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    Luigi Bonelli (Formia, 25.1.1912 – Mare, 5.12.1940)

    di Carlo Di Nitto

    (Formia, 25.1.1912 – Mare, 5.12.1940)

    Sergente Cannoniere Luigi  Bonelli, di Salvatore e di Colardo Angela, disperso nell’affondamento della regia Torpediniera “Calipso” il 5 dicembre 1940.
    Il mattino del 5 dicembre 1940 la “Calipso” era in navigazione con mare grosso da Bengasi a Tripoli. Le condizioni del mare avevano costretto a ridurre la velocità ed a compiere variazioni di rotta. Purtroppo alle ore 09.45, a circa 4 miglia al largo di Capo Misurata, urtò contro una mina che esplodendo ne staccò la prora; questa si immerse immediatamente. La parte poppiera, rimasta alla deriva, affondò poco dopo probabilmente per urto contro una seconda torpedine.
    L’unità affondò trascinando con sé 90 Marinai.
    Luigi Bonelli era nato il 25 gennaio 1912 a Formia.
    (foto p.g.c. della Famiglia)

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    Matteo Avallone (Vietri sul Mare, 5.12.1907 – Mare, 21.1.1943)

    di Carlo Di Nitto

    (Vietri sul Mare, 5.12.1907 – Mare, 21.1.1943)

    Il 2° Capo Meccanico Matteo Avallone, di Luigi e di Fortunata Di Bernardo fu uno dei marinai dispersi nell’affondamento del regio Incrociatore Ausiliario “Città di Genova” il 21 gennaio 1943.
    L’unità, alla quale era stata attribuita la sigla D 4, era adibita al servizio di scorta convogli e trasporto mezzi, personale militare e materiali tra l’Italia e le coste greco – albanesi.
    La sera del 20 gennaio 1943 era partita senza scorta da Patrasso per Bari. Trasportava prevalentemente militari in licenza e prigionieri greci. Nella tarda mattinata del 21 era giunta a circa 25 miglia a ponente dell’isolotto albanese di Saseno quando, alle ore 13.20, colpita due volte da siluri lanciati dal sommergibile britannico Tigris, affondò rapidamente.
    Matteo Avallone, era nato il 5 dicembre 1907 a Vietri sul Mare, ma con la sua famiglia si era trasferito in tenerissima età a Gaeta, nel cui compartimento Marittimo era iscritto.
    (foto p.g.c. della Famiglia)

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    5.12.1918, Giovanni Longo

    di Giuseppe Longo (*)

    (Reggio Calabria, 5.12.1918 – Termini Imerese (PA), 18.9.2005)

    … e le navi ospedale.
    tratto da:
    http://cefalunews.org/2018/12/05/seconda-guerra-mondiale-nel-centenario-della-nascita-di-giovanni-longo-marinaio-della-regia-marina-e-le-navi-ospedale/

    Le navi ospedale (1) comunemente chiamate anche navi bianche (dal colore bianco per cui esse venivano tinteggiate), durante la Seconda Guerra Mondiale svolsero il compito di soccorrere i naufraghi e assistere i feriti e gli ammalati, sia nei mari italiani sia nelle delicate missioni d’oltremare. Tuttavia, analoga mansione fu pure assolta dalle unità minori, le cosiddette navi ambulanza per il trasporto dei feriti, e dalle navi soccorso (2). Queste ultime, ebbero l’incarico, durante le loro missioni di ritrovare i superstiti e i feriti a seguito degli scontri aerei o degli affondamenti, per poi trasferirli nelle vere e proprie navi ospedale. Munite di dispositivi di illuminazioni specifiche, le navi bianche erano riconoscibili altresì dalle vistose croci rosse (simbolo internazionale di neutralità), impresse nei fumaioli, e dalle strisce longitudinali di colore verde, interrotte da croci rosse dipinte nelle murate (3). Gli stessi contrassegni erano applicati anche nelle scialuppe di salvataggio e nelle imbarcazioni a disposizione dell’unità. Malgrado queste peculiari insegne di riconoscimento, le navi bianche, che rammentiamo, erano sprovviste di armamento, furono oggetto di attacco indiscriminato con perdite anche pesanti. Di varia grandezza, e di entrambe le tipologie, le navi ospedale sia esse motonavi o piroscafi, in origine, erano navi mercantili o passeggeri e appartenevano a compagnie di navigazione nazionali. In realtà, le navi, una volta requisite dalla Regia Marina, venivano riadattate alle nuove funzioni di ospedale galleggiante; e conservando il loro equipaggio, lo completavano con il personale medico e infermieristico, avvalendosi anche dell’ausilio delle crocerossine. Il personale sanitario era posto sotto il comando di un colonnello medico, ossia il Direttore sanitario, il quale aveva anche le funzioni di Regio Commissario di bordo, quest’ultimo, affiancava il comandante dell’unità navale (un ufficiale della Marina mercantile militarizzato al pari dell’equipaggio). Integravano il personale di bordo anche alcuni specialisti della Regia Marina, ossia: segnalatori, meccanici e furieri. Ciò nonostante, anche le navi da crociera, fornirono il loro aiuto umanitario. Infatti, i grandi transatlantici: “Vulcania”, “Saturnia”, “Duilio” e “Giulio Cesare” che noleggiati dalla Croce Rossa Internazionale, e in accordo con le forze alleate, vennero impiegati per trasportare in patria migliaia di profughi connazionali dall’A.O.I. dopo la caduta dell’Impero. Queste grandi navi passeggeri, alcune di esse munite di sala operatoria, furono dotate dei contrassegni di neutralità come quelle esibite dalle navi ospedale. Per amore di precisione, è opportuno ricordare in questo contesto anche l’operato delle unità navali che effettuarono nei porti neutrali lo scambio dei prigionieri feriti, o gravemente malati. Tali navi, per essere riconoscibili, recavano impresse sulle murate la scritta PROTECTED (PROTETTA). Le navi ospedale della Regia Marina italiana furono inquadrate nel settore del Naviglio Ausiliario Autonomo, ed erano alle dirette dipendenze dell’Alto Comando Marina, conosciuto anche col nome di Supermarina, il quale dipendeva direttamente dal Comando Supremo delle forze armate italiane.

    Nel centesimo anniversario della sua nascita, voglio ricordare l’Infermiere della Regia Marina Giovanni Longo, mio padre, matricola 71106 classe 1918, decorato con la Croce al Merito di Guerra. Egli partecipò alle operazioni belliche 1940-43 per i periodi sotto indicati:

    P/fo Sorrento dall’1/1/1941 al 23/7/1941

    Marina Olbia dal 2/10/1941 al 30/1943

    Maridifedepo La Maddalena dal 15/4/1943 al 18/9/1943

    Maridifedepo La Maddalena dal 19/9/1943 al 29/12/1943

    Il marinaio Giovanni Longo nasce a Reggio Calabria il 5 dicembre 1918, apparteneva al Corpo Reale Equipaggi Marittimi, fu arruolato in Marina svolgendo il ruolo di infermiere. Prestò servizio presso la Nave soccorso “Sorrento” e in località di Pola, presso l’Ospedale Militare Marina – Venezia. Golfo degli Aranci (Sardegna), con una Batteria Navale. Olbia, al Deposito della Maddalena, ove venne aggregato presso quella infermeria e successivamente inviato in congedo. Nel dopoguerra, essendosi arruolato nel Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, con il Brevetto n° 17547, rilasciatogli dal Ministero Difesa Marina Direzione Generale del C.E.M.M. in data 14/9/1956, fu autorizzato a fregiarsi del distintivo del periodo bellico 1940-1943 e ad apporre sul nastrino n. 3 stellette d’argento.
    E’ deceduto a Termini Imerese il 18 settembre 2005.

    La motonave “Sorrento” insieme alle gemelle “Equa”, “Meta” ed “Epomeo”, appartenevano alla Società anonima Partenopea di Navigazione (SPAN). Nel corso della Seconda Guerra Mondiale le piccole motonavi furono tutte requisite dalla Regia Marina. La nave “Sorrento”, nel maggio 1943, fu trasformata e riadattata per svolgere interventi sanitari militari. Infatti, essa, divenne una nave soccorso e fu iscritta nel ruolo di naviglio ausiliario, con la sigla alfanumerica S7. Il “Sorrento” fu impiegato per eseguire missioni, alla ricerca di naufraghi o piloti d’aerei abbattuti; e tecnicamente era pronta per salpare nel giro di mezz’ora per raggiungere la sua destinazione. Come per le navi ospedale anche le navi soccorso erano contrassegnati dai simboli stabiliti dalla Convenzione di Ginevra: scafo e sovrastrutture bianche, fascia verde interrotta da croci rosse sullo scafo e croci rosse sui fumaioli. Con la caduta dell’Impero italiano in Africa orientale, la nave venne dislocata a La Maddalena e lì vi sostò fino all’armistizio dell’8 settembre; sino ad allora la nave aveva effettuato complessivamente 25 missioni operative. La nave soccorso Sorrento venne derequisita nel maggio 1945 e riconsegnata all’originaria compagnia di navigazione.

    Abbiamo chiesto allo storico navale Virginio Trucco (4) di parlarci delle navi ospedale e della nave ausiliaria “Sorrento”, operanti nei mari italiani e nel Nord Africa durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Le navi ospedale della Regia Marina
    «Già nel XVII secolo, furono create utilizzando delle Galee in disarmo delle infermerie per i marinai malati e per quelli che giungevano in porto dopo lunghe navigazioni in quarantena, dette navi presero il nome di Pulmonarie; nel 1798, la Victory, non più ritenuta idonea al combattimento fu adibita alla cura dei prigionieri francesi feriti.

    La prima nave ospedale della Regia Marina fu il piroscafo ad elica Washington; la nave ex mercantile francese Helvetie da 1400 t costruita nel 1854, fu comprata dalla Regia Marina e nel 1866 per volere dell’ispettore del corpo sanitario della Regia Marina Luigi Verde, fu trasformato in ospedale natante con una capacità di 100 posti letto,il personale sanitario era composto da cinque medici, un farmacista, un cappellano e venti infermieri. Il suo primo impiego fu nei giorni 18, 19 e 20 luglio 1866 durante la Battaglia di Lissa. L’unità fu sempre attiva nel soccorso in mare e nelle aree terrestri in prossimità del mare, la nave fu radiata nel 1904.
    La convenzione dell’Aja del 1907 definì il concetto di nave ospedale, all’articolo 4 furono definite le caratteristiche necessarie per considerare una nave “nave ospedale”. La nave doveva avere idonei segni di riconoscimento e particolare illuminazione. Le navi ospedale operarono in Eritrea alla fine del 800, durante il terremoto di Messina nel 1908 e la guerra di Libia nel 1911.
    Durante la Grande Guerra, le navi ospedale furono utilizzate per il salvataggio dell’esercito serbo, per il trasporto dei feriti dal fronte di Salonicco e alcune furono ormeggiate nel porto di Venezia, al fine di garantire assistenza ai feriti provenienti dal fronte. Al fine di assistere i feriti della Brigata Marina a difesa del basso Piave, vennero modificati due vaporetti lagunari di Venezia, a prua furono sistemati una trentina di posti letto e a poppa una sala operatoria, inoltre vennero adibiti al trasporto feriti 3 motoscafi, trasformati in ambulanza, con 8 posti in barella per i feriti più gravi e sedili per quelli lievi o malati, i motoscafi si spingevano fino alle trincee sparse lungo i canali per raccoglierei feriti e portarli ai vaporetti ospedale. Negli anni Trenta durante la guerra d’Etiopia, vennero istituite delle navi Trasporto Infermi, questo espediente era usato al fine di permettere alle navi di trasportare truppe e rifornimenti durante il viaggio d’andata e feriti e malati durante quello di ritorno.
    Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Regia Marina attrezzò 19 unità fra navi ospedale e navi soccorso, le seconde venivano utilizzate per la ricerca dei naufraghi per poi trasferirli sulle navi ospedale, le unità operarono soprattutto sulla rotta per il Nord Africa e il Mediterraneo Orientale, nonostante le navi avessero i regolari contrassegni, le unità furono spesso attaccate dagli Inglesi, nonostante l’Italia denunciasse gli attacchi alle autorità di Ginevra gli attacchi alle nostre navi continuarono causando l’affondamento di 12 unità.

    Oggi la Marina Militare non dispone di navi ospedale, ma le navi da Sbarco classe San Giorgio, le portaeromobili Cavour e Garibaldi dispongono di sistemazioni sanitarie da utilizzare in guerra ma soprattutto in Pace».

    Nave soccorso “Sorrento”
    «La Nave Soccorso “Sorrento” fu ordinata dalla SPAN – Società Partenopea Anonima di Navigazione, assieme a 3 unità gemelle ai cantieri Tosi di Taranto, la Sorrento fu impostata nel 1928, varata nel 29 e consegnata nel marzo del 1930. Le sue caratteristiche erano le seguenti:
    lunghezza f.t.39.37m; larghezza 6.83m; immersione 2.57m, stazzava 243 tsl, lo scafo era diviso da 7 paratie stagne; l’apparato motore era costituito da due motori diesel da 600CV, che agivano su 2 eliche e conferivano all’unità una velocità fra i 12 e 14 nodi, l’equipaggio dopo la trasformazione era costituito da 50 uomini,compreso il personale sanitario.
    Alla consegna la nave venne inscritta con la matricola 341 al Compartimento marittimo di Napoli e fu adibita al trasporto di passeggeri fra il Golfo di Napoli e le isole dell’arcipelago campano. All’inizio della guerra fu l’unica delle 4 unità a non venire requisita dalla Regia Marina e continuò il suo normale servizio, nel gennaio del 1943 a causa dell’usura e perdita delle unità gemelle, la Regia Marina venne anch’essa requisita, fu inscritta nel registro delle unità ausiliarie della Regia Marina e ricevette la sigla S7 e come due delle gemelle fu classificata nave soccorso, cioè adibita al recupero di naufraghi o piloti abbattuti, per questo sempre pronta a muovere in 30 minuti.Fu inviata a Taranto, dove vennero eseguiti i lavori per dotarla di una sala operatoria d’urgenza, ambulatori per la cura di traumi, ipotermia e ustioni, 10 posti letto per i ricoverati e le sistemazioni per il personale sanitario, fu inoltre dipinta con i colori prescritti dalla Convenzione di Ginevra: scafo e sovrastrutture bianche con fascia verde sull’opera morta intervallata da croci rosse presenti anche sul fumaiolo. Terminati i lavori nel maggio del ‘43, vista la perdita dell’Africa Settentrionale, la nave fu dislocata alla Maddalena,dove sino al 9 settembre effettuò 25 missioni, alla proclamazione dell’armistizio la nave rimase inizialmente alla Maddalena, per trasferirsi poi a Taranto dove venne utilizzata in compiti vari fino alla fine della guerra,vista la necessità di ristabilire i collegamenti con le isole Campane, fu derequisita nel maggio del ‘45, sottoposta di nuovo a lavori a Taranto, riprese il servizio nel Golfo di Napoli nel giugno del ‘46. Nel 1949 la nave fu sottoposta a un ciclo di grandi lavori e rientrò in servizio nello stesso anno. Fu sottoposta a un ulteriore turno di ristrutturazione e ammodernamento di lavori nel 1954, durante il quale furono sostituiti i vecchi motori con dei nuovi diesel Benz con una potenza di 890CV, dopo i lavori la stazza della nave risultò di 308.44tsl, i nuovi motori gli permisero di raggiungere una velocità superiore ai 13 nodi, al termine dei lavori la nave fu ribattezzata “Città di Sorrento”. Nel 1975 passò di proprietà della CAREMAR (Campania Regionale Marittima) e dopo pochi anni nel 1979 fu radiata e venduta per la demolizione».

    (1) Navi ospedale 1940-1945: “Aquileia”, “Arno”, “California”, “Città di Trapani”, “Gradisca”, “Po”, “Principessa Giovanna”, “Ramb IV”, “Sicilia”, “Tevere”,“Toscana”, “Virgilio”.
    (2) Navi socorso 1940-1945: “Capri”, “Epomeo”, “Giuseppe Orlando”, “Laurana”, “Meta”, “San Giusto”, “Sorrento”.
    (3) Convenzione per l’adeguamento alla guerra marittima dei principi della convenzione di Ginevra del 22 agosto 1864, art. 5.
    (4) Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979,frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Dal 1981 è dipendente di Trenitalia S.p.A. Lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

    Bibliografia:
    Aula Busi dell’Istituto di Radiologia del Policlinico Umberto I di Roma – 14 maggio 2018. Dal Convegno “Attività sanitarie a bordo di navi passeggeri” organizzato dal Prof.Mauro Salducci.
    Enrico Cernuschi, Maurizio Brescia, Erminio Bagnasco, “Le navi ospedale italiane 1935-1945”, Albertelli Edizioni, Parma, 2010.
    Francesco Ogliari, Lamberto Radogna, Achielle Rastelli, Alessandro Zenoni “Dallo smoking alla divisa: la marina mercantile italiana dal 1932 al 1945”. Cavallotti Editori, 1984.
    Francesco Pancrazio “Attraverso oceani per una missione umanitaria” – appunti di un medico, Nerbini, 1943.
    Foto a corredo dell’articolo: il marinaio Giovanni Longo, del Corpo Reale Equipaggi Marittimi.

     (*) Giuseppe Longo
    giuseppelongoredazione@gmail.com
    @longoredazione

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    Quel vecchio quadro di Santa Barbara

    
di Marino Miccoli



    … riceviamo e felicemente pubblichiamo nella giornata dedicata alla memoria di  Santa Barbara.

    marino-miccoli-2014-per-www-lavoce-delmarinaio-com_2Sulla parete di una stanza della mia casa paterna, a Spongano, nel Salento, vi è appeso un quadro con una bella immagine di Santa Barbara. Fu acquistato da mio padre (maresciallo della Regia Marina) nei primi anni ’50 a La Spezia. Questa Santa, come sappiamo, è stata eletta quale patrona dei Marinai, dei Vigili del fuoco, degli Artificieri, dei Minatori e, più in generale, di tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco e gli esplosivi, tanto che in Marina si definisce “santabarbara” il luogo in cui sono custodite le munizioni ed il materiale esplodente.
Il quadro rappresenta una giovinetta incoronata e che ha sulle spalle un mantello rosso. La giovin donna è raffigurata mentre impugna, nella mano destra un calice, e nella sinistra una spada. Calice e spada sono rispettivamente il simbolo della sua fede e del suo martirio. Alle sua spalle ci sono raffigurate delle miniere, probabilmente di carbone, e una torre (luogo in cui la Santa fu rinchiusa dal padre a causa della sua fede). 
Ricordo che mio padre, in generale scettico e critico nei confronti della Chiesa e delle sue gerarchie, era però devoto a questa Santa e, a testimonianza di questa sua devozione, anche dopo il suo congedo dalla Marina Militare, in casa nostra il 4 dicembre è stato sempre un giorno particolare, di ricordo e di festa. 
Con questo paterno ricordo ho ereditato quel quadro a cui non ho fatto mai mancare un cero sempre accesso per la devozione alla Santa Patrona dei marinai.

    quadro-di-santa-barbara-di-marino-miccoli-www-lavocedelmarinaio-com

    E’ con piacere che dono al blog de LA VOCE DEL MARINAIO la foto del quadro, nella certezza che sarà apprezzata dal maresciallo Ezio Vinciguerra e dai lettori e visitatori del sito.

    Santa Barbara possa proteggere sempre noi e le nostre famiglie.

    BUONGIORNO MARINO A TE E AI LETTORI.
    QUANDO RICEVETTI DA TE, FIGLIO DI UN SUPERSTITE, QUESTO SCRITTO E QUESTA FOTO, HO COMPRESO, QUALORA CE NE FOSSE ANCORA DI BISOGNO, CHE OGGI 4 DICEMBRE SANTA BARBARA DEVE ESSERE L’UNICO GIORNO PER CELEBRARE.
    LA DEVOZIONE A SANTA BARBARA RAPPRESENTA ANCHE QUEI MARINAI E LA GENTE DI BUONA VOLONTA’ CHE NON FECERO PIU’ RIENTRO ALLA BASE O FURONO TRUCIDATI E IMMOLATI. 
    A LEI, PER INTERCESSIONE, CI AFFIDIAMO,  NELL’AUGURIO CHE LE “TRADIZIONI”, IMPARTITE DAI PREDECESSORI E PERPETUATE FINO A PRIMA DELL’AVVENTO DEL MONDO GLOBALIZZATO, SIANO IL VERO CREDO DEI MARINAI E DELLA GENTE DI FEDE, SPERANZA E CARITA’.
    AUGURI  A TE E UN ABBRACCIO, GRANDE COME IL MARE E COME IL VOSTRO CUORE, GIUNGA A VOI E ALLE VOSTRE CARE GENTI DA QUESTO PETULANTE MARINAIO EMIGRANTE DI POPPA (CHE SI OSTINA ANCORA A CREDERE) E DALLA REDAZIONE DEL BLOG.

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    4.12.1942, Napoli la mia città

    di Mario De Luca (*)

    “Caro Ezio,
    sono molto commosso. La mia storia e molto lunga e complicata, penso che non c’è abbastanza spazio per raccontarla nei dettagli. Qualcuno potrebbe ricordare, sentirsi male, ed io non voglio.
    Posso però riassumerti a grandi linee quello che accadde quel giorno per noi indimenticabile…purtroppo!…
    Si fu una brutta esperienza da quel lontano 10 giugno 1940, io avevo solo 12 anni.
    Come ogni giorno, ormai da troppo tempo, verso le ore 16.00 e per sei o sette ore, andavamo giù al ricovero. Il ricovero era un posto squallido, puzzolente,  dove già da tempo si rifugiavano i più poveri della città anche quando non c’era la guerra.
    Io abitavo al primo piano del palazzo con la mia famiglia.
    La RAF, sorvolava tutta Napoli per cercare bersagli da bombardare e le incursioni aeree continuarono per circa due anni. Anche gli americani, due anni più tardi, incominciarono con le loro incursioni aeree a bombardare quello che era rimasto della mia città.
    Mi ricordo quel giorno per ché mi trovavo al porto e  l’incrociatore Nunzio ATTENDOLO fu affondato proprio li, ed io vidi tutto.
    Loro, gli americani, si stabilirono nella mia città fino alla fine della guerra,mentre i “germanesi” cercavano di bombardare il porto pieno di navi alleate. E’ una lunga storia. La città era in rovine ed io abitavo fuori al porto al centro dell’azione.”
    Oggi non abito più lì …vivo in Florida.

    P.s. QUEL GIORNO 4 DICEMBRE 1942 ERA LA FESTA DI “SANTA BARBARA”. Mario

    (*)http://www.facebook.com/#!/deluma?v=wall

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    Angelo Berardi (Taranto, 9.6.1887 – 4.12.1918)

    di Claudio Confessore

    Premessa a cura dell’autore

    Caro Padre,
    in uno dei giorni della settimana, e precisamente martedì o mercoledì, se il tempo sarà buono, verrò in dirigibile a trovarvi, approfittando dell’occasione che un dirigibile della Marina andrà da Roma a Brindisi, io, però, sbarcherò a San Vito.
    Arrivederci, dunque, a presto.
    Bacio Te e la Mamma e tutti in famiglia.
    Tuo Aff.mo figlio Angelo

    Questo era il contenuto del telegramma con cui il Maggiore del Genio Angelo Berardi, asso dei dirigibili ed eroe della Grande Guerra, inviava al padre per comunicargli del suo arrivo a casa per licenza. È il tarantino più decorato della Prima Guerra Mondiale muore in un incidente aviatorio poco dopo la fine delle ostilità. Taranto gli rese significativi riconoscimenti. Il Comandante di Marina Sud, Ammiraglio di Divisione Salvatore Vitiello, nel suo discorso alla cerimonia di Santa Barbara, tenuta nella Cattedrale di Taranto, ha ricordato la figura di Berardi. L’Ammiraglio non è di Taranto, ma ha ricordato un tarantino che la città ha per decenni vergognosamente dimenticato. Dove sono gli storici locali e le Associazioni culturali e d’Arma? Ad eccezione di pochissime eccezioni, la maggioranza dei “presunti” storici, o che si reputano tali, appaiono più come degli apprendisti stregoni che ancora parlano di sabotaggi e di spie (per entrambi i conflitti mondiali) continuando a fare propaganda di guerra e a scrivere articoli o libri in cui imprecisioni e falsi storici continuano ad inquinare la corretta conoscenza.

    Il 4 dicembre 1918, in seguito alla fine della Grande Guerra e la cessazione delle ostilità, il Maggiore Angelo Berardi, Comandante del Cantiere Aeronautico di Bosco-Mantico di Verona, stava facendo ritorno alla sua città natale di Taranto come passeggero sul dirigibile O5 della Regia Marina che insieme al gemello O6 erano in trasferimento da Ciampino a Grottaglie.
    La Grande Guerra era terminata da un mese con l’Austria-Ungheria e poco meno con la Germania, a Taranto si festeggiava Santa Barbara, patrona della Marina Militare, i due Dirigibili della Regia Marina dopo aver superato Amendolara incontrarono avverse condizioni metereologiche. Dell’O6 si persero le tracce sul Golfo di Taranto mentre il dirigibile O5 riuscì ad arrivare sino a San Vito (nota). La forte burrasca in corso impediva al dirigibile di ancorarsi, urtò anche un caseggiato, la furia del vento stava distruggendo l’aeronave e all’ordine di abbandonare l’aerostato i due Comandanti di Marina imbarcati si lanciarono da un’altezza di tre metri salvandosi mentre il Berardi, insieme al nostromo, tentò ulteriormente l’ancoraggio ma la bufera che imperversava travolse il dirigibile che si schiantò in mare, i resti dell’eroe non vennero mai ritrovati. I rottami dell’aeronave furono rinvenuti 15 miglia a Sud-Ovest di Santa Maria di Leuca mentre alcuni indumenti del Berardi furono recuperati sul lido di Leporano.
    Nato a Taranto il 9 giugno 1887, il Maggiore del Regio Esercito Angelo Berardi, pluridecorato ed astro dei dirigibili. Entrò a quindici anni nel Collegio Militare di Roma per frequentare successivamente la Regia Accademia Militare d’Artiglieria e Genio di Torino. Nel 1910 ottenne il grado di sottotenente. Promosso Tenente nel 1911 venne destinato presso il Battaglione Dirigibili prendendo parte alla guerra di Libia.
    Ufficiale di bordo nel 1914, Comandante in Seconda di Dirigibile nel febbraio del 1916, Comandante nell’agosto del 1917, fu sempre in zona di guerra dall’inizio alla fine del conflitto.
    Fu decorato con ben 4 Medaglie d’Argento al Valor Militare, una Medaglia di Bronzo al Valor Militare, una Croce di Guerra Italiana, una Croce di Guerra Belga, una Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, il Nastrino di Guerra con tre stellette, la promozione a Maggiore per merito di Guerra ed una serie notevole di encomi ed elogi.
    Eseguì 86 ascensioni di cui 64 di bombardamento e stabilì il record in altezza per Dirigibili raggiungendo la quota di 6250 metri.
    La sera del 4 dicembre 1918 un sintetico annuncio della “Agenzia Stefani” comunicò la tragedia dei due dirigibili nella quale aveva trovato la morte anche il Maggiore Angelo Berardi Comandante del Cantiere Aeronautico di Bosco-Mantico di Verona.
    In tale località nel mese di maggio del 1919 furono effettuate delle cerimonie commemorative, fu inaugurata una targa in bronzo dell’architetto Gennari che si componeva di una corona intrecciata di alloro e quercia che racchiudeva una lunetta con ai lati le aquile romane e nella chiave dell’arco una piccola “Vittoria Alata”. All’interno era incisa una epigrafe di Gabriele D’Annunzio:

    Il Dirigibile M11 assunse il nome di “Dirigibile Angelo Berardi” e l’aeroporto, ancora oggi in attività ed impiegato per aerei da turismo, porta il nome di Aeroporto Angelo Berardi.

    A Taranto sin dal febbraio 1919 la Giunta Comunale aveva preso delle determinazioni in merito alle azioni per onorare il glorioso caduto ma difficoltà politiche non consentirono di attuarle subito e per la cerimonia si dovette aspettare il mese di settembre per organizzare la manifestazione commemorativa.
    La cerimonia si svolse il 14 settembre 1919 e in esito alle decisioni della Giunta fu inaugurata una Lapide posta sul Palazzo Uffizi della città su cui è incisa una epigrafe di Alessandro Criscuolo.

    A Berardi fu intitolata anche la via della casa in cui nacque, sulla cui facciata fu posta a ricordo una lapide su cui è incisa la frase:

    GHIRLANDATA DI GLORIA È QUESTA CASA
    VI NAQUE 9 GIUGNO 1887
    ANGELO BERARDI
    MAGGIORE DEL GENIO
    EROICO NAVIGATORE DEL CIELO
    S.P.Q.T.
    31 AGOSTO 1919

    Ad un anno esatto dalla tragica scomparsa, il 4 dicembre 1919, all’Aeroscalo di San Vito fu inaugurato un imponente monumento all’aviatore Berardi (oggi il monumento è all’interno della Scuola Sottufficiali di San Vito a Taranto).

    Nel centro del monumento è incisa la seguente iscrizione dettata dal Professor Luigi Amaduzzi.

    ANGELO BERARDI
    MAGGIORE DEL GENIO
    DELL’AEREA NAVE GUIDATOR SECURO
    FULMINATORE DI NEMICI
    DAI VIGILI CIELI
    DONDE SORRISERO ALL’ITALIA
    GLI ALBORI DELLA VITTORIA
    QUI
    NELLA TEMPESTOSA NOTTE
    DEL IV DICEMBRE MCMXVIII
    SPEZZATA DAL TURBINE L’INVITTA PRORA
    TROVÒ DEGNA TOMBA
    NELLA GRANDIOSITÀ DEL MARE

    La tomba “vuota” di Angelo Berardi si trova preso il cimitero San Brunone di Taranto.

    (nota) La dinamica degli eventi non appare chiara, secondo alcune fonti sembra che i due dirigibili siano entrati in collisione a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Solo la consultazione della documentazione ufficiale consentirà di chiarire l’esatta dinamica della tragedia.

     

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    4.12.1898, varo regio torpediniere Fulmine

    a cura Antonio Cimmino

    … c’era una volta a Genova un arsenale che costruiva navi, e adesso?

    Prototipo di cacciatorpediniere (poi torpediniere) varato a a Genova Sestri il 4.12.1898.
    Caratteristiche tecniche
    – Dislocamento: 337 tonnellate;
    – Dimensioni: 62,17 x 6,41 x 2,30 metri;
    – Apparato motore: 4 caldaie Blechynden per 2 macchine alternative, potenza 4.730 ihp, 2 eliche;
    – Velocità: 27 nodi;
    – Equipaggio 48 uomini.

    Nel 1900 il suo armamento originale fu sostituito con:
    – 1 cannone da 76/40 mm;
    – 3 cannoni da 57/43 mm.;
    – 2 tubi lanciasiluri da 335 mm.;.
    Partecipò alla Guerra di Libia e alla 1^ Guerra Mondiale.
    Fu radiata il 15 maggio 1921.