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    I servizi igienici per l’equipaggio

    di Antonio Cimmino e Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    OMAGGIO AI SERPANTI

    Vita a bordo dei velieri
    La zona delle latrine dell’equipaggio, situata a propria sotto il bompresso ed in corrispondenza del tagliamare, era chiamata “serpe” perché assomigliava al sedile del cocchiere delle carrozze.
    L’igiene era assicurata dall’acqua di mare attinta con una speciale pompa chiamata “tromba”.
    La zona era controllata da un marinaio-gabbiere e, in alcune navi, addirittura da un sottufficiale “capo della serpe”.
    Quando c’era mare, nei locali sottocoperta, venivano usati dei recipienti a forma di imbuto con un tubo che fuoriusciva a murata.
    Ancora oggi nella Marina Militare si chiama “serpante” l’addetto ai servizi igienici.


    Lancio bombe di profondità

    Servizi igienici galleggianti

    Saranno grandi i Papi, saran potenti i Re, ma quando qui si siedono son tutti come me.

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    Cefalonia, Leros e quelle vacanze estive del 2015

    di Giovanni Renda 

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    …nel ricordo di mio padre Angelo.

    Buongiorno carissimo Ezio,
    in occasione della ricorrenza per il 76° anno della tragedia di Leros e Cefalonia, mi farebbe piacere che tu potessi ripubblicare la foto allegata.
    In occasione delle scorse vacanze estive a Cefalonia, sono stato a visitare il monumento ai caduti della divisione Acqui e mi sono recato presso la fossa dove sono stati trovati i corpi dei nostri giovani eroi caduti per la nostra patria.
    Ho deposto un mazzo di fiori e la bandiera della marina italiana, in ricordo di tutti nostri caduti.
    (marinai una volta marinai tutta la vita.)
    Con la stima di sempre.

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    Carissimo Giovanni,
    ricevere mail e testimonianze come la tua mi fa comprendere che stiamo navigando sulla rotta giusta. Quella che ci farà attraccare al porto dell’umana solidarietà.
    Questo blog, come sai, nacque con l’intenzione di dare “voce” ad una categoria di persone che, secondo me, hanno sofferto in silenzio ed hanno avuto conforto esclusivamente dai propri familiari e dai Marinai di una volta (reali e virtuali) che ancora arrossiscono e si commuovono per i fatti della nostra storia, specie se si parla di Eroi.
    Ogni parola in più sarebbe inutile dopo il tuo nobilissimo gesto: un gesto senz’altro da emulare.
    Laddove c’è un Milite immolato per la Patria noi ancora ci commuoviamo ed arrossiamo perché crediamo. Quel popolo che non si commuove ed arrossisce per la vergogna è destinato a soccombere.

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    Invito a leggere il seguente link per comprendere e possibilmente aiutare Giovanni nella sua richiesta di figlio di Marinaio di una volta.

    Giovanni Renda, figlio di Angelo classe 1922

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    Missione compiuta

    di Giovanni Berardi

    Oggi, 13 settembre 2020,
    per l’abituale gita domenicale mi sono recato nelle Langhe, più esattamente ho ritenuto doveroso recarmi a Castiglione Falletto, perché nel cimitero di tale località riposa il marinaio Carlo Acefalo, deceduto in seguito all’affondamento del regio sommergibile Maccallé nel 1940 durante l’ultimo conflitto mondiale, la storia completa e’ stata documentata in televisione ed è riportata qui di seguito (*).

    Dopo aver assistito a tale toccante documentario in TV ho ritenuto doveroso e opportuno rendere omaggio alla memoria di questo nostro sfortunato fratello marinaio, nel segno della continuità dei valori della Marina Militare, da quella del passato remoto a quella di ieri a quella di oggi, sempre nel segno di “PATRIA E ONORE”. Ho compiuto questo gesto, con spontanea naturalezza, con spiritualità, accendendo un certo votivo e pregando sulla tomba del marinaio Carlo Acefalo in nome e per conto di tutti noi fratelli del corso Scuole C.E.M.M. TM/MN/MC 1968 “MITICI E INDOMITI ”
    MISSIONE COMPIUTA


    Nota
    … ricevuto sul mio profilo facebook e con orgoglio misto a commozione pubblico, qualora ce ne fosse ancora di bisogno che cosa intendiamo quando proclamiamo “Marinai per un avolta, Marinai per sempre”.
    Mi preme solo aggiungere, per ringraziare l’amico fraterno Giovanni, che un santo dei nostri giorni (amico polacco che si chiama Vladimiro, uno dei tanti come noi non riconosciuto da attestati e cerimoniali) ogni volta che mi incontra mi ripete: “Dio ti aiuta? Missione Compiuta!” (Pancrazio “Ezio” Vinciguerra)

    (*) Carlo Acefalo di Riccardo Preve

    (Monastero di Vasco, 16.1.1916 – Mar Rosso, 18.6.1940)

    Il regio sommergibile Macallè,  classe “600 – serie Adua”, fu impostato presso i Cantieri O.T.O. di La Spezia il 1° marzo 1936.
    Fu varato il 29 ottobre 1936 e consegnato il 1° marzo 1937.
    Fu affondato il 15 giugno 1940 e radiato il 18 ottobre 1946.

    Caratteristiche tecniche
    Dislocamento: 697,254 t. – Imm. 856,397
    Dimensioni: Lunghezza 60,18 m. – Larghezza  6,45 m.
    Motori: 2 motori diesel FIAT + 2  motori elettrici Marelli – 1 batteria di accumulatori al piombo composta da 104 elementi. Motori a scoppio 1400 hp. – Motori elettrici 800 hp.
    Velocità: in superficie: 14 knt. – in immersione: 7,5 knt
    Armamento: 4 tubi lanciasiluri AV da 533 mm. – 2 tubi lanciasiluri AD da 533 mm. – 6 siluri da 533 mm. – 1 cannone da 100/47 mm. – 2 mitragliere singole da 13, 2 mm. – 152 proiettili per il cannone
    Equipaggio: 4 ufficiali, 32 tra sottufficiali e marinai
    (Fonte “Sommergibili italiani” di A. Turrini e O. Miozzi – U.S.M.M.)

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    13.9.1943, la strage di Teverola,
 l’Arma dei Carabinieri e la Resistenza volutamente dimenticata

    di Antonio Cimmino

    …ovvero la conquista della libertà in Campania, una pagina volutamente dimenticata!

    Dopo aver difeso il Palazzo dei Telefoni di Napoli, sito strategico per fornire i collegamenti indispensabili per organizzare le azioni di contrasto e di difesa, i carabinieri si barricarono nella caserma Napoli-Porto da dove opposero una drammatica resistenza. Ma esaurite le munizioni e di fronte al numero dei nemici, si arresero. I quattordici carabinieri furono costretti a camminare a piedi da Napoli a Teverola ove furono barbaramente passati per le armi ai margini di un campo di concentramento nei pressi di Aversa, unitamente a due inermi civili. 
Alcuni contadini furono costretti a scavare la fossa.
    Era il 13 settembre del 1943.

    Brig. Egidio Lombardi;

    App. Emilio Ammaturo;
    
Car. Ciro Alvino;

    Car. Antonio Carbone;
    
Car. Giuseppe Covino;

    Car. Michele Covino;

    Car. Nicola Cusatis;

    Car. Domenico Dubini;

    Car. Domenico Franco;

    Car. Martino G. Manzo;
    
Car. Giuseppe Pagliuca;

    Car. Giuseppe Ricca;
    
Car. Giovanni Russo;

    Car. Emiddio Scola;

    Francesco Fusco;
    Carmine Ciaramella.