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Pietro Micca – La storia di un sommergibile italiano (Mario Marangi)

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

Il libro di Mario Marangi  racconta la storia del regio sommergibile Pietro Micca costruito nei cantieri Tosi di Taranto, consegnato alla Regia Marina il 1° ottobre del 1935. Il suo motto era: “fino al sacrifico”. Nelle intenzioni del progettista era un battello predisposto essenzialmente per operare negli oceani ma all’occorrenza, idoneo anche alla posa di mine ed al trasporto materiali. Il progetto si rivelò rispondente alle esigenze della Marina negli anni ’30 ma troppo costoso.

Le sue caratteristiche tecniche erano le seguenti: carena a doppio scafo parziale (cosiddetto tipo “Cavallini”): un dislocamento di 1967 in immersione e 1567 in superficie; lungo 90,31 metri, largo 7,70 e con un pescaggio di 5,3 metri; poteva immergersi ad una massima profondità di 100 metri; l’apparato motore era costituito da motori diesel di 3000 cavalli (in superficie) e motori elettrici da 1500 cavalli in immersione; la sua velocità era di 15 nodi in superficie e 6,5 nodi in immersione; l’armamento subacqueo era costituito da 4 tubi lancia siluri da 533 a prora e 2 a poppa; l’armamento di superficie consisteva in 2 cannoni da 120/45 millimetri e 4 mitraglie a.a. binate da 12,2 mm; trasportava 40 mine da rilasciare in mare. L’equipaggio era formato da 72 uomini di cui 7 ufficiali. Contrariamente ai sommergibili delle altre classi, il Micca, appartenente alla classe Mameli, era un battello noto per la sua robustezza, la buona manovrabilità, la velocità e le buone condizioni di vivibilità interna.

Un libro da leggere perché ”la lettura dei buoni libri è una sorta di conversazione con gli spiriti migliori dei secoli passati”.

Si consiglia anche la seguente lettura
https://www.lavocedelmarinaio.com/2018/07/29-7-1943-la-tragica-fine-del-sergente-francesco-grimaldi-e-del-regio-sommergibile-micca/

 

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