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Topi ammaestrati a bordo delle navi nel secolo XIX

di Antonio Cimmino

Come tutti sanno, i topi da sempre sono stati una costante a bordo di tutte le navi; le loro pulci provocarono una pandemia di peste, chiamata “peste nera” dal colore dei roditori, che provocò la morte di 25 milioni di europei nella metà del secolo XIV.
Questi roditori erano e sono i principali clandestini di ogni tipo di imbarcazione e spesso risultano vani tutti i tentativi di debellarli. Si racconta che i vichinghi, nei loro saccheggi e migrazioni, abbiamo esportato una razza nordica in ogni parte, così come le navi crociate portarono in Europa, ratti delle steppe medio-orientali.
Oltre alle esche, fumigazioni e trappole varie, nei vascelli dei secoli scorsi, i topi facevano parte dell’equipaggio. Stavano a ruolo già durante la costruzione assieme ad altri animaletti come blatte, millepiedi, scorpioni ed altri animaletti connessi al legname e alla scarsa igiene a bordo.
Uno strano metodo per debellare questi baffuti clandestini dalla lunga coda, viene descritto dal barone Giuseppe Parrilli nel suo “Dizionario di marineria” del 1866. Si tratta dei “ratti ammaestrati”.
Persone coraggiose ed intraprendenti ammaestravano un certo numero di ratti ad entrare nelle gabbiette al suono di un fischietto. Quando un comandante o un armatore desiderava stanare gli indesiderati passeggeri di un vascello, si rivolgevano a questi specialisti.

Questi rats  trainers portavano a bordo grosse gabbie con chiusura a saracinesca, colme dei loro campioni e le deponevano nelle stive da bonificare. Aperte le gabbie, topi “civetta” si sparpagliavano per la sentina, passeggiavano sui madieri, si arrampicavano sulle costole, si intrufolavano in ogni riposto, tra la curiosità dei loro simili indigeni. Come si sa, i topi sono animali sociali e, in breve tempo, prendevano confidenza con i nuovi venuti che destavano in loro prima curiosità e poi fiducia. Al fischio dell’addestratore, i topi professionisti andavano piano piano nelle confortevoli gabbie piene di leccornie, seguiti con fiducia dai loro nuovi ignari amici indigeni. Quando le capienti gabbie si riempivano, scattava la chiusura. Sbarcate le gabbie ed operata la selezione tra i topi ammaestrati e quelli nautici, questi ultimi venivano soppressi.  Metodo strano ma inefficace, anche se solo qualche coppia di topi sfuggiva alla mattanza, per la loro prolificità, le navi venivano ripopolate con bestiole divenute più smaliziate.

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