Il monumento ai Caduti del mare di Augusta

di Francesco Carriglio

http://www.augusta-framacamo.net/monumenti-cmare.asp

Nel 1980 il Comune di Augusta ha fatto erigere un monumento, su progetto dell’ing. Tullio Marcon, nella piazzola antistante il Rivellino, a limite del primo ponte, ed è stato dedicato a tutti i Caduti del mare.
L’opera è una struttura marmorea poligonale, con una nicchia centrale, al cui interno è collocato un tratto di lamiera dello scafo appartenente al sommergibile Sciré della Regia Marina, affondato durante la seconda guerra mondiale. Sul lato destro in basso, quasi all’altezza del secondo scalino, vi è collocata con delle staffe e resa solida alla struttura una piccola ancora del tipo Danforth a marre rinforzate in uso alla Marina Militare Italiana.


E’ doveroso ricordare che il regio sommergibile Sciré / Serie 600 – Adua, al cui comando vi era il Capitano di Corvetta Bruno Zelik, come riportato nella documentazione in possesso alla Marina Militare Italiana, a seguito dei seri danneggiamenti subiti da alcune bombe di profondità lanciate dalla corvetta HMS Islay e da batterie costiere, affondò il 10 agosto 1942, in prossimità di Haifa nella costa israeliana. Nel 1960 fu effettuato un primo tentativo di recupero del personale ad alcune componenti del sommergibile che era adagiato su un fondale sabbioso a 35 metri di profondità. Questo tentativo non andò a buon fine a causa delle forti correnti; il secondo tentativo di recupero fu realizzato il 28 settembre 1984 con l’ausilio della nave appoggio Anteo della Marina Militare che consentì ai sommozzatori di riportare alla luce 42 salme dei 49 componenti l’eroico equipaggio, permettendo così ad essi una degna sepoltura nel Sacrario ai Caduti d’oltremare di Bari.

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3 risposte a Il monumento ai Caduti del mare di Augusta

  1. Francesco Ortega dice:

    R.I.P.

  2. Idamo Rossi dice:

    potete pensarla come volte, per me il più sentito, bello dei monumenti ai caduti del malre è quello di Licata

  3. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Ciao Idamo Rossi sicuramente nel profondo messaggio della lapide e di quella stupenda poesia

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