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    14.2.1861, a Gaeta Sua Maestà Re Francesco II proclama

    di Carlo Di Nitto
    foto per gentile concessione dell’autore



    Il 14 febbraio 1861 Francesco II diè questa proclamazione d’addio:
    Generali, uffiziali e soldati di Gaeta. La sorte della guerra ne separa. Combattuto insieme cinque mesi per la indipendenza della patria, sfidando e sofferendo gli stessi pericoli e disagi, debbo in questo momento metter fine a’vostri eroici sacrifizii. La resistenza divenuta era impossibile. Se il desio di soldato spingevami a difendere con voi l’ultimo baluardo della monarchia, sino a caderne sotto le mura crollanti, il dovere di re e l’amore di padre oggi mi comandano di risparmiare tanto generoso sangue, la cui effusione or non sarebbe che l’ultima manifestazione d’inutile eroismo. Per voi, miei fidi compagni, pel vostro avvenire, per premiare la vostra lealtà e costanza e bravura, per voi rinunzio al bellico vanto di respingere gli ultimi assalti d’un nemico che questa piazza difesa da voi non avrebbe presa senza seminare di cadaveri il cammino. Voi da dieci mesi combattete con impareggiabile coraggio. Il tradimento interno, l’assalto di rivoluzionarii stranieri, l’aggressione d’uno Stato che dicevasi amico, niente v’ha domato, nè stancato. Tra sofferenze d’ogni sorta, passando per campi di battaglia, affrontando tradigioni più terribili del ferro e del piombo, siete venuti a Capua e a Gaeta, segnando d’eroismo le rive del Volturno e le sponde del Garigliano, sfidando per tre mesi in questé mura gli sforzi d’un nemico padrone di tutta la potenza d’Italia. Per voi è salvo l’onore dell’esercito delle Due Sicilie; per voi il vostro sovrano può tenere alto il capo, e nella terra dell’esiglio dove aspetterà la giustizia di Dio, il ricordo della vostra eroica lealtà gli sarà dolcissima consolazione nelle sventure. Sarà distribuita una medaglia speciale che ricordi lo assedio; e quando i miei cari soldati torneranno in seno delle loro famiglie, gli uomini d’onore s’inchineranno al loro passaggio, e le madri mostreranno a’figliuoli come esempio i prodi difensori di Gaeta. Generali, uffiziali, soldati, io vi ringrazio; a tutti stringo le mani con affetto e riconoscenza; non vi dico addio ma a rivederci. Serbatemi intatta la lealtà, come eternamente vi serberà gratitudine e amore il vostro re Francesco“.

    


14 FEBBRAIO 1861 – RE FRANCESCO II E LA REGINA MARIA SOFIA SI IMBARCANO SULL’AVVISO FRANCESE “MOUETTE” E PARTONO PER L’ESILIO DOPO LA CAPITOLAZIONE DI GAETA.
    Una fotografia d’epoca dell’avviso francese “Mouette” (Gabbiano) che il 14 febbraio 1861 portò i Reali di Napoli in esilio dopo la capitolazione di Gaeta, ultimo baluardo borbonico. Era salvo l’onore!

    Incisione coeva dell’artista francese Le Breton.

    La dignità di un Sovrano
    di Antonio Cimmino

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    Dubai lì 14.2.1991, in ricordo di Cosimo Carlino

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra


    Il marinaio Cosimo Carlino di Siderno fu accoltellato il 14.2.1991 alle ore 18.00 (ora locale) a Dubai.

    Cosimo Carlino era imbarcato sulla nave Stromboli della Marina Militare, destinato presso il contingente italiano impegnato nella guerra del Golfo, aveva 19 anni quando fu barbaramente assassinato in una strada del pieno centro, ignote le cause.

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    14.2.2014, nel ricordo di Ubaldo Maffei

    di Daniela Blu Maffei e Joseph Gorgone

    …ricevemmo e con commozione pubblicammo questo dialogo nel giorno di San Valentino.



    Ciao Joseph, 
ti invio alcune foto di mio padre sul barchino e di mio nonno che era in Marina Militare.
Come potrai notare la foto numerata che noi abbiamo messo in cornice ritrae uno dei raduni di Sanremo. Mio padre si chiamava Ubaldo Maffei ed era nato nell’agosto del 1923, purtroppo è venuto a mancare il 14 febbraio del 2014. Era un grande uomo, ha sempre navigato.
    Dopo la guerra entrò nella Marina Mercantile ma il suo sogno era quello di rimanere nella Marina Militare. I tempi di cui parliamo erano tempi di guerra, tempi difficili, mio padre si arruolò a Salò, mentre mio nonno era prigioniero in Germania essendo stato catturato dopo l’8 settembre… è una storia lunga ma che penso debba essere raccontata
.
    Papà Ubaldo conseguì la “Croce d’Onore” per aver salvato un Paese durante la guerra:
In seguito nei primi anni ‘ 60dopo aver ottenuto il libretto di mare entrò a far parte della Snam Saipem raggiungendo in seguito in seguito l’incarico di direttore di macchina dei Castori.
    Lui ha avuto una vita avventurosa ma è stato un padre meraviglioso, un vero padre. 
Le foto se vuoi puoi ripubblicarle, le ho messe in privato perché non so se le condivido io le possano vedere altri. Un saluto e ops, stavo per dirti buona serata, ma da te, dall’altra parte del mondo, è ancora presto.
    Buona giornata quindi a te e alla tua famiglia.

    Ciao Daniela,
    ho guardato le foto ed ho visto il nome di tuo padre nel poster della lista dei Piloti M.A.S., il numero in calce a destra non si legge, non riesco ad interpretarlo. Guardando la foto di tuo nonno con la sposa ed il piccolo in carrozzella, mi sembra che fosse un Sottufficiale della Marina, me lo confermi? Quale era il suo nome? Che grado rivestiva? Il piccolo nella foto era tuo padre?
    Mi piacerebbe saperne di più di tuo nonno, perché è stato prigioniero in Germania, ecc. ecc.
    Quando hai un momento libero scrivimi tutto quello che sai, così faccio una bella storia con foto e la faccio pubblicare dal mio amico nel Gruppo “La voce del Marinaio” dove tanta gente lì legge, poi magari ti aggiungo io al gruppo così potrai leggerla e vedere anche i commenti che la gente farà.
    Un ultima domanda: sai per caso che grado rivestiva tuo padre in Marina Militare?
    Aspetto un tuo cenno di risposta quando hai tempo. Grazie e ciao.
    P.s. Maffei Ubaldo, Sottocapo X MAS, Gr.Todaro, 26/04/1945, zona di Milano (era questo tuo padre, dichiarato disperso il 26 Aprile 1945?).

    Ciao


 Ciao Joseph,
    No, non è mio padre. Lui era nato il 22/08/1923 a Massarosa Lucca – a quei tempi la mamma da Viareggio andò a Massarosa a partorire. Mio padre è morto il 15/02/2014 a Viareggio. Lui ha passato molte vicissitudini ma non è quello che è morto oppure ci sarà un errore bah mi informo…
    P.s. Se ingrandisci il quadro di Sanremo è il nome di mio padre.

    Ciao Daniela,
    la data del 26 aprile del 1945 non è quella di morte ma quella di quando fu dichiarato, cioè che non hanno saputo più niente di lui. Comunque leggi tutti i vari messaggi che Ti ho scritto e mi fai sapere se vuoi. Grazie e buona giornata.

    Si si grazie Joseph, ho letto tutti i messaggi.
    Si può essere perché mio padre non ha potuto continuare a far parte della Marina Militare anche se un personaggio importante della Forza armata si impegnò molto, ma il problema fu che dopo l’8 settembre lui andò via e si presentò con ritardo al Comando Generale.
    Come ti avevo già scritto a mio padre fu consigliato di andare a Salò a causa della prigionia di mio nonno, facendo così poteva salvargli la vita. In effetti la vita a mio nonno gliela salvarono i prigionieri più giovani che gli portavano le patate da mangiare. Mio nonno era diventato un’ombra che perfino mio padre che lo incontrò per caso per strada mentre tornava, non lo riconobbe. Tornando indietro, mio padre da Salò fu mandato a Milano per sciogliere i militari, erano in Piazza (mi pare Missori) e fu proprio Valerio Borghese, il quale, mi raccontava mio padre, salì tranquillamente sulla sua auto e tornò a casa sua, viveva a Milano.

    Pagarono tutti i Militari e tutti tornarono a casa. Mio padre era giovane e ingenuo, quando arrivò a Fivizzano (in Prov. MS) con la bicicletta, fu fermato da un gruppo di partigiani e gli chiesero:
    – “ragazzo da dove vieni e dove vai?”.
    Lui, che si misurava dal suo naso, rispose:
    – “vengo da Salò e torno a casa a Viareggio”.
    Fu così che lo picchiarono, gli sputarono addosso, gli fecero un processo e lo condannarono a morte.
    Lo salvò un Vescovo e un militare che presero la situazione in mano e dissero che erano dei matti:
    – “non vi rendete conto che è un ragazzo?”.
    Fu mandato via, ma gli rubarono i soldi e la bicicletta.
    Mio padre Ubaldo mi ha sempre raccontato che rimase scioccato e traumatizzato da quella esperienza, tanto che per anni rimase terrorizzato e traumatizzato. Quando arrivò a Viareggio, trovò un amico dei tempi di Mussolini, un missino, ma che dopo cambiò subito bandiera e quando vide mio padre, gli disse:
    – “vieni ti aiuto!” e lo portò in ufficio del Comune e lo presentò così:
    – “ve ne ho portato un altro!”.
    Molte persone dopo la guerra si aiutarono a vicenda.
    Mio padre da ragazzo era atletico ed era Capo Centuria e allenava i ragazzi (tra di loro c’erano molti nomi famosi della politica e del giornalismo) che gli offrirono aiuto, ma lui, come ti ho detto, fu talmente scioccato che non volle nulla, e per anni non ebbe il coraggio di raccontare la sua storia. Solo quando fu archiviata la storia della XMAS riprese forza in se stesso.
    Dopo questa parentesi, continuo a scriverti cosa successe finita la guerra.
    Per un periodo lavorò a Viareggio e per un periodo per gli Americani da cui ebbe grandi elogi. Furono anni difficili, poi si imbarcò, forse anche grazie a quella “Croce al valor militare” che gli aveva dato credito per aver salvato un paese durante la guerra. Non fece una bella vita…
    Lavorava con armatori parenti nostri, i Landi Bemi di Genova. Alcuni lo amavano e altri lo apostrofavano “il fascista”.
    Conobbe mia madre che apparteneva anch’essa ad una famiglia di naviganti, Vassalle e Ramacciotti. Si sposarono e nel tempo libero continuò a studiare. Poi nei primi anni ‘60, credo 62/63, ci fu la svolta in positivo. Come già detto lo chiamarono dalla Snam che era Agip e Saipem e lì fece un’ottima carriera ed ha lavorato molto nei paesi arabi, specialmente in Iran, allora Persia. Era direttore dei Castori, non propriamente navi, ma definite Posatubi. Insomma tutto legato alle perforazioni. E’ stato tanto anche in Scozia, Spagna e altri Paesi. Poi è arrivata la pensione ed ha potuto seguire la sua passione, la filatelia.
    A 90 anni se n’è andato, non ha sopportato che mia madre si allettasse e la mente s’è sconvolta, era un uomo sanissimo, ma il cuore, benché forte, ha ceduto.
    A me manca tanto, tantissimo, e non c’è giorno che lui non sia presente nella mia mente e nel mio cuore.

    Daniela, mi hai commosso con il tuo scritto!
    Parlami anche di tuo Nonno, se ne sai di più e che grado aveva in Marina. Mandami la foto della Croce di Guerra al valore di tuo padre e la foto del certificato quando glie l’hanno data se la trovi. Cercherò di fare un bell’articolo per ricordarli ambedue, vedrai …
    P.s. A proposito tuo nonno come si chiamava? Quando era nato? Grazie.

    Grazie Joseph. 
Cercherò la croce, da qualche parte mio padre l’avrà messa, ho anche tanti fogli, aveva uno studio che io ho liberato e messo in scatole, ma ti dirò che a volte li apro e li richiudo subito…
    Mio nonno si chiamava Paolo Maffei era del ‘800, era Maresciallo. So che aveva fatto un esame per passare ufficiale ma che poi non ne fece nulla perché accettare significava andare lontano dalla famiglia. Ora cerco dei dati più precisi, forse mia cugina che è molto più grande di me, sa più cose, purtroppo quando è morto io avevo solo 2 anni e non lo ricordo. So che era un tenore e qualcosa ho su questo. Ora porto mio nipote a far merenda al MC Donald, ha 9 anni ed ha voglia di patatine! A dopo.

    Joseph carissimo,
    mi son messa un po’ a scartabellare e non ti dico le cose che mio padre teneva. Tanta roba che parla anche della XMAS e di quando fu riabilitata come corpo militare Italiano a tutti gli effetti.
    Ho trovato anche la licenza del fucile di mio nonno Paolo e adesso so che era un cacciatore e che era nato a Viareggio il 9/12/1886. Lui è sempre stato in Marina e come ti ho scritto precedentemente rivestiva il grado di Maresciallo. So che negli anni che mio padre era piccolo, lui prestava servizio al faro di Porto Santo Stefano (GR) e che con lui stava mia nonna mentre mio padre fu messo in collegio per via che di scuole, nelle vicinanze, non ce ne erano.
    Frequentò i Salesiani a Soliera. Ti allego una immagine del conferimento della Croce.
    Poi la cercherò, ma ti confesso che negli ultimi anni mio padre, da essere uomo precisissimo, era diventato un po’ casinista. Cerco e magari trovo fogli della casa insieme a foto più recenti o ai vari passaporti. Dovrei catalogare tutto, ma non sono in grado attualmente di farlo, non ho la testa ne il tempo e poi cosa peggiore, ci sto male. Va beh questa è la vita!
    Un saluto a presto.

    Ciao Ezio
    scusami se ti ho mandato questa “patata bollente”, ma so che a Lei farebbe tanto piacere vedere pubblicata la storia di suo Padre Ubaldo, in special modo il prossimo 14 febbraio quando ricorre il suo anniversario di morte. Come hai potuto notate la Tradizione marinara si tramandava da padre in figlio…come dici tu da Marinai di una volta e quindi per sempre!
    Facci questo regalo Ezio, Tu sei bravo e sai usare parole e terminologia che io non so a mettere insieme. La storia della famiglia Maffei è una bella storia, magari qualcuno che legge lo riconosce e farà dei commenti per poterne completare il quadro delle notizie per poi inserirle nella “Banca della memoria”. Ti ringrazio assai, assai, poi magari aggiungiamo a lei nel tuo gruppo La voce del Marinaio. A presto!

    Ciao Daniela Maffei e ciao Joseph Gorgone. 
    Mi avete commosso.
 Ogni parola, ogni aggettivo in più da parte mia rovinerebbe questa pagina bellissima che avete volute regalare al mio e nostro blog. Sto piangendo ma sono lacrime di gioia perché sono testimone che la Misercordia Divina è fatta dalle lacrime di gioia di Dio che si posano su di noi attraverso lo Spirito Santo.
    Pancrazio “Ezio” Vinciguerra.

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    Il regio Alpino Bagnolini e Dante Daini

    di Gian Luca Daini
    https://cronache-di-storia.webnode.it/

    Il regio Alpino Bagnolini fu il primo sommergibile italiano ad ottenere un successo nella seconda guerra mondiale: intorno all’una del 12 giugno 1940, infatti, al comando del capitano di corvetta Franco Tosoni Pittoni, lanciò un siluro contro l’obsoleto incrociatore leggero britannico Calypso (4180 t) che insieme al gemello Caledon stava procedendo fra Creta e Gaudo: la nave fu colpita e affondò con 39 uomini nel punto 34°03’ N e 24°05’ E, mentre il Bagnolini uscì indenne dal bombardamento con cariche di profondità condotto dai cacciatorpediniere della scorta. L’incrociatore britannico Calypso, affondato dal Bagnolini Successivamente se ne decise l’invio in Atlantico.

    Il Bagnolini partì da Trapani il 9 settembre 1940 e nella notte fra il 14 ed il 15 passò lo stretto di Gibilterra, rimanendo poi in agguato al largo di Oporto dal 15 al 27 settembre e riportando un affondamento, quello del trasporto spagnolo Cabo Tortosa (3302 tsl), nave neutrale e adibita a servizio civile da Huelva a Bilbao ma indicata erroneamente come al servizio degli Alleati dai servizi segreti. Il 30 settembre il sommergibile giunse a Bordeaux, sede della base atlantica italiana di Betasom. Il 28 ottobre salpò per la seconda missione ma dovette tornare in porto perché danneggiato dal maltempo; arrivò a Bordeaux il 15 novembre. L’8 dicembre partì per una nuova missione a ovest dell’Irlanda e undici giorni più tardi colò a picco il piroscafo britannico Amicus (3660 tsl); il 1o gennaio 1941 si scontrò con i cannoni con il peschereccio armato Northern Pride e al contempo tentò il siluramento di una nave identificata come incrociatore ausiliario, azione priva di risultati ma che pose il comandante Tosoni Pittoni in luce di fronte ai comandi sia italiano che tedesco. Lo stesso giorno il Bagnolini fu anche danneggiato da un aereo, che riuscì a respingere e a danneggiare a sua volta. Nel gennaio 1941 si pensò di assegnarlo assieme al gemello Giuliani ad una scuola sommergibili a Gotenhafen, ma si decise poi di destinarvi il solo Giuliani (in seguito avrebbero frequentato tale scuola il nuovo comandante del Bagnolini, tenente di vascello Mario Tei, un ufficiale e 7 vedette del sommergibile).
    Il 23 luglio 1941, mentre operava a ovest dello stretto di Gibilterra, colpì un piroscafo ed una nave cisterna, senza però riuscire ad affondarli. Nel gennaio-febbraio 1942 operò a sud delle Azzorre senza cogliere alcun risultato.
    Nel maggio 1942 fu in missione al largo del Brasile ed il 27-28 del mese colpì una nave cisterna di circa 11.000 tsl, danneggiandola. Il 15 settembre 1942 partì per una nuova missione durante la quale avvistò due navi e subì caccia antisommergibile da parte di un cacciatorpediniere; rientrò infine a Bordeaux il 17 novembre senza aver concluso nulla. Fra il 14 febbraio ed il 13 aprile 1943 operò al largo di Bahia, venendo danneggiato da un attacco aereo.
    Se ne decise poi la modifica per poter compiere missioni di trasporto per l’Estremo Oriente; i lavori ebbero termine nel luglio 1943 e il sommergibile sarebbe dovuto partire il mese successivo, ma i tedeschi, prevedendo una prossima resa dell’Italia agli Alleati, decisero di trattenerlo a Bordeaux dove ancora si trovava all’armistizio. L’11 settembre 1943 venne catturato, incorporato nella Kriegsmarine con equipaggio misto italo-tedesco e ribattezzato U. IT. 22. Fino ad allora il Bagnolini aveva svolto 11 missioni di guerra (3 in Mediterraneo ed 8 in Atlantico), percorrendo complessivamente 46.413 miglia in superficie e 3908 in immersione. Il 26 gennaio 1944 partì per l’Asia nella sua prima missione al servizio dei tedeschi (si trattava di una missione di trasporto); il 22 febbraio fu colpito da un velivolo statunitense a circa 900 miglia dall’Isola di Ascensione, riportando danni allo scafo e perdite di carburante; chiese un appuntamento con un sommergibile rifornitore circa 500 miglia a sud di Città del Capo ma l’11 marzo 1944, quando fu arrivato nel punto concordato per il rifornimento, fu affondato da tre idrovolanti PBY Catalina nel punto 41°28’ S e 17°40’ E, con la morte di tutto l’equipaggio di 43 uomini (tra cui 12 italiani: il tenente del Genio Navale Carlo Rossilla, 4 sottufficiali, 4 sottocapi e 3 marinai).

    Caratteristiche tecniche
    Alpino Bagnolini classe “Liuzzi”
    Tipo: sommergibile di grande crociera
    Cantiere: Franco Tosi Taranto
    Impostazione: 15.12.1938
    Varo: 28.10.1939
    Entrato in servizio: 22.12.1939
    Dislocamento:
    – in superficie: 1.166,00 t
    – in immersione: 1.484,00 t
    Dimensioni:
    – Lunghezza: 76,10 m
    – Larghezza: 6,98 m
    – Immersione: 4,55 m
    Apparato motore superficie:
    – 2 motori Diesel Tosi, 2 eliche
    – Potenza: 3.420 cv
    – Velocità max. in superficie: 17,80 nodi
    – Autonomia in superficie: 1.617 miglia a 17,8 nodi e 6.409 miglia a 8,0 nodi (carico normale) – 3.401 miglia a 17,8 nodi e 13.204 miglia a 8,0 nodi (in sovraccarico)
    Apparato motore immersione:
    2 motori elettrici di propulsione Ansaldo
    – Potenza: 1.250 cv
    – Velocita max: 8,60 nodi
    – Autonomia in immersione: 8,0 miglia a 8,0 nodi – 108 miglia a 4,0 nodi
    Armamento:
    – 4 tls AV da 533 mm, 6 siluri da 533 mm
    – 4 tls AD da 533 mm, 6 siluri da 533 mm
    – 1 cannone da 100/47 mm (290 proiettili)
    – 4 mitragliatrici 13.2 in affusti binati a scomparsa (12.000 colpi)
    Equipaggio: 7 ufficiali, 50 tra sottufficiali e marinai
    Profondità di collaudo: 100 m
    Fu affondato da attacco aerei l’11 marzo 1944

    Note
    a cura Antonio Cimmino e Claudio53
    L’8 settembre 1943, trovandosi a Bordeaux, il regio sommergibile Bagnolini venne requisito dai tedeschi, fu ridenominato U.IT.22 e fu inviato in missione verso Singapore con 12 marinai (equipaggio misto italo-tedesco) per trasporto materiali.
    Il giorno 11 marzo 1944, nei pressi di Capo Buona Speranza, venne affondato da idrovolanti Catilina del 279° Squadron sudafricano.
    Il 26 gennaio 1944 partì per la sua prima missione di trasporto per Singapore sotto bandiera tedesca.
    Il 22 febbraio al largo dell’isola di Ascensione riportò danni allo scafo a seguito di un attacco di un aereo USA. Poiché il danno aveva prodotto perdite di carburante era stato programmato un rifornimento 500 miglia a Sud di Capo di Buona Speranza con un U-Boot .
    L’11 marzo 1944, quando arrivò sul punto di rendez-vous, fu attaccato da tre idrovolanti tipo PBY Catalina del 279° Squadron sudafricano ed affondò in PSN 41°28’ S – 017°40’ E.
    Morirono 43 uomini, tra cui i seguenti 12 italiani:

    Ten G.N. Rossilla Carlo (nominativo presente nell’elenco della RSI ma i dati di nascita non sono disponibili);

    Capo 3a Classe Buosi Bruno di Alessandro nato a Riva Del Garda (TN) il 16/10/1910;
    2° Capo Balestrieri Domenico di Gaetano nato a Napoli il 16/07/1906;
    2° Capo Mazzoni Giuseppe di Egidio nato a Pisa il 01/01/1916;
    2° Capo Valenti Bruno di Alfredo, nato a La Spezia il 08/01/1917;
    Sottocapo Pacitti Vincenzo di Luigi nato a Terni il 11/05/1922;
    Sottocapo Petrelli Serafino di Leonardo nato a Canino (VT) il 06/05/1921;
    Sottocapo Tini Supero di Giulio nato a Terni il 28/07/1918;
    Sottocapo Zampieri Giordano di Ildegardo nato a Sondrio il 20/11/1918;
    Comune Armitano Leone di Gioacchino nato a Torino il 24/02/1922;
    Comune Zarelli Lindo di Francesco nato a Vallinfreda (Roma) il 15/05/1920;
    Comune Bartolozzi Renato di Vincenzo nato a Civitavecchia il 20/10/1922.

    In merito ai nominativi si rileva che sono reperibili solo nell’elenco della RSI, disponibile su Internet, poiché nell’Albo d’Oro della Marina Militare non sono inclusi coloro che aderirono alla Repubblica Sociale. Per l’equipaggio del Bagnolini l’unica eccezione, per motivi attualmente non conosciuti, è il Comune Bartolozzi Renato il cui nominativo è riportato sia nell’Albo d’Oro (in cui anziché Comune è scritto Camicia Nera) sia nell’elenco dei caduti della RSI.
    E’ infine da evidenziare che nell’Albo d’Oro è presente un ulteriore nominativo di un Sottocapo del Bagnolini che risulta deceduto sul fronte Algerino in data posteriore alla fine della guerra:
    Sottocapo Silurista Baldan Dino nato il 20 ottobre 1919 a La Spezia deceduto sul fronte Algerino il 03 dicembre 1946.
    Motto: Compagni vendicatemi gridato dall’alpino Attilio Bagnolini quando fu ucciso in Africa nel 1936.

    Il marinaio Dante Daini, nato il 20 maggio 1921, fece parte del regio sommergibile Alpino Bagnolini, classe Liuzzi, con mansione di cannoniere durante la Seconda Guerra Mondiale. Prese parte alle varie missioni fino alla sua cattura e di tutto l’equipaggio del sommergibile da parte dell’esercito nazista, l’11 settembre 1943. In seguito fu deportato e imprigionato in un lager tedesco in Germania nei pressi della città di Amburgo, dove vi rimase fino alla conclusione del conflitto mondiale. Ritornò in patria dalla sua famiglia, dove visse felicemente gli ultimi anni della sua vita senza mai dimenticare gli orrori della prigionia e della guerra.
    Il 1° aprile 1980 gli fu conferito, dal Ministero della Difesa, il distintivo d’onore Volontari della Libertà.
    E’ deceduto il 30 novembre 1974.