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    17.8.2014, nel ricordo di Gerardo De Rosa

    di Antonio Cimmino

    Iniziò la sua carriera come mozzo e arrivò ai massimi vertici della piramide della marineria mercantile. Comandò tante navi in tutti i mari del mondo. Fu l’ultimo comandante della nave passeggeri Achille Lauro e fu l’uomo che tenne testa ai terroristi del Fronte per la liberazione della Palestina, frazione estrema dell’O.L.P. di Yasser Arafat, che assaltarono nell’ottobre del 1985 la nave blu (così era conosciuta l’ammiraglia della flotta Lauro). In quel tragico giorno i terroristi uccisero il passeggero americano Leon Klinghoffer, su mandato del loro leader Abu Abbas.

    Gerardo De Rosa amava dire: 
“Dovunque si potesse arrivare via mare, io ci sono stato, almeno una volta nella vita. Ho visto le meraviglie della natura e dell’uomo”.

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    17.8.1915, il regio sommergibile Jalea

    
di Pancrazio “Ezio” Vinciguera



    IN MEMORIA DI GUSTAVO CAIZZI

    Il 16 agosto 1915 il regio sommergibile Jalea si trovava di base a Venezia per operare in Adriatico e contrastare le rotte mercantili austroungariche. Quel giorno lasciò il porto destinazione “Mula di Muggia” (5 miglia al largo di Grado) e Punta Sdobba (Foce dell’Isonzo) per poi stazionare al largo di Porto Buso.

    Alle 4.30 del 17 agosto il sommergibile fu avvistato più volte dal semaforo di Grado e il 18 agosto, all’alba, fu avvistato l’unico superstite, aggrappato a una boa foranea di Grado. Il marinaio era Arturo Vietri unico sopravvissuto dei 18 marinai facenti parte dell’equipaggio del regio sommergibile. 
Il relitto dello Jalea fu successivamente recuperato nel maggio 1954, portato nei cantieri di Monfalcone per la demolizione mentre i resti di 11marinai dell’equipaggio furono tumulati nel Sacrario di Redipuglia nel parco della Rimembranza, il 6 giugno 1954, dando degna sepoltura a quegli uomini.

    Il sommergibile Jalea era comandato dal capitano di fregata Ernesto Giovannini, apparteneva alla 1^ Squadriglia e quel tragico giorno urtò con la prora una mina: dei sei superstiti come già precedentemente solo Arturo Vietri riuscì a salvarsi, il giorno dopo, raggiungendo a nuoto una boa nei pressi del porto di Grado. 
In un filmato dell’Istituto Luce riassume quanto accadde in quel funesto giorno.
    Dello stesso argomento sul blog:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2016/07/28-7-2016-a-san-martino-di-codroipo-ud-presentazione-del-saggio-storico-regio-sommergibile-jalea-vento-del-ricordo-di-gustavo-caizzi/

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    17.8.1915, Ernesto Giovannini

    a cura Antonio Cimmino

    Capitano di Fregata ERNESTO GIOVANNINI,di Alberto e di Elisa Bratti, nato a Piacenza il 2 marzo 1873. Allievo Accademia navale 21 ottobre 1887:

    • Guardiamarina, 3 luglio 1892
    • Sottotenente di vascello, 5 luglio 1894
    • Tenente di vascello, 22 luglio 1897
    • Capitano di corvetta, 17 dicembre 1911
    • Capitano di fregata, 2 luglio 1914

    Morto il 17 agosto 1915 per l’affondamento del sommergibile Jalea di cui  era comandante.

    Con il grado di Guardiamarina nel 1893 fu imbarcato sull’ariete torpediniere Etna (varata nel Regio cantiere di Castellammare di Stabia il 26 settembre 1885), nave ammiraglia della Divisione Navale d’America visitando il Nord, il Centro ed il Sud America. 

    Da TV nel 1901 fu destinato in Cina ed imbarcato sull’incrociatore corazzato Marco Polo (varato a Castellammare di Stabia il 27 ottobre 1892) facente parte della Divisione Navale Oceanica, poi dal 1903-1904 sull’avviso Marcantonio Colonna quale ufficiale in 2° e, quando la nave (7 settembre 1895) la nave fu sottoposta a grandi lavori di rimodernamento nel regio cantiere di  Castellammare di Stabia, il TV Giovannini, ebbe il comando di una torpediniere (1906-1907).

    Dal 1908 al 1910 ebbe il comando del sommergibile Foca; il battello il 26 aprile1909, durante il trasferimento da Spezia a  Venezia, durante una sosta a Napoli, fu oggetto di un grave incidente. Mentre si stavano caricando le batterie, una esplosione di idrogeno fece scoppiare un incendio investendo i serbatoi di benzina. Per arginare i danni, il battello fu autoaffondato. Persero la vita 11 dei 19 uomini dell’equipaggio, due marinai della base e un operaio congegnatore dell’arsenale. Il comandante Giovannini si prodigò per limitare i danni. Egli  fu insignito di Medaglia di Bronzo al Valor Militare: “ Per essere accorso sul sommergibile FOCA, prontamente da da altra torpediniera, ove trovavasi, per motivi di servizio, e per aver dato con calma e discernimento tutti gli ordini occorrenti per limitare disgrazie al personale e danni al sommergibile”.

     Durante la guerra di Libia (1911-1912) come Capitano di corvetta, ebbe il comando dell’incrociatore ausiliario Città di Messina operando con valore nel Mar Egeo nella Squadra dell’ammiraglio Aubry. La nave collaborò nelle operazioni di occupazione delle isole delle Sporadi Meridionali che furono denominate Dodecaneso. Per la sua attività divenne Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro perché:” Al comando di un incrociatore ausiliari nelle varie missioni affidategli durante la guerra dimostrò zelo, intelligenza ed abnegazione”

    Scoppiata il conflitto mondiale Ernesto Giovannini ebbe il comando del sommergibile Jalea di cui aveva seguito l’allestimento nel cantiere FIAT-San Giorgio di Spezia nel 1913.al comandi del Jalea, compì numerose azioni caratterizzate da audacia e sangue freddo, finché morì in seguito all’affondamento del battello, il 17 agosto 1915 urtando una mina nei pressi di Muggia. Il sommergibile fu recuperato nel 1954 ed i resti degli 11 uomini dell’equipaggio periti nel 1915, riposano ora a Redipuglia.

    La motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare che gli fu conferita con D.L. 29 marzo 1917, così recita:
    ” Dopo aver compiuto ardite missioni di guerra, in agguato presso la costa nemica, rimaneva vittima del proprio ardimento, nel tentativo di portare a compimento la missione affidatagli in acque insidiate dal nemico”.

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    17.8.1915, Guido Cavalieri

    a cura Antonio Cimmino

    (Firenze, 26.9.1881 – Mare, 17.8.1915)

    Tenente di Vascello GUIDO CAVALIERI, di Giulio e di Matilde De Pace. Nato a Firenze il 26 settembre 1881 e morto in mare il 17 agosto 1915 per affondamento del regio sommergibile Jalea.

    • Allievo Accademia navale, 16 novembre 1897
    • Guardiamarina, 7 marzo 1901
    • Sottotenente di Vascello, 18 agosto 1902
    • Tenente di vascello, 12 aprile 1908.

    Classificatosi agli ultimi posti nel concorso per l’ammissione in Accademia, si distinse per impegno e forte ingegno già nel primo anno riuscendo primo alla fine del corso.

    Fu istruttore ai giovani Allievi e, allo scoppio della guerra di Libia (1911-1912) prese parte allo sbarco di Tobruk e all’occupazione di Derna, meritandosi un encomio solenne per avere: ”in difficile circostanza disimpegnato molto lodevolmente la funzione di Comandante di spiaggia a Derna”.

    Al termine delle guerra, come molti altri ufficiali di Marina, fu attratto dall’aviazione e si iscrisse alla scuola per piloti di Venezia, ma una lesione all’occhio a causa di una ferita alla fronte, lo costrinse a lasciare il pilotaggio, passando ai sommergibili. Il 24 maggio 1915 si trovò imbarcato sul sommergibile Jalea condividendone la sorte il 17 agosto dello stesso anno quando il battello affondò urtando una mina.
    Alla sua memoria fu concessa una Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:
    Durante l’affondamento del Sommergibile di cui era ufficiale in seconda, trovandosi a prora con calma e sangue freddo riuniva presso di sé la gente che si trovava vicina, e poteva aprire il portello prodiero, riuscendo a trarre alla superficie del mare alcuni marinai. Dopo aver lungamente nuotato con essi verso la costa, perdute le forze, soccombeva”.

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    17.8.1918, Marcello Allotta

    a cura Antonio Cimmino

    (Napoli, 9.1.1886 – Mare, 17.8.1918)

    Tenente di vascello Marcello Allotta, nato a Napoli il 9.1.1886 trovò la morte in mare il 17.8.1918 a seguito ammaraggio dirigibile A1. La sua salma venne ritrovata in vicinanza della costa nemica.

    Fu insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:
    “Comandante di un nuovo tipo di Aeronave di alta quota e di nuovo impiego, con alto sentimento del dovere e con molto entusiasmo la preparava e portava all’offesa della Piazza Forte di Cattaro che riusciva a bombardare efficacemente malgrado il nutrito fuoco antiaereo nemico e le difficili condizioni di cui l’aeronave era venuta a trovarsi in seguito ad avaria. Poco tempo dopo, in una spedizione da lui propugnata ed effettuata con rinnovato ardimento e spirito aggressivo, lasciava la vita nell’adempimento del suo dovere”. (Catarro, 6 – 17 agosto 1918).

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    17.8.1918, Carlo Salone

    a cura Antonio Cimmino

    (Napoli 27.11.1895 – Mare, 17.8.1918)

    Carlo Salone, di Stanislao e di Anna Minucci, nasce a Napoli il 27 novembre 1895.
    Il 16 agosto 1918, il dirigibile A1 decollò da Grottaglie (TA) per una incursione sull’arsenale di Tendo (Cattaro).
    Per sfuggire alla contraerea nemica che nel 1916 aveva causato molte perdite alla flotta dei dirigibili, furono sperimentati nuovi dirigibili del tipo “M” e poi “A” definiti di “alta quota”. Essi possedevano un volume maggior ma con meno gas. L’aeronave A1 era di tipo semirigido, lunga106 metri e del diametro di 20; l’involucro era di 18.500 metri cubi. Era dotato di du navicelle in tandem, ognuna dotata di una coppia di motori. Poteva operare, per 14 ore, fino a 4.500 metri d’altezza, con una velocità di 75 Km/ora. Armato di due mitragliatrici, poteva trasportare 20 bombe per un totale di 1.200 chilogrammi.
    L’A1 fu l’unico modello realizzato a Ciampino (Roma).

    Il 17 agosto 1918 se ne persero le tracce, sicuramente precipitò in mare.
    Scomparvero oltre al Sottotenente Salone:
    – Tenente di vascello Arlotta (comandante);
    – Tenente di vascello G.N. Sommaria;
    – Sergente Fascio;
    – Sergente Danieli;
    – Sergente Dorio.

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    Marinai fra le Alpi

    di Guglielmo Evangelista (*)

    Forze navali e marina commerciale della Svizzera

    MARINA MILITARE
    Anche se è dal mare che deriva il nome “Marina”, è ovvio che si naviga dovunque ci sia uno specchio d’acqua, sia un lago che un fiume. Si tratta di esperienze diverse, ma gli ingredienti ci sono quasi tutti: tempeste e correnti, secche e scogli, lontananza da casa e, naturalmente, anche sulle acque interne non si sono risparmiati gli abbordaggi e le cannonate.
    D’altra parte nei tempi meno recenti, dato che mancavano le strade, come era possibile gli eserciti ricorrevano al trasporto fluviale e lacuale. Era il modo più rapido per spostare truppe e rifornimenti e, quando la strategia lo richiedeva, in tutte queste zone si svolgevano su larga scala operazioni anfibie.
    Quindi anche la Svizzera, ricca di laghi e di fiumi, ha la sua storia navale che è ricca di avvenimenti bellici che risalgono specialmente ai tempi in cui la neutralità della Confederazione non era stata ancora proclamata ed era un continuo azzuffarsi dei Cantoni fra loro e con gli stati confinanti.
    La storia registra fatti d’arme navali durante la guerra Zurigo (1440-1450) sull’omonimo lago e sul lago di Neuchatel durante la guerra di Borgogna combattuta pochi decenni dopo.
    Merita anche essere ricordata l’attività di Simone da Locarno (anche se all’epoca il Canton Ticino non era ancora un territorio svizzero) che nel XIII secolo fu Capitano Generale della flotta Viscontea sul lago Maggiore e che nelle contese contro i Torriani comandò numerose azioni ad Arona e nel nord del Verbano, conseguendo anche una brillantissima vittoria navale a Germignaga.
    Spesso venivano impiegate barche mercantili requisite oppure semplici zattere, ma furono in servizio anche vere e proprie navi da guerra: sul lago Maggiore i visconti impiegavano le ganzerre, unità sottili a remi adatte al pattugliamento ed alla scorta dei convogli mentre brigantini e galere armate dai Cantoni di Ginevra e Berna presidiavano il lago di Ginevra per fronteggiare la flottiglia che il Duca di Savoia teneva a Thonon e a Villeneuve.
    A fine ‘700 era comandante in capo della marina bernese il colonnello Auguste de Croisaz ma nel 1793, qualche anno prima dell’invasione napoleonica, tutte le armate lacuali vennero disarmate e per oltre un secolo non si parlò più di flotte, grandi o piccole che fossero.
    Anche quando la Svizzera entrò in possesso nel 1859 delle tre cannoniere austriache del lago Maggiore, internate a Magadino dopo l’avanzata franco-piemontese, ritenne superfluo usarle per pattugliare e tanto meno difendere la sua piccola porzione di lago così che le rivendette all’Italia.
    Da allora fino ad oggi le uniche navi militari che si sono viste sui laghi svizzeri sono state imbarcazioni di limitate dimensioni e con armamento leggero appartenenti alle varie forze e corpi armati della Confederazione  destinate a compiti di pattugliamento e sorveglianza: va però notato che questi compiti sono tutt’altro che sinecure se si considera l’eterna lotta anticontrabbando e tanto meno lo furono durante le due guerre mondiali quando la Svizzera si trovò completamente accerchiata dalle potenze belligeranti e non sempre ben intenzionate riguardo alla sua neutralità.
    Durante la prima guerra mondiale, nel 1917, entrò in servizio una nutrita flottiglia di motoscafi militari poi dismessi dopo il conflitto.
    Accenna ad essi indirettamente Ernst Hemingway nel suo “Addio alle armi” nel capitolo in cui il protagonista, dopo aver disertato, raggiunge la Svizzera con la sua compagna su una barca a remi:

    …Poi udimmo un’altro ronzio di motore, ma anche questa volta, fermo sui remi, sentii il rumore svanire sull’acqua.

    – Credo che siamo in Svizzera, Cat. – Dissi

    – Proprio?

    – Ma non è certo finché non vedremo i soldati svizzeri

    – O la flotta svizzera?

    – La flotta svizzera non è una fiaba per noi. L’ultimo battello doveva essere proprio la flotta svizzera.

    Nella seconda guerra mondiale il problema si ripresentò, aggravato dal fatto che ora i tedeschi occupavano anche tutto il tratto francese del lago di Ginevra.
    Si ebbe anche qualche sparatoria fra i militari svizzeri e “sconosciuti”, in pratica degli infiltrati che cercavano di entrare nel paese con sbarchi notturni per evitare i canali ufficiali con lo scopo di controllare qualcuno dei tanti avversari politici rifugiatisi nella confederazione oppure di saggiarne la vigilanza e le difese.
    Nel 1942 furono costruiti dei piccoli pattugliatori, leggeri ma veloci e armati con un cannoncino da 20 mm che furono messi a capo di flottiglie di imbarcazioni requisite usate sui laghi di frontiera e organizzati su nove compagnie che nel dopoguerra furono ridotte ad una sola, ma successivamente tre di esse furono ricostituite.
    Queste motovedette ebbero vita piuttosto lunga e nel 1980 vennero sostituite da dieci nuove unità distribuite fra i laghi di Ginevra, di Costanza, di Lugano e il lago Maggiore.
    L’attività navale oggi è inquadrata nella specialità del Genio Salvataggio dell’esercito svizzero: in guerra, in operazioni di pace o in caso di interventi per calamità naturali questa specialità deve essere in grado di offrire un supporto multiforme e versatile e dispone di un elevato numero di esperti soldati che sono volontari in servizio permanente a differenza della massa dell’esercito che si vale di militari di leva, istruiti e poi periodicamente richiamati per brevi periodi.
    Le competenze affidate al Corpo impongono che esso sia rapidamente disponibile in qualsiasi luogo sia richiesto il suo intervento e, di conseguenza, un teatro operativo che non può mancare è quello dei corsi d’acqua. Per questo esiste la Compagnia Motoscafi per la vigilanza dall’acqua di installazioni militari, per interventi di soccorso o per il pattugliamento dei confini assieme alle altre forze di polizia o per l’appoggio alle operazioni dei sommozzatori dell’esercito.
    Il personale può assumere la qualifica di “fuciliere di bordo”.
    Le unità in servizio sono armate con mitragliere da 12,7 millimetri e 16 nuovi pattugliatori sono in programma.
    Ad ogni modo non esiste nell’ambito delle forze armate una Marina Militare intesa come specialità autonoma.

     

    MARINA MERCANTILE
    Più recente e per certi aspetti più prestigiosa è la storia della marina mercantile.
    In primo luogo bisogna ricordare che, sui laghi e sui fiumi, in particolare il Reno che raggiunge Basilea dove si trova un grande porto, esiste tutta una serie di imbarcazioni fluviali (chiatte, rimorchiatori, battelli turistici ecc.) non diversi da quelli in attività su tutte le acque interne europee e che ben conosce chiunque abbia viaggiato in quei paesi.
    Nonostante se ne parli da quasi due secoli non è stato mai attivato un servizio fra l’Adriatico e la Svizzera attraverso il Po e il lago Maggiore; ci sono stati molti esperimenti e più di una volta alcune piccole navi sono riuscite a percorre l’itinerario da Venezia a Magadino, ma le condizioni di navigabilità del Po impediscono qualsiasi ipotesi di sviluppo commerciale.
    Il primo piroscafo svizzero apparve sul lago di Ginevra nel 1823 con il nome di Guglielmo Tell. Seguì tre anni dopo il Verbano sul lago Maggiore.
    E’ da ricordare che la marina fluviale svizzera, fra le due guerre, gestì una scuola nautica per i futuri marinai del Reno. Era ispirata alla nave Garaventa di Genova in quanto gli allievi vivevano a bordo della chiatta Levantinaopportunamente adattata ormeggiata nel porto di Basilea, erano sottoposti ad una disciplina di tipo militare e portavano una l’uniforme. Oggi in Svizzera esiste una cinquantina di scuole nautiche e corsi professionali per costruttori.

    Molto più interessante è però la flotta oceanica che è piuttosto numerosa, attrezzata e moderna ma che, ovviamente, non ha mai toccato la madrepatria e vi si avvicina, al massimo, quando fa scalo al porto di Genova.
    La prima nave, appartenente ad un americano oriundo svizzero, fu il Guglielmo Tell che, dietro regolare autorizzazione del governo di Berna, a metà ‘800 inalberò la bandiera della Confederazione sui mari degli Stati Uniti.
    A questa seguirono altre navi ma benché fossero di proprietà svizzera portavano le bandiere di altri stati e comunque solo occasionalmente facevano servizio per la Confederazione.
    La Svizzera  sentì necessità di una propria flotta mercantile solo quando dopo il 1940, completamente isolata, anche economicamente, dal resto del mondo dalle potenze dell’Asse, cercò di approvvigionarsi di materie prime provenienti dai paesi extraeuropei, pur con tutte le difficoltà connesse al fatto che le merci portate dalle navi, giunte a Genova o a Rotterdam, dovevano essere trasbordate su chiatte o per ferrovia valendosi della benevolenza e delle sempre più precarie comunicazioni interne dei belligeranti.

    La prima unità risale al 1941 e portava il nome di Calanda, inaugurando la tradizione che vuole, quasi per contrappunto, che la maggior parte delle navi porti il nome di montagne. Era stata costruita in Inghilterra nel 1913 e al momento dell’acquisto inalberava la bandiera panamense.
    I danni subiti dalla flotta durante la guerra furono gravi: il Mount Lycabettus scomparve nel 1942 in Atlantico, forse silurata da un sommergibile tedesco e il Generoso (altro nome di una montagna) nel 1944 affondò per una mina a Marsiglia, mentre il Maloja fu affondato al largo della Corsica da un aereo rimasto sconosciuto ed altre subirono pesanti mitragliamenti.
    Durante il conflitto si arrivò ad avere una cinquantina di unità fra navi di proprietà e navi noleggiate.

    Come abbiamo appena visto la famosa neutralità svizzera, ampiamente conclamata e pur quasi sempre rispettata non fu talvolta sufficiente a mettere al riparo le sue navi dai guai, come non lo fu per le navi svedesi, quelle spagnole e portoghesi nonostante tutte avessero enormi bandiere nazionali verniciate su ogni superficie utilizzabile e di notte viaggiassero illuminate come alberi di Natale.
    Oggi esistono sei compagnie armatrici. Le navi in servizio sono 46, per circa un milione e mezzo di tonnellate, immatricolate formalmente nel porto di Basilea ed appartengono di tutti i tipi: portarifunsa, chimichiere, portacontainer, cisterne…
    Le modernissime TzoumazDiavolezzaBregaglia, con le loro 87000 tonnellate, possono competere con tutte le migliori unità dei paesi marittimi.
    Fino al momento attuale hanno inalberato la bandiera svizzera 221 navi, da un dislocamento di 440 tonnellate in su.
    Una delle più recenti unità è il veliero Salomon usato per il recupero di giovani disadattati ed infine esistono quasi duemila unità private fra yacht e piccole imbarcazioni autorizzate, a determinate condizioni, a portare la bandiera crociata.
    Se la flotta è abbastanza numerosa tanto da porre la Svizzera al 59° posto nella classifica mondiale, non altrettanto si può dire per gli equipaggi che sono in massima parte provenienti dal sud est asiatico: d’altra parte il cittadino svizzero, per l’ambiente in cui nasce e vive, non è particolarmente sensibile al richiamo del mare, vacanze balneari a parte.

    I marinai svizzeri si contano –letteralmente- sulle dita delle mani e il loro numero è diminuito radicalmente specialmente dopo che il Governo ha rinunciato a integrare i loro stipendi.
    Infatti gli emolumenti ricevuti dai contratti armatoriali, peraltro molto spesso più sostanziosi di quelli dei lavoratori terrestri, italiani compresi, non erano e non sono tali da essere competitivi con quelli svizzeri.

    (*) digita Guglielmo Evangelista sul motore di ricerca del blog per conoscere gli altri suoi scritti.