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    19.1.1943, Michele Mancanello e RD37

    di Claudio Confessore

    Banca della memoria - www.lavocedelmarinaio.com

    L’articolo è dedicato al signor Larzio, zio di Michele Mancanello che adesso riposa in pace fra i flutti dell’Altissimo ed è custodito nella Banca della Memoria dei marinai per sempre.

    RD37-www.lavocedelmarinaio.com-copia

    Il marinaio Michele Mancanello nasce a Molfetta il 1° marzo 1922. In un primo momento si pensò essere imbarcato sul regio Cacciatorpediniere Bombardiere e venne dichiarato disperso il 17 gennaio 1943.
    Dopo accurate e minuziose ricerche:
    • sull’Albo d’Oro della Marina Militare risulta che il Marinaio Mancanello Michele, nato a Molfetta il 01-03-1922, è disperso dal 19-1-1943 nel Mare Mediterraneo Centrale (leggasi affondamento unità) ed era imbarcato su ” non specificato 011″ (questa sigla è impiegata per le piccole Unità, in questo caso il numero 011 per i Dragamine, dove gli equipaggi non erano fissi ma ruotavano tra le varie navi);
    • nel “Data Base” Ufficiale di ONORCADUTI i dati della Marina Militare vengono confermati (Data di Decesso: 19/1/1943 – http://www.difesa.it/Il_Ministro/ONORCADUTI/Pagine/Amministrativo.aspx e nella scheda personale in loro possesso è anche riportato che era imbarcato sul Rimorchiatore Dragamine RD 37.

    Michele Mancanello - certificato di dichiarazione di morte - www.lavocedelmarinaio.com - copia -

    Con Atto formale il marinaio Michele Mancanello è stato dichiarato disperso dal Ministero in data 19-1-1943 ed era imbarcato sul Dragamine RD 37.

    Michele Mancanello - Verbale di irreperibilità - copia - www.lavocedelmarinaio.com

    La storia dell’affondamento del predetto Dragamine è la seguente:
    Occorreva abbandonare con urgenza il porto di Tripoli per evitare che le nostre navi fossero catturate dagli Alleati. Fu formato un convoglio composto dalle seguenti piccole unità:
    • i Dragamine RD 31, 36, 37, 39 (vecchi rimorchiatori riciclati e per questo contraddistinti dalla sigla RD, ovvero Rimorchiatore/Dragamine);
    • i Dragamine ausiliari Marconi, Cinzia, Musco (ex naviglio mercantile);
    • la barca pompa S. Barbara;
    • le cisterne Astrela e Irma;
    • il piccolo piroscafo Scorfano.
    Il Capo della Flottiglia n° 40 era il Tenente di Vascello De Bartolo (Regia Marina MIlitare) imbarcato sul RD 36. Gli RD 36 e 37 erano equipaggiati da personale della Guardia di Finanza ma poiché mancava personale per completare gli equipaggi fu imbarcato anche qualche specialista della Marina Militare.
    Il convoglio partì da Tripoli nel pomeriggio del 19 gennaio 1943 diviso in quattro gruppi:
    • ore 14.00 partirono i dragamine ausiliari Marconi (304 t.), Cinzia (71 t.), Angelo Musco (69 t.), la barca-pompa Santa Barbara (72 t.);
    • ore 16.00 le cisterne Astrea (136 t.) e Irma (305 t.);
    • ore 18.00 il dragamine RD 37 e il peschereccio Scorfano (308 t.);
    • ore 18.30 i dragamine RD 39, RD 31, RD 36 (207 t.).
    Due caccia britannici della “Forza K”, il Kelvin e il Javelin, intercettarono il convoglio verso la mezzanotte in prossimità di Zuara. Il Capo Squadriglia, dopo aver ordinato alle altre unità scortate dagli Rd 31 e 39 di portarsi sottocosta per cercare di sfuggire al nemico, con gli RD 36 e 37 andò all’attacco dei caccia (Davide contro Golia!!!). La barca pompa era in quel momento a rimorchio del piroscafo Scorfano (avaria o perché era lenta?). In circa due ore i caccia affondarono tutte le undici unità ma qualche naufrago riuscì, comunque, a salvarsi raggiungendo la costa.

    marinaio Michele Mancanello - www.lavocedelmarinaio.comI caduti del RD 37 - www.lavocedelmarinaio.om

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    19.1.1943, eroica battaglia del dragamine RD36 della Guardia di Finanza

    di Antonio Cimmino

    Banca della memoria - www.lavocedelmarinaio.com

    Antonio-Cimmino-per-www.lavocedelmarinaio.com_1Tra il 1916 ed il 1929 la Regia Marina fece costruire circa 50 dragamine della classe RD (Rimorchiatore-Dragamine), progettati per appoggiare e soccorrere unità maggiori danneggiate e/o trovatesi in campi minati. A Castellammare di Stabia ne furono costruiti 25 appartenenti a diverse classi (RD1-2; RD3-4-5-6-; RD15-16-17-18-19-20-21-22; RD23-24-25-26; RD31-32-33-34-35-36-37). Lo scafo era in acciaio dolce, possedevano attrezzature per il dragaggio meccanico tipo “Oropea”. Tale tipo di dragaggio utilizzava un cavo di acciaio seghettato atto a tagliare il cavo di ormeggio delle mine, tenuto ad una data profondità da un immersore e scostato lateralmente alla linea di rotta da un divergente.
    Il loro dislocamento variava da 196 a 201 tonnellate; la lunghezza tra i 35 ed i 38,1 metri, la larghezza andava da 5,4 a 6 metri mentre l’immersione variava tra 1,54 e 2,2 metri. Generalmente erano armati con 1 cannone da 76/40 sistemato sul castello a prora e da 2 mitragliatrici antiaeree da 6,5 mm. collocate sul ponte di comando. L’equipaggio era composto da 21 uomini.
    Il rimorchiatore-dragamine RD 36, della classe RD 31, fu varato nel regio cantiere di Castellammare di Stabia nel mese di agosto del 1919 ed entrò in servizio nello stesso anno. Successivamente fu trasferito alla Finanza di Mare. Il 19 agosto del 1939 fu aggregato alla XI Squadriglia della VII Flottiglia Rimorchiatori-Dragamine di stanza a Porto Empedocle in Sicilia.

    quadro RD 36 - copia - www.lavocedelmarinaio.com

    Allo scoppio della guerra fu impiegato in missioni di dragaggio esplorativo ed esecutivo, di ricerca, distruzione e recupero di mine alla deriva, di trasporto uomini e materiali nelle Isole Egadi.
    Il 21 agosto del 1941 la nave subì un durissimo attacco aereo mentre, insieme con il dragamine ausiliario R.189 – Santa Gilla, effettuava il dragaggio a sciabica nelle acque di Pozzallo in provincia di Ragusa. Nell’attacco cadde eroicamente il comandante Brigadiere Francesco Mazzei e due finanzieri Esposito e Russo; l’unità, benché danneggiata, poté rientrare alla base.
    Al comandante, nativo di Marciana nell’isola d’Elba, fu poi concessa una Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:
    ” Comandante di dragamine fatto segno a ripetuti attacchi di aereo nemico, si sostituiva volontariamente al puntatore di una mitragliera ammalato ed iniziava una intensa reazione di fuoco contro il veicolo attaccante. Con sereno coraggio e cosciente ardimento proseguiva animosamente nel serrato duello finché, colpito al petto da una raffica di mitraglia, si abbatteva esanime sull’arma ancora puntata contro il nemico. Acque di Pozzallo 21 agosto 1941”
    L’attività della piccola unità continuò incessante nelle acque di Licata, Trapani, Messina e Reggio Calabria.
    Tenente di vascelllo Giuseppe Di Bartolo - www.lavocedelmarinaio.comL’RD 36 passò in forza alla XL Flottiglia – comandata dal Tenente di Vascello Giuseppe Di Bartolo – e trasferito in nord Africa facendo base, dall’8 settembre 1942, a Tripoli. Nelle acque di Tripoli l’unità compì diverse missioni di dragaggio, vigilanza antisom e scorte a piccoli convogli.
    Dallo scoppio della guerra l’RD36 aveva effettuato ben 317 missioni, percorrendo 18.700 miglia e con 2560 ore di moto.
    Con l’aggravarsi della situazione bellica il passaggio nel Canale di Sicilia dei convogli italiani, divenne sempre più drammatico; decine di mercantili e relative navi di scorta subirono violenti attacchi dagli inglesi che, con le loro forze aereo navali e subacquee denominate Forza Q con base a Bona in Tunisia e Forza K, con base a Malta, decimarono la flotta italiana provocando migliaia di vittime tra marinai, soldati trasporti e marittimi della Marina Mercantile.
    Nel contesto della guerra dei convogli si inserisce l’eroica ultima missione del RD 36.
    Avvicinandosi la caduta di Tripoli, il Comando di Marilibia il 19 gennaio del ’43, ordinò l’evacuazione della città ed il trasferimento in Sicilia di tutto il naviglio.
    Alle ore 18,00 unitamente RR.DD. 31 e 39 (Capo Squadriglia Sottotenente di Vascello Renato Landin), all’RD 37 ad altro naviglio di uso locale (N.U.L.) , l’RD 36, comandato dal Maresciallo della Guardia di Finanza ramo mare Aldo Oltramonti, uscì in formazione mettendosi alla testa del piccolo convoglio. Sull’unità imbarcò il Comandante della XL Flottiglia Tenente di Vascello Giuseppe Di Bartolo.
    In serata la formazione, a circa 18 miglia a levante di Zuara, fu attaccata da cacciatopedinieri della Forza K e principalmente dallo Javelin e dal Kelvin.
    Subito iniziò una impari lotta, Di Bartolo diede ordine alle altre unità di disperdersi ed avvicinarsi alla costa africana e, con la sua piccola nave, si avventò contro il potente avversario.
    Tutto il fuoco dei cacciatorpediniere si concentrò sul RD36 che, con il cannone e le due mitraglie combatté con enorme eroismo. Davide contro Golia! Ma il piccolo battello fu frantumato dai colpi di cannone delle navi nemiche ed affondò con tutto l’equipaggio. Anche le altre unità, nonostante il sacrificio del RD36, furono raggiunte ed affondate.
    Alcuni superstiti poterono raggiungere a nuoto la costa altri, recuperati in mare, furono sbarcati a Sfax.
    Al Tenente di Vascello Giuseppe Di Bartolo – nativo di Palermo e già Capitano Marittimo con esperienze belliche nel primo conflitto mondiale a 17 anni d’età – conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare “alla memoria” con la seguente motivazione:
    ” Comandante di flottiglia dragamine dislocata in zona avanzata oltremare, resasi necessaria l’evacuazione della base ed avuto ordine di trasferire in Patria flottiglia, apprestava alla lunga navigazione – con competenza e capacità – le unità dipendenti, nonostante le ininterrotte, violente incursioni aeree. Nel corso del trasferimento, attaccato di notte da preponderante formazione di supercaccia avversari, nel sublime tentativo di salvare le altre unità, impartiva l’ordine di dirottare verso la costa mentre con la propria – offerta al supremo olocausto – muoveva decisamente incontro all’attaccante, nel disperato tentativo di opporsi alla schiacciante superiorità dei mezzi avversari. Giunto a portata di tiro delle proprie mitragliere impegnava impari lotta, sorretto dall’entusiasmo e dalla fede degli eroi, colpita la sua imbarcazione più volte, prossima ad affondare, rispondeva al nemico facilmente vittorioso, con le ultime raffiche di mitraglia, inabissandosi con la nave e l’intero equipaggio. Fulgido esempio di estrema dedizione alla Patria e di luminose virtù di comando – Mediterraneo Centrale, 20 gennaio 1943”.

    Gli eroi del glorioso RD 36 sono:
    Tenente di Vascello Giuseppe Di Bartolo di anni 43, capo Flottiglia;
    Maresciallo Aldo Oltramonti, Comandante;
    Maresciallo Vincenzo Genna, di anni 39, Direttore di macchina;
    Brigadiere Pietro Laganà, di anni 32, Meccanico;
    Sottobrigadiere Antonio Sanna, di anni 39, Nostromo;
    Appuntato Giuseppe Salone, di anni 38, Fuochista;
    Finanziere Giuseppe Inzucchi, di anni 37, Cannoniere;
    Finanziere Gaetano Rizzi, di anni 38, Marinaio;
    Finanziere Costabile Di Sessa, di anni, 30, Meccanico;
    Finanziere Vincenzo Coppola, di anni 26, Marinaio;
    Finanziere Giuseppe D’Aleo, di anni 34, Nocchiere;
    Finanziere Domenico Balzamo, di anni 31, Fuochista;
    Finanziere Nino Baccile, di anni 20, Fuochista;
    Finanziere Amato Fusco, di anni 26, Fuochista;
    Finanziere Giovanni Cavatorto, di anni 33, Fuochista;
    Finanziere Francesco Nunziante, di anni 20, Fuochista.

    gli eroi col solino giallo RD 36 foto pellegrino Giuseppe per www.lavocedelmarinaio.com copia

    Brigadiere Pietro Laganà - www.lavocedelmarinaio.com CopiaNel 1949 al brigadiere Laganà fu concessa la Croce di Guerra al Valor Militare con la seguente motivazione:
    ”Brigadiere di Finanza-ramo mare-imbarcato con mansioni di meccanico su dragamine in partenza verso altra zona per evacuazione di importante base navale oltremare, si prodigava sotto violenta azione aerea avversaria per l’imbarco di importante carico. Successivamente, attaccata l’unità da soverchianti forze navali che ne provocavano l’affondamento, partecipava all’impari lotta fino all’estremo sacrificio della vita. Esempio di sereno ardimento e sentimento del dovere- Mare Mediterraneo, 20 gennaio 1943”.

    Medaglia d’Argento per il naviglio della Guardia di Finanza concessa con D.P. del 29 luglio del 1949:
    ”Nel corso di lungo ed aspro conflitto cooperava con la Marina Militare, con perfetta efficienza di uomini e di mezzi, nell’assolvimento del gravoso compito di vigilanza alle coste nazionali e di oltremare, di dragaggio alle rotte di sicurezza, di caccia ai sommergibili e di scorta ai convogli, contrastando sempre l’agguerrito avversario con valore, tenacia ed alto sentimento del dovere. Successivamente all’armistizio, tenendo fede alle leggi dell’onore militare, concentrava le superstiti unità e, pur menomato nei mezzi e negli uomini per le notevoli perdite subite, iniziava con rinnovato ardimento la lotta contro il tedesco aggressore. Perdeva complessivamente, nella dura lotta, il cinquanta per cento delle unità, contribuendo con eroici sacrifici singoli e collettivi, a mantenere in grande onore il prestigio delle armi italiane – Mediterraneo, 10 giugno 1940-8 settembre 1943. Tirreno-Adriatico, 9 settembre 1943-8 maggio 1945”

    Nel 1972 il Presidente della Repubblica concesse al dragamine RD 36 la Medaglia d’oro al Valor Militare con la seguente motivazione:
    “Dragamine comandato ed armato da personale della Guardia di Finanza, agli ordini del Comandante della Flottiglia, attaccato nella notte del 20 gennaio 1943 da preponderanti forze navali nemiche, correva incontro all’avversario nell’eroico intento di coprire e salvare le tre unità della formazione, fino a trovarsi a portata delle proprie modestissime armi di bordo. Aperto il fuoco, cercava di arrecare al nemico la maggiore possibile offesa continuando a sparare, benché colpito più volte, fino a quando soccombeva nell’impari lotta, inabissandosi con il Comandante e l’intero equipaggio. Sublime esempio di indomabile spirito aggressivo, di sovrumana determinazione e di dedizione al dovere sino al supremo sacrificio”.

    Al brigadiere Pietro Laganà, nato a Montebello Jonico, sono state intitolate: il Comando regionale della Guardia di Finanza di Catanzaro (Legione Taranto); le unità navali G79 prima e G116 dopo.
    A Saline Joniche, invece, il 1° dicembre 2007 è stata inaugurata una stele in sua memoria.
    Una lapide nell’ex caserma Teseo Tesi di Portoferraio ed un’altra unità navale della G. di F., sono state intitolate al brigadiere Francesco Mazzei.

    RD37 - www.lavocedelmarinaio.com - copia

    La sorte dei Rimorchiatori-Dragamine RD costruiti nel cantiere di Castellammare di Stabia
    RD 1 varato nel 1916, consegnato nel 1916, perso/radiato nel 1919;
    RD 2 varato nel 1916, consegnato nel 1916,Naufragato nelle acque antistante Ancona per condizioni di mare avverso nel 1919;
    RD 3 varato nel 1916, consegnato nel 1916, perso/radiato nel 1921;
    RD 4 varato nel 1916, consegnato nel 1916, affondato per attacco aereo il 29.01.1943 mentre effettuava il dragaggio del canale di Skerki.
    RD 5 varato nel 1916, consegnato nel 1917, perso/radiato nel 1921
    RD 6 varato nel 1916, consegnato nel 1917, consegnati alla Marina Jugoslava nel 1948;
    RD 15 varato nel 1916, consegnato nel 1917, perso/radiato nel 1921;
    RD 16 varato nel 1917, consegnato nel 1917, consegnato alla Marina Jugoslava nel 1948;
    RD 17 varato nel 1917, consegnato nel 1917, perduto dopo l’Armistizio 1943/1947;
    RD 18 varato nel 1917, consegnato nel 1917, affondato da aerei alleati il 6.5.43 mentre era in
    navigazione da Diserta per la Sicilia. Armato con personale della Guardia di Finanza;
    RD 19 varato nel 1917, consegnato nel 1917, perso/radiato nel1921;
    RD 20 varato nel 1917, consegnato nel, Perso/radiato nel 1956;
    RD 21 varato nel 1917, consegnato nel 1918,1948, consegnato alla Marina Jugoslava nel 1948;
    RD 22 varato nel 1917, consegnato nel 1918, affondato nel periodo di cobelligeranza il 25.10.43 per il brillamento di una mina magnetica mentre si accingeva ad iniziare il dragaggio;
    RD 23 varato nel 1918, consegnato nel 1918, affondato da aerei alleati il 5.5.43 mentre si trovava nel porto di La Goletta.
    RD 24 varato nel 1918, consegnato nel 1918, affondato per cattive condizioni di mare il 18.2.43 mentre navigava da Trapani diretto in Tunisia.
    RD 25 varato nel 1918, consegnato nel 1918, consegnato alla Marina Jugoslava nel 1948;
    RD 26 varato nel 1918, consegnato nel 1918, radiato/perso nel 1943/47;
    RD 31 varato nel 1918, consegnato nel 1919, intercettato, unitamente ai RR.DD. 36-37-39 ed altre unità minori il 20.1.43 da cacciatorpediniere inglesi a levante di Zuara mentre erano in navigazione da Tripoli diretti a Trapani. Il convoglio fu distrutto. Il RD 36 fu insignito con MOVM.
    RD 32 varato nel 1919, consegnato nel1919, radiato/perso nel 1956;
    RD 33 varato nel 1919, consegnato nel1919, si perse per sinistro marittimo il 22.1.43 nel golfo di Tunisi.
    RD 34 varato nel 1919, consegnato nel 1919, perso dopo l’8 settembre 1943;
    RD 35 varato nel 1919, consegnato nel 1920, perso dopo l’8 settembre 1943;
    RD 36 varato nel 1919, consegnato nel 1919, radiato/perso nel 1943/46;
    RD 37 varato nel 1919, consegnato nel 1920, radiato perso nel 1943/46.

    monumento al brigadiere Laganà - www.lavocedelmarinaio.com - copia

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    19.1.1943, le Fiamme Gialle sul mare

    di Marino Miccoli



    Banca della memoria - www.lavocedelmarinaio.com

    Marino-Miccoli-2014-per-www.lavoce-delmarinaio.com_2Il 19 gennaio 1943, pochi minuti dopo la a mezzanotte, il Rimorchiatore-Dragamine R.D. 36 della Regia Guardia di Finanza – Mare comandato dal Maresciallo Aldo Tramonti, facente parte della flottiglia di 11 Unità comandata dal Tenente di vascello Giuseppe Di Bartolo fu affondato da due cacciatorpediniere inglesi a levante di Zuara (località situata sull’estremità occidentale della costa libica) nel compimento di un gesto eroico che merita di essere ricordato.
    L’equipaggio di questo vetusto e piccolo dragamine costiero (dislocamento: t. 155; lunghezza: m. 35,35; larghezza: m. 5,80 armato di un unico cannone da 76/50 mm. e due mitragliere Colt), svolgeva il proprio dovere per proteggere il resto delle unità della flottiglia che stavano facendo rotta per la Sicilia. Il comandante Di Bartolo non esitò ad avventarsi contro due supercaccia britannici in procinto di attaccare il convoglio italiano, ben consapevole di avere di fronte unità inglesi veloci, molto ben armate e che sicuramente in poco tempo lo avrebbero disintegrato.
    In quell’azione non si salvò nessun componente dell’equipaggio della Regia Guardia di Finanza – Mare e analoga sorte toccò all’unità gemella “R.D. 37″.
    Sebbene anche le altre unità italiane furono affondate dal tiro micidiale e inesorabile dei cacciatorpediniere britannici, quell’azione di contrattacco consentì alle unità scortate di avvicinarsi alla costa africana e ai molti naufraghi di salvarsi, approdando sulla vicina spiaggia.
    Questi Eroi si sono sacrificati affinché le altre unità della propria flottiglia potessero trovare scampo manifestando quel coraggio e l’innato valore che i militari italiani hanno dimostrato di possedere durante l’ultimo conflitto mondiale.
    A seguito di questi fatti la Bandiera di Guerra del Regio Rimorchiatore-Dragamine “R.D. 36″ e il suo Equipaggio (che tengo a precisare erano Marinai col solino rigato di giallo) furono decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare.

    Regio-Rimorchiatore-Dragamine-www.lavocedelmanrinaio.com-foto-Marino-Miccoli

    L’EROICO EQUIPAGGIO DEL RIMORCHIATORE DRAGAMINE “R.D. 36”:
    • Maresciallo Oltramonti Aldo, Comandante;
    • Maresciallo Genna Vincenzo, Conduttore Macchine;
    • Brigadiere Laganà Pietro, Meccanico;
    • Sottobrigadiere Sanna Antonio, Nostromo;
    • Appuntato Salone Giuseppe, Fochista;

    
Regie Guardie di Finanza-Mare
    • Inzucchi Giuseppe, Cannoniere,
    • Di Sessa Costabile, Meccanico;
    • Coppola Vincenzo, Marò;
    • Balzano Domenico, Marò;
    • Rizzi Gaetano, Marò;
    • D’Aleo Giuseppe, Nocchiere;
    • Baccile Nino, Fochista;
    • Cavatorto Giovanni, Fochista,
    • Fusco Amato, Fochista;
    • Nuziale Francesco, Fochista.

    Ai lettori del blog si consiglia la seguente lettura:

    Fiamme Gialle su mare la copertina - www.lavocedelmariaio.com

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    19.1.1883, viene impostata regia nave Etna

    di Antonio Cimmino

    …dal 1862 ai giorni nostri.

    Per adeguarsi alla tattica navale del tempo (che poi si rivelò sorpassata) il governo italiano ordinò alla società inglese Armstrong, un nuovo tipo di nave denominato “ariete torpediniere” con le funzioni di, eventualmente, speronare una nave nemica con il rostro prodiero rinforzato e di lottare efficacemente contro le insidiose torpediniere. La nave era il Giovanni Bausan che servì da prototipo ai successivi ariete-torpediniere costruite in Italia. L’Ispettore del Genio Navale Carlo Vigna, dunque, progettò tale classe di nave di tre unità: Etna, Stromboli e Vesuvio.

    Profilo ETNA - www.lavocedelmarinaio.com Copia

    L’Etna fu impostata nel regio cantiere navale di Castellammare di Stabia il 19 gennaio 1883, varata il 26 settembre 1885 e completata il 3 dicembre 1887.
    Il dislocamento a pieno dell’unità era di 3.950 tonnellate ( 3.530 quello normale), le dimensioni erano di metri 91,40 dei lunghezza (fuori tutta) e 86,40 (fra le perpendicolari), 13,22 metri di larghezza e 5,85 di pescaggio. Due motrici alternative a doppia espansione tipo Hawthorn-Leslie, erano alimentate da 4 caldaie cilindriche per una potenza di circa 7.000 cavalli, due eliche imprimevano una velocità di 16 – 18 nodi.
    La nave non possedeva una grossa protezione con un torrione di 30 mm di spessore ed un ponte protetto di 40 mm, ma in compenso aveva un rilevante armamento. La protezione laterale era composta unicamente dai depositi carbone ( ne imbarcava 630 tonnellate) che, sistemati in strutture cellulari, dovevano servire anche ad attutire eventuali colpi di cannone di navi nemiche.
    Cannone a tiro rapido da 57 mm - CopiaDue cannoni da 255mm./canna 20 calibri erano sistemati rispettivamente in caccia ed in ritirata cioè a proravia ed a poppa. Tre per lato, 6 cannoni a tiro rapido tipo Armostrong da 152 mm./32 in impianto singolo scudato, davano una adeguata protezione a dritta ed a sinistra. Essi erano in grado di sparare 5-7 colpi al minuto imprimendo al proietto una velocità di 657 metri/secondo che, con alzo 20°, possedeva una gittata di circa 9.000 metri. C’erano anche 5 cannoni singoli a tiro rapido tipo Hotchkiss Mk I da 57/40 mm che sparavano proietti da 2,7 chilogrammi di peso ad una velocità di 554 metri/secondo e con cadenza di 25 colpi al minuto. I calibri minori eraano rappresentati da 5 pezzi da 37/20 mm e 2 mitraglie MG. Per la lotta alle torpediniere la nave era dotata anche di quattro tubi lanciasiluri da 355 mm.
    L’equipaggio era formato da 308 uomini di cui ventisette  ufficiali.
    Il motto della nave era: Latent ignis (alle navi successive con lo stesso nome fu assegnato il motto Tenacemente ovunque.

    Nave ETNA 1890 - www.lavocedelmarinaio.com - Copia

    Entrata in esercizio nel 1887, la bandiera di combattimento le fu offerta l’8 novembre 1888 dalle cittadinanze dei comuni etnei Acireale, Giarre, Riposto, Randazzo e Linguaglossa.  Nel processo verbale del Municipio di Riposto, si legge:

    “ …i Municipi..deliberarono donare al R.Ariete-Topediniere “Etna”  una bandiera di onore, in segno di imperituro affetto alla regia Marina e di speciale simpatia alla nave che porta il nome del vulcano che sorge maestoso accanto ad essi…”

    Attività operativa fino al 1900
    cannone da 152-40mm - Copia
    Entrata in linea nel 1887 ed ebbe una intensissima vita operativa. Nei suoi primi anni fu  in America a protezione degli interessi italiani. Nel 1895/1896 fu dislocata nel Mar Rosso in appoggio alle operazioni dell’Esercito in Eritrea e si distinse per la cattura del piroscafo olandese Doelwijk con un carico di armi destinato agli etiopici.
    Nel biennio 1891-92 operò essenzialmente in Italia in attività di crociera e di addestramento. Nel febbraio 1892 si recò ad Alessandria d’Egitto in missione di rappresentanza. Nel biennio 1891-92 il comandante dell’unità fu il Capitano di Vascello Carlo Amoretti. Il 26 agosto 1893, al comando del contrammiraglio G.BMagnaghi, partecipò alla rivista navale internazionale di Hampton Roads toccando porti canadesi, statunitensi, delle Antille e dell’America centrale; durante questa navigazione furono effettuate ricerche scientifiche riguardanti la piattaforma subacquea del continente americano.
    Nel 1893 quale nave ammiraglia della Divisione Navale d’America, partendo da  Spezia il 21 marzo,  visitò il Nord, il Centro e il Sud America.
    Dopo aver subito alcuni lavori di manutenzione a Venezia, il 1° dicembre 1895, al comando del Capitano di Vascello Luigi De Simone,  lasciò la città per recarsi nel Mar Rosso dove, fino al mese di settembre 1896, fu nave ammiraglia della Forza Navale dislocata in Eritrea, al comando del contrammiraglio Carlo Turi.
    Il 1° agosto 1896, durante l’infausta giornata di Adua, che vide il massacro del corpo di spedizione italiano ad opere dell’esercito del Negus Menelik, l’Etna contribuì ad appoggiare le operazioni a terra dei nostri sfortunati soldati.
    del bono - CopiaNel 1897 partecipò, al comando del Capitano di Vascello Giovanni Giorello,  alle operazioni multinazionali a Creta, unitamente alle unità Ruggiero di Lauria, StromboliSicilia, Re UmbertoVesuvio, Bausan ed Euridice, contro rappresaglie ottomane ai danni della popolazione locale. I marinai dell’Etnapresidiarono l’ufficio telegrafico della Canea  e raccolsero 1240 cretesi terrorizzati, sbarcati successivamente sull’isola greca di Sira.
    L’unità era inquadrata nella 2a Divisione della Regia Marina, facente parte della Forza navale multinazionale inviata nell’isola dalle Potenze europee. Nel gennaio del 1898, assegnata alla Divisione Oceanica, fu invita in Centro – America per seguire il conflitto ispano-americano e, successivamente, nel Pacifico alla volta del conflitto tra Cile ad Argentina. Passando per i mari della Cina rientrò a Napoli nel 1900.
    Il 22 maggio 1899, in viaggio di circumnavigazione, al comando del Capitano di Vascello Giovanni Girello, giunse ad Hong-kong, passando alle dipendenze del Contrammiraglio napoletano Francesco  Grenet,nominato Comandante della Divisione Navale dell’Estremo Oriente.
    Prima di giungere in Cina, insieme all’incrociatore Piemonte, effettuò il giro del mondo visitando anche i porti della Polinesia, dell’Australia e dell’Arcipelago della Sonda.

    Attività operativa fino alla demolizione
    Dopo un disarmo di circa due anni dal 1902 al 1904, la nave fu sede dell’Ispettorato Torpediniere per poi essere destinata a La Maddalena con funzioni di nave ammiraglia.
    Dal 1905 al 1907 fu trasformata in nave scuola e come tale operò fino al 1911.
    Al comando del Capitano di Vascello  Baggio Ducarne, nel 1909 effettuò una campagna oceanica d’istruzione degli allievi dell’Accademia Navale di Livorno, toccando anche i porti di Port Hamilton, Baltimora, Annapolis, Norfolk, Filadelfia, New York, Punta Delgada,  Spezia.
    Rinnovata nell’armamento, partecipò alla guerra italo-turca agendo come appoggio alle forze terrestri e con una continua presenza nei porti di Tobruck, Dema e Bengasi. Al comando del Capitano di Vascello Cusani Visconti, l’Etna, nell’autunno del 1922, assunse le funzioni di nave sede di Comando Superiore in Cirenaica.
    libia - CopiaLa nave dal 1907 al 1912 e nel 1914 effettuò 7 campagne di istruzione per l’Accademia Navale di Livorno.
    Durante la crociera d’istruzione nel 1912, al comando del Capitano di vascello  Simonetti, unitamente al Flavio Gioia ed alla nave gemella Amerigo Vespucci,era inquadrata nella Divisione Navale di Istruzione, comandata dal Vice Ammiraglio Borea Ricci. A bordo erano imbarcati gli allievi della 1a e 4a classe dell’Accademia Navale con il loro Comandante il Contrammiraglio Alberto Del Bono e, durante un’incursione contro i beduini capeggiati da ufficiali turchi, sbarcarono per dar man forte al IV Reggimento Fanteria diretti all’oasi di Garines ad est di Bengasi. Era il 26 agosto del 1912.
    Le truppe da sbarco erano composte, oltre che dai marinai ed allievi dell’Etna, anche da una Compagnia di allievi della Scuola Mozzi imbarcati su nave Flavio Gioia. I marinai e gli allievi delle tre unità parteciparono anche alla battaglia di Zanzur, vicino a Tripoli, che segnò la definitiva  conquista della Libia.
    L’11 ottobre 1914 l’unità diventò nave ammiraglia della Divisione Speciale composta anche dagli incrociatori Calabria e Piemonte al comando del Contrammiraglio Patris.
    Partecipò alla I G.M. ( al comando del Capitano di Fregata Dondero), stazionando in Tripolitania e poi a Taranto come nave caserma e come sede del Comando in capo dell’Armata Navale.
    Dopo un’ultima crociera nel Levante e nel Mar Nero (1920), la nave passò in disarmo e nel maggio del 1921, l’anziano incrociatore venne radiato dal Quadro del Naviglio Militare e venduto ai privati per la demolizione.

    Nuovo armamento
    Con i lavori di ristrutturazione del 1911 gli originali cannoni da 254 mm furono sostituiti da pezzi da 120 mm., gli altri pezzi erano: 4 cannoni da 152 mm., 2 da 76 mm., 4 da 57 mm., 2 da 37 mm e 1 mitragliera.

    Corvetta ad elica di II rango Etna varata a Catellammare di Stabia nel 1862 - www.lavocedelmarinaio.com

    Notizie e curiosità
    La volontà di far costruire nei cantieri nazionali le tre unità fu manifestata dal governo per far fronte alla crisi del settore cantieristico per cui le altre due unità della stessa classe furono costruite nei cantieri di Livorno e nell’Arsenale di Venezia. Le tre unità erano similari perché differivano leggermente sia nel dislocamento e sia nell’apparato motore. L’Etna possedeva un dislocamento maggiore, il suo apparato motore era inglese, mentre quello dello Stromboli era dell’Ansaldo e quello del Vesuvio della società livornese Orlando. Nonostante alcuni limiti strutturali connessi all’inadeguata protezione orizzontale e all’assenza di protezione verticale, nonché ad una velocità di solo 17 nodi, queste unità rappresentarono la base per la costruzione dei futuri incrociatori che abbandonarono definitivamente la prora a sperone. Lo speronamento non rientrò più nella tattica di guerra navale perché, con la comparsa di veloci torpediniere armate di siluro, non si verificarono più scontri ravvicinati che permettessero tale superato sistema d’attacco.

    ETNA - www.lavocedelmarinaio. com - Copia

    Altre navi con lo stesso nome
    Una nave Etna, corvetta bombardiera, fu varata, sempre a Castellammare di Stabia, il 18 settembre 1830 ma, dopo un lungo periodo di disarmo, in considerazioni delle sue scarse qualità nautiche, il 4 giugno del 1859 fu venduta per la demolizione, ad Enrico Ciliberti di Castellammare di Stabia. Era una unità con scafo in legno e carena ramata, con due ponti, due alberi a vele quadre e bompresso, armata di 1 mortaio da 12 libbre sistemato a prora e 12 carronate, sempre da 12 libbre, sul ponte di coperta.
    La seconda nave con tale nome fu costruita sempre a Castellammare di Stabia nel 1862. Era una corvetta di II rango a ruote, con tre alberi a vele quadre, Prese parte nel 1866 alla III Guerra di Indipendenza e, nella Battaglia di Lissa ebbe il ruolo di unità ripetitrice di segnali.

    Nave Etna A5328 - già Uss Whitley www.lavocedelmarinaio.com

    La quarta unità con il nome Etna fu un incrociatore antiaerei costruito a Trieste nel 1938 per conto della Thailandia con il nome Taksin e requisito dall’Italia nel dicembre del 1941 per essere sottoposto a notevoli lavori di trasformazione in funzione di nave trasporto truppe, ma l’entrata in vigore dell’armistizio del 1943 non fece ultimare i detti lavori; lo scafo, requisito dai tedeschi, venne affondato dagli incursori italiani e, dopo la guerra, recuperato e demolito.
    Nel febbraio del 1962 gli Stati Uniti d’America cedettero all’Italia la nave USS Whitley, costruita nel 1944 per operazioni anfibie. Questa fu la quarta unità con il nome Etna – matricola A 5328 e destinata nave appoggio. Venne radiata il 1° maggio 1973.
    L’ultima unità con il nome Etna è stata varata il 12 luglio 1997 nella Fincantieri di Riva Trigoso e classificata nave da rifornimento, inquadrata nel COMFORAL ha base a Taranto

    Nave Etna 1997 - www.lavocedelmarinaio.com

  • Attualità,  Che cos'è la Marina Militare?,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia,  Un mare di amici

    19.1.1911, nasceva a Pescia (PT) Gino Birindelli

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra



    Banca della memoria - www.lavocedelmarinaio.com

    Quest’articolo è dedicato a colui che verrà ricordato dagli equipaggi per aver difeso, in ogni occasione, il personale della Marina Militare. Racconteremo ai posteri di quando, nel 1970, in qualità di Comandante in Capo della Squadra, in occasione della visita a bordo di Nave Garibaldi dei parlamentari dell’allora Commissione Difesa, dopo averli ricevuti con i dovuti onori li suddividesti per le varie navi (alla fonda nel porto di Cagliari) impartendo l’ordine ai Comandanti di tenerli prevalentemente nei locali macchine e caldaie.

    Oggi carissimo Ammiraglio di una volta e signore dei mari ,a così breve distanza dalla tua ultima missione, le “pagine ufficiali” si sono già dimenticate di te…forse da toscanaccio come eri dicevi le verità in faccia e non eri gradito. Non hanno avuto mai il coraggio di dedicarti una nave (ai tuoi amici tutti lo hanno fatto) ma solo una misera targhetta in un luogo nascosto ai più…

    Del resto Qualcuno disse: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua” (Matteo 13,54-58)




    La signora Birindelli attorniata da marinai di carta - www.lavocedelmarinaio.com

    Questi “…signori” dopo quattro ore di navigazione con mare forza 2/3 furono riportati su nave Garibaldi per la conferenza stampa di rito. All’arrivo dell’Ammiraglio Birindelli si inalberarono tutti per il trattamento ricevuto. L’Ammiraglio, di rimando, rispose: “queste sono le migliori condizioni in cui voi Parlamentari fate vivere i Militari in particolare i Marinai.” Da quel momento ci furono una serie di adeguamenti economici e, soprattutto, il riconoscimento di un lavoro particolare a cui bisognava e bisogna riconoscere un trattamento diverso dai pubblici dipendenti (…intelligenti pauca!).

    

GINO BIRINDELLI
    Gino Birindelli (www.lavocedelmarinaio.com)Nasce a Pescia (Pistoia) il 19 gennaio 1911. Nel 1925, appena quattordicenne, lascia il Collegio degli Scolopi di Firenze ed entra nella Regia Accademia Navale di Livorno, da cui esce con il grado di Guardiamarina del Corpo di Stato Maggiore nel 1930. Inizia così una lunga e brillante carriera che lo porta ad essere imbarcato su varie unità di superficie e sommergibili della Regia Marina, tra cui si ricordano l’incrociatore “Ancona”, la corazzata “Andrea Doria”, i cacciatorpediniere “Quintino Sella”, “Confienza”, “Monzambano” e “Giovanni Nicotera” e i sommergibili “Santarosa”, “Naiade”, “Foca” e “Domenico Millelire”. Promosso Sottotenente di Vascello nel 1931 e Tenente di Vascello nel 1935 assunse successivamente, nel 1939, il comando dei sommergibili “Dessié” prima e “Rubino” poi. L’intensa attività conseguente ai propri impegni marinari non gli impedisce di dedicarsi comunque allo studio: nel 1937, infatti, si laurea in Ingegneria Civile presso l’Università di Pisa. Nel settembre 1939 viene destinato a La Spezia alla Squadriglia MAS per iniziare l’addestramento sui mezzi d’assalto insieme ad altri famosi personaggi quali Teseo Tesei, Elios Toschi e Luigi Durand de la Penne, tanto per citarne alcuni. Inizia così a manifestarsi quella tempra eccezionale di uomo e combattente che lo ha contraddistinto per l’intero arco della sua vita fino a fargli assumere i contorni dell’eroe. L’intensa attività portata avanti alla Bocca del Serchio, luogo deputato a tale tipo di operazioni, gli causa anche problemi fisici: l’ossigeno dei respiratori gli brucia infatti un polmone nel corso degli allenamenti, ragion per cui viene ricoverato nell’ospedale di Massa, da dove peraltro scappa per rientrare subito a Bocca del Serchio, riuscendo a convincere il Comandante, Ajmone di Savoia, a mantenerlo in servizio. Prende parte attivamente alla prima spedizione dei Mezzi d’Assalto contro la base inglese di Alessandria (Operazione G.A.B1) nella quale viene decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare “sul campo” per il comportamento dimostrato a bordo del sommergibile “Iride” sottoposto ad attacco aereo nel Golfo di Bomba.
    Nell’occasione si tuffava per cinque volte consecutive per portare in salvo un marinaio di leva dell’equipaggio del sommergibile intrappolato nel battello in fase di affondamento. Rientrato in Patria prende parte alla prima e alla seconda spedizione dei Mezzi d’Assalto contro la base inglese di Gibilterra (Operazioni B.G. 1 e B.G. 2); nel corso della seconda spedizione, a causa dell’avaria al proprio mezzo, è costretto ad affondarlo, venendo successivamente catturato e fatto prigioniero dagli inglesi. Per questa azione viene decorato Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nei venti mesi successivi rimane prigioniero negli ospedali inglesi ed americani finché, alla fine del 1943, dopo l’armistizio, il Governo Italiano di Badoglio lo fa rimpatriare.
    Birindelli Gino Ammiraglio e Signore dei mari - www.lavocedelmarinaio.comNel 1944 viene promosso Capitano di Fregata ed assume l’incarico di Sottocapo di Stato Maggiore dell’Ispettorato Generale MAS, partecipando alla Guerra di Liberazione con mezzi di superficie lungo le coste albanesi ed jugoslave. Le proprie condizioni di salute, però, lo costringono nuovamente ad un lungo ricovero in ospedale. Al termine delle ostilità assume il Comando del Battaglione San Marco e, successivamente, gli viene assegnato l’incarico di Comandante in Seconda della corazzata “Italia”, durante il periodo di internamento ai Laghi Amari in Egitto. Successivamente viene assegnato al Centro Subacquei, gruppo composto per la massima parte da sommozzatori già facenti parte dei mezzi d’assalto, con l’incarico di procedere allo sminamento dell’Alto Adriatico. Proseguendo in carriera frequenta l’Istituto di Guerra Marittima e successivamente assume il Comando prima della 3^ Squadriglia Corvette poi della 3^ Squadriglia Torpediniere. Promosso Capitano di Vascello nel 1952 assume incarichi prestigiosi, tra i quali si ricordano il Comando del Centro Subacquei ed Incursori del Varignano a La Spezia ed il Comando dell’incrociatore Raimondo Montecuccoli con il quale, dal settembre 1956 al marzo 1957, effettua una crociera di circumnavigazione del globo che lo porta a toccare 34 porti di quattro continenti. Viene promosso Contrammiraglio nel 1959, nel cui grado viene prima destinato presso il Centro Alti Studi Militari, assumendo poi nel tempo gli incarichi di Capo di Stato Maggiore Aggiunto del Comando della Squadra Navale e di rappresentante del Comando delle Forze Alleate del Mediterraneo presso il Comando delle Forze Aeree Terrestri del Sud Europa, venendo infine destinato presso lo Stato Maggiore della Difesa. Nel 1962 viene promosso Ammiraglio di Divisione, nel cui grado comanda la 1^ Divisione Navale, nel 1966, promosso Ammiraglio di Squadra, viene chiamato a ricoprire i prestigiosi incarichi di Direttore Generale del Personale della Marina, di Comandante in Capo della Squadra Navale ed infine di Comandante Navale Alleato del Sud Europa, prima a Malta e poi a Napoli. Viene eletto Deputato al Parlamento nella VI Legislatura, dal 1972 al 1976, ed il 15 dicembre 1973 si congeda dalla Marina, circondato dall’affetto e dall’ammirazione di tanta gente, ma soprattutto di coloro, in Marina, per i quali si è sempre battuto. Gli vengono attribuiti riconoscimenti prestigiosi tra i quali, recentemente, l’intitolazione alla sua persona di un padiglione al Museo di Eden Camp, in Inghilterra, ove è posto un esemplare di “Siluro a lenta corsa”, quel maiale con il quale aveva tanto combattuto e tanto si era distinto proprio contro gli inglesi nella Seconda Guerra Mondiale. E’ Morto al policlinico militare del Celio, a Roma, il 2 agosto 2008.
    I funerali si sono svolti, presso la caserma Grazioli Lante, il 5 agosto 2008.

    Lungo fiume Gino Birindelli a Pescia - www.lavocedelmarinaio.com

    ONORIFICENZE

    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al “Merito della Repubblica Italiana”;
    Medaglia d’Oro al Valor Militare;
Medaglia d’Argento al Valor Militare;
    Croce al merito di Guerra;
Campagna di Guerra 1940-44 e 1945;
    Medaglia Commemorativa per i volontari della seconda guerra mondiale;
    Nastrino di Guerra 1940/43 con numero uno stelletta;
    Nastrino di Guerra 1943/45 con numero due stellette;
    Ufficiale dell’Ordine della “Corona d’Italia”;
    Medaglia Mauriziana al “Merito di dieci lustri di carriera militare”;
    Medaglia d’Oro per “Lunga Navigazione nella Marina Militare” (20 anni);
    Croce d’Oro con stelletta per “Anzianità di servizio” (40 anni);
    Commandeur dell’Ordine di Dannebrog conferitagli da S.M. il Re di Danimarca;
Distintivo per il personale dei Reparti d’Assalto;
    Distintivo d’Onore per il personale già destinato presso COMSUBIN;
 Distintivo d’onore di ferito in Guerra.

    IL SUO TESTAMENTO SPIRITUALE
    Il giorno dei funerali di Gino Birindelli - www.lavocedelmarinaio.comPrima e più che da un volo in altri cieli. L’immortalità dell’anima è costituita dalla risonanza che, a somiglianza delle onde create dalla pietra gettata nell’acqua ferma del lago, “l’elevato sentire” genera e che, a differenza di quelle, dura sempre. A me che fui il primo diretto comandante di quel pugno di uomini, e che presi parte alle tante discussioni, non risulta difficile indicarne i punti salienti:
- Lo scopo della vita è creare, fare, dare. L’azione è gioia dello spirito.

    – Non chiedere mai alcunché ad alcuno se non a te stesso. Chiedi al tuo Dio solo e sempre la forza di “non chiedere”, ma ringrazialo continuamente per ciò che sei stato capace di fare.

- La forza più grande dell’uomo è la volontà, quella che permette di “strappare le stelle dal cielo”, di porre “il cielo come solo limite alle proprie capacità ed aspirazioni”, quella che spinge l’handicappato a cimentarsi nell’agone sportivo, a rendersi autosufficiente con il lavoro.

    – Assisiti senza fine chi si impegna con perseverante sacrificio all’elevazione materiale e spirituale propria ed altrui. Ogni atto di solidarietà che proponi sia, prima di tutto ed in buona misura, a tuo carico.

    – Una più grande Famiglia donataci da Dio. Questa è la patria e ad essa – come tale – si devono dedizione e devozione assolute.

    – La Civiltà è il rispetto si se stessi, degli altri, delle altrui opinioni. La Cultura ha lo scopo precipuo di incrementare il grado di Civiltà degli individui.

    – La Libertà e la Pace sono – solo e sempre – il prodotto dell’impegno duro, indefesso, doloroso degli uomini di buona volontà. La costruzione umana su cui si poggia la Pace ha, come chiave di volta, la Giustizia; quella su cui poggia la Libertà ha il Coraggio.

    – Il coraggio vero, quello che conta, è il Coraggio Morale. Esso deriva dall’onestà, dal senso del dovere, dall’impegno con se stesso a tutelare i diritti umani di tutti.

    – La forza dell’Amore è immensa ed immensamente benefica se ogni suo atto è ispirato e strettamente legato al rispetto della Legge degli uomini onde esso non degeneri in mollezza o, addirittura, in acquiescenza alla sua violazione. Tutto ciò che, nell’empito di Amore, viene dato a qualcuno in termini di tolleranza o perdono è, infatti, sottratto surrettiziamente e definitivamente alla cogenza della norma su cui si basa l’ordinata convivenza della società civile.

    – “In medio stat virtus” è saggia norma di vita ma la realizzazione della “medianità virtuosa” si deve ottenere solo e sempre attraverso la pratica del precetto si-si/no-no, del confronto con l’opposto, della competizione, mai con il compromesso. La competizione leale consente infatti di evitare lo scontro crudele; impedisce che la Pace degradi nel nirvana.

    Solo là dove ogni atto è ispirato a vivo senso di responsabilità ci può essere ordine e democrazia.

    Ma quando sarà dedicata una nave a Gino Birindelli?
    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Mi sono sempre chiesto e chiedo anche a Voi che leggete: perché a Gino Birindelli non è stata mai dedicata una nave della flotta della nostra Marina Militare?
    Chissà se risponderete e, soprattutto, se risponderanno i responsabili dello Stato Maggiore Marina a questo quesito…
    A molti di noi marinai piacerebbe leggere il nome “Birindelli” sul fianco della nave, Lui è fra i Marinai leggendari che non può e non deve essere sottaciuto per le sue eroiche imprese, per l’intensa attività svolta, per la volontà, per la dedizione e l’attaccamento alla Patria (anche dopo la sua collocazione a riposo) e non per ultimo per la ricostruzione della Marina stessa dopo la Seconda Guerra Mondiale.
    Fregata-FREMMMolti altri eroi Marinai (pluridecorati e non) sono stati onorati con la titolazione della nave per esempio Luigi Rizzo con una fregata rimasta storica per essere stata la prima ad imbarcare un nucleo elicotteri e quindi dando la nascita all’aviazione di marina e gli stessi Durand de la Penne, Mimbelli, Martellotta, Rossetti e Paolucci hanno avuto titolato unità navali che riportano rispettivamente i loro nomi. Nave Birindelli perché no?

    A-Gino-Birindelli-Ezio-Pancrazio-Vinciguerra-per-www.lavocedelmarinaio.com_

    A proposito di Gino Birindelli
    di Claudio Confessore e Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    …riceviamo e pubblichiamo. Se avete cose da aggiungere noi, per adesso, siamo qui.

    Nulla da dire sull’Ufficiale di Marina e sull’Eroe ma dobbiamo evidenziare che sicuramente era un uomo con un carattere difficile, toscanaccio ed irruento, sulla cui carriera finale – nonostante i meriti di Guerra – ha influito il caso sollevato dal governo maltese quando lo dichiarò “persona non gradita” a seguito della sua nomina a COMNAVSOUTH (il Comando fu successivamente spostato da Malta a Napoli).
    Se si tiene conto che erano gli anni 70 periodo delle stragi, del terrorismo ovvero anni drammatici, appare evidente che all’epoca il personaggio fosse scomodo, non tanto per i militari quanto per i politici (anche del suo stesso partito, il M.S.I., che lasciò dopo circa due anni dopo aver ricoperto la carica di Presidente). Peraltro la sua appartenenza alla P2 (da lui stesso confermata) complicò notevolmente le cose.
    Per quanto riguarda l’episodio del febbraio 1970 con cui denunciò lo stato di malessere della Marina ritengo utile, senza togliere nulla alla sua meritoria azione, ricordare che gli aumenti furono opera “diplomatica” dell’Ammiraglio Spigai, Capo di Stato Maggiore della Marina, a cui le esternazioni di Birindelli furono sicuramente utili. Visto che ho citato Spigai evidenzio anche che fu lui ad iniziare a parlare e scrivere della necessità di una legge navale, poi continuò Rosselli Lorenzini ma fu l’abilità dall’Ammiraglio Gino De Giorgi a dare i risultati sperati con la pubblicazione anche del famoso “Libro Bianco”.
    Comunque i tempi sono cambiati e forse dare il suo nome ad una futura nave non sarebbe cosa impossibile.
    Distinti saluti
    Claudio Confessore

    Buongiorno Claudio Confessore, grazie per questa sua disamina come dire pacata e allo stesso tempo molto esaustiva.

    Col suo consenso la pubblicherei a forma di articolo per spronare tutti i Marinai a quell’unità, tanto evocata quanto vituperata, che può sensibilizzare gli attuali vertici della Marina, in particolare dell’ammiraglio De Giorgi figlio, in vista di quelle prospettive e orientamenti di massima della nostra amata Forza Armata. Se buon sangue non mente (ma è un banale modo di dire) l’attuale Capo di adesso e speriamo il prossimo (profondo conoscitore dei meandri dai tempi di Ulisse) possono raddrizzare la rotta lievemente sotto l’allineamento.
    Concordo con Lei che i tempi erano altri (’70 e 80) e qualche volta il politico di turno nazionale è stato anche lungimirante.
    Nelle “scelte” che per noi Marinai e Militi sono tradotti in “ordini” (giuste o sbagliate dei politici e anche degli alti consiglieri al comando) siamo esecutori e parzialmente responsabili mentre i mandanti risponderanno alla loro coscienza (Dio) e anche ai posteri (Cesare).
    Per questo reitero e ribadisco quell’unità (oggi forse più allargata…).
    “Soli si perde”
    Questa è la storia di quattro persone chiamate Ognuno, Qualcuno, Chiunque e Nessuno (proprio come le FF.AA.).
    C’era un importante lavoro da fare e OGNUNO era sicuro che QUALCUNO l’avrebbe fatto!
    CHIUNQUE avrebbe potuto farlo ma NESSUNO lo fece.
    Qualcuno si arrabbiò perché era compito di OGNUNO.
    OGNUNO pensò che CHIUNQUE poteva farlo.
    Andò a finire che OGNUNO incolpò QUALCUNO quando NESSUNO fece ciò che CHIUNQUE avrebbe potuto fare.
    Ergo, il tiro al piccione agli ammiragli, alle carriere, ai 2 marò, ai combattenti visibili ed invisibili, ecc. ecc. che hanno eseguito ma non sono mai stati giustiziati (colpevoli o innocenti) da qualcuno preposto alla giustizia ma dai media, da noi …non proprio come la Sua divina storia che fu invece lapidato dai cattivi “Consigliori” che non erano neanche al Potere.
    LA FORZA E’ NEL GRUPPO (che non è un opuscolo di testo del compianto ammiraglio Mario Lucidi o edito per gli istituti di formazione) E UN POPOLO CHE NON ARROSSISCE ALLA VERGOGNA E’ DESTINATO A SOCCOMBERE.
    Mi perdoni se inconsapevolmente lo abbia turbato ma è il mio modus vivendi.
    P.s. Non mi risulta che ci sia stata una “Norimberga italiana” e neanche processi che abbiano stabilito almeno la verità processuale in chi, consapevolmente o inconsapevolmente, ha sbagliato dal 9 settembre 1943 ad oggi (eccezion fatta per Bettino Craxi).
    Sono certo che comprenderà lo sfogo di questo suo subalterno che ancora oggi si ostina a credere in Patria e Onore e che è convinto che bisognerebbe invece Giurare, con le medesime modalità, per l’Europa prima (ma non c’è ancora un esercito europeo) e forse, ancor prima e di più per la NATO … a tutti coloro che decidono di intraprendere questa navigazione.
    Un abbraccio grande come il mare e il cuore dei Marinai dentro…
    Ezio

    Buongiorno sig. Ezio, puoi pubblicare tutto quello che vuoi nella forma da te ritenuta più utile. Non vorrei passare per estremo difensore della categoria degli Ammiragli ma i coloro che hanno caratteri difficili o le mele marce (o le pecore nere) si trovano a tutti i livelli.
    La stragrande maggioranza dei marinai è sempre stata corretta e disciplinata, senza che questo vuol dire subire passivamente.
    Claudio Confessore

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    18.1.1946, radiato il regio sommergibile Balilla


    Questa unità, classe omonima, dislocava 1369 tonnellate in emersione e 1874 tonnellate in immersione.
    Varato il 20/2/1927 nei cantieri Odero Terni di La Spezia, entrò in servizio il 21/7/1928.
    A causa del rapido deterioramento del materiale con cui era stato costruito che costringeva a lunghi periodi di lavori e ne riduceva l’efficienza bellica, fu posto in disarmo nel 1941.
    Fu radiato il 18.1.1946.

    Questa foto reca un appunto sul retro:
    “Gaeta 3/9/1936 (?)
    Sommergibile “Balilla” raggiunge la propria squadriglia”.

    La data è poco leggibile in quanto volutamente cancellata forse perché in quel periodo il “Balilla” partì con gli altri tre battelli gemelli per le acque spagnole allo scopo di effettuare missioni speciali durante la guerra civile di Spagna.
    In quel periodo da Gaeta partivano “in gran segreto” molte navi con truppe e materiali dirette in Spagna a supporto delle truppe franchiste. La presenza della data sulla foto poteva forse creare problemi a livello “politico – militare”, considerato che “ufficialmente” l’Italia non era coinvolta nella guerra di Spagna.
    Il suo motto fu: “Che l’inse?” (Ci decidiamo?) espressione in dialetto genovese attribuita al giovane Giovan Battista Perasso, detto Balilla, che la pronunciò lanciando un sasso il 5 dicembre 1746 contro gli austriaci che occupavano Genova. Questo gesto diede origine all’insurrezione popolare che cacciò gli occupanti dalla città.


    Caratteristiche tecniche
    Tipo:
     sommergibile di grande crociera
    Dislocamento:
    – in superficie: 1.450 t
    – in immersione: 1.904 t
    Dimensioni:
    – Lunghezza: 86,75 m
    – Larghezza: 7,80 m
    – Immersione: 4,78 m
    Apparato motore superficie: 2 motori Diesel FIAT più 1 motore ausiliario, 2 eliche
    – Potenza: 4.000 cv motori principali, 425 cv motore ausiliario
    – Velocità max. in superficie: 17,5 nodi (7,0 nodi con motore ausiliario)
    – Autonomia in superficie: 3.000 miglia a 17,0 nodi – 7.050 miglia a 8,5 nodi (12.000 miglia a 7 nodi con motore ausiliario)
    Apparato motore immersione: 2 motori elettrici di propulsione Savigliano
    – Potenza: 2.000 cv
    – Velocità max: 8,9 nodi
    – Autonomia in immersione: 8 miglia a 8,9 nodi – 110 miglia a 3,0 nodi
    Armamento:
    – 6 tls AV da 533 mm, 8 siluri da 533 mm
    – 2 tls AD da 533 mm, 4 siluri da 533 mm
    – 1 cannone da 120/27 mm (dopo il 1934 sostituito con 120/45 mm)
    – 4 mitragliatrici 13.2 binate
    – 1 tubo lanciamine, 4 mine
    Equipaggio: 7 ufficiali, 70 tra sottufficiali e marinai
    Profondità di collaudo: 100 m.

    S.O.S. RICHIESTA NOTIZIE

    Ciao Ezio carissimo,
    ti faccio dono delle foto di quel che resta di mio zio Francesco La Rosa (mi sono state affidate da mio padre che mi ha voluto chiamare come Lui). Quello che so di mio Zio è che è nato a forse a Civitavecchia il 13.2.1915 e, di questo quadro con le decorazioni, non so nemmeno quali onorificenze gli siano state tributate e perché…


    Dal berretto si evince che sia stato membro del regio sommergibile Balilla, altro non so.
    Mi piacerebbe, col tuo aiuto e con l’aiuto dei lettori del tuo blog, conoscere la storia nella regia Marina di mio Zio e del regio sommergibile Balilla.
    Confido in te e in voi.
    Franco

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    Raffaele Damato (Barletta, 18.1.1880 – Fornaci di Brazza, 14.11.1917)

    di Antonio Cimmino

    banca-della-memoria-www-lavocedelmarinaio-com(Barletta, 18.1.1880 – Fornaci di Brazza, 14.11.1917)

    antonio-cimmino-per-www-lavocedelmarinaio-com_1Il Sottocapo cannoniere della Brigata Marina Raffaele Damato nasce a Barletta il 18.1.1880. Si arruola nella Regia Marina e nel 1901 è destinato in Cina per reprimere la “Rivolta dei Boxers”, una società segreta cinese (pugni di giustizia e concordia) sorta contro gli stranieri a seguito della cosiddetta “Guerra dell’oppio”. La società nacque e si sviluppò rapidamente nel 1898 con massacri di stranieri e cristiani cinesi e attacchi alle legazioni straniere a Pechino (Giappone, Gran Bretagna, Russia, U.S.A., Francia, Italia e Germania). Queste nazioni inviarono flotta e truppe per la repressione.
    Raffaele Damato muore il 14.11.1917 a Venezia.

    raffaele-damato-secondo-a-destra-e-alcuni-marinai-a-tiensin-www-lavocedelmarinaio-comRaffaele Damato (secondo a destra) e alcuni Marinai a Tiensin

    Il Battello su cui era imbarcato Raffaele Damato respinse un attacco di alcuni barconi armati austriaci, affondandone uno e mettendo in fuga gli altri.
    Il Sottocapo in quell’occasione venne ferito gravemente. Portato all’ospedale muore il giorno dopo.
    Fu decorato con Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione:
    Volontariamente offertosi a seguire la compagnia in linea, poi volontario in servizio di pattuglia, scovati gruppi nemici li fugava e li inseguiva rimanendo gravemente ferito. Bello esempio di audacia e fermezza d’animo” (Fornaci di Brazza – Cortellazzo – Basso Sile, 14 novembre 1917).

    raffaele-damato-www-lavocedelmarinaio-com