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Lettera aperta al Maestro

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

La vita è un abbraccio provvisorio dell’essere che si consuma nella dimensione del tempo. Questo abbraccio diventerà definitivo, quando attraverseremo, nell’attimo del decesso, quella misteriosa e misericordiosa soglia.

Carissimo Maestro,
quello che ci hai insegnato, che riporto sopra come incipit, rende onore a te, alla categoria dei “Professori”, quelli che credono in un “dogma” e, lasciami aggiungere, che sono sognatori, proprio come me, proprio come noi.
La vita è il primo dono che Tu ci ha donato attraverso l’amore e spesso, sovente, in un mondo sfrenatamente materialistico pieno di relativismo storico culturale, ce lo scordiamo.
Ho letto anche alcune Tue cose che trovo essenziali e pieni di pathos. Alcune sono finemente ironiche ma sempre con un incipit: quello di cui sopra. Stavo per cliccare mi piace su tutto quello che fai e che divi, poi è arrivato il tuo “caloroso saluto”, in questo sonnolento pomeriggio di fine estate dove i miei pensieri, le mie elucubrazioni, col Tuo aiuto, mi hanno portato al natio paese, il paese di un emigrante di poppa.
Non so perché associo Te alla mia professoressa di filosofia del liceo. Anche lei, come Te, ha lasciato in generazioni di studenti la sua orma indelebile.

Voglio presentarti i miei amici marinai, pescatori e sognatori… che Tu conosci già!
Il blog, come la mia vita, come la nostra vita, parla di mare, musica, arte, sociale e solidarietà: sognatori che s’illudono, per diverse ragioni ed esperienze, che un mondo migliore sia possibile, proprio come ci hai insegnato Tu!
Un mondo a metà tra verismo e neorealismo che parte da Socrate ed arriva a Gaber ma che non riesce ancora ad attraccare nel porto dell’illuminazione… la Tua!
Spero di non averTi tediato ma in questo mondo di ladri il mio e nostro cuore è rapito da 1000 profeti e 4 cantanti che cercano l’arcobaleno, nei giardini di marzo, aspettando Godot, Pasolini, Merini, De André e tutti quelli che si ostinano a cercare un centro di gravità permanente convinti che siamo liberi ma che frequentiamo pericolose abitudini come pinocchio.
P.s. Sono volutamente citati, direttamente ed indirettamente, quasi tutti i miei professori, proprio come questa lettera che scrivo a Te unico Maestro. (Pancrazio “Ezio” Vinciguerra)

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