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    23.12.1885, varo della regia nave Dogali

    di Antonio Cimmino

    Antonio-Cimmino-per-www.lavocedelmarinaio.com_1L’ariete torpediniere Dogali fu varato il 23.12.1885 dai cantieri inglesi Armstrong, Elwick, Newcastle. Già in costruzione per la Marina greca con il nome di “Salamina”, fu comprato dalla Regia Marina che inizialmente gli assegnò il nome di “Angelo Emo”, poi tramutato in Dogali. Operò essenzialmente all’estero, sia in Africa che nell’America Latina.
    Il 16 agosto del 1906 fu venduto all’Uruguay che lo ribattezzò “24 de Agosto” e, nel 1910, “Montevideo”.
    Fu la prima unità ad avere il motore a triplice espansione.
    Disponeva di compartimentazione di tipo cellulare che assicurava buone possibilità di galleggiamento anche in caso di perforazione con cannonate allo scafo e sotto il ponte corazzato.

    regia nave Dogali - www.lavocedelmarinaio.com
    Caratteristiche Tecniche
    Dislocamento: 2.200 tonnellate.
    Dimensioni: metri 76,20 x 11,30 x 4,50.
    Apparato motore: 4 caldaie, 2 motrici alternative, 2 eliche.
    Velocità: 19,5,nodi.
    Artiglieria: 6 cannoni da 152 mm, 9 da 57 mm, 2 da 37 mm, 6 mitraglie Gatling, 4 tubi lanciasiluri da 356 mm.
    Equipaggio 224 – 245 uomini.

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    22.12.1939, entra in servizio il regio Alpino Bagnolini

    di Gian Luca Daini, Antonio Cimmino e Claudio Confessore
    https://cronache-di-storia.webnode.it/

    Il regio Alpino Bagnolini fu il primo sommergibile italiano ad ottenere un successo nella seconda guerra mondiale: intorno all’una del 12 giugno 1940, infatti, al comando del capitano di corvetta Franco Tosoni Pittoni, lanciò un siluro contro l’obsoleto incrociatore leggero britannico Calypso (4180 t) che insieme al gemello Caledon stava procedendo fra Creta e Gaudo: la nave fu colpita e affondò con 39 uomini nel punto 34°03’ N e 24°05’ E, mentre il Bagnolini uscì indenne dal bombardamento con cariche di profondità condotto dai cacciatorpediniere della scorta. L’incrociatore britannico Calypso, affondato dal Bagnolini Successivamente se ne decise l’invio in Atlantico.

    Il Bagnolini partì da Trapani il 9 settembre 1940 e nella notte fra il 14 ed il 15 passò lo stretto di Gibilterra, rimanendo poi in agguato al largo di Oporto dal 15 al 27 settembre e riportando un affondamento, quello del trasporto spagnolo Cabo Tortosa (3302 tsl), nave neutrale e adibita a servizio civile da Huelva a Bilbao ma indicata erroneamente come al servizio degli Alleati dai servizi segreti. Il 30 settembre il sommergibile giunse a Bordeaux, sede della base atlantica italiana di Betasom. Il 28 ottobre salpò per la seconda missione ma dovette tornare in porto perché danneggiato dal maltempo; arrivò a Bordeaux il 15 novembre. L’8 dicembre partì per una nuova missione a ovest dell’Irlanda e undici giorni più tardi colò a picco il piroscafo britannico Amicus (3660 tsl); il 1o gennaio 1941 si scontrò con i cannoni con il peschereccio armato Northern Pride e al contempo tentò il siluramento di una nave identificata come incrociatore ausiliario, azione priva di risultati ma che pose il comandante Tosoni Pittoni in luce di fronte ai comandi sia italiano che tedesco. Lo stesso giorno il Bagnolini fu anche danneggiato da un aereo, che riuscì a respingere e a danneggiare a sua volta. Nel gennaio 1941 si pensò di assegnarlo assieme al gemello Giuliani ad una scuola sommergibili a Gotenhafen, ma si decise poi di destinarvi il solo Giuliani (in seguito avrebbero frequentato tale scuola il nuovo comandante del Bagnolini, tenente di vascello Mario Tei, un ufficiale e 7 vedette del sommergibile).
    Il 23 luglio 1941, mentre operava a ovest dello stretto di Gibilterra, colpì un piroscafo ed una nave cisterna, senza però riuscire ad affondarli. Nel gennaio-febbraio 1942 operò a sud delle Azzorre senza cogliere alcun risultato.
    Nel maggio 1942 fu in missione al largo del Brasile ed il 27-28 del mese colpì una nave cisterna di circa 11.000 tsl, danneggiandola. Il 15 settembre 1942 partì per una nuova missione durante la quale avvistò due navi e subì caccia antisommergibile da parte di un cacciatorpediniere; rientrò infine a Bordeaux il 17 novembre senza aver concluso nulla. Fra il 14 febbraio ed il 13 aprile 1943 operò al largo di Bahia, venendo danneggiato da un attacco aereo.
    Se ne decise poi la modifica per poter compiere missioni di trasporto per l’Estremo Oriente; i lavori ebbero termine nel luglio 1943 e il sommergibile sarebbe dovuto partire il mese successivo, ma i tedeschi, prevedendo una prossima resa dell’Italia agli Alleati, decisero di trattenerlo a Bordeaux dove ancora si trovava all’armistizio. L’11 settembre 1943 venne catturato, incorporato nella Kriegsmarine con equipaggio misto italo-tedesco e ribattezzato U. IT. 22. Fino ad allora il Bagnolini aveva svolto 11 missioni di guerra (3 in Mediterraneo ed 8 in Atlantico), percorrendo complessivamente 46.413 miglia in superficie e 3908 in immersione. Il 26 gennaio 1944 partì per l’Asia nella sua prima missione al servizio dei tedeschi (si trattava di una missione di trasporto); il 22 febbraio fu colpito da un velivolo statunitense a circa 900 miglia dall’Isola di Ascensione, riportando danni allo scafo e perdite di carburante; chiese un appuntamento con un sommergibile rifornitore circa 500 miglia a sud di Città del Capo ma l’11 marzo 1944, quando fu arrivato nel punto concordato per il rifornimento, fu affondato da tre idrovolanti PBY Catalina nel punto 41°28’ S e 17°40’ E, con la morte di tutto l’equipaggio di 43 uomini (tra cui 12 italiani: il tenente del Genio Navale Carlo Rossilla, 4 sottufficiali, 4 sottocapi e 3 marinai).

    Caratteristiche tecniche
    Alpino Bagnolini classe “Liuzzi”
    Tipo: sommergibile di grande crociera
    Cantiere: Franco Tosi Taranto
    Impostazione: 15.12.1938
    Varo: 28.10.1939
    Entrato in servizio: 22.12.1939
    Dislocamento:
    – in superficie: 1.166,00 t
    – in immersione: 1.484,00 t
    Dimensioni:
    – Lunghezza: 76,10 m
    – Larghezza: 6,98 m
    – Immersione: 4,55 m
    Apparato motore superficie:
    – 2 motori Diesel Tosi, 2 eliche
    – Potenza: 3.420 cv
    – Velocità max. in superficie: 17,80 nodi
    – Autonomia in superficie: 1.617 miglia a 17,8 nodi e 6.409 miglia a 8,0 nodi (carico normale) – 3.401 miglia a 17,8 nodi e 13.204 miglia a 8,0 nodi (in sovraccarico)
    Apparato motore immersione:
    – 2 motori elettrici di propulsione Ansaldo
    – Potenza: 1.250 cv
    – Velocita max: 8,60 nodi
    – Autonomia in immersione: 8,0 miglia a 8,0 nodi – 108 miglia a 4,0 nodi
    Armamento:
    – 4 tls AV da 533 mm, 6 siluri da 533 mm
    – 4 tls AD da 533 mm, 6 siluri da 533 mm
    – 1 cannone da 100/47 mm (290 proiettili)
    – 4 mitragliatrici 13.2 in affusti binati a scomparsa (12.000 colpi)
    Equipaggio: 7 ufficiali, 50 tra sottufficiali e marinai
    Profondità di collaudo: 100 m
    Fu affondato da attacco aerei l’11 marzo 1944

    Note
    a cura Antonio Cimmino e Claudio Confessore
    L’8 settembre 1943, trovandosi a Bordeaux, il regio sommergibile Bagnolini venne requisito dai tedeschi, fu ridenominato U.IT.22 e fu inviato in missione verso Singapore con 12 marinai (equipaggio misto italo-tedesco) per trasporto materiali.
    Il giorno 11 marzo 1944, nei pressi di Capo Buona Speranza, venne affondato da idrovolanti Catilina del 279° Squadron sudafricano.
    Il 26 gennaio 1944 partì per la sua prima missione di trasporto per Singapore sotto bandiera tedesca.
    Il 22 febbraio al largo dell’isola di Ascensione riportò danni allo scafo a seguito di un attacco di un aereo USA. Poiché il danno aveva prodotto perdite di carburante era stato programmato un rifornimento 500 miglia a Sud di Capo di Buona Speranza con un U-Boot .
    L’11 marzo 1944, quando arrivò sul punto di rendez-vous, fu attaccato da tre idrovolanti tipo PBY Catalina del 279° Squadron sudafricano ed affondò in PSN 41°28’ S – 017°40’ E.
    Morirono 43 uomini, tra cui i seguenti 12 italiani:

    Ten G.N. Rossilla Carlo (nominativo presente nell’elenco della RSI ma i dati di nascita non sono disponibili);

    Capo 3a Classe Buosi Bruno di Alessandro nato a Riva Del Garda (TN) il 16/10/1910;
    2° Capo Balestrieri Domenico di Gaetano nato a Napoli il 16/07/1906;
    2° Capo Mazzoni Giuseppe di Egidio nato a Pisa il 01/01/1916;
    2° Capo Valenti Bruno di Alfredo, nato a La Spezia il 08/01/1917;
    Sottocapo Pacitti Vincenzo di Luigi nato a Terni il 11/05/1922;
    Sottocapo Petrelli Serafino di Leonardo nato a Canino (VT) il 06/05/1921;
    Sottocapo Tini Supero di Giulio nato a Terni il 28/07/1918;
    Sottocapo Zampieri Giordano di Ildegardo nato a Sondrio il 20/11/1918;
    Comune Armitano Leone di Gioacchino nato a Torino il 24/02/1922;
    Comune Zarelli Lindo di Francesco nato a Vallinfreda (Roma) il 15/05/1920;
    Comune Bartolozzi Renato di Vincenzo nato a Civitavecchia il 20/10/1922.

    In merito ai nominativi si rileva che sono reperibili solo nell’elenco della RSI, disponibile su Internet, poiché nell’Albo d’Oro della Marina Militare non sono inclusi coloro che aderirono alla Repubblica Sociale. Per l’equipaggio del Bagnolini l’unica eccezione, per motivi attualmente non conosciuti, è il Comune Bartolozzi Renato il cui nominativo è riportato sia nell’Albo d’Oro (in cui anziché Comune è scritto Camicia Nera) sia nell’elenco dei caduti della RSI.
    E’ infine da evidenziare che nell’Albo d’Oro è presente un ulteriore nominativo di un Sottocapo del Bagnolini che risulta deceduto sul fronte Algerino in data posteriore alla fine della guerra:
    Sottocapo Silurista Baldan Dino nato il 20 ottobre 1919 a La Spezia deceduto sul fronte Algerino il 03 dicembre 1946.
    Motto: Compagni vendicatemi gridato dall’alpino Attilio Bagnolini quando fu ucciso in Africa nel 1936.

    Il marinaio Dante Daini, nato a Calcinato il 29 maggio 1921, fece parte del regio sommergibile Alpino Bagnolini, classe Liuzzi, con mansione di cannoniere durante la Seconda Guerra Mondiale. Prese parte alle varie missioni fino alla sua cattura e di tutto l’equipaggio del sommergibile da parte dell’esercito nazista, l’11 settembre 1943. In seguito fu deportato e imprigionato in un lager tedesco in Germania nei pressi della città di Amburgo, dove vi rimase fino alla conclusione del conflitto mondiale. Ritornò in patria dalla sua famiglia, dove visse felicemente gli ultimi anni della sua vita senza mai dimenticare gli orrori della prigionia e della guerra.
    Il 1° aprile 1980 gli fu conferito, dal Ministero della Difesa, il distintivo d’onore Volontari della Libertà.

    E’ deceduto a Calcinato (BS) il 30 ottobre 1974.

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    21.12.1798, Francesco Caracciolo e Giovanni Bausan umiliano l’ammiraglio Nelson

    di Antonio Cimmino

    Un mese prima dell’instaurazione della Repubblica napoletana, all’arrivo dei francesi in città il 21 dicembre 1798, il re Ferdinando IV con tutta la famiglia e i suoi ministri, scappò da Napoli a Palermo imbarcandosi sul Vanguard, vascello al comando di Orazio Nelson. Il monarca del Regno delle Due Sicilie preferì la nave inglese al Sannita, il vascello napoletano comandato dall’ammiraglio Francesco Caracciolo. La consistente flotta borbonica, su subdolo suggerimento inglese, fu fatta incendiare nel porto di Napoli e nell’arsenale di Castellammare di Stabia, per non farla cadere nelle mani dei francesi.

    La traversata fu caratterizzata da una violenta tempesta che si protrasse fino all’imbocco della rada di Palermo. Nelson non riusciva a governare la nave per entrare in porto. Caracciolo, invece, con perfetta padronanza della situazione attraccò con un’ardita manovra a Palermo. Egli mandò Giovanni Bausan di Gaeta, comandante della corvetta Aurora che si trovava in rada, in aiuto della nave inglese in difficoltà. Il Bausan con una piccola imbarcazione sfidando i marosi, si portò sul Vanguard e, assunto il comando, lo pilotò fino al molo. Il re, che aveva preferito il grande ammiraglio inglese, suggeritogli anche dal ministro John Acton, elogiò pubblicamente il suo ammiraglio davanti ad un Nelson furibondo. Caracciolo si congedò dalla Marina e tornò a Napoli ove fu convinto ad aderire alla Repubblica assumendo il comando della sua piccolissima flotta composta di qualche fregata e barche cannoniere. Anche Bausan seguì il suo ammiraglio nella sfortunata avventura repubblicana.


    La perizia marinaresca del Caracciolo che aveva umiliato il baldanzoso Nelson considerato il miglior ammiraglio del Mediterraneo, generò un odio profondo dell’inglese nei confronti del napoletano.
    Quando la Repubblica fu sconfitta nel mese di giugno del 1799, il Caracciolo fu processato per tradimento e condannato a morte. A presiedere la corte marziale fu proprio Nelson che non volle ascoltare la richiesta del Caracciolo di essere fucilato. Egli per oltraggiarlo lo fece impiccare al pennone dell’albero di trinchetto della corvetta Minerva, la nave che era stata comandata proprio dal Caracciolo. Al marinaio che, piangendo indugiava a mettergli il cappio intorno al collo Caracciolo lo esortò dicendogli “Sbrigati: è ben grazioso che, mentre io debbo morire, tu debbi piangere”.

    Dopo l’impiccagione il corpo, per ulteriore sfregio, venne gettato in mare. Solo dopo alcuni giorni il cadavere, gonfio d’acqua, riemerse sotto il vascello Foudroyant, la nave ammiraglia di Nelson ove era ospite Ferdinando IV, da poco arrivata dalla Sicilia. Alla spettrale scena assistette anche Emma Hamilton l’amante di Nelson e l’ambasciatore inglese William Hamilton.


    Dello stesso argomento sul blog
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2016/06/il-processo-allammiraglio-francesco-caracciolo/

    A proposito di Giovanni Bausan
    di Carlo Di Nitto

    Il gaetano Giovanni Bausan avrebbe poi avuto occasione, in altre e diverse circostanze, di umiliare i superbi inglesi con la sua perizia marinaresca. Di seguito il quadro, conservato nella Reggia di Caserta; raffigurante il re Gioacchino Murat che, sul ponte della fregata Cerere, si congratula con il Bausan e i suoi marinai, vittoriosi sui “figli di Albione, dopo la seconda battaglia del “Canale di Procida” del 26 giugno 1809. Il dipinto è opera del pittore Guillame – Desirè Descamps.

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    Notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941, Alessandria d’Egitto

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra e Antonio Cimmino

    Era la notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941, operazione in codice G.A.3, passata alla storia come “l’impresa di Alessandria d’Egitto”.

    19-12-1941-i-violatori-della-base-di-alessandria-www-lavocedelmarinaio-com

    Il 3 dicembre 1941 il sommergibile Sciré, comandato dal Tenente di Vascello Junio Valerio Borghese lasciò La Spezia.
    Nella notte tra il 18 e il 19 dicembre sei arditi incursori della regia Marina, a bordo di tre mezzi d’assalto subacquei, penetrarono nel porto di Alessandria d’Egitto superando le imponenti misure difensive.
    I mezzi dotati di testate esplosive affondarono due navi da battaglia britanniche la HMS Queen Elizabeth (33.550 t), l’ HMS Valiant (27.500 t), la nave cisterna Sagona (7.750 t) e danneggiarono inoltre il cacciatorpediniere HMS Jervis (1.690 t).
    Gli equipaggi dei 3 Siluri a lenta corsa (SLC) erano così composti:
    1° S.L.C. (221): T.V. Durand De La Penne – C° 1° Pal. Emilio Bianchi;
    2° S.L.C. (222): Cap. G.N. Antonio Marcelia – Sc. Pal. Spartaco Schergat;
    3° S.L.C. (223): Cap. A.N. Vincenzo Martellotta – Sc. Pal. Mario Marino.
    Quella di Alessandria fu sicuramente la più celebre delle azioni della Xª Flottiglia MAS.
    E’ stato detto: « ...sei Italiani equipaggiati con materiali di costo irrisorio hanno fatto vacillare l’equilibrio militare in Mediterraneo
    (Winston Churchill).

    19-11-1941-slc-alessandria-www-lavocedelmarinaio-com

    La notte di Taranto era stata vendicata e l’azione è da riportare sul libro delle leggende.

    Puoi vedere il film “L’affondamento della Valiant” su:
    http://www.youtube.com/watch?v=ebv3qBFEDLs

    i-protagonisti-dellimpresa-di-alessandria-degitto-www-lavocedelmarinaio-com

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    15.12.1938, impostazione regio Alpino Bagnolini

    di Gian Luca Daini, Antonio Cimmino e Claudio Confessore
    https://cronache-di-storia.webnode.it/

    Il regio Alpino Bagnolini fu il primo sommergibile italiano ad ottenere un successo nella seconda guerra mondiale: intorno all’una del 12 giugno 1940, infatti, al comando del capitano di corvetta Franco Tosoni Pittoni, lanciò un siluro contro l’obsoleto incrociatore leggero britannico Calypso (4180 t) che insieme al gemello Caledon stava procedendo fra Creta e Gaudo: la nave fu colpita e affondò con 39 uomini nel punto 34°03’ N e 24°05’ E, mentre il Bagnolini uscì indenne dal bombardamento con cariche di profondità condotto dai cacciatorpediniere della scorta. L’incrociatore britannico Calypso, affondato dal Bagnolini Successivamente se ne decise l’invio in Atlantico.

    Il Bagnolini partì da Trapani il 9 settembre 1940 e nella notte fra il 14 ed il 15 passò lo stretto di Gibilterra, rimanendo poi in agguato al largo di Oporto dal 15 al 27 settembre e riportando un affondamento, quello del trasporto spagnolo Cabo Tortosa (3302 tsl), nave neutrale e adibita a servizio civile da Huelva a Bilbao ma indicata erroneamente come al servizio degli Alleati dai servizi segreti. Il 30 settembre il sommergibile giunse a Bordeaux, sede della base atlantica italiana di Betasom. Il 28 ottobre salpò per la seconda missione ma dovette tornare in porto perché danneggiato dal maltempo; arrivò a Bordeaux il 15 novembre. L’8 dicembre partì per una nuova missione a ovest dell’Irlanda e undici giorni più tardi colò a picco il piroscafo britannico Amicus (3660 tsl); il 1o gennaio 1941 si scontrò con i cannoni con il peschereccio armato Northern Pride e al contempo tentò il siluramento di una nave identificata come incrociatore ausiliario, azione priva di risultati ma che pose il comandante Tosoni Pittoni in luce di fronte ai comandi sia italiano che tedesco. Lo stesso giorno il Bagnolini fu anche danneggiato da un aereo, che riuscì a respingere e a danneggiare a sua volta. Nel gennaio 1941 si pensò di assegnarlo assieme al gemello Giuliani ad una scuola sommergibili a Gotenhafen, ma si decise poi di destinarvi il solo Giuliani (in seguito avrebbero frequentato tale scuola il nuovo comandante del Bagnolini, tenente di vascello Mario Tei, un ufficiale e 7 vedette del sommergibile).
    Il 23 luglio 1941, mentre operava a ovest dello stretto di Gibilterra, colpì un piroscafo ed una nave cisterna, senza però riuscire ad affondarli. Nel gennaio-febbraio 1942 operò a sud delle Azzorre senza cogliere alcun risultato.
    Nel maggio 1942 fu in missione al largo del Brasile ed il 27-28 del mese colpì una nave cisterna di circa 11.000 tsl, danneggiandola. Il 15 settembre 1942 partì per una nuova missione durante la quale avvistò due navi e subì caccia antisommergibile da parte di un cacciatorpediniere; rientrò infine a Bordeaux il 17 novembre senza aver concluso nulla. Fra il 14 febbraio ed il 13 aprile 1943 operò al largo di Bahia, venendo danneggiato da un attacco aereo.
    Se ne decise poi la modifica per poter compiere missioni di trasporto per l’Estremo Oriente; i lavori ebbero termine nel luglio 1943 e il sommergibile sarebbe dovuto partire il mese successivo, ma i tedeschi, prevedendo una prossima resa dell’Italia agli Alleati, decisero di trattenerlo a Bordeaux dove ancora si trovava all’armistizio. L’11 settembre 1943 venne catturato, incorporato nella Kriegsmarine con equipaggio misto italo-tedesco e ribattezzato U. IT. 22. Fino ad allora il Bagnolini aveva svolto 11 missioni di guerra (3 in Mediterraneo ed 8 in Atlantico), percorrendo complessivamente 46.413 miglia in superficie e 3908 in immersione. Il 26 gennaio 1944 partì per l’Asia nella sua prima missione al servizio dei tedeschi (si trattava di una missione di trasporto); il 22 febbraio fu colpito da un velivolo statunitense a circa 900 miglia dall’Isola di Ascensione, riportando danni allo scafo e perdite di carburante; chiese un appuntamento con un sommergibile rifornitore circa 500 miglia a sud di Città del Capo ma l’11 marzo 1944, quando fu arrivato nel punto concordato per il rifornimento, fu affondato da tre idrovolanti PBY Catalina nel punto 41°28’ S e 17°40’ E, con la morte di tutto l’equipaggio di 43 uomini (tra cui 12 italiani: il tenente del Genio Navale Carlo Rossilla, 4 sottufficiali, 4 sottocapi e 3 marinai).

    Caratteristiche tecniche
    Alpino Bagnolini classe “Liuzzi”
    Tipo: sommergibile di grande crociera
    Cantiere: Franco Tosi Taranto
    Impostazione: 15.12.1938
    Varo: 28.10.1939
    Entrato in servizio: 22.12.1939
    Dislocamento:
    – in superficie: 1.166,00 t
    – in immersione: 1.484,00 t
    Dimensioni:
    – Lunghezza: 76,10 m
    – Larghezza: 6,98 m
    – Immersione: 4,55 m
    Apparato motore superficie:
    – 2 motori Diesel Tosi, 2 eliche
    – Potenza: 3.420 cv
    – Velocità max. in superficie: 17,80 nodi
    – Autonomia in superficie: 1.617 miglia a 17,8 nodi e 6.409 miglia a 8,0 nodi (carico normale) – 3.401 miglia a 17,8 nodi e 13.204 miglia a 8,0 nodi (in sovraccarico)
    Apparato motore immersione:
    – 2 motori elettrici di propulsione Ansaldo
    – Potenza: 1.250 cv
    – Velocita max: 8,60 nodi
    – Autonomia in immersione: 8,0 miglia a 8,0 nodi – 108 miglia a 4,0 nodi
    Armamento:
    – 4 tls AV da 533 mm, 6 siluri da 533 mm
    – 4 tls AD da 533 mm, 6 siluri da 533 mm
    – 1 cannone da 100/47 mm (290 proiettili)
    – 4 mitragliatrici 13.2 in affusti binati a scomparsa (12.000 colpi)
    Equipaggio: 7 ufficiali, 50 tra sottufficiali e marinai
    Profondità di collaudo: 100 m
    Fu affondato da attacco aerei l’11 marzo 1944

    Note
    a cura Antonio Cimmino e Claudio53
    L’8 settembre 1943, trovandosi a Bordeaux, il regio sommergibile Bagnolini venne requisito dai tedeschi, fu ridenominato U.IT.22 e fu inviato in missione verso Singapore con 12 marinai (equipaggio misto italo-tedesco) per trasporto materiali.
    Il giorno 11 marzo 1944, nei pressi di Capo Buona Speranza, venne affondato da idrovolanti Catilina del 279° Squadron sudafricano.
    Il 26 gennaio 1944 partì per la sua prima missione di trasporto per Singapore sotto bandiera tedesca.
    Il 22 febbraio al largo dell’isola di Ascensione riportò danni allo scafo a seguito di un attacco di un aereo USA. Poiché il danno aveva prodotto perdite di carburante era stato programmato un rifornimento 500 miglia a Sud di Capo di Buona Speranza con un U-Boot .
    L’11 marzo 1944, quando arrivò sul punto di rendez-vous, fu attaccato da tre idrovolanti tipo PBY Catalina del 279° Squadron sudafricano ed affondò in PSN 41°28’ S – 017°40’ E.
    Morirono 43 uomini, tra cui i seguenti 12 italiani:

    Ten G.N. Rossilla Carlo (nominativo presente nell’elenco della RSI ma i dati di nascita non sono disponibili);

    Capo 3a Classe Buosi Bruno di Alessandro nato a Riva Del Garda (TN) il 16/10/1910;
    2° Capo Balestrieri Domenico di Gaetano nato a Napoli il 16/07/1906;
    2° Capo Mazzoni Giuseppe di Egidio nato a Pisa il 01/01/1916;
    2° Capo Valenti Bruno di Alfredo, nato a La Spezia il 08/01/1917;
    Sottocapo Pacitti Vincenzo di Luigi nato a Terni il 11/05/1922;
    Sottocapo Petrelli Serafino di Leonardo nato a Canino (VT) il 06/05/1921;
    Sottocapo Tini Supero di Giulio nato a Terni il 28/07/1918;
    Sottocapo Zampieri Giordano di Ildegardo nato a Sondrio il 20/11/1918;
    Comune Armitano Leone di Gioacchino nato a Torino il 24/02/1922;
    Comune Zarelli Lindo di Francesco nato a Vallinfreda (Roma) il 15/05/1920;
    Comune Bartolozzi Renato di Vincenzo nato a Civitavecchia il 20/10/1922.

    In merito ai nominativi si rileva che sono reperibili solo nell’elenco della RSI, disponibile su Internet, poiché nell’Albo d’Oro della Marina Militare non sono inclusi coloro che aderirono alla Repubblica Sociale. Per l’equipaggio del Bagnolini l’unica eccezione, per motivi attualmente non conosciuti, è il Comune Bartolozzi Renato il cui nominativo è riportato sia nell’Albo d’Oro (in cui anziché Comune è scritto Camicia Nera) sia nell’elenco dei caduti della RSI.
    E’ infine da evidenziare che nell’Albo d’Oro è presente un ulteriore nominativo di un Sottocapo del Bagnolini che risulta deceduto sul fronte Algerino in data posteriore alla fine della guerra:
    Sottocapo Silurista Baldan Dino nato il 20 ottobre 1919 a La Spezia deceduto sul fronte Algerino il 03 dicembre 1946.
    Motto: Compagni vendicatemi gridato dall’alpino Attilio Bagnolini quando fu ucciso in Africa nel 1936.

    Il marinaio Dante Daini, nato a Calcinato il 29 maggio 1921, fece parte del regio sommergibile Alpino Bagnolini, classe Liuzzi, con mansione di cannoniere durante la Seconda Guerra Mondiale. Prese parte alle varie missioni fino alla sua cattura e di tutto l’equipaggio del sommergibile da parte dell’esercito nazista, l’11 settembre 1943. In seguito fu deportato e imprigionato in un lager tedesco in Germania nei pressi della città di Amburgo, dove vi rimase fino alla conclusione del conflitto mondiale. Ritornò in patria dalla sua famiglia, dove visse felicemente gli ultimi anni della sua vita senza mai dimenticare gli orrori della prigionia e della guerra.
    Il 1° aprile 1980 gli fu conferito, dal Ministero della Difesa, il distintivo d’onore Volontari della Libertà.

    E’ deceduto a Calcinato (BS) il 30 ottobre 1974.

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    12.12.1916, brigantino a palo Astrea

    di Museo Marinaro Gio Bono Ferrari di Camogli (*)

    Il 12 dicembre 1916, nel pieno della ‘Grande Guerra’, il brigantino a palo “Astrea” (820 tonn.), con 10 uomini d’ equipaggio, investito da una forte tempesta di libeccio dopo la partenza da Marsiglia diretto a Genova, arrivò a destinazione dopo il tramonto, quando il porto era ormai chiuso per motivi di sicurezza, data la presenza nel Mar Ligure di sottomarini tedeschi che avevano già affondato diverse navi italiane, fra cui la camogliese “Eurasia”. Non potendo riparare in porto, il Capitano tentò di raggiungere il ridosso di Portofino, ma la forza della tempesta lo scarrocciò in prossimità delle scogliere di Camogli. Dal brigantino risuonò il corno da nebbia, per chiedere soccorso, mentre il parroco suonava le campane a storno. I camogliesi accorsero sulla riva per dare aiuto e uno di essi, Filippo Riva, si gettò nel mare in tempesta per afferrare una fune lanciata da bordo che, con l’aiuto di Vittorio Ansaldo e altri soccorritori, venne fissata alla scogliera.
    Grazie al loro intervento sei uomini dell’equipaggio furono tratti in salvo, mentre il Capitano e tre marinai perirono sul veliero che si sfracellava sugli scogli.
    Contestualizzando questo tragico evento con la “Grande Guerra”, che fu duramente combattuta anche sul mare, e coinvolse duramente la “gente di mare” della nostra Città, con gravi perdite di uomini e di mezzi.

    (*) se ne consiglia vivamente la visita.

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    11.12.1916, affonda nave Regina Margherita

    a cura Antonio Cimmino e Carlo Di Nitto

    11 dicembre 1916,
    la regia corazzata Regina Margherita viene affondata da mine nella Baia di Valona. I sopravvissuti furono 126. Il motto della nave era “per l’onore dell’Italia” …per non dimenticare, mai.

    Regia nave Regina Margherita f.p.g.c. Carlo Di Nitto a www.lavocedelmarinaio.com

    REGIA NAVE DA BATTAGLIA REGINA MARGHERITA
    Nave da Battaglia di 1a. classe, classe omonima, dislocamento 14574 tonn., varata nei Cantieri dell’Arsenale Marina Militare  di La Spezia nel 1901, entrò in servizio nel 1904. Affondò l’11 dicembre 1916 per urto contro mina nei pressi di Valona (Albania). Nell’affondamento perirono 675 uomini di equipaggio.

    11.12.1916, Regia Nave REGINA MARGHERITA - www.lavocedelmarinaio.com

    Una bella foto della prua della nave da battaglia di 1a. classe Regina Margherita, eseguita (come recita la didascalia originale scritta a mano) durante la Rivista Navale tenutasi a Napoli il 29 aprile 1904.
    Questa unità, classe omonima, dislocava 14574 tonnellate.

    foto e omaggio a Beltrame per le sue bellissime copertine.