L’occhio di cubìa

di Marino Miccoli



L’occhio di cubìa è un’apertura nella parte prodiera della nave attraverso la quale passa la catena dell’ancora.
Sulle navi moderne sono così definite quelle aperture presenti sulla superficie dei masconi, collegate, con un condotto, alla coperta, in prossimità del verricello adoperato per salpare le ancore. All’interno di questo condotto scorre la catena dell’ancora e vi trova posto il fuso di quest’ultima.
Sin dai tempi antichi, ma ancora oggi, alcune popolazioni dipingevano sui masconi due grandi occhi; quale espressione di fede era come se si dotasse l’imbarcazione della vista di una divinità che in tal modo si credeva sempre vigile e all’erta contro i pericoli della navigazione.
Così per il popolo egiziano era usanza dipingere l’occhio di Horus, la divinità protettrice dei marinai; così anche per il popolo cretese l’occhio dipinto era quello della dea Rea; per i cinesi l’occhio di cubìa  dipinto opportunamente rappresentava l’occhio del drago o quello della fenice.
Nella foto di copertina (primi anni ’30), si può vedere che sulla destra dell’immagine, realizzata nel porto di Tripoli, vi è un elegante panfilo agli ormeggi proprio con le catene delle ancore che fuoriescono  dagli occhi di cubia situati ai due lati della prua.

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