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    21.4.1986, lettera ai miei collaboratori

    di Egidio Alberti

    Caro Ezio,
    come anticipato per telefono ti spedisco dei fascicoli ed un CD in cui sono sintetizzati in maniera significativa gli anni di servizio, i più belli, al servizio della Marina Militare che hanno lasciato una traccia nelle varie destinazioni che mi sono state affidate.
    Fai di questi documenti ciò che ritieni più opportuno perché sono certo che infiammerai il mio cuore e quelli dei molti marinai che quotidianamente ti seguono.
    Il tuo Comandante Egidio Alberti

    Carissimi,
    se non ci sono preconcetti e non si ha un’ottica distorta dei reali problemi, avendo peraltro coscienza delle proprie responsabilità, esorto, ognuno di voi, a dedicarsi con costanza e secondo le proprie capacità al lavoro giornaliero, cercando di non aumentare il lavoro degli altri senza motivata necessità perché così il contributo alla causa, la nostra, sarà positivo.
    Dobbiamo sentirci tutti partecipi dei successi e dell’insuccesso di ogni singolo evento, sia nel campo didattico che logistico, solo così possiamo infatti essere certi che il nostro operato ha contribuito in maniera diretta ed indiretta a determinarlo.
    Il migliore impiego delle risorse umane e dei mezzi a disposizione è una precipua responsabilità di Comando. La responsabilità non può essere delegata…
    Per quanto sopra, il vostro compito, ai vari livelli di attribuzione è quello di:
    – individuare in maniera chiara gli effettivi problemi del momento;
    – cercare di affrontarli/risolverli nel modo migliore, con i mezzi effettivamente a disposizione, mettendoci tanta buona volontà e spirito di collaborazione, accontentandosi anche di risultati parziali;
    – avviare, nel contempo, le azioni verso il Comando per la loro risoluzione integrale;
    – non esimersi, se del caso, di rappresentare nei limiti della correttezza regolamentare le proprie perplessità sulle iniziative di Comando di volta in volta intrapresa purché giustamente motivate e purché portino a risultati nel complesso più positivi di quelli ottenibili con l’iniziativa avviata.
    Se teniamo, in ogni istante della giornata lavorativa, ben presente il fatto che l’oggetto della nostra applicazione è costituito da una grande massa di giovani, peraltro in età critica, che vanno educati principalmente mediante l’esempio, gli stimoli interiori che devono agitarsi in ognuno, e che saranno apprezzati e valorizzati da tutti, non possono essere altro che:
    – amore per la professione di marinaio intrapresa;
    – partecipazione attiva alla vita dell’Istituto che domani si trasformerà in vita di bordo e singola carriera;
    – collaborazione leale e fattiva dal basso verso l’alto e viceversa.
    Con tale premessa, ogni forma di suscettibilità sarà certamente mal compresa ed ognuno sarà valorizzato per ciò che saprà concretamente dare alla Marina Militare.
    A tutti buon lavoro!

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    18.4.2016, ricordando Giuseppe Alessio

    di Nicola Marzano e Fabio Barison

    Il 18 aprile di quattro anni fa sei andato in franchigia per conto di Dio, nostro caro e amato Comandante Giuseppe ALESSIO.
    Adesso che sei salpato per l’ultima missione, risposa in pace, nel grande mare di Nostro Signore e scusaci quando ti abbiamo fatto arrabbiare e perdona le nostre marachelle…
    Un abbraccio virtuale ma sentito nel profondo del cuore.

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    Generazioni a confronto

    di Antonio Scognamiglio

    OMAGGIO A GIUSEPPE AGRILLO

    … riceviamo e con immensa commozione ed infinito orgoglio pubblichiamo.

    Buongiorno carissimo Vinciguerra,
    Lui è Giuseppe Agrillo, di Augusta, reduce e combattente della 2^ Guerra Mondiale.
    Persona amorevole e buona… Marinaio di altri tempi.

    Durante il viaggio da Napoli a Lourdes per il pellegrinaggio militare, riuscì, con i suoi racconti, a farci vivere quel terribile periodo. Insegnò, a noi giovani reclute, a salutarci come si usava fare tra marinai al suo tempo: “Pala a prora! Voga, Voga, Voga!
    Che Dio lo abbia in gloria.
    Anno 1998.

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    Il Segnalatore

    di Alberto Mattei

    Una carrellata di vita nel mondo delle radiocomunicazioni nella Marina Militare

    La categoria dei Segnalatori nella Marina MilitareIl servizio di collegamento tra i posti di segnalazione a bordo e a terra è affidato ai Segnalatori. Essi imparano ad impiegare tutti i sistemi di trasmissione, da quelli telegrafici e per telescrivente a quelli ottici, e diventano maestri nell’arte di trasmettere segnali con il pittoresco linguaggio delle bandiere. Si addestrano anche all’uso di apparecchi R.T. di piccola potenza. Ai segnalatori è affidato anche il compito di tenere aggiornati i documenti nautici necessari alla navigazione. Imparano a leggere le carte nautiche ed a tracciare le rotte. Inoltre hanno il compito di effettuare osservazioni metereologiche sia a bordo che negli osservatori costieri.

    Chi meglio di me poteva scrivere  quest’articolo. Dopo il testo scritto dal collega Passarino sui (cugini) Radiotelegrafisti sul numero 182 del Bollettino dei Marinai, adesso parleremo della categoria del “Segnalatore”.

    Alberto-Mattei-per-www.lavocedelmarinaio.com_La vecchia categoria è rappresentata da due banderuole (in alto sopra riportate) ed è stata messa in disuso dalla Marina con l’utilizzo della nuova categoria “specialisti in telecomunicazioni”, già utilizzata dai Radaristi. Questa ha accorpato, dunque, le categorie dei Radaristi, Radiotelegrafisti, Segnalatori e Telecomunicatori. E’ in vigore ancora tutt’ora.
    Ma come dico sempre “chi nasce segnalatore, muore segnalatore” e io sono uno che le bandierine non se l’è mai scucite dalla divisa.
    La categoria del Segnalatore, è nata nel 1931 dall’accorpamento delle più vecchie categorie dei Semaforisti e dei Timonieri. Queste due categorie erano a quel tempo addette alle comunicazioni radio semaforiche, sia a bordo delle navi che dalle stazioni costiere a terra.
    I corsi per Segnalatore iniziarono presso la Scuola C.R.E.M. di Pola (Istria italiana) ed erano suddivisi in:
    – corso O (ordinario), dalla durata di 12 mesi;
    – corso I.G.P. (Istruzione Generale e Professionale) riservato ai sottocapi che dovevano divenire sottufficiali della durata di 12 mesi;
    – corso P (perfezionamento) riservato ai Secondi Capi che dovevano avanzare nel ruolo dei Marescialli di III classe, della durata di 7 mesi.

    Dopo il Secondo Conflitto Mondiale, e con l’avvento della Repubblica, la vecchia dizione monarchica C.R.E.M. fu cambiata in C.E.M.M. (Corpi Equipaggi Militari Marittimi) e dislocata presso la sede di Taranto.
    I corsi di Segnalatore nel 1949 furono spostati nella neo Scuola CEMM di La Maddalena e successivamente ritornarono a Taranto definitivamente nel  1952.
    Iniziarono così a formarsi corsi di Segnalatori, pronti ad essere imbarcati sulle unità navali della Marina Militare Italiana.
    Il corso ordinario da Segnalatore prevedeva: la ricetrasmissione morse con sistemi a lampi di luce, le comunicazioni a banderuole e con segnali a bandiere, procedure di trasmissioni, la radio telefonia, l’uso delle telescriventi, lo studio della nautica e meteorologia, lo studio ed applicazione dei libri di segnali tattici oltre ai vari studi di ordinamento militare.
    I corsisti erano in tanti e ciò rendeva sino ai primi anni  ‘70 i corsi da Segnalatore particolarmente numerosi.
    Con l’abolizione del Gruppo Scuole C.E.M.M. agli inizi degli anni ‘80 e con la nuova denominazione in Scuole Sottufficiali della M.M., i corsi Segnalatori si sono ridotti, sino a scomparire del tutto nel 1988 quando la categoria Segnalatore, insieme ai Radiotelegrafisti, fu dismessa e passata nell’elenco delle categorie ad esaurimento. Nacque così il “Telecomunicatore”.
    Dopo più di due decenni, nel 2014 è stata ripristinata la categoria del Segnalatore e del Radiotelegrafista, mentre la categoria del Telecomunicatore è passata nell’elenco delle categorie ad esaurimento.
    Quando il 9 settembre del 1980 varcai per la prima volta la porta principale delle scuole C.E.M.M. (di lì a poco sarebbero cambiati in Scuole Sottufficiali della M.M.), sapevo già cosa volevo fare! Appena diciassettenne, con alle spalle saltuari lavori estivi e l’abbandono del secondo anno della Scuola Statale d’Arte (mi diplomerò Maestro d’Arte negli anni successivi) e con l’hobby della radio, il mio obiettivo era diventare un esperto radiotelegrafista. La mia famiglia, sia da parte di mio padre che di mia madre, erano tutti marittimi; inoltre il nonno materno era stato un Marinaio sommergibilista in tempo di guerra, mio nonno paterno lo era stato ma nelle chiatte in Grecia, il fratello sulla torpediniera Danaide. Mio padre era stato imbarcato sulla torpediniera Aretusa come nocchiere. Insomma, la Marina scorreva nel sangue. Inoltre da piccolo frequentavo un mio compagno di scuola elementare il cui padre era un ex Maresciallo Radiotelegrafista della Regia Marina e poi Marina Militare. Quando ci ritrovavamo a casa sua mi insegnava il codice morse e l’uso del tasto telegrafico, e ci raccontava storie di guerre e battaglie navali! Un mondo che mi ha sempre affascinato.
    Tutto ciò mi ha portato a credere in quello che poi ho fatto e cioè arruolarmi in Marina.

    Allievi Segnalatori in aula di insegnamento
    I primi tre giorni di accasermamento sono stati esclusivamente dedicati ai test ed infine al colloquio con lo psicologo che avrebbe designato la mia permanenza in quella categoria. Mi ricordo che quando ebbi il colloquio con lo specialista insistevo nel sottolineare che mi piaceva e conoscevo bene il mondo delle radio e delle radiocomunicazioni e preferibilmente chiedevo di poter fare il radiotelegrafista. Quando invece mi disse che ad un orecchio avevo dei problemi di udito e che non potevo fare l’RT, ma che mi avrebbe accontentato lo stesso facendomi fare il “SEGNALATORE”, una categoria che con il mondo delle telecomunicazioni era a parità dell’RT, mi crollò il mondo addosso, ma malgrado ciò mi accontentai lo stesso! Adesso dopo tantissimi anni, ringrazio quell’uomo nell’avermi assegnato a questa fantastica categoria.
    Così iniziai il corso (V6) denominato “80/A corso Segnalatori”. La sezione era formata da 16 allievi provenienti da tutta Italia: siciliani, campani, pugliesi e laziali, prettamente dal centro-sud. Il corso è durato 9 mesi dove alle materie culturali si alternavano materie professionali come ricezione e trasmissione morse a lampi di luce, trasmissione con telescrivente, procedure ottiche e radiotelefoniche, libro dei segnali, uso delle bandiere segnaletiche, conoscenza di tutti i sistemi di comunicazione, e poi nautica e meteorologia. Dopo nove mesi di intensi studi (si studiava ogni giorno, sia di mattina che di pomeriggio, con lo studio obbligatorio e si usciva in franchigia solo il sabato e la domenica e, se si andava bene a scuola, anche il mercoledì pomeriggio), arrivò il fatidico giorno degli esami e la prima destinazione. Tutti noi speravamo in qualche nave che girasse per il mondo! Mi ricordo l’ammasso delle persone di fronte la Direzione studi, in bacheca dove era esposto l’elenco di tutti noi con a fianco la destinazione.

    “… Allievo segnalatore Mattei, matricola 80VA0456T Nave ARDITO …” questa fu la mia prima destinazione a La Spezia.

    Il cacciatorpediniere ARDITO, una bellissima nave dove le “signorine di bordo” (nomignolo affibbiato ai Segnalatori) regnavano nel loro mondo, la Plancia Comando. Lì iniziò la mia avventura come “Segnalatore”, lì iniziai a mettere in pratica tutto ciò che avevo imparato alle scuole.

    Segnalatori comunicano con le bandiere
    E’ stato un susseguirsi di emozioni, soddisfazioni professionali, nuove conoscenze di apparati, approfondimenti, imparai l’uso delle banderuole (anche se non erano più in vigore). Conobbi nuovi amici, Ufficiali, Sottufficiali, Marinai e soprattutto i Capi segnalatori che si sono avvicendati. Era difficile vedere il “Capo Segnali” in porto, in genere lo si incontrava la mattina in plancia per visionare il lavoro che si stava facendo, poche direttive al sottordine e poi scompariva. Invece in navigazione era sempre presente, al fianco del Comandante, era sempre lì con il suo binocolo, a dare consigli sulle manovre tattiche, insieme ad un’altra figura importante, il Nostromo.
    Il nostro mondo era variegato, a turno si lavorava in ASC (Accettazione, Smistamento e Controllo dei messaggi), in sala nautica come segretario di rotta, al tavolo della tattica come operatore radio oppure in stazione segnali ad operare con le bandiere o a trasmettere e ricevere con il Panerai Q300, l’unica nostra arma a disposizione! Tutti dovevano saper fare un po’ di tutto.
    Altre destinazioni sopraggiunsero, Nave Vespucci, Nave Grosso, Nave Visintini.
    Il corso I.G.P. (Istruzione Generale Professionale) con il grado di 2° Capo, con i nostri frà, ci riunì nuovamente alle Scuole Sottufficiali, questa volta assieme al corso B. La sezione “Segnali” si era riformata nuovamente in un unico gruppo A e B (circa 25 persone). Il corso durò 9 mesi dove abbiamo approfondito un po’ tutte le materie studiate al corso VO e specialmente nozioni di procedure tattiche. Inoltre abbiamo studiato tutto ciò che interessava il mondo degli archivi e cifra, oltre a quello della gestione del carico. Insomma, da quel corso si usciva “Capi Segnalatori” pronti per svolgere il compito che tutti noi c’eravamo prefissati. Nave Danaide è stata la mia prima nave da Capo Segnali.
    Un breve periodo di riposo a terra presso il Centro Telecomunicazioni di Augusta e poi nuovamente imbarcato, Nave Driade e a seguire al Comsquacorv Uno (Comando della Prima Squadriglia Corvette) con doppio incarico, sottufficiale addetto all’addestramento TLC di Comflotcorv. Esperienza veramente indimenticabile, soprattutto quando i giovani TLC venivano a ricevere a lampi di luce, in sala didattica, o quando si venivano ad esplicitare le manovre tattiche dopo una “navcomex (Naval Communication Exercise)” a bandiere o in fonia.
    Ultima tappa di carriera professionale, questa volta con il grado di Capo di 1^ classe, è stato il corso P.
    Altra esperienza formativa è stata quella presso il Marisicilia (prima a Messina e poi ad Augusta) e,  con il grado apicale, quella presso il Comando in Capo della Squadra Navale a Roma. Ultimo incarico operativo è stato quello presso il Comando delle Forze di Pattugliamento Costiero ufficio Addestramento.
    Adesso, presso l’Arsenale della Marina Militare di Augusta, termino il mio lungo exscursus di carriera, soddisfacente e appagante.

    Segnalatori a bordo di Nave Etna
    Adesso che sono pensionato, riguardando indietro negli anni, non cambierei nemmeno una virgola. Farei tutto quello che ho fatto senza rimpianti. Ho avuto tanto e devo ringraziare tantissime persone, ma in primis quell’uomo che quel giorno di 37 anni fa, scriveva in quel pezzo di carta “SEGNALATORE”.

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    Franco Papili, signore dei mari

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra, A.N.M.I. Stabia, Antonio Cimmino, Egidio Alberti, Gerardo Fabiano, Gianfranco Iannetta, Sergio Ben, Luca Cersini

    (Chiaravalle (AN), 5.1.1929 – Castellammare di Stabia (Na), 28.8.2009) 

    Alla memoria dell’ammiraglio Franco Papili, in ricordo di una giornata indimenticabile trascorsa in compagnia dei marinai di una volta accompagnati e vegliati dalle loro Penelope…

    Nella mia carriera di uomo di mare,  mi sono posto tante volte questa domanda: ma chi è veramente un Signore dei mari?
    È colui che entra in punta di piedi, senza invadere lo spazio sacro dell’altro, senza condizionare l’unicità, l’originalità, l’individualità, senza imposizioni o richieste faziose e interessante e falsa retorica militare.
    È colui che sta vicino con la vocazione di comunicare fiducia, stima, ottimismo, incoraggiamento ad andare avanti, a cavalcare il successo, a riconoscere i propri errori, a raggiungere traguardi sempre più alti, senza invidia e timore di essere superato perché sa di aver agito nel rispetto del Giuramento per servire la Patria con onore.
    È colui che fa tutto per l’altro, senza risparmiarsi, senza rendiconti, con l’unico desiderio di condividere il proprio “tutto” al parigrado, superiore o subalterno.

    E’ colui che ripone per l’equipaggio lo spirito di  conservazione per quel semplice ma primordiale valore che è l’amore per la vita in questa Gerusalemme terrena.
    E’ colui che verrà ricordato ai posteri perché vive nella Gerusalemme eterna.
    Ognuno raccoglie ciò che semina  e il male, come il bene, tornano sempre indietro… anche a distanza di tempo.

    Quelli come noi perdono mai la speranza.
    So che è molto difficile, in questi tristi momenti, dove sconforto e scoramento si mischiano a mille altri pensieri compresa la vergogna e l’onta che stiamo subendo.
    Tutti i nodi vengono al pettine, è solo questione di tempo. La verità è sempre ed è solo una.
    Ora che abbiamo toccato l’apice o il baratro della nostra italica storia, mi sento di affermare, senza presunzione alcuna che:
    quelli come noi, che indietro non  lasciano incompiute persone e cose; quelli come noi, che quotidianamente ci  sacrifichiamo e caparbiamente ed ostinatamente lottiamo per il bene di quella  continuità terrena che si chiama ”vita; quelli sappiamo benissimo che non si può abbassare la guardia perché il nostro unico desiderio comune è la Patria e l’Onore senza alcuna retorica e demagogia di parte”.

    Partiamo verso l’orizzonte,
    forse incontreremo Achille,
    forse nuovi lidi ci aspettano.
    Anche se non siamo più
    le armate che muovevano cielo e terra,
    siamo come siamo,
    resi un po’ più deboli dal tempo
    ma forti nella volontà
    di continuare, di cercare, di trovare
    e non cedere!
    Odisseo
    (Ripartenza da Itaca)

    Orfano di padre, sottufficiale di Marina, disperso in mare durante la 2^ guerra mondiale, Franco Papili entrò in Accademia Navale nel 1947. Il suo primo incarico fu quello di Ufficiale di rotta delle corvette Gru e Scimitarra. Successivamente si specializzò nel servizio di artiglieria e divenne il primo Direttore del Tiro Missili dell’incrociatore Garibaldi (unità trasformata ed adattata al lancio di missili balistici). Comandante di nave Gaggia e Gabbiano, fu prescelto nel 1969, come Comandante in 2^, all’allestimento di nave Vittorio Veneto (nuova ammiraglia della Squadra Navale). In seguito fu comandante di nave Carabiniere, ebbe incarichi presso la NA.T.O. del Sud Europa e, da Capitano di Vascello assunse nel 1976 il comando del Vittorio Veneto. Oltre agli incarichi presso lo Stato Maggiore della Marina, assunse nel 1983, il comando della 2^ Divisione Navale e, successivamente quelli di Comandante dei dipartimenti di Ancona e La Spezia. Concluse la sua carriera come Presidente del Consiglio Superiore delle Forze Armate.
    Sempre vicino all’A.N.M.I ed ai suoi marinai, salpò per l’ultima missione dalla sua Castellammare di Stabia il 28 agosto 2009, assistito amorevolmente dalla moglie Luciana.
    Uomo di raffinata cultura, gli equipaggi lo ricordano perché amava ripetere:
    “la Marina è la mia famiglia e i Marinai sono i miei figli”.

    IN RICORDO DELL’AMMIRAGLIO FRANCO PAPILI
    di Antonio Cimmino

    Non ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere l’Ammiraglio di Squadra Franco Papili.
    Venerdì 20 marzo 2012 ho avuto il piacere di incontrare la Signora Luciana sua moglie e molti marinai che sono stati imbarcati, principalmente sull’incrociatore Vittorio Veneto agli ordini del Comandante Papili.
    Una giornata indimenticabile! Tutto è iniziato con la deposizione di un fascio di fiori sulla tomba dell’Ammiraglio nel cimitero di Castellammare di Stabia. I suoi vecchi sottoposti mi hanno concesso l’alto onore di recitare la Preghiera del Marinaio. Che emozione! Molti occhi erano lucidi, qualcuno si è messo sull’attenti. Capo Bassanelli, preso dai ricordi che affioravano a fiotti, ha detto anche, rivolto, alla foto dell’Ammiraglio: ”Comandi!”
    C’erano Mario Sicignano, Antonio Corsi, Pietro Rossi, Capo Buondonno, Pompeo Funzione, Luigi Diana e tanti altri di cui non ricordo il nome. Ero l’unico estraneo del gruppo ma, preso empaticamente, mi sono subito inserito, accolto fraternamente come solo i marinai sanno fare.
    Subito dopo abbiamo invaso la casa della Signora Luciana che ci ha accolto amorevolmente. Ognuno ha dato stura a ricordi e aneddoti che mi sono appuntato nella mente. Verso le 12,00 sotto una pioggia dirotta ci siamo recati a visitare la Caserma Cristallina, ovvero ciò che resta dell’edificio posto in Via Duilio presso il cantiere navale stabiese, ove molti di loro hanno soggiornato durante l’allestimento del Veneto.
    Da loro ho appreso che l’Ammiraglio era stato severo ma giusto, come un buon pater familias che pensa al futuro dei suoi figli. Per alcuni è stato veramente un padre perché, arruolati a 16-18 anni, hanno trovato in lui una guida e un faro nella vita militare e non solo.
    Mario Sicignano ha ricordato scherzosamente il “posto di lavaggio ad oltranza” che il Comandante del Veneto chiedeva al suo equipaggio per mantenere in perfetta efficienza la bella unità o quando, fu sorpreso a leggere un fumetto e gli fu inflitta una punizione perché “ sorpreso a leggere pubblicazioni amene”.
    Filippo Bassanelli ricordava a Donna Luciana il caffè che lei offriva “alla napoletana e con tre C”, forte e bollente.

    Nei giorni successivi, anche obbedendo al desiderio dei marinai, mi sono recato spesso a casa della Signora Luciana per ritirare libri da donare al Gruppo A.N.M.I. di Castellammare e, principalmente, per ascoltare, davanti ad un buon caffè, i ricordi dell’Ammiraglio Franco.
    La Signora Luciana aveva conosciuto il suo Franco durante la sua permanenza a Castellammare durante la costruzione e l’allestimento del Veneto, sposandosi nel 1971. L’Ammiraglio ci tenne a precisare che il primo posto nel suo cuore era la Marina ma, poi, fece posto alla sua dolce metà.
    In un Capodanno festeggiato bordo del Vittorio Veneto con Ufficiali e loro consorti, l’Ammiraglio Papili disse ad un suo sottoposto:
    – ”Vai a chiamare i marinai di comandata e falli salire in quadrato, non è giusto che solo noi stiamo a festeggiare”.
    I marinai timidi ed impacciati stavano seduti a paratia. Allora il Comandante li invitò a far ballare le signore. Un ragazzo napoletano offrì il suo braccio alla Signora Luciana che gli chiese cosa ne pensasse del Comandante. Il marinaio rispose:
    – ”è molto severo ma lo è con tutti, senza preferenze, ma…perché me lo chiedete?”
    Immaginarsi la meraviglia quando seppe che aveva parlato proprio con la moglie del suo Comandante. Aveva, però, detto la verità. Tutti erano uguali per Papili, senza distinzione di grado o di categoria, tutti dovevano adoperarsi, ognuno per la parte di propria competenza, per l’efficienza e l’efficacia della nave.
    Franco Papili era un marinaio di altri tempi ma anche un uomo profondamente buono sotto un aspetto burbero.
    Si è saputo che per anni aveva aiutato economicamente un operaio dell’Arsenale di Taranto per mantenere un figlio all’università e solo dopo la sua morte, questo operaio ha raccontato della silenziosa e cristiana generosità dell’Ammiraglio. Mi hanno raccontato che quando si accorgeva che un suo marinaio non usciva in franchigia, g chiedeva il perché e scoprendo che era per motivi economici, spesso gli “ordinava” di accettare dei soldi.
    Durante l’allestimento del Veneto a Castellammare, la padrona di un vicino ristorante andò a lamentarsi con Papili perché i marinai alloggiati in caserma, andavano dietro alle sue numerose figlie. L’ ammiraglio senza scomporsi le disse:
    – ”Io alle diciassette libero i miei tori, alle sue vacche ci pensi lei!”.
    Gli aneddoti sono decine e decine, questi solo alcuni di quelli che ho raccolto personalmente e che mi ricordo
    Pochi ufficiali sono stati tanto amati dai loro sottoposti. Quanto è andato in quiescenza, il suo rapporto con la Marina non si è interrotto, si è sempre occupato dell’ANMI ed ha sempre accolto paternamente i suoi marinai quando andavano a fargli visita.
    Già da anni ma, principalmente con il senno del poi, i suoi marinai vedevano nel loro Comandante un vero “ al amir rahl”, un “Signore del mare” che con mano ferma, giusta e paterna, ha guidato la rotta della loro nave e della loro vita. Ultimo esemplare di una Marina che ormai non c’è più. Un pezzo di storia che scompare con lui.
    Con il Presidente Aldo Verdoliva ed il Vice Mario Sicignano del Gruppo stabiese, entrambi ex Sottufficiali già alle dipendenze di Papili, si è deciso, accogliendo le numerose richieste di moltissimi marinai, di istituire per il prossimo anno sociale un memorial day for Ammiraglio Papili a Castellammare di Stabia. Resta solo il rammarico di non aver conosciuto questo grande Marinaio!

    Il 19 maggio 2019 è mancata all’affetto dei suoi cari Luciana de Fusco vedova dell’ammiraglio Franco Papili.
    La città di Castellammare di Stabia, i suoi marinai, marittimi e pescatori, si uniscono nel dolore per la perdita di questa Nobil Donna tanto amata in vita dal marito, dai familiari e dai marinai per sempre…
    I funerali si sono celebrati il 20 maggio 2019, alle ore 15.30, presso la Parrocchia del Carmine di Castellammare di Stabia.
    Noi, i vostri ragazzi, vogliamo ricordare Luciana e Franco, così.

    Franco Papili 
    di Egidio Alberti

    Anni fa gli amici Ezio Pancrazio Vinciguerra e Antonio Cimmino pubblicarono in ricordo dell’ammiraglio Papili, “salpato per l’ ultima missione il 28 agosto 2009”, un bellissimo articolo su LA VOCE DEL MARINAIO.

    Avendo trovato nel mio archivio una bellissima foto che mi ritrae a bordo di Nave San Giorgio, io ero Comdinav 3, in visita ad Ancona, dove Papili era Maridipart, ho pensato di farne la rievocazione per ricordarlo agli amici che l’ hanno conosciuto.

    Il corso Papili (ALBATROS) entrò in Accademia nel 1948 e fu il primo corso dopo la guerra a fare 4 anni di Accademia anziché 3.
    Di conseguenza il mio corso OCEANICI, entrato in accademia nel 1950, nei primi due anni ebbe a che fare con gli Aspiranti della terza e quarta classe (corsi ALBATROS ed ALISEI).

    Papili era specializzato in Artiglieria come il sottoscritto per cui le nostre esperienze a bordo su navi diverse sono state le stesse.
    Ciò che ammiravo in lui era la sua cultura sulle navi e i loro comandanti di qualsiasi epoca della Marina per cui si divertiva a ” SPIVOLARE” i giovani ufficiali,compreso il sottoscritto, su questi argomenti.
    CIAO FRANCO TI HO SEMPRE AMMIRATO E VOLUTO BENE….R.I.P.
    BUONA GIORNATA A TUTTI GLI AMICI

    Franco Papili
    di Gerardo Fabiano

    Voglio raccontarvi una piccola esperienza vissuta a bordo. Correva l’anno 1986 ed ero da poco stato trasferito da La Spezia (imbarcato) al Marinalles di Ancona in tabella O.I. in attesa di imbarcare su una nuova UU.NN. che la M.M.I. si stava facendo costruire. Ho avuto l’onore di conoscere quasi tutta la classe degli MM.TT.CC. perché erano ancora in fase di costruzione nell’arsenale di Ancona. Nell’attesa che fosse pronto la nave dove dovevo imbarcare, mi fecero un Temporaneo Imbarco su una di queste imbarcazioni già pronte ma non ancora consegnate alla M.M.I.(se ricordo bene si chiamava all’epoca M.T.C. 1013).
    Era la notte del 31 dicembre e fuori c’era una nebbia fitta da non riuscire a vedere oltre una decina di metri. Come si può immaginare, eravamo tutti in quadrato marinai a festeggiare l’arrivo del nuovo anno e mancava più o meno un quarto d’ora alla mezzanotte. A un certo punto, la guardia mi chiama e mi dice di andare a poppetta perché c’era un tizio che mi cercava. Mi alzai e mi recai a vedere chi era e cosa voleva. Mi ritrovai difronte una persona in borghese che stava sulla banchina vicino alla scaletta d’ingresso. Lo guardai e mi disse: non mi stai riconoscendo?…la guardia non era al suo posto (faceva avanti e indietro dal corpo di guardia sia per il freddo che per brindare con noi). A quel punto si presentò: sono l’Ammiraglio Papili…
    In quel momento mi sono congelato e già mi vedevo consegnato, il giorno dopo, un bigliettino giallo con una bella punizione. Invece mi consegnò una bottiglia di spumante con il suo nome e si congedò dicendomi di tenere gli occhi aperti e di non lasciare il corpo di guardia da solo. E’ stata un’esperienza unica che oggi ricordo con nostalgia. R.I.P. grande Ammiraglio.

    Promozioni
    Guardiamarina 29.9.1951
    Sottotenente di Vascello 29.1952
    Tenente di Vascello 1.1.1956
    Capitano di Corvetta 1.1.1963
    Capitano di Fregata 31.12.1967
    Capitano di Vascello 1.1.1974
    Contrammiraglio 31.12.1979
    Ammiraglio di Divisione 22.1.1983
    Ammiraglio di Squadra16.12.1985

    Onorificenze
    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana
    Medaglia Mauriziana al Merito di 10 lustri di carriera militare
    Medaglia d’Oro per lunga navigazione nella Marina Militare (20anni)
    Croce d’Oro con stelletta per anzianità di servizio (40anni)
    Croce Commemorativa per Missioni di Pace (Libano)

    Franco Papili
    di Sergio Ben

    Lo ricordo, una volta, credo nel lontani anni ’70 o giù di lì, stavo rientrando dalla franchigia a bordo del incrociatore Caio Duilio ormeggiato a Taranto quando, davanti a me vedevo un sacco di marinai e non  fermi sul attenti. Osservando bene c’era una figura avvolta in un mantello scuro che fermava tutti quelli che non lo salutavano militarmente e li faceva stare fermi in piedi per punizione.
    Ricordo di Lui un altro succoso episodio: ero in temporaneo imbarco sul Vittorio Veneto con tutti i componenti giovani della radio di nave Audace per fare un aggiornamento professionale da Radiotelegrafista dato che da lì, a pochi mesi, l’Audace sarebbe stato operativo. In quel periodo volevo una licenza così mi mandarono con la richiesta dal comandate Papili.

    Aspettando fuori dalla porta bussai ed osservai che la luce al di sopra della porta era rossa quindi non potevo entrare. Aspettai, aspettai non so per quanto tempo, poi improvvisamente si accese la luce verde così entrai. Salutai e incominciai a fare la mia richiesta prima ancora di riuscire a finire alzò una paletta con su scritto “pazzia!” Cercai di obiettare ma mi fece vedere un altra paletta con scritto “Fuori!” Così me ne andai sconsolato. Però dopo alcuni giorni venni chiamato dall’ufficiale TLC che mi informò della approvazione della mia licenza.
    Personaggio enigmatico il comandante Papili ma voluto bene dai marinai.

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    Dante Daniele

    di Pietro Serarcangeli (*)

    Il 2 aprile 2016, il Maresciallo di 1^ classe furiere “Z”, Dante Daniele, colpito da una tremenda patologia causata dall’esposizione prolungata all’amianto, salpava per la Sua ultima missione, lasciando nel dolore l’amata consorte e la sua Famiglia.
    Coloro che hanno avuto il privilegio di conoscere Dante, lo ricordano con affetto e commozione, per la sua disponibilità e per il rispetto che nutriva per i suoi colleghi.
    Riposa in Pace caro Dante.
    Noi Ti ricorderemo negli anni a venire.

    Si consiglia la lettura del seguente link
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2015/08/pratica-amianto-le-daremo-tutta-lassistenza-possibile/


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    Angiolo Ricci

    di Pietro Serarcangeli (*)

    Il 3 aprile 2019, il Maresciallo di 1^  classe meccanico, Angiolo Ricci, dopo aver contratto la più tremenda delle patologie dovuta all’esposizione all’amianto, salpava per la sua ultima missione lasciando, nel dolore, la sua famiglia.
    Angiolo era il classico “Toscanaccio” sempre allegro, buontempone, al quale piaceva la compagnia degli amici e con i quali piaceva passare le giornate. Con Angiolo eravamo stati imbarcati sulla nave  Castore, per un periodo di tempo e, la sua Amicizia, si era protratta nel tempo. E’ stata una grave perdita…
    Ciao Angiolo, riposa in pace tra le braccia di Nostro Signore, ovunque Tu sia.

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