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    Enzo Vona

    (29.3.1950 – 11.5.2020)

    Enzo “farchetto” Vona è salpato per l’ultima missione.
    Anche se molti non ti conoscevano personalmente, mi sento di dire a nome di tutta la grande famiglia dei marinai, che occuperai per sempre un posto speciale nei nostri cuori.
    Come tutti i marinai, anche se la tua vita non é stata lunga l’hai sicuramente vissuta intensamente e fuori dal comune, una vita straordinaria, tra cielo e mare.
    Ricevi un ultimo abbraccio Enzo, grande, profondo e trasparente, come quel mare che ci portiamo dentro e che nessuno mai potrà inquinarci.

    Sentite condoglianze alla famiglia.

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    23.4.1937, saluti da Derna

    di Carlo Di Nitto

    SQUADRIGLIA MAS


    Bella cartolina fotografica viaggiata e partita da Derna (Libia) il 23-4-1937 e diretta a Salò.
    La didascalia originale recita: “Squadriglia MAS alla direzione di un attacco”, mentre lo sconosciuto Marinaio, di nome Giorgio, scrive sul retro ai familiari: “I custodi attuali delle nostre acque”.
    Altri tempi …
    Trattasi di motoscafi antisommergibili tipo “S.V.A.N. veloce 1917” (10 unità, MAS 401 – MAS 410) che nel 1937, anno di viaggio della cartolina, erano già stati posti in disarmo.

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    Eugenio Ghersi – Un medico di Marina sulle vie del mondo

    di Flavio Serafini (*)

    La storiografia militare si è recentemente occupata di Eugenio Ghersi in due volumi: “La storia e gli uomini del Corpo Sanitario della Marina Militare” (Ispettorato di Sanità della M.M. 2000) e “Gli uomini della Marina” (Ufficio Storico Marna Militare 2015). Quasi contemporaneamente, in ambito universitario, sono apparsi: “Eugenio Ghersi, un marinaio ligure in Tibet” (Sagep 2008) e “Eugenio Ghersi sull’Altipiano dell’Io Sottile” (Montura Editing 2016). Numerose le citazioni ed i riferimenti nelle opere del grande orientalista e tibetologo Giuseppe Tucci, degli studiosi del Museo Nazionale di Arte Orientale di Roma e di ricercatori italiani e stranieri. In precedenza in ne, altre menzioni si scoprono nelle tre opere appassionate del Col. Medico Achille Talarico sulla storia della Sanità Marittima. Mancava sul personaggio una biografia più articolata ed approfondita che potesse scandire la vita e la carriera dell’Ammiraglio Medico (“Generale”, come egli preferiva definirsi).
    Tale lacuna, sulla scorta della documentazione ancora disponibile, è stata in parte colmata dall’autore Flavio Serafini, suo conterraneo che ha avuto anche il privilegio di godere della sua amicizia e stima e di frequentarlo al tramonto della sua lunga esistenza.
    Raramente nella figura di un ufficiale di Marina si possono annoverare tante professionalità come quelle espresse da Eugenio Ghersi nella sua quarantennale carriera di uomo di mare e di medico.
    In pace ed in guerra, negli angoli più estremi e sperduti del mondo, Eugenio Ghersi ha onorato la Marina e l’Italia.
    Un volume appassionante e raffinato che troverà assolutamente lo spazio che merita nei lettori, un saggio che intende onorare la memoria.

    Autore: Flavio Serafini
    Titolo: Eugenio Ghersi
    Sottotitolo: Un medico di Marina sulle vie del mondo.
    Editore: CLD Libri – Pisa
    Anno: 2019
    Pagine: 207 – Illustrazioni in B/N
    ISBN 978-88-7399-373-5
    Prezzo: € 35,00

    (*) Il Comandante Flavio Serafini, fondatore del Museo Navale Internazionale di Imperia, nonché autore di numerosi volumi legati alla storia della marineria, ha già offerto incassato pagine di grande bellezza fra cui Ponte di Comando (1995) e Musei Navali e collezioni marittime nel mondo (2005).

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    Oreste Ghidelli (Brescia, 27.5.1913 – Flossenbürg, 1.4.1945)

    di Roberto Zamboni
    tratto dal sitto www.dimenticatidistato.com

    (Brescia, 27.5.1913 – Flossenbürg, 1.4.1945)

    Compagni di un tragico destino

    “Sicuramente erano sullo stesso treno che li portò da Bolzano a Flossenburg, e può anche essere che si siano conosciuti, visto che hanno dovuto condividere un mese della loro tragica esperienza nello stesso campo di concentramento”.

    Questo è il pensiero che mi è passato per la mente quando Francesca Fontana mi ha contattato chiedendomi informazione del suo prozio Oreste.

    Infatti, il parente di Francesca era tra i 359 prigionieri partiti dal Campo di smistamento di Bolzano/Gries il 19 gennaio 1945 con destinazione il Lager di Flossenburg. E su quello stesso convoglio c’era anche mio zio Luciano.

    Oreste Ghidelli, figlio di Giacomo e fu Viglioli Teresa, era nato a Brescia il 27 maggio 1913, dove risiedeva con la famiglia al numero 38 di Via Corsica.
    Arrestato come “politico”, venne rinchiuso nel Carcere di San Vittore.
    Il 17 gennaio 1945, Oreste venne inserito in un gruppo di 300 prigionieri che sarebbero stati trasferiti nel Campo di concentramento e transito di Bolzano/Gries.
    Durante il tragitto, in una breve sosta a Bardolino (VR), Oreste riuscì a scrivere un biglietto che sarebbe poi stato recapitato ai famigliari.

    17/01/1945
    Caro papà approfitto di una breve sosta qui a Bardolino per inviarti due righe. Ti saluto perché sto per partire per Bolzano, campo di concentramento. Purtroppo a Milano non mi hanno voluto rilasciare. Se Adalberto crede poter fare qualche cosa può far ricerche a Gries o Bolzano dove sono i campi di concentramento. Colà credo di fermarmi 15 giorni poi vedrò se mi manderanno in Germania. Pregate Adalberto di interessarsi per Angela, in carcere detenuta a Milano. Carissimi non addoloratevi se rimarrò lontano da voi e solamente per breve tempo ritorneremo ad abbracciarvi, finalmente libero. Abbracciatemi la Bruna ed i bambini, Alfredo, papà, Italia, Giancarlo e l’ultimo, Claudio, Valter e tutti.
    Vi abbraccio tutti.
    Oreste


    Soltanto due giorni dopo dal suo arrivo a Bolzano, Oreste sarebbe stato inviato a Flossenburg, dove avrebbe condiviso con il mio parente una parte del suo tragico destino.

    “La mattina del 19 gennaio, Luciano e altri 358 prigionieri furono caricati su camion e portati alla stazione ferroviaria di Bolzano dove li attendeva un treno merci, scortato da militi SS e polizia altoatesina, che aveva come destinazione finale il Campo di concentramento di Flossenbürg.
    Era il pomeriggio del 23 gennaio 1945 e dai vagoni oltre ai vivi furono scaricati anche una decina di morti.
    Mio zio, con gli altri prigionieri, fu fatto scendere e avviato a piedi verso il campo di concentramento che si trovava a qualche chilometro più in alto rispetto alla stazione ferroviaria.
    All’arrivo nel lager, dovette subire la procedura standard prevista per ogni deportato. Fu spogliato di ogni avere, dei vestiti e della dignità, rapato, rasato e lavato. Gli venne fornito il vestiario e, trasferito al blocco 20, immatricolato. (Tratto da “Dimenticati di Stato”)

    Oreste ebbe il numero di matricola 43652 e il triangolo rosso con la «I» nera che lo classificava come prigioniero politico italiano.

    Stralcio della pagina del Libro matricola di Flossenburg dove appare il nome del Ghidelli

    Flossenbürg era un campo di concentramento «principale», dal quale i deportati erano smistati in sottocampi, detti «Kommandos», per essere impiegati nei lavori più svariati.

    Dopo il periodo di «quarantena», vale a dire l’intervallo che precedeva il decentramento, che era di alcune settimane, generalmente i prigionieri venivano inviati ai sottocampi, […].

    Il 21 febbraio 1945, Oreste venne trasferito con altri deportati al sottocampo di Zwickau.

    A fine marzo, vista l’avanzata delle truppe alleate, il lager venne evacuato ed i prigionieri incolonnati ed avviati verso il confine cecoslovacco.

    Il primo di aprile (testimonianza di Armando Corsi), durante la marcia di evacuazione (marcia della morte) dell’Aussenkommando di Zwickau, lo zio di Francesca venne ucciso con una raffica di mitra (si veda ricostruzione sotto).

    Sua unica colpa era quella di aver aiutato un compagno in difficoltà.

    Il corpo di Oreste non venne più ritrovato.

    Notizie su prigionieri in Germania (fonte: Archivio di Stato di Bolzano)

    Ricostruzione fatta dal fratello Adalberto grazie alla testimonianza di un ex deportato di Flossenburg

    Trascrizione dattiloscritta di un ex deportato a Zwickau sull’evacuazione del campo

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    Cannoniere Ordinario Nicolò Grosso

    di Giuseppe Grosso

    (Vado Ligure, 20.04.1919 – 25.09.2000)

    La morte di mio padre ha lasciato in me un vuoto tremendo ed un grande rimpianto per tutte le domande che non gli ho mai fatto, soprattutto sul periodo della guerra.  Il nome della nave su cui era imbarcato, la regia torpediniera Calliope, mi ha però accompagnato per tutta la vita. L’avvento di internet nelle nostre vite mi ha dato modo di ricercare tutto quello che potevo su questa nave e sul suo equipaggio. Ho avuto la fortuna di trovare ancora qualche superstite o loro figli, purtroppo mio padre se ne era già andato e non ho potuto condividere nulla con lui. Chissà quale gioia avrebbe provato nel  rivedere immagini e nel leggere racconti.

    Nicolò, Culin, come lo avranno chiamato in tanti, ha partecipato alla “battaglia dei convogli”, raccontava di fumare montagne di sigarette durante le navigazioni, sempre con il timore di non fare ritorno. Avrà sicuramente avuto momenti di paura, ed è normale, ma sono certo abbia sempre fatto il proprio dovere e la frase sulla motivazione delle croci di guerra non è solo retorica.

    Io e mio fratello abbiamo seguito la tradizione di famiglia, (anche mio nonno paterno era marinaio), siamo stati entrambi guardiamarina di complemento. Ricordo con quanto orgoglio, durante una licenza, mio padre diceva ai compagni di lavoro: è stato a Livorno, è un guardiamarina.

    Ora Nicolò naviga lassù, lo avrà accolto tutto l’equipaggio del Calliope, lì si naviga in acque tranquille e senza pericoli.
    Tuo figlio Pino.

    Regia nave Calliope
    a cura Carlo Di Nitto

    La regia torpediniera “Calliope” (3^), classe “Spica”, serie “Alcione”, dislocava 1050 tonnellate.
    Fu varata il 16 aprile 1938 presso i Cantieri Ansaldo di Genova Sestri ed entrò in servizio nella Regia Marina il 28 ottobre dello stesso anno.
    Durante il 2° conflitto mondiale svolse intensa attività di ricerca, caccia antisommergibile e scorta ad unità maggiori.
    Il 16 giugno 1940, in sezione con la torpediniera gemella Polluce, contribuì all’affondamento del sommergibile britannico “Grampus”.
    Complessivamente, fino al settembre 1943, effettuò 117 missioni di scorta a navi mercantili isolate o convogliate e 21 missioni di guerra di vario genere, percorrendo in totale oltre 77.500 miglia.
    Nel corso di tali missioni la regia nave Calliope fu spesso in contatto anche con forze aeree avversarie e la sua reazione contraerea abbatté in diverse azioni, sei degli apparecchi attaccanti recuperando gli equipaggi di cinque di essi.
    Purtroppo il 21 luglio 1943, durante una di queste azioni, mitragliata, dovette lamentare 7 Marinai morti e 28 feriti.

    All’armistizio dell’8 settembre 1943 raggiunse Malta in ottemperanza agli ordini; ma già l’ 8 ottobre veniva nuovamente impiegata.
    Al temine delle ostilità, dopo brevi periodi di inattività, fu sottoposta a lavori di rimodernamento che le consentirono di continuare servizio di squadra nell’ambito NATO fino al 1° agosto 1958, data della sua radiazione.
    Onore ai suoi Caduti.
    Per saperne di più visitare la mia pagina:
    https://digilander.libero.it/carandin/calliope.htm