• Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Pittori di mare,  Recensioni,  Storia

    20.5.1913, in ricordo di Guido Saccardo

    di Antonio Cimmino

    (20.5.1913 – 5.5.1943)

    Il Tenente di Vascello Guido Saccardo, nasce a Portici (NA) il 20 maggio 1913, è stato il comandante del regio sommergibile Archimede.
    Scomparve in mare il 5 maggio 1943 in Oceano Atlantico.
    Fu decorato con 2 Medaglie d’Argento al Valor Militare (1 alla memoria), 2 Medaglie di Bronzo (1 sul campo), 2 Croci di Guerra (1 sul campo) e fu insignito Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

    Breve storia del tragico evento
    Il regio sommergibile Archimede, di stanza a Bordeaux nell’Oceano Atlantico, fu attaccato da un idrovolante PBY Catalina; nonostante il fuoco di delle mitraglie di bordo che danneggiarono l’aereo, il sommergibile fu colpito da quattro bombe, spezzandosi in due parti.
    Morirono all’istante 42 uomini dell’equipaggio mentre 25 furono scaraventati in acqua, tra cui il comandante Saccardo.
    Durante i primi 15 giorni di deriva, 6 uomini morirono di fame e sete; un altro canotto con 7 uomini scomparve in mare mentre il comandante Saccardo tentava di raggiungere una nave avvistata alla lontana. Dopo 2 giorni, scomparve in mare il terzo canotto.
    Si salvò solo il Sottocapo Giuseppe Lo Coco, trovato l’8 maggio da un peschereccio brasiliano. L’unico superstite dell’Archimede, fu portato prigioniero negli U.S.A. Morì il 30 agosto 2004 a 80 anni.

  • Attualità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Per Grazia Ricevuta,  Pittori di mare,  Recensioni,  Storia,  Un mare di amici

    San Giovanni Paolo Secondo (18.5.1920 – 18.5.2020), l’ultima scintilla mandata dal Cielo

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra e Marino Miccoli (*)
    ritratto (olio su tela) di Toty Donno (diritti riservati dell’autore) (*)

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Questo articolo è dedicato ai padri Micheliti, in particolare ai “padri spirituali” del Pontificio Santuario Maria SS. “ad Rupes” di Castel Sant’Elia (VT) che quotidianamente con fede, speranza e carità, con la preghiera e la perseveranza offrono ai pellegrini di entrare in “dialogo con Dio”, nel silenzio, personalmente e tramite la Sua Parola.

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    Di San Giovanni Paolo II si è parlato tanto, non solo nel suo per il suo pontificato e quindi per i tempi eccezionalmente brevi della beatificazione chiesta dai credenti fin dal giorno del suo solenne ed indimenticabile funerale avvenuto il 2 aprile 2005 ma per il suo cammino in questa Gerusalemme terrena.
    Papa Benedetto XVI il 1° maggio 2011 (altra data non a caso) ne celebrò la sua Beatificazione e l’attuale papa Francesco il 27 aprile 2014 lo ha canonizzato.
    Ma quelle di cui sopra non sono che date volute direttamente dal nostro Signore Dio Padre. In realtà dal giorno della sua nascita, dal giorno della sua dipartita, il sensus fidei di Dio donato al popolo cristiano aveva acclamato santo Giovanni Paolo II.
    Questo papa venuto da lontano, nemico del comunismo, sportivo, amante del teatro e dell’arte, pellegrino per il mondo come nessun suo predecessore, il grande Pontefice.
    La sua grandezza umana, spirituale e storica si può di seguito riassumere dalla sua nascita, dal suo sposalizio con Dio e soprattutto da quegli oltre 26 anni di pontificato (16 ottobre 1978 – 2 aprile 2005) che gli hanno permesso di imprimere nella storia una impronta decisiva ed indelebile fin dalle sue prime parole pronunciate nell’omelia di insediamento al suo pontificato (22 ottobre 1978):

    “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!”.

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    Questo che lui chiedeva, lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi economici, invertendo con quella forza spirituale che gli veniva da Dio una tendenza che fino ad allora sembrava irreversibile ed incontrovertibile.
    La sua testimonianza mista di sofferenza e gioia, quel suo indimenticabile abbracciare la Croce, il suo amore e coraggio ci ha ridato la forza di credere in Cristo, Redentore dell’uomo.

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    KAROL JOZEF WOITYLA
    di Marino Miccoli (*)

    Karol Jozef Woityla è nato in Polonia, a Wadowice, una cittadina distante circa 50 km da Cracovia, il 18 maggio 1920. Primo Papa non italiano dopo quattro secoli e mezzo, fu il 264° della Chiesa cattolica. E’ stato uno dei pontefici più importanti e lungimiranti della storia: amatissimo dai fedeli di tutto il mondo perché ha saputo toccare i cuori della gente ed aprire, anzi spalancare le porte a Cristo.
    In occasione del centenario della nascita di questo grande Santo, Uomo di Fede e Papa indimenticabile, rimangono impressi nei nostri ricordi la sua autorevolezza e le sue preziose parole, in particolare quelle indirizzate ai mafiosi durante lo storico discorso pronunciato a braccio, ad Agrigento il 9 maggio 1993, dopo la benedizione finale al termine della Santa Messa celebrata nella Valle dei Templi:
    “Convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio”.
    Karol Woityla resse la cattedra di Pietro per 26 anni, morì il 2 aprile 2005.
    Papa Francesco l’ha proclamato Santo il 27 maggio 2014.

    “Ricco non è colui che possiede, ma colui che dà, colui che è capace di dare.”
    Giovanni Paolo II.

    (*) Per conoscere gli altri loro articoli digita sul motore di ricerca del blog i loro nome e cognome.

    Si consiglia la lettura del seguente link:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2011/04/giovanni-paolo-ii/

    … la televisione dice che oggi 18.5.2020 il distanziamento sociale continua, in maniera randomica, e che dobbiamo affidarci nelle mani degli sceriffi anziché che nelle mani di Dio… che dobbiamo lavarci le mani spesso come fece Pilato, come peraltro continuiamo a fare!
    Io sostengo che continuiamo ad essere chiamati alla penitenza e alla preghiera e cambiare radicalmente la nostra vita, adattandoci alla natura stessa.
    Cogliamo allora l’attimo, il momento propizio, perché quelli come noi preghiamo, con il cuore, e non ci arrendiamo, mai.
    Questo è il momento giusto perché il confine tra sogno e realtà, mare e terra, cielo e abissi, è lieve… altro che distanziamento sociale, altro che lavarci le mani!
    – “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!”.
    – “Convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio”.
    – “Ricco non è colui che possiede, ma colui che dà, colui che è capace di dare.”
    Amen.
    Pancrazio “Ezio” Vinciguerra
    P.s. Memento Audere Semper!

  • C'era una volta un arsenale che costruiva navi,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Pittori di mare,  Recensioni,  Storia

    Regia nave Dante Alighieri

    di Antonio Cimmino

    …a Castellammare di Stabia c’era una volta un arsenale che costruiva navi, e adesso?

    Impostata il 6 giugno 1909, il 20 agosto 1910 veniva varata nei cantieri navali di Castellammare di Stabia la regia nave Dante Alighieri, prima nave italiana monocalibro (dreadnought). Entrata in servizio il 15 gennaio 1913 fu radiata il 1° luglio 1928.
    Il suo motto era “con l’animo che vince ogni battaglia”.

    Caratteristiche tecniche
    Prima dreadnought italiana (monocalibro)
    Dislocamento di 21.800 tonnellate ( a pieno carico);
    Dimensioni: metri 168,1 x 26,6 x 9,4;
    Alimentata da 23 caldaie collegate a 4 turbine
    4 eliche ed un velocità di 23 nodi;
    Armamento:
    12 cannoni da 305/46 mm;
    20 cannoni da 120/50 mm;
    16 cannoni da 76/40 mm
2 cannoni da 40/39 mm
6 mitraglie in coperta;
    3 tubi lanciasiluri da 450 mm;
    970 uomini di equipaggio;
    Radiata il 1° luglio 1928
.

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    Regio incrociatore torpediniere Coatit

    di Carlo Di Nitto e Antonio Cimmino



    … a Castellammare di Stabia c’era un arsenale che costruiva navi, e adesso?

    Il regio incrociatore torpediniere Coatit (poi Esploratore), classe “Agordat”, dislocava 1610 tonnellate a pieno carico. Elaborato dal famoso progettista navale Naborre Soliani, fu impostato l’8 aprile1897, varato il 15 novembre 1899 presso i Cantieri di Castellammare di Stabia ed entrò in servizio il 1° ottobre 1900.
    Dopo un primo periodo di attività di squadra, venne destinato nelle acque coloniali del Mar Rosso dove operò intensamente in compiti di repressione del contrabbando di armi.
    Nel 1904 rientrò in Italia per riprendere la normale attività di squadra.
    Nel periodo 1909 – 1910, a seguito di una collisione con l’incrociatore Amalfi, rimase inattivo a Napoli per lavori.

    Durante il conflitto Italo-turco del 1911 l’incrociatore torpediniere Coatit fu assegnato come unità esplorante della Seconda Squadra del vice ammiraglio Faravelli; bombardò diverse volte le posizioni nemiche lungo la costa, prese parte all’occupazione di Rodi e catturò una pirobarca nemica. Partecipò all’occupazione di Rodi effettuando anche crociere nel golfo di Smirne, Mitilene e Scio. Bombardò le fortificazioni di Kalamaka distruggendo quindi, con le sue artiglierie, le caserme di Samos.
    Dopo la cessazione delle ostilità contro la Turchia, rimase nel Levante fino al 1913, quando rientrò in Italia per lavori. Rientrato in squadra, fu destinato in Cirenaica e in Egeo.
    Il 4 giugno 1914 fu riclassificato come “Esploratore”.
    Durante la Prima Guerra Mondiale fu impegnato in crociere di sorveglianza antisommergibile nel Basso Adriatico, nello Jonio e nel Tirreno, nonché per la scorta convogli.
    Nel 1918 svolse numerose azioni offensive contro i sommergibili nemici nel mare di Sicilia.
    Al termine del conflitto fu dislocato in Libia, nel Dodecaneso e in Tripolitania. Successivamente raggiunse Valona, in Albania a disposizione del comando di quella base,
    Ritornato a La Spezia, a datare dall’11 giugno 1920, venne radiato dal Quadri del Naviglio Militare.
    Il suo motto fu “Sempre pronti”.

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    Caratteristiche tecniche
    Impostato: 8.4.1897.
    Varato: 15.11.1899.
    Entrata in sevizio: 1.10.1900.
    Riclassificato esploratore: 4.6.1914.
    Radiazione: 11.6.1920
    Dislocamento a pieno carico: 1610 tonnellate.
    Dimensioni: 91,6 x 9,3 x 3,5.
    Apparato motore: 8 caldaie Blechynden + e motrici a triplice espansione.
    Potenza: 8.129 cavalli.
    Eliche: 2.
    Nodi: 22.
    Armamento: 12 cannoni da 76 mm + 2 tubi l.s.
    Equipaggio: 184 uomini.

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    14.5.1908, radiazione regia nave Saetta

    di Antonio Cimmino e Giorgio Gianoncelli

    Breve storia
    Iscritta nei quadri della Regia Marina il 26 novembre 1884 come torpediniera d’alto mare, nel 1886 fu riclassificata avviso-torpediniere.
    Fu varata il 30 maggio 1887 presso il Regio Cantiere navale di Castellammare di Stabia
    Trasferita a Spezia, venne assegnata alla 2ª Divisione della Squadra permanente.
    Il 16 febbraio 1888 venne posta in armamento.
    Dal 17 al 27 maggio 1888 fece un viaggio a Barcellona operando in seguito nel Tirreno. Nell’autunno svolse missioni di squadra nell’Egeo.
    Il 17 ottobre partecipò alla rivista navale di Napoli per la visita dell’Imperatore di Germania Guglielmo II°.
    Rientrata a Spezia ed assegnata alla 3ª Divisione della Squadra permanente, partecipò alle esercitazioni nel Tirreno ed in Sicilia.
    Il 21 agosto 1889 venne messa in riserva a Spezia per passare in disponibilità il 1° luglio 1891.
    Il 16 luglio 1892 venne riarmata per le prove di cambio alimentazione da carbone a nafta.
    Il 21 settembre 1892 venne assegnata alla 1ª Divisione della Squadra permanente.
    Il 21 gennaio 1893 venne messa in disponibilità a Spezia ed il 16 dicembre in riserva.
    Nel gennaio 1894 venne riarmata e partecipò alle esercitazioni nel Mar Ligure.
    Rimessa in riserva il 1° ottobre 1895, venne assegnata al servizio della RN Trinacria, allora utilizzata come Nave Scuola Torpedinieri.
    In seguito svolse vari compiti, assegnata alla Scuola Torpedinieri della Spezia, missioni e servizio fari lungo la costa ligure, servizio Scuola Cannonieri a Spezia, alternati a periodi di messa in disponibilità.
    Il 16 marzo 1908 passò in disarmo definitivo.
    Venne radiata il 14 maggio 1908 e successivamente demolita.

    Caratteristiche tecniche
    Dislocamento: 370 tonnellate
    Dimensioni: 56,70 x 6,31 x 2,79
    Apparato motore: 4 caldaie e 2 motrici alternative
    Potenza: 2100 hp – 2 eliche
    Velocità: 17 nodi
    Armamento: 2 cannoni da 57 mm.; 3 cannoni da 37 mm., 1 tubo lanciasiluri da 356 mm.; 2 tubi l.s. a poppa
    Equipaggio: 55 uomini.

    di Giorgio Gianoncelli

    Una cartolina postale dalla regia nave “Saetta” in data 2 settembre 1942 dal Tenente di Vascello Franco Traverso, ligure di Genova – Cisalpino di Tresivio.

    Ho trovato una cartolina postale di guerra, spedita il 2 settembre 1942 da bordo del Cacciatorpediniere “Saetta” e diretta a Tresivio, in provincia di Sondrio.
    La cartolina è scritta dal Tenente di Vascello Franco Traverso, in quel momento Comandante in 2^ dell’unità e la manda alla nonna materna. Oltre al reperto storico ben conservato, colpisce la delicatezza e l’amore dell’Ufficiale, oramai trentenne, nel riguardo dell’anziana nonna, N.D. Anita Guicciardi, che la tiene informata dei suoi passaggi in quei momenti di guerra aspri e crudeli.
    L’ufficiale inizia lo scritto con l’appellativo “nonnina”, che solitamente si usa da fanciulli, e termina, con un “affettuosissimo abbraccio dal tuo tanto devoto …”

    È una bella emozione leggere cose così lontane dei momenti critici delle persone, tanto più provenienti dall’ampiezza del mare per approdare in un piccolo paese di una grande valle alpina.
    Franco Traverso inizia la guerra da Tenente di Vascello imbarcato sull’Incrociatore “Eugenio di Savoia”, quale ufficiale di rotta, ed è presente al primo intervento a fuoco di Punta Stilo. Per l’occasione, i suoi ordini, salvano la nave dalle bombe sganciate da aerei italiani (fuoco amico).

    Con la regia nave “Saetta”, in scorta convogli si guadagna una Medaglia di bronzo al valor militare sul Campo e una Croce al valor militare sempre sul Campo, poi, il mattino del 3 febbraio 1943, nel canale di Sicilia con mare agitato, una mina vagante spezza in due tronconi la Nave e Franco Traverso, con i superstiti, è in acqua, dove rimane per 45 ore, per essere ripescato in condizioni critiche, e da quel momento la sua vita cambia, in peggio.

    Franco Traverso termina così la guerra, vive ancora molti anni, soggiorna tanti mesi dell’anno nel paese della “nonnina” e l’accompagna nell’ultimo suo viaggio, poi, anche lui lascia la vita terrena, a noi rimane la cartolina postale nel ricordo di una persona gentile, con una radice in questa amena valle.

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    12-13.5.1881, il bark del Capitano Bernardo Pagano

    a cura Sergio Pagni

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Questo ex voto è custodito nel Santuario di Nostra Signora di Monte Allegro, presso Rapallo.
    Sul retro del quadro si legge:
    Il bark marittimo ritrovandosi alla mezzanotte del 12-13 maggio 1881 nelle vicinanze di Capo Clear. Il passeggero Giovanni Cassano, improvvisamente brandiva una spada, lasciava esanime il capitano Bernardo Pagano, feriva il pilota inglese e l’armatore, il quale votava in ringraziamento a Maria del Monte Allegro.”
    De Pelo Carlo Andrea.
    Il quadro è firmato dal pittore veneziano Antonio Luzza.