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    Il Club Nautico Pietas Julia

    www.pietasjulia.it
    segnalato da Anacleto Realdon (*)


    Il Club Nautico Pietas Julia nasce il 14 agosto 1886 a Pola, da cui prende l’antico nome latino ed è quindi uno dei più antichi circoli nautici italiani.
    Si dedicherà, come si evince dall’atto costitutivo, alla pratica degli sport della voga e della vela, ma la chiara connotazione patriottica filo italiana lo rendono subito inviso alle autorità austriache a cui queste terre erano assoggettate. I difficili rapporti con l’Imperial Regio Governo culmineranno allo scoppio della Grande Guerra, quando vengono internati come sovversivi il presidente Oscar Rossi e altri membri del Consiglio direttivo e la Società viene sciolta d’ autorità.
    Alla fine del conflitto, rientrati i reduci, la P.J. riprende la sua attività e comincia una tenace opera di ricostruzione e di modernizzazione.
    Anche dal punto di vista agonistico è in quegli anni che la Società cresce e si distingue per l’impegno sportivo e civile.
    Nel periodo aureo che va dal 1926 al 1946 emergono nelle specialità remiere atleti di grandissimo valore, come Alberto Flaccio, Giovanni Pinat, Ettore Mirk, Leopoldo Bari, Roman Beltrame, Bruno Puia, i fratelli Gigante, Gianni Polonio, Attilio De Grassi, Carlo Alessandrino e tanti altri.
    Anche nella vela, la flotta del circolo si fa più numerosa ed agguerrita mettendo in campo di regata imbarcazioni dai nomi prestigiosi per l’epoca come: Tartini, Mimi, Eros, Euro, Caprera, Argia e naturalmente la splendida Elly (già Liebling) di proprietà del presidente Rossi.
    “La Vela”, bollettino mensile della Federazione scriverà: “Le vittorie della Pietas Julia sono infinite. Fa di ciò fede il magnifico medagliere ed i moltissimi trofei…”

    Ancora una volta sarà un conflitto mondiale a segnare pesantemente la storia della Società.
    Nel 1946, pur nei dolori del dopoguerra si festeggiano i sessanta anni di vita; molti dei giovani non sono tornati dal fronte ed i bombardamenti hanno arrecato gravi danni anche agli impianti sportivi. A ciò si aggiunge il clima di incertezza sul futuro politico dei territori occupati d’Istria e Dalmazia. In una atmosfera greve, si cerca di reagire organizzando una manifestazione sportiva dinnanzi la sezione velica di Vergarolla a cui partecipa numerosa la cittadinanza che cerca un po’ di distrazione dopo tanta angoscia. Improvvisamente l’esplosione di numerose mine ammassate sulla spiaggia, provoca una strage. Un centinaio di morti e decine di feriti gettano nel lutto e nello sconforto una comunità già tanto provata. Pochi mesi dopo, il 21 gennaio 1947, la Pietas Julia ammainerà il glorioso guidone e seguirà nella via dell’esilio la quasi totalità dei conterranei.

     


    Pur nella drammatica contingenza, un gruppetto di soci fedelissimi riescono a far giungere fortunosamente a Trieste, gli armi e pochi altri effetti della Società in attesa di tempi migliori.
    E grazie alla tenacia ed all’attaccamento di questi, il 13 giugno 1948 a Marina Nuova di Panzano presso Monfalcone, la Pietas Julia riprende ufficialmente vita.
    E’ una grande prova di carattere, ma le difficoltà e gli ostacoli da affrontare non sono ancora finiti: la sede è inadeguata (un vecchio capannone) le risorse modeste, i nuovi soci poco numerosi. L’attività si limita al settore remiero senza rilevanti velleità agonistiche.
    E’ solo nel 1961 che grazie all’entusiasmo ad all’intraprendenza di Guido Bernetti si attua la nuova, ennesima svolta della P.J. con il trasferimento nella baia di Sistiana, in un edificio messo a disposizione dal principe Raimondo di Torre e Tasso. Bernetti, eletto presidente in quello stesso anno, imprime alla Società una nuova impronta di dinamismo e vitalità: il numero dei soci salirà da 90 a 230 in soli due anni ed anche i risultati di rilievo, anche nazionale, non tarderanno ad arrivare.
    La nuova sistemazione durerà sino al 1972, quando viene ultimata la costruzione della nuova sede: la stessa di oggi.

    Gli anni a seguire vedranno la P.J. in continua crescita. L’attività velica prenderà il sopravvento su altre discipline quali il canottaggio ed il nuoto pur praticati a lungo e con successo, sino a che verranno messe da parte per ragioni di inadeguatezza degli spazi disponibili.
    Gli anni a seguire vedranno la Società presente su tutti i campi di regata con giovani atleti di valore, sia su derive che su cabinati.
    Vanno ricordati i primi posti di Maurizio Planine ai campionati italiani Hobie Cat nel 1988 e 1990 ed il primo posto sempre nel1988 ai campionati europei. Nel 1990 Adriano e Giuliano Chiandussi sono campioni italiani di 420; nel 1991 l’equipaggio Neri – Raffaelli vince li campionato italiano femminile 420. Nel 1995 è vittorioso al campionato italiano Hobie Cat l’equipaggio Borghi – Peraino. Nel 1996 è la volta delle gemelle Elisa e Chiara Boschin di vincere i titoli sia italiano che mondiale di 420 femminile. Nel 1998 e 1999 Mattia Pressich conquista due titoli italiani e due mondiali in classe Optimist. Il 2000 vede il J24 di Planine vincitore del campionato italiano, mentre nel 2003 nella stessa classe conquista il titolo europeo e quello mondiale. Nel 2005 infine, l’equipaggio P.J. Planine – Budinich si aggiudicano il campionato italiano Hobie Cat e Francesca Komatar è la prima classificata femminile al campionato italiano classi olimpiche su Europa.
    Francesca Komatar e Sveva Carraro formano equipaggio femminile in classe 470 e nel 2008 e nel 2013 vincono il Campionato Italiano Classi Olimpiche. L’equipaggio Chiandussi/Chiandussi nel 2008 vince il titolo di Campioni Italiani Master in classe 470 e Giuliano Chiandussi vince anche il titolo italiano in classe UFO nel 2011. Francesca Clapcich dopo aver vinto il Campionato Italiano in Laser Radial nel 2007 e nel 2011, viene selezionata come rappresentante per l’Italia alle Olimpiadi di Londra nel 2013, ottenendo un ottimo piazzamento sempre in Laser Radial.

    Oggi, superati i 130 anni di vita la Pietas Julia continua instancabile la sua attività; allena una squadra agonistica di oltre 30 giovani atleti, ed anche fra i meno giovani la pratica attiva dell’agonismo è sana consuetudine. Gestisce una scuola di vela prestigiosa e frequentatissima.
    A riconoscimento dell’impegno è stata insignita dal CONI, nel 1989, della Stella d’Oro al Merito Sportivo e nel 2006, del Collare d’Oro al Merito Sportivo.

    (*) Psichiatra per vent’anni nell’ospedale psichiatrico di Gorizia, di cui è a lungo direttore, si sposta successivamente a Padova, alla direzione del reparto di psichiatria. Dopo il pensionamento anticipato coltiva quasi a tempo pieno la sua passione per la vela.
    Oltre ai numerosi articoli su riviste scientifiche, ha pubblicato alcuni volumi monografici sulla sua disciplina professionale e un romanzo autobiografico con lo pseudonimo di Leandro Cantaleo (Enigma Cancro, Guaraldi, 1994).
    www.velanchio.it

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    Sono socio onorario A.F.E.A., lo dico a voi e lo racconterò anche a Dio

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    “Lettera aperta”
    Caro Pietro Serarcangeli (*), carissimi associati e rispettivi familiari,
    oggi piango di felicità per questo dono immenso che mi avete fatto, e del bene che mi avete fatto lo racconterò a Dio!

    Lui dice:
    “Raccogli le tue forze e rialzati!  Ci sono sofferenze che scavano nella persona moralmente e fisicamente, ma tu trova il coraggio e la grinta che hai sempre avuto e trasformale in speranza”.

    La nostra speranza, di coloro che lottano per malattie e patologie causate dal servizio che abbiamo svolto, è che questa “assurda storia” finisca al più presto e che possiamo ritrovare quella pace per quegli affetti famigliari, per gli amici, che purtroppo sono stati uccisi, nel silenzio e nell’omertà, e vivere la vita in armonia e serenità in questo paese devastato dalla cupidigia e dagli abusi di potere.
    Racconterò però a Dio anche di coloro che ci hanno volutamente fatto del male…
    Ci è stato tramandato dai nostri padri e dai servitori dello Stato che la dignità e l’etica che sono la sintesi delle più alte virtù militari…non è stato per tutti così, e io lo racconterò a Dio!
    Ci è stato ordinato di assumere un contegno dignitoso e di mettere le nostre vite al servizio della Patria perché chiamati a difendere la pace e la legalità … non è stato per tutti così, e io lo racconterò a Dio!
    Ci è stato detto che la “legge è uguale per tutti” … non è stato per tutti così, e io lo racconterò a Dio!


    Non so quanto tempo terreno mi/ci rimane, questo lo sa’ Dio, ma sono certo che siete un sicuro punto di riferimento, un esempio di vita, perché in voi, in noi, il “rispetto dei valori cristiani” si rispecchiano nella condotta dignitosa e rispettosa degli ordini ricevuti e in sintonia con i criteri di correttezza di chi, con il proprio giuramento, ha accettato di servire il popolo, in divisa, un popolo di militari che grida il suo sdegno per questa situazione che si trascina già da troppo tempo tra rinvii, errori, lungaggini giudiziarie e che provoca profonda indignazione per lo scarso valore che una Nazione dà alla propria sovranità, ai suoi servitori dello Stato, ed è incapace di far sentire la sua voce a livello internazionale… ed io lo racconterò a Dio!
    Il nostro “soffrire” con umiltà e dignità ci riempie di orgoglio, il nostro retto comportamento, da cui traspare entusiasmo e passione per la carriera intrapresa, per la vita, sia di esempio e da scure per chi doveva proteggere, difenderci, ed invece ci ha abbandonato al nostro destino, vendendoci al mercato degli interessi economici e personali… e io racconterò di loro a Dio!
    Come ex militare e cittadino italiano, ma anche come uomo e padre di famiglia, sono vicino a voi e ai vostri cari. Con profonda stima e riconoscenza, vi ringrazio per la “tessera onoraria ricevuta”: vale molto più delle medaglie d’oro e dei lustrini di beceri individui, tutte chiacchiere e distintivi, ed io racconterò del male, che abbiamo da loro ricevuto, facendo i loro nomi e i cognomi a Dio!


    Una delle cose più belle della vita è trovare qualcuno che riesca a capirti senza il bisogno di dare tante spiegazioni. Chi ti vuole bene veramente riconosce il dolore dietro al tuo sorriso, l’amore oltre la tua rabbia e le ragioni del tuo silenzio e continua a pensare che tu sei unico e incredibile come sei.
    La speranza vede l’invisibile, tocca l’intangibile e raggiunge l’impossibile… 

    (*) per saperne di più digita sul motore di ricerca del blog il suo nome e cognome oppure su internet digita A.F.E.A. Onlus