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    Certe volte gli amici …


    CERTE VOLTE
    Certe volte
    si scrive
    per il puro bisogno di scrivere
    e per null’altro.
    Certe volte
    le qualità insite in ognuno di noi
    si attirano le inimicizie.
    Certe volte la paura
    non risiede nello straordinario
    ma nella vita di tutti i giorni.
    Certe volte serve solamente
    la consapevolezza e la certezza
    di essere e non di apparire.
    Pancrazio”Ezio” Vinciguerra

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    SOFFIA NEL VENTO (Blown’ in the wind)

    Bob Dylan
    Traduzione italiana Mogol
    Versione Luigi Tenco

    Quante strade deve percorrere un uomo

    prima che lo si possa chiamare uomo?

    Sì, e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba

    prima che possa riposare nella sabbia?

    Sì, e quante volte le palle di cannone dovranno volare

    prima che siano per sempre bandite?

    La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento

    La risposta sta soffiando nel vento

    Quante volte un uomo deve guardare verso l’alto

    prima che riesca a vedere il cielo?

    Sì, e quante orecchie deve avere un uomo

    prima che possa sentire la gente piangere?

    Sì, e quante morti ci vorranno perché egli sappia

    che troppe persone sono morte?

    La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento

    La risposta sta soffiando nel vento

    Quanti anni può esistere una montagna

    prima di essere spazzata fino al mare?

    Sì, e quanti anni la gente deve vivere

    prima che possa essere finalmente libera?

    Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa

    fingendo di non vedere?

    La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento

    La risposta sta soffiando nel vento.

    https://youtu.be/h9iPdCkJkTI

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    30.10.2016, nel ricordo di Gianni Venza il furiere dal sorriso contagioso

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    30-10-2016-gianni-venza-foto-alfons-terrasi-p-g-c-corso-75-www-lavocedelmarinaio-comCaro Gianni,
    in certi momenti della vita scrivere o comunicare sentimenti diventa difficile e oggi, nel giorno della Tua dipartita, lo è ancora di più. Si ha sempre la sensazione che le parole siano vuote e che non possano esprimere appieno la nostra tristezza. Facciamo ancora fatica a crederci, siamo arrabbiati, nella nostra mente non possiamo pensare altro a frasi come: ”Non è giusto!” o come “Lui non se lo meritava!”.
    Ci sentiamo di far sapere a quelli che non ti conoscevamo, che ci hai insegnato, da buon napoletano e senza retorica alcuna, che col sorriso e il perdono si aprono i cuori di tutti, anche di quei colleghi tronfi di orgoglio e sai già che occuperai per sempre un posto speciale nei nostri cuori.
    Forse questi pensieri possono sembrare semplici esternazioni ma sono profondamente veri. La Tua morte porta solo dolore nei nostri cuori, specie nel mio perché sei stato fra quelli che mi ha esortato a proseguire la carriera in Marina.
    Anche se la Tua vita non è stata lunga l’hai sicuramente vissuta intensamente. Una vita straordinaria come la Tua fine terrena, tra cielo e mare, tra i sogni e i ricordi indelebili, tracciati nell’onda, lungo la scia, fra i flutti…

    Nello scrivere queste brevi parole abbiamo cercato delle possibili citazioni e la scelta era vasta. Pensavamo di usare un brano di un grande scrittore, ma nulla alla fine avrebbe reso l’idea dell’uomo che noi tutti abbiamo conosciuto. Tu sostenevi l’importanza della famiglia, il valore degli amici e ci ha insegnato a sostenerci l’un l’altro, a credere nelle nostre forze e a lottare per ciò in cui si crede e si ama.
    Dio ci fa comprendere proprio in questo giorno, insieme ai tuoi familiari, che se anche ci mancano le persone a noi più care, come te Gianni, Lui ci ha donato la Grazia che è l’amicizia nel prossimo e l’amicizia nel prossimo è la Sua Grazia, in una parola sola: amore.

    Lo stesso amore che tu hai riposto in noi oggi e noi lo riponiamo in te Capo Venza del 75° corso Furieri.
    Adesso riposa in pace fra i flutti dell’Altissimo magari pregando per noi come noi preghiamo per te.
    Questo è il momento del raccoglimento, della riflessione, della meditazione e, per chi crede, della preghiera.
    P.s. dimenticavo … la canzone di Pinuccio che ci cantavi.

    O’i nè’!
    comm’è bello a stà’ cu tte
    it’s music, music in the air
    òi nè’
    i’ te guardo e m’arrecrio
    it’s music, music in the air
     
    It’s music in the air
    quantu tiempo po’ durà
    mezo ‘a dinto e mez’a fora
    pe nun ce lassà’
     
    It’s music in the air
    chiure l’uocchie pe guardà’
    fin’a che te saglie ‘ncuollo
    e nun te puo’ fermà’
     
    Addò’ nun bastano ‘e parole
    (si perdo tiempo lascciami fà)
    se ferma arraggia e nasce ‘o core
    (statte ccàe)
    po’ nisciuno tocca niente
    (e so’ cuntento ‘e me truvà)
    sciuscianno forte ‘nziem’o viento
     
    Ma i’ quanno vego a vuje
    ma vesto a lutto
    pecchè parlate sempe a vocc’e raja
     
    It’s music in the air
    quantu tiempo po’ durà
    mezo ‘a dinto e mez’a fora
    pe nun ce lassà’

     
    It’s music in the air
    chiure l’uocchie pe guardà’
    fin’a che te saglie ‘ncuollo
    e nun te puo’ fermà’
     
    Addò’ nun bastano ‘e parole
    (si perdo tiempo lascciami fà)
    se ferma arraggia e nasce ‘o core
    (statte ccàe)
    po’ nisciuno tocca niente
    (e so’ cuntento ‘e me truvà)
    sciuscianno forte ‘nziem’o viento
     
    Ma i’ quanno vego a vuje
    ma vesto a lutto
    pecchè parlate sempe a vocc’e raja
     
    Ma i’ quanno vego a vuje
    ma vesto a lutto
    pecchè parlate sempe a vocc’e raja
     
    Addò’ nun bastano ‘e parole
    (si perdo tiempo lascciami fà)
    se ferma arraggia e nasce ‘o core
    (statte ccàe)
    po’ nisciuno tocca niente
    (e so’ cuntento ‘e me truvà)
    sciuscianno forte ‘nziem’o viento.

    riposa-in-pace-marinaio-www-lavocedelmarinaio-com

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    Rodolfo Maltese (Orvieto, 26.2.1947 – Roma, 3.10.2015)

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    …adesso con Ciccio formerete un nuovo Banco del Mutuo Soccorso nel Regno dei Cieli.
    Grazie per tutti i preziosi consigli che mi avete dato.
    Pancrazio “Ezio”

    Dopo la tempesta ho vagato a lungo tra i coralli. Sulla mia pelle sentivo il peso del mare ed ho temuto di non saltare più al sole ma il desiderio d’immenso scuoteva le mie reni io dall’abisso sono risalito.
    Non fuggire l’onda anche se ha l’odore dell’arpione se colpirà, non fermerà il tuo salto ti scaverà e scoprirai d’aver forza e il desiderio d’immenso di nuovo ti scuoterà lascia che il sale ti lavi il cuore.