa proseguire e che alla vedova siano riconosciuti i diritti del marito.
Grazie alla gente di mare la mattina possiamo prendere un caffè, mettere in moto la macchina, accendere la luce, infatti tutto quello che usiamo é passato da una stiva o da una cisterna di una nave; eppure la categoria di questi lavoratori del mare ancora aspetta diritti che di legge competono agli altri lavoratori.
Un ennesimo scippo di diritti a gente onesta e alle loro famiglie (per navigare bisogna avere la fedina penale immacolata, subiamo ogni due anni una visita e siamo sottoposti a test di alcool e droga).

    Addio caro amico, collega di lavoro, di nottate passate a lavorare in sala macchine tra rumori assordanti e temperature infernali. Spero che almeno Lui faccia la giustizia che non hai avuto su questa terra.
    Casentini Emanuale 1932 – 2011 affogato nell’amianto delle navi. Alla famiglia non è stata riconosciuta la morte per amianto…
    Idamo Rossi, CDM in pensione.

    Giovedì, 28 aprile, si celebra la Giornata mondiale delle vittime dell’amianto.
    In Italia si stimano in 1.300.000 gli esposti all’amianto con più di 4.000 morti ogni anno e migliaia di malati: una vera ecatombe che, a detta degli esperti, avrà il suo picco massimo attorno al 2015 – 2020.
    Ogni 5 minuti, una persona nel mondo muore a causa dell’amianto, per un totale di circa 100.000 decessi anno. La catastrofe sanitaria e ambientale che l’utilizzo di questo minerale ha prodotto e ancora produce è un bollettino di guerra. Ancora oggi l’amianto, il killer silenzioso, rappresenta una vera emergenza, umana, ambientale e sanitaria.
    L’amianto è stato utilizzato nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli edifici pubblici, sui tetti e nei capannoni industriali, nelle nostre case ed in circa tremila prodotti di uso corrente, con effetti devastanti sulla popolazione e sui cittadini, 32 milioni di tonnellate di amianto sono ancora presenti sul territorio italiano. Non esiste nessuna soglia o limite di tolleranza all’amianto, perché anche poche fibre possono produrre il mesotelioma (il tipico tumore derivante dall’amianto). La nostra battaglia, che persegue l’obiettivo del rischio zero per chi viene a contatto con l’amianto e più in generale con tutte le sostanze cancerogene, è una battaglia per l’attuazione piena della Costituzione della Repubblica Italiana che all’art. 32 dice:
    “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Migliaia di vittime aspettano giustizia e ancora oggi non è completamente operativo il Fondo Vittime dell’Amianto che avrebbe dovuto risarcire tutti coloro che hanno contratto patologie asbesto correlate mentre esclude gran parte della popolazione esposta e ammalata. Continua intanto la mobilitazione di Contramianto e altri rischi Onlus che con le altre associazioni degli esposti e vittime dell’amianto ha inviato un appello al presidente del Consiglio chiedendo per il 28 aprile un incontro nel quale rappresentare le gravi problematiche legate all’amianto in termini di danni alla salute e all’ambiente.
    Luciano Carleo, presidente dell’associazione Contramianto e altri rischi onlus, racconta dell’ennesimo caso amianto:
    “Ancora un mesotelioma in Marina Militare, il tumore causato dall’amianto, ha colpito un marinaio di 50 anni, un ennesimo caso registrato da Contramianto e altri rischi Onlus.
    La diagnosi non lascia dubbi: mesotelioma bifasico. La storia lavorativa è quella identica a tanti altri marinai, 16 anni a bordo di navi militari per poi scoprire di essere ammalato d’amianto.
    Una carriera iniziata a fine anni “70 e trascorsa su navi coibentate con la terribile fibra killer, Nave Vittorio Veneto, Espero, Duran De La Pen, Garibaldi, giusto per citarne alcune ma la lista è lunga e riguarda tutto il naviglio. Navi militari dalle quali sono state rimossi grandi quantitativi del pericoloso cancerogeno. Tra il 1995 e il 2000 sono state 700 le tonnellate di amianto bonificato da navi e sommergibili della flotta italiana, ma ancora nel 2009 le mappature amianto indicavano la presenza del minerale cancerogeno sulla gran parte del naviglio, segno che le esposizioni sono continuate anche nell’ultimo decennio. Come si legge negli atti parlamentari sono oltre 30.000 i militari e il personale dello Stato di Arsenali e Stabilimenti di Munizionamento esposti all’amianto.
    Alla Spezia a fine 1999 la flotta navale era costituita da 136 unità con 3000 militari imbarcati in un Arsenale che tra lavoratori diretti della Difesa ed appalto impiegava quasi 4000 operai e tecnici. 120 le tonnellate di amianto rimosso dal naviglio militare sino alla fine del 2000, solo per citare alcuni esempi le bonifiche hanno interessato navi di base alla Spezia, Nave Audace, 24 tonnellate, Nave Alpino, Nave Grecale, MOC 1204, 11 tonnellate da ognuna.
    La Spezia e Taranto le città maggiormente interessate dall’incidenza di patologie causate dall’amianto in Marina militare.

    I 200 casi di patologie amianto correlate nel solo Arsenale di Taranto, di cui almeno 70 tra mesotelioma e tumori ai polmoni e alla laringe, evidenziano una situazione paragonabile e non dissimile di quanto accaduto a La Spezia dove l’incidenza per soli mesoteliomi nel periodo 1996-2000 è di 87 casi di cui 57 in Cantieristica navale e Difesa, o Genova con 168 mesotelioma, con un totale per la Liguria di 281 casi dei quali oltre il 50% riguardano le attività navali e la Marina Militare.
    Dati che andrebbero analizzati a livello nazionale e per esposizione professionale. Uno spaccato nazionale che per esposizione all’amianto in Marina Militare e insorgenze di patologie amianto correlate coinvolge tutta l’Italia dalla Liguria alla Puglia, dal Friuli Venezia Giulia alla Campania, ma anche Sicilia e Sardegna. I dati ufficiali del Terzo Rapporto del Registro Nazionale Mesotelioma del 2010 indicano nel periodo 1993-2004 per tutto il territorio nazionale 844 casi di mesotelioma in militari e lavoratori di cantieristica navale e della Difesa. Le esposizioni subite dai lavoratori Marina Militare, anche in periodi relativamente recenti, sono state significative e prevedibilmente ben superiori alle 100 fibre/litro. Motori, tubi, guarnizioni, pannelli, cucine, quadri e cavi elettrici; l’amianto ha contaminato tutti i locali e gli apparati di navi e sommergibili.
    Dalle navi ex americane cedute all’Italia negli anni “60, Caorle, Grado, Etna, Bafile a quelle costruite nei cantieri navali nazionali nel periodo 1970-1990, da Nave Veneto allo Stromboli, Lupo, Intrepido, Mimbelli, Orsa, Sagittario, Audace, Ardito, Grecale, Alpino e l’elenco continua sino alla più recente Nave Garibaldi.
    Nel solo Arsenale di Brindisi i dati Contramianto indicano che sono state distribuite ed utilizzate per coibentare navi e sommergibili ben 2 tonnellate di amianto di cui 200 kg di crocidolite, il pericolosissimo amianto blu già fuorilegge dal 1987, ma la situazione riguarda con ben maggiori quantitativi gli Arsenali principali di La Spezia e Taranto.
    La polvere di amianto è nei polmoni le fibre cancerogene si annidano per poi esplodere e causare il male brutto il cancro di amianto il mesotelioma che ha portato via centinaia di vite e di sogni di marinai ignari che hanno navigato sulle navi militari come ha distrutto l’esistenza degli operai dei cantieri navali e degli Arsenali della Marina Militare ammalati e morti dello stesso male. Vittime del dovere così vengono considerati oggi militari e personale operaio della Difesa che si sono ammalati o sono morti a causa dell’amianto.
    A questi lavoratori e alle loro famiglie Contramianto e altri rischi Onlus ritiene giusto che vengano date delle risposte. E ora che svanisca la polvere e finalmente si faccia chiarezza su l’intera vicenda amianto e Marina Militare; lo dobbiamo a tutti coloro che hanno patito e patiscono ancora oggi senza alcuna colpa gli effetti sulla salute dell’amianto killer”.
    (Fonte – http://www.genovaogginotizie.it/cronaca/2011/4/26/news-19024/la-spezia-amianto-marina-militare-un-killer-bordo.html)

    La lapide negata ai Marinai vittime dell’esposizione all’amianto a La Spezia e la mancata lapidazione di Paolo e Barnaba
    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Il tentativo dei pagani e dei Giudei, con i loro capi, di aggredire Paolo e Barnaba che tentavano di evangelizzare (At 14,5-18) è molto simile a quanto sta accadendo a coloro che cercano giustizia, invano, per far riconoscere, “come vittime del servizio”, i Marinai (e più in generale marittimi) che sono morti o che sono allo stato terminale di vita.
    La domanda che poniamo a questi nuovi pagani e Giudei è la stessa che Paolo e Barnaba gridano alla folla (in questo caso ai lettori):
    “Uomini perché fate questo? Anche noi siamo essere umani, mortali come voi, e vi annunciamo che dovete convertirvi da queste vanità al Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in esse si trovano. Egli, nelle generazioni passate, ha lasciato che tutte le genti (marinai e marittimi compresi) seguissero il la loro strada (navigazione); ma non ha cessato di dar prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo piogge per stagioni ricche di frutti (e non polvere di amianto) e dandovi cibo in abbondanza per la letizia dei vostri cuori (e non della vostra cupidigia e della vostra carne maledette dal peccato)… e così dicendo, riuscirono a fatica a far desistere la folla dall’offrire loro un sacrificio!

    Quando capitano anche a noi situazioni come queste non dobbiamo avere paura delle persecuzioni ma cercare la verità, anche attraverso l’evangelizzazione di pagani e Giudei, e far posto a un cuore capace di fermezza per affrontare il male, che è latente in ciascuno di noi, e che è accentuato proprio come in quei pagani e Giudei che navigano (realmente e virtualmente) in mezzo a noi.

    MONUMENTO NEGATO…SOLO UNA TARGA
    https://www.gazzettadellaspezia.it/cronaca/item/94818-niente-monumento-per-le-vittime-dell-amianto-per-ora-solo-una-targa.

    Quelle sentenze del coccodrillo che condannano la speranza dei servitori dello Stato
    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    …e dei familiari, dei Fratelli Marinai che sono morti di asbestosi e mesotelioma pleurico, e anche delle vittime  dell’uranio impoverito che combattono l’impari lotta con la malattia.

    Carissimi Frà, carissime vittime morte a causa delle fibre d’amianto, dell’uranio impoverito, o che quotidianamente combattete per sconfiggere queste malattie,
    Vi chiediamo perdono per coloro che ci hanno fatto toccare la merda con mano, la stessa che era giunta vicino al naso emanando nauseabondi miasmi e malattie.
    Questi illuminati di niente sono in via di estinzione semplicemente perché non credono in quello che fanno, nella buona e nella cattiva sorte. Non ascoltano le persone, non sanno cosa siano i sentimenti, si auto assolvono con cavilli burocratici rimpallandosi le colpe.
    Il fatto cade in prescrizione e nessuno dei politici si domanda se in un omicidio o meglio in un eccidio non sia da rivedere il termine prescrizione.
    La Magistratura, come Ponzio Pilato, se ne lava le mani perché sostiene giuridicamente ineccepibile queste sentenze “del coccodrillo” per mancanza di leggi adeguate e commisurate sulla cosiddetta prescrizione dei reati.
    Non voglio generalizzare perché so che nei Poteri dello Stato ci sono “martiri” in cammino, ci sono delle eccellenze ma sono state surclassate, purtroppo, da beceri individui che non sanno il male che hanno fatto  glissando sul peggiore dei peccati dell’uomo: l’omicidio!
    Nel mio paese, l’Italia, si annidano “serpi” che porteranno presto alle barricate della gente onesta.
    amianto-sulle-naviE’ così avverrà ben presto se non cambiamo rotta perché nessuno di noi verrà risparmiato.
    Il povero di “Spirito” sa edificare la povertà mentre non c’è peggio, in questo mondo, di un povero cretino che non sa ascoltare e perdonare.
    Prevedo inondazioni a meno che non rinunciamo ad ogni forma di violenza, anche verbale, anche nei rapporti quotidiani con i nostri simili per ri-ri-ricostruire nel mondo la pace.
    Agli argini di questa quotidiana “Via Crucis” ci si siamo noi, coloro che cerchiamo di non far procurare mai sofferenza ad alcuno, né con le parole, né con le azioni, né con l’esempio perché siamo ispirati dalla vicinanza silenziosa e solidale a ogni dolore e alla denuncia di ogni ingiustizia, come Lui ci ha insegnato, dandoci la Luce e non le tenebre e la Vita Eterna e non la morte ed il fuoco della Geenna.
    Le continue vessazioni che riceviamo non fanno altro che accrescere la mia e la nostra fede di “Speranza” perché la speranza è quella virtù che non si vede ma si desidera ed è quindi ottimismo e solidarietà allo stato puro.


    Diceva San Paolo:
    Quando voglio fare il bene, il male è accanto a me, io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora se quello che non voglio, non sono più io a farlo ma il peccato che abita in me, chi mi libererà da questo corpo di morte?
    Acconsento la legge di Dio ma nelle mie membra vedo un’altra legge che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra
    “.
    In buona sostanza Paolo dice che siamo infelici ma è anche una supplica ad essere liberati da questo fardello che è il Peccato.

    Preghiera per le Vittime dell’amianto
    (da internet)

    O Dio nostro Padre, Signore amante della vita.
    che riponi la tua gloria nell’uomo vivente,
    che hai impresso la tua immagine nel volto di ogni uomo;
    Ti preghiamo affinché la vita, ogni vita umana
    senza distinzione alcuna sia sempre amata e rispettata
    come il bene più grande da proteggere e da difendere.
    O Dio nostro Padre, Signore amante della vita
    che hai creato l’universo come un giardino, un vero paradiso
    nel quale l’uomo potesse realizzare la sua vita e il suo futuro,
    Ti preghiamo affinché nessuna scelta tecnica o scientifica,
    e ancor più nessun calcolo di interesse o di guadagno
    possa mai prevalere sul rispetto della vita umana, di ogni vita!
    O Dio nostro Padre, Signore amante della vita,
    che hai dato all’uomo l’intelligenza perché ogni scoperta
    possa migliorare la sua condizione di vita sulla terra,
    Ti preghiamo, fa che nessun uomo mai più utilizzi materiali
    inquinanti e nocivi come l’amianto e che prima di tutto
    ricerchi il suo vero bene, la salute, la giustizia e la pace.
    O Dio nostro Padre, Signore amante della vita,
    che hai promesso a tutti la vita e la felicità eterna,
    Ti preghiamo per le tante vittime dell’amianto:
    concedi loro, che almeno nell’altra vita possano godere di quella felicità di cui sono stati ingiustamente privati su questa terra; e per i loro familiari, perché siano riconosciuti i loro giusti diritti.
    AMEN.

    Si consiglia la lettura del seguente link
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2015/08/pratica-amianto-le-daremo-tutta-lassistenza-possibile/


    (*) per conoscere gli altri suoi articoli digita sul motore di ricerca del blog il suo nome e cognome.

  • Che cos'è la Marina Militare?,  Marinai,  Marinai di una volta,  Racconti,  Recensioni,  Storia,  Un mare di amici

    21.4.1986, lettera ai miei collaboratori

    di Egidio Alberti

    Caro Ezio,
    come anticipato per telefono ti spedisco dei fascicoli ed un CD in cui sono sintetizzati in maniera significativa gli anni di servizio, i più belli, al servizio della Marina Militare che hanno lasciato una traccia nelle varie destinazioni che mi sono state affidate.
    Fai di questi documenti ciò che ritieni più opportuno perché sono certo che infiammerai il mio cuore e quelli dei molti marinai che quotidianamente ti seguono.
    Il tuo Comandante Egidio Alberti

    Carissimi,
    se non ci sono preconcetti e non si ha un’ottica distorta dei reali problemi, avendo peraltro coscienza delle proprie responsabilità, esorto, ognuno di voi, a dedicarsi con costanza e secondo le proprie capacità al lavoro giornaliero, cercando di non aumentare il lavoro degli altri senza motivata necessità perché così il contributo alla causa, la nostra, sarà positivo.
    Dobbiamo sentirci tutti partecipi dei successi e dell’insuccesso di ogni singolo evento, sia nel campo didattico che logistico, solo così possiamo infatti essere certi che il nostro operato ha contribuito in maniera diretta ed indiretta a determinarlo.
    Il migliore impiego delle risorse umane e dei mezzi a disposizione è una precipua responsabilità di Comando. La responsabilità non può essere delegata…
    Per quanto sopra, il vostro compito, ai vari livelli di attribuzione è quello di:
    – individuare in maniera chiara gli effettivi problemi del momento;
    – cercare di affrontarli/risolverli nel modo migliore, con i mezzi effettivamente a disposizione, mettendoci tanta buona volontà e spirito di collaborazione, accontentandosi anche di risultati parziali;
    – avviare, nel contempo, le azioni verso il Comando per la loro risoluzione integrale;
    – non esimersi, se del caso, di rappresentare nei limiti della correttezza regolamentare le proprie perplessità sulle iniziative di Comando di volta in volta intrapresa purché giustamente motivate e purché portino a risultati nel complesso più positivi di quelli ottenibili con l’iniziativa avviata.
    Se teniamo, in ogni istante della giornata lavorativa, ben presente il fatto che l’oggetto della nostra applicazione è costituito da una grande massa di giovani, peraltro in età critica, che vanno educati principalmente mediante l’esempio, gli stimoli interiori che devono agitarsi in ognuno, e che saranno apprezzati e valorizzati da tutti, non possono essere altro che:
    – amore per la professione di marinaio intrapresa;
    – partecipazione attiva alla vita dell’Istituto che domani si trasformerà in vita di bordo e singola carriera;
    – collaborazione leale e fattiva dal basso verso l’alto e viceversa.
    Con tale premessa, ogni forma di suscettibilità sarà certamente mal compresa ed ognuno sarà valorizzato per ciò che saprà concretamente dare alla Marina Militare.
    A tutti buon lavoro!