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    Giuseppe Tusa (Milazzo, 17.1.1983 – Genova, 7.5.2013), dov’è la giustizia?

    di Adele Chiello Tusa
    https://www.facebook.com/mamma.adele

    (Milazzo, 17.1.1983 – Genova, 7.5.2013)

    Signor Presidente,
    mi permetto di evidenziare il grave problema della Giustizia che non arriva mai e pertanto, una madre come me, deve subire oltre il danno di aver perso un figlio, la beffa di non poter ridare dignità, con una vera giustizia, al proprio figlio: “Giuseppe Tusa” un militare al servizio dello stato Italiano, deceduto con il crollo della Torre VTS di Genova, 7 maggio 2013, mentre governava la sicurezza della collettività, ma nessuno ha garantito la sua e quella di altri 8 colleghi di lavoro. Dopo anni, dalla Sua morte, non riesco ad accedere ai verbali dei soccorsi, per sapere dove sia stato rinvenuto e perché è stato rinvenuto dopo 16 ore mio figlio Giuseppe. Praticamente mi viene negato anche il diritto legittimo di conoscere elementi legati alla sua morte, pensavo che un P.M. fosse dalla parte delle vittime, ma gli eventi mi indicano il contrario. Credevo che la giustizia fosse scontata, invece devo impegnarmi io, sia moralmente che materialmente, affinché si arrivi alle vere responsabilità del gravissimo evento.

    Una tragedia annunciata, prevedibile ed evitabile …le istituzioni preposte, che avrebbero dovuto applicare le norme giuridiche sulla sicurezza, hanno violato il diritto fondamentale e Costituzionale di nove lavoratori: “LA VITA”.
    Mio figlio ha adempito ai suoi doveri sino alla morte, ci aveva creduto nello Stato e nelle Istituzioni, ma proprio quest’ultimi l’hanno tradito.
    Auspico che il Suo lavoro possa contribuire, anche, affinché ci sia il rispetto della Giustizia per le “VITTIME DEL CROLLO DELLA TORRE VTS”, diritto legittimo anche per noi familiari.
    ADELE CHIELLO TUSA.

    Fiori recisi: Opera creata da Giuseppe Tusa



    Il 7 Maggio 2013, alle ore 22:59.42, al molo Giano, è crollata la torre VTS di Genova che ospitava lavoratori civili e militari. In meno di 45 secondi sono morti nove onesti lavoratori mentre governavano la sicurezza della collettività nel porto di Genova, ma purtroppo nessuno ha applicato le norme giuridiche, fondamentali, per la tutela della salute e della vita delle vittime. 
Quella maledetta torre costruita come una palafitta, sul ciglio del mare, senza alcuna protezione dai rischi di tanti pericoli che insidiano un porto. Ogni parte in causa che non ha fatto quello che avrebbe dovuto per avidità, per incompetenze, per leggerezza, per motivi di alleanze politiche e di potere, è colpevole di nove omicidi e pretendo che la magistratura faccia la sua parte: 
- stare dalla parte delle Vittime, non permettere di alleggerire le responsabilità penali di tutte le parti in causa, in un cinico scaricabarile… 
Tra le vittime è stato rinvenuto il cadavere di mio figlio Giuseppe, e mai avrei potuto pensare, che il processo naturale della vita invertisse i tempi, sopravvivendo io a mio figlio. In meno di 45 secondi è crollata la maledetta torre, urtata dalla nave Jolly Nero di proprietà degli armatori Messina, insieme a mio figlio Giuseppe, me e tutta la mia famiglia. Il dolore per la Sua mancanza è atroce, Giuseppe non tornerà mai più a casa da Genova; Giuseppe ha lasciato un vuoto incolmabile, manca Tutto di Lui. Il mio adorato Giuseppe ha percorso il cammino della vita con tanta umiltà, dignità e legalità; le note amare della Vita, con la Sua grande passione e il Suo immenso Amore le ha rese una meravigliosa Musica. 
Ci ha sempre coinvolti, con la Sua gioia e tanta allegria in una grande festa…Mi manca il rumore dei suoi sorrisi abbaglianti…mi manca lo splendore della Sua bellezza…mi manca tutto di Lui ed io oggi ho il dovere di essere la Sua voce… Le Vittime, in quanto tali, sono “VINTI”, ma la magistratura ha il dovere di ridare dignità a chi voce non ha più, con una Giustizia con la “G” maiuscola che è, e deve essere la massima espressione di una democrazia che funziona in un paese civile.
Io non posso accontentarmi di alcuna verità di comodo, io davvero non intendo fare sconti a nessuno. Il dono della Vita che mio figlio Giuseppe ha tanto rispettato, è un diritto fondamentale e Costituzionale dell’essere umano. La Vita dell’uomo deve sempre valere più del profitto, degli interessi economici e politici di alcuni, che condizionano le scelte sulla pelle dei lavoratori. Auspico che altre mamme vengano esonerate dal subire un dolore così innaturale e possano sempre riabbracciare i propri figli, al ritorno del luogo di lavoro.
    Adele Chiello ved. Tusa madre di Giuseppe Tusa, Vittima dello Stato assente.

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    Il cambiamento

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Riflessione dedicata a Don Paolo Giuliani (ex ammiraglio) e ai marinai di Spirito Santo.
    PER GRAZIA RICEVUTA

    Mi hanno detto: che cos’è il cambiamento?
    Ho risposto: perdersi nell’amore!
    Così come la ripetizione rafforza la ripetizione, il cambiamento genera cambiamento.

    Noi immaginiamo che la Verità è di non sapere mai ciò che sta per accadere.

    La Verità, per scoprire qual’è il giusto posto, è uscire dalla quotidianità perché capita spesso che il nostro posto sia stato sempre li ad aspettarci dietro l’angolo.
    Quello che provo è complicato e strano, ho capito, io non scappo perché mi sono perso nell’amore.

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    Venerando Tomarchio

    di Pietro Serarcangeli

    Il giorno 14 gennaio 2018, il Maresciallo Motorista di 1^ Classe, venerando Tomarchio, Nando per gli amici, dopo una lunga e sofferente malattia per avere contratto l’asbestosi, salpava per la sua ultima missione lasciando nello sconforto e nel dolore la sua adorata Famiglia.

    Nando era persona splendida, che non lesinava sorrisi e complimenti a coloro che hanno avuto il piacere e l’onore di conoscerlo.

    Riposa in pace caro Amico, fra i flutti dell’Altissimo, nell’immenso mare della Misericordia Divina, noi assistiamo, per quanto possibile, la Tua Famiglia.

    Ciao Nando…

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    1.1.1925, Onofrio Pipoli

    di Domenico Pipoli

    (1.1.1925 – 1.8.2014)

    … riceviamo e con immensa gioia pubblichiamo.

    Ciao Ezio,
    puoi postare la foto di mio padre?  Oggi sono 6 anni che non c’é più (1/8/2014).
    Era nato l’1/1/1925, Capo segnalatore nei sottomarini e prigioniero in Germania, poi è transitato nelle Capitanerie: Venezia, Manfredonia, Margherita di Savoia, Molfetta Mola e in ultimo a Bari.

    M.llo Pipoli Onofrio, grazie.

    Che cosa accomuna i Marinai? L’arcobaleno
    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

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    28.12.1908, il terremoto di Messina

    Ore 5.20 del 28.12.1908, il terremoto di Messina

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    In quell’evento disastroso, che ebbe notevolissima eco in ambito internazionale nel prestare i primi soccorsi ai terremotati messinesi, si distinsero gli Equipaggi di alcune Unità della Marina Russa che prontamente sbarcarono per fornire il proprio aiuto.
    Desideriamo ricordare i Marinai Russi per la preziosa opera umanitaria in quei tragici momenti constatando come nelle grandi tragedie non vi siano frontiere e divisioni che tengano!

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    Foto a cura Sergio Cavacece e Antonio Cimmino

    Il terremoto di Messina
    di Claudio Confessore

    Ore 5,21 del 28 dicembre 1908 un grande boato sconvolse lo stretto di Messina. La terra tremò con un movimento sussultorio seguito da uno ondulatorio. L’intensità del terremoto che si abbatté sulla costa siciliana e calabrese fu di 11 gradi della scala Mercalli (su 12 previsti). Sulla costa il mare prima si ritirò e poi onde alte circa 10 metri trascinarono in acqua uomini e cose. La Scossa durò 37 interminabili secondi; dopo, prima il silenzio della morte e a seguire i lamenti dei feriti e dei sepolti vivi.
    Sul numero dei morti non c’è mai stato una stima precisa. Alcune fonti riportano che siano morte in totale 160.000 persone di cui circa 80.000 a Messina (su 140.000 abitanti) e 15.000 a Reggio Calabria (su 45.000 abitanti). Nel 1998, in occasione del 90° anniversario dell’evento, il giornale “La Sicilia”, ha rivalutato sensibilmente la predetta stima incrementando il numero delle vittime a 200.000 per la provincia di Messina e in 180.000 per la provincia di Reggio Calabria.

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    Messina fu quasi interamente distrutta con il 90% delle abitazioni crollate. Nei giorni successivi la terra continuò a tremare e si contarono altre 138 scosse dopo la prima.
    Messina era la sede della 1° Squadriglia Torpediniere della Regia Marina ed il 28 erano ormeggiate in porto le torpediniere “Saffo”, “Serpente”, “Scorpione”, “Spica” e l’incrociatore “Piemonte” che a causa del maremoto entrò in collisione con la torpediniera Spica senza tuttavia riportare gravi danni. Il Comandante del Piemonte, Capitano di Corvetta Francesco Passino, la sera prima aveva raggiunto la famiglia ed era deceduto nel crollo della sua abitazione con tutto il nucleo famigliare.
    I corpi del Comandante Passino e dei suoi parenti furono recuperati dai marinai del Piemonte e furono imbarcati inizialmente sull’incrociatore del quale, il Comandante in Seconda, Capitano di Corvetta Costanzo Ciano, aveva assunto il Comando. Le prime 400 persone raccolte, tra feriti e profughi, furono trasportati via mare con la torpediniera “Spica” a Milazzo. La stessa Torpediniera, al Comando del Tenente di Vascello A. Bellini, da Marina di Nicotera riuscì a trasmettere un dispaccio telegrafico per informare dell’evento il Ministro delle Marina e quindi il Governo.
    Il mattino alle ore 08.00 del 28 gli uomini della torpediniera “Saffo” e dell’Incrociatore “Piemonte” riuscirono a scendere a terra ed iniziarono le operazioni di soccorso. A bordo del “Piemonte” furono organizzati, con le autorità civili, i primi soccorsi con il personale disponibile.

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    Il Ministro dei Lavori Pubblici, On. Pietro Bertolini, raggiunse Messina partendo da Napoli con l’incrociatore “Coatit” allo scopo di verificare l’entità dei danni, l’esercito mobilitò molti Reparti e la Marina dirottò su Messina la Divisione Navale che in quel momento si trovava in Sardegna ed era composta dalle corazzate “Regina Margherita”, “Regina Elena”, “Vittorio Emanuele” e dall’incrociatore “Napoli”.

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    Il Re e la Regina partirono il 29 da Napoli con il “Vittorio Emanuele”, che stava imbarcando in quel porto materiale sanitario e generi di conforto.
    Il mattino del 29 giunse a Messina la squadra navale russa che era alla fonda ad Augusta con le navi “Makaroff”, “Guilak”, “Korietz”, “Bogatir”, “Slava”, “Cesarevitc” e subito dopo arrivarono in quel porto anche le navi da guerra inglesi “Sutley”, “Minerva”, “Lancaster”, “Exmouth”, “Duncan”, ”Euryalus”. I russi agli ordini dell’Ammiraglio Ponomareff oltre a prestare soccorso svolsero anche opera di ordine pubblico.
    Gli equipaggi scesero a terra e parteciparono attivamente ai soccorsi. I primi stranieri che, comunque, furono impiegati nei soccorsi a Messina furono i tedeschi del piroscafo “Salvador” già in sosta in porto.
    Il Re e la Regina giunsero il mattino del 30, accompagnati dai Ministri Bertolini, Mirabello e Orlando. Successivamente arrivò la Squadra navale Italiana.
    Sulla banchina del porto erano ad attendere la coppia reale il Prefetto Adriano Trinchieri ed il Sindaco di Messina Gaetano D’Arrigo Ramondini che si lamentò che i soccorsi alla città fossero giunti subito dai russi e non dagli italiani. Il re lo interruppe dicendo “E lei si fa vivo adesso che tutto è finito?”; poco prima il Prefetto aveva comunicato al Re che il Sindaco, impaurito, si era reso irreperibile per un giorno. D’Arrigo venne destituito immediatamente e furono conferite le funzioni e pieni poteri al Generale Francesco Mazza.

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    La problematica dei soccorsi arrivati in ritardo scatenerà, nei giorni seguenti, una inutile e sterile polemica sulla stampa italiana.
    La presenza dei sovrani, secondo alcuni storici, costituì il primo vero contatto umano fra la dinastia piemontese ed il sud. Il Re, subito dopo aver visto l’immane tragedia, inviò al Primo Ministro Giolitti il seguente telegramma:

    “Qui c’è strage, fuoco e sangue. Spedite navi, navi, navi e navi”.

    Alcune Unità della Marina Italiana furono impiegate quali navi ospedali mentre altre vennero impiegate per portare i feriti a Napoli e per il trasporto, nel viaggio di ritorno, a Massina degli uomini dell’Esercito e dei Carabinieri.
    A Reggio Calabria il Comando della “Piazza” e delle operazioni di soccorso fu assunto dal Comandante Umberto Cagni della R.N. “Napoli”.

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    In zona, nei giorni successivi, arrivarono a dare il loro contributo anche Unità da guerra francesi, tedesche, spagnole, greche, e di altre nazionalità. Il mondo si mise in moto per portare aiuto alle popolazioni colpite.
    Il 5 gennaio 1909 il Re emanò un Ordine del Giorno indirizzando al personale militare italiano e straniero il seguente elogio:

    «All’Esercito ed all’Armata,
    Nella terribile sciagura che ha colpito una vasta plaga della nostra Italia, distruggendo due grandi città e numerosi paesi della Calabria e della Sicilia, una volta di più ho potuto personalmente constatare il nobile slancio dell’esercito e dell’armata, che accomunando i loro sforzi a quelli dei valorosi ufficiali ed equipaggi delle navi estere, compirono opera di sublime pietà strappando dalle rovinanti macerie, anche con atti di vero eroismo, gli infelici sepolti, curando i feriti, ricoverando e provvedendo all’assistenza ai superstiti.
    Al recente ricordo del miserando spettacolo, che mi ha profondamente commosso, erompe dall’animo mio e vi perdura vivissimo il sentimento di ammirazione che rivolgo all’esercito ed all’armata. Il mio pensiero riconoscente corre pure spontaneamente agli ammiragli, agli ufficiali ed agli equipaggi delle navi russe, inglesi, germaniche e francesi che, mirabile esempio di solidarietà umana, recarono tanto generoso contributo di mente e di opera.»

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    La Marina Militare, durante tutto l’intervento, e nonostante il periodo natalizio, dislocò a Messina ben 48 unità (sei corazzate, due incrociatori corazzati, tre arieti torpedinieri, tre incrociatori torpedinieri, cinque cacciatorpediniere, 15 torpediniere, 14 navi ausiliarie e di uso locale) impiegando complessivamente 6.788 uomini.
    Secondo alcune fonti giornalistiche l’intervento dei marinai russi ed inglesi consentì di salvare nei primi tre giorni ben 15.000 persone ma successivi dati governativi ridimensionarono questi dati e stimarono in circa 17.000 le persone salvate di cui 13.000 dai militari italiani, 1.300 dai russi, 1.100 dagli inglesi e 900 dai tedeschi. Inoltre, la Marina Militare Italiana trasferì negli ospedali di altre città circa 10.300 feriti mentre la Marina Inglese né trasferì 1.200 e quella Russa 1.000. Le perdite subite dai militari italiani furono di circa 1.000 uomini. Le vittime della Marina furono 78 tra Ufficiali, Sottufficiali e Marinai della base e delle Unità di Messina.
    La ricostruzione fu lenta, difficile e costellata da notevole polemica giornalistica sull’impiego dei fondi assegnati dal Governo. Furono necessari circa 30 anni per la riedificazione, ci pensò però la Seconda Guerra Mondiale a distruggere quello che era stato così faticosamente ricostruito.
    Il Duca di Bronte Alexander Nelson Hood nel suo diario annotò:

    “Le ultime due settimane sono state un inferno, un orribile incubo, là dove si è toccato il fondo della miseria. La penna di Euripide avrebbe avuto difficoltà a dipingere tutto ciò. Tutti gli orrori dell’universo: fuoco e acqua, lo sprigionarsi della furia della terra; e tutta la sofferenza che l’umanità può patire: perdita della famiglia, degli amici dei vestiari, dei beni. Tutto ciò si riversò all’improvviso sulla gente, che il giorno prima viveva felice in pace e ben disposta verso gli altri”.

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    Il Sindaco di Messina, nel febbraio 2006, ha consegnato una targa commemorativa alla Marina Militare Russa per il soccorso prestato nel terremoto del 1908.

    Dagli Zar ai Soviet (Mario Veronesi) – Il terremoto di Messina.
    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra



    ezio-pancrazio-vinciguerra-www-lavocedelmarinaio-com_10In quell’evento disastroso, che ebbe notevolissima eco in ambito internazionale, nel prestare i primi soccorsi ai terremotati messinesi, si distinsero gli Equipaggi di alcune Unità della Marina Russa che prontamente sbarcarono per fornire il proprio aiuto.
 Desidero ricordare i Marinai Russi, e ringraziarli ora per allora, per la preziosa opera umanitaria in quei tragici momenti. Prendo atto e sostengo che nelle grandi tragedie non ci sono frontiere e divisioni. Riporto e segnalo in tal senso il libro “Dagli Zar ai Soviet di Mario Veronesi” profondo conoscitore della storia del popolo di Russia.

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    mario-veronesi-per-www-lavocedelmarinaio-comIl 28 dicembre 1908 alle ore 5,20/5,21 del mattino uno dei più potenti terremoti della storia italiana, del 7,1° grado della scala Richter pari al 12° della scala Mercalli, seguito da un maremoto, squassò le coste calabro-sicule con numerose scosse devastanti. Gravissimi i danni riportati da Reggio Calabria e da molteplici altri centri abitati del circondario. Sconvolte le vie di comunicazione, le ferrovie ed il telegrafo. La città di Messina fu rasa al suolo. Ai danni provocati dalle scosse sismiche ed a quello degli incendi si aggiunsero quelli cagionati dal maremoto, di impressionante violenza, che si riversò sulle zone costiere di tutto lo Stretto di Messina con tremende ondate stimate tra 6 e 12 metri che provocarono molte vittime fra i sopravvissuti che si erano ammassati sulla riva del mare alla ricerca di protezione dai crolli. Alcune navi alla fonda furono danneggiate, altre riuscirono a mantenere gli ormeggi entrando in collisione. Gravissimo il bilancio delle vittime: Messina una città che contava circa 140.000 abitanti ne perse 80.000 e Reggio Calabria ebbe 15.000 morti su 45.000 abitanti . I morti furono complessivamente 120.000 (dato non ufficiale).
    Numerosissime scosse di assestamento si ripeterono nelle giornate successive e fin quasi alla fine del mese di marzo 1909. Ma già all’alba del 29, la rada di Messina cominciò ad affollarsi. Una squadra navale russa alla fonda ad Augusta si era diretta a tutta forza verso la città con le navi: Makaroff, Guilak, Korietz, Bogatir, Slava e Cesarevic. Subito dopo fecero la loro comparsa le navi da guerra inglesi Sutley, Minerva, Lancaster, Exmouth, Duncan, e Euryalus. Il comandante russo ammiraglio Ponomareff fece approntare i primi soccorsi prestando anche opera di ordine pubblico, salvando con i suoi marinai 1300 persone intrappolate sotto le macerie delle abitazioni crollate, e facendo fucilare gli sciacalli.
    Nel 2006 in riconoscimento del grande impegno profuso dalla marina zarista a Messina è stata eretta una lapide e dedicata una via alla Marina di Russia. Nella foto l’incrociatore Bogaty in soccorso a Messina.

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    TRATTO DAL LIBRO “DAGLI ZAR AI SOVIET- La storia della Marina russa dal 1600 al 1939” di Mario Veronesi. Per saperne di più digita:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2014/11/dagli-zar-ai-soviet-la-marina-russa-dal-1600-al-1939-mario-veronesi/

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    28.12.1989, un monumento al San Marco che qualcuno non volle a Brindisi

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra
    le vignette sono di Simone Carta

    Banca della memoria - www.lavocedelmarinaio.com
    Omaggio all’Ammiraglio di Divisione Egidio Alberti e agli amici di Sardegna e dell’isola di La Maddalena.

    Bozzetto del Monumento ai Marinai al circolo Ufficiali di La Maddalena - www.lavocedelmarinaio.comDichiarazione dell'ammiraglio Egidio Alberti - www.lavocedelmarinaio.com

    L’ideatore di questo bel disegno è l’ammiraglio di divisione Egidio Alberti, allora Comandante 3^ Divisione Navale di Brindisi che ci teneva a far realizzare un grande pannello decorativo in ceramica per posizionarlo all’ingresso della nuova caserma “Ermanno Carlotto” (ancora in costruzione) sulla Via per San Vito dei Normanni.
    L’intenzione dell’ammiraglio era quella di dedicare al Battaglione San Marco e a Brindisi quest’opera muraria.
    L’iniziativa non fu approvata dall’allora Comando in Capo della Squadra Navale.

    Inaugurazione del pannello commemorativo (28.12.1989) - www.lavocedelmarinaio.com
    Destino volle che l’ammiraglio, nell’anno 1989, assumesse il Comando di MARISARDEGNA a La Maddalena. Proprio in quell’anno ricorreva il Centenario dell’insediamento dell’Alto Comando nell’isola (1889 -1989).
    Lo stemma del Comune di La Maddalena è rappresentato da un leone (sullo scoglio di Caprera) e da qui la brillante intuizione dell’ammiraglio Alberti di associare il leone del San Marco al leone dell’isola di La Maddalena.
    Il muro del pianto (Palopoli's wall) vignetta di Simone Carta p.g.c. a www.lavocedelmarinaio.comRealizzato dal Maestro Del Monaco di Grottaglie, le piastrelle decorative che raffiguravano dei solini svolazzanti sulle onde con il leone sulla destra, sotto la Direzione del Genio Marina, furono realizzate in tempo utile per il Centenario ed incollate sul muro in cemento armato.
In estrema sintesi, l’opera che doveva sorgere in onore dei leoncini del San Marco di Brindisi fu realizzata ed è posizionata nel porticciolo del Circolo Ufficiali di La Maddalena “Giuseppe Garibaldi”, fa bella mostra di sé e le mattonelle, che godono di “ottima salute”, non si sono mai scollate.

    Admiral's puzzle vignetta di Simone carta p.g.c. a www.lavocedelmarinaio.comIn estrema sintesi, l’opera che doveva sorgere in onore dei leoncini del San Marco di Brindisi fu realizzata ed è posizionata nel porticciolo del Circolo Ufficiali di La Maddalena “Giuseppe Garibaldi”, fa bella mostra di sé e le mattonelle, che godono di “ottima salute”, non si sono mai scollate.

    Ammiraglio di divisione Egidio Aberti - www.lavocedelmarinaio.com