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    Buona Pasqua 2019

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Fede, speranza e amore. Ecco le virtù che, secondo San Paolo, ci permettono di relazionarci con Dio e quindi con gli uomini, per vederne l’opera così come si manifesta nella nostra vita.
    La fede è la porta che ci permette di godere di questo dono gratuito che è la grazia di Dio.
    La speranza, poi, è quella virtù che non delude perché ci aiuta a vedere le cose dal punto di vista di Dio. L’amore di Dio, entrando nel nostro cuore e nella nostra vita, ci trasforma, rendendoci davvero capaci di vivere come Dio vuole: seguendo i 10 Comandamenti per non incorrere dei 7 peccati capitali.
    Il punto è che queste virtù teologali, donateci gratuitamente, vanno coltivate e fatte crescere con la nostra libertà e disponibilità. Altrimenti, finiscono per estinguersi, soffocate dal nostro egoismo e dalla nostra incapacità di vivere. Dio è il centro della nostra esistenza.
    Buona Pasqua di Resurrezione.

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    20.4.2015, nel ricordo di Celestino Quero

    di Pietro Serarcangeli

    Il 20 Aprile 2015, dopo lunga e penosa malattia, l’Amico e Socio A.F.E.A., Celestino Quero lasciava la sua famiglia nello sconforto e nel dolore.

    Celestino, colpito da una patologia polmonare molto grave, dovuta al suo mestiere di “saldatore specializzato navale” che lo aveva portato a contatto con l’amianto, era sempre presente alle manifestazioni dell’AFEA, come la manifestazione di Roma del 2014.

    Lo ricordiamo come Persona cordiale, disponibile, educatissima e altruista.

    Non sarai mai dimenticato caro Celestino.
    Che il Signore ti tenga tra le Sue braccia misericordiose per l’eternità…

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    Quando la pesca sarà finita, andremo in pace?

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Il pesce dei mari cosiddetti italiani è finito, abbiamo sfruttato tutto ciò che c’era da sfruttare.
    Adesso la rabbia dei pescatori, che dicono essere stati rovinati dalle vigenti leggi e dal caro carburante, non basta più. Sono ancora circa 13.300 le imbarcazioni italiane impegnate nella pesca e, delle 900.000 tonnellate commercializzate ogni anno, di cui 220.000 tonnellate pescate nel mare italiano per un giro d’affari del settore itticopari a circa 1,2 miliardi di euro, si soffrono i costi d’impresa che, per peschereccio sono aumentati del 240% ed hanno visto la categoria degli addetti ai  lavori diminuire del 38% in 10 anni.
    Importiamo quindi anche il pesce che non è più del “mare nostrum” ma che ci viene fornito dai gelidi mari del nord, commercializzato dai grandi pescherecci oceanici, e rischiamo di comprare pesce ghiaccio cinese spacciato per bianchetto o pangazio allevato nell’inquinato bacino del Mekong. Questi sono i dati inquietanti forniti da Ocean 2012.
    Nel 2018 si è confermato lo stesso trend, un anno sempre nero della nostra storia marinara.
    Conserviamo però l’italico gusto sopraffino di sparare su tutto e su tutti. Abbiamo l’arsenico, il mercurio e l’eccessivo fluoro che esce dai nostri rubinetti, la grande industria siderurgica e chimica che inquinano l’ambiente, e tutto viene scaricato a mare. I pesci piccoli si nutrono di alghe inquinate, che a sua volta sono mangiati da quelli dai pesci più grossi, che vengono mangiati da noi, che paghiamo a caro prezzo (in rapporto circa 30 volte tanto) i costi della sanità, così come paghiamo per la perdita di vite (umane, animale e vegetale)… e approviamo leggi per i pescatori che, anziché pescare, si incentivano a fare gli spazzini del mare!


    Ci nascondiamo sempre in inutili chiacchiere o, ancora peggio, nelle bugie dichi sostiene che non esiste uno sviluppo eco-sostenibile o quantomeno più equilibrato. Ma tanto che ci frega dirà qualcuno, siamo di passaggio in questa vita, noi facciamo parte dei paesi industrializzati dove tutto l’equilibrio è misurato con il denaro e il resto?
    Il resto o è mancia o lo buttiamo nel cesso, tanto il nostro stomaco digerisce tutto.
    Quando la pesca sarà finita, dove andremo a defecare?

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    19.4.2013, nel ricordo di Albino Deidda

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Il 19 aprile del 2013, il Sergente nuotatore paracadutista Albino Deidda, Medaglia di Bronzo al Valor Militare, mollava l’ancora e salpava per l’ultima missione. Fino all’ultimo respiro il suo pensiero fisso è stato per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.
    Rendiamo a Lui gli onori come si conviene e come gli compete.

    “IO, ALBINO DEIDDA, NUOTATORE PARACADUTISTA GUASTATORE, APPARTENENTE ALLA DECIMA MAS, 91enne SI MA NON RINCOGLIONITO, M.B.V.M. , DICO A VOI FRATELLI PRIGIONIERI IN INDIA, NON MOLLATE MAI CHE TANTO PIU’ BUIO DI MEZZANOTTE NON VIENE. SE AVESSI 50 ANNI DI MENO AVREI TROVATO ALTRI FRATELLI NUOTATORI PARACADUTISTI PER RIPORTARVI A CASA CON O SENZA CONSENSO ALCUNO”.

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    Stanchezza

    di Giuseppe Procopio (*)


    L’orologio pare fermo o le lancette sono incollate?
    Mi chiedevo… questo turno sembra interminabile.
    Ho un sonno da morire, ma non si può dormire.
    Quasi quasi appoggio la testa per un attimo, e chiudo un po’ gli occhi.
    E se poi viene qualcuno?
    Certo le guardie non dormono … non lo devono fare!
    La luce dei neon  rende più pesante la mia testa, sbadiglio alla grande.
    Penso al turno più’ leggero … quello fino alle 24.
    Decido di adagiare la testa sulle braccia, sono seduto dal lato sinistro della consolle che da’ le spalle alla porta di ingresso della sala macchine.
    Cado in breve sonno pesante.
    Come immaginavo entra un sottufficiale.
    A stento mi tiro su, come se avessi un peso addosso.
    Non dice niente … comprende!.
    E ‘ uno di noi, si rende conto di quanto sacrificio.
    Ecco il senso del legame a bordo, chi ne ha fatto parte di un equipaggio comprende la stanchezza.
    (*) digita sul motore di ricerca del blog il suo nome e cognome per conoscere gli altri suoi scritti.