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    17.12.1942, in ricordo di Edoardo Campana, Ignazio Castrogiovanni e quelle strane coincidenze

    
di Claudio Confessore

 e Michele Balducci

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    …riceviamo e con immenso orgoglio pubblichiamo.

    Salve dott. Vinciguerra,
    vorrei chiederle, se possibile, di ricordare nel gruppo de “La voce del marinaio” della ricorrenza odierna dell’affondamento, il 17 dicembre di 75 anni fa, della regia nave “Aviere” (silurata da un sommergibile britannico “Splendid”.

    Mi chiamo Michele Balducci, sono il pronipote del marò Campana Edoardo, uno dei duecento marinai periti nel naufragio. Della vicenda vi siete occupati più volte grazie anche alle informazioni di Lucio Campana, mio cugino. A distanza di tanti anni, finalmente, abbiamo potuto commemorare la memoria di questo nostro parente – eroe della patria.

    Di seguito le scrivo alcune righe sulla cerimonia di commemorazione e alcune foto. Grazie. Questa mattina si è svolta la commemorazione del caduto Campana Edoardo, ufficialmente disperso in mare, perito alla giovanissima età di 17 anni durante il secondo conflitto mondiale. Il giovanissimo marò era infatti imbarcato sulla regia nave Aviere, salpata da Napoli e affondata nel Canale di Sicilia da due siluri lanciati dal sommergibile britannico Spendid il 17 dicembre 1942.

    La breve cerimonia si è svolta presso la Stele dedicata “Ai Marinai molfettesi dispersi in mare” nel Cimitero di Molfetta alla presenza di Don F. de Lucia e dei familiari del caduto. A distanza di 75 anni, la vicenda della giovane vita spezzata nel fiore degli anni, sta ancora una volta a testimoniarci che in guerra non esistono vincitori, né vinti: in guerra, a perdere, è tutta l’umanità…

    …ricevemmo e con infinto orgoglio e riconoscenza pubblichiamo questo articolo anche in memoria di Edoardo Campana sollecitati e stuzzicati dalla memoria del nipote Lucio Campana che, a distanza di tanto tempo ricorda ancora con infinito affetto lo zio.

    Egregio sig. Ezio,
 confermo che nell’albo d’Oro della Marina è riportato che Campana Edoardo è deceduto il 17.12.1942 e viene indicato come disperso. La data coincide con il siluramento del regio cacciatorpediniere Aviere.
Consiglio a Lei e ai lettori del blog la lettura del secondo capitolo del libro “Guerra di Mare di Maffio Maffi del 1917” scritto a guerra ancora in corso in cui si narra del Guardiamarina Ignazio Castrogiovanni e del suo “primo siluramento”.
    Alla figlia di Castrogiovanni, deceduta recentemente, regalai  l’estratto del libro.
    Cordiali saluti
 Claudio Confessore

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    Il Marò Campana Edoardo nato a Molfetta l’8 febbraio 1925 è stato imbarcato sul regio cacciatorpediniere Aviere i qualità di Specialista Direzione Tiro. E’deceduto il 17.12.1942 disperso nel Canale di Sicilia a nord di Biserta in 38°00’ Nord – 010°05’ Est posizione dell’affondamento della suddetta unità navale.

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    Il Comandante Ignazio Castrogiovanni

    ignazio-castrogiovanni-foto-marina-militareTra i morti e dispersi anche il Comandante Ignazio Castrogiovanni, che, dopo aver radunato ed incoraggiato gli uomini, cedette il proprio posto su una zattera ad un marinaio sfinito e scomparve in mare. Alla sua memoria fu conferita la medaglia d’oro al Valor Militare con la seguente motivazione:
    Già valoroso combattente della guerra 1915-18, riprendeva il suo posto di combattimento nel conflitto 1940-43, confermando elevate doti di perizia e di ardimento.
Comandante di Squadriglia Cacciatorpedieri in ardue missioni ed in vittoriosi scontri navali, si distingueva per elevato spirito aggressivo e leggendario valore. Al comando di altra Squadriglia Ct. effettuava nuove, rischiose missioni di guerra, finché – durante scorta a motonave veloce lungo rotte aspramente contrastate dall’avversario – la sua unità veniva affondata in seguito ad insidioso fatale attacco subacqueo. Animato da nobile senso di altruismo e permeato dei più alti doveri di comandante, si preoccupava unicamente della salvezza dell’equipaggio. Naufrago in un mare gelido ed avverso, benché estenuato nelle forze cedeva con sublime altruismo il suo posto su zattera ai più bisognosi; e scompariva poi nei flutti suggellando con generoso sacrificio la nobile esistenza tutta dedicata alla Patria e alla Marina” (Canale di Sicilia, 17 dicembre 1942).

    Altre decorazioni

    • Medaglia d’Argento al Valore Militare (Basso Adriatico, novembre 1916);
    • Medaglia d’Argento al Valore Militare (Tobruk, luglio 1940);
    • Medaglia d’Argento al Valore Militare sul Campo (Mediterraneo centrale, giugno 1942);
    • Medaglia di Bronzo al Valore Militare (Africa settentrionale, marzo 1941);
    • Medaglia di Bronzo al Valore Militare (Mediterraneo centrale, gennaio 1942);
    • Medaglia di Bronzo al Valore Militare sul Campo (Africa settentrionale 1940 – Mediterraneo Centrale 1942);
    • Croce di Guerra al Valore Militare sul Campo (Mediterraneo centrale, 1941-1942);
    • Croce di Ferro tedesca di 2a Classe (ottobre 1942).

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    Ultima missione del regio cacciatorpediniere Aviere
    Il regio cacciatorpediniere Aviere, con il gemello Camicia Nera, salpò da Napoli il 16 dicembre 1942 di scorta alla motonave tedesca Ankara diretta a Biserta.
Giorno 17 dicembre 1942, alle ore 11.15 in 38°00’ Nord – 010° 05’ Est fu colpito da due siluri lanciati dal sommergibile britannico P.228 Splendid. La nave si spezzò in due ed affondò rapidamente.
A bordo dell’Aviere c’erano 250 uomini (secondo altre fonti 220): di questi, un centinaio fecero in tempo ad abbandonare la nave, ma nessuno dei superstiti fu raccolto dal Camicia Nera o dall’Ankara, che si allontanarono a tutta velocità. L’affondamento della nave era stato così rapido e violento che solo due zattere di salvataggio, oltre a vari rottami, si erano staccate dalle sovrastrutture. Quando, durante il pomeriggio, le torpediniere Calliope e Perseo raggiunsero i naufraghi, solo 30 erano ancora vivi, tra cui il Comandante in Seconda ed un Ufficiale di macchina che successivamente morì.
    Maggiori notizie sulla regia nave Aviere sono reperibili al seguente link:
    
http://it.wikipedia.org/wiki/Aviere_%28cacciatorpediniere%29



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    Le coincidenze
    Il 16 ottobre 1916 la regia torpediniera Nembo, con truppe a bordo, partì da Valona diretto a Santi Quaranta per scortare il piroscafo Bormida. Tra Valona e Saseno il convoglio fu attaccato dal sommergibile austroungarico U 16.
Il Nembo (stazza T. 340) fu silurato ed affondò rapidamente spezzato in due, nel punto 40°08’ N 019°30’ E, a poche miglia da Santi Quaranta nei pressi di una località conosciuta come Strade Bianche. L’U 16, Comandante Zopa, fu speronato dal Bormida
Su 55 uomini che formavano l’equipaggio del Nembo, 32 affondarono con la nave o scomparvero in mare (tra di essi il comandante Russo, il comandante in seconda, tenente di vascello Ceccarelli, ed il direttore di macchina, tenente del Genio Navale Meoli). I 23 superstiti furono recuperati da navi italiane o raggiunsero la costa a nuoto, come fece un gruppo di quattro naufraghi tra i quali il guardiamarina Ignazio Castrogiovanni, che rifiutarono di essere salvati da una zattera con a bordo alcuni superstiti dell’U 16.
Le coincidenze della vita vogliono che il Comandante Castrogiovanni che si era comportato eroicamente da Guardiamarina a seguito di un siluramento nella Prima Guerra Mondiale, eroicamente morì a seguito di altro siluramento nella Seconda Guerra Mondiale.
A lui la Marina Militare ha intitolato il centro addestramento reclute di Taranto (MARICENTRO).

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    11.12.2017, in ricordo di Mariolina Ancora

    PER MARE, PER TERRAM

    Mariolina carissima e stimatissima,
    in certi momenti della vita scrivere o comunicare sentimenti diventa difficile e oggi, a un anno della Tua dipartita lo è ancora di più. Si ha sempre la sensazione che le parole siano vuote e che non possano esprimere appieno la nostra tristezza. Facciamo ancora fatica a crederci, siamo arrabbiati, nella nostra mente non possiamo pensare altro a frasi come: ”Non è giusto!” o come “Lei non se lo meritava!”.
    Ci sentiamo di far sapere, a quelli che non ti conoscevamo, che ci hai insegnato il vero senso delle parole Patria e Onore, senza retorica alcuna, sempre in trincea, a lottare per la giusta causa dei due fratelli di mare Massimiliano Latorre e Savatore Girone.
    Sai già che occuperai per sempre un posto speciale nei nostri cuori.
    Forse questi pensieri possono sembrare semplici esternazioni ma sono profondamente veri. La Tua morte porta solo dolore nei nostri cuori
    Anche se la Tua vita non è stata lunga, l’hai sicuramente vissuta intensamente. Una vita straordinaria come la Tua fine terrena,  tra i sogni e i ricordi indelebili, tracciati nell’onda, lungo la scia, fra i flutti…tra raduni, sit-in, manifestazioni e condivisioni!

    Nello scrivere queste brevi parole abbiamo cercato delle possibili citazioni e la scelta era vasta. Pensavamo di usare un brano di un grande scrittore, ma nulla alla fine avrebbe reso l’idea della donna che noi tutti abbiamo conosciuto. Tu sostenevi l’importanza della verità e della giustizia, il valore degli amici, e ci ha insegnato a sostenerci l’un l’altro, a credere nelle nostre forze e a lottare per ciò in cui si crede e si ama.
    Dio ci fa comprendere proprio in questo giorno che se anche ci mancano le persone a noi più care, come te Mariolina, Lui ci ha donato la Grazia che è l’amicizia nel prossimo e l’amicizia nel prossimo è la Sua Grazia, in una parola sola: amore.
    Lo stesso amore che tu hai riposto in noi Marinai, oggi noi lo riponiamo in te carissima leonessa.


    Adesso riposa in pace fra i flutti dell’Altissimo magari pregando per noi come noi preghiamo per te.

    Nessuno indietro…

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    10.12.2018, Gaetano Rubini

    di Pietro Serarcangeli

    Il giorno 10 dicembre 2018 il Capitano di Corvetta Gaetano Rubini, colpito da una gravissima patologia dovuta all’amianto, salpava per la Sua ultima missione lasciando nel dolore e nello sconforto la cara moglie Rosa e le adorate figlie Assunta, Rosanna e Valentina.

    Il Comandante Rubini era persona speciale, estroverso e amichevole verso coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo.

    Adesso riposa in pace caro Gaetano, un giorno ci rivedremo in un mondo, speriamo, migliore…

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    10.12.2013, Luigi Liguori

    di Pietro Serarcangeli

    Il 10 dicembre 2013 il Capitano di Corvetta (CS) Luigi Liguori lasciava questa terra colpito da una terribile malattia dovuta alla prolungata esposizione all’amianto.

    Liguori era un ufficiale ben conosciuto nell’arsenale della Marina Militare di La Spezia dove, per molti anni, ha prestato servizio. Persona disponibile e altruista era sempre pronto a mediare al fine di risolvere i problemi che il suo lavoro gli presentava. Ricordato da tutti come affabile, cortese e ben disposto, noi lo ricorderemo negli anni a venire.

    Riposa in pace caro Luigi, ovunque Tu sia…

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    Il rebus della divisa

    di Giuseppe Procopio (*)

    Quale delle due divise sarà la più bella?
    Quella invernale o quella estiva?
    Era la domanda che mi ponevo quotidianamente.
    Con tutto il da fare che c’era a bordo io mi perdevo questo rebus irrisolvibile.
    Le ammiravo ambedue, bel distese sul letto, indagavo sulle cucitore, sugli abbinamenti di colore, sui particolari di entrambe.
    Pensavo: “deve pur esserci un qualcosa che una delle due divise non ha…”
    Ma non arrivo a niente, nessuna conclusione.
    Un giorno decisi di tirare la moneta da 100 lire in aria, se uscirà testa, sarà quella invernale, se uscirà croce  la divisa più bella delle due sarà quella estiva.

    Provai diversi lanci di quella moneta, e non riuscivo mai ad accettare il suo responso.
    Eppure ero stato io a scegliere questo inappellabile metodo per risolvere il rompicapo.
    La divisa di panno blu, pantalone con il portellone sul davanti, quasi che fosse un mezzo da sbarco oppure
    il pantalone bianco candido e camisaccio con solino (o a scelta la camicia a maniche corte)?
    Quel giorno mi rasserenai, stanco del dilemma giunsi all’unica conclusione possibile:
    entrambe erano una meraviglia, l’una aveva senso perché esisteva l’altra.
    Ancora oggi le ammiro in bella mostra nell’armadio e restano il più bel segno di riconoscimento di appartenenza alla Marina Militare di cui io ne ho fatto orgogliosamente parte battendo l’onda su nave Vesuvio.


    (*) digita sul motore di ricerca del blog il suo nome e cognome per conoscere gli altri suoi articoli.

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    Giorgio e il Vespucci

    di Roberta – ammiraglia88

    (Genova, 26.9.1923 – Recco, 6.12.2019)

    Il 29 luglio 2019 ho avuto la straordinaria opportunità, e grande fortuna, di poter conoscere di persona Giorgio Migone. E’ stato un allievo dell’Accademia Navale di Livorno, Corso Argonauti (1942 – 1945), e si trovava a bordo del Vespucci l’8 settembre 1943, il giorno dell’armistizio. Mi aveva fatto leggere il suo diario di quei giorni drammatici e, per la sua singolarità e storicità, avevo chiesto ed ottenuto il “nulla osta” alla pubblicazione nel mio sito web amatoriale dedicato a quel veliero. E’ da diversi anni che ci scriviamo via e-mail (è quasi novantaseienne e … usa l’Ipad alla sua veneranda età!) e qualche volta ci eravamo sentiti al telefono, ma incontrati mai!
    Qualche mese fa ha avuto la bella idea di invitarmi a conoscerlo di persona e con l’occasione mostrarmi il suo pregiato modello della nave scuola Amerigo Vespucci, fatto a mano e donatogli da un suo operaio, offrendomelo poi in regalo, affinché sia custodito e ben curato.


    Un modello che racchiude così tante emozioni e ricordi doveva essere lasciato in buone mani! E’ per me un onore, quindi, che abbia pensato proprio a me! E’ inestimabile e so che una parte del cuore di Giorgio è lì, perciò per me il compito fondamentale sarà conservarlo al meglio!
    Proprio per il valore affettivo, prima di tutto, e per la delicatezza del modello, il suo trasporto dalla Liguria al Trentino (350 km) non poteva essere lasciato al caso. Di conseguenza io e mio fratello avevamo predisposto allo scopo uno scatolone della misura prevista, adattandone un paio di usati che avevamo in casa. L’avevamo studiato aperto su un lato e sopra per poter manovrare al meglio l’inserimento. In più la chiusura laterale l’avevamo fatta regolabile, e il coperchio da comporre nell’istante della sua apposizione, in modo che fosse adattabile alle dimensioni effettivamente necessarie.
    Considerata la lunghezza del viaggio ho approfittato di questo incontro per fare qualche giorno di ferie in quella bella regione. D’accordo con una collega, la compagna di viaggi Lorenza, abbiamo deciso di visitare Recco, Camogli e San Fruttuoso e pertanto pernottare due notti a Recco. Belle località!
    Al nostro arrivo siamo subito andate a trovare Giorgio e a fare “due” chiacchiere con lui.
    Il prossimo mese compirà 96 anni e … non li dimostra! Come lui stesso dice: alla sua età ci vede e ci sente bene e si è meritato il titolo di … furbetto!
    E’ molto simpatico ed è emozionante parlare con lui. Ancora ricorda tutto della sua esperienza a bordo!
    Una parte di Giorgio, nonostante siano passati così tanti anni, è ancora sulla vera nave scuola Amerigo Vespucci, che svolge tuttora egregiamente la sua attività ed ora sta veleggiando verso i mari del Nord.
    Tre anni fa riuscì a salire nuovamente a bordo (a distanza di più di 70 anni da quella indimenticabile particolare esperienza) e va giustamente fiero del fatto che … fu accolto dal Comandante in persona, che lo aspettava! I ricordi riaffiorarono subito e risentì immediatamente quegli odori, gli stessi peculiari odori di bordo! Si rivide al suo posto di manovra alle vele, gli venne concesso di scendere e di sedersi al suo posto “a tavola” e … le emozioni furono tante ed incontenibili!
    Durante il nostro incontro mi ha raccontato alcuni aneddoti di bordo. Ricorda le vespucciadi ed anche alcuni avvenimenti delle serate con personalità di riguardo, ma anche di quelli delle serate, diciamo, “meno impegnative”! Ha ben presente anche quella volta che ebbe l’onore di essere timoniere sulla baleniera del Comandante, cosa non da tutti, mentre andavano ad imbarcare un ammiraglio per trasferirlo sul Vespucci. Non ha dimenticato nemmeno il cuoco di bordo genovese che, quando sentì che era anche lui genovese, gli preparò una ottima focaccia; per non parlare dei momenti della scherma, dei tuffi e di diverse altre attività e cose successe durante la sua purtroppo breve carriera in Marina.
    Trascorse anche un periodo sulla nave scuola Cristoforo Colombo (ceduta poi alla fine della guerra).
    Tanti ricordi sono ancora vivi, oggi come allora, come fosse ieri!
    Conserva ancora, con molta cura, la giacca della divisa da allievo ventenne, che ho potuto toccare con doverosa delicatezza ed … emozionante incredulità! E’ veramente una preziosa reliquia, come lo spadino che teneva appeso nello studio … e Giorgio ora ha quasi 96 anni!

    Come già avevo potuto appurare durante la nostra corrispondenza, Giorgio è un tipo spiritoso, ma che all’occorrenza sa essere serio ed è anche molto saggio. La sua vita è stata pienamente vissuta (come dice lui!) ed è stata ricca di cose positive, ma anche negative.
    Lui apprezza molto la vita ed ogni tanto ribadisce, ricordando le parole di una nota canzone: “meraviglioso … quanto il mondo sia meraviglioso”.
    E’ molto cordiale ed è un vero piacere discorrere con lui. Anche Lorenza, che era con me ed era la prima volta che gli parlava, è stata piacevolmente colpita dai suoi ragionamenti e dalla sua simpatia.
    Il tempo è volato! Per fortuna eravamo d’accordo di rivederci un paio di giorni dopo, prima che io impostassi la rotta verso casa e volgessi la prua (dell’auto) verso Nord. Era doveroso un saluto alla partenza e, prima di iniziare le accurate “manovre” di imballo del prezioso carico, abbiamo immortalato il momento: una foto con il suo modello del Vespucci e un’altra a ricordo del nostro emozionante e speciale incontro.
    Ora quel Vespucci è in altre mani; sarà curato e custodito da quella “ragazza ammalata di vespuccite”, che non dimenticherà “Giorgio Vespucci 1943”.

    Il modello ha un posto speciale su un mobile e sto preparando un cartello di avviso, sull’esempio di quelli che si vedono in zona Arsenale: “Alt! Limite invalicabile. Vigilanza armata!”
    Assolutamente, non si transige … guardare e non toccare!
    Sono onorata di aver potuto incontrare, ed ancora prima conoscere, la persona speciale che è Giorgio. In più, gli sarò sempre molto grata per il prezioso dono che mi ha fatto. Mi ha lasciato senza parole!
    Giorgio Migone è salpato per l’ultima missione il 6 dicembre 2019 attraccando, con il suo Vespucci, nel porto dell’Altissimo, dopo avere navigato nel mare infinito della Misericordia Divina.

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    Sottotenente medico Giovanni Raicevich (Firenze, 10.3.1916 – Mare, 21.7.1943) e la regia torpediniera Calliope

    di Giuseppe Grosso

    (Firenze, 10.3.1916 – Mare, 21.7.1943)

    … riceviamo e con orgoglio pubblichiamo.

    G.mo Ezio,
    purtroppo le foto sono di bassa qualità, non ho originali e le ho copiate dai libri. Da quando, alla morte di mio padre, ho cominciato ad inseguirne i ricordi, sono sempre stato colpito dalla figura di Giovanni Raicevich. L’ultimo libro che sono riuscito a trovare racconta come Trieste si sia dimenticata di suo padre.
    Io vorrei provare a ricordarli entrambi.
    Questo naturalmente se tu lo ritieni pubblicabile sul blog.
    Allego anche una foto di mio padre sul Calliope, vedi tu se metterla nello stesso articolo.

    La regia torpediniera Calliope, operante nelle acque del Tirreno subì, il 21 luglio 1943, un violento mitragliamento in uno scontro a fuoco con formazione di aerosiluranti avversari.
    Il comandante dell’unità, il Capitano di Corvetta Giudici, era salpato con il Calliope da La Maddalena alla scorta della Motonave Oriani con destinazione Portoferraio.
    Lo scontro si svolse al largo dell’isola di Capraia, prima avvenne il siluramento della motonave Oriani, poi il recupero dei naufraghi, ed infine l’attacco di otto aerei siluranti nemici che causarono al Calliope la morte di sette marinai e ventisei feriti dell’equipaggio.
    Il Comandante Giudici nel rapporto definì eccezionale il comportamento dell’equipaggio: i sette marinai morirono da eroi al posto di combattimento. Il loro gesto è passato nella storia della marineria.
    Essi sono:
    – Sottotenente Medico Giovanni Raicevich;
    – Secondo Capo Furiere Giuseppe Cuccinotta;
    – Sottocapo Nocchiere Gabriele Giordano;
    – M/Can Giovanni Pellegrini;
    – M/IDR Carlo Chersini;
    – M/SDT Gerolamo Crisci;
    – M/SV Salvatore Ciaramitano;

    Il Sottotenente medico Giovanni Raicevich, classe 1916, era il figlio maggiore di Giovanni Raicevich (Trieste, 10.6.1881 – Roma, 1.11.1957 – avevano lo stesso nome), il grande lottatore triestino, soprannominato l’uomo più forte del mondo, straordinario atleta, capace di vincere tutte le gare di lotta greco romana, a livello mondiale, per quasi un quarto di secolo, rimanendo imbattuto dal 1907 fino alla fine della carriera, nel 1930, a 49 anni.
    Ha abbandonato lo sport per gli studi di medicina. Come Tenente medico si è imbarcato sulla regia nave Duca degli Abruzzi e pur potendo chiedere, dopo il siluramento della sua unità, una destinazione a terra, non lo fece e il 21 luglio 1943 perderà la vita sul regio torpediniere Calliope. Riceverà per questo alla memoria la medaglia d’argento al valor militare.
    Al padre nessuno, nemmeno la moglie e le figlie, osano raccontare in un primo momento la verità sulla fine cruenta del figlio prediletto, facendolo passare come ancora disperso.
    Il padre scopre la verità casualmente solo qualche tempo dopo, sentendo parlare dell’accaduto alcuni ignari parenti e ne resta profondamente scosso.
    A causa dell’omonimia, dopo alcune settimane, alcuni giornali (lo sport illustrato) dettero per errore la notizia della morte del lottatore triestino, che si affrettò di persona e con dolore a a smentire il fatto sul corriere dello sport.
    Muore a Roma il 1° novembre 1957 all’età di settantasei anni. Le cronache di allora riferirono come fosse morto stringendo teneramente con le sue forti mani la fotografia del figlio primogenito Giovanni, suo prediletto.

    Il cane “Resisti” era adorato dall’equipaggio, mio padre raccontava che sentiva in anticipo l’arrivo degli aerei; durante un arrivo in porto a Palermo, con mare in tempesta, cadde in mare: all’arrivo in banchina li stava aspettando, era stato raccolto dal personale a terra.
    Ho scritto questo ricordo in memoria di mio padre Grosso Nicolò, cannoniere ordinario, per 36 mesi imbarcato sulla Calliope, non era presente il giorno del mitragliamento.

    Bibliografia
    Dino Cafagna L’uomo più forte del mondo-La leggenda di Giovanni Raicevich da Trieste
    Armando Della Rosa La guerra della Regia Torpediniera Calliope
    Dello stesso argomento sul blog:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2019/07/21-7-1943-mitragliata-la-regia-nave-calliope-3/