• Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    19.11.1860, Ernesto Rubin De Cervin

    a cura Antonio Cimmino

    (Torino, 19.11.1860 – Bordo, 27.9.1915)

    Il Contrammiraglio Ernesto Rubin De Cervin, di Carlo e di Elisabetta Sapelli, nasce a Torino il 19 novembre 1860.

    Carriera
    – Allievo Scuola navale di Genova 18 ottobre 1874.

    – Guardiamarina 20 novembre 1879.
    – Sottotenente di vascello 13 aprile 1882.
    – Ammesso alla R. Accademia navale per il Corso superiore.
    – Tenente di vascello 20 giugno 1887.
    – Capitano di corvetta 20 agosto 1897.
    – Capitano di fregata 22 dicembre 1901.
    – Capitano di vascello 6 giugno 1906.
    – Contrammiraglio 3 settembre 1913.
    Morto nel disastro della corazzata “Benedetto Brin” il 27 settembre   1915

    Decorazioni
    – Navigazione anni 19 e 11 mesi.
    – Campagna d’Africa 1888 (prima guerra coloniale per occupare i territori dell’attuale Eritrea ,viene ricordata anche per l’eccidio di Dogali).

    – Campagna Estremo Oriente 1908

    Con rd 23.7.1901, n.338 fu istituita una medaglia commemorativa per ricompensare i militari della R.M. che  avevano operato nei mari della Cina.
    – Campagna Italo-turca 1911-1912.

    – Cavaliere della Corona d’Italia.
    – Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro (Ordine istituito dalla Casa Savoia per i 50 anni della carriera militare).
    – Croce d’oro con Corona reale per anzianità di servizio (introdotta nel 1901 per i militari distintisi per lunghi e notevoli servizi prestati).

  • Attualità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Poesie,  Recensioni,  Un mare di amici

    L’ERPICE

    di Antonino Tumminia 

    … riceviamo e con immensa gratitudine pubblichiamo.

    Gent.mo Ezio,
    spesso visito il vostro sito “La voce del Marinaio” e lo faccio con piacere, leggo di ricordi di ex marinai che hanno fatto la guerra (fra questi, come Lei sa, anche mio padre) e che ormai riposano in pace.
    Scrivo poesie e amo il mare, penso a uomini che navigano per lavoro, o lavorano nei porti, e penso anche a mio nonno (papà di mamma) anche lui era marinaio  della Marina Mercantile, viaggiava per il mondo, spesso mancava da casa per mesi, era arrivato anche in Giappone.
    Penso a chi ha affrontato il  mare anche per cercare un nuova vita o scappare dalle guerre, come sta succedendo ancora oggi, per le tragedie avvenute ho voluto dedicare a questi dispersi nelle acque profonde del mare, una poesia, “L’ERPICE”,  scritta col cuore senza nessun pensiero politico o d’altra natura, solamente pensando che anche questa gente è stata abbracciata dal mare come i nostri caduti. Ho voluto scriverla pensando al dolore e alle sofferenze di questa gente, per chi va per il mare e per chi ha il mare nel cuore.
    La poesia ad ogni rigo comincia con una lettera che di seguito con le  altre compone la frase:
    IN FONDO AL MARE .

    La Voce del Marinaio  oltre che di marinai parla anche del mare, un  mare che può essere calmo o agitato come le nostre emozioni perché noi non siamo solo figli delle stelle ma anche figli del mare.
     Un caro saluto a Lei e a tutti gli amanti del mare.
    Antonino Tumminia  – Maranello (Mo)

    Mio padre, Giuseppe Tumminia, siciliano, era uno dei Cannonieri della Giovanni dalle Bande Nere, quel 1° aprile del 1942, ( sic proprio una pesce d’aprile), era fra i naufraghi. Mi raccontava che si era salvato con altri 40 marinari sopra un pezzo di sughero che galleggiava, e rimasti per 4 ore in quel mare gelido, in attesta di essere ripescato con gli altri sopravvissuti. Sul ponte della nave che li salvò (non ricordo il nome della nave), c’erano tutti i suoi compagni morti, distesi in fila sul ponte. Le macchie di petrolio o nafta che avevano bruciato i suoi piedi rimasero lì per parecchio tempo. Quanto io, a 18 anni partii militare, mi ritrovai marinaio e fui destinato al Ministero della Difesa, a Roma, lavoravo negli uffici del Ministero, segretario dattilografo, nell’ufficio di una sezione (che ometto) con un Tenente Colonnello, un Maresciallo, un Tenente, con il loro aiuto riuscii a fare avere a mio padre la Croce di Guerra che meritava e che il Ministero non aveva mai rilasciata, forse perché mio padre non sapeva cosa fare per ottenerla, assieme a quell’attestato gli spedii una foto della “Bande Nere”; venni a sapere dopo, che pianse tanto nel rivederla, pensando ai suoi amici morti.Mio padre ormai non c’è più, ma sulla stanza dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita, c’è ancora in cornice la sua Croce di Guerra, con la sua foto di allora e la Giovanni dalle Bande Nere, che mi rendono orgoglioso di mio padre, per l’uomo e il marinaio che è stato.
    Antonino Tumminia

    Gent.mo Sig. Vinciguerra
    Ringrazio Lei, per il suo interessamento per mio padre Giuseppe. E’ nato a Palermo il 26.3.1922 e nel 2011 è partito per il suo ultimo viaggio. Purtroppo io non mi trovo a Palermo perché dal 1975 mi sono trasferito nel Modenese dove attualmente risiedo, a Palermo è rimasto uno dei miei fratelli, al quale chiederò di inviarmi la foto dell’attestato della Marina Militare e una foto ritratto di mio padre di allora. Appena riceverò questo materiale sarà mia cura farle pervenire. Pere ciò che riguarda eventuale missione non ricordo nulla in merito, da quello che mi raccontava, stavano per andare per riparazioni, quando i due colpi di siluro del Surge, affondarono la Bande Nere, mio padre fortunatamente si trovava sul ponte ed è riuscito a tuffarsi appena in tempo, proprio mentre la nave si spaccava in due tronconi e affondava verticalmente. Mi ha raccontato molte cose della sua vita militare e di quando è stato prigioniero dei francesi e delle umiliazioni subite da lui e dagli altri italiani, ma ho vergogna a raccontarle degli sputi ricevuti dai francesi  mentre, prigionieri, in corteo, sfilavano  per le vie e dai balconi i nostri cugini francesi gli sputavano addosso, al punto che arrivati a destinazione erano proprio bagnati. Riguardo stazionamenti o trasferimenti non so dirle nulla, per certo so che stava a Messina, perchè mi raccontava che scaricavano i bossoli dalla nave sul molo a Messina (dove c’è ancora oggi la base navale, Martello Rosso o qualcosa di simile… dove anch’io sono stato solo per 15 giorni prima del mio congedo) Il suo imbarco è stato il primo ed unico,  con la categoria  di Cannoniere, appena in tempo per  imparare a sparare,  …con la bocca aperta per non farsi saltare i denti daii contraccolpi delle cannonate.Appena possibile le invierò i materiali.
    Un Cordiale saluto. Antonino TUMMINIA.

    Gent.mo Sig. Vinciguerra,.
    Spesso mi rivedo accanto a  mio padre, ad ascoltare i suoi racconti di guerra,  della sua prigionia, e dei posti visitati, e non ricordo tante cose, ma alcune mi sono rimaste impresse nella mente, magari sono dei flash, ma sono immagini che ancora navigano nella mia mente. Ricordi di umanità,  anche di sorrisi, d sofferenze e di furbizie per sopravvivere in campi di prigionia. Credo che lo shock di quel naufragio se le portato addosso come un vestito nero, come un lutto perenne, per la sua bella nave e l’umanità dei suoi compagni. Ironia della vita, l’ultima notte della sua vita, trascorsa in ospedale,  passata a raccontare, al dottore di turno, storie di marinaio della Bande Nere, il dottore stesso, meravigliato della sua improvvisa dipartita, ci raccontò, che  trascorse molto tempo a parlare della guerra, all’alba, si è imbarcato per l’ultimo viaggio, questa volta non doveva stare ai cannoni e non doveva sparare, viaggiava verso l’amore e la luce, dove troviamo tutti quelli che ci hanno amato e una schiera di amici, in parata militare, che lo aspettano a bordo di una anima d’amore.                                                                                                                                                                          Antonino Tumminia 

    IL PROFUMO DEL MARE
    di ANTONINO TUMMINIA / 2018

    Tieni aperto l’Oblò della speranza,
    fai che il mare e il suo profumo
    entri nella tua anima,
    onda dopo onda,
    sincronizza i battiti del tuo cuore
    col movimento delle maree,
    mettiti al timone della tua vita,
    mai monotona, mai uguale
    e sempre imprevedibile,
    come il mare.

  • Attualità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    18.11.1917, Marotta e le undici eroine del Faà di Bruno

    di Francesco Dalla Lega

    Francesco Dalla Lega per www.lavocedelmarinaio.comL’Associazione Malarupta ha ristrutturato nel 2015, a Marotta, la stele commemorativa dedicata al gesto eroico delle undici ragazze marottesi.
    La storia della stele è stata molto travagliata: in occasione del cinquantesimo anniversario (1967) dell’episodio, accaduto durante la prima guerra mondiale di fronte la costa marottese, precisamente il 18 Novembre 1917, venne offerta dal Comune di Roma una lapide commemorativa con una lupa in bronzo, che venne posata in Piazza Kennedy, per esaltare e ricordare le gesta delle undici ragazze.

    In occasione del settantesimo anniversario (1987) con una importante cerimonia la stele venne spostata nei giardinetti sul lungomare, poi nel 1992 quando l’amministrazione del Comune di Fano decise di rifare i giardinetti la lapide venne tolta, per permettere i lavori di ristrutturazione, e nell’indifferenza generale fu riposta nei magazzini della ditta senigalliese che eseguì i lavori per essere successivamente distrutta. Riscoperta è stata prelevata dal Comune di Mondolfo è lasciata nel rimessaggio comunale.

    In occasione del 98° anniversario, la stele riposizionata nei giardini Faà di Bruno, ha trovato la sua destinazione definitiva per testimoniare la sempre viva riconoscenza verso le undici giovani eroine marottesi.
    21.11.2015 a 11 ragazze marottesi - www.lavocedelmarinaio.comstele18.11.1917 Faa di Brno Eroismo in rosa

  • Che cos'è la Marina Militare?,  Curiosità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    18.11.1978, nel ricordo di Letterio “Liu” Donato

    di Francesco Venuto

    banca-della-memoria-www-lavocedelmarinaio-com

    … e le verità conclamate su l’azione di Premuda.

    francesco-venuto-per-www-lavocedelmarinaio-com-copiaMESSINA – Il dieci giugno di ogni anno si celebra la Festa della Marina militare in ricordo dell’impresa di Premuda avvenuta nello stesso giorno del 1918. Impresa che cambiò il corso della guerra. L’allora capitano di corvetta Luigi Rizzo, al comando di due Mas affondò la Santo Stefano, cioè la corazzata-orgoglio della marina austriaca. Quindi è anche la festa in memoria di un messinese; anzi di due: a bordo dell’angusto motosilurante, assieme a Rizzo c’era anche “Liu”, come lo chiamava il suo comandante.
    “Liu” era Letterio Donato, classe 1895, messinese del villaggio Pace, marinaio sufficientemente esperto perché aveva trascorso la sua giovinezza a bordo delle navi mercantili. Prima di quell’impresa aveva già partecipato a missioni rischiose e, anche per questo, Rizzo lo voleva spesso accanto a sé. Donato e l’eroe di Grado e di Premuda si intendevano benissimo: spesso bastavano pochi cenni con il capo e, talvolta, Rizzo gli impartiva i suoi ordini direttamente in siciliano.
    Nelle concitate fasi dell’affondamento della Santo Stefano, ad un certo punto il milazzese disse al Pacioto: “Liu, sugno n’te to mani” (Liu, sono nelle tue mani).
    Donato nell’organizzazione del Mas, mezza dozzina di uomini d’equipaggio più il comandante, svolgeva diversi compiti: a lui toccò il compito di sparare il secondo siluro contro la corazzata austriaca durante l’attacco iniziale, per poi spostarsi a poppa, dove l’attendeva il dispositivo di lancio delle bombe di profondità per permettere al motosilurante numero 15 di guadagnarsi la fuga durata più di tre ore. Letterio Donato è morto il 18.11.1978, sessant’anni dopo la straordinaria impresa che lo rese un eroe, ma con una storia personale profondamente diversa da quella del suo comandante di allora.
    Tornato nella sua Messina fatta di baracche e di degrado, “Liu” fu accolto trionfalmente. Poi la vita ritornò quella di sempre: il ritorno in mare sulle navi mercantili, qualche piccola attività a “terra” senza grandi risultati, poi la vecchiaia trascorsa con nella mente il ricordo di quella straordinaria esperienza e molti rimpianti.

    mas2-originale

    Donato agli amici e ai suoi familiari ripeteva spesso che a scorgere i fumaioli della Santo Stefano, quella mattina del 1918, fu proprio lui: “Rizzo dormiva”, ripeteva tra l’incredulità generale.
    A Letterio Donato e agli altri undici marinai dei due mas toccò la medaglia d’argento, a Rizzo e Aonzo (il comandante dell’altro Mas) la medaglia d’oro. In un’intervista rilasciata al senatore Alfredo Cesareo, allora corrispondente de L’Ora, Donato raccontò solo un episodio della lunga serie di festeggiamenti in onore degli uomini che cambiarono il corso della guerra:
    “Il Re ci offrì il pranzo a Milano. Quando Rizzo arrivò e scoprì che i suoi equipaggi erano stati sistemati in una sala accanto si recò al suo posto manifestando ai presenti il suo disappunto”. Rientrato l’”incidente diplomatico”, Donato prese posto sulla destra del suo comandante, cui rivolse lo sguardo assieme ai commilitoni quando fu il momento di mangiare il pollo. Rizzo ordinò di mangiarlo con le mani. Di “Liu” Letterio Donato restano le foto in divisa con i compagni del fortunato equipaggio (tutti con i baffi, comandante compreso), le medaglie, una scuola elementare a lui intitolata nel suo villaggio e il ricordo ancora vivo nella testa dei suoi familiari.
    La moglie dell’eroe di Pace, nel 1955, fu invitata per fare da madrina al varo della motonave “Lipari”.
    Poi una lunga serie di delusioni, come l’assenza del nome di Donato nell’elenco dei decorati al valor militare pubblicato nel 1983 dalla Federazione provinciale dell’istituto del Nastro azzurro.
    Ma questa è un’altra storia…

    letterio-donato-foto-gaetano-nicotra-da-internet

    Motivazione della Medaglia d’argento al Valor Militare
    Facente parte dell’equipaggio di due piccole siluranti in perlustrazione, con animo forte coadiuvava i comandanti nel portare a fondo l’attacco contro una poderosa forza navale nemica. Durante tutta l’operazione che condusse al siluramento di due grosse corazzate, dava prova di bello ardimento e grande freddezza, fulgido esempio di virtù militari e di devozione al dovere” (Costa Dalmata, notte sul 10 giugno 1918) – (R.D.19 giugno 1919).

    letterio-donato-e-lequipaggio-dellazione-di-premuda-foto-internet

    L’azione di Premuda e le verità conclamate
    di Claudio Confessore

    dipinto-di-claudus-su-azione-di-premudaL’azione di Premuda è stata condotta da Luigi Rizzo che era il Capo Sezione dei due M.A.S.
    E’ lui che ha scelto la tattica e condotto l’azione. Ogni componente dell’equipaggio ha fatto la sua parte nel bene e nel male (per quella azione sono state distribuite medaglie ma qualcuno è stato anche punito).
    In una intervista rilasciata al Senatore Giovanni Alfredo Cesareo, collaboratore del giornale «l’Ora» di Palermo, il Letterio parlò di un cacciatorpediniere che inseguiva il M.A.S. 15 e disse: «Paria un liuni, signuri, un liuni chi s’abbintava supra di nui».
    Benché la frase rende bene l’idea della fase successiva all’affondamento del Santo Stefano e della fuga dei due M.A.S. inseguiti dalle unità di scorta, si citava un cacciatorpediniere mentre, in realtà, si trattava di una torpediniera.
    Donato Letterio non si è mai lamentato del suo Comandante e Rizzo non ha mai oscurato i meriti di nessuno dei suoi dipendenti. E’ certo invece che le lamentele di alcuni ufficiali, destinati a Venezia e gelosi dei successi di Rizzo, contribuirono a far trasferire lo stesso Rizzo da Venezia ad Ancona. Peraltro, la sua carriera stava per essere distrutta se non fosse fallito il tentativo degli austriaci, sbarcati il 4 aprile 1918 a 17 Km da Ancona, per cercare di riprendere la torpediniera austriaca B 11, di distruggere le opere portuali ed i sottomarini ed impadronirsi dei MAS eliminando gli equipaggi.
    luigi-rizzo-foto-internetMi risulta che il Letterio, rientrato a Villaggio Pace, fu accolto come un eroe e che a lui furono intitolate una scuola elementare presso il rione e, non so se si tratta della stessa struttura, anche di un edificio dell’Istituto Complessivo Paradiso di Messina.
    Per l’azione di Premuda, Luigi Rizzo venne insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia; ma, in virtù del R.D. 25 maggio 1915 n. 753 che vietava di conferire alla stessa persona più di tre medaglie al valore cumulativamente d’argento e d’oro, non fu fregiato della seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare. Tale limitazione fu abrogata con il R.D. 15 giugno 1922 n. 975 e quindi con R.D. 27 maggio 1923 gli fu revocata la nomina a Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia e concessa la Medaglia d’Oro.
    Ad Aonzo fu conferita la Medaglio d’Oro al Valor Militare ed a tutti gli altri la Medaglia d’Argento al Valor Militare a meno del Torpediniere Lorenzo Feo a cui fu addebitata la colpa del mancato scoppio del siluro di sinistra del MAS di Aonzo.
    Di seguito la composizione degli equipaggi dei MAS che hanno partecipato all’azione di Premuda.
    COMANDANTE DELLA SEZIONE MAS 15 E 21 IMBARCATO SUL MAS 15
    Capitano di Corvetta Luigi Rizzo
    M.A.S. 15
    Comandante Capo timoniere di 2^ Classe Armando Gori
    Volontario Motorista di 2^ Classe Emilio Manfredi
    Sottocapo Cannoniere Giorgio Varchetta
    Fuochista Salvatore Annaloro
    Fuochista Giuseppe De Fano
    Torpediniere Scelto Eraldo Bertucci
    Marinaio Scelto Letterio Donato
    Marinaio Scelto Francesco Bagnato
    M.A.S. 21
    Comandante Guardiamarina di Complemento Giuseppe Aonzo
    Sottonocchiere Luigi Rossi
    Cannoniere Scelto Guerino Capuano
    Torpediniere Bruno Santarelli
    Torpediniere Lorenzo Feo
    Fuochista Giovanni Callipari
    Fuochista Ugo Tomat.

    Si consiglia di leggere il libro Luigi Rizzo di Fabio Andriola edito dall’Ufficio Storico della Marina Militare.
    Prima biografia ufficiale di una delle figure di spicco della Marina Militare, narrata senza retorica ma con piglio letterario; dalla fama di “Affondatore” (così soprannominato da D’Annunzio) guadagnata sul campo negli ultimi anni della prima guerra mondiale (leggendarie le imprese di Grado e di Premuda), alle vicende del primo dopoguerra; i rapporti con D’Annunzio e con il Fascismo; il richiamo in Marina allo scoppio della seconda guerra mondiale e l’assunzione della Direzione dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico, fino al triste e faticoso rientro in Italia dopo il periodo di prigionia in Germania, che si rivelò fatale per il suo fisico.

    luigi-rizzo-fabio-andriola-copia-copertina

    Titolo: Luigi Rizzo
    Autore:Fabio Andriola
    Edizione: 2000
    Pagine: 356
    Illustrazioni: 32
    Prezzo intero (full price): 15,00 € Prezzo ridotto (reduced price): 10,40 €
    Peso: 1000 g
    ISBN: 978-88-98485-45-1

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    18.11.1923, nel ricordo di Luigi Di Massa

    di Antonio Cimminobanca-della-memoria-www-lavocedelmarinaio-com(Gragnano, 18.11.1923 – Foligno, 4.2.2003)

    antonio-cimmino-per-www-lavocedelmarinaio-com_1

    Luigi Di Massa nasce a Gragnano (Napoli) il 18 novembre 1923. Dopo aver combattuto per mare su unità di superficie e sommergibili, il marinaio Luigi Di Massa, dopo l’8 settembre 1943, all’atto della ricostruzione del nuovo Esercito Italiano per scacciare i tedeschi dall’Italia, fu inquadrato nel Reggimento San Marco che, unitamente ai paracadutisti della Nembo, artiglieri e soldati del Genio, partecipò alla Guerra di Liberazione nel XIII corpo britannico.
    Per il suo coraggio ebbe numerosi riconoscimenti:
    luigi-di-massa-www-lavocedelmarinaio-com_– Attestato della città di Livorno per aver “contribuito all’eroica lotta per la riconquista della Libertà e della Democrazia”.
    
– Attestato di benemerenza della Regione Umbria.

    – Cittadinanza Onoraria del comune di Belvedere Ostriense per “ aver combattuto nei reparti del Corpo di Liberazione a rischio della propria vita, per cacciare da queste contrade le truppe nazifasciste nel luglio del 1944, restituendo alle nostre terre Libertà, Pace e Speranza di un avvenire migliore”.
    
– Cittadinanza Onoraria del comune di Borgo Rossignano: “Benemerito combattente del Corpo Italiano di Liberazione del gruppo di Combattimento “Folgore” che nel febbraio, marzo e aprile 1945, operò vittoriosamente nel territorio comunale”.
    Dopo il pensionamento, trasferitosi a Montefalco (Perugia), rivestì la carica di Presidente dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Foligno.
    E’ salpato per l’ultima missione il 4 febbraio 2003.

    marinaio-lugi-di-massa-www-lavocedelmarinaio-com_