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    11.12.2017, in ricordo di Mariolina Ancora

    PER MARE, PER TERRAM

    Mariolina carissima e stimatissima,
    in certi momenti della vita scrivere o comunicare sentimenti diventa difficile e oggi, a un anno della Tua dipartita lo è ancora di più. Si ha sempre la sensazione che le parole siano vuote e che non possano esprimere appieno la nostra tristezza. Facciamo ancora fatica a crederci, siamo arrabbiati, nella nostra mente non possiamo pensare altro a frasi come: ”Non è giusto!” o come “Lei non se lo meritava!”.
    Ci sentiamo di far sapere, a quelli che non ti conoscevamo, che ci hai insegnato il vero senso delle parole Patria e Onore, senza retorica alcuna, sempre in trincea, a lottare per la giusta causa dei due fratelli di mare Massimiliano Latorre e Savatore Girone.
    Sai già che occuperai per sempre un posto speciale nei nostri cuori.
    Forse questi pensieri possono sembrare semplici esternazioni ma sono profondamente veri. La Tua morte porta solo dolore nei nostri cuori
    Anche se la Tua vita non è stata lunga, l’hai sicuramente vissuta intensamente. Una vita straordinaria come la Tua fine terrena,  tra i sogni e i ricordi indelebili, tracciati nell’onda, lungo la scia, fra i flutti…tra raduni, sit-in, manifestazioni e condivisioni!

    Nello scrivere queste brevi parole abbiamo cercato delle possibili citazioni e la scelta era vasta. Pensavamo di usare un brano di un grande scrittore, ma nulla alla fine avrebbe reso l’idea della donna che noi tutti abbiamo conosciuto. Tu sostenevi l’importanza della verità e della giustizia, il valore degli amici, e ci ha insegnato a sostenerci l’un l’altro, a credere nelle nostre forze e a lottare per ciò in cui si crede e si ama.
    Dio ci fa comprendere proprio in questo giorno che se anche ci mancano le persone a noi più care, come te Mariolina, Lui ci ha donato la Grazia che è l’amicizia nel prossimo e l’amicizia nel prossimo è la Sua Grazia, in una parola sola: amore.
    Lo stesso amore che tu hai riposto in noi Marinai, oggi noi lo riponiamo in te carissima leonessa.


    Adesso riposa in pace fra i flutti dell’Altissimo magari pregando per noi come noi preghiamo per te.

    Nessuno indietro…

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    10.12.2018, Gaetano Rubini

    di Pietro Serarcangeli

    Il giorno 10 dicembre 2018 il Capitano di Corvetta Gaetano Rubini, colpito da una gravissima patologia dovuta all’amianto, salpava per la Sua ultima missione lasciando nel dolore e nello sconforto la cara moglie Rosa e le adorate figlie Assunta, Rosanna e Valentina.

    Il Comandante Rubini era persona speciale, estroverso e amichevole verso coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo.

    Adesso riposa in pace caro Gaetano, un giorno ci rivedremo in un mondo, speriamo, migliore…

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    10.12.2013, Luigi Liguori

    di Pietro Serarcangeli

    Il 10 dicembre 2013 il Capitano di Corvetta (CS) Luigi Liguori lasciava questa terra colpito da una terribile malattia dovuta alla prolungata esposizione all’amianto.

    Liguori era un ufficiale ben conosciuto nell’arsenale della Marina Militare di La Spezia dove, per molti anni, ha prestato servizio. Persona disponibile e altruista era sempre pronto a mediare al fine di risolvere i problemi che il suo lavoro gli presentava. Ricordato da tutti come affabile, cortese e ben disposto, noi lo ricorderemo negli anni a venire.

    Riposa in pace caro Luigi, ovunque Tu sia…

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    Il rebus della divisa

    di Giuseppe Procopio (*)

    Quale delle due divise sarà la più bella?
    Quella invernale o quella estiva?
    Era la domanda che mi ponevo quotidianamente.
    Con tutto il da fare che c’era a bordo io mi perdevo questo rebus irrisolvibile.
    Le ammiravo ambedue, bel distese sul letto, indagavo sulle cucitore, sugli abbinamenti di colore, sui particolari di entrambe.
    Pensavo: “deve pur esserci un qualcosa che una delle due divise non ha…”
    Ma non arrivo a niente, nessuna conclusione.
    Un giorno decisi di tirare la moneta da 100 lire in aria, se uscirà testa, sarà quella invernale, se uscirà croce  la divisa più bella delle due sarà quella estiva.

    Provai diversi lanci di quella moneta, e non riuscivo mai ad accettare il suo responso.
    Eppure ero stato io a scegliere questo inappellabile metodo per risolvere il rompicapo.
    La divisa di panno blu, pantalone con il portellone sul davanti, quasi che fosse un mezzo da sbarco oppure
    il pantalone bianco candido e camisaccio con solino (o a scelta la camicia a maniche corte)?
    Quel giorno mi rasserenai, stanco del dilemma giunsi all’unica conclusione possibile:
    entrambe erano una meraviglia, l’una aveva senso perché esisteva l’altra.
    Ancora oggi le ammiro in bella mostra nell’armadio e restano il più bel segno di riconoscimento di appartenenza alla Marina Militare di cui io ne ho fatto orgogliosamente parte battendo l’onda su nave Vesuvio.


    (*) digita sul motore di ricerca del blog il suo nome e cognome per conoscere gli altri suoi articoli.

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    Giorgio e il Vespucci

    di Roberta – ammiraglia88

    (Genova, 26.9.1923 – Recco, 6.12.2019)

    Il 29 luglio 2019 ho avuto la straordinaria opportunità, e grande fortuna, di poter conoscere di persona Giorgio Migone. E’ stato un allievo dell’Accademia Navale di Livorno, Corso Argonauti (1942 – 1945), e si trovava a bordo del Vespucci l’8 settembre 1943, il giorno dell’armistizio. Mi aveva fatto leggere il suo diario di quei giorni drammatici e, per la sua singolarità e storicità, avevo chiesto ed ottenuto il “nulla osta” alla pubblicazione nel mio sito web amatoriale dedicato a quel veliero. E’ da diversi anni che ci scriviamo via e-mail (è quasi novantaseienne e … usa l’Ipad alla sua veneranda età!) e qualche volta ci eravamo sentiti al telefono, ma incontrati mai!
    Qualche mese fa ha avuto la bella idea di invitarmi a conoscerlo di persona e con l’occasione mostrarmi il suo pregiato modello della nave scuola Amerigo Vespucci, fatto a mano e donatogli da un suo operaio, offrendomelo poi in regalo, affinché sia custodito e ben curato.


    Un modello che racchiude così tante emozioni e ricordi doveva essere lasciato in buone mani! E’ per me un onore, quindi, che abbia pensato proprio a me! E’ inestimabile e so che una parte del cuore di Giorgio è lì, perciò per me il compito fondamentale sarà conservarlo al meglio!
    Proprio per il valore affettivo, prima di tutto, e per la delicatezza del modello, il suo trasporto dalla Liguria al Trentino (350 km) non poteva essere lasciato al caso. Di conseguenza io e mio fratello avevamo predisposto allo scopo uno scatolone della misura prevista, adattandone un paio di usati che avevamo in casa. L’avevamo studiato aperto su un lato e sopra per poter manovrare al meglio l’inserimento. In più la chiusura laterale l’avevamo fatta regolabile, e il coperchio da comporre nell’istante della sua apposizione, in modo che fosse adattabile alle dimensioni effettivamente necessarie.
    Considerata la lunghezza del viaggio ho approfittato di questo incontro per fare qualche giorno di ferie in quella bella regione. D’accordo con una collega, la compagna di viaggi Lorenza, abbiamo deciso di visitare Recco, Camogli e San Fruttuoso e pertanto pernottare due notti a Recco. Belle località!
    Al nostro arrivo siamo subito andate a trovare Giorgio e a fare “due” chiacchiere con lui.
    Il prossimo mese compirà 96 anni e … non li dimostra! Come lui stesso dice: alla sua età ci vede e ci sente bene e si è meritato il titolo di … furbetto!
    E’ molto simpatico ed è emozionante parlare con lui. Ancora ricorda tutto della sua esperienza a bordo!
    Una parte di Giorgio, nonostante siano passati così tanti anni, è ancora sulla vera nave scuola Amerigo Vespucci, che svolge tuttora egregiamente la sua attività ed ora sta veleggiando verso i mari del Nord.
    Tre anni fa riuscì a salire nuovamente a bordo (a distanza di più di 70 anni da quella indimenticabile particolare esperienza) e va giustamente fiero del fatto che … fu accolto dal Comandante in persona, che lo aspettava! I ricordi riaffiorarono subito e risentì immediatamente quegli odori, gli stessi peculiari odori di bordo! Si rivide al suo posto di manovra alle vele, gli venne concesso di scendere e di sedersi al suo posto “a tavola” e … le emozioni furono tante ed incontenibili!
    Durante il nostro incontro mi ha raccontato alcuni aneddoti di bordo. Ricorda le vespucciadi ed anche alcuni avvenimenti delle serate con personalità di riguardo, ma anche di quelli delle serate, diciamo, “meno impegnative”! Ha ben presente anche quella volta che ebbe l’onore di essere timoniere sulla baleniera del Comandante, cosa non da tutti, mentre andavano ad imbarcare un ammiraglio per trasferirlo sul Vespucci. Non ha dimenticato nemmeno il cuoco di bordo genovese che, quando sentì che era anche lui genovese, gli preparò una ottima focaccia; per non parlare dei momenti della scherma, dei tuffi e di diverse altre attività e cose successe durante la sua purtroppo breve carriera in Marina.
    Trascorse anche un periodo sulla nave scuola Cristoforo Colombo (ceduta poi alla fine della guerra).
    Tanti ricordi sono ancora vivi, oggi come allora, come fosse ieri!
    Conserva ancora, con molta cura, la giacca della divisa da allievo ventenne, che ho potuto toccare con doverosa delicatezza ed … emozionante incredulità! E’ veramente una preziosa reliquia, come lo spadino che teneva appeso nello studio … e Giorgio ora ha quasi 96 anni!

    Come già avevo potuto appurare durante la nostra corrispondenza, Giorgio è un tipo spiritoso, ma che all’occorrenza sa essere serio ed è anche molto saggio. La sua vita è stata pienamente vissuta (come dice lui!) ed è stata ricca di cose positive, ma anche negative.
    Lui apprezza molto la vita ed ogni tanto ribadisce, ricordando le parole di una nota canzone: “meraviglioso … quanto il mondo sia meraviglioso”.
    E’ molto cordiale ed è un vero piacere discorrere con lui. Anche Lorenza, che era con me ed era la prima volta che gli parlava, è stata piacevolmente colpita dai suoi ragionamenti e dalla sua simpatia.
    Il tempo è volato! Per fortuna eravamo d’accordo di rivederci un paio di giorni dopo, prima che io impostassi la rotta verso casa e volgessi la prua (dell’auto) verso Nord. Era doveroso un saluto alla partenza e, prima di iniziare le accurate “manovre” di imballo del prezioso carico, abbiamo immortalato il momento: una foto con il suo modello del Vespucci e un’altra a ricordo del nostro emozionante e speciale incontro.
    Ora quel Vespucci è in altre mani; sarà curato e custodito da quella “ragazza ammalata di vespuccite”, che non dimenticherà “Giorgio Vespucci 1943”.

    Il modello ha un posto speciale su un mobile e sto preparando un cartello di avviso, sull’esempio di quelli che si vedono in zona Arsenale: “Alt! Limite invalicabile. Vigilanza armata!”
    Assolutamente, non si transige … guardare e non toccare!
    Sono onorata di aver potuto incontrare, ed ancora prima conoscere, la persona speciale che è Giorgio. In più, gli sarò sempre molto grata per il prezioso dono che mi ha fatto. Mi ha lasciato senza parole!
    Giorgio Migone è salpato per l’ultima missione il 6 dicembre 2019 attraccando, con il suo Vespucci, nel porto dell’Altissimo, dopo avere navigato nel mare infinito della Misericordia Divina.

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    Sottotenente medico Giovanni Raicevich (Firenze, 10.3.1916 – Mare, 21.7.1943) e la regia torpediniera Calliope

    di Giuseppe Grosso

    (Firenze, 10.3.1916 – Mare, 21.7.1943)

    … riceviamo e con orgoglio pubblichiamo.

    G.mo Ezio,
    purtroppo le foto sono di bassa qualità, non ho originali e le ho copiate dai libri. Da quando, alla morte di mio padre, ho cominciato ad inseguirne i ricordi, sono sempre stato colpito dalla figura di Giovanni Raicevich. L’ultimo libro che sono riuscito a trovare racconta come Trieste si sia dimenticata di suo padre.
    Io vorrei provare a ricordarli entrambi.
    Questo naturalmente se tu lo ritieni pubblicabile sul blog.
    Allego anche una foto di mio padre sul Calliope, vedi tu se metterla nello stesso articolo.

    La regia torpediniera Calliope, operante nelle acque del Tirreno subì, il 21 luglio 1943, un violento mitragliamento in uno scontro a fuoco con formazione di aerosiluranti avversari.
    Il comandante dell’unità, il Capitano di Corvetta Giudici, era salpato con il Calliope da La Maddalena alla scorta della Motonave Oriani con destinazione Portoferraio.
    Lo scontro si svolse al largo dell’isola di Capraia, prima avvenne il siluramento della motonave Oriani, poi il recupero dei naufraghi, ed infine l’attacco di otto aerei siluranti nemici che causarono al Calliope la morte di sette marinai e ventisei feriti dell’equipaggio.
    Il Comandante Giudici nel rapporto definì eccezionale il comportamento dell’equipaggio: i sette marinai morirono da eroi al posto di combattimento. Il loro gesto è passato nella storia della marineria.
    Essi sono:
    – Sottotenente Medico Giovanni Raicevich;
    – Secondo Capo Furiere Giuseppe Cuccinotta;
    – Sottocapo Nocchiere Gabriele Giordano;
    – M/Can Giovanni Pellegrini;
    – M/IDR Carlo Chersini;
    – M/SDT Gerolamo Crisci;
    – M/SV Salvatore Ciaramitano;

    Il Sottotenente medico Giovanni Raicevich, classe 1916, era il figlio maggiore di Giovanni Raicevich (Trieste, 10.6.1881 – Roma, 1.11.1957 – avevano lo stesso nome), il grande lottatore triestino, soprannominato l’uomo più forte del mondo, straordinario atleta, capace di vincere tutte le gare di lotta greco romana, a livello mondiale, per quasi un quarto di secolo, rimanendo imbattuto dal 1907 fino alla fine della carriera, nel 1930, a 49 anni.
    Ha abbandonato lo sport per gli studi di medicina. Come Tenente medico si è imbarcato sulla regia nave Duca degli Abruzzi e pur potendo chiedere, dopo il siluramento della sua unità, una destinazione a terra, non lo fece e il 21 luglio 1943 perderà la vita sul regio torpediniere Calliope. Riceverà per questo alla memoria la medaglia d’argento al valor militare.
    Al padre nessuno, nemmeno la moglie e le figlie, osano raccontare in un primo momento la verità sulla fine cruenta del figlio prediletto, facendolo passare come ancora disperso.
    Il padre scopre la verità casualmente solo qualche tempo dopo, sentendo parlare dell’accaduto alcuni ignari parenti e ne resta profondamente scosso.
    A causa dell’omonimia, dopo alcune settimane, alcuni giornali (lo sport illustrato) dettero per errore la notizia della morte del lottatore triestino, che si affrettò di persona e con dolore a a smentire il fatto sul corriere dello sport.
    Muore a Roma il 1° novembre 1957 all’età di settantasei anni. Le cronache di allora riferirono come fosse morto stringendo teneramente con le sue forti mani la fotografia del figlio primogenito Giovanni, suo prediletto.

    Il cane “Resisti” era adorato dall’equipaggio, mio padre raccontava che sentiva in anticipo l’arrivo degli aerei; durante un arrivo in porto a Palermo, con mare in tempesta, cadde in mare: all’arrivo in banchina li stava aspettando, era stato raccolto dal personale a terra.
    Ho scritto questo ricordo in memoria di mio padre Grosso Nicolò, cannoniere ordinario, per 36 mesi imbarcato sulla Calliope, non era presente il giorno del mitragliamento.

    Bibliografia
    Dino Cafagna L’uomo più forte del mondo-La leggenda di Giovanni Raicevich da Trieste
    Armando Della Rosa La guerra della Regia Torpediniera Calliope
    Dello stesso argomento sul blog:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2019/07/21-7-1943-mitragliata-la-regia-nave-calliope-3/