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    17.10.1888, varo della regia nave Re Umberto 1°

    a cura Antonio Cimmino

    SPIGOLATURE DI STORIA DELLA MARINA: IL VARO DELLA CORAZZATA UMBERTO I A CASTELLAMMARE


    Nave corazzata da battaglia varata il 17 ottobre 1888.
    Il varo dell’unità ebbe vasto eco in Italia e all’estero. Accompagnato dal Re d’Italia, anche l’imperatore di Germania Guglielmo II partecipò alla cerimonia. La squadra navale era alla fonda nel golfo di Napoli assieme ad altre navi francesi ed inglesi. La squadra italiana era rappresentata dalle navi da battaglia Lepanto, Dandolo, Duilio e Affondatore, dagli incrociatori Galileo, Tripoli, Saetta, Sparviero e Nibbio, nonché dall’Etna, Bausan, Stromboli e Vesuvio, dalle torpediniere Goito, Folgore, Aquila e Avvoltoio e da Staffetta e Colonna. Era presente anche lo yacht reale Savoia.
    L’Illustrazione Italiana del 21 ottobre 1888 così scriveva:
    … La mattina del 17 i due Sovrani andarono a Castellammare ad assistere al varo dell’Umberto I ed a passare in rivista la squadra italiana posta sotto gli ordini del vice ammiraglio Acton comandante supremo, e dei contrammiragli Lovera di Maria e Martinez. L’Umberto I è una delle nostre grandi navi di prima linea che va alla pari col Duilio, l’Italia, la Lepanto e il Dandolo. La costruzione di questo nuovo colosso, di questa fortezza galleggiante, è stata diretta dal Comm. Capaldo direttore dell’arsenale di Napoli, e dal cav. Micheli direttore del cantiere di Castellammare, figlio del compianto comm. Micheli deputato e ispettore del Genio navale. La nave in cantiere, prima del varo, quale è rappresentata nel nostro disegno, era collocata sopra una invasatura di legno e di ferro, con trinche colossali intorno allo scafo, puntellata. ai due lati da grossi pali. Lo scafo dipinto di rosso e nero, con le due immense eliche sporgenti alle spalle di poppa, e le ancore provvisorie sospese ai due lati della prua, sembrava dolcemente inclinato verso il mare. Fra l’invasatura ed il pavimento eravi una soluzione di continuità di sei o sette millimetri ottenuta con una serie di zeppe di ferro. Questo breve spazio è stato riempito di sego, due giorni prima del varo, in modo che la nave immensa non si abbassasse levando con una macchina le zeppe di ferro. Parte dei puntelli fu tolta prima della cerimonia del varo. Al momento della cerimonia si abbatterono gli altri pochi, si tagliarono i due enormi cavi che trattenevano la prua allo scalo e la nave scivolò sullo strato di sego innalzando un denso e puzzolento nembo di fumo; effetto dalla combustione del sego determinato dallo sfregamento di tanta mole”.


    Il giornale The Illustrated London News del 27 ottobre 1888 nel descrivere le operazioni di varo e la visita dei Sovrani a Castellammare, affermò che la Umberto I era un delle più grandi navi da guerra del mondo:
    This ship, one of the largest war-ships in world), possedeva una compartimentazione interna ed un armamento di tutto rispetto (…and she is divide into 150 water-tight compartments; she carriers four 104-tonn Arstrong guns of seventeen-inch calibre, mounted on two barbettes difende by very strong armour, and many smaller guns…).

    Il giornale inglese descrive nei dettaglio la cerimonia e le operazioni del varo, che vedono presenti il vescovo della città ed il clero ed il popolo esultante:
    …The operations for the launch were begun as soon as the Emperor and the Royal party had arrived. The Bishop of Castellamare, in full canonicals, attended by his clergy, pronounced a benediction on the great ship; the christening with a bottle of Italian wine was duly effected; and then the Rè Umberto began her descent into the water amid tumultuous cheerinh from thousands of spectators, the Emperor taking off his hat waving it in salutation…”

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    13.10.1907, saluti dalla Regina Elena da Augusta

    a cura
    Carlo Di Nitto (A.N.M.I. Gaeta)
    Roberto Tento (A.N.M.I. Milano)

    13 ottobre 1907, saluti dalla regia nave Regina Elena - f.p.g.c. Carlo Di Nitto a www.lavocedelmarinaio.com

    (Fotografia Comerio – Milano collezione privata Carlo Di Nitto – p.g.c. a www.lavocedelmarinaio.com – diritti riservati)

    La regina Elena con l'equipaggio della regia nave Duca degli Abruzzi - www.lavoce delmarinaio.com (f.p.g.c. collezione Roberto Tento)

    La Regina Elena, con parte dell’equipaggio della nave a lei intitolata (Foto Roberto Tento p.g.c. a www.lavocedelmarinaio.com)

    La Regina Elena e famiglia a bordo della regia nave Duca degli Abruzzi diretti in Portogallo - www.lavocedelmarinaio.com (f.p.g.c. Roberto Tento)

    La Regina Elena e la sua famiglia
    a bordo della regia nave Duca degli Abruzzi diretti in Portogallo
    (foto Roberto Tento p.g.c. a www.lavocedelmarinaio.com)

  • Che cos'è la Marina Militare?,  Fotografi di mare,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Pittori di mare,  Recensioni,  Storia

    Guido Cavalieri (Firenze, 26.9.1881 – Mare, 17.8.1915)

    a cura Antonio Cimmino

    Tenente di Vascello GUIDO CAVALIERI, di Giulio e di Matilde De Pace. Nato a Firenze il 26 settembre 1881 e morto in mare il 17 agosto 1915 per affondamento del regio sommergibile Jalea.

    • Allievo Accademia navale, 16 novembre 1897
    • Guardiamarina, 7 marzo 1901
    • Sottotenente di Vascello, 18 agosto 1902
    • Tenente di vascello, 12 aprile 1908.

    Classificatosi agli ultimi posti nel concorso per l’ammissione in Accademia, si distinse per impegno e forte ingegno già nel primo anno riuscendo primo alla fine del corso.

    Fu istruttore ai giovani Allievi e, allo scoppio della guerra di Libia (1911-1912) prese parte allo sbarco di Tobruk e all’occupazione di Derna, meritandosi un encomio solenne per avere: ”in difficile circostanza disimpegnato molto lodevolmente la funzione di Comandante di spiaggia a Derna”.

    Al termine delle guerra, come molti altri ufficiali di Marina, fu attratto dall’aviazione e si iscrisse alla scuola per piloti di Venezia, ma una lesione all’occhio a causa di una ferita alla fronte, lo costrinse a lasciare il pilotaggio, passando ai sommergibili. Il 24 maggio 1915 si trovò imbarcato sul sommergibile Jalea condividendone la sorte il 17 agosto dello stesso anno quando il battello affondò urtando una mina.
    Alla sua memoria fu concessa una Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:
    Durante l’affondamento del Sommergibile di cui era ufficiale in seconda, trovandosi a prora con calma e sangue freddo riuniva presso di sé la gente che si trovava vicina, e poteva aprire il portello prodiero, riuscendo a trarre alla superficie del mare alcuni marinai. Dopo aver lungamente nuotato con essi verso la costa, perdute le forze, soccombeva”.

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    Ernesto Giovannini (Piacenza, 2.3.1873 – Mare, 17.8.1915)

    a cura Antonio Cimmino

    Capitano di Fregata ERNESTO GIOVANNINI,di Alberto e di Elisa Bratti, nato a Piacenza il 2 marzo 1873. Allievo Accademia navale 21 ottobre 1887:

    • Guardiamarina, 3 luglio 1892
    • Sottotenente di vascello, 5 luglio 1894
    • Tenente di vascello, 22 luglio 1897
    • Capitano di corvetta, 17 dicembre 1911
    • Capitano di fregata, 2 luglio 1914

    Morto il 17 agosto 1915 per l’affondamento del sommergibile Jalea di cui  era comandante.

    Con il grado di Guardiamarina nel 1893 fu imbarcato sull’ariete torpediniere Etna (varata nel Regio cantiere di Castellammare di Stabia il 26 settembre 1885), nave ammiraglia della Divisione Navale d’America visitando il Nord, il Centro ed il Sud America. 

    Da TV nel 1901 fu destinato in Cina ed imbarcato sull’incrociatore corazzato Marco Polo (varato a Castellammare di Stabia il 27 ottobre 1892) facente parte della Divisione Navale Oceanica, poi dal 1903-1904 sull’avviso Marcantonio Colonna quale ufficiale in 2° e, quando la nave (7 settembre 1895) la nave fu sottoposta a grandi lavori di rimodernamento nel regio cantiere di  Castellammare di Stabia, il TV Giovannini, ebbe il comando di una torpediniere (1906-1907).

    Dal 1908 al 1910 ebbe il comando del sommergibile Foca; il battello il 26 aprile1909, durante il trasferimento da Spezia a  Venezia, durante una sosta a Napoli, fu oggetto di un grave incidente. Mentre si stavano caricando le batterie, una esplosione di idrogeno fece scoppiare un incendio investendo i serbatoi di benzina. Per arginare i danni, il battello fu autoaffondato. Persero la vita 11 dei 19 uomini dell’equipaggio, due marinai della base e un operaio congegnatore dell’arsenale. Il comandante Giovannini si prodigò per limitare i danni. Egli  fu insignito di Medaglia di Bronzo al Valor Militare: “ Per essere accorso sul sommergibile FOCA, prontamente da da altra torpediniera, ove trovavasi, per motivi di servizio, e per aver dato con calma e discernimento tutti gli ordini occorrenti per limitare disgrazie al personale e danni al sommergibile”.

     Durante la guerra di Libia (1911-1912) come Capitano di corvetta, ebbe il comando dell’incrociatore ausiliario Città di Messina operando con valore nel Mar Egeo nella Squadra dell’ammiraglio Aubry. La nave collaborò nelle operazioni di occupazione delle isole delle Sporadi Meridionali che furono denominate Dodecaneso. Per la sua attività divenne Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro perché:” Al comando di un incrociatore ausiliari nelle varie missioni affidategli durante la guerra dimostrò zelo, intelligenza ed abnegazione”

    Scoppiata il conflitto mondiale Ernesto Giovannini ebbe il comando del sommergibile Jalea di cui aveva seguito l’allestimento nel cantiere FIAT-San Giorgio di Spezia nel 1913.al comandi del Jalea, compì numerose azioni caratterizzate da audacia e sangue freddo, finché morì in seguito all’affondamento del battello, il 17 agosto 1915 urtando una mina nei pressi di Muggia. Il sommergibile fu recuperato nel 1954 ed i resti degli 11 uomini dell’equipaggio periti nel 1915, riposano ora a Redipuglia.

    La motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare che gli fu conferita con D.L. 29 marzo 1917, così recita:
    Dopo aver compiuto ardite missioni di guerra, in agguato presso la costa nemica, rimaneva vittima del proprio ardimento, nel tentativo di portare a compimento la missione affidatagli in acque insidiate dal nemico”.