Santa Barbara la protrettrice dei marinai

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

CENNI STORICI

Per gli storici la grande martire Barbara rappresenta il caso di una Santa il cui culto fu assai diffuso sin dall’antichità, in oriente e occidente, mentre le coordinate agiografiche sono estremamente scarne: il nome, l’origine (Bitinia o più verosimilmente Egitto) e il martirio (III sec.). La leggenda, però, ha arricchito con particolari fantastici, a volte irreali, la vita della Martire. Il padre, Dioscuro, ostile alla vocazione cristiana della figlia, ordinò di rinchiuderla in una torre, ma Barbara, volendo ricevere in ogni modo il sacramento della rinascita, si immerse in una vasca proclamando: “La serva di Dio Barbara viene battezzata nel nome del Padre, dell Figlio e dello Spirito Santo”. Saputolo, il padre decise di ucciderla, ma Barbara, traversate prodigiosamente le mura della torre, si pose in salvo. Catturata in seguito, venne consegnata al Prefetto Marciano perché la costringesse all’abiura. Barbara venne tormentata con piastre di ferro rovente ma rimase ferma nella professione della fede; venne torturata con torce, ma esse si spegnevano non appena sfioravano il corpo. Condannata infine alla pena capitale, fu lo stesso padre a tagliarle la testa. Scese allora dal cielo un fulmine che colpì il crudele Dioscuro di cui non restarono neanche le ceneri. Il fulmine, non di vendetta ma di giustizia, che punì l’insano gesto del padre, è il centro attorno al quale si è formata, nel tempo, la devozione a Santa Barbara giacché la folgore fu, fin dai primi secoli del Cristianesimo, considerata come spaventoso simbolo della morte improvvisa che non lascia all’uomo il tempo di pentirsi. Più tardi, quando con l’invenzione della polvere da sparo e delle armi da fuoco sembrò che anche dalle mani dell’uomo fosse scaturita la folgore, la devozione a Santa Barbara ebbe rinnovata diffusione tra tutti coloro che maneggiavano pericolosamente il “capriccioso fulmine inventato dall’uomo” ed invocarono Santa Barbara, gli artificieri, i cannonieri, i pirotecnici e quanti altri vivevano in mezzo alle armi da fuoco.

LA PATRONA DELLA MARINA MILITARE

La Marina Italiana sentì, sin dall’inizio della sua storia, che compito specifico della Forza Armata era proprio quello di lanciare dalle sue navi, sempre e dovunque, fuoco sterminatore a difesa della Patria. Vide nel fulmine vendicatore dell’eroica fanciulla l’esemplare del fuoco dei suoi cannoni puntati sugli aggressori del Patrio suolo, vide nella fede consacrata dal sangue la propria fede. La Marina per questo motivo ha scelto la santa Barbara per sua Patrona e il 4 dicembre ne celebra la ricorrenza. In tale giorno a bordo delle unità navali è tradizione che il più giovane marinaio del servizio armi offra un mazzo di rose rosse al 1° direttore di tiro.

LE RELIQUIE

La capillare diffusione del culto ed il desiderio di possedere, quale prezioso palladio, un qualche ricordo della Santa, hanno fatto si che molte città (Antiochia, Nicomedia, perfino Rieti) rivendicassero ora i natali, ora il possesso del corpo di Santa Barbara. Più verosimilmente è la tradizione che il corpo si Santa Barbara dall’Egitto sia stato traslato per volontà dell’imperatore Giustino, nella capitale dell’impero, Costantinopoli. Fu appunto che da quella città imperiale che il culto di Santa Barbara si irradiò verso l’occidente raggiungendo anche l’Italia.  Il corpo rimase in quella città sin verso il 1000. Era in quel tempo Basilio II. Trovandosi in guerra contro i Saraceni, nemici acerrimi dei Cristiani, chiese aiuto ai Veneziani. Poiché le date storiche coincidono con la vittoria di Nicomedia, certamente parteciparono alla guerra anche uomini di Pisa e Montecatini che portarono a casa alcune reliquie della Santa. Il doge Pietro Orseolo inviò il figlio Giovanni in aiuto dell’imperatore. Giovanni Orseolo, dopo la vittoria, rimase a lungo nella  corte e sposò a Costantinolpoli la nipote dell’imperatore, Maria, devota di Santa Barbara. Nel partire per Venezia la giovane sposa chiese allo zio imperatore ed ottenne di portare con se le spoglie della Santa. Nel 1003 Sanata Barbara faceva il suo solenne ingresso in San Marco. Dopo sei anni, nel 1009, il vescovo di Torcello, Orso, chiese al Doge di portarla nella sua sede diocesana (che includeva Venezia). L’urna fu posta nella chiesa di San Giovanni Battista e vi rimase fino al 1810. Avendo poi Torcello perduto ogni importanza, in quell’anno la Santa fu portata a Burano nella chiesa di San Martino Vescovo. Nel 1926 l’urna fu traslata nel tempietto dell’Oratorio, appositamente restaurato, dove fu collocata in un altare artisticamente decorato, la cui balaustra, tra l’altro, è fusa con il bronzo dei cannoni nemici catturati sul Piave nel primo conflitto mondiale. La vicenda dei resti della Santa non è però conclusa, perché nel 1973 questi vennero temporaneamente riportati nella chiesa di San Martino vescovo e sistemati nella sacrestia, dovendosi effettuare dei lavori di restauro nel tempietto dell’Oratorio. Nel frattempo il Comune decideva di assegnare l’Oratorio al Consiglio di quartiere. In tale situazione, la Marina Militare ritenne che non si onorassero in forma adeguata le Sacre Reliquie della Santa Patrona, meritevoli invece di un luogo di culto ben più riverente. La questione fu oggetto di concreti passi presso le autorità preposte e sia l’Amministrazione Comunale che il Patriarcato si mostrarono molto sensibili alle istanze della Marina. A seguito dell’azione, le spoglie di Santa Barbara tornarono il 5 dicembre 1992 nel restaurato tempietto dell’oratorio di Burano, luogo certamente più consono alla loro custodia e venerazione.

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