Paracadutisti con il solino

di Marino Miccoli

La Regia Marina aveva deciso di costituire un proprio reparto di paracadutisti ed uno di nuotatori d’assalto i cui uomini fossero degli abili sabotatori, capaci di attaccare le strutture portuali nemiche raggiungendole dal cielo o dal mare.
Verranno così costituiti il battaglione “N”, ovvero quello dei NUOTATORI e il battaglione “P” ovvero quello dei PARACADUTISTI.
Nel marzo 1941 inizia il reclutamento e, nell’ottobre dello stesso anno, arrivano i primi uomini presso la Scuola Paracadutismo di Tarquinia. Sono circa 20 tra Marinai e Sottufficiali; li comanda il Tenente Bisanti e vengono alloggiati a Porto Clementino, una località sul Tirreno poco distante dalla scuola.
Il numero dei primi arrivati è limitato perché in principio Supermarina intendeva costituire soltanto una compagnia di Paracadutisti. Tuttavia, nel marzo 1942, a causa del grande numero di domande di arruolamento pervenute, l’organico sarà portato a quello di un battaglione (circa 300 unità). Lo comanderà il Tenente di Vascello Giulio Cesare Conti coadiuvato dal vicecomandante, il capitano del Genio Navale Nino Buttazzoni che si rivelerà essere la vera “anima” del reparto.

Si stima nel 60% la percentuale di quei militari che non superavano le dure selezioni previste per poter accedere a questa specialità. Alle reclute si richiedeva di essere dotate di qualità fisiche e morali fuori dal comune, ovvero una grande, profonda motivazione e tanto ardimento, uniti a una costituzione fisica robusta, un fisico capace di resistere ai molteplici e diversi sforzi a cui erano sottoposti durante le operazioni. In estrema sintesi erano tra i migliori che provenivano dalle Scuole C.R.E.M.M. in quell’epoca. C’è da notare che sin dalla loro nascita i Paracadutisti di Marina sono bene attrezzati e hanno a disposizione un equipaggiamento piuttosto ricco e vario, infatti dispongono di elmetto, guanti, ginocchiere, stivaletti. Per quanto riguarda l’armamento hanno una pistola, un pugnale, bombe a mano, diversi tipi di esplosivo, micce e detonatori; come arma lunga hanno il MAB  (Moschetto Automatico Beretta) mod. 38A, munito di più caricatori che vengono custoditi in un apposito corpetto, simile a un gilè.
L’addestramento dei Paracadutisti era intenso, impegnativo e faticosissimo in quanto erano previsti  i lanci a terra, di giorno come di notte e, soprattutto, molti lanci effettuati in acqua. La durezza dell’addestramento era dovuta all’esigenza di preparare uomini che fossero capaci, una volta arrivati in acqua, di liberarsi del paracadute e  raggiungere la costa su di un battellino gonfiabile. Giunti a terra erano ancora all’inizio dell’operazione. Occorreva arrivare a piedi sull’obiettivo prefissato, distante anche diversi chilometri dalla costa; una volta eseguito il sabotaggio bisognava fare ritorno, sempre a piedi, fino al punto in cui dovevano essere recuperati da un MAS o da un sottomarino che li riporterà alla base.
Tra gli obiettivi da perseguire non vi erano soltanto le installazioni e le difese portuali nemiche ma anche le dighe, le centrali idro-elettriche, i bacini idrici, i ponti e i viadotti, ovvero tutte quelle infrastrutture d’importanza strategica e si erano anche specializzato in nuclei d’intervento per la costituzione delle teste di ponte in caso di sbarchi o invasioni in territorio nemico.
I Paracadutisti di Marina, così come i Nuotatori, confluiranno poi nel Reggimento San Marco. Al vertice fu nominato l’ammiraglio (nonché principe) Aimone di Savoia Aosta, che avrà alle dipendenze anche i Reparti della X° Flottiglia MAS e le Motosiluranti.


Questo mio scritto è dedicato al signor PIETRO BRUSCHINI (classe 1913, Pratovecchio, Arezzo) che durante l’ultimo conflitto mondiale ha fatto parte dei Paracadutisti di Marina; Egli, come mio padre, è stato imbarcato sul CT Leon Pancaldo e vi ha prestato servizio fino all’affondamento, avvenuto nelle acque di Tunisi il 30 aprile 1943. Naufrago, fu preso prigioniero dagl’inglesi.
Un sentito ringraziamento anche al signor LANFRANCO BRUSCHINI anche per le fotografie che ha gentilmente concesso e messe a corredo di questo articolo, in cui è raffigurato il padre.
Ringrazio anche lo stimato maresciallo Ezio Vinciguerra per la sensibilità e l’attenzione dimostrate. Infine un pensiero desidero rivolgerlo ai nostri due fucilieri del San Marco, Latorre e Girone, purtroppo ancora detenuti illegalmente in India.

 

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17 risposte a Paracadutisti con il solino

  1. Marino Miccoli dice:

    Mio stimato maresciallo Ezio Vinciguerra,
    sicuro di fare cosa gradita a te e a tutti gli amici de LA VOCE DEL MARINAIO, t’invio un mio articolo per ricordare il signor PIETRO BRUSCHINI e TUTTI I
    PARACADUTISTI DI MARINA (reggimento SAN MARCO)di cui Lui ha fatto parte. In allegato troverai anche le bellissime fotografie che il signor Lanfranco
    Bruschini mi ha cortesemente inviato.
    Voglio precisare che l’occasione mi è giunta gradita anche per ricordare i nostri due Marò del San Marco LATORRE e GIRONE che, vergognosamente, sono
    ancora illegalmente detenuti in India.
    W IL BTG. SAN MARCO.
    Marino Miccoli.

  2. Marino Miccoli dice:

    Buongiorno Ezio,
    il signor Lanfranco Bruschini mi ha
    cortesemente inviato un’altra bella immagine riguardante l’argomento PARACADUTISTI CON IL SOLINO, te la invio in allegato affinchè tu possa
    inserirla nell’articolo che ti ho trasmesso ieri.
    Ho altre due fotografie (una di gruppo e una da singolo), sempre inviatemi dal signor Lanfranco Bruschini, che utilizzerò in un prossimo scritto avente per argomento il CT LEON PANCALDO, sul quale anche mio padre fu imbarcato.
    Un forte abbraccio e marinareschi saluti.
    Marino Miccoli.

  3. Marino Miccoli dice:

    Gentile signor Bruschini,
    le fotografie che ha inviato sono bellissime, soprattutto quella che vede suo papà in servizio di ronda in Cina, nel 1930.
    Ho migliorato queste rare immagini e gliele invio in allegato affinché Lei le possa rivedere.
    Poiché vorrei ricordare i Marinai imbarcati sul LEON PANCALDO (come suo padre, mio padre e tanti altri) ho bisogno di alcuni dati riguardanti il suo
    papà, del tipo: quando e dove è nato, le notizie che ha riguardo al suo servizio in Marina (ha il suo Foglio Matricolare, per caso? E’ lì che si possono attingere tante informazioni) e quant’altro Lei si ricordi al
    proposito. Con le notizie che mi fornirà cercherò di comporre un articolo a corredo delle immagini che Lei mi ha inviato. Conoscendo la sensibilità che lo stimato maresciallo Ezio Vinciguerra dimostra sempre in questi casi, sono sicuro che poi lui sarà felice di pubblicarlo sul blog de LA VOCE DEL MARINAIO.
    Signor Lanfranco, mi faccia sapere.
    Cordiali e marinareschi saluti da
    Marino Miccoli.

  4. Marino Miccoli dice:

    Gentile signor Lanfranco,
    anche mio padre frequentò le scuole CREMM a Pola.
    Siccome ho scritto un articolo anche su queste, penso che per conoscere qualcosa in più sulla vita in Marina del suo amato papà, gradirà leggerlo al seguente indirizzo:
    http://www.lavocedelmarinaio.com/2010/06/le-scuole-c-r-e-m-di-pola-istria-italiana/

    E poi le invio in allegato una bella foto di gruppo (tratta dall’album di mio padre) del 1930 di allievi delle scuole CREMM di POLA.
    Cordiali e marinareschi saluti da Marino Miccoli.

  5. Marino Miccoli dice:

    Buongiorno signor Lambruschini, sono lieto di fare la sua conoscenza.

    Mi chiamo Marino Miccoli e anch’io, come Lei, avevo il padre imbarcato sul Regio Esploratore LEON PANCALDO. Esattamente mio papà ha fatto parte dell’equipaggio di quella stupenda unità (che ha scritto diverse pagine gloriose dimostrando tutto il suo valore durante l’ultimo conflitto mondiale e non solo) dal 1.7.1930 al 31.8.1933; dopo questa data fu destinato ad altra unità della medesima Classe NAVIGATORI: il R.E. ALVISE DA MOSTO. Pertanto, anche in considerazione di quanto Lei scrive nella sua mail, credo anch’io che sia possibile il fatto che i nostri due genitori si conoscessero personalmente. Mio padre (classe 1910) all’epoca (1930/33) era nella specialità Cannonieri con il grado di comune di 1^ Classe / Sottocapo. Anche mio padre fu preso prigioniero dagli inglesi, dopo l’affondamento della sua unità, il Regio Incrociatore FIUME a Capo Matapan nel 1941, e fu internato in un campo di prigionia in Sud-Africa.
    Gentile signor Lanfranco, ho trattato diffusamente del LEON PANCALDO nei miei articoli che potrà trovare qui:

    http://www.trentoincina.it/mostrapost.php?id=320

    http://www.trentoincina.it/mostrapost.php?id=335

    http://sixtant.net/site/index.php?option=com_content&task=view&id=1225&Itemid=2

    http://www.lavocedelmarinaio.com/2011/01/15-gennaio-1931-unimpresa-memorabile/

    http://www.lavocedelmarinaio.com/2011/01/15-gennaio-1931-un%e2%80%99impresa-memorabile/

    Mi congedo da Lei facendole un regalo: in allegato troverà una rara fotografia, è l’immagine del PANCALDO che conservava mio padre nel suo album di ricordi, credo che Le farà piacere riceverla.
    Marinareschi saluti e una calorosa amichevole stretta di mano le giunge da Marino Miccoli.

  6. Lanfranco Bruschini dice:

    innanzi tutto grazie per la foto e i suoi dati. Cerco le vecchie foto e chissa’ se ci sia anche suo padre.mio padre era della classe 13,prima a Pola ,poi La Spezia, e dopo a Tarquinia per corso paracadutista. Inviero’ foto trovate .

    Ancora grazie

  7. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Carissimi Lanfranco e Marino,
    come spesso capita ormai da tempo ricevere mail come questa mi / ci spronano a continuare la navigazione in questa affollatissima
    piscina denominata “vita”.
    Colgo l’occasione per ringraziare l’insostituibile Marino.
    Se mi permette signor Lanfranco e se riconosce suo padre nella foto inviata, non esiti a segnalarcelo e, se desidera, ci scriva qualcosa per il nostro piccolo diario di bordo.
    Un abbraccio fraterno
    Marinai di una volta, marinai per sempre
    Ezio
    Permettetemi di aggiungere un motto a noi marinai di una volta tanto caro, forse per alcuni desueto, certamente non per noi che siamo marinai per sempre, vero Marino e Lanfranco?
    NON CHI COMINCIA MA CHI PERSEVERA

  8. Marino Miccoli dice:

    Ezio,
    grazie per il tuo apprezzamento che mi giunge assai gradito.
    Voglio sottolineare che quando scrivo degli articoli che poi t’invio per il nostro Diario di bordo LA VOCE DEL MARINAIO lo faccio sempre con piacere e
    di buon grado, nella consapevolezza di avere a che fare con te che sei sempre molto disponibile e sensibile nei confronti di tutti quei MARINAI che
    nel recente passato con il loro sacrificio hanno reso grande la nostra MARINA.
    Ti abbraccio, stimato maresciallo.
    Marino

  9. bruschini dice:

    Ringrazio Marino e Ezio per haver ricostruito una parte del passato di mio padre.Disgustato del dopo guerra Italiano,espatrio’ in Belgio ,”visse” la sua vita in miniera dove mori’ lontano dalla patria e dal suo amato mare.Nato in Casentino a 100 m dall’Arno ha sempre amato il fiume e il “suo” mare.Intellettuale,militare,politico in tutti i sensi e forse anche poeta, si mise sull’annuncio della sua scomparsa il seguente testo:
    O fiume delle lontane mie colline,fermati un attimo tu che corri dietro quella che una volta era anche casa mia,salutamela e continua poi la tua corsa fino al mio amato mare .
    Grazie ancora

  10. Lanfranco Bruschini dice:

    mille grazie per l’aiuti ricevuti .
    Cordiali saluti
    Lanfranco

  11. Gianfranco Gargia dice:

    auguro a tutti voi una serena giornata piena di raggi di sole positivi♥

  12. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Grazie Raffaele Gennaccari ed Enea Remo per aver compreso il lavoro di ricerca storica e …non solo.
    Vi invito a leggere i commenti che sono sul blog da parte dei protagonisti di questa vicenda e, non per ultimi Max e Toto

  13. Antonella Mary Stella dice:

    Che il vostro letto sia una barca silenziosa e che con remate incantate solchi il mare della notte e vi porti verso i più bei sogni che possiate desiderare. E che le stelle con la loro luce vi indichino la via per non perdervi nella dolcezza di questa buonanotte

  14. Enea Remo dice:

    che persone simpatiche

  15. EZIO VINCIGUERRA dice:

    🙂 Ciao Enea e grazie per i complimenti

  16. Angela Guida dice:

    La direzione in cui andare è più importante della velocità.

    ( Stephen Covey )

  17. Carmela Picheca dice:

    Sul mare non è come a scuola, non ci stanno professori. Ci sta il mare e ci stai
    tu. E il mare non insegna, il mare fa, con la maniera sua. Complimenti ai protagonisti

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