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16.2.1921 Basso Ragni

di Vincenzo Campese

(Termoli, 16.2.1921 – Livorno 7.2.1979)

Basso nasce a Termoli il 16 febbraio 1921 e muore prematuramente a Livorno il 7 Febbraio 1979 a soli 58 anni. La sua passione per l’arte si manifesta sin da tenera età. A soli 12 anni frequenta a Termoli la scuola di disegno diretta dal Prof. Federico Orlando. Imbarcato come cannoniere su di un cacciatorpediniere prende parte al 2° Questo lo porta a navigare in tutto il Mediterraneo e fino al lontano Oceano Indiano, ha così modo di conoscere e prendere coscienza di realtà talvolta profondamente diverse dall’Italia conflitto Mondiale. Preso prigioniero viene internato in Spagna. Nel 1939 si arruola volontario nella Regia Marina. Giunto nelle Isole Baleari, ed in particolar modo a Majorca, resta colpito dal folklore locale, fattore che condizionerà profondamente il suo modo di disegnare e dipingere.
La guerra e gli avversi avvenimenti di quegli anni non gli impediscono tuttavia di continuare a coltivare la sua passione, tanto che nel periodo di internamento partecipa ad una collettiva a Barcellona nella quale ottiene il 2° premio.
Nel 1944, a guerra finita, si stabilisce a Livorno dove lavora, si sposa e rimane per il resto della sua vita. Affronta con intelligenza e tenacia gli anni assai difficili, per tutti gli italiani, del periodo post-bellico fino a trovare un buon lavoro da impiegato presso l’Hotel Palazzo di Livorno.

Nel corso degli anni si perfeziona e frequenta altre scuole, tra le più importanti I’Ecole de Dessin di Parigi.
Il suo carattere schivo lo porta – ogni qual volta gli è possibile – ad estraniarsi ed a raccogliersi con se stesso, assecondando così il suo smisurato desiderio di dipingere. Indaga tutto quanto gli interessa, si reca nelle campagne di Livorno e ne cattura ogni possibile sfumatura, non disdegnando di dipingere particolari della città vecchia e dei paesini circostanti.
Dopo tanti anni di continuo studio e di ricerca, nel tentativo costante di migliorarsi, organizza la sua prima “personale” nel 1958 presso la galleria d’arte LECCA di Livorno. Da questo momento in poi la sua attività artistica è sempre in pieno fermento. Aderisce definitivamente alla linea dei post-macchiaioli ed in particolare alla corrente definita dei “labronici”. Ama dipingere, con forti pennellate pregne di colore, persone ed animali.
La sua “crescita” artistica è costante negli anni: tantissime le sue personali e le collettive cui partecipa, impossibile farne un elenco dettagliato.
Dall’essere conosciuto solo a Livorno, nel breve volgere di qualche anno, la sua pittura e apprezzata in tutta Italia, tant’è che le sue mostre vengono organizzate anche a Milano, Roma e Venezia.
La notorietà non lo porta ad essere pago, soddisfatto di quanto realizzato. Continua dunque a confrontarsi con altri artisti e critici nel tentativo di ottenere sempre di più da se stesso ma, una cosa è certa, non si lascia condizionare e non accetta di snaturare il suo modo di dipingere. Migliorare si, stravolgere il suo modo di disegnare e dipingere mai!
Raggiunta la notorietà artistica e la maturità economica tra la metà degli anni sessanta ed i primi anni settanta del secolo passato decide che i suoi orizzonti devono ampliarsi; inizia così il suo periodo parigino, vi si reca infatti alcune volte tra il 1971 ed il 1973.

A Parigi viene rapito dal fascino della “ville lumière” e ne ritrae ogni angolo: i boulevards, Montmartre, i Lungo Senna, Trocadéro, Notre-Dame, insomma tutto quanto lo colpisce ed attira la sua attenzione. Assai intensa e la sua pittura di questo periodo ma lui, nonostante l’enorme successo, considera questi anni solo come una parentesi, come fosse un periodo ben definito e a se stante della sua carriera artistica.
Le esperienze non si interrompono, decide infatti di recarsi anche in Russia, in particolar modo a Mosca e Leningrado. Il suo sguardo non è però per le grandi metropoli.
Rivolge le sue attenzioni agli aspetti naturali e paesaggistici. Rimane impressionato dalla grandiosità e dalla maestosità di fiumi, boschi e montagne e ne inizia a ritrarre ogni minimo particolare.
Giunto all’apice della notorietà gode anche di altre gioie che la vita gli riserva e tra un quadro e l’altro riesce, con amore, a fare anche il nonno grazie ai tanti nipoti nati dai suoi tre figli.
Di Basso, come pittore e come termolese, avrei potuto e, forse, dovuto dire tanto di più ma vorrei lasciare a voi, visitando la mostra, la gioia ed il piacere di vivere le stesse emozioni che ho provato io quando, per la prima volta, ho visto le opere del Maestro Roberto Crema Presidente Associazione Culturale “Andrea Di Capua Duca di Termoli ”.

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