• Attualità,  Curiosità,  Fotografi di mare,  Recensioni,  Storia

    La Macchia Gialla

    di Carlo Di Nitto

    … sulla falesia di Monte Orlando a Gaeta.

    Questa potrebbe sembrare la banalissima fotografia di una roccia sul mare. Dal punto di vista fotografico forse lo è ma, guardando bene al centro dell’immagine, si intravede una parte giallastra che, dal punto di vista storico, rappresenta una curiosità. Infatti può essere interessante sapere che raffigura quanto rimane di quella che a Gaeta è nota come la “macchia gialla”, una larga e vistosa pitturazione della roccia fatta nei primi anni ’30 del ‘900 dalla Regia Marina. Era il bersaglio realizzato per addestrare sommergibili e unità di superficie al lancio di siluri; la zona adiacente ancora viene chiamata dai pescatori “i siluri” per i tanti ordigni che vi esplosero contro.
    Paradossalmente oggi questo tratto della falesia rientra nell’area marina protetta del Parco di Monte Orlando. Concezioni del rispetto della natura e dell’ambiente diametralmente opposte.
    In seguito le macchie gialle divennero due per delimitare, insieme alle boe, la zona interdetta alla navigazione. Successivamente la tolsero e fecero fare razzia di tutto il ripopolamento ittico presente all’interno dell’area protetta, fare dopo questo scempio
    Oggi se si desidera bagnarsi o immergersi agli “anuzzini” ci vuole la carta bollata.
    Per i sub è un punto di riferimento per immersioni…

    Un siluro esplode sulla “macchia gialla” durante le esercitazioni navali svoltesi nel luglio 1933 alla presenza del capo de governo Benito Mussolini.

  • Fotografi di mare,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    29.11.1911, Guerra italo – turca

    a cura Antonio Cimmino e Carlo Di Nitto (per la ricerca fotografica) e Francesco Carriglio

    Il 29.9.1911 l’ambasciatore italiano a Costantinopoli, marchese Camillo Garroni Carbonara, presenta la dichiarazione di guerra al governo ottomano. Le operazioni della Marina, attinenti all’occupazione della Cirenaica e Tripolitania, ebbero inizio alle ore 17.00.
    Nelle prime ore del pomeriggio due torpediniere ottomane, Tocat e Antalia, cercano, in successione, di uscire da Prevesa, subito intercettate dai cacciatorpediniere Alpino, Carabiniere, Espero della 3a Squadriglia (comandante, capitano di fregata Italo Ricci) in pattugliamento lungo le coste albanesi. La torpediniera Tocat apre per prima il fuoco ma colpita dal tiro dei cacciatorpediniere, inverte la rotta e dirige per il rientro inseguita dal Carabiniere che continua il fuoco colpendola ripetutamente; l’unità turca si porta ad incagliare sulla spiaggia a N di Punta Mitica in preda alle fiamme e viene abbandonata dall’equipaggio. L’altra unità nemica, l’Antalia, colpita più volte, inverte la rotta, rientra in porto priva di governo e anch’essa incaglia andando perduta.Il cacciatorpediniere Alpino (comandante, capitano di fregata Giuseppe Bertetti) in pattugliamento lungo la costa albanese, ferma nel tardo pomeriggio e ispeziona il piroscafo di bandiera britannica Newa con equipaggio greco; sono trovati armi, munizioni, granaglie oltre a militari turchi (cinque ufficiali e 172 soldati). Preso sotto scorta dallo stesso Alpino, il piroscafo sarà portato a Taranto.

    In esecuzione del piano per la presa di Tripoli, i cacciatorpediniere Lanciere (comandante, capitano di fregata Nicola Tangari) e Garibaldino (comandante, capitano di corvetta Roberto Andrioli Stagno) protetti dall’incrociatore torpediniere Coatit (comandante, capitano di fregata Giuseppe Mortola) eseguono una ricognizione ravvicinata della spiaggia di Argub a est della città dove è previsto lo sbarco delle truppe del Corpo di Spedizione.

    Le unità della 2a Divisione Navale del contrammiraglio Thaon di Revel (Garibaldi, Varese, Ferruccio, Marco Polo, Coatit e Minerva) evacuano i cittadini italiani da Tripoli.
    La guerra si concluse il 18.10.1912.
    (fonte U.S.M.M.)

    a cura Francesco Carriglio
    
http://www.augusta-framacamo.net/inserti-framacamo/insert40.asp

    …era il 10 ottobre 1911.

    Dopo una serie di accordi diplomatici europei da parte del Governo di Giovanni Giolitti con i paesi mediterranei e con la Germania, quest’ultima cercava di destabilizzare il ruolo centrale dell’Italia nel Mediterraneo. La Francia era impegnata alla conquista del Marocco e l’Inghilterra aveva problemi in Egitto. Nella Cirenaica e nella Tripolitania, allora provincie turche, vi si era da tempo stabilita una comunità italiana con grandi Interessi finanziari (Banche). Per l’invasione e la sovranità della Cirenaica e Tripolitania, il Governo italiano aveva ben presente che se l’Italia avesse attaccato la Turchia sul fronte africano, l’Austria né avrebbe approfittato per agire nei Balcani modificando i deboli equilibri europei. Con il pretesto di violenze subite da cittadini Italiani nella Cirenaica e nella Tripolitania il 29 settembre 1911 l’Italia dichiara guerra alla Turchia senza l’approvazione del Parlamento, usando l’art. 5 dello Statuto. Ebbero ordine di immediata mobilitazione: Il Regio Esercito, la Regia Marina e la neo Regia Aviazione.
    Per la posizione strategica e per le caratteristiche della rada lo Stato Maggiore scelse Augusta come base di partenza per la spedizione militare della guerra Italo-Turca, in questa circostanza nel porto furono migliorate le infrastrutture; con la costruzione della Capitaneria di Porto, l’adattamento di alcuni locali come deposito per materiale navale nel Forte Garçia, e come base del Comando Navale il Forte Vittoria. Per il potenziamento della scorta di combustibile navale (carbone) fu aggiunto al già presente deposito galleggiante Massilia una nuova carboniera militare da 4.500 T., per effettuare il trasporto del carbone a bordo delle Unità Navali venivano impiegati barconi in ferro e in legno. Giunsero nel porto di Augusta l’incrociatore Amalfi e, a difesa del porto per il servizio anti-silutanti furono destinati i Caccia Torpedinieri Garibaldino, Lenciere e le Torpediniere 140S e Serpente.
    Nei giorni successivi diedero fondo all’ancora nella rada la Corazzata Vittorio Emanuele, l’Incrociatore Garibaldi, con a capo il Contrammiraglio Thaon del Revel Comandante della 2° Divisione Forze Navali Riunite, gli incrociatori Coatit e Partenope, i Caccia Torpedinieri Ostro, Freccia, Strale e altre unità minori. Il 10 Ottobre 1911 giunge ad Augusta la Forza Militare da sbarco per Tripoli che partì lo stesso giorno scortata da unità navali fino alle coste africane. Le forze armate composte da 36.000 uomini agli ordini del Generale Carlo Caneva, dopo diverse battaglie, occuparono Tripoli e Bengasi. Il 23 ottobre 1911 per un audace controffensiva turca morirono 503 bersaglieri italiani appartenenti alla 4° e 5° divisione. Questa offensiva recò nello stato d’animo dei soldati italiani un odio irrefrenabile verso gli indigeni e commisero ciò che non dovrebbe in una guerra mai accadere, una strage di civili fra cui donne e bambini nella località di Sciara Sciat.

    Il mondo si indigna, gli italiani non hanno vita facile in quel territorio, piccoli nuclei di terroristi si armano per effettuare imboscate di vendetta contro i militari italiani. La Turchia si prepara a una ulteriore controffensiva, ma l’Italia gioca d’anticipo e inizia le operazione di manovra nel Mar Egeo, la Regia Marina Italiana mette a segno dei tiri contro i forti ai Dardanelli rendendoli inoffensivi, poi si scontra nello Stretto con la Marina Turca. La battaglia fu vinta dalle navi italiane per la superiorità di gettata dei loro cannoni. La Turchia si accordò alla pace firmata a Losanna il 18 ottobre 1912 rinunciando al controllo della Cirenaica e della Tripolitania, il Governo e il Parlamento italiano estesero la sovranità amministrativa sulle provincie conquistate. La sovranità italiana della Cirenaica e della Tripolitania rimane limitata solamente alla fascia costiera denominata “LA QUARTA SPONDA”, sino all’indipendenza di questi stati.

  • Attualità,  Fotografi di mare,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    18.9.1927, il monumento ai Caduti di Savona compie 92 anni. I rintocchi della Memoria

    di Luca Ghersi

    A Savona, in piazza Mameli, dal 18 settembre 1927, tutti i giorni alle ore 18.00, si ripete una cerimonia suggestiva che ha la durata di un minuto, con traffico veicolare e pedonale bloccato, quindi coinvolge tutti coloro che si trovano a piedi o su mezzi in piazza Mameli.
    Durante quegli interminabili secondi di silenzio cadenzato dalla campana con 21 rintocchi, uno per ogni lettera dell’alfabeto, sono ricordati tutti i Caduti e si riflette sull’orrore delle guerre.
    E’ un’evocazione commovente per tutti i presenti e indimenticabile per chi si trova per la prima volta a quell’appuntamento savonese, unico in Italia e non solo.

    Il monumento bronzeo di grande valore artistico è stato realizzato dallo scultore sestrese Luigi Venzano per volontà dell’Associazione delle Madri e delle Vedove della Grande Guerra.
    L’opera inaugurata il 18 settembre 1927, posta su un grande blocco granitico, è stata realizzata con il bronzo recuperato dalla fusione di cannoni della Grande Guerra. E’ costituita da due blocchi di figure che simboleggiano l’inizio e la fine della grande guerra o 1^ Guerra Mondiale. Da una parte un veterano pensante è seduto ai piedi di un soldato in partenza per il fronte, dall’altro un’anziana mamma affranta con la mano sul capo di una sposa in lutto che stringe un figlioletto in braccio. Al centro la grande Campana sorretta da quattro titani incatenati alle barre di sostegno.

    In Città, grazie all’Amministrazione Comunale, è nato il Comitato per la sua valorizzazione in occasione del 90 anniversario della inaugurazione alla presenza del Re.
    L’Ammiraglio Romano Sauro, passato di qui nell’ambito del Progetto Sauro100, rimase colpito da questa rimembranza unica in Italia e ci lasciò con la promessa di farla conoscere in giro per la Patria.
    Come cittadino Savonese, come Presidente dei Marinai Savonesi e come gemello in quanto nato nello stesso giorno, 18 Settembre di qualche anno dopo, ne sono particolarmente Orgoglioso.
    Marinai Savonesi Presenti … noi ci saremo sempre!
    W l’Italia