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    Giovanni Ruocco (Castellammare di Stabia, 15.9.1924 – Mare, 22.9.1943)

    di Antonio Cimmino

    Il marinaio cannoniere Giovanni Ruocco nasce a Castellammare di Stabia (NA) il 15 settembre 1924.
    La sua giovane vita di marinaio è collegata al regio rimorchiatore Sperone che saltò in aria il 22 settembre 1943 su una mina tedesca nelle acque antistanti le isole di San Pietro e San Paolo (isole Cheradi).
    I tedeschi, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, avevano richiesto al Comando della Regia Marina di Taranto di abbandonare la città senza opporre resistenza.

    Ottenuta l’autorizzazione, uscirono in mare con le siluranti Schenelboote S54 e S62 e la motozattera MFP 478. Quest’ultima, vigliaccamente, seminò la rada con 24 mine urtanti. Lo Sperone affonda subito con il suo equipaggio e tutti gli uomini che trasportava, marinai distaccati sulle isole Cheradi che si recavano in franchigia (libera uscita) a Taranto.
    Allo scoppio persero la vita 97 marinai e i feriti furono 51… erano le ore 13.50.

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    Angelo Vassallo (22.9.1953 – 5.9.2010)

    … a distanza di 9 anni dalla morte, ripubblichiamo l’articolo a Lui dedicato da Gabriella Fogli, per non dimenticare mai.

    “Stamattina sono per mare dalle cinque. Ho preso due aragoste, le porto a mio figlio che ha un ristorante qui in paese. Noi siamo legati al nostro territorio. Abbiamo coscienza del nostro territorio, i cittadini hanno capito che è la nostra prima ricchezza. Basta guardare il nostro porto: lo abbiamo ristrutturato e messo a posto noi. Eppure, alla fine il proprietario è lo Stato. Noi abbiamo fatto mutui per quarant’anni, investiamo e costruiamo per arricchirlo, ci lavorano tanti nostri giovani; e lo Stato cosa fa? Addirittura nell’assegnazione delle banchine, lo Stato preferisce i privati che si arricchiscono e non ci lasciano neanche un euro, mentre il comune, con i soldi che guadagna dalle concessioni, riesce a manutenere questa struttura e perfino a destinare una parte dei guadagni nei servizi per i nostri cittadini.
    Abbiamo costruito un caffè letterario nel paese più piccolo. Abbiamo realizzato un lungomare pedonale a Pioppi, dove altrimenti la gente non sapeva nemmeno dove incontrarsi. Stiamo costruendo un centro nautico che gestiranno dei ragazzi disabili.
    Ed entro la prossima estate rifaremo tutto il piazzale a fronte del porto. Per avere la concessione della struttura, che ci costa un sacco di soldi, abbiamo dovuto fare causa allo Stato. Cose da pazzi. Noi siamo una delle poche realtà in Italia ad arricchire lo Stato. Lo Stato invece fa profitti e basta.”
    (Angelo Vassallo, 22.9.1953 – 5.9.2010).

    Questo scriveva Angelo Vassallo, e forse in queste righe c’è una parte del perché della sua morte. Pochi di noi lo conoscevano, era un sindaco di una cittadina come tanti, ma lui svolgeva il suo compito in un territorio particolare, una “perla” in mezzo a tanta immondizia, un uomo che ha cercato in ogni modo, con il sostegno dei suoi collaboratori e dei cittadini tutti di mantenere “pulita” l’anima della città prendendo a schiaffi degli spacciatori, vigilando su chi acquistava certe ville che passavano di mano pronta cassa. Queste ville sono il segnale usato dalla Camorra per far sapere che è arrivata, pronta a controllare il posto.
    Ad ogni modo, al di là di quelle che sono le indagini e che riguardano la magistratura, come semplice cittadina vorrei proporre due semplici osservazioni:
    – poteva la camorra tollerare che una persona come Vassallo fosse di esempio ed incoraggiamento per altri amministratori nella lotta per liberare il territorio? Vi pare plausibile? Francamente credo di no, al di là degli interessi in ballo, qui c’è in gioco ben altro, è una lotta di poteri, ed eliminare Vassallo significa mandare un messaggio forte e chiaro: o con noi, o contro di noi, peccato che il contro di noi non sia ammesso …
    Era prevedibile un attentato? Si poteva ipotizzare la necessità di una scorta? Non godendo di nessuna protezione per i killer, chiunque fossero, è stato semplice eliminarlo.

    ELIMINARE … stiamo parlando di un uomo, un marito, un padre. Un uomo è stato tolto alla sua famiglia, dei figli sono stati privati del proprio papà, una comunità del proprio primo cittadino, e tutti quelli che ancora credono in certi valori hanno perso un esempio.
    Tra qualche giorno i giornali non se ne occuperanno più, se non saltuariamente. Il mondo corre i fretta, si brucia tutto in pochi attimi, poi … cala in silenzio. Ma la sua famiglia è ormai segnata da un dolore immenso che non cade nel dimenticatoio, no… ogni giorno dovrà fare i conti con il posto a tavola vuoto, con la mancanza della sua presenza che forse solo il tempo potrà alleggerire, ma non dimenticare.

    Arrivederci Angelo, non ci siamo incontrati in questa vita, forse ci incontreremo nell’altra.

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    Pasquale Ambrosetti (Torre Annunziata (NA), 9.9.1923 – Mare, 22.9.1943)

    Vincenzo Marasco e Antonio Papa – Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno”

    Alla lieta e cara memoria del Marinaio Ambrosetti Pasquale, Figlio di Torre Annunziata.

    Aprendo la cartella che raccoglie i pochi documenti che narrano dell’ultimo istante di vita di Ambrosetti Pasquale, perso in quelle righe dattiloscritte, mi sono dovuto fermare un attimo per riflettere, attonito in un doveroso silenzio. Perché, di fronte ad una storia del genere, il silenzio è forse l’unico modo per assimilarla e per ricordare in modo giusto, come meritano tantissimi altri casi, questo giovanissimo figlio della nostra amata cittadina.

    Pasquale nasce nel ventre nella città e crebbe tra quei popolosi e stretti vicoli sorti a ridosso delle Mascatelle dagli inizi dell’800. Così, Pasquale, figlio di Enrico e di Maria Cirillo, il 9 settembre del 1923 vide la luce in Via Giardino al civico 10.
    La guerra fagocita giovani, presto riservò la sua chiamata anche per Pasquale. Così in un attimo, da quella specie di grembo materno rappresentato dagli angusti vicoli di Torre Annunziata, si ritrovò a La Spezia per essere arruolato negli equipaggi della Regia Marina, per poi essere destinato sul fronte di mare delle isole greche dell’Egeo Meridionale, in forza al Comando Marina di Rodi.
    L’8 settembre 1943, oltre a segnare le sorti dell’Italia, della folle idea espansionistica fascista e quelle di migliaia e migliaia di nostri soldati abbandonati a loro stessi su più fronti, segna anche la vita di Pasquale.
    Dopo la rovinosa caduta italiana, ai soldati tedeschi venne impartito dai loro vertici di rendere prigionieri tutti i militi italiani e di deportarli. A coloro che invece avessero scelto la non resa, l’ordine perentorio era quello di passarli per le armi: fucilati!
    In pochi giorni i comandi italiani delle isole dell’Egeo vennero presi dai nazisti. A Rodi, dove vi era una delle guarnigioni della Marina e dell’Aeronautica più importanti, i tedeschi, preso il comando, ne ordinarono subito la deportazione di 2100 tra avieri e marinai. All’uopo venne requisito il piroscafo Donizetti, nave cargo italiana lì arrivata il 19 settembre carica di cannoni e materiali di artiglieria. Scaricato il materiale bellico, Kleemann, ufficiale tedesco che reggeva il comando dell’isola, diede l’ordine di imbarcare gli italiani sul piroscafo, lì dove però a malapena vi potevano esserci stipati 700 uomini. L’operazione venne affidata al colonnello Arcangioli, il quale dopo aver superato i 1600 uomini imbarcati e accortosi che lo stivaggio degli italiani stava diventando un “enorme carnaio”, bloccò di sua spontanea volontà le operazioni, opponendosi alla crudeltà tedesca. Benché i nazisti, dopo averlo deposto, continuarono le operazioni si resero conto che dopo i 1800 soldati imbarcati davvero non vi era più spazio a bordo, accettando così, in parte quanto detto dal colonnello italiano.
    A bordo del Donizetti vennero così imbarcati 1835 uomini, 256 in meno rispetto all’ordine dato. Tra i marinai vi doveva essere anche il giovanissimo Pasquale.

    Il 22 sera il piroscafo, scortato da una silurante con equipaggio tedesco, molla gli ormeggi e tenendosi sotto la costa orientale dell’isola diresse verso Nord Ovest. All’1.10 del 23, si ritrovò a Capo Prasso, l’estrema punta meridionale dell’isola, quando venne ingaggiato dal cacciatorpediniere britannico Eclipse. La sciagurata opera dell’unità inglese fu rapidissima. Dall’ordine di far partire i siluri passarono pochi istanti che la Donizetti, col suo carico di italiani, centrata a morte, colò a picco. Nel vortice il piroscafo italiano tirò con se, sul fondo dell’Egeo, 600 avieri, 1110 marinai, 114 sottufficiali e 11 ufficiali.
    Senza una lista dei nominativi imbarcati a riempimento a bordo, nessuno mai seppe i nomi dei soldati imbarcati su quella nave. Pasquale, non essendo mai più stato individuato sull’isola di Rodi, venne indicato come possibile vittima di quella immane sciagura, che ad oggi è intesa come la prima grande tragedia italiana dell’Egeo.
    Alla famiglia le prime notizie sulla sorte di quel loro figlio vennero inviate solo nel giugno del 1946.


    Noi il giovane Pasquale, ragazzo torrese ventenne e fiero, non lo abbiamo dimenticato!
    Evviva il marinaio Ambrosetti Pasquale!

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    22.9.1943, regio rimorchiatore Sperone

    a cura Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Fu affondato, a causa di una mina tedesca, il 22 settembre 1943 nelle acque antistanti le isole di San Pietro e San Paolo (isole Cheradi).


    Nonostante l’immediato intervento dei soccorsi dei 148 uomini facenti parte dell’equipaggio, 97 risultarono morti o dispersi in mare mentre 51 furono i feriti recuperati e posti in salvo.
    Il natante effettuava, agli ordini del 2°Capo nocchiere Elio Cesari, servizio di navetta per i militari e servizio viveri per i Comandi/Enti delle già citate isole Cheradi.

     

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    “Assalto alla Linea Anton / La battaglia del Sarno alle porte di Napoli / 22-30 settembre 1943”

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Questo pregevole libro di Orazio Ferrara (*), è una preziosissima testimonianza in cui rivivono i drammatici giorni di guerra dell’Operazione Avalanche nel Salernitano del settembre 1943.

    Orazio Ferrara per www.lavocedelmarinaio.comPer far comprendere meglio si riporta uno stralcio dell’opera:
    “ … Verso le ore 10:30 un carro armato tedesco sta manovrando sulla strada, che dal centro di Cava porta alla frazione di Sant’Arcangelo. A causa di uno stretto arco di muratura il blindato è in evidente difficoltà e non riesce a passare, malgrado le affannose indicazioni di un giovane mitragliere, affacciatosi dalla torretta. Assistono, poco lontano, un gruppetto di persone, tra cui dei ragazzini. Quest’ultimi, nel vedere le maldestre e ripetute manovre del mezzo pesante, non trattengono l’ilarità e, come è costume nei paesi della Napoletanità, parte inevitabilmente qualche ingenuo lazzo e sfottò.
    Il giovane carrista tedesco, probabilmente stressato dai combattimenti che sono iniziati proprio quel giorno e sicuramente risentito per quella che crede una presa in giro, ha un impeto di rabbia ed esplode una raffica di mitragliera in direzione del gruppetto. Restano morti in un lago di sangue Andrea Sarno, Domenico Russo detto ‘o negro e la dodicenne Michelina Focarelli. Ferito gravemente tale Pasquale Avella. Alla vista dei caduti, il carrista tedesco ha un moto di pietà e scende dal blindato, scoppiando poi in un pianto dirotto quando si avvicina al corpo esanime della ragazzina.
    Dopo, il carro armato sembra proseguire in direzione della Badia. Qualche ora dopo una donna di Sant’Arcangelo, Maria Ferrigno detta ‘a muzzilla, trova in località Pella quel giovane carrista tedesco morto, con un foro alla tempia e le guancie ancora bagnate di lacrime. Il piastrino di riconoscimento reca inciso: Heinz 13.09.27. Quindi il carrista tedesco ha solo 17 anni e si è suicidato per il rimorso. Alla sera un ufficiale si presenta a casa dei genitori di Michelina, a portare il cordoglio del comando tedesco per l’increscioso episodio. E mamma Angelina (piccola grande mamma del Sud), nel dolore che la strazia, riesce a trovare parole di perdono anche per il giovane carrista tedesco.
    “Simm’ tutt’ figli ‘e mamma e tutt’ putimm’ sbaglià … è ‘a guerra!” (Siamo tutti figli di mamma e tutti possiamo sbagliare … è la guerra!) sono le sue semplici, ma straordinarie parole.
    L’ufficiale viene poi invitato a cena a condividere un frugale pasto di “riconciliazione” con la numerosa famiglia Focarelli …”
    Quella sopra riportata è una delle tante storie di guerra raccontate nel libro e che accaddero oltre settanta anni fa, al tempo in cui il Salernitano viveva i tragici giorni dell’Operazione Avalanche nel tormentato settembre del 1943. Storie quasi sempre amarissime e non sempre ravvivate, come questa, da un raggio dell’umana pietas.

    ASSALTO ALLA LINEA ANTON  DI ORAZIO FERRARA  COPIA DELLA COPERTINA - www.lavocedelmarinaio.com

    Titolo: Assalto alla Linea Anton / La battaglia del Sarno alle porte di Napoli / 22-30 settembre 1943.
    Autore: Orazio Ferrara.
    IBN Editore, Roma.
    Anno: 2015.
    Pagine: 184 con numerose foto anche inedite.
    Prezzo: € 16.00;
    IBN Editore, Via dei Marsi, 57 – 00185 Roma,
    Tel & Fax: 0039 06 4452275 – 0039 06 4469828
    email: info@ibneditore.it
    (*) Per saperne di più sull’autore digita Orazio Ferrara sul motore di ricerca del blog.

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    22.9.1898, varo regio ariete-torpediniere Puglia

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra”
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IN NAVE APULIAM, TARENTI DEDUCTAM

    A Taranto c’era un arsenale che costruiva navi, e adesso?

    La costruzione dell’Arsenale di Taranto fu decretata dal Parlamento con la legge n. 833 del 29 giugno 1882 che stanziava l’allora somma di lire 9.300.000. I lavori iniziarono nel settembre 1883 con la costruzione di:
    – un canale di comunicazione, fra la rada (mar Grande) ed il mar Piccolo;
    – un muro di cinta (lato est);
    – un bacino di raddobbo, il Principe di Napoli, capace di ricevere le più grandi navi da guerra;
-uno scalo di costruzione;
    – le officine occorrenti per il bacino e lo scalo;
    – un magazzino per i viveri e due grandi cisterne d’acqua;
    – una gru idraulica da 160 t.

    Il 21 agosto 1889 l’arsenale fu inaugurato alla presenza di Re Umberto I.
La Direzione Generale fu realizzata a livello della città nuova al termine di quello che sarebbe diventato l’asse centrale dello sviluppo urbanistico di Taranto (via D’Aquino – via Di Palma).
    L’Arsenale Militare Marittimo, progettato anche per la costruzione di navi, vede impostare il 14 marzo 1894 la sua prima unità da guerra, l’Ariete-torpediniere Puglia, varata il 22 settembre 1898 alla presenza dei Principi di Napoli.

    Seguiranno la costruzione del bacino galleggiante GO 9, del rimorchiatore S. Andrea, del ferry-boat Messina per le FF.SS., dei rimorchiatori Sperone, Capo Circeo e Capo Rizzuto, delle motocannoniere Lampo e Baleno ed infine dell’unità da sbarco Quarto varata il 18 marzo 1967, anno in cui la Marina Militare decise di abbandonare le nuove costruzioni per dedicare le proprie risorse ai soli compiti di supporto e mantenimento in efficienza della flotta.