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21.6.1923, entra in servizio regia nave Curtatone

a cura di Carmine Spronelli

…costruita nei cantieri Orlando di Livorno, entrata in servizio il 21.6.1923.
Affondata il 20.5.1941 da una mina al largo del Pireo.

Alle 13 del 20 maggio 1941, mentre era in corso l’invasione tedesca di Creta, la Curtatone (al comando del capitano di corvetta Serafino Tassara) salpò dal Molo Trumpas del Pireo  diretta a Laurio: suo incarico era rimpiazzare la torpediniera Sirio, che, assegnata alla scorta di un convoglio di caicchi diretti a Creta (precisamente, a Maleme) con truppe tedesche di rinforzo, era dovuta riparare a Lero a causa di un’avaria ad un’elica.
Alle 13.13 la nave superò le ostruzioni del Pireo, seguita a breve distanza da un’altra torpediniera, la Sagittario, salpata contemporaneamente ed avente un compito simile. Una volta uscite dal porto, le due navi assunsero la rotta per le rispettive destinazioni. Era una bella giornata soleggiata sull’Egeo, tanto da poter far dimenticare per un attimo i mille pericoli della guerra.
Ma la Curtatone non raggiunse mai i caicchi da scortare. Dopo soli cinquantasette minuti di tranquilla navigazione, alle 13.51, la torpediniera saltò improvvisamente in aria nei pressi dell’isola di Phleva. Era finita su un campo minato greco (posato tra Tourlos e Phleva nell’ottobre 1940), urtando una delle mine: l’incidente fu in seguito attribuito ad un errore di navigazione, a causa del quale la Curtatone non aveva seguito con esattezza la rotta di sicurezza.
La Sagittario, che si trovava a due miglia di distanza ed aveva assistito all’esplosione (al momento dell’esplosione la Curtatone era a due miglia al traverso a dritta della Sagittario), accorse subito sul posto, fermandosi prudenzialmente ad un miglio di distanza (il suo comandante aveva correttamente ritenuto che la Curtatone fosse finita su un campo minato), e mise a mare le proprie imbarcazioni per il recupero dei naufraghi. Anche gli artiglieri tedeschi delle batterie costiere di Phleva misero subito a mare alcune barche, con le quali accorsero immediatamente sul posto.

Scrisse Vero Roberti, giornalista allora imbarcato sulla Sagittario come corrispondente di guerra, nel suo libro “Con la pelle appesa a un chiodo” (nella cui prefazione Roberti rievocò proprio l’affondamento di questa nave): “Il sole caldo mi fa dimenticare la guerra. Ma è solo per un attimo. (…) guardo col binocolo l’isola di Phlevas sulla nostra dritta. Sul verde delle sue macchie si staglia la Curtatone. Ma, all’improvviso, scoppia crudelissima la guerra. La Curtatone salta in aria. In pochissimi secondi la “due pipe” è avvolta di fumo denso e grigio che sale e si allarga vorticosamente. L’isola verde scompare e così la Curtatone che cola a picco. Sono le 13.51. Ci giriamo sulle macchine e ci avviciniamo al punto del naufragio. Fermi ad un miglio dalla nuvola di fumo. I suoi vortici si sono placati. Si teme che la Curtatone sia saltata su una mina. Una mina alla deriva o un banco di mine? È colata a picco, sventrata. Affiorano i relitti sotto il fungo di fumo che si dirada. Le nostre imbarcazioni dirigono al salvataggio dei naufraghi”.
Le imbarcazioni della Sagittario e le barche degli artiglieri tedeschi recuperarono 22 superstiti, molti dei quali feriti, qualcuno moribondo. Il comandante in seconda della Curtatone, tenente di vascello Emanuele Atanasio, non volle essere salvato dalle lance della Sagittario finché queste non ebbero recuperato tutti i suoi uomini dal mare; alla fine fu tratto in salvo anche lui e portato sulla Sagittario, nudo e completamente coperto di nafta. Disse di non aver bisogno di nulla, si preoccupò solo per i suoi uomini; raccontò che la Curtatone aveva urtato la mina a centro nave ed era affondata in pochi secondi, spezzandosi in due. Lui si era salvato perché si trovava a poppa.
I feriti erano coperti di nafta e di sangue, ma mantenevano la calma; un marinaio, cui un pezzo di lamiera aveva amputato un piede, si stringeva il polpaccio e svenne, per il troppo sangue perso, a bordo della lancia che l’aveva recuperato. Roberti gridò di mettergli un laccio, ed un marinaio della Sagittario fermò l’emorragia con la sua cintura.
Alle 15.05 sopraggiunsero il posamine Rovigno ed un rimorchiatore, diretti alla ricerca di un motoveliero in avaria; il comandante della Sagittario, capitano di fregata Giuseppe Cigala Fulgosi, ordinò al rimorchiatore di proseguire nella sua missione, ed al Rovigno di prendere a bordo i naufraghi recuperati dalla sua nave e portarli al Pireo.
Alle 15.40 arrivarono anche alcuni MAS; Cigala Fulgosi ordinò loro di continuare le ricerche, per cercare eventuali altri superstiti fino a quando non fosse stato certo che non ve ne fossero altri.
Quando alle 16 la Sagittario riprese a bordo le proprie imbarcazioni, dovettero essere lavate con le manichette; il nostromo trovò il piede del marinaio che l’aveva perso. Quando il piede fu chiuso in un sacco zavorrato da un ferro e gettato in mare, i gabbiani gli si avventarono sopra come impazziti.
Mentre la Sagittario, dopo aver recuperato tutti i naufraghi che aveva trovato ed averli trasferiti sul Rovigno (alcuni, al momento di lasciare la Sagittario, dissero a Cigala Fulgosi: “Comandante, vendicateci!”), riprendeva la navigazione verso Milo, dal Pireo fu fatto uscire anche un rimorchiatore, che a sua volta prese parte al salvataggio.
Nonostante la celerità dei soccorsi, soltanto 34 membri dell’equipaggio della Curtatone (secondo i libri dell’USMM; i diari del comando tedesco dell’Egeo dell’epoca parlano però di soli 29 sopravvissuti) furono salvati: gli altri 94 (5 ufficiali, 16 sottufficiali e 73 tra sottocapi e marinai), tra cui il comandante Tassara, erano affondati con la nave. Altri due sarebbero in seguito deceduti per le ferite riportate.

In ricordo di
Rocco Accogli, marinaio, disperso
Emanuele Aicardi, marinaio cannoniere, disperso
Angelo Andreula, marinaio fuochista, disperso
Silvio Apriliano, sottocapo fuochista, disperso
Cosimo Arilli, marinaio fuochista, disperso
Antonio Balbiani, marinaio fuochista, disperso
Vittorio Bargoni, secondo capo radiotelegrafista, disperso
Ezio Barulli, marinaio infermiere, disperso
Urbano Bellemo, marinaio, disperso
Antonio Berardi, marinaio fuochista, disperso
Romano Bertetti, sottocapo silurista, disperso
Pietro Bertoli, marinaio cannoniere, disperso
Vittorio Brancaccio, marinaio, disperso
Rinaldo Broccini, sottocapo meccanico, disperso
Salvatore Calabrò, marinaio, disperso
Salvatore Cammarreri, marinaio, disperso
Corrado Carabellese, marinaio, disperso
Alfio Carciotto, marinaio fuochista, disperso
Alvaro Cardini, marinaio fuochista, disperso
Carlo Carena, sergente cannoniere, disperso
Guglielmo Carrieri, marinaio fuochista, disperso
Francesco Cavalieri, marinaio elettricista, disperso
Cesare Cavenago, sottocapo segnalatore, disperso
Santo Chessa, guardiamarina, disperso
Marcello Cobalti, marinaio cannoniere, disperso
Narciso Codiglia, capo elettricista di seconda classe, deceduto
Fortunato Colasante, capitano CREM, disperso
Antonio Coluccia, secondo capo meccanico, disperso
Lorenzo Cori, marinaio cannoniere, disperso
Antonio G. Corsini, sottocapo cannoniere, disperso
Giuseppe Dettori, marinaio meccanico, disperso
Alfio Di Stefano, marinaio, disperso
Agostino Donnianni, marinaio cannoniere, disperso
Amelio Ducceschi, sergente radiotelegrafista, disperso
Alfonso Esposito, marinaio, disperso
Edgardo Falsino, marinaio, deceduto
Otello Ferrari, secondo capo meccanico, disperso
Pietro Figliola, marinaio cannoniere, disperso
Pasquale Finamore, marinaio torpediniere, disperso
Augusto Fornaciari, marinaio fuochista, disperso
Davide Frascella, marinaio fuochista, disperso
Nicola Frascone, marinaio fuochista, disperso
Pietro Frigato, secondo capo meccanico, disperso
Loris Gatti, sergente specialista in direzione del tiro, disperso
Paolo Grasso, marinaio cannoniere, disperso
Carlo Grossi, marinaio segnalatore, disperso
Giuseppe Grosso, marinaio, disperso
Raffaele Lezza, marinaio fuochista, disperso
Ambrogio Logorio, sottocapo meccanico, disperso
Lorenzo Lo Pinto, marinaio, deceduto in territorio metropolitano il 28.6.1943
Natale Luisi, marinaio, disperso
Giovanni Maggiari, marinaio, disperso
Armando Magni, marinaio furiere, disperso
Amedeo Manassero, sergente meccanico, disperso
Gioacchino Manuri, capo cannoniere di terza classe, disperso
Lorenzo Marra, marinaio fuochista, disperso
Antonio Martincich, marinaio silurista, disperso
Cesare Martini, aspirante guardiamarina, disperso
Girolamo Marzano, marinaio elettricista, disperso
Giovanni Mazzitelli, marinaio motorista, disperso
Leonardo Meneghello, marinaio fuochista, disperso
Cataldo Minieri, marinaio cannoniere, disperso
Salvatore Musella, marinaio, disperso
Attilio Nespoli, capo silurista di terza classe, disperso
Felice Paltro, marinaio fuochista, disperso
Ladonea Salvatore Parancandolo, marinaio, deceduto in Grecia per le ferite il 31.5.1941
Salvatore Passamante, marinaio fuochista, disperso
Angelo Piccardo, marinaio, disperso
Domenico Pietragalla, secondo capo S. D. T., disperso
Giovanni Piga, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Adalgiso Piombo, capo meccanico di terza classe, disperso
Francesco Pirelli, marinaio, disperso
Italo Portieri, sottocapo cannoniere, disperso
Attilio Ragni, marinaio cannoniere, disperso
Giovanni Raiconi, sottocapo furiere, disperso
Antonio Raimondi, marinaio cannoniere, disperso
Arnolfo Rapini, marinaio meccanico, disperso
Luigi Reale, marinaio cannoniere, disperso
Paolo Antonio Renna, marinaio, disperso
Odillo Rossati, marinaio fuochista, disperso
Antonio Ruzzi, marinaio cannoniere, disperso
Mauro Sabatiello, marinaio, disperso
Ettore Scarso, marinaio furiere, disperso
Osvaldo Schimscha, marinaio segnalatore, disperso
Virginio Scuncia, marinaio fuochista, disperso
Corrado Soriani, marinaio fuochista, disperso
Emanuele Spano, secondo capo segnalatore, deceduto
Giuseppe Sposari, marinaio segnalatore, disperso
Milos Tugomiro Srebrnic, marinaio radiotelegrafista, disperso
Serafino Tassara, capitano di corvetta (comandante), disperso
Silvio Tizi, sergente meccanico, disperso
Francesco Tomasini, marinaio cannoniere, disperso
Francesco Visincaro, sergente meccanico, disperso
Enrico Walmarin, guardiamarina, disperso
Antonio Watson, marinaio radiotelegrafista, disperso
Mario Zunico, marinaio cannoniere, disperso

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