• Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Pittori di mare,  Recensioni,  Storia

    12.5.1912, nel ricordo di Edoardo De Martino

    di Antonio Cimmino

    Nacque a Meta (Napoli) il 29.3.1838. Dopo aver frequentato a Napoli l’Accademia di Marina del Regno delle Due Sicilie, all’atto dell’incorporazione della flotta napoletana nella Regia Marina divenne, nel 1863, pilota di II classe e l’anno successivo Sottotenente di vascello.
    Quale ufficiale di rotta della regia pirocorvetta Ercole, durante la navigazione nel Rio della Plata, fu incolpato immeritatamente di un incidente accorso all’unità.

    Lasciò nel 1868 la Regia Marina e si mise a dipingere. Dipinse soprattutto navi da guerra e scene di battaglia. Fu pittore di corte dell’imperatore del Brasile Dom Pedro II che lo inviò come pittore ufficiale sul fronte della guerra con il Paraguay. Si trasferì successivamente in Inghilterra dove divenne pittore ufficiale della Regina Vittoria cioè “Marine Painter Ordinary to the Queen”, carica che in seguito non fu più attribuita a nessun altro artista. Fu anche nominato Membro dell’Ordine della Regina Vittoria (M.V.O.).

    Amico del Kaiser Guglielmo II, eccelse in tutti i campi dell’arte pittorica, dal guazzo all’acquarello al pastello all’olio, e si calcola che abbia prodotto, in circa quarant’anni di attività, non meno di 2.500 quadri a olio.
    La sua fama nel mondo è attestata dal suo figurare in tutti i più celebri repertori di pittori di mare del Regno Unito e di altri Paesi (non fu preso in considerazione nella sua terra).
    Le sue opere, disegni e olii, sono accolti in vari musei del mondo.
    Morì il 12.5.1912 a Londra lontano dalla sua Italia.

  • Attualità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Pittori di mare,  Poesie,  Recensioni,  Un mare di amici

    Rimpianto (COVID-19)

    di Andrew Martin (2020)
    Ceramica Mastro Cencio – Vincenzo Dobboloni (2020)

    Rimpianto

    Un giorno all’ improvviso senza saperlo
    mi voltai e vidi i tuoi occhi nei miei
    vidi la paura, la novità, lo sgomento.
    Troppi anni passati con il niente,
    si pensava e si viveva senza renderci
    conto, i giorni passavano lamentandoci
    del niente, di quella persona, di quel politico.
    Di tutto e di niente che non andava,
    i tuoi occhi, gli occhi di noi che credevamo
    Fosse tutto nomale, facile, giusto, ingiusto.
    La coerenza, era la nostra arma, il nostro delirio
    L’onnipotenza, di essere noi qui, sicuri lottando
    per i nostri diritti, le nostre ragioni, le opinioni.
    Poi arrivò lui, in silenzio, senza permesso di soggiorno,
    senza passaporto, senza barcone. Si insinuò
    così, senza firma, documento idoneo, senza faccia
    senza mani, senza uno sguardo fisso negli occhi,
    di noi sicuri e certi della nostra individualità.
    Lui che era lontano e noi incoscienti che aspettavamo.
    la primavera, poi l’estate, il mare e le montagne e non capivamo
    che, da lì a poco sarebbe cambiato tutto
    che, una guerra in atto ci aveva colpito
    che, noi avevamo annullato, demolito
    senza amore non capendo l’importanza
    della vita, negli affetti, nell’abbraccio
    tolto e negato a noi che credevamo
    solo nel nostro io e non al tempo lontano,
    passato, dimenticato, calpestato, che nel
    contempo lui ora ci chiede di non abbandonarlo,
    lui il tempo unico amico, unica risorsa
    per ritrovare la nostra orma.

  • C'era una volta un arsenale che costruiva navi,  Curiosità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Pittori di mare,  Recensioni,  Storia

    8.5.1876, a Castellammare di Stabia varo della regia nave Caio Duilio

    a cura Antonio Cimmino

    … a Castellammare di Stabia c’era un arsenale che costruiva navi, e adesso?

    
Dati tecnici

    Corazzata (nave da battaglia) Caio Duilio;
    – Varata 8 maggio 1876;
    – Completata il 6 gennaio 1880;
    – Radiata il 27 giugno 1909;
    – Dislocamento a pieno carico: tonn 12.267;
    – Dimensioni: 109,2 metri x 19,7 x 8,8;
    – Apparato motore: 8 caldaie ovali; 2 motrici verticali a doppia espansione per una potenza di 7.710 cavalli;
    – Velocità: 15 nodi;
    – Artiglieria: 4 cannoni da 450 mm ( i più grossi del mondo); 3 cannoni da 120 mm; 2 cannoni da 75 mm; 8 cannoni da 57 mm; 22 cannoni da 37mm; 3 tubi lanciasiluri; 1 torpediniere alloggiata in un vano a poppa;
    – Equipaggio: 26 ufficiali + 397 sottufficiali, graduati e comuni.

    Notizie e curiosità

    In considerazione della stazza, quando la regia nave Caio Duilio scese in mare, lo scetticismo caratterizzato dalla frase “non riusciranno nemmeno a vararla”, si trasformò in entusiasmo. L’ammiraglio inglese Robinson dichiarò:
    l’Italia la l sua antica squadra corazzata composta di navi di second’ordine, ma ne ha due ultrapotenti, il Duilio e il Dandolo. Nella relazione al bilancio della marina francese del 1879 si legge:” L’Italia ha ultimato la Duilio che è la più forte macchina da guerra che l’arte navale abbia creato”.
    Il senatore americano Bonjean ammonì il Senato USA dicendo:
    La sola Duilio della marina italiana potrebbe distruggere tutta la nostra flotta”.
    Umberto I e tutta la corte partecipò al varo unitamente ad ambasciatori ed ingegneri navali anche stranieri, molti dei quali abbastanza scettici della riuscita del varo. Si racconta che l’ambasciatore cinese, vestito tradizionalmente, al momento del varo si gettò bocconi a terra. Gli chiesero se si fosse sentito male e questi rispose, con le lacrime agli occhi:
    Ho ringraziato Budda per avermi chiamato ad assistere ad uno spettacolo così commovente e grandioso”.
    Il 23 febbraio del 1880 Giuseppe Garibaldi così scrisse all’Ispettore del Genio Navale Felice Mattei:
    Illustre Mattei,
La stupenda riuscita del Duilio onora grandemente voi ed i valorosi collaboratori, sul concetto e nell’attuazione. Io considero la nascita dei quattro colossi della nostra Marina militare, come un vero risorgimento nazionale, che ci porterà al livello delle grandi potenze marittime.
Accogliete un cenno di ben meritata lode e tenetemi per la vita vostro”.
 G. Garibaldi

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    Ciro Faella

    di Antonio Cimmino



    (Teano, 28.8.1920 – 7.5.1983)

    Nato a Teano il 28.8.1920, marinaio di carriera, all’inizio della guerra fu imbarcato come Sottocapo Furiere sul regio cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi partecipando alla “Battaglia di Pantelleria” il 9.5.1943 contro formazioni della Mediterranean Fleet, guadagnandosi una onorificenza per essersi comportato “con onore”. 
Era imbarcato sulla stessa unità quando, dopo la proclamazione dell’armistizio, il cacciatorpediniere ricevette l’ordine di dirigersi a Civitavecchia per imbarcare Vittorio Emanuele II.
Scappando da Roma il Re decise però di imbarcarsi a Pescara per Brindisi, per cui il 9 settembre 1943 al cacciatorpediniere fu ordinato di dirigersi verso La Maddalena per unirsi alla Squadra Navale.
Nelle Bocche di Bonifacio, unitamente al cacciatorpediniere Da Noli, si scontrarono con motovedette e motozattere tedesche affondandone alcune, ma furono cannoneggiati da batterie tedesche presenti sulle coste della Corsica.
Il Da Noli, dopo essere stato colpito, affondò urtando contro una mina (218 morti e 39 sopravvissuti), mentre il Vivaldi fu ripetutamente colpito e danneggiato da bombardieri tedeschi, alcuni dei quali usavano bombe radioguidate tipo Henschel Hs 293. Navigando in precarie condizioni, nei pressi dell’Asinara, fu dato l’ordine di abbandonare la nave ormai appruata per i danni subiti. 
Il capitano di corvetta Alessandro Cavriani ed il capo meccanico Virginio Fasan, tornarono a bordo per accelerarne la fine, ma scomparvero entrambi con la nave che colava a picco. 
Era il 10 settembre 1943. I naufraghi rimasero diversi giorni in mare (alcuni fino al 16), recuperati da idrovolanti e motovedette tedesche e dal sommergibile britannico HMS Sportman.
 I morti del Vivaldi furono 58 e 240 i sopravvissuti.

    Ciro Faella fu testimone di quella tragedia ed a fine guerra fu destinato presso la Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia dove raggiunse il grado apicale di Capo di 1^classe.

    Salpò per l’ultima missione il 7.5.1983 e adesso riposa in pace fra i flutti dell’Altissimo.

     

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    6.5.1940, entra in servizio regia nave Littorio

    di Carlo Di Nitto

    La regia corazzata Littorio (classe omonima) dislocava 45963 tonnellate. Costruita nei cantieri Navali Ansaldo di Genova, era stata impostata il 28/10/1934, varata il 22/8/1937 ed era entrata in servizio il 06/05/1940.
    Nel corso della guerra effettuò un numero di azioni limitato rispetto alle sue potenzialità belliche, ma ciò fu rispondente alla situazione della guerra navale nel Mediterraneo, dove non si venne mai a creare alcun presupposto strategico tale da giustificare un confronto diretto fra flotte contrapposte.
    Il 26 luglio 1943, con la caduta del fascismo venne rinominata “Italia”.
    Al termine delle ostilità, per l’applicazione del Trattato di Pace, venne compresa fra le navi da cedere alle Potenze vincitrici. In particolare l’ “Italia” (ex “Littorio”) era stata destinata agli Stati Uniti che comunque rinunciarono al diritto di acquisizione, imponendone però la demolizione. Venne pertanto radiata il 1° giugno 1948 e avviata allo smantellamento

    Con le sue possenti gemelle “Vittorio Veneto”, la sfortunata “Roma” e la “”Impero” (mai entrata in servizio), la “Littorio” ha rappresentato la migliore realizzazione italiana nello sviluppo delle navi di linea, quando ormai queste navi cominciavano già ad essere superate e sostituite, nelle strategie belliche navali, dalle portaerei.

    Nonostante il suo limitato numero di azioni belliche, la “Littorio” dalla triste notte di Taranto del 12 novembre 1940 al 9 settembre 1943 ebbe a lamentare la perdita di oltre 50 Marinai.
    Onore ai Caduti.

    Varo della Regia Nave da Battaglia (Corazzata) LITTORIO – 22 agosto 1937

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    Guido Saccardo

    di Antonio Cimmino

    (Portici (NA), 20.5.1913 – Mare, 5.5.1943)

    Il Tenente di Vascello Guido Saccardo, nasce a Portici (NA) il 20 maggio 1913, è stato il comandante del regio sommergibile Archimede.
    Scomparve in mare il 5 maggio 1943 in Oceano Atlantico.
    Fu decorato con 2 Medaglie d’Argento al Valor Militare (1 alla memoria), 2 Medaglie di Bronzo (1 sul campo), 2 Croci di Guerra (1 sul campo) e fu insignito Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

    Breve storia del tragico evento
    Il regio sommergibile Archimede, di stanza a Bordeaux nell’Oceano Atlantico, fu attaccato da un idrovolante PBY Catalina; nonostante il fuoco di delle mitraglie di bordo che danneggiarono l’aereo, il sommergibile fu colpito da quattro bombe, spezzandosi in due parti.
    Morirono all’istante 42 uomini dell’equipaggio mentre 25 furono scaraventati in acqua, tra cui il comandante Saccardo.
    Durante i primi 15 giorni di deriva, 6 uomini morirono di fame e sete; un altro canotto con 7 uomini scomparve in mare mentre il comandante Saccardo tentava di raggiungere una nave avvistata alla lontana. Dopo 2 giorni, scomparve in mare il terzo canotto.
    Si salvò solo il Sottocapo Giuseppe Lo Coco, trovato l’8 maggio da un peschereccio brasiliano. L’unico superstite dell’Archimede, fu portato prigioniero negli U.S.A. Morì il 30 agosto 2004 a 80 anni.