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    Giovanni Sciannameo, sergente trombettiere di Noicattaro (11.11.1911 matr. 21590)

    di Giovanni Sciannameo jr.

    Buona sera!
    Le scrivo perché sto facendo ricerche riguardo la storia del servizio militare di mio nonno. Mio nonno ha prestato servizio militare per diversi anni a Pola negli anni ’30 nel Battaglione San Marco. Nel 1942 fu promosso sergente Capo Fanfara del Battaglione San Marco. Poi scoppiò la Grande Guerra e fu spedito in Grecia e in Africa. Fu fatto prigioniero in Africa e rilasciato nel 1946. Però non sappiamo di preciso dove fu fatto prigioniero. Mio nonno, quando era vivo, non voleva parlare del passato.
    Mi potete aiutare o se mi potete indicare qualcuno che mi può aiutare in questa ricerca?
    Grazie.
    Giovanni Sciannameo

    Lavocedelmarinaio
    Buonasera signor Giovanni Sciannameo, per iniziare la ricerca ho necessità di conoscere il nome e cognome di suo nonno e la data di nascita.
    Un abbraccio grande come il mare.
    Ezio Pancrazio Vinciguerra

    Giovanni
    Buon giorno! Il nome di mio nonno era Giovanni Sciannameo, nato l`11/11/11.

    Giovanni
    Credo che iniziò la sua carriera militare nel Battaglione San Marco nel 1932. Stette due anni e poi fu richiamato nel 1935, sempre a Pola. Fu promosso Capo musicista il 31/1/1941 e poi Sergente Musicista il 1/9/1942.

    Lavocedelmarinaio
    Buongiorno signor Giovanni si ricorda dove è nato suo nonno?
    Ezio Pancrazio Vinciguerra

    Giovanni
    Buongiorno! Si a Noicattaro, prov. di Bari
    Giovanni
    il numero di matricola e` 21590
    Il suo Ammiraglio di Divisione era il Comandante Pietro Barone.

    Lavocedelmarinaio
    Sig. Sciannameo, per ricostruire il servizio prestato da suo nonno può acquisire i seguenti documenti:
    – il foglio matricolare da cui trarre notizie relative alla vita militare da richiedere all’Archivio di Stato competente per territorio, in base alla provincia di nascita;

    – per le notizie/documenti relative alla definizione dello “status giuridico matricolare” inoltrare una domanda al:

    Ministero della Difesa
    Direzione Generale della Previdenza Militare, della Leva e del Collocamento al Lavoro dei Volontari Congedati
    III Reparto – 10^ Divisione Albo d’Oro
    viale dell’Esercito, 186 – 00143 Roma;

    – per ricostruire le vicende storiche del Reggimento e/o Battaglione San Marco occorre rivolgersi all’Ufficio Storico della Marina Militare, i cui recapiti potranno essere reperiti sul sito Internet, comunque non potranno dirle molto di più di quanto riportato nel libro “Le Fanterie di Marina Italiane” edito nel 1998 dall’Ufficio Storico della Marina Militare acquistabile presso predetto ufficio (modalità illustrate su internet) o acquistabile su altri siti (Amazon, e-bay, …altri).

    Non risultano nella banca dati onorificenze o decorazioni assegnate a suo nonno, comunque può se vuole chiedere conferma scrivendo al:
    Ministero della Difesa
    Direzione Generale per il Personale Militare
    V Reparto – 10^ Divisione Ricompense ed Onorificenze
    viale dell’Esercito, 186 – 00143 Roma.

    Qualora lei riesca ad ottenere almeno la copia del foglio matricolare posso vedere se è possibile ricostruire la storia di suo nonno con uno degli esperti del San Marco che saltuariamente scrive articoli per il mio blog.
    Ezio Pancrazio Vinciguerra

    Giovanni
    Buon giorno! La ringrazio delle informazioni. Mio zio ha i libretti militari originali di mio nonno. Io li ho visto e fatto le copie questa estate. Purtroppo il libretto non dice dove mio nonno e` andato in guerra e, specialmente dal 1942 non sta scritto più niente nel libretto. Sappiamo con certezza che partecipò alle campagne militare in Africa Orientale prima della guerra.

    Giovanni
    Le mando le copie del libretto militare di mio nonno, capo sergente fanfara del Batt. San Marco, sta in mezzo suonando la tromba.

    Lavocedelmarinaio
    Giovanni benissimo, tra pochi minuti le mando qualche email ad amici e collaboratori.

    Giovanni
    Buon giorno!
    Ci fu un altro evento in Grecia presso il ponte di Corinto. Una truppa dell’esercito italiano era circondato dai nemici e le munizioni erano quasi esaurite. All’improvviso sentono la banda del Battaglione San Marco suonare, con a capo mio nonno. Questo evento fu raccontato da un paesano (ufficiale o sottufficiale) che faceva parte della truppa dell’esercito.

    Lavocedelmarinaio
    Buongiorno (o buonasera) Giovanni, sarebbe da approfondire anche questo racconto.
    Sto lavorando per assemblare e poi pubblicare a suo nome l’articolo per suo nonno.
    Un abbraccio grande come il mare e grande anche come il suo cuore.


    P.s. chiedo un attimo di pazienza nella pubblicazione nell’augurio di essere compreso e perdonato per il ritardo… ci ho ripensato: leggere e far leggere le nostre mail è un “gesto d’amore” nei confronti di suo nonno Giovanni, nei suo confronti stimatissimo nipote Giovanni e nei confronti dei lettori.
    Ezio Pancrazio Vinciguerra

    Giovanni
    Va bene. La ringrazio di Cuore per l’aiuto. Un abbraccio.

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    Mare di rum

    di Mario Veronesi (*)

    mario-veronesi-per-www-lavocedelmarinaio-comIl rum è la bevanda legata alla conquista del Nuovo Mondo, e questo liquore sarà sempre identificato con la zona Caraibica. L’associazione tra questa bevanda e la pirateria, risiede principalmente nel fatto che il rum era il liquore localmente disponibile negli anni d’oro della pirateria nei Caraibi, ma soprattutto dall’enfasi che a tale connubio venne data in alcuni lavori letterari. L’isola del tesoro, di Robert Louis Stevenson fu sicuramente uno dei più celebri romanzi per ragazzi di tutti i tempi. Racconta una storia di pirati e tesori che ha certamente contribuito in modo significativo all’immaginario popolare su di loro.
    Il rum è la bevanda legata alla conquista del Nuovo Mondo, si ottiene dalla distillazione di vari elementi della canna da zucchero ma il suo percorso fu a ritroso: la canna da zucchero è infatti originaria di Papua Nuova Guinea ed esportata e coltivata in Africa, India e infine in Spagna. Colombo portò le piante nella sua seconda spedizione del 1493 e da quel momento la canna da zucchero, divenne la coltivazione regina del Nuovo Mondo. Questo liquore sarà sempre identificato con la zona Caraibica. Già nel XVIII secolo più di 40 colonie producevano canna e rum. Il suo antenato era la «Tafia», che gli schiavi spremevano dal «guarapo», cioè il succo colato caldo della canna da zucchero, era aspra e forte ma alleviava le fatiche del lavoro. Piacque molto ai pirati che trasportavano sulle loro navi barili di «Draque», che non era altro che il trisavolo del moderno «Mojito», rum grezzo con foglie di menta, che evoca nella nostra immaginazione locali fumosi, taverne malfamate, ritrovi di pirati e fortissime emozioni. La prima distillazione di rum avvenne a Londra con le canne da zucchero indiane intorno al XV secolo, successivamente venne prodotto nella stessa città, con le canne da zucchero provenienti dalle Americhe. Mentre la prima distillazione di rum nelle Americhe ebbe luogo nelle piantagioni di canna da zucchero dei Caraibi nel XVII secolo. I primi rum caraibici non erano di grande qualità, tanto che un documento dalle Barbados del 1651, affermava che il maggiore intossicante prodotto sull’isola è il «Rumbullion», ottenuto da canne da zucchero distillate, un bollente, infernale, e terribile liquore. Si narra che i pirati trasportassero con sè barili di questo distillato, che rendeva l’equipaggio, poco prima di un assalto, euforico e incosciente. L’associazione tra questa bevanda e la pirateria, risiede principalmente nel fatto che il rum era il liquore localmente disponibile negli anni d’oro della pirateria nei Caraibi, ma soprattutto dall’enfasi che a tale connubio venne data in alcuni lavori letterari tra cui citiamo: «Bucaniers of America» (Bucanieri d’America) di John Esquemeling scritto nel 1684. Anche il poeta inglese George Byron (1788-1824) contribuì notevolmente a creare il mito del pirata romantico, con il suo famoso poema «Il Corsaro» scritto nel 1814. «L’isola del tesoro», di Robert Louis Stevenson (1850-1894), che uscì in forma di libro nel 1883, fu sicuramente uno dei più celebri romanzi per ragazzi di tutti i tempi. Racconta una storia di pirati e tesori che ha certamente contribuito in modo significativo all’immaginario popolare su di loro. Tutti i pirati in fondo, devono qualcosa a Stevenson. La RAI nel 1959, ne fece uno sceneggiato televisivo di successo; e tutti noi con i capelli bianchi ci ricordiamo della famose canzone: «Quindici uomini sulla cassa del morto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum! Il vino e il diavolo hanno fatto il resto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum!». Ma che ci facevano «quindici uomini sulla cassa del morto e una bottiglia di rum?». Milioni di lettori si sono posti la domanda sul significato di quella canzone dei pirati, capeggiati dal cuoco dalla gamba di legno con il pappagallo sulla spalla: Long John Silver. La Royal Geographical Society di Londra pubblicò sul suo periodico «Geographical» una spiegazione del significato della canzone. Stevenson riprodusse fedelmente le parole di una canzone originale, realmente cantata tra i pirati nel 1700, nella quale si fa riferimento a una vicenda accaduta a «Cassa di uomo morto» che non è altro che un pezzetto di terra minuscolo e disabitato tra le Isole Vergini (Caraibi). Secondo una leggenda Edward Teach (1679-1718) meglio noto come «Barbanera», un pirata da manuale, con lo sguardo pazzo e inquisitore, teneva delle micce accese tra i capelli, beveva rum mescolato con polvere da sparo e arrotolava la sua barba nera intorno alle orecchie per rendere il suo aspetto ancora più minaccioso. Il suo regno di terrore durò solo due anni, la Marina inglese riuscì a catturarlo nell’insenatura d’Ocracoke nel 1718. Barbanera punì una parte del suo equipaggio che si era ammutinato, abbandonandolo per quattro settimane sull’impervia isola. A ognuno dei 30 uomini diede un coltello, una bottiglia di rum e niente cibo, sperando così che morissero di fame, o si uccidessero a vicenda. Invece quando tornò dopo un mese trovò che alcuni di essi erano sopravvissuti. Così nacque la canzone. Mentre l’associazione tra il rum e la Marina reale britannica iniziò nel 1655, quando la sua flotta invase l’isola di Giamaica. Con la disponibilità di rum prodotto internamente, gli Inglesi cambiarono la razione quotidiana di liquore destinata ai marinai, e dal brandy francese passarono al rum. Mentre la razione era originariamente pura, o mescolata con succo di limone verso il 1740, con l’intento di ridurre gli effetti dell’alcol sui suoi marinai, l’ammiraglio Edward Vernon (1684-1757) ordinò che la razione di rum venisse annacquata prima di essere distribuita.

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    Una mezza pinta di rum mischiata con un quarto di acqua e servita in due parti, prima di mezzogiorno e dopo la fine della giornata lavorativa, divenne parte del regolamento ufficiale della Royal Navy. A Vernon era stato affibbiato il nomignolo di: «Old Grog», poiché era suo uso indossare un mantello di «Grogram», una ruvida stoffa a base mista di lana e seta. Questo nomignolo fu presto dato anche alla bevanda, che da allora divenne nota come «Grog». Col tempo la distribuzione della razione di rum si arricchì di un rituale elaborato. I sottufficiali venivano serviti per primi e avevano diritto a una razione di rum non diluita. La truppa beveva il suo «Grog» in un unico sorso, quando aveva finito il proprio lavoro attorno a mezzogiorno. Nella Marina inglese il «Grog» rimase parte della razione giornaliera dei marinai fino al 1970. Con questo liquore venne conservato il cadavere dell’ammiraglio Horatio Nelson (1758-1805), deceduto nella battaglia di Capo Trafalgar (21 ottobre 1805), come confermano i documenti degli archivi britannici. Il suo corpo venne conservato in una botte di rum fino al rientro in Inghilterra, dove ricevette i funerali di Stato. Il suo corpo venne solennemente tumulato a Londra nella Cattedrale di San Paolo, all’interno di una bara ricavata da un pezzo di legno, ripescato in mare appartenente all’albero maestro dell’Orient, ammiraglia francese nella battaglia del Nilo o della Baia d’Abukir, che si svolse tra la sera del primo e la mattina del 2 agosto 1798. La battaglia segnò il trionfo della Marina britannica, nonché l’inizio della leggenda di Nelson. All’arrivo in madre patria, si scoprì che nella botte non vi era più traccia d’alcol. I marinai avevano praticato un foro sul fondo e bevuto tutto il rum, ignari o incuranti del fatto che all’interno giaceva il corpo dell’ammiraglio. Ancora oggi, memori di questo episodio, viene prodotto il «Nelson’s Blood», rum dall’inconfondibile colore rosso. Dunque un liquore che si produce con la distillazione della canna da zucchero, canna che si coltivava intensamente in quelle isole. Ma qui viene il bello! Il miglior rum proveniva e proviene tutt’ora da una città tedesca. Per molti secoli uno dei centri del Granducato di Schleswig, fino al 1864 sotto il dominio della Danimarca. Passato alla Prussia di Bismark, e in seguito alla Germania, il suo nome: Flensburg, in italiano Friburgo. La città trovandosi sul Mar Baltico, aveva tutte le carte in regola per diventare una città commerciale e soprattutto il declino della Lega Anseatica nel XVI secolo, permise ai suoi commercianti di entrare nei grandi affari internazionali. L’olio di balena, le aringhe sotto sale e lo zucchero erano le merci che resero la città ricca. Nel XVII secolo Flensburg era ancora danese, e la flotta delle Indie Occidentali del regno permise un fiorente commercio con le isole dei Caraibi, merci colonili soprattutto zucchero greggio di canna e cannella. Navi mercantili salpavano da Flensburg per far rotta sulle isole nei Caraibi, ritornando nella città del nord, riportando quella materia prima per la produzione di un ottimo rum, che divenne famoso in tutto il mondo, tanto che la stessa città divenne la capitale del rum in Europa. Oggi in ricordo di quel periodo mercantile si svolge a Flensburg una regata annuale denominata «Rumstadt», in omaggio al rum a cui partecipano un centinaio di barche a vela. Il primo premio è un simbolo per lo più inutile, quindi assistiamo a un paradosso, che molti skipper tentano di arrivare secondi, infatti il premio per il secondo arrivato è una bottiglia di rum di tre litri, della ditta Johannsen Rum, uno degli ultimi due «Rumhäuser» della città. barile-di-rum-foto-internetDirettamente nel vecchio porto sorge il museo della marina «Schiffahrtsmuseum». Nel suo piano interrato si trova il «Museo Rum» che ospita vaste esposizioni sulla storia della «Rumimports», il commercio del rum a Flensburg. L’appassionante museo marittimo racconta la storia del rum e dei marinai che lo trasportavano e lo bevevano. Oggi il rum più costoso al mondo, risulta il «Legacy by Angostura». Nel dicembre 2012, in occasione del 50esimo anniversario dell’indipendenza di Trinidad & Tobago, la casa produttrice di rum Angostura lancia una limitata ed esclusiva produzione denominata «Legacy by Angostura», il rum più costoso al mondo che racchiude in se tutta l’esperienza di Angostura che vanta una storia di quasi 200 anni. Solo 20 bottiglie, da 500 ml, del valore stimato di 25.000 dollari. Il progetto è stato completato in sei anni di meticoloso lavoro, che ha dato vita a una miscela delle sette etichette di rum più rare e pregiate del marchio. Tutti i rum che compongono la ricetta hanno raggiunto la maturazione in botti di rovere americano da 200 litri, un tempo utilizzate per l’invecchiamento del bourbon, presso la distilleria Angostura di Trinidad; il più «giovane» di loro è invecchiato 17 anni.

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    Il regio rimorchiatore d’alto mare Titano

    a cura Carlo Di Nitto

    Questa unità dislocava 971 tonnellate. Fu varato il 17.7.1912 nei Cantieri Ansaldo & Co. di Sestri Ponente, entrò in servizio il 21 luglio successivo.
    Fu trasformato nel 1931 in nave appoggio sommergibili ed appoggio palombari da grande profondità.
    Intorno al 10.9.1943 venne catturato dai tedeschi a Gaeta, dove si trovava per lavori. Utilizzato sotto bandiera germanica, risultava in piena efficienza a La Spezia nell’aprile 1944.
    Successivamente non se ne sono avute più notizie e non si sa dove sia andato definitivamente perduto.