Il Somaro Sumero

di Gaetano Mustica (*)

Non so bene perché, ma ho sempre guardato all’asino, oltre che con simpatia, pure con …stima; e non solo per la sua pazienza e docilità e mitezza, ma anche per la sua aura, oserei dire, di filosofo, o, quanto meno, di pensatore, perché, secondo che a me pare, fra una ordinaria masticata di paglia e una straordinaria di carrube, pensa e, scacciando le mosche automaticamente, senza distogliersi e meditabondo, ragiona e riflette: tanto per dire, sulla boria dei cavalli, la cocciutaggine dei muli, …la boria cocciuta degli uomini, che, protervamente, si credono Domineddio e s’avviano a tornare fango…
Nella mitologia classica, troviamo l’asino consacrato a Priapo, ammesso anche ai misteri di Vesta –avendo, col suo raglio sonoro, svegliato la dea, così evitandole di cadere in un  pericoloso tranello sessuale- e caro a Giove -per averlo aiutato, con le sue grida altisonanti, a vincere i Giganti-, tant’è che il Padre degli Dei, concedendo, agli inizi del suo regno, l’eterna giovinezza agli uomini, mandò loro questo prezioso tesoro caricandolo sul basto dell’asino, senonchè questo, strada facendo, stanco ed assetato (s’era  fra la fine di luglio e i primi d’agosto e si sa che nella Magna Grecia, il caldo si mangia uomini e bestie), si fermò per bere a un ruscello. Epperò, custode della fresca acqua ruscellante fra le rocce, era un serpente malefico, che, visto il somaro allo stremo, per concedergli di bere gli chiese in cambio il prezioso fardello e la stupida bestia …accettò il baratto.
Orbene, nonostante -da allora in poi- la superficiale generalità abbia preso il detto amabile e utile animale come simbolo della stupidità e dell’ignoranza -fors’anche per il suo aspetto dimesso, dimentica che “l’abito non fa il monaco”-, tuttavia, nel mio sentimento e giudizio di lui, e di cui sopra, per certo non sono solo: vedansi l’elogio che ne fece il Buffon e la difesa che ne scrisse il Géné, la sua citazione nella Bibbia, nel Vangelo apocrifo di San Matteo (che si rifà ad Isaia), la sua raffigurazione nella Fuga in Egitto e nell’ingresso di Gesù a Gerusalemme il dì delle Palme e -prima di tutte- la grande considerazione che la bestia intelligente acquistò presso i Sumeri, all’epoca della terza ed ultima dinastia di Ur.

Poiché, pur viaggiando e svolazzando, qua e là in Oriente, col mio tappeto di locomozione spazio-temporale sovrattutto per diletto, pur anche e consequenzialmente, entrando in contatto con la cultura di altri popoli, coltivo l’acculturamento, come e perché privarVi, Amici lettori, di una appresa notizia sensazionale, ancorché non del tutto certa a tutt’ora (ma che, una volta accertata, sine dubio, potrebbe anche cambiare il nostro vocabolario, stante che il termine “somaro” non deriverebbe più dalla “soma” con cui viene caricato l’asino mansueto, ma dal nobile appellativo derivatogli dalla cittadinanza honoris causa conferitagli da quel popolo di antichissima civiltà)?

Trovandomi, dunque, bel bello, or non è guari, a volteggiare su uno dei miei territori preferiti, in cui non solo le pietre squadrate, ma anche i più umili sassi sono intrisi dell’affascinante Millenaria Storia dell’Uomo, che è la Mesopotamia, a un certo punto, inclinando il momento verso l’ora di pranzo, m’avvidi d’avere la gamella vuota, sicché, scartati un paio di abituri isolati, sospinto dall’appetito e circonvoluto da appetitose volute di fumo, planai in una verde valletta della grande valle fra il Tigri e l’Eufrate. E colà, all’ingresso di un’accogliente grotticella, una vecchierella arzilla cucinava un bel pezzo di capretto, lieta ascoltando un concerto d’asini.  Presentatomi, l’anziana donna, rifiutando la mia maldestra offerta di denaro, m’accolse ospitale, invitandomi non solo all’odoroso desco, ma anche alla siesta postprandiale.  Masticando di gusto le teneri carni saporite ed invitato a bere il fresco latte d’asina, così rinfrancato e ringalluzzito dall’amabilità dimostratami dalla vecchia candida di crine e d’anima, divisai (assai curioso, come sono, di luoghi e persone) d’interrogarla garbatamente. Disse di chiamarsi “modestamente” Signorina -vantando di discendere dalla sovrana sumera  Baranamtarra (3000 a.C.), detta, appunto, la  “Signora”- (ecco, compresi, perché non vestiva di pelle d’asino, ma di un fine tessuto morbido e leggermente peloso come la duvetina) e d’essere la padrona della piccola mandria d’asini pregiati che vedevo pascolare lì vicino: quattro bestie della razza di Damasco, i due ciuchini piccoli di Buschir e l’asina bianca di Bagdad.  Anche la somara bianca: “vedi, al suo collo, la medaglietta incisa con le lettere A.B.C.D.”, era d’antichissima nobilissima progenie, vantando come suo capostipite nientemeno che l’Asino Bianco Consigliere del “patesi” Dungi (o Shulgi – 2276 a.C.), ultimo sovrano babilonese della dinastia sumerica di Ur.
Dopo la rinfrancante pennichella, assaporando i datteri zuccherini servitimi amabilmente dalla mia ospite raffinata, esperimentata ormai la gentilezza di Signorina, al tè fragrante di cardamomo, chiesi alla vecchietta di narrarmi dell’uomo forte e prudente, re e sacerdote a un tempo (“patesi”, in una parola)  Dungi e del suo Asino Consigliere.
E Signorina m’accontentò :
– “Dungi estese il territorio conquistato dal padre Ur-Namum, portando il dominio sumero oltre la Mesopotamia, fino agli altipiani della Cappadocia e fino alla costa del Mediterraneo, ma infine gli si oppose  duramente la potenza cretese-minoica. I truci generali trucidatori -vogliosi ancora di razzie per lucrosi saccheggi- spingevano il re a continuare la guerra, ma Dungi -di ben diversa pasta- vedeva i soldati stremati e desiderosi di tornare alle famiglie e non sapeva che fare, quale giusta decisione prendere e se ne stava cogitabondo nella sua tenda, la schiena curva: quanti miseri martoriati morti doveva ancora contare per tenere Cipro?! Quante povere vedove e quanti orfani derelitti ancora? Una vera torma ferale, nera di lutto, che non lo avrebbe alla fine giudicato un buon re, quale aspirava d’essere.
Oppresso da questi pensieri gravosi, nel tentativo di sgravarsi la schiena e il petto, uscì col suo asino bianco (n.d.a.: ricordo -en passant- che in Persia il somaro è considerato cavalcatura di lusso): voleva fare una passeggiata distensiva, ma anche riflessiva: chiedere consiglio… alle nuvole, alle fronde degli alberi, …agli uccelli.
Dopo un po’, in una verde radura, si fermò e, poggiate le spalle provate a un tronco, beandosi del profluvio odoroso proveniente da alcuni cespugli fioriti, liberò il somaro, anche dal basto, dandogli via libera con un’amichevole pacca sul gluteo, ma l’animale non si allontanò d’un palmo, anzi s’accovacciò a lui vicino e -non ci crederai, mio caro visitatore, ma andò proprio come ti dico-, il ciuco, affettuosamente offrendo al re una carruba, consigliò al sovrano, in primis, di riporre la pipa che gli procurava quel brutto catarro e -sorridendo per farsi perdonare la confidenza e giustificando la carruba come salutare espettorante-, in secundis, di tornare in pace alla città santa di Nippur, per soprassoldo aprendo i granai di Drehem ai soldati. E ragliò per vincere gli ultimi dubbi del patesi e i suoi bianchi dentoni luccicarono al sole, smaglianti. Dopo di che, l’illuminato Dungi avrebbe fatto bene a promuovere le arti e, prima, rendere più moderato il codice delle leggi e più umane le pene ai trasgressori; col che tutti avrebbero giurato che davvero era figlio della Terra Madre e che fosse stato mandato fra gli uomini per restaurare il paradiso in cui gli antenati avevano vissuto prima del diluvio.
Per concludere, il bravo ciuco consigliere emerito, emise una serie di ragli davvero altisonanti per comunicare la letizia raggiunta”-.

Tanto raccolto nella sosta fortunata, al vespero aranciato, ringraziando di vero cuore, m’accomiatai dalla cara Signorina con un compito baciamani.
Che bell’incontro!  Un gustoso pranzetto, un luogo ameno, una mandria di raglianti asini contenti, una vecchietta deliziosa ed un racconto affascinante dal contenuto interessante…

Nel viaggio di ritorno, meditai: sono passati più di 4000 anni, è vero, ma… non è mai troppo tardi!  Che diamine!  Gli asini ci sono ancora, pochi, molto pochi, ma ci sono: abbiamo la pregevole razza di Martina Franca, nel leccese e in Sicilia -vicinissimo voglio dire-, a Pantelleria, c’è il tipo perfetto di asino, per aspetto, forza, vivacità, bontà, energia e velocità e un raglio che è …un canto potente.
…E se, per insegnare finalmente ai nostri governanti a governare sul serio -invece di starli ancora a vedere “ciurlare nel manico”-, accoppiassimo al nuovo premier un savio somaro di Pantelleria?

La Storia dovrebbe insegnare!

(*) Biografia

Gaetano B. G. Mustica, nato il 24 luglio 1940 a Catania, ivi residente in piazza V. Lanza n. 14 (tel. e fax n. 095-446678/ cell. 333-1366493, e-mail: posta@sirtanus.it),  avvocato fino …al secolo scorso – dal 1963 fino al 1999, essendosi limitato a “narrare” e pubblicare sulle “terze pagine” di giornali quotidiani e “letterarie” di riviste -, …ha concluso il Secondo Millennio come Scrittore a tempo pieno, esordendo, nel 2000, col volume “Una diviso Due e altri racconti”, illustrato dal fratello pittore Nino Mustica ed edito dalla Hefti di Milano.
Da quella data fatidica, in questo inizio del Terzo Millennio, ha già dato alle stampe: con le Edizioni PR-Paleani di Cagli, “Fiabesco – Fole per Tutte le Età e per Tutti i Gusti”, illustrato da Katia Mensà;  ancora con E. Paleani Editore di Cagli, “Il Giardino delle Rose Perdute – Ricordi d’Avantieri fino a Ieri”, illustrato dalle riproduzioni delle opere della madre pittrice Sara Spitaleri Mustica; per i tipi di A & B (Bonanno Ed.-Acireale-Roma), “Epos Siciliano – Miti e Pupi Rinverditi”; quest’ultima Casa Editrice, ha curato, altresì, la seconda edizione riveduta, corretta ed ampliata de “Il Giardino delle Rose Perdute”; ancora con la A & B, “Favolario”; “Le storie della Storia – da Adamo ed Eva a Claretta e Benito”, illustrate da Bianca Brancati Carlevani e, da ultimo, “Eroticaria”.
In attesa di editore: “Il Diwanetto (L’Oriente visto dal tappeto volante a volo radente di SulTanus)”;
In bozza: “Elogio del Vagabondaggio e altri Racconti Erratici” e in corso di stesura, “Tango Y Mango – Venti Racconti Stravaganti”.
Verseggia anche di tanto in tanto: alcune composizioni già pubblicate (1997) in “Meeting di Poeti”, edito dal Centro Culturale Internazionale “III Millennio” di Corinaldo, altre in una futuribile raccolta dal probabile titolo: “Carmina Picena”.
Per il “Teatro di Puro Svago – SirTanus”  ha scritto: “Hamletic Busillis (scherzo scespiriano)” e “Beotia (tragocomoedia)”.

Dallo stesso autore sul sito

http://www.lavocedelmarinaio.com/2011/01/i-tre-giorni-della-merla/

http://www.lavocedelmarinaio.com/2011/01/ciullo-e-rosa-fresca/

http://www.lavocedelmarinaio.com/2011/01/semiramis/

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