27-30 settembre 1943, quattro giornate di Napoli in quattro diapositive

di Antonio Cimmino

27-28-29-30 settembre 1943 per non dimenticare mai.

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4 risposte a 27-30 settembre 1943, quattro giornate di Napoli in quattro diapositive

  1. Francesco Ortega dice:

    onori alla cittadinanza di Napoli in quei giorni diedero il la alla ribellione !

  2. Luigi Esposito dice:

    r…….il tre aprile 1944 a Castellammare di Stabia un marinaio
    americano ubriaco si congiungeva carnalmente sulla pubblica via mediante violenza con il ragazzo
    Francesco A. di anni 12 che finiva all’ospedale. Le indagini saranno svolte dal comando alleato
    Il 23 ottobre 1944 a Gragnano alcuni soldati australiani ubriachi mettono in moto il treno TB 33 che in
    discesa raggiunge velocissimo la stazione di Castellammare distruggendola e uccidendo 6 militari italiani di guardia e
    ferendone altri 4 più 2 civili.
    LA PELLE
    AUTORE
    Curzio Malaparte
    ALTRE EDIZIONI

    Una terribile peste dilaga a Napoli dal giorno in cui, nell’ottobre del 1943, gli eserciti alleati vi sono entrati come liberatori: una peste che corrompe non il corpo ma l’anima, spingendo le donne a vendersi e gli uomini a calpestare il rispetto di sé. Trasformata in un inferno di abiezione, la città offre visioni di un osceno, straziante orrore: la ragazza che in un tugurio, aprendo «lentamente la rosea e nera tenaglia delle gambe», lascia che i soldati, per un dollaro, verifichino la sua verginità; le «parrucche» bionde o ruggine o tizianesche di cui donne con i capelli ossigenati e la pelle bianca di cipria si coprono il pube, perché «Negroes like blondes»; i bambini seminudi e pieni di terrore che megere dal viso incrostato di belletto vendono ai soldati marocchini, dimentiche del fatto che a Napoli i bambini sono la sola cosa sacra. La peste – è questa l’indicibile verità – è nella mano pietosa e fraterna dei liberatori, nella loro incapacità di scorgere le forze misteriose e oscure che a Napoli governano gli uomini e i fatti della vita, nella loro convinzione che un popolo vinto non possa che essere un popolo di colpevoli. Null’altro rimane allora se non la lotta per salvare la pelle: non l’anima, come un tempo, o l’onore, la libertà, la giustizia, ma la «schifosa pelle». E, forse, la pietà: quella che in uno dei più bei capitoli di questo insostenibile e splendido romanzo – uno dei pochi che negli anni successivi alla guerra abbiano lasciato un solco indelebile nel mondo intero – spinge Consuelo Caracciolo a denudarsi per rivestire del suo abito di raso, delle calze, degli scarpini di seta la giovane del Pallonetto morta in un bombardamento, trasformandola in Principessa delle Fate o in una statua della Madonna. Come ha scritto Milan Kundera, nella Pelle Malaparte «con le sue parole fa male a se stesso e agli altri; chi parla è un uomo che soffre. Non uno scrittore impegnato. Un poeta».

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  3. Piero Pignata dice:

    Gennarino Capuozzo (Cazzillo) interpretato dal Sgt. elettricista Domenico Formato

  4. Francesco Ortega dice:

    ciaoo piero buon gioved

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