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    L’Ammiraglia Greca

    di Antonio Cimmino

    Laskarina Bouboulina eroina dell’indipendenza greca.

    L’impero turco – ottomano, tra il 1300 e l’inizio dell’800, si estendeva in buona parte dei Balcani e comprendeva anche la Grecia. Ebbe numerosi scontri con l’impero russo mentre cominciarono, alla fine del XVII secolo, a risvegliarsi sentimenti indipendentistici fra le popolazioni ed etnie assoggettate, specialmente greche.
    Il capitano Stavrianos Pinotsis, avendo capeggiato una rivolta antiturca nel Peloponneso, appoggiata dai russi, fu imprigionato a Costantinopoli. La moglie incinta lo andò a trovare in carcere, ove stava morendo, e lì nacque la piccola Laskarina. Era l’11 maggio 1771.

    Ritornata con la madre nell’isola di Speptes, fin dall’adolescenza maturò sentimenti patriottici e prese contatti con i movimenti di resistenza greca, unica donna nella Filiki Etaireia, un movimento clandestino che preparava la rivoluzione. Si sposò in seconde nozze con un ricco armatore, Dimitrios Bouboulis, da cui prese in nome e fu consegnata alla storia come Lariskarina Bouboulina.
    Mise l’immenso patrimonio ereditato dal marito ucciso da pirati algerini, a disposizione della causa della resistenza greca. Patrimonio che si sommò a quello del primo marito, anch’esso armatore e che potenziò con gestione oculata.
    Maturatosi le condizioni per un sollevamento contro la tirannia, Laskarina Bouboulina, invece di adattarsi al ruolo di vedova, armò, a sue spese, otto navi, tra cui il potente vascello Agamennone su cui s’imbarcò mettendosi alla testa della piccola e combattiva flotta e issando sul pennone la bandiera greca. Attaccò e conquistò la potente fortezza di Nauplia ritenuta inespugnabile e armato di 300 cannoni. Era il 13 marzo 1821, dodici giorni prima della data ufficiale dell’inizio della guerra d’indipendenza greca. 

    Continuò a combattere per tutto l’Egeo, partecipando al blocco di porti tenuti dai turchi e portando rifornimenti ed armi alle truppe rivoluzionarie. Oltre alla sua bravura marinara, si distinse anche nelle battaglie campali, partecipando alla conquista della conquistando fortificata di Tripolis situata nell’Arcadia al centro del Peloponneso.
    Nella guerra per l’indipendenza Laskarina Bouboulina perse il figlio maggiore, Yiannis Yiannouzas avuto dal primo marito. Firmata una effimera pace con la Turchia, il governo greco accorgendosi che l’eroina aveva spesa tutta la sua fortuna nella lotta per l’indipendenza, nel 1822 le assegnò un appezzamento di terra.

    Ritiratosi nella sua isola di Spetses, Bouboulina il maggio del 1825 fu uccisa, con un colpo di pistola in testa, da un membro della famiglia Koutsis, ritenuta offesa perché la figlia era fuggita con il figlio minore Georgios Yiannouzas. Si concluse così l’avventurosa vita di una donna in una società tradizionalista e patriarcale. Nello stesso mese della sua morte, stava armando altre navi per fronteggiare la flotta turca che, al comando dell’ammiraglio Ibrahim Pasha, era salpata dall’Egitto per sedare le continue rivolte delle isole greche, caratterizzate anche da episodi di guerra civile, fra fazioni anti e filo russe. Nel 1831,infatti la Agamennone, nave ammiraglia di Bouboulina, rinominata Spetsai, fu bruciata  insieme ad altre fregate e corvette nella base navale di Poros.
    La lotta per l’indipendenza greca, tra sanguinosi eccidi perpetrati dai turchi-ottomani, durò ancora fino al 1832 appoggiata da Russia, Gran Bretagna e Francia.
    Ammiraglia di fatto nella Marina rivoluzionaria greca, divenne post morten  ammiraglia  della flotta zarista, titolo onorifico concessole dall’imperatore Alessandro I di Russia.
    La casa di Bouboulina nell’Isola di Spetses, è ora un Museo  per ricordare il coraggio e la virtù di una donna che aveva sacrificato tutto ciò che aveva per la Liberazione della Grecia.

    La Grecia la onorò intitolandole diverse strade, eresse monumenti e mise la sua effige sulla banconota da 50 dracme. In considerazione delle sue qualità marinare, chiamò con il suo nome  la fregata lanciamissili F-463. Nave della classe Elli, la fregata Bouboulina fu varata nel 1982 dal cantiere olandese RSV Schelde con il nome di Pieter Florisz (F-826) e entrata in servizio nella Marina greca (Elleniko Polemikó Naftikó) nel 2001 dopo consistenti lavori di ammodernamento. L’unità è andata in disarmo nel 2013.

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    17.10.1888, varo della regia nave Re Umberto 1°

    a cura Antonio Cimmino

    SPIGOLATURE DI STORIA DELLA MARINA: IL VARO DELLA CORAZZATA UMBERTO I A CASTELLAMMARE


    Nave corazzata da battaglia varata il 17 ottobre 1888.
    Il varo dell’unità ebbe vasto eco in Italia e all’estero. Accompagnato dal Re d’Italia, anche l’imperatore di Germania Guglielmo II partecipò alla cerimonia. La squadra navale era alla fonda nel golfo di Napoli assieme ad altre navi francesi ed inglesi. La squadra italiana era rappresentata dalle navi da battaglia Lepanto, Dandolo, Duilio e Affondatore, dagli incrociatori Galileo, Tripoli, Saetta, Sparviero e Nibbio, nonché dall’Etna, Bausan, Stromboli e Vesuvio, dalle torpediniere Goito, Folgore, Aquila e Avvoltoio e da Staffetta e Colonna. Era presente anche lo yacht reale Savoia.
    L’Illustrazione Italiana del 21 ottobre 1888 così scriveva:
    … La mattina del 17 i due Sovrani andarono a Castellammare ad assistere al varo dell’Umberto I ed a passare in rivista la squadra italiana posta sotto gli ordini del vice ammiraglio Acton comandante supremo, e dei contrammiragli Lovera di Maria e Martinez. L’Umberto I è una delle nostre grandi navi di prima linea che va alla pari col Duilio, l’Italia, la Lepanto e il Dandolo. La costruzione di questo nuovo colosso, di questa fortezza galleggiante, è stata diretta dal Comm. Capaldo direttore dell’arsenale di Napoli, e dal cav. Micheli direttore del cantiere di Castellammare, figlio del compianto comm. Micheli deputato e ispettore del Genio navale. La nave in cantiere, prima del varo, quale è rappresentata nel nostro disegno, era collocata sopra una invasatura di legno e di ferro, con trinche colossali intorno allo scafo, puntellata. ai due lati da grossi pali. Lo scafo dipinto di rosso e nero, con le due immense eliche sporgenti alle spalle di poppa, e le ancore provvisorie sospese ai due lati della prua, sembrava dolcemente inclinato verso il mare. Fra l’invasatura ed il pavimento eravi una soluzione di continuità di sei o sette millimetri ottenuta con una serie di zeppe di ferro. Questo breve spazio è stato riempito di sego, due giorni prima del varo, in modo che la nave immensa non si abbassasse levando con una macchina le zeppe di ferro. Parte dei puntelli fu tolta prima della cerimonia del varo. Al momento della cerimonia si abbatterono gli altri pochi, si tagliarono i due enormi cavi che trattenevano la prua allo scalo e la nave scivolò sullo strato di sego innalzando un denso e puzzolento nembo di fumo; effetto dalla combustione del sego determinato dallo sfregamento di tanta mole”.


    Il giornale The Illustrated London News del 27 ottobre 1888 nel descrivere le operazioni di varo e la visita dei Sovrani a Castellammare, affermò che la Umberto I era un delle più grandi navi da guerra del mondo:
    This ship, one of the largest war-ships in world), possedeva una compartimentazione interna ed un armamento di tutto rispetto (…and she is divide into 150 water-tight compartments; she carriers four 104-tonn Arstrong guns of seventeen-inch calibre, mounted on two barbettes difende by very strong armour, and many smaller guns…).

    Il giornale inglese descrive nei dettaglio la cerimonia e le operazioni del varo, che vedono presenti il vescovo della città ed il clero ed il popolo esultante:
    …The operations for the launch were begun as soon as the Emperor and the Royal party had arrived. The Bishop of Castellamare, in full canonicals, attended by his clergy, pronounced a benediction on the great ship; the christening with a bottle of Italian wine was duly effected; and then the Rè Umberto began her descent into the water amid tumultuous cheerinh from thousands of spectators, the Emperor taking off his hat waving it in salutation…”

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    S.O.S. notizie su Antonio Marras, detto Nicco, fu uno dei 7 superstiti sopravvissuti della regia nave Sterope

    di Marilisa Marras

    …riceviamo e pubblichiamo questa fotografia, in attesa di ulteriori notizie certe sull’affondamento della regia nave Sterope, con il beneficio del dubbio ma con la consapevolezza che i discendenti dei Marinai di una volta sono anch’essi Marinai per sempre.
    Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Gentilissimo Ezio,
    ho visto l’articolo
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2014/04/7-4-1918-affondamento-regia-nave-sterope/

    dove c’è scritto che perirono tutti gli uomini dell’equipaggio ma mio nonno Antonio Marras (detto Nicco) è uno dei sette superstiti. Ecco la foto.
    Cerco ulteriori notizie sull’accaduto e sui parenti dei superstiti fra i tuoi lettori che possono contattarmi direttamente sul mio profilo facebook.
    Ti ringrazio per tutto quello che fai.

    Mio nonno è il primo a destra della fila seduta.
    Marilisa Marras

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    16/17.10.1916, affondamento del regio cacciatorpediniere Nembo

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra




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    Il 16 ottobre 1916 la regia nave Nembo (cacciatorpediniere), al comando del capitano di corvetta Russo, salpò Valona per scortare il piroscafo Bormida. Tra Valona e Saseno il convoglio fu attaccato dal sommergibile austroungarico U 16: colpito da due siluri, il regio cacciatorpediniere affondò rapidamente spezzato in due, nel punto 40°08’ N e 19°30’ E. 
Anche l’U 16 fu affondato durante lo scontro, sebbene la dinamica del suo affondamento non sia chiara: secondo alcune fonti il Nembo prima di affondare riuscì a speronare l’U-Boot, secondo altre fonti il sommergibile fu investito dallo scoppio delle bombe di profondità del Nembo, cadute in mare mentre la nave affondava, secondo altre affondò a seguito di una collisione con il Bormida (dell’equipaggio dell’U 16 morirono due uomini e 14 furono recuperati e fatti prigionieri da navi italiane).
 Su 55 uomini che formavano l’equipaggio, 32 affondarono con la nave o scomparvero in mare. I 23 superstiti furono recuperati da navi italiane o raggiunsero la costa a nuoto, come fece un gruppo di quattro naufraghi tra i quali:il guardiamarina Ignazio Castrogiovanni, di Palermo; Luigi Ricci, sottocapo cannoniere, di Viareggio; Emanuele Pisano, fuochista, di Pizzo Calabria; Salvatore Visalli, marinaio scelto, di Catania. I quattro rifiutarono di essere salvati da un’imbarcazione nemica (la scialuppa con i superstiti dell’U 16), raggiunsero la spiaggia a nuoto contribuendo successivamente alla cattura degli austriaci della scialuppa. 
Da parte austriaca si contarono due morti e 14 marinai recuperati e fatti prigionieri dalle navi italiane.

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    Caratteristiche Tecniche
    Cacciatorpediniere ClasseNembo (Nembo (1901); Turbine (1901); Aquilone (1902); Borea (1902); Espero (1904); Zeffiro (1904).
    Costruito presso il Cantiere Pattison di Napoli, fu impostato nel 1899, varato il 18 maggio 1901, completato nel 1902 e lo stesso anno entrò in servizio.
    Dislocamento normale: 330 tonn. – a pieno carico 360 tonn.
    Dimensioni: lunghezza f.t. 63,40 m.; larghezza 5,90 m.; immersione 2,10 m.
    Motore: 2 motrici alternative a triplice espansione – 3 caldaie tubolari Thornycroft – potenza 5.200 ihp – 2 eliche.
    Velocità: 30 nodi.
    Autonomia: 2.200 miglia a 9 nodi.
    Combustibile: carbone 90 tonn. al varo, nafta 60 tonn. dal 1910.
    Armamento al varo: 5 pezzi da 57 mm. / canna 43 calibri – 4 tubi lanciasiluri da 356 mm. Dal 1910: 4 pezzi da 76 mm. / canna 40 calibri – 2 tubi lanciasiluri da 450 mm.
    Equipaggio: 55 uomini.

    Dello stesso argomento sul blog
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2015/10/16-10-1916-la-regia-torpediniere-nembo-e-il-guardiamarina-ignazio-castrogiovanni/

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    La regia nave Nembo, Guerra di mare di Maffio Maffii 1917
, storia di un NO e la fine dell’U.16

    di Claudio53



    Egregio sig. Ezio,
    
consiglio a Lei e ai lettori del blog la lettura del secondo capitolo del libro “Guerra di Mare di Maffio Maffi del 1917” scritto a guerra ancora in corso in cui si narra del Guardiamarina (poi Comandante) Ignazio Castrogiovanni e del suo “primo siluramento”.
 
    A Lei e ai lettori del blog regalo l’estratto del libro.
    
Cordiali saluti

    Claudio53

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    16.10.1940, il Comandante Salvatore Todaro e il piroscafo belga Kabalo

    (brano riassunto dal volume “La battaglia dell’Atlantico – Ferni editore)

    Nella notte del 16 ottobre 1940, nel corso di una missione al largo dell’isola di Madera, Todaro avvistò il piroscafo belga Kabalo (5.186 tonnellate) e, dopo aver lanciato inutilmente tre siluri, lo affondò utilizzando il cannone di bordo. Dopo aver effettuato l’affondamento Todaro accostò e raccolse i ventisei naufraghi della nave belga e li rimorchiò, su di una zattera, per quattro giorni. Quando la zattera spezzò il cavo di rimorchio, Todaro non esitò ad ospitare i naufraghi sul sommergibile fino a sbarcarli, incolumi, sulla costa delle isole Azzorre dopo averli sbarcati si sente chiedere dal secondo ufficiale del Kabalo:

    10-ottobre-1940-salvatore-todaro-www-lavocedelmarinaio-com

    “ma lei visto che tratta così un nemico che razza di uomo è?”- “Vede se quando ci ha attaccati di sorpresa non stessi dormendo nella mia cabina lei avrei sparato addosso con il cannone scusi la mia franchezza”.
    Salvatore Todaro risponde:
    – “sono un uomo di mare come lei sono convinto che al mio posto lei avrebbe fatto come me”.
    Porta la mano alla visiera in segno di saluto e fa per andarsene ma vede il secondo ufficiale che lo guarda, si ferma e chiede:
    – “ha dimenticato qualcosa?”.
    – “Si risponde l’altro con le lacrime agli occhi, ho dimenticato di dirle che ho quattro bambini se non vuole dirmi il suo nome per mia soddisfazione personale accetti di dirmelo perché i miei bambini la possano ricordare nelle loro preghiere!”
    Risposta : “dica a suoi bambini di ricordare nelle loro preghiere Salvatore Todaro.

    Tale generoso comportamento non venne apprezzato dal comandante in capo dei sommergibilisti tedeschi, l’ammiraglio Karl Dönitz, che criticò severamente il «Don Chisciotte del mare». Inoltre, l’affondamento della nave, portò alla dichiarazione dello stato di guerra tra l’Italia e il Belgio; successivamente, però, emerse che il Kabalo era una nave dispersa del convoglio inglese OB.223 e trasportava pezzi di ricambio aeronautici: l’affondamento risultava quindi pienamente giustificato. Gli fu comunque riconosciuta per questa azione la medaglia di bronzo al valor militare.

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    Regia nave Procellaria

    di Claudio53

    …riceviamo
    Da Tonio De Palma
    Data: lun 15 ott 2018 alle ore 11:43
    Subject: Salve mi piacerebbe avere informazioni sulla nave Procellaria, sul suo equipaggio. Tra questi c’era mio zio Pietricola Giovanni, che risulta disperso.
    …e pubblichiamo.

    Egregio sig. De Palma,
    la regia  corvetta Procellaria (classe Gabbiano) è affondata il 31 gennaio 1943 per urto di mine mentre era di scorta al Cacciatorpediniere Maestrale, a rimorchio della Torpediniera Animoso, in navigazione da Biserta a Trapani (Rotta della Morte). Il Maestrale aveva la poppa distrutta dopo aver urtato delle mine durante la scorta in un precedente convoglio dall’Italia a Biserta.
    Da ricordare che, oltre ai 21 caduti del Procellaria (19 disperi 2 morti), vi furono poi 79 caduti di nave Prestinari mandata da Biserta per prestare soccorso (secondo altre fonti i dispersi furono 84).

    Della scorta facevano parte anche la Corvetta Persefone e 4 unità minori: due motozattere tedesche (F 481 e F 484) e 2 motosiluranti italiane (MS 16 e MS 35). Procellaria e Persefone, oltre all’equipaggio, avevano a bordo degli avieri in rientro in Italia per licenza. In particolare, sulla Procellaria erano imbarcati 31 avieri.

    Esiste in rete una bella e completa ricostruzione delle attività e dell’affondamento della regia corvetta Procellaria, con foto, ecco il link:

    http://conlapelleappesaaunchiodo.blogspot.com/2015/03/procellaria.html

    I caduti del Procellaria tra cui lo zio, disperso, del sig. Tonio De Palma.

    La Procellaria è un uccello grande, nero e bianco, che vola sfiorando le onde e nidifica sulle scogliere. Esistono cinque differenti specie di questo uccello che si trovano più facilmente nelle acque temperate degli oceani dell’emisfero meridionale. Hanno grandi ali e impiegano una tecnica di volo che li porta a cavalcare la cresta delle onde. La procellaria si nutre di pesce e per questo segue le imbarcazioni da pesca per cibarsi degli scarti della lavorazione del pesce. In Mediterraneo abbiamo la Berta Maggiore (assomiglia al Gabbiano ma ha il becco che alla punta finale è curvo ad uncino).