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    20.2.1971, disarmo (regio) incrociatore Giuseppe Garibaldi (3°)

    di Carlo Di Nitto

    … Il vecchio “Don Peppino”

    Il regio incrociatore leggero Giuseppe Garibaldi classe “Duca degli Abruzzi”, ultima evoluzione della classe “Condottieri”, fu la terza unità a portare il prestigioso nome dell’Eroe de Due Mondi. Dislocava 11262 tonnellate  a pieno carico. Costruito nei Cantieri C.R.D.A. di Trieste, fu varato il 21/4/1936 ed entrò in servizio il 29/12/1937.
    Nei primi tempi i svolse normale attività di squadra partecipando all’occupazione dell’Albania nell’aprile 1939. Durante il secondo conflitto mondiale, oltre che nella difesa del traffico, venne intensamente impiegato in numerose operazioni belliche durante le quali prese parte agli scontri navali di Punta Stilo, Matapan, Mezzo Giugno. Più volte danneggiato dalla reazione nemica, il 31 gennaio 1943, colpito durante un bombardamento mentre si trovava a Messina, dovette registrare diverse vittime tra i suoi Marinai.

    Alla proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943, si trasferì con il resto della flotta a Malta che si era consegnata agli Alleati in ottemperanza alle clausole armistiziali. Durante il periodo della cobelligeranza venne utilizzato nell’Atlantico centrale in azioni di pattugliamento contro le navi corsare tedesche e in Mediterraneo sempre per pattugliamento e trasporto di truppe nazionali e anglo – americane.
    Rimasto all’Italia, nel dopoguerra subì lavori di ammodernamento con modifiche all’armamento, alle apparecchiature e alle sovrastrutture. A bordo dell’unità venne anche eretta una piattaforma per elicotteri su cui un Bell 47 nell’estate del 1953 effettuò al largo di Gaeta le prime prove di appontaggio e decollo.
    Nel 1957 iniziò una radicale serie di lavori per essere trasformato in incrociatore lanciamissili. Nel novembre 1961 rientrò con la sigla 551. Il 20 febbraio 1971 fu posto in disarmo per radiazione.

    In questa bella foto l’unità è stata ripresa nel periodo della cobelligeranza. Notare, infatti, che la nave è ritinteggiata secondo le norme in uso tra gli Alleati con lo scafo grigio scuro e le sovrastrutture grigio celestino.
    ONORE AL “GARIBALDI” E AI SUOI CADUTI.

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    20.2.1978, impostazione nave Giuseppe Garibaldi

    
di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra



    Caratteristiche tecniche
    Tipologia: Portaeromobili
    Classe: Garibaldi
    Impostata il: 20.02.1978
    Varata il: 04.06.1983
    Cantiere: Cantieri navali di Monfalcone
    Dislocamento: 13859 t p.c.
    Lunghezza: 180, 2
    Larghezza: 23,4 m al galleggiamento – 30,4 m al ponte di volo
    Larghezza ponte di volo: 173,8 m
Immersione: 6,7 m
    Apparato motore: COGAG: 4 tag. Fiat/GE LM-2500, 2 assi con eliche a passo fisso e inversione del moto mediante due giunti riduttori invertitori Tosi
    Potenza: 60400 KW (80997,72 HP
    Velocità: 30 nodi
    Autonomia: 7000 mg
    Armamento: Linea di volo costituita da 12-18 aeromobili (SH-3D/EH-101 o/e AV-8B Plus); 2 lanciatori a 8 celle Albatros (con missili S/A Aspide); 3  sistemi AM/AA Dardo (con mitragliera Breda da 40/70)
    Equipaggio: 534.

    4.6.1983 varo Garibaldi - www.lavocedelmarinaio.com
    L’incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi, prima Unità di questo genere della Marina Militare Italiana, è stata costruita nei Cantieri Navali di Monfalcone e ivi varata il 04 giugno 1983.
    Entrata in servizio nel 1985, ha come abituale porto di assegnazione Taranto e, a partire dal 2014, è stata posta alle dipendenze organiche ed operative del neo costituito Comando del Terzo Gruppo Navale, di stanza nella base di Brindisi.
    Grazie alla propria versatilità d’impiego, ha svolto negli anni un ruolo fondamentale in tutte le principali missioni internazionali che hanno visto impegnata la Marina Militare.

    nave giuseppe garibaldi - www.lavocedelmarinaio.com

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    20.2.1927, varo regio sommergibile Balilla


    Questa unità, classe omonima, dislocava 1369 tonnellate in emersione e 1874 tonnellate in immersione.
    Varato il 20/2/1927 nei cantieri Odero Terni di La Spezia, entrò in servizio il 21/7/1928.
    A causa del rapido deterioramento del materiale con cui era stato costruito che costringeva a lunghi periodi di lavori e ne riduceva l’efficienza bellica, fu posto in disarmo nel 1941.
    Fu radiato il 18.1.1946.

    Questa foto reca un appunto sul retro:
    “Gaeta 3/9/1936 (?)
    Sommergibile “Balilla” raggiunge la propria squadriglia”.

    La data è poco leggibile in quanto volutamente cancellata forse perché in quel periodo il “Balilla” partì con gli altri tre battelli gemelli per le acque spagnole allo scopo di effettuare missioni speciali durante la guerra civile di Spagna.
    In quel periodo da Gaeta partivano “in gran segreto” molte navi con truppe e materiali dirette in Spagna a supporto delle truppe franchiste. La presenza della data sulla foto poteva forse creare problemi a livello “politico – militare”, considerato che “ufficialmente” l’Italia non era coinvolta nella guerra di Spagna.
    Il suo motto fu: “Che l’inse?” (Ci decidiamo?) espressione in dialetto genovese attribuita al giovane Giovan Battista Perasso, detto Balilla, che la pronunciò lanciando un sasso il 5 dicembre 1746 contro gli austriaci che occupavano Genova. Questo gesto diede origine all’insurrezione popolare che cacciò gli occupanti dalla città.


    Caratteristiche tecniche
    Tipo:
     sommergibile di grande crociera
    Dislocamento:
    – in superficie: 1.450 t
    – in immersione: 1.904 t
    Dimensioni:
    – Lunghezza: 86,75 m
    – Larghezza: 7,80 m
    – Immersione: 4,78 m
    Apparato motore superficie: 2 motori Diesel FIAT più 1 motore ausiliario, 2 eliche
    – Potenza: 4.000 cv motori principali, 425 cv motore ausiliario
    – Velocità max. in superficie: 17,5 nodi (7,0 nodi con motore ausiliario)
    – Autonomia in superficie: 3.000 miglia a 17,0 nodi – 7.050 miglia a 8,5 nodi (12.000 miglia a 7 nodi con motore ausiliario)
    Apparato motore immersione: 2 motori elettrici di propulsione Savigliano
    – Potenza: 2.000 cv
    – Velocità max: 8,9 nodi
    – Autonomia in immersione: 8 miglia a 8,9 nodi – 110 miglia a 3,0 nodi
    Armamento:
    – 6 tls AV da 533 mm, 8 siluri da 533 mm
    – 2 tls AD da 533 mm, 4 siluri da 533 mm
    – 1 cannone da 120/27 mm (dopo il 1934 sostituito con 120/45 mm)
    – 4 mitragliatrici 13.2 binate
    – 1 tubo lanciamine, 4 mine
    Equipaggio: 7 ufficiali, 70 tra sottufficiali e marinai
    Profondità di collaudo: 100 m.

    S.O.S. RICHIESTA NOTIZIE

    Ciao Ezio carissimo,
    ti faccio dono delle foto di quel che resta di mio zio Francesco La Rosa (mi sono state affidate da mio padre che mi ha voluto chiamare come Lui). Quello che so di mio Zio è che è nato a forse a Civitavecchia il 13.2.1915 e, di questo quadro con le decorazioni, non so nemmeno quali onorificenze gli siano state tributate e perché…


    Dal berretto si evince che sia stato membro del regio sommergibile Balilla, altro non so.
    Mi piacerebbe, col tuo aiuto e con l’aiuto dei lettori del tuo blog, conoscere la storia nella regia Marina di mio Zio e del regio sommergibile Balilla.
    Confido in te e in voi.
    Franco

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    20.2.1995, varo nave Canopo

    a cura Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    La nave fu costruita nei  cantieri navali di Taranto e fu varata il 20.2.1955. Consegnata alla Marina Militare il 4.5.1958, venne posta in riserva nel 1981 e radiata il 30.9.1982. Questa unità navale  faceva parte della classe Centauro, una serie di quattro fregate costruite all’inizio degli anni ’50 in conto M.D.A.P. (Mutual Defence Assistence Program) con concorso della NATO. Le quattro navi erano la Centauro, la Canopo, la Castore e la Cigno.
    Nave Canopo inizialmente avrebbe dovuto portare la sigla di identificazione D570, mutata in F551 nel 1957.


    La fregata Canopo (F551) qui ripresa in navigazione con mare agitato, mostra la particolare forma della prora a cutter ed ancora l’armamento originale con i 76/62 sovrapposti.

    Caratteristiche tecniche
    Dislocamento: 2137 tonnellate
    Lunghezza: 103,10 metri
    Larghezza: 12,00 metri
    Velocità: 26 nodi (48 km/h)
    Autonomia: 2860 miglia nautiche a 18 nodi (5300 km a 33,5 km/h)
    Propulsione: 22000 hp, 2 caldaie, 2 turbine a vapore Tosi  – 2 eliche
    Armamento:
    • 4 cannoni da 76mm in impianti binati, poi sostituiti da 3 cannoni da 76mm in impianti singoli
    • 4 mitragliere da 40mm (poi sbarcate)
    • 2 lanciarazzi illuminanti trinati
    • 1 mortaio antisommergibili Menon
    • 4 mortai Menon corti (poi sbarcati)
    • 6 tubi lanciasiluri da 533mm (poi sostituiti da 2 lanciasiluri trinati da 324mm)
    • 1 scaricabombe di profondità (aggiunto in seguito).     

    Dello stesso argomento sul blog:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2016/02/edoardo-bartolomei-di-nave-canopo-6-2-1940-25-1-2016-e-la-solitudine-che-reclama-la-pace-perche-la-vita-e-bella/

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    20.2.1943, i fulmini di Zonderwater cadevano su di noi prigionieri

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra e Marino Miccoli

    AL SOTTOTENENTE BONETTI RUGGERO

    Zonderwater - www.lavocedelmarinaio.comZonderwater è una vasta area situata a circa 40 km Nord Est dalla città di Pretoria ed è vicina alle note miniere di diamanti del Cullinan, nel Sud-Africa. L’altopiano (1500 mt. s.l.m.) in cui si trova è incluso nella Provincia del Transvaal. Nel 1941 è stato realizzato un grande campo di prigionia, suddiviso in blocchi, dove sono stati raccolti moltissimi prigionieri di guerra italiani e tedeschi. Dalle navi mercantili dove erano stati stivati, i prigionieri erano sbarcati nel porto di Durban; da qui in treno in due giorni di viaggio arrivavano a Zonderwater. I primi prigionieri italiani arrivarono alla fine dell’inverno del 1941.

    Alcuni prigionieri a Zonderwater
    Zonderwater, che in lingua Afrikaans significa senza acqua (anche se in realtà l’acqua era presente e abbondante nel sottosuolo), è una località costituita da una pianura arida con alcune ondulazioni. La flora è rada e bassa. L’orizzonte è costituito da modeste colline. La vasta zona riservata ai prigionieri (dall’aprile del 1941 al marzo del 1947 furono accolti nel campo più di 100.000 prigionieri italiani) era situata da un lato sulle colline e dall’altro si apriva verso il piano. Il clima è quello continentale del nord est del Sud Africa. Le stagioni sono essenzialmente due: estate e inverno. L’estate va da novembre ad aprile e l’inverno da maggio a ottobre. Il vento regna, anzi impera nella zona di Zonderwater: infatti le tempeste di sabbia, le trombe d’aria fanno volare tetti, coperture, lamiere, tende, staccionate e recinzioni; i venti hanno una forza e un’intensità tale da “togliere il fiato”.

    prigioneri a Zonderwater - foto internet
    Dopo il vento arrivano quasi sempre i temporali e con essi i fulmini. A Zonderwater i fulmini erano un concreto pericolo per i prigionieri della tendopoli, dal 1941 al 1943 (a partire dalla fine di questo ultimo anno si iniziò la costruzione delle prime baracche), le punte dei pali di ferro che reggevano le tende si trasformavano in vere e proprie calamite per i fulmini; così i prigionieri che si trovavano a contatto o vicino ai pali metallici morivano fulminati. Molti di loro rimanevano vittime dei frequenti fulmini che si scatenavano durante i temporali, forse a causa di una composizione particolarmente ferrosa del suolo, e ogni temporale era vissuto da loro con terrore. A testimonianza di quanto sopra, a Zonderwater per commemorare i non pochi prigionieri folgorati è stato poi edificato un monumento che è possibile visitare ancora oggi, così come il cimitero dei prigionieri italiani.

    testimonianze zonderwater