Teseo Tesei

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra
Teseo Tesei nacque a Marina di Campo (Isola d’Elba) il 3 gennaio 1909. Ufficiale Superiore del Genio Navale, nei lunghi anni in cui servì la Patria si fece apprezzare per la tenacia, la straordinaria’intelligenza e la sua profonda cultura. E’ unanimemente riconosciuto precursore degli incursori di Marina ed ideatore del famoso siluro a lenta corsa (SLC): il famigerato “maiale”, nomignolo che lo stesso Tesei gli affibbiò all’epoca e che grande ammirazione ha suscitato al constatare quanto timore avesse procurato un minuscolo sommergibile ad un nemico che in Mediterraneo si sentiva sicuro, presente e vincente.Il siluro a lenta corsa (SLC) era un siluro, lungo circa sette metri e mezzo, adattato a trasportare, a bassa velocità, due operatori muniti di respiratori subacquei autonomi ed una carica esplosiva da applicare alla carena della nave avversaria ormeggiata. Era dotato di un motore elettrico di 1.6 HP di potenza, una alimentazione fornita da una batteria di accumulatori ed aveva una autonomia media di circa 15 miglia alla velocità di 2,5 nodi (velocità massima 3 nodi). Teseo Tesei operò su quei “mezzi speciali d’assalto” che lui stesso aveva contribuito a perfezionare con i suoi studi e le sue esperienze e che più tardi avrebbe avuto l’onore di condurre personalmente. Partecipò alle operazioni di salvataggio dell’equipaggio del sommergibile Iride affondato nel Golfo di Bomba (22 – 24 agosto 1940), mentre stava trasportando mezzi ed operatori a violare la base navale inglese di Alessandria.
Per questa azione fu insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare sul Campo. Nello stesso mese, fu decorato della Medaglia d’Oro di 1^classe per “una invenzione utile alle Marina”. Nonostante fosse menomato nel fisico volle partecipare nella notte del 25 e 26 luglio 1941 all’azione di forzamento della base inglese di Malta con il 2°C° palombaro Alcide Pedretti. Durante questa azione, si verificò un ritardo nell’esecuzione dell’azione, il nostro eroe decideva con il suo operatore di proseguire nella missione spolettando a zero l’arma da lui condotta(*). Due anni più tardi anche l’Università di Padova volle onorarlo conferendogli la laurea ad “honorem alla memoria”. L’Isola d’Elba, oggi fiore all’occhiello del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, non fu soltanto la “prigione dorata” in cui Napoleone, per volontà degli inglesi tra il 1814 e il 1815, trascorse 18 mesi di esilio; per noi marinai è soprattutto la patria di un nostro eroe.
(*) “… occorre che tutto il mondo sappia che ci sono degli italiani che si recano a Malta nel modo più temerario. Se affonderemo qualche nave o no, poco importa; quel che conta è che si sia capaci di saltare in aria con il nostro apparecchio sotto gli occhi degli Inglesi, avremo indicato ai nostri figli e alle future generazioni a prezzo di quali sacrifici si serva il proprio ideale e per quali vie si pervenga al successo.
… alle quattro e mezzo la rete deve saltare e salterà. Se sarà tardi spoletterò al minuto”.
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