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    Prima Sezione Aeronautica (Anno 1885)

    a cura Francesco Carriglio (*)
    http://www.augusta-framacamo.net

     

    …Marinai in Volo.

    Il primo comando della Sezione Aeronautica fu posto il Tenente del Genio Alessandro Pecori Giraldi, già collaboratore del noto pioniere dell’aria Padre Francesco Denza. Il Regio Esercito aveva già intravisto le molteplici utilizzazioni militari del mezzo aereo e la creazione della Sezione Aeronautica fu la dimostrazione dell’interesse ai nuovi mezzi. I primi compiti della Sezione nel 1885, non appena divenne operativa, furono quelli di addestrare il personale ai mezzi (due palloni frenali) e delle sperimentazioni meteorologiche e scientifiche richieste da Padre Denza. Il 28 giugno del 1886 ci fu una dimostrazione di volo frenato con la partecipazione all’ascensione del Ministro della Guerra Ricotti, della Marina Benedetto Brin e dei Lavori Pubblici Genala, con la quota raggiunta di 380 metri. Nel 1893 viene costituita, in sostituzione della Compagnia Specialisti, la «Brigata Mista» che dal 1894 assume il nome di Brigata Specialisti del Genio.
    Ormai finite le sperimentazioni, il Ministro della Guerra, definitivamente convinto dell’utilità del servizio aeronautico, dispone per la realizzazione di 3 parchi aerostatici da campagna. Fino a quel momento i voli sono di tipo “frenato” poiché non si prevedeva, anzi era abbastanza osteggiato, qualsiasi ipotesi di volo libero cosa che invece già aveva avuto pratica sperimentazione in altri paesi. L’ostacolo viene superato grazie all’iniziativa e alla spregiudicatezza del Capitano Moris e del Tenente Dal Fabbro, ambedue del Genio che l’11.6.1886, partirono in volo libero da Prati di Castello riuscendo a prendere terra senza problemi (SIC) alcuni chilometri fuori Roma. Nonostante Moris e Dal Fabro non possedessero alcuna nozione di pilotaggio diventavano per la storia i primi due piloti di pallone aerostatico, senza aver mai avuto un istruttore. Ormai di fatto, se non di diritto, anche il volo libero era entrato nell’ordine delle cose. Il primo aprile 1886 nasce ufficialmente il servizio aereo fotografico.
    Nella foto del 1907 – La R.N. “Elba” alle manovre navali al largo di Augusta durante esperimento con pallone sfrenato Draken.

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    1.5.1912 Tobruk, festa del lavoro

    a cura Carlo Di Nitto

    AI MARINAI E MARITTIMI DI TUTTI I TEMPI
    …la nave è pronta a partire per Rodi

    TOBRUK 27/04/1912, MARINAI ADDETTI AL CARBONAMENTO  SULLA NAVE IN PARTENZA PER RODI

    TOBRUK 29/04/1912, CARBONAMENTO QUASI COMPLETATO  E CANNONIERI SULLA NAVE IN PARTENZA PER RODI

    TOBRUK 30/04/1912, I MARINAI DEL CARBONAMENTO 
    SI LAVANO SUL PONTE DELLA NAVE

    TOBRUK 01/05/1912, NAVE PRONTA A PARTIRE PER RODI

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    Tobruk 27.4.1912, nave pronta a partire per Rodi (1.5.1912)

    a cura Carlo Di Nitto 

    TOBRUK 27/04/1912, MARINAI ADDETTI AL CARBONAMENTO  SULLA NAVE IN PARTENZA PER RODI

    TOBRUK 29/04/1912, CARBONAMENTO QUASI COMPLETATO  E CANNONIERI SULLA NAVE IN PARTENZA PER RODI

    TOBRUK 30/04/1912, I MARINAI DEL CARBONAMENTO 
    SI LAVANO SUL PONTE DELLA NAVE

    TOBRUK 01/05/1912, NAVE PRONTA A PARTIRE PER RODI.

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    I nonni del Reggimento San Marco

    di Carlo Di Nitto

    I “Nonni” dei Marò del “San Marco”, ovvero i “Marinai dei reparti da sbarco” si imbarcano per rientrare a bordo delle proprie unità sulla spiaggia di Vendicio tra Gaeta e Formia. Fotografia eseguita verosimilmente nel mese di settembre 1909 al termine di una imponente esercitazione terrestre e navale svoltasi alla presenza del re Vittorio Emanuele III con largo impiego di marinai dei reparti da sbarco. Sullo sfondo l’inconfondibile profilo della collina di Monte di Conca sovrastata dal Forte di artiglieria costiera “Emilio Savio” che fu oggetto di un attacco simulato da parte dei reparti da sbarco appoggiati dalle artiglierie delle unità navali partecipanti.

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    10.4.1943, regie navi Trieste e Gorizia

    di Salvatore Atzori e Antonio Cimmino

    Con la sconfitta di El Alamein e lo sbarco degli americani in nord africa (operazione TORCH, novembre 1942), iniziò il declino delle forze dell’asse in Africa. Man mano che le truppe retrocedevano, anche grazie alle nuove tecnologie che gli anglo americani svilupparono durante il conflitto, incominciarono per l’Italia le devastazioni dovute ai bombardamenti. I primi mesi del 1943, a partire da Cagliari (la città più martoriata), anche per la Sardegna iniziò a conoscere gli effetti dei bombardamenti a tappeto. Da alcuni mesi, a La Maddalena, vennero dislocati gli incrociatori pesanti Trieste e Gorizia (III Divisione), allo scopo di allontanarli dalle basi del sud ormai sotto torchio delle forze aeree anglo americane (analogamente a tutte le navi maggiori di primaria importanza).

    Il giorno 10 aprile 1943, era una giornata tranquilla. Nel primo pomeriggio, incominciò l’inferno.
 A diverse ondate, si verificarono dei bombardamenti su tre principali obiettivi:
    1) Gorizia;
    2) Trieste;
    3) Arsenale e Base Navale.

    (foto aerea del bombardamento dell’isola di Caprera 10.4.1943)

    I danni furono ingenti e le vittime tantissime. Il Gorizia gravemente danneggiato e con parecchi morti, riuscì a raggiungere La Spezia, dove terminerà la sua carriera senza mai rientrare in squadra. Il Trieste non fu fortunato e affondò a causa dei gravi danni subiti e con molte vittime. Recuperato agli inizi degli anni 50, trasferito a La Spezia e raddrizzato (vennero individuati al suo interno altri corpi); Anch’esso non rientrò mai in servizio anche se il suo scafo, per un certo tempo, venne tenuto in considerazione per essere trasformato in portaerei, ma alla fine venne demolito in Spagna. Per quanto riguarda la Base Navale, anche per essa ci furono vittime, gravi danni alle strutture e Unità Navali.
A nulla valsero le potenti e numerose batterie antiaeree dell’arcipelago e quelle dei 2 incrociatori. Gli attacchi vennero eseguiti da quote troppo elevate per la portata delle armi della piazzaforte.
    Dal Jackson Daily News (11 aprile 1943), la notizia dell’attacco da parte di un quotidiano americano.

    Il giorno precedente, quanto restava della III Divisione (incrociatori pesanti Trieste e Gorizia) fu trasferito da Messina a La Maddalena nel tentativo di allontanare le unità dai continui attacchi aerei angloamericani.
    Alle ore 14.45 del 10 aprile una formazione di 84 bombardieri attaccò duramente La Maddalena. I velivoli avevano dei precisi obiettivi:
    – 36 attaccarono il Gorizia;
    – 24 la base dei sommergibili;
    – 24 il Trieste.
    Prima di poter tentare una reazione, il regio incrociatore Trieste fu investito da più di 120 bombe che caddero attorno la nave. Una di queste aprì uno squarcio a poppa, due distrussero plancia e centrale del tiro, altre colpirono il fumaiolo prodiero ed i locali caldaie. Le esplosioni delle bombe cadute vicino allo scafo produssero altre falle. La nave, appoppatasi, fu abbandonata dall’equipaggio e affondò in meno di due ore, capovolgendosi. I morti furono 77 e i feriti gravi 75.

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    Oggi pensavo al mare

    di Antonino Tumminia (*)

    …ricevo e pubblico con immenso piacere e anche un pizzico di orgoglio (Pancrazio “Ezio” Vinciguerra).

    Carissimo Ezio, è da tanto che non vi scrivo, spero con tutto il cuore che tu stia bene, visto il tempo che stiamo attraversando. Io continuo a scrivere come Silvio Pellico “Le mie prigioni”, racconti e poesie.
    Allego una mia riflessione di questi tempi per sintonizzarmi con chi può condividerla nel tuo Blog.
    La foto che ti allego è una mia creazione grafica. Mi occupo di fotografia da 42 anni, e  mi permette di esprimere fotograficamente anche gli stati d’animo.
    In questa immagine ho messo assieme un Angelo (scultura fotografata su un prato a Pisa) e una foto di inquinamento in spiaggia libera, per creare un messaggio che ha anche l’aspetto spirituale, un Angelo caduto, proprio come tanti valori di questa epoca di smarrimento…
    Spero di risentirci presto, magari con buone notizie di buona salute per tutti.
    Un caro saluto e un abbraccio a tutti i Marinai d’Italia da Antonino Tumminia.

    OGGI PENSAVO AL MARE
    Oggi pensavo al mare, al suo odore salmastro, ai piedi bagnati e baciati dall’acqua, la sabbia e il sole, tutto questo mi manca come a tutti noi, rinchiusi nelle parete domestiche e guardando il cielo da dietro la finestra, come da una prigione. Dopo il mare mi mancano gli abbracci dei miei nipotini e i baci, è insopportabile tutto questo, le priorità per ognuno di noi possono essere differenti, ma  stare lontano dalle persone care è una sofferenza  pesante da sopportare, un peso al cuore che rischia di spaccarlo. Mi mancano il Caffè al Bar, le chiacchiere con gli amici e la mia moto, che dorme in garage, ed ogni volta che vi entro la guardo con tristezza, mia compagna di viaggi e amica del vento, che esprime gioia per l’anima,  volando, accarezza la strada che unisce le vie, come la libertà alla vita.
    La libertà perduta  sapremo riconquistarla domani? Sapremo conquistare anche l’olfatto, perché di questi tempi molti hanno perso l’olfatto e il gusto e anche la loro vita, la libertà sembra stare oltre queste barriere, stiamo perdendo i profumi e il gusto per la vita? Il filosofo Kant definiva l’odorato “Oltre la libertà“.
    Libertà e responsabilità in questo pianeta violentato anche nell’odorato, dalla puzza, dall’inquinamento, non sentiamo più il profumo dei fiori, siamo immersi in una fogna a cielo aperto e non è un’esagerazione, fogna non solo da sporcizia materiale ma anche morale. Occorre cambiare coscienza, cominciare con piccoli balzi per arrivare a grandi salti di qualità, occorre cambiare aria e ripristinare gli odori, quelli buoni, quelli sani, quelli dell’armonia e della pace, quelli dell’Amore incondizionato.
    Oggi pensavo al mare e al suo odore, profumo di un’emozione che si chiama libertà.

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