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    Nasce nel 1902 la moderna Preghiera del Marinaio

    di Giorgio Gianoncelli

    L’attuale preghiera religiosa ufficiale nella Marina Militare è opera dal Poeta vicentino Antonio Fogazzaro (Vicenza 1842 – 1911) scritta il mese di gennaio dell’anno 1902.
    La nuova preghiera sostituisce quella ereditata dalla Marina Sabauda, ritenuta troppo macchinosa, mentre le esigenze moderne vogliono un testo breve, ritmico, aderente allo spirito militare.
    L’idea di dotare la Marina da Guerra con un testo religioso snello e di tali caratteristiche è attribuito al Capitano di Fregata Giorgio Ronca, Comandante in Seconda dell’incrociatore corazzato “Giuseppe Garibaldi” da poco consegnato alla Regia Marina.
    Il Comandante Giorgio Ronca si rivolge alla marchesa Eleonora Barraco Pallavicini, che a sua volta interessa l’Arcivescovo di Cremona Monsignore Geremia Bonomelli, importante prelato del momento, e l’Arcivescovo, il mese di novembre dell’anno 1901 chiede all’amico Poeta e romanziere Antonio Fogazzaro un componimento adatto alle esigenze esposte.
    Il Poeta onorato per l’incarico in breve compone la preghiera che consegna al Vescovo con il titolo: “Preghiera vespertina per gli Equipaggi della Regia Marina da Guerra”. Il Vescovo è entusiasta ed elogia il Poeta per l’intensità che ha saputo dare al testo. La consegna del componimento alla Marina è concomitante alla consegna della Bandiera di Combattimento al primo incrociatore corazzato costruito con il nome di “Giuseppe Garibaldi”.
    La città di Genova offre la Bandiera di combattimento all’incrociatore e un Comitato di donne, presieduto dalla marchesa Eleonora Barraco Pallavicini, compone un labaro in raso di seta di colore bianco, con ricamato in lettere d’oro a carattere gotico il testo della “preghiera vespertina”.
    Il 23 febbraio 1902 il Capitano di Vascello Cesare Agnelli, Comandante dell’incrociatore “Giuseppe Garibaldi” riceve i due preziosi simboli. Il Comandante dell’unità è talmente entusiasta del testo della preghiera al punto di inoltrare al Ministro della Marina, Amm. Costantino Morin, la richiesta di recitare la Preghiera durante la navigazione mentre il personale, in Assemblea a poppa della nave al tramonto, partecipa al rito dell’ammaina Bandiera. Ottenuto il permesso l’iniziativa si trasmette rapidamente sulle altre unità della Flotta al punto di diventare parte inscindibile della vita di bordo e nel 1909 la Preghiera è inserita nelle attività regolamentari di bordo e diventa semplicemente “Preghiera del Marinaio”.

    Dopo la morte del Poeta, 7 marzo 1911, il testo olografo della preghiera diventa di proprietà della contessa Carolina Giustiniani Colleoni che il mese di gennaio del 1928 lo dona alla Marina Italiana per mezzo del Grand’Ammiraglio Thaon di Revel che lo consegna all’Ufficio Storico e nel 1948, dall’Ufficio Storico passa alla custodia dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia. Le parole della preghiera del Marinaio letta per interfonico al tramonto dal più giovane ufficiale di bordo sull’unità in navigazione, che si diffondono per tutta la nave, sono parole ritmiche d’intensa suggestività e mentre l’ultimo spicchio di sole scompare dietro l’orizzonte tinteggiando d’arancione il cielo per lasciare posto alla “cadente notte” e la Bandiera lentamente scende dall’asta, entrano nell’anima di ogni marinaio, credente o non credente che sia, in quel momento libero dal servizio, a capo scoperto, composto in modo sacrale e militare assorbe nell’intimità dell’anima l’invocazione benedicente per sé e per il “riposo del popolo”.

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    12.11.1940, regia nave Fabrizi

    a cura  Andrea Trincas

    (Venezia, 25.6.1901 – Rosignano Marittimo, 25.9.1998)

    A PERENNE MEMORIA DI GIOVANNI BARBINI
    Giovanni Barbini nasce a Venezia il 25 giugno 1901, diplomato all’Istituto Nautico di Venezia nel 1921, viene chiamato nella Regia Marina per svolgere il servizio militare.
    Viene nominato Guardiamarina nel 1922 e nel giugno del 1923 si rafferma intraprendendo così la carriera militare.

    Nel marzo del 1927 viene promosso Sottotenente di Vascello e Tenente di vascello nel novembre 1936.
    Il 19 novembre 1939 assume il comando della regia torpediniera Angelo Bassini.
    Nel 1940 assume il comando della regia torpediniera Nicola Fabrizi.

    Nella notte tra l’11 e il 12 novembre 1940 la regia nave Fabrizi, mentre scortava un convoglio nell’Adriatico meridionale, viene attaccata da quattro incrociatori leggeri e due cacciatorpediniere inglesi. Nella battaglia che ne seguì, la nave contrattaccò nel tentativo di attirare il fuoco nemico e  fu gravemente danneggiata ma l’eroico equipaggio al comando di Giovanni Barbini si portò fino a Valona

    Nella battaglia Giovanni Barbini fu gravemente ferito e, nonostante le gravi perdite di sangue da una gamba ferita, rifiutò l’aiuto del per sodale sanitario di bordo fino, per l’appunto, la su a nave raggiunse il porto.

    Per quanto sopra, per la sua risoluta difesa del convoglio di fronte a un nemico superiore, Giovanni Barbini fu insignito della Medaglia d’Oro al Valore Militare.

    In seguito fu trasferito al Dipartimento Navale di Venezia e fu promosso Capitano di corvetta.
    Aderì alla Repubblica Sociale Italiana, e fu nominato Podestà di Venezia fino al 1945.
    Nel marzo 1947, a richiesta, transita nell’ausiliaria.
    Nel settembre del 1952  viene richiamato in servizio in Sardegna, assume il comando di nave Ebe e ritorna  al Comando Navale Autonomo di Venezia.
    Nel febbraio 1955 passa nella riserva, anche se rimane in servizio attivo fino al luglio 1956, in qualità di direttore della Fondazione Cini e comandante della nave da addestramento Giorgio Cini.
    Il 1° luglio 1961 fu promosso Capitano di vascello.
    Morì a Rosignano Marittimo il 25 settembre 1998 (*).

    Il 31marzo 2006 la città di Cagliari gli  dedica una via sul mare.

     

    Notizie tecniche/storiche regia nave Nicola Fabrizi (fonte www.agenziabozzo.it)

    Nome

    Nicola Fabrizi

    Tipo

    cacciatorpediniere dal 1918 al 1929
    torpediniera dal 1929 al 1953
    dragamine dal 1953 al 1957

    Classe

    Giuseppe La Masa

    Unità

    Giuseppe La Masa
    Angelo Bassini
    Agostino Bertani  (dal 1921 Enrico Cosenz)
    Benedetto Cairoli
    Giacinto Carini
    Nicola Fabrizi
    Giuseppe La Farina
    Giacomo Medici

    Cantiere

    Odero – Sestri Ponente, Genova

    Impostazione

    1° settembre 1916

    Varo

    18 luglio 1917

    Completamento

    1918

    Servizio

    12 luglio 1918

    Dislocamento

    normale 840 t
    pieno carico 875 t

    Dimensioni

    lunghezza 73,5 m
    larghezza 7,3 m
    immersione 3 m

    Motore

    2 turbine a vapore
    4 caldaie
    potenza 16.000 hp
    2 eliche

    Velocità

    30 nodi

    Autonomia

    2.230 miglia a 13 nodi

    Combustibile

    nafta 150 tonn.

    Protezione

    //

    Armamento

    4 cannoni da 102 mm / L canna 45 calibri
    2 cannoni da 76 mm / L canna 30 calibri
    4 tubi lanciasiluri da 450 mm

    Equipaggio

    99

    Disarmo

    //

    Radiazione

    1° febbraio 1957

    Destino

    demolita 1957

    Note tecniche

    Derivate dalla classe Rosolino Pilo, erano attrezzate per l’utilizzo come posamine, lancio di torpedini da getto e dragaggio in corsa.
    Nel 1940 l’unità fu portata in cantiere per essere rimodernata. I lavori di modifica comportarono la sostituzione dell’armamento con la rimozione di tre cannoni da 102 mm, la sostituzione dei pezzi da 76 mm con 8 mitragliere da 20 mm e la sostituzione di due tubi lanciasiluri da 450 mm con 3 da 533 mm.
    Alle due unità sopravvissute al secondo conflitto mondiale venne montato un cannone da 102mm/L35, due mitragliere binate antiaeree da 20mm ed un impianto per il dragaggio mine.

    Note storiche

    Il 3 novembre 1918 una formazione composta dalla RN Giuseppe La Masa e dai cacciatorpediniere AudaceGiuseppe Missori e Nicola Fabrizi salpò da Venezia per Trieste.
    A queste unità si aggregarono le torpediniere Climene e Procionesalpate da Cortellazzo e la formazione gettò le ancore nel porto di Trieste alle 16.10.
    Il Generale di Corpo d’Armata Carlo Ilarione Petitti di Roreto, imbarcato sulla Giuseppe La Masa, proclamò solennemente l’annessione della città all’Italia.
    Nel 1929 l’unità fu declassata a torpediniera, alternando compiti nella Flotta a periodi di disponibilità.
    Il 10 giugno 1940, all’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, la Fabrizi faceva parte insieme alle gemelle Giacomo MediciAngelo Bassini ed Enrico Cosenz alla VII Squadriglia Cacciatorpediniere di base a Brindisi.
    L’11 novembre 1940 salpava da Valona in servizio di scorta ad un convogli composto dai mercantili PremudaCapo VadoAntonio Locatelli e dal piroscafo Catalani.
    Poche ore dopo il convogli venne intercettato dagli incrociatori britannici OrionAjaxSydney scortati dai caccia Nubian e Mohawk.
    Dopo scambio di colpi, nonostante il coraggioso comportamento della Nicola Fabrizi, lanciatasi al contrattacco, il convoglio venne interamente affondato e l’unità, danneggiata, dovette riparare a Valona. Nel combattimento ebbe 15 morti e 17 feriti.
    Nel 1941 l’unità fu sottoposta ai lavori; vennero rimossi due cannoni da 102 mm, sostituiti i pezzi da 76 mm con 6 mitragliere da 20 mm ed eliminati due tubi lanciasiluri da 450 mm.
    Rimessa nel servizio di scorta, il 7 settembre 1941 portò da Napoli a Messina i mercantili Spezia e Livorno.
    Il 21 settembre 1943 le gemelle Nicola Fabrizi e Giacinto Carini si consegnarono agli Alleati a Malta.
    Il 5 ottobre le due unità salparono da Malta per tornare in patria, utilizzate principalmente nei servizi di scorta lungo le coste dell’Italia meridionale sino al termine del conflitto.
    Nel 1953 la Nicola Fabrizi venne declassata a dragamine con l’identificativo M 5333.
    1.2.1957 venne radiata e passò alla demolizione.
    Motto: Pari ai cimenti superiore alla fortuna

    (*) Nel giorno del funerale di Giovanni Barbini il Gazzettino di Venezia pubblicò il seguente articolo:

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    Il 12 novembre di ogni anno ci riuniamo

    di Antonino Migliaccio
    Comandante e Segr. Comp.le  Med. Onore

    Perché il 12 novembre di ogni anno?
    Perché il 12 Novembre del 1918 proprio da Brindisi fu emanato dal Grande Ammiraglio Thaon di Revel  “l’Editto della Vittoria sul mare” che testualmente leggo: Omissis …
    “ Marinai! Tutti gli Italiani conoscono i nomi dei singoli Eroi e delle Vittorie fulminee. Ma non a tutti è nota l’opera silenziosa aspra e generosa, compiuta in ogni ora, in ogni evento, in ogni fortuna, quando solamente un’assoluta dedizione al dovere poteva superare l’imparità  delle condizioni e la durezza degli ostacoli. Sappia oggi la Patria di quanti sforzi ed eroismi ignoti è fatta questa sua immensa Gloria. Onore sempre a Voi tutti, onesti e prodi marinai d’Italia”. Il Comandante in Capo delle Forze Navali mobilitate Thaon di Revel.

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    Onore ai Caduti Delle Forze Armate – Onore ai caduti della Marina Mercantile Viva l’Italia.

    comandante-antonino-migliaccio-per-www-lavocedelamarinaio-com_Come ogni anno ci troviamo qui in piazza per vivere un momento particolarmente intenso in cui ci si sente uniti Autorità Civili, Militari e Cittadinanza per ricordare quanti familiari e amici sono caduti in guerra donando la propria vita al Paese.
    Davanti a questo monumento che rappresenta per noi Marinai un faro e come il faro che ci dà certezza della rotta, il monumento ci induce alla memoria storica; cioè ad una considerazione essenziale sul nostro vissuto di italiani e del perché ci troviamo qui, popolo libero e democratico, lo dobbiamo a quanti hanno donato  alla Patria quanto di più Sacro avevano, cioè la propria vita. La prima Guerra mondiale del 15/18 fu una guerra di posizione in cui ci riconosceremmo, per la prima volta, popolo unito  e con i suoi più di un milione di morti di cui cinquecentomila civili nella sacca di Caporetto, dove il Paese profuse tutte le sue energie impiegando anche la leva del 1899 ossia i giovani che non avevano ancora 18 anni e che il Generale Diaz disse a fine guerra: “Li ho visti i ragazzi del 99’ andare al fronte cantando, li ho visti ritornare, sparuto gruppo cantavano ancora”.
    La vittoria della Prima Guerra Mondiale, sull’Austria Ungheria segnò il realizzarsi del sogno risorgimentale dell’Italia Unita nei suoi confini naturale.

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    La seconda Guerra Mondiale sciagurata decisione supponendo una probabile guerra lampo, fu una tragedia immane per il nostro popolo.
    Dal libro della storica Elena Aga  Rossi “Una Nazione allo sbando “trascrivo integralmente:
    “ omissis ..  l’8 Settembre del 43’ il Paese uscì dalla Guerra sconfitto, ma senza il marchio di aver sostenuto il regime fascista fino alla fine. Accettare la resa, anche se incondizionata, era l’unica cosa da fare in quel momento in cui il Paese non era più in grado di combattere e continuare a farlo avrebbe significato solo ulteriori morti e distruzioni . omissis”
    Caso eclatante fu che l’ Esercito dislocato in Grecia ed Albania fu, con cinismo, abbandonato a sé stesso senza direttive e comportamenti da adottare con la certezza di non poterlo recuperare con Navi che non sarebbero mai partite e mai arrivate. Purtroppo dall’8 al 28 Settembre il massacro della Divisione Acqui, sull’Isola Greca di Cefalonia, da parte dei tedeschi, fu uno degli episodi più dolorosi e controversi della 2^ Guerra Mondiale. Morirono più di 9400 soldati della Divisione fra morti durante i combattimenti, passati per le armi e scomparsi successivamente in mare. Il Generale Gandin aveva indugiato nelle trattative perché sapeva che qualora sopraffatti tutti sarebbero risultati “ribelli”, in quanto non era stata dichiarata ancora guerra alla Germania. Tale episodio forse convinse finalmente il Governo Badoglio ed il Re a dichiarare guerra ai Tedeschi, che avvenne il 13 Ottobre del 1943. Comunque il massacro della Acqui , che si era rifiutata di consegnare le armi, attaccando per prima, rappresenta una delle pagine più nobili del ns. Esercito. Questi comportamenti unitamente alla Guerra partigiana e di Liberazione fecero sì che l’Italia potesse essere riconosciuta Una –  Libera e Indipendente, nel consesso mondiale. Il Monumento, fermo e perenne, richiama tutto ciò con il ricordo dei nostri Eroi.

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    Due fra tanti:
    CORREALE Gaetano – Tenente di Vascello – Piano di Sorrento – Medaglia d’Argento al Valor Militare “ Organizzato in modo encomiabile il servizio ed il personale della Nave al suo Comando, in due distinte occasioni, nelle quali era stato attaccato il Convoglio da lui scortato, contrattaccava prontamente ed efficacemente il nemico, riuscendo così nel primo incontro  a danneggiarlo e nell’altra circostanza quasi certamente ad affondarlo” – Bellissimo esempio di Ufficiale risoluto, sereno nel pericolo, rapido nella concezione, energico nella esecuzione Militare. Acque di Maiorca 2 Maggio 1918.
    D’ESPOSITO Antonio – Piano di Sorrento – Croce di Guerra al Valor Militare – “ Alla Memoria “ – “  Imbarcato su Piroscafo che veniva silurato da un Sommergibile nemico ed era in procinto di affondare, assolveva i suoi incarichi con slancio ed abnegazione e concorreva alla messa in opera dei mezzi di salvataggio. Scompariva in mare nell’affondamento della Nave. Determinazione del 5 Ottobre 1951”.
    L’8 Settembre 1943 provocò nel Paese una spaccatura che oggi finalmente sembra lasciata alle spalle con la riscoperta della Patria che ripeto non potrà mai essere del Nord o del Sud di Destra o di Sinistra, la Patria è tutto ciò che ci identifica come Italiani.

    Permettetemi di esprimere un ricordo deferente ed idealmente sull’attenti al nostro Presidente Ciampi “scomparso di recente”. Il Presidente degli Italiani, il Presidente che ci ha ridato l’orgoglio di essere italiani, il Presidente di tutti i marinai militari e civili  .
    Egli soleva ripetere che: “…una Nazione senza memoria storica è una Nazione senza futuro”
    Nel 2002 con la Legge 186, con il suo Mandato, furono inseriti nelle Onoranze ai morti in guerra anche i marinai civili, ossia i marittimi insieme ai militari.

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    Detta Cerimonia che si ripete ogni anno il 12 Novembre a Brindisi, dove di fronte al mare, si erge il Monumento al Marinaio d’Italia, alto trenta metri rappresentante un timone in cui sono custodite tutte le identità dei marinai Decorati morti in Guerra.  Ad onore dei ragazzi del Nautico, che si accingono all’imbarco, sappiano che nella Cripta a destra all’interno del monumento, leggeranno:
    “Antonio Zotti Capitano di Lungo Corso di Lussinpiccolo, disperso in mare. Medaglia D’Oro al Valor Militare, la cui motivazione termina: omissis …Rimaneva al suo posto anche quando visto il proprio equipaggio messo in salvo, preferiva scomparire con la sua nave ,che di  li a poco esplodeva,inabissando con sé il suo eroico comandante”. Mediterraneo orientale – agosto 1942.

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    Dello stesso argomento si invitano i lettori a leggere i seguenti link:

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    12.11.1997, nel ricordo di Francesco Acton

    di Antonio Cimmino

    banca-della-memoria-www-lavocedelmarinaio-com(Castellammare di Stabia, 24.8.1910 – Napoli, 12.11.1997)

    … e il torpediniere Pegaso.

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    Il barone Francesco Eduardo Acton nacque a Castellammare di Stabia, il 24 agosto 1910. Appartenente alla dinastia Acton, discendente del fondatore del cantiere navale di Castellammare di Stabia (1), era figlio dell’Ammiraglio di Armata Alfredo (2), Ministro di Stato e Senatore del Regno, Capo di Stato Maggiore della Regia Marina e già Comandante in Capo delle Forze Navali, e da Donna Livia Giudice Caracciolo dei principi di Villa e Cellamare, Ispettrice Onoraria e Medaglia d’Oro della C.R.I. John Francis Edward Acton Cantiere navale di Castellammare di Stabia (1783) Seguendo le tradizioni familiari, Francesco Acton frequentò l’Accademia Navale di Livorno, divenendo ufficiale della Regia Marina nel 1931 col grado di Guardiamarina. Subito dopo venne inviato su naviglio sottile e d’assalto e, dopo un periodo di tirocinio, venne destinato ad unità siluranti. Alfredo Acton combattè quindi, valorosamente, durante la Campagna d’Etiopia, la Campagna di Spagna e il Secondo Conflitto Mondiale; a riprova del suo valore le sue gesta, al comando di siluranti e sommergibili, vengono citate ben due volte sul bollettino di guerra del Comando Supremo. Con il grado di Tenente di Vascello, al comando della Torpediniera Pegaso fu insignito di numerose onorificenze.
    tenente-di-vascello-francesco-acton-www-lavocedelmarinaio-com-copiaUna Medaglia d’Argento al Valor Militare la meritò abbattendo, con le mitraglie della sua unità, 4 aerei avversari. La motivazione del conferimento fu la seguente:
    Comandante di torpediniera in servizio di scorta a convoglio, fatto segno a ripetuti violenti attacchi aerei, con efficace reazione di fuoco riusciva ad abbattere quattro apparecchi attaccanti. Con elevata perizia professionale e con sereno ardimento, in avverse condizioni atmosferiche, prestava assidua opera di assistenza ai piroscafi colpiti che potevano raggiungere con mezzi propri il porto di destinazione. Durante l’intero episodio bellico dava prova di cospicue doti militari e marinaresche”.
    (Mediterraneo Centrale, 8 novembre 1941)

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    La torpediniere Pegaso, al suo comando, effettuò numerose e rischiose operazioni, tanto da meritarsi anch’essa una Medaglia d’Argento al Valor Militare in quanto:
    È l’unità della Regia Marina che ha al suo attivo il maggior numero di sommergibili affondati, avendone distrutti tre certamente ed un quarto assai probabilmente”. La nave, il 12.5.1941 intercettò al largo di Tripoli il sommergibile inglese HMS Undaunter, salpato da Malta per pattugliare le coste libiche e, attaccandolo con bombe di profondità, riuscì ad affondarlo (3).
    L’unità partecipò il 24.5.41 alla scorta del convoglio di cui fu affondato il transatlantico Conte Rosso, carico di truppe. Il 14.4.42 riuscì ad affondare il famoso sommergibile Upholder, comandato da uno dei migliori sommergibilisti britannici, il Comandante David Wanklyn. Com.te Wanklyn L’equipaggio dell’Upholder Il Comandante Wanklyn aveva affondato in 16 mesi di guerra, bel 100 mila tonnellate di naviglio italo-tedesco ed era considerato un personaggio leggendario. La Royal Navy mantenne segreta la sua comparsa e quello dell’equipaggio dell’Upholder per ben quattro mesi. Sommergibile Upholder Piroscafo Conte Rosso (4). A metà giugno la nave partecipò a diversi attacchi contro convogli inglesi. Uno in particolare, composto da 6 mercantili con una scorta ravvicinata di una corazzata, due portaerei e 8 caccia, prese il largo da Gibilterra per raggiungere Malta. La squadra italiana, tra cui anche il Pegaso, si schierò vicino a Pantelleria ed inviò le unità leggere, supportate da forze aeree e incrociatori, contro il convoglio. Solamente 2 mercantili inglesi sopravvissero all’attacco e riuscirono a portare i loro materiali a Malta. Per il suo eroico comportamento Francesco Acton fu insignito di altre 4 Medaglie di Bronzo al Valor Militare “sul campo” quale:
    “Comandante di torpediniera, di scorta a convoglio in zone fortemente insidiate, segnalato all’ecogoniometro un sommergibile nemico, si portava con audace e serena manovra all’attacco, effettuando una decisa azione di caccia con intenso lancio di bombe di profondità, finché da indubbi segni ne poteva constare l’affondamento” (Mediterraneo Centrale, 2 luglio 1942).

    II concessione
    Comandante di torpediniera, in servizio di scorta a convoglio, con abile e pronta manovra riusciva a sventare l’agguato di un sommergibile nemico e, accertatane all’ecogoniometro l’ubicazione effettuava con sereno ardimento un’intensa ed efficace azione di caccia finché da indubbi segni constatava l’affondamento dell’unità avversaria”.
    (Mediterraneo Centrale, 4 luglio 1942).

    III concessione
    Al comando di unità sottile, in servizio di scorta a convogli, durante un lungo periodo di dura e silenziosa attività, eseguiva numerose missioni in acque fortemente insidiate. Più volte attaccato da mezzi aerei e subacquei, reagiva con decisione, perizia e coraggio, confermando le ottime doti di cui aveva già dato ripetutamente prova”.
    (Mediterraneo Centrale, giugno 1941 – giugno 1942)

    IV concessione
    Comandante di torpediniera, di scorta a convogli, assolveva il suo compito con capacità e sereno coraggio, portando l’unità e i suoi uomini ad alto grado di efficienza. Attaccato il convoglio da sommergibile nemico, dirigeva con ardimento e perizia sull’unità avversaria, che sottoponeva ad intensa ed efficace azione di caccia, finché da indubbi segni ne accertava l’affondamento” (Mediterraneo Centrale, 9 maggio 1942).

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    Alle Medaglie al Valore si aggiungono altri attestati e riconoscimenti quali:
    – Cavaliere di Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta;
    – Cavaliere di Gran Croce di Giustizia e Deputato della Reale Deputazione del Sovrano Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio;
    – 3 Croci di Guerra al Valor Militare;
    – Medalla de la Campana spagnola;
    – Croce di ferro di seconda classe;
    – Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia e delle Stella Coloniale.

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    Al termine della guerra Francesco Acton lasciò la Marina con il grado di Capitano di Fregata e, successivamente venne promosso Capitano di Vascello nella riserva. Per oltre quarant’anni si dedicò, quale Direttore, al ripristino ed miglioramento del Museo Filangieri di Napoli incrementando le opere ivi contenute con sue personali donazioni. L’impegno e la dedizione profuse in guerra, le continua nella società adoperandosi per l’assegnazione di borse di studio agli studenti più meritevoli. Negli anni ’60, in memoria del figlio Alfredo scomparso in giovane età, istituì una specifica borsa di studio.
    Dopo il sisma del 1980, si adoperò per la sistemazione statica del fabbricato che ospita il prestigioso museo. Morì a Napoli il 12 novembre 1997.

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    La torpediniere Pegaso
    La nave con la quale compì le sue imprese era un “Avviso Scorta” appartenente alla classe Orsa (4 unità: Orsa, Pegaso, Orione, Procione), fu varato nel 1936 dalla società Bacini e Scali di Napoli e classificato torpediniere nel 1938. Il suo dislocamento era di 1600 tonnellate, aveva una lunghezza di 89,3 metri, una larghezza di 9,7 di un’immersione di 3,1 metri. Il suo apparato motore, composto da due caldaie e due turbine, sviluppava una potenza di 16.000 cavalli sulle due eliche ed una velocità di 28 nodi. Tubi lanciasilruri: pronti al lancio. L’armamento era costituito da 2 cannoni da 100/47 mm., 4 mitragliere da 13,2 mm., 4 tubi lanciasiluri da 450 mm., 4 lancia bombe di profondità e mine. Cannone da 100/47 Mina Mitraglie a.a.
    Durante la guerra ebbe modificato l’armamento antiaereo con l’installazione di 11 mitragliatrici da 20 mm. Il suo equipaggio era composto da 154 uomini.

    Note
    john-francis-edward-acton-www-lavocedelmarinaio-com-copia(1) Il Capostipite del ramo napoletano degli Acton fu Sir John Francis Edward (nato a Besançon 3-6-1736 morto Palermo 12-8-1811), 6° Baronetto Acton alla morte del cugino Sir Richard Acton il 20-11-1791, Patrizio Napoletano con Regio Dispaccio del 6-1-1802, Direttore della Real Segreteria della Marina napoletana dal 1778, Ministro degli Esteri con funzione di con funzione di Presidente del Consiglio dal 1789, Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro, Cavaliere dell’Ordine di Sant’Andrea di Russia, Cavaliere dell’Ordine di San Gennaro.

    alfredo-acton-www-lavodedelmarinaio-com-copia(2) Don Alfredo (nato a Castellammare di Stabia 12-9-1867 morto a Sorrento il 26-3-1934), Patrizio Napoletano, creato Barone Acton nel 1925; fece nel 1885 campagna d’Africa, nel 1901 campagna Estremo Oriente, nel 1911-1912 guerra italo-turca e nel 1915/1918 la I Guerra Mondiale (col grado di Ammiraglio), Senatore del Regno d’Italia, Membro supplente della Commissione d’accusa dell’Alta Corte di Giustizia 27- 12-1929/19-1-1934, Presidente del Comitato degli Ammiragli 1-8-1925/1932 Presidente del Consiglio Superiore di Marina, Ministro di Stato dal 10-2-1934, Delegato italiano alla conferenza di Londra per la limitazione degli armamenti nel 1930, Delegato italiano alla Conferenza generale di Ginevra per il disarmo nel 1932.

    (3) Lo HMS Upholder (P37) fu un sommergibile di classe U della Royal Navy. Fu uno dei quattro sottomarini di classe U che avevano tubi di lancio per siluri esterni in aggiunta ai 4 interni. Suo Comandante (Capitano di Corvetta) fu Malcolm David Wanklyn; il sottomarino fu insignito della Victoria Cross e del Distinguished Service Order. Calò a picco circa 120000 tonnellate di navi nemiche incluso il cacciatorpediniere Libeccio dopo la Battaglia del convoglio Duisburg (dal nome di uno dei piroscafi che lo componeva), un incrociatore, tre U-Boot (tra i quali il sottomarino italiano Saint Bon), tre trasporti truppe, dieci navi da carico e due navi cisterna.

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    (4) Il Conte Rosso era un transatlantico di 17.879 tonnellate stazza lorda, costruito nel 1922 ed appartenente alla Soc.An. di Navigazione Lloyd Triestino con sede a Trieste. Fu costruito nei cantieri scozzesi William Beardmore & Co a Dalmuir nei pressi di Glasgow e iscritto al Compartimento Marittimo di Trieste con la matricola n° 318, venne requisito dalla Marina Militare a Genova il 3 dicembre 1940. Durante la seconda guerra mondiale il 24 maggio 1941 alle ore 20.40 circa, in navigazione in convoglio da Napoli a Tripoli, scortato dalle torpediniere Procione e Orsa dai cacciatorpediniere Corazziere e Lanciere e dagli incrociatori Trieste e Bolzano a circa 10 miglia per 83° da Capo Murro di Porco in Sicilia, più o meno al largo di Siracusa, fu colpito da due siluri lanciati dal sommergibile inglese HMS Upholder comandato da David Wanklyn. Il Conte Rosso che trasportava 2.729 persone, di cui 280 dell’equipaggio e 2449 trasportati, affondò dopo una decina di minuti nel punto 36° 41′ Nord e 15° 42′ Est. Persero la vita 1.297 persone e vennero recuperate soltanto 239 salme, nonostante il prodigarsi delle unità che facevano parte della scorta. La torpediniera italiana Pegaso il 14 aprile 1942 affondò lo stesso sommergibile, fiore all’occhiello della marina britannica.

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