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    16.2.1888, armamento regia nave Saetta

    a cura Antonio Cimmino

    Breve storia
    Iscritta nei quadri della Regia Marina il 26 novembre 1884 come torpediniera d’alto mare, nel 1886 fu riclassificata avviso-torpediniere.
    Fu varata il 30 maggio 1887 presso il Regio Cantiere navale di Castellammare di Stabia
    Trasferita a Spezia, venne assegnata alla 2ª Divisione della Squadra permanente.
    Il 16 febbraio 1888 venne posta in armamento.
    Dal 17 al 27 maggio 1888 fece un viaggio a Barcellona operando in seguito nel Tirreno. Nell’autunno svolse missioni di squadra nell’Egeo.
    Il 17 ottobre partecipò alla rivista navale di Napoli per la visita dell’Imperatore di Germania Guglielmo II°.
    Rientrata a Spezia ed assegnata alla 3ª Divisione della Squadra permanente, partecipò alle esercitazioni nel Tirreno ed in Sicilia.
    Il 21 agosto 1889 venne messa in riserva a Spezia per passare in disponibilità il 1° luglio 1891.
    Il 16 luglio 1892 venne riarmata per le prove di cambio alimentazione da carbone a nafta.
    Il 21 settembre 1892 venne assegnata alla 1ª Divisione della Squadra permanente.
    Il 21 gennaio 1893 venne messa in disponibilità a Spezia ed il 16 dicembre in riserva.
    Nel gennaio 1894 venne riarmata e partecipò alle esercitazioni nel Mar Ligure.
    Rimessa in riserva il 1° ottobre 1895, venne assegnata al servizio della RN Trinacria, allora utilizzata come Nave Scuola Torpedinieri.
    In seguito svolse vari compiti, assegnata alla Scuola Torpedinieri della Spezia, missioni e servizio fari lungo la costa ligure, servizio Scuola Cannonieri a Spezia, alternati a periodi di messa in disponibilità.
    Il 16 marzo 1908 passò in disarmo definitivo.
    Venne radiata il 14 maggio 1908 e successivamente demolita.

    Caratteristiche tecniche
    Dislocamento: 370 tonnellate
    Dimensioni: 56,70 x 6,31 x 2,79
    Apparato motore: 4 caldaie e 2 motrici alternative
    Potenza: 2100 hp – 2 eliche
    Velocità: 17 nodi
    Armamento: 2 cannoni da 57 mm.; 3 cannoni da 37 mm., 1 tubo lanciasiluri da 356 mm.; 2 tubi l.s. a poppa
    Equipaggio: 55 uomini.

    di Giorgio Gianoncelli

    Una cartolina postale dalla regia nave “Saetta” in data 2 settembre 1942 dal Tenente di Vascello Franco Traverso, ligure di Genova – Cisalpino di Tresivio.

    Ho trovato una cartolina postale di guerra, spedita il 2 settembre 1942 da bordo del Cacciatorpediniere “Saetta” e diretta a Tresivio, in provincia di Sondrio.
    La cartolina è scritta dal Tenente di Vascello Franco Traverso, in quel momento Comandante in 2^ dell’unità e la manda alla nonna materna. Oltre al reperto storico ben conservato, colpisce la delicatezza e l’amore dell’Ufficiale, oramai trentenne, nel riguardo dell’anziana nonna, N.D. Anita Guicciardi, che la tiene informata dei suoi passaggi in quei momenti di guerra aspri e crudeli.
    L’ufficiale inizia lo scritto con l’appellativo “nonnina”, che solitamente si usa da fanciulli, e termina, con un “affettuosissimo abbraccio dal tuo tanto devoto …”

    È una bella emozione leggere cose così lontane dei momenti critici delle persone, tanto più provenienti dall’ampiezza del mare per approdare in un piccolo paese di una grande valle alpina.
    Franco Traverso inizia la guerra da Tenente di Vascello imbarcato sull’Incrociatore “Eugenio di Savoia”, quale ufficiale di rotta, ed è presente al primo intervento a fuoco di Punta Stilo. Per l’occasione, i suoi ordini, salvano la nave dalle bombe sganciate da aerei italiani (fuoco amico).

    Con la regia nave “Saetta”, in scorta convogli si guadagna una Medaglia di bronzo al valor militare sul Campo e una Croce al valor militare sempre sul Campo, poi, il mattino del 3 febbraio 1943, nel canale di Sicilia con mare agitato, una mina vagante spezza in due tronconi la Nave e Franco Traverso, con i superstiti, è in acqua, dove rimane per 45 ore, per essere ripescato in condizioni critiche, e da quel momento la sua vita cambia, in peggio.

    Franco Traverso termina così la guerra, vive ancora molti anni, soggiorna tanti mesi dell’anno nel paese della “nonnina” e l’accompagna nell’ultimo suo viaggio, poi, anche lui lascia la vita terrena, a noi rimane la cartolina postale nel ricordo di una persona gentile, con una radice in questa amena valle.

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    16.2.1888, completamento regio incrociatore Goito

    di Carlo Di Nitto

    Il regio incrociatore Torpediniere “Goito”, classe omonima, dislocava 985 tonnellate a pieno carico. Progettato dal Generale Ispettore del Genio Navale Benedetto Brin, fu varato il 6 luglio 1887 presso i Cantieri Navali di Castellammare di Stabia, fu completato il 16 febbraio 1888 ed entrò in servizio l’11 maggio dello stesso anno.
    Immediatamente inviato a Barcellona a rappresentare l’Italia in occasione della Esposizione Internazionale, al rientro in patria effettuò attività di squadra per essere inviato subito dopo nelle acque del Levante.
    Nel 1890 e nel 1897 fu sottoposto a importanti lavori di trasformazione sia nell’impianto di propulsione sia nell’armamento, che venne attrezzato per la posa di mine. Svolse quindi, negli anni successivi intensa attività di squadra.
    Durante la guerra italo – turca venne dislocato a Punta Maestra per posare campi di mine e svolgere attività di vigilanza.

    Nel 1916 fu assegnato alla scuola meccanici che era stata trasferita a Castellammare di Stabia. Negli ultimi mesi della Grande Guerra eseguì servizi di scorta e di difesa al traffico nazionale effettuando anche missioni a Pola e Fiume.
    Nel 1919 tornò alle vecchie funzioni di nave scuola Meccanici svolgendo attività addestrativa e crociere d’istruzione.
    Passato in disarmo il 15 marzo 1920 e radiato ufficialmente il 4 luglio successivo, fu destinato alla vendita per demolizione dopo 32 anni di servizio.

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    16.2.2017, nel ricordo di Maffeo Quirino ucciso dall’amianto

    di Pietro Serarcangeli (*)
    https://www.facebook.com/pietro.serarcangeli?fref=nf

    Il 16 febbraio 2017 , è venuto a mancare all’affetto dei Suoi cari, il Maresciallo di 1^ Classe El. MAFFEO Quirino, Socio A.F.E.A..
    Maffeo era un Reduce di numerosi imbarchi sulle navi americane donate all’Italia. Era stato imbarcato sull’Aldebaran, sull’Altair e sull’Intrepido. Era del Corso 1959. Maffeo era stato lungamente esposto all’amianto ed era gravemente malato.
    Addio caro Amico che Tu possa Riposare in Pace e avere quella Giustizia che, su questa terra, gli uomini ti hanno negato.

    Si consiglia la lettura del seguente link
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2015/08/pratica-amianto-le-daremo-tutta-lassistenza-possibile/

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    16.2.1913, ricordando Giuseppe Palumbo

    a cura Antonio Cimmino

    (Napoli, 31.12.1840 – 16.2.1913)

    Giuseppe Palumbo nasce a Napoli il 31.12.1840.
    Fra i suoi incarichi principali segnaliamo:
    – Comandante del regio cantiere navale di Castellammare di Stabia (1873 – 1874) dove il 10 ottobre 1874 fu varata la regia supercorazzata Caio Duilio;

    – Con il grado di Capitano di vascello fu al comando della regia pirocorvetta Vettor Pisani (1882- 1885) ed eseguì spedizione nello Stretto di Magellano per rilievi idrografici;

    – Comandante dell’Accademia navale di Livorno (1893 – 1895);
    – Deputato del Collegio elettorale di Castellammare di Stabia (1897 e 1901);
    – Ministro della Marina (1898 -1899);
    – Presidente del Consiglio superiore di Marina (1903 – 1904);
    – Senatore del Regno.
    Congedato con il grado di Vice ammiraglio salpò per l’ultima missione, dalla sua Napoli, il 16.2.1913.

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    16.2.1942, regia nave Carabiniere è colpita da siluro

    a cura Pancrazio”Ezio” Vinciguerra, Lanfranco Sanna, Carlo Di Nitto, Antonio Cimmino

    …a Riva Trigoso.

    Il cacciatorpediniere Carabiniere e i 38 rubini
    di Lanfranco Sanna
    segnalato da Roberta – ammiraglia88

    Ciao Ezio,
    ho letto un interessante articolo; c’è una cosa particolare successa e da segnalare!
    Ti invio un estratto dell’articolo:
    “Il Ct. Carabiniere e i 38 rubini” di Lanfranco Sanna”.
    I più moderni Cacciatorpediniere della Regia Marina, al momento dell’inizio della II Guerra Mondiale erano i 12 della classe “Soldati” che furono ordinati ed impostati nel 1937 ed entrarono in servizio tra il 1938 ed il 1939.  (…) l’impiego a livello di squadriglia e flottiglia come grosse siluranti d’altura nei gruppi di battaglia durante gli scontri diurni e per la ricerca notturna di navi nemiche. (…) quello che invece è rimasto sconosciuto per anni è un fatto non di eroismo o di sacrificio ma di immensa umanità.
    Alla fine delle ostilità l’Ammiraglio Power, Comandante in Capo della Fleet East Indies, come ringraziamento per l’aiuto ottenuto dalle navi delle marine alleate, decise di conferire un’ onorificenza ai comandanti, onorificenza che però non appariva opportuno assegnare al comandante di una marina ex nemica, quale era quella italiana. Optò per un omaggio di valore: un orologio d’oro con 38 rubini.
    Il Comandante Fabio Tani rifiutò con garbo il dono e chiese in cambio la liberazione di 38 prigionieri italiani, detenuti nei campi di lavoro a Ceylon, uno per rubino, richiesta che fu accettata con stupore e apprezzamento (…).
    Il tutto è tratto da una lettera, pubblicata nel medesimo articolo; un estratto:
    Così terminarono le attività belliche anche per il Carabiniere. Un episodio legato a quegli anni però mi è rimasto profondamente scolpito nella memoria. Al momento di ripartire per l’Italia, il Comandante del Carabiniere, Fabio Tani, venne convocato al Comando della Flotta Inglese dell’Oceano Indiano per ricevere il ringraziamento per l’opera svolta. Come premio al Comandante era destinato un orologio d’oro con 38 rubini, in ricordo delle 38 missioni svolte nell’Oceano Indiano da parte del CT Carabiniere. Il Comandante Tani, replicò che avrebbe preferito, a titolo di apprezza mento dell’opera svolta dalla propria nave, rimpatriare 38 prigionieri italiani allora detenuti in campi di lavoro inglesi sull’isola di Ceylon, uno per ogni rubino contenuto nell’orologio. L’Ammiraglio Power, Comandante in Capo della flotta alleata, accettò lo “scambio”. Fu così che il Carabiniere intraprese il viaggio di ritorno in Patria, portando con sé anche i 38 ex prigionieri. L’altruismo dimostrato dal Comandante Tani con quel gesto credo si commenti da solo. La lunga guerra contro tutto e contro tutti del CT Carabiniere ebbe così finalmente termine. E per quanto riguarda il Marinaio Lino Trestini, arruolato volontario il 4 dicembre 1941, la guerra era finita. Rientrato a Taranto con il Carabiniere, ottenne la tanto sospirata licenza. (…)

    I 12 cacciatorpediniere della classe Soldati Livorno - giugno 1939) - www.lavocedelmarinaio.com

    Link all’articolo completo:
    http://www.arsmilitaris.org/pubblicazioni/Cacciatorpediniere%20ultimo.pdf

    REGIO CACCIATORPEDINIERE “CARABINIERE” (2°)
    Motto: “Nei secoli fedele”
    di Carlo Di Nitto

    Il Regio Cacciatorpediniere CARABINIERE (2°) Classe “Soldati” dislocava 2460 tonnellate a pieno carico.
    Costruito nei Cantieri Navali del Tirreno di Riva Trigoso, fu varato il 23 luglio 1938 ed entrò in servizio il 20 dicembre successivo.
    Partecipò intensamente alle operazioni belliche del secondo conflitto mondiale totalizzando 159 missioni per scorta forze navali, scorta convogli, ricerca e caccia antisom, percorrendo 53.700 miglia.
    Numerosi furono gli episodi significativi della sua attività bellica. Tra questi: 1940, partecipazione alla Battaglia di Punta Stilo; 1941, partecipazione alle Battaglie di Capo Matapan e Prima della Sirte. Il 16 febbraio 1942 fu colpito da un siluro ed ebbe la prua completamente asportata. Nell’evento persero la vita venti suoi Marinai.
    Rimase fermo ai lavori per quasi un anno per riprendere subito dopo azioni di scorta convogli.
    Il 9 settembre 1943 raccolse i naufraghi della Corazzata Roma e diresse per le Baleari, ove venne internato fino alla conclusione del conflitto.
    Dopo la guerra, rimasto alla Marina Italiana, nel 1957 fu riclassificato “fregata” con la sigla D 551 . Nel 1960 divenne nave per esperienze con la sigla A 5314. Radiato dal servizio attivo il 14 gennaio 1965, fu impiegato per le esercitazioni degli Incursori al Varignano.
    Venduto per la demolizione nel 1978, durante il trasferimento affondò in un basso fondale. Nei mesi successivi il relitto fu recuperato e definitivamente demolito.
    ONORE AI CADUTI!

    Aniello Palumbo
    di Antonio Cimmino

     

    Nasce a Lettere il 27 marzo 1920, arruolato nella Regia Marina fu imbarcato sul regio cacciatorpediniere Carabiniere.

    Il 16 febbraio 1942, la nave mentre rientrava a Taranto dopo una missione, fu attaccata dal sommergibile britannico P36 che, con siluro, gli asportò la prora.

    Angelo Palumbo morì nell’esplosione e il suo corpo venne scaraventato in mare.
    L’unità navale rimase però  a galla e fu rimorchiata a Messina.
    Di Aniello Palumbo non abbiamo nessuna foto…

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    16.2.1921 Basso Ragni

    di Vincenzo Campese

    (Termoli, 16.2.1921 – Livorno 7.2.1979)

    Basso nasce a Termoli il 16 febbraio 1921 e muore prematuramente a Livorno il 7 Febbraio 1979 a soli 58 anni. La sua passione per l’arte si manifesta sin da tenera età. A soli 12 anni frequenta a Termoli la scuola di disegno diretta dal Prof. Federico Orlando. Imbarcato come cannoniere su di un cacciatorpediniere prende parte al 2° Questo lo porta a navigare in tutto il Mediterraneo e fino al lontano Oceano Indiano, ha così modo di conoscere e prendere coscienza di realtà talvolta profondamente diverse dall’Italia conflitto Mondiale. Preso prigioniero viene internato in Spagna. Nel 1939 si arruola volontario nella Regia Marina. Giunto nelle Isole Baleari, ed in particolar modo a Majorca, resta colpito dal folklore locale, fattore che condizionerà profondamente il suo modo di disegnare e dipingere.
    La guerra e gli avversi avvenimenti di quegli anni non gli impediscono tuttavia di continuare a coltivare la sua passione, tanto che nel periodo di internamento partecipa ad una collettiva a Barcellona nella quale ottiene il 2° premio.
    Nel 1944, a guerra finita, si stabilisce a Livorno dove lavora, si sposa e rimane per il resto della sua vita. Affronta con intelligenza e tenacia gli anni assai difficili, per tutti gli italiani, del periodo post-bellico fino a trovare un buon lavoro da impiegato presso l’Hotel Palazzo di Livorno.

    Nel corso degli anni si perfeziona e frequenta altre scuole, tra le più importanti I’Ecole de Dessin di Parigi.
    Il suo carattere schivo lo porta – ogni qual volta gli è possibile – ad estraniarsi ed a raccogliersi con se stesso, assecondando così il suo smisurato desiderio di dipingere. Indaga tutto quanto gli interessa, si reca nelle campagne di Livorno e ne cattura ogni possibile sfumatura, non disdegnando di dipingere particolari della città vecchia e dei paesini circostanti.
    Dopo tanti anni di continuo studio e di ricerca, nel tentativo costante di migliorarsi, organizza la sua prima “personale” nel 1958 presso la galleria d’arte LECCA di Livorno. Da questo momento in poi la sua attività artistica è sempre in pieno fermento. Aderisce definitivamente alla linea dei post-macchiaioli ed in particolare alla corrente definita dei “labronici”. Ama dipingere, con forti pennellate pregne di colore, persone ed animali.
    La sua “crescita” artistica è costante negli anni: tantissime le sue personali e le collettive cui partecipa, impossibile farne un elenco dettagliato.
    Dall’essere conosciuto solo a Livorno, nel breve volgere di qualche anno, la sua pittura e apprezzata in tutta Italia, tant’è che le sue mostre vengono organizzate anche a Milano, Roma e Venezia.
    La notorietà non lo porta ad essere pago, soddisfatto di quanto realizzato. Continua dunque a confrontarsi con altri artisti e critici nel tentativo di ottenere sempre di più da se stesso ma, una cosa è certa, non si lascia condizionare e non accetta di snaturare il suo modo di dipingere. Migliorare si, stravolgere il suo modo di disegnare e dipingere mai!
    Raggiunta la notorietà artistica e la maturità economica tra la metà degli anni sessanta ed i primi anni settanta del secolo passato decide che i suoi orizzonti devono ampliarsi; inizia così il suo periodo parigino, vi si reca infatti alcune volte tra il 1971 ed il 1973.

    A Parigi viene rapito dal fascino della “ville lumière” e ne ritrae ogni angolo: i boulevards, Montmartre, i Lungo Senna, Trocadéro, Notre-Dame, insomma tutto quanto lo colpisce ed attira la sua attenzione. Assai intensa e la sua pittura di questo periodo ma lui, nonostante l’enorme successo, considera questi anni solo come una parentesi, come fosse un periodo ben definito e a se stante della sua carriera artistica.
    Le esperienze non si interrompono, decide infatti di recarsi anche in Russia, in particolar modo a Mosca e Leningrado. Il suo sguardo non è però per le grandi metropoli.
    Rivolge le sue attenzioni agli aspetti naturali e paesaggistici. Rimane impressionato dalla grandiosità e dalla maestosità di fiumi, boschi e montagne e ne inizia a ritrarre ogni minimo particolare.
    Giunto all’apice della notorietà gode anche di altre gioie che la vita gli riserva e tra un quadro e l’altro riesce, con amore, a fare anche il nonno grazie ai tanti nipoti nati dai suoi tre figli.
    Di Basso, come pittore e come termolese, avrei potuto e, forse, dovuto dire tanto di più ma vorrei lasciare a voi, visitando la mostra, la gioia ed il piacere di vivere le stesse emozioni che ho provato io quando, per la prima volta, ho visto le opere del Maestro Roberto Crema Presidente Associazione Culturale “Andrea Di Capua Duca di Termoli ”.

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    Raduno Corso Furieri 1977

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Ezio Vinciguerra (www.lavocedelmarinaio.com)Nel percorso della nostra vita talvolta si è costretti a dover affrontare  momenti che hanno la parvenza di essere tristi quando una persona a noi cara sembra allontanarsi. E qualcuno, purtroppo assente, è salpato per l’ultima missione…
    “Amico” è qualcosa di solito riservato a quelle persone a cui  piace interagire con il prossimo e chi ha avuto l’onore ed il piacere di conoscermi sa che per me è un cardine della mia filosofia di vita come del resto per altre persone di buona volontà. Questa predisposizione a relazionarci e confrontarci con gli altri, anche se più volte è celata dai limiti del nostro carattere, può suscitare talvolta antipatie ed invidia. Ma non è il caso nostro che ci incontriamo e continuiamo a cercarci: sempre!
    Utilizzare al meglio i mezzi di comunicazione, per primo la parola e quindi il dialogo interpersonale per una maggiore e giusta visibilità e per la logica conseguenza di una “rispettabilità” da parte del cosiddetto “mondo civile”, contribuisce nel Sociale, specie il nostro, di stare bene e fare stare bene, senza mai chiedere nulla in cambio…proprio come abbiamo fatto noi!
    La voglia di ben figurare come membro della grande famiglia della società civile, si può e si deve perseguire specialmente durante il colloquio diretto e al buon esempio che si da e ma i si deve pretendere di ricevere.
    I marinai di una volta sono più che amici e, per questo, ci cerchiamo e ci chiamiamo ancora Frà.

    (I partecipanti al Raduno Corso Furieri 1977  – Roma, 15.2.2020)

    Da sinistra in piedi: Raffaele Alessi, Luigi Costa, Giovanni Mucelli, Antonello Roccasalva, Michele Cherella, Ferdinando Del Gaudio, Cesare Zevini, Giovanni Mobilio, Gianfranco Iannetta, Salvatore Capuzzimati, Alessandro Cerrone, Enzo Cinque, Antonio Falco.
    Da sinistra in basso: Alberto Viola, Franco Serrao, Fabio Angeletti, Antonio Santoro, Francesco Olivieri, Enzo Orazzo, Ciro Barba.