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Giorgio Pruneri (Grosio, 25.11.1862 – 2.12.1938)

di Giorgio Gianoncelli

È di Grosio il Generale Ispettore del Genio Navale protagonista per lunghi anni nelle costruzioni navali italiane. Dott. Ing. Giorgio Pruneri Cavaliere di Gran Croce

Giorgio Pruneri è originario di Grosio dove nasce il 25 novembre 1862 da Stefano e Maria Pruneri. Il padre, Conte Stefano, è titolare di un’azienda artigianale per la fusione e la produzione di campane nel Comune di Grosio e per dare continuità, tecnologia e crescita commerciale all’azienda, avvia i gli allo studio tecnico-scientifico; oltre a Giorgio ci sono altri due gli di qualche anno maggiori e il più giovane, Giorgio, dopo il Liceo Ginnasio che frequenta a Sondrio con ottimo profitto, si trasferisce a Milano dove, al Politecnico, nell’anno 1888 consegue il Diploma di Laurea in Ingegneria Civile.
Forse il neo Ingegnere, per entrare in una dimensione diversa rispetto alla stretta gola delle montagne, sente la necessità di allargare l’orizzonte, anche perché già i due fratelli prima di lui s’interessano dell’azienda paterna; pertanto, subito dopo il corso di Laurea in ingegneria civile si iscrive al Primo Dipartimento Marittimo Nazionale e frequenta un corso di perfezionamento alla Regia Scuola Navale di Genova, dove, nel 1889 consegue il Diploma di Laurea in Ingegneria Meccanica e Navale.

Così il giovane Pruneri lascia le campane al padre e ai fratelli e le montagne ai montanari per iniziare la carriera di tecnico navale al servizio della Regia Marina, e come ombra silenziosa oltre i rumori di guerra e i tumulti della politica, il neo Ingegnere Navale, passo dopo passo raggiunge il massimo grado militare possibile.
Nel primo periodo dell’impiego presso l’Arsenale marittimo militare, il Corpo del Genio Navale della Regia Marina non è ancòra istituito militarmente, i tecnici sono civili e il giovane Ingegnere inizia ad operare come tecnico civile nell’Ufficio studi e progettazioni presso l’Arsenale Militare di La Spezia, alle dirette dipendenze del Direttore Generale Ing. Giacinto Pullino.1
Correva l’anno 1890 e in quell’Ufficio erano appena iniziati i piani di studio per il primo sommergibile sperimentale dell’Armata navale italiana, quindi Giorgio Pruneri si trova a fianco del maggior progettista di battelli subacquei del momento che si avvale di collaboratori d’alto livello tecnico – scientifico.
La costruzione del primo sommergibile sperimentale italiano si sviluppa e termina nella massima segretezza dopo sue anni di lavoro, e per ingannare gli spioni dei servizi segreti delle potenze militari straniere non è varato da un normale scalo d’alaggio, ma è calato in mare con una grossa gru allo stesso modo di una qualsiasi bettolina ed è chiamato “Defino” per la somiglianza al simpatico Cetaceo (2).

Il giovane Pruneri segue tutte le fasi evolutive dell’Ufficio progetti della nuova arma subacquea e rafforza in tal modo il suo bagaglio tecnico. All’arsenale di La Spezia rimane per molti anni, spesso è inviato tra Francia e Inghilterra per acquisire da quelle potenze militari nozioni tecniche per l’evoluzione delle unità navali, compito che svolge con la diligenza tipica del suo carattere, taciturno e determinato; Giorgio Pruneri è uomo di poche parole, non è appariscente ma concreto nei fatti.
Nell’anno 1902 è nominato vice Direttore dell’Ufficio costruzioni navali, sempre come Tecnico civile e mantiene l’incarico no al 1907; nel contempo (1905), è istituito l’ordinamento dei Corpi Tecnici della Regia Marina e Giorgio Pruneri diventa un soldato, Maggiore del Corpo del Genio Navale.

Nel 1906 all’Arsenale spezzino scoppia un grosso scandalo di corruzione negli appalti per le costruzioni navali ma implicati sono solamente gli uffici amministrativi, l’Ufficio progettazioni con i suoi dirigenti è estraneo e lontano dai fatti, il neo Maggiore del Genio Navale non viene sfiorato anche se rimane un po’ scosso dagli strani avvenimenti.
Pruneri è oramai personalità preminente ed è la persona che garantisce allo Stato Maggiore l’evoluzione tecnica e l’efficienza militare delle unità d’impiego, pertanto è chiamato a Roma per reggere la divisione del Genio Navale e poi inviato negli U.S.A. dove rimane per tre anni come assistente all’addetto navale e per acquisire nuove nozioni tecnico – scientifiche.
Al rientro dirige diversi Uffici e per la guerra Italo-Turca del 1911 è al Ministero per reggere l’Ufficio Generale delle Costruzioni navali. Rimane al Ministero per tutta la durata della guerra e si guadagna un Encomio Solenne. È questo un periodo in cui l’Europa è in subbuglio, scalpita la Russia verso i Balcani, scalpitano Francia e Inghilterra che vogliono tutto e impedire tutto a tutti; L’Austria-Ungheria che domina nei Balcani resiste alle pressioni e conta sull’alleanza di Germania e Italia per effetto del trattato sottoscritto nel 1882 chiamato Triplice Alleanza.
Il 28 giugno1914 nella città di Serajevo in Bosnia, un serbo nazionalista uccide l’erede al trono d’Austria Francesco Ferdinando e la moglie Sofia. Sono i primi colpi sparati della Grande Guerra che esplode un mese dopo, il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia. Da quel momento è un susseguirsi di dichiarazioni di guerra tra le Nazioni europee. L’Italia mantiene e vuole mantenere la neutralità nel rispetto del trattato della Triplice che prevede l’intervento di difesa e non per aggressione alle altre Nazioni, ma con il passare dei mesi Francia e Inghilterra con promesse allettanti, che alla fine del conflitto complice gli U.S.A. tradiscono, riescono a coinvolgerla; il 3 maggio1915 l’Italia rompe gli accordi della Triplice Alleanza e il 24 dello stesso mese entra in guerra contro gli ex alleati, Germania e Austria – Ungheria.
Giorgio Pruneri nel primo periodo della crisi europea è Colonnello del Genio Navale e poiché il rullo dei tamburi di guerra arriva da Nord-Est, è destinato all’Arsenale di Venezia per continuare lo studio e le costruzioni delle insidiose armi navali iniziato nell’Arsenale di La Spezia.
Capo di Stato Maggiore della Regia Marina è l’Ammiraglio Paolo Thaon di Revel. Egli è portatore della dottrina per l’utilizzo delle piccole, aggressive e veloci unità, convinto che: “per la guerra navale su mari ristretti come l’Adriatico non serve la grande nave da bat-taglia.3
Giorgio Pruneri sicuro delle sue capacità professionali dirige le operazioni di progettazione da par suo e la Regia Marina, con i M.A.S. 4 usciti dai cantieri navali S.V.A.N.5 di Venezia e Orlando di Livorno, affidati ad audaci Marinai, può vantare di essere stata decisiva per metter in ginocchio le Forze Armate austro-ungariche e tedesche, dopo aver tagliato loro i rifornimenti dal mare con quei… gusci di noce.

Nei primi anni di Venezia Giorgio Pruneri cura anche lo studio iniziato a La Spezia per i mezzi d’assalto nei porti e nascono il “Grillo”, la “Locusta”, la “Cavalletta” e la “Pulce”, mezzi che assomigliano a dei carri armati naviganti, con cingoli per arrampicare e valicare le reti di protezione nei porti, mezzi pesanti e poco manovrabili, l’equipaggio è composto da tre uomini. Solamente il “Grillo” ottiene un parziale successo con il superamento di ben quattro reti di sbarramento su cinque nel porto di Pola, ma la missione fallisce prima dell’ultima rete perché, individuato il pericolo dalla guardia di bordo, è attaccato con raffiche di mitraglia e spezzato in due tronconi da una cannonata. A fine guerra i due tronconi sono recuperati su una banchina del porto di Pola e destinati al Museo Navale di Venezia. Questi mezzi sono i precursori dei più moderni S.L.C. (maiali) impiegati con successo nella seconda guerra mondiale.
Per l’impegno profuso alla Direzione dell’Arsenale sul teatro di guerra, il Colonnello Giorgio Pruneri si guadagna la promozione a Maggior Generale del Genio Navale con decorrenza 16 novembre 1917.
Le principali virtù del Generale originario di Grosio si esprimono oltre la professionalità e nel carattere silenzioso, rispettoso dei ruoli anche nel riguardo dei suoi colleghi parigrado e dei dipendenti, “ma ha più l’aspetto di un Vescovo missionario che vuole diventare santo che non di un Generale con ruolo di comando e marziale, che incute timore al solo sguardo e nella sua intima semplicità, indossa l’uniforme con stile solenne dell’uomo di classe.”(Paolo Pruneri).
Giorgio Pruneri, oltre ad essere tenuto in gran considerazione dal Capo di Stato Maggiore Paolo Thaon di Revel, stringe rapporti con Gabriele D’Annunzio e Costanzo Ciano, animatori roboanti della guerra aereo navale e con tutti gli operatori dei mezzi d’assalto come il Capitano di Corvetta Luigi Rizzo, ma il Generale, che è un vero Generale gentiluomo li chiama… “I miei amati superiori” e non per ironia, ma per vera convinzione.
Terminate le ostilità con la promozione al grado superiore, il neo Maggiore Generale del Genio Navale è richiamato a Roma come Vice Presidente della Commissione per l’esame dei progetti delle costruzioni navali, non solamente militari, ma anche commerciali ed è questo il giusto luogo che per età, grado militare e professionalità gli compete.
Nel periodo di questo incarico sovrintende allo studio dei grossi traghetti della Ferrovia dello Stato “Scilla” e “Cariddi” che entrano in servizio sullo stretto di Messina per il traghettamento dei convogli ferroviari dal Continente all’Isola e viceversa, infine alla progettazione del Rex, transatlantico di 51.000 t. che per tecnica avanzata e architettura navale mette invidia alle grandi potenze marittime commerciali europee.
Sono questi gli anni in cui le tuonanti iniziative di Gabriele D’Annunzio e ancòra di più quelle del fascismo, mettono in subbuglio tutta la Nazione e anche l’Europa; l’unico a vivere al centro della bufera senza essere travolto, pare proprio Giorgio Pruneri che, raggiunto il massimo grado di Generale Ispettore, continua nella sua opera di Tecnico – studioso senza lasciarsi prendere dalla foga per agganciarsi a questo o quel potente (o prepotente) politico per qualche personale vantaggio.
Di questo Generale della Regia Marina da Guerra hanno gran rispetto sia Vittorio Emanuele III, sia Mussolini, proprio nei momenti della loro tumultuosa reggenza del potere. Sia l’uno sia l’altro non tentano di macchiare l’alta virtù morale dell’aristocratico Generale del Genio Navale calato dal cuore delle Alpi; per l’alta considerazione in cui è tenuto, il Re vuole conferirgli l’alta onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Militare dei Savoia, Giorgio Pruneri schivo anche alle alte onorificenze garbatamente declina l’offerta e la proposta è rimasta in “pectore” al Sovrano; invece apprezza l’interessamento di Mussolini presso il Ministro della Marina Costanzo Ciano, per la fondazione di un Istituto in soccorso dei reduci di un reparto militare chiamato “Quirita”, da lui sostenuto.
Nell’anno 1923 il Generale Ispettore del Genio Navale dopo 33 anni d’intenso e silenzioso lavoro, al compimento del sessantunesimo anno d’età lascia il servizio attivo e passa nella riserva; ritorna a vivere nel palazzotto del padre nell’antico borgo di Grosio da dove era partito in giovane età, gode della presenza di numerose nipoti e un nipote che gli tengono compagnia e si aspettano dall’importante zio marinaio chissà quali storie di navigazioni sui mari del globo. Niente di tutto questo, il nobile zio, dall’alto del suo carattere signorile, non fa altro che impegnare le nipoti allo studio di quanto può interessare alla vita femminile e il nipote Giorgio Paolo a seguire le sue orme almeno fino al Diploma di Laurea. Giorgio Paolo Pruneri diventa ingegnere meccanico, non seguirà la carriera militare dello zio, ma si farà onore quale Tecnico di levatura internazionale.
Lo zio è l’esempio naturale di signorilità nel lavoro e nel rispetto delle persone tutte, indipendentemente dalla posizione sociale.
Il Generale della Riserva ogni tanto è chiamato per importanti decisioni da prendere su nuove progettazioni di naviglio in genere, quindi fa il pendolare da Grosio a dove lo chiamano, questo è il segno dell’alta considerazione in cui è tenuto.
Il Generale Ispettore del Genio Navale Conte Giorgio Pruneri muore a Grosio, borgo alpino poco lontano dal massiccio dello Stelvio il 2 dicembre 1938 e nel cimitero di quella località le sue spoglie di Marinaio riposano nel silenzio dei… monti.
Giorgio Pruneri senza forzare la volontà, senza squilli di trombe, senza altisonanti appariscenze, è uno tra i tanti uomini che hanno reso onore alla propria terra, il suo Comune d’origine gli ha tributato gli onori del caso e dedicato una via.

Ufficiali Inglesi in visita al Comando Navale di Venezia, al centro l’alto UfFIciale Inglese, alla sua sinistra l’Ammiraglio Thaon Di Revel, alla sua destra il Generale del G.N. Giorgio Pruneri.

Note
1. Giacinto Pullino
Generale Ispettore del Corpo del Genio Navale nasce ad Alba l’anno 1837. Laureato in Ingegneria Navale inizia la carriera con l’impiego civile nella Regia Marina Sarda. Con l’unità d’Italia assume la Direzione generale delle costruzioni navali della Regia Marina Nazionale.
Giacinto Pullino lascia il servizio per limiti d’età con il massimo grado militare e molte ricompense per la lunga e proficua
attività a favore dello sviluppo navale militare e mercantile; muore a Baldissero Canavese l’anno 1898.

2. Delfino: Sottomarino sperimentale. Cantiere: Arsenale militare di La Spezia. Impostazione: 1892 – Calato in mare 1892.

3. Verso la fine del XIX secolo Francia e Italia si disputano il dominio del Mediterraneo con l’Inghilterra terzo invadente e fastidioso incomodo.
La teoria strategica della Marina francese allo scopo prevede lo sviluppo di piccole unità insidiose capaci di infastidire le grosse unità corazzate, teoria non condivisa dal Ministro della Regia Marina Ammiraglio Benedetto Brin, che preferisce le corazzate.
Nel 1888 la Marina francese vara un piccolo sottomarino sperimentale e la Regia Marina capisce l’importanza di tale insidiosa arma per il controllo del Mediterraneo.
Subito il Ministro dispone la costruzione di un sottomarino per la Regia Marina, l’incarico della progettazione è affidato al Direttore generale del Genio Navale Giacinto Pullino che nell’Arsenale militare di La Spezia organizza l’Ufficio di progettazione e sperimentazione del battello.
Dell’iniziativa è necessario mantenere la massima segretezza e a tale scopo il battello non è varato secondo le norme d’uso ma calato in mare con una grossa gru, come una qualsiasi bettolina, e ancòra oggi non si conoscono le date dell’impostazione e della messa in mare.
Alla sperimentazione il battello presenta le seguenti caratteristiche:
Lunghezza fuori tutto m 23,20
Larghezza massima m 2,90
Dislocamento: 98 t in superficie – 108 t in immersione.
Propulsore: motore elettrico di 65 Hp, – velocità: 2 nodi in immersione, – 6 nodi in superficie. Armamento: n. 1 tubo lanciasiluri da 370 mm
Quota operativa m 32.
Equipaggio: 1 ufficiale, 2 sottufficiali, 4 comuni.
Terminate le prime valutazioni, il Generale Pullino lascia l’incarico per raggiunti limiti di età; l’Ufficio è affidato al Maggiore del Genio Navale Cesare Laurenti.
La sperimentazione del Battello continua con l’imbarco di un motore a benzinai di 130 hp e da sottomarino diventa sommergibile, è dotato del periscopio a rifrazione e della bussola giroscopica, prime apparecchiature nel panorama dei sommergibili delle potenze navali.
Nel corso delle sperimentazioni la Regia Marina inizia la costruzione di numerosi sommergibili con l’applicazione delle risoluzioni del Delfino.
Nel 1904 il Delfino è trasferito a Venezia e partecipa alla I Guerra Mondiale con 44 missioni di agguato difensivo foraneo, il 29 settembre 1918 è radiato dal naviglio militare e demolito.

4. M.A.S. = Inizialmente “Motobarca Armate Silurante”, poi “Motobarca Anti Sommergibili”, infine “Motoscafo Armato Silurante”con il motto: (Memento Audere Sempre).

5. SVAN = Società Veneziana Automobili Navali.

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