• La disfatta di Matapan,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    Aniello Bosco (Sassari, 6.5.1911 – Mare, 29.3.1941)

    di Carlo Gianotti (foto e ricerche)

    (Sassari, 6.5.1911 – Mare, 29.3.1941)

    Nasce a Stintino (Sassari) il 6.5.1911.
    Aniello era imbarcato sul regio incrociatore Zara, come marinaio telemetria di 3^classe.
    Al tramonto del 28 marzo 1941, nei pressi di Capo Matapan, un siluro inglese colpì il regio incrociatore Pola, mentre gli incrociatori Zara e Fiume e 4 cacciatorpediniere andarono a prestar loro soccorso. Nella notte le navi britanniche aprirono il fuoco affondando gli incrociatori Fiume e Zara e i due cacciatorpediniere Alfieri e Carducci. Successivamente affondò anche il Pola. Nello scontro morirono 834 uomini.

     

  • C'era una volta un arsenale che costruiva navi,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    28.3.1965, varo del traghetto Canguro Azzurro

    a cura Antonio Cimmino

    … a Castellammare di Stabia c’era un arsenale che costruiva navi, e adesso?

    Il traghetto Canguro Azzurro della Navalmeccanica S.p.A fu costruito nel cantiere navale di Castellammare di Stabia. Impostato il 6 giugno 1964, fu varato il 28 marzo 1965 e consegnato il 12 luglio 1965 per navigare sulla rotta Napoli – Palermo.

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    28.3.1943, ricordando Lorenzo Gasparri

    a cura Antonio Cimmino

    L’ammiraglio di Divisione Lorenzo Gasparri fu decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare “alla memoria” con la seguente motivazione:
    Comandante di un gruppo di siluranti, si dedicava con appassionata costanza, con giovanile entusiasmo, e con alta competenza, all’addestramento dell’efficienza delle unità a lui affidate.
    Esempio a tutti per la sua fervida attività. per lo spirito combattivo, per l’amore della responsabilità e del rischio, prendeva di sua iniziativa imbarco sulle unità designate alle missioni più pericolose. In uno dei cicli operativi più duri per il nostro naviglio silurante, moltiplicando la sua attività e superando se stesso, riusciva con la sua onnipresente opera di capo a mantenere altissimo lo spirito di tutti i suoi dipendenti e a dare loro la forza morale necessarie a compiere silenziosamente più del loro dovere.
    Manifestandosi, in una nostra base navale, un pericolo incendio di un deposito di alto esplosivo e ravvisando in esso una minaccia per alcune unità da lui dipendenti, si recava sul posto per tentare di limitare gli effetti di un’eventuale esplosione. Quando la situazione gli diede la certezza che le sue navi non correvano pericolo, si recava sul luogo del sinistro per dare l’apporto della sua opera direttiva agli uomini che combattevano l’indomabile incendio.
    Saliva personalmente su alcune bettoline di munizioni per disimpegnarle dagli ormeggi e allontanarle. Investito dallo scoppio del deposito delle munizioni durante l’assolvimento di un compito che, estraneo ai suoi doveri di Comandante, si era imposto per seguire il suo temperamento generoso ed eroico, cadeva da prode soldato, concludendo in un alone di gloria un’esistenza dedicata alla Patria
    Napoli 28 marzo 1943.

    Altre decorazioni:
    – Medaglia d’Argento al Valor Militare sul capo (Durazzo, 1918);
    – Medaglia d’Argento al Valor Militare (Mediterraneo centrale 1942-1943)

    Incarichi principali:
    – Comandante Distaccamenti Regia Marina a Tientsin in Cina ed Assab in Africa Orientale;
    – Comandante I^ flottiglia Cacciatorpediniere e Gruppo Cacciatorpediniere Squadra Navale;
    – Comandante in 2^ regia nave Libia;
    – Comandante regia corazzata Cavour.

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Racconti,  Recensioni

    Bruno Petterling (17.2.1921 – 28.3.2015)

    di Roberta Ammiraglia88
    www.ammiraglia88.it
    www.mondovespucci.com

    (17.2.1921 – 28.3.2015)

    Caro Bruno,
    ho saputo solo recentemente che sei salpato per l’ultima missione. Il gruppo A.N.M.I. di Rovereto (TN) ha perso un altro dei pilastri, uno dei primi soci, credo uno dei fondatori.
    Ti ricordo in “cambusa”, nostro “barista”, sempre presente in sede ogni domenica mattina e in ogni altra occasione di ritrovo (S. Barbara, Festa della Marina, ma non solo); sempre pronto a non far mancare “un goccio” anche a me che bevevo solo un bicchiere di Bitter! Con il tuo sorriso e con gli occhi che ti si illuminavano quando vedevi questa marinaia acquisita (non sono mai stata in Marina).
    Percepivo la tua ammirazione per il mio attaccamento alla Marina Militare e il mio interesse per le navi. Ti stupivi delle numerose volte che sono salita in visita sul Vespucci; mi chiedevi quante, e ogni volta volevi sapere se c’ero stata ancora un’altra volta recentemente. Mi dicevi che tu non eri mai salito; a mia volta mi stupivo che tu, un vero marinaio, non avevi avuto questa possibilità/fortuna!
    Mi raccontavi vicissitudini della tua (lunga) vita (classe 1921). Mi è rimasta impressa quella volta in cui mi hai confessato che è stato in Marina che hai visto per la prima volta la doccia! Una novità, perché qui da noi in Trentino ancora non si usava. Per tanto altro eri grato, ancora e sempre, alla nostra Marina, che ti aveva insegnato molto e fatto conoscere realtà nuove.
    Mi ricordo l’affiatamento che c’era tra te e la tua mogliettina, una bella coppia! Anche lei, che ti ha preceduto lasciandoti un grande vuoto, era una persona molto affabile e semplice. Rammento quando mi ha narrato, avendolo tra i ricordi più cari, il vostro viaggio di nozze (credo che parliamo degli anni ‘40): in bicicletta fino a Resia (circa 180 km!) a trovare tua sorella che abitava lì. Che esperienze d’altri tempi, ma che avevate vissuto assieme e con entusiasmo.
    Fino a poco tempo fa, alla tua veneranda età (quest’anno 94 anni!) guidavi ancora la tua auto, mi dicevi: “con prudenza”, e ne andavi fiero. Ricordo quando l’avevi cambiata: “è un’auto piccolina però, ma comoda da guidare”, mi avevi detto!
    Tu mi avevi promossa marinaio, anche se io in Marina non sono mai stata. Quante volte nell’aprire la porta della sede A.N.M.I. per entrare, ti ho sentito esclamare: “ecco la nostra marinaia!”. Allo stesso modo mi presentavi alle persone aggiungendo anche: “ma sat ‘sta putela quante volte l’è stada sul Vespucci?” (“ma sai quante volte, questa ragazza, è stata sul Vespucci?”).
    Caro Bruno, non avrò più modo di sentire la tua calda e avvolgente stretta di mano che, ogni volta che ci incontravamo, ti affrettavi a porgermi. Non dimenticherò, invece, la tua espressione affascinata, di approvazione e di rispetto per il mio attaccamento alla nostra Marina (anche se ovviamente diverso dal tuo); quel tuo sguardo di ammirazione rimarrà sempre tra i miei ricordi!
    Era nato il 17/02/1921.
    Buon vento e mare calmo, marinaio Bruno!

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    28.3.1941, Michele Ambrosio

    di Antonio Cimmino

    (Meta, 22.10.1907 – Mare, 28.3.1941)

    Il Maggiore del Genio Navale Michele Ambrosio nasce a Meta il 22 ottobre 1907.
    Morì a seguito dell’affondamento del regio incrociatore Fiume assieme ad altri 812 uomini dell’equipaggio su 1.104.

    A Capo Matapan (a sud del Peloponneso) la flotta inglese affondò anche i regi incrociatori Pola e Zara e i cacciatorpediniere Alfieri e Carducci.
    Complessivamente trovarono la morte 2.318 marinai.
    Eterno riposo a Loro.

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    28.3.1941-28.3.2020, Capo Matapan per mai dimenticare

    di Marino Miccoli

    Ezio carissimo e stimatissimo,
    c
    ome ti avevo preannunciato, quest’anno grazie alla tua sensibilità, ricorderemo la strage di Capo Matapan del 28 marzo 1941 in maniera originale.  Ti confesso che per me non è stato semplice scriverla perché durante la sua stesura avevo sempre presenti gli occhi bagnati dalle lacrime di mio padre, tra i pochi sopravvissuti di Capo Matapan e che non riusciva a terminare la narrazione dei tragici fatti, ovvero la morte di tutti i suoi amici Marinai, a cui aveva assistito in prima persona.
    Preciso inoltre che entrambe le fotografie allegate sono mie:
    1) la Preghiera del Marinaio a poppa sul Regio Incrociatore Fiume estratta dall’album di famiglia;
    2) la bella quanto significativa targa viaria che ho fotografato l’estate scorsa nel comune di Marittima (Lecce).
    Sperando che siano apprezzati dai visitatori de LA VOCE DEL MARINAIO, ti saluto cordialmente e ti abbraccio forte. Con stima.
    Marino

    28 marzo 1941 (Marino Miccoli)
    Non un raggio di sole
    non una croce
    non un fiore
    adornano il fondale sabbioso del mare
    che è il tuo giaciglio, Marinaio Italiano.
    Le alghe ondeggianti
    per il tuo capo
    fungono da guanciale
    e mentre dormi il tuo lungo sonno
    sei cullato dolcemente dalle correnti…

    I Marinai addormentati giacciono
    ora sparsi su di un letto di sabbia
    ora ancora prigionieri tra le lamiere incrostate e contorte
    delle paratie dei compartimenti stagni;
    il loro acqueo sepolcro è fatto di lastre metalliche deformate
    arroventate
    squarciate
    sventrate
    insanguinate…

    questi compartimenti in pochi attimi
    sono divenuti casse di risonanza di urla disperate
    raccapricciante orrendo scenario
    frutto dell’umana assurda follia chiamata guerra!

    Ecco cosa è rimasto di queste Regie Navi,
    queste Unità da diecimila tonnellate di dislocamento
    possenti
    temibili
    veloci…

    questi ignari giganti d’acciaio
    su cui all’improvviso nella notte buia
    si sono abbattuti i colpi da 381mm
    tirati a bruciapelo dalle corazzate britanniche
    sono implosi
    esplosi
    incendiati
    spezzati
    capovolti

    e colati a picco nel cuore della notte in pochi minuti…

    I superbi Regi Incrociatori della I Divisione
    sono ridotti ad ammassi informi di lamiere
    sono adagiati per sempre sul fondo del Mediterraneo…
    sugli scafi possiamo ancora leggere i loro NOMI:
    “FIUME”, “POLA”, “ZARA”
    e gli stemmi di ciascuna di queste stupende città marinare,
    dell’Istria Italiana; costituiscono ancora oggi
    lo splendido acrostòlio
    che adorna la sommità delle prore.

    Marinai d’Italia,
    i delfini amici dell’uomo sin dalla notte dei tempi
    vi sono vicini
    e vi recano il loro saluto!
    Oh mite delfino,
    ti prego, accogli questa mia accorata supplica:
    porta ad ogni Marinaio caduto
    lo sguardo fiero e ammirato del padre,
    la carezza affettuosa della mai rassegnata madre,
    dell’amata sposa il dolce bacio
    e del pargolo il lieto abbraccio filiale.

    Porta un fiore che rechi il soave profumo
    dall’amata Terra Italiana
    a tutti i Marinai caduti e dispersi
    nella fredda notte del 28 marzo 1941!

    Di ciascun componente di questi valorosi Equipaggi
    non conosco il  nome
    ma ti chiedo, fidato delfino,
    riferisci loro questo breve messaggio:
    più di settant’anni sono trascorsi
    da quella tragica notte in cui della morte
    diveniste facile e repentina preda
    ma custodiamo ancora
    gelosamente
    imperituro ricordo
    del vostro sacrificio
    nei nostri cuori.
    Onore a voi, prodi Marinai d’Italia!

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    28.3.1941, Salvatore Martone

    di Carlo Di Nitto

    (Formia, 25.5.1919 – Mare, 28.3.1941)

    Il marinaio S.M. Salvatore Martone, di Gennaro e di Supino Francesca, fu fra i dispersi nell’affondamento del regio incrociatore “Zara” il 28 marzo 1941.

    Durante la battaglia di Capo Matapan, l’unità venne centrata da numerose salve della soverchiante forza nemica che provocarono grosse falle, vasti incendi e avarie all’apparato di propulsione. L’equipaggio lottò per oltre tre ore per cercare di salvare la nave che, purtroppo, alle ore 02.30 affondò trascinando con se 799 Marinai.
    Era nato il 25 maggio 1919 a Formia.

    (La foto di Salvatore Martone appartiene alla collezione Carlo Di Nitto).