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    6.7.1807, in ricordo di Ferdinando Cafiero

    di Antonio Cimmino

    (Meta di Sorrento, 6.7.1807 – 22.4.1901)

    Nasce a Meta di Sorrento il 6 luglio 1807, imbarcato su navi della Marina Mercantile fin da ragazzo, divenne presto comandante di Bastimento.
    Nel 1841 fu Inviato a Londra a ritirare il piroscafo passeggeri Mongibello che trasformato in pirocorvetta fu acquistato dalla Marina sarda e prese il nome di Monzamnao.
    Nel 1848 fu ammesso nella Real Marina delle Due Sicilie, poi passò alla regia Marina.
    Ebbe il comando di diverse unità da guerra: Mari Cristina; pirofregata Archimede; pirocorvetta Stromboli; corvetta a ruote Tripoli; avviso a ruote Esploratore (ritirata a Londra nel 1863); pirofregata Governalo.
    Direttore degli armamenti nei Dipartimenti di Genova, Napoli e Venezia.
    Nel 1873 fu collocato nella riserva navale.
    Aveva il vezzo di esprimersi sempre il lingua napoletana.
    Salpò da Meta di Sorrento, per la sua ultima missione, il 22 aprile 1901.

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    6.7.1814, Alessandro D’Aste

    a cura Francesco Carriglio (*)
    http://www.augusta-framacamo.net

    (Albenga, 6.7.1814 – Genova, 15.2.1881)

    D’Aste Alessandro, nato il 6 luglio 1814 ad Albenga, dopo avere seguiti i corsi regolari presso la R. Scuola di Marina di Genova, percorse i gradi inferiori della carriera prendendo parte alle campale del 1848-1849. Nel periodo dal 1843 al 1845, come sottotenente, di vascello, compì sull’« Eridano » una lunga campagna nell’Oceano Pacifico, prima navigazione di tanta durata compiuta da legno sordo in quelle lontane regioni. Nel 1853, essendo capitano di corvetta, ebbe il comando della Scuola di Marina che tenne fino al 1856, data con la quale venne inviato in missione a Costantinopoli per prendere parte, con la commissione internazionale, ai lavori per la definizione delle norme di navigazione sul Danubio.
    Rientrò in patria nel 1859, per imbarcare come capitano di fregata sulla «Vittorio Emanuele» che doveva, insieme con la squadra francese, operare in Adriatico durante la guerra contro l’Austria. Ma la pace di Villafranca troncò ogni preparativo.
    Nel marzo 1860, promosso capitano, di vascello di 2^ classe, fu destinato al comando del « Governolo » col quale operò ad Ancona, riportando, con decreto del 4 ottobre 1860, la medaglia d’oro, con la motivazione:
    Pel modo ardito e sotto ogni aspetto commendevole con cui si comportò nell’assedio di Ancona (1860)”. Sempre sul «Governolo», pure essendo stato promosso di grado, prese attiva parte alle operazioni svoltesi sul finire del 1860 e sull’inizio dell’anno seguente, per la presa di Gaeta.
    Nel novembre ’60, con la sua nave, ed avendo sotto di sé anche il «Fieramosca», il «Tancredi» e la «Veloce», protesse la gittata di un ponte sul Garigliano eseguito dai marinai, per il quale passarono le truppe del generale Cialdini. Nei giorni successivi le stesse navi, con altre della squadra, bombardarono i borbonici a Mola di Gaeta, concorrendo a far capitolare la fortezza.
    Nell’aprile 1861 il D’Aste fu promosso contrammiraglio, e nel novembre 1865 collocato a riposo per infermità.
    Morì a Genova il 15.2.1881.

    (*) per conoscere gli altri articoli, digita sul motore di ricerca del blog il suo nome e cognome.

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    5.7.1928, Arturo Ferrarin e Carlo Del Prete

    segnalato da Maurizio Santovito

    Il 5 luglio 1928, Arturo Ferrarin e Carlo Del Prete, a bordo di un Savoia-Marchetti S.64, si aggiudicano il primato di volo su distanza in linea retta volando, per 7.188 km, tra Montecelio (Roma) e Port Natal (Brasile).
    I festeggiamenti di quei giorni ebbero un tragico epilogo, durante un volo dimostrativo a causa del cedimento di un’ala Ferrarin e Del Prete precipitarono nelle acque antistanti Rio. Del Prete riportò gravissime ferite alle gambe ed una dovette essergli amputata.
    Il 16 agosto 1928, in seguito all’aggravarsi delle condizioni, 5 giorni prima del suo 31º compleanno, Carlo Del Prete morì.

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    5.7.1942, varo della regia m/n Valfiorita

    Motonave da 6200 tsl, lunga 144,47 metri, larga 18,65, velocità di 14-15 nodi.
    Impostata nel 1939 nei cantieri Franco Tosi di Taranto, viene varata il 5 luglio 1942
 e completata il 25 agosto 1942 dalle Industrie Navali Società Anonima.
    IL 
17 settembre 1942, la Valfiorita viene requisita dalla Regia Marina, per essere adibita al trasporto di rifornimenti in Africa Settentrionale.
In conseguenza a questo nuovo stato di fatto, la nave viene armata con un cannone da 120/45 e tre mitragliere contraeree Oerlikon da 20 mm. In funzione di difesa passiva, per ostacolare la localizzazione della Valfiorita da parte di unità nemiche, viene installato anche un impianto nebbiogeno a cloridrina.
    Il 20 settembre 1942 la nave inizia a Taranto il carico di rifornimenti destinati alle forze italo-tedesche a Bengasi, prendono parte al viaggio in AS anche un centinaio di militari del Reggimento Cavalleggeri di Lodi.

    Il 3 ottobre inizia il viaggio, ma nel corso della traversata viene attaccata da aerei della RAF, colpita da un siluro lanciato da un Wellington, la Valfiorita nonostante i gravi danni subiti, riesce a raggiungere Corfù il giorno successivo e a incagliarsi a pochi metri dalla costa.
    Sbarcati uomini e mezzi, solamente il 25 novembre 1942, dopo avere effettuato alcuni lavori, viene messa in condizioni di riprendere il mare, e raggiunge Taranto per i lavori di riparazione.
    Terminati i lavori in bacino, a fine giugno 1943 la Valfiorita, ultimò anche le prove in mare e tornò in servizio.
    Il 27 giugno 1943 il Comandante civile della motonave, il Capitano di lungo corso Giovanni Salata, chiede l’invio del materiale che mancava, specie delle 55 bombole di anidride carbonica dell’impianto antincendio, che erano state sbarcate per essere ricaricate dopo il siluramento dell’ottobre 1942 e non erano più state restituite. Furono inviate dieci bombole, ma il 7 luglio 1943 il Tenente di Vascello Giuseppe Strafforello, nuovo Comandante militare della Valfiorita dovette lamentare allo Stato Maggiore che le dieci bombole mandate erano inadatte all’impianto della Valfiorita, e che, come già aveva comunicato il comandante Salata il 2 luglio 1943, non c’erano altri mezzi antincendio a bordo della nave.
    Sempre in data 7 luglio 1943, la nave in tarda serata, parte da Taranto in direzione Messina, sprovvista di ogni mezzo per spegnere qualsiasi focolare d’incendio, carica di mezzi, tra cui camion Fiat 626, moto, autoblindo e altri veicoli. L’equipaggio civile era composto da 45 uomini, mentre quello militare era composto da italiani e tedeschi. Arrivata a Messina, intorno alle 20,50 dell’8 luglio 1943, lascia il porto messinese in direzione Palermo, alle 22,30 giunta nello specchio di mare tra Capo Rasocolmo e Mortelle, viene fatta oggetto di attacco nemico da parte del sommergibile della Royal Navy HMS Ultor (P53) agli ordini del Lt. George Edward Hunt DSC, RN. L’unità britannica lancia quattro siluri, due dei quali colpiscono mortalmente la motonave. Distrutto il carteggio di bordo, i due comandanti civile e militare, danno l’ordine di abbandono della nave. In soccorso dei naufraghi, oltre alla torpediniera di scorta “Ardimentoso”, accorsero da Messina le regie corvette Camoscio e Gabbiano.

    Su 45 civili e 22 militari (18 italiani e 4 tedeschi) che componevano l’equipaggio della Valfiorita, 13 civili persero la vita (dodici – soprattutto del personale di macchina – risultarono dispersi ed il direttore di macchina Pegazzano morì in ospedale) e 11 militari (7 italiani e 4 tedeschi) rimasero feriti.
    Il relitto del Valfiorita, spezzato in due tronconi, viene considerato a tutt’oggi uno dei più affascinanti relitti. Il troncone centrale-poppiero giace in assetto di navigazione, mentre quello prodiero giace piegato sul lato sinistro, entrambi ancora carichi di esplosivi, munizioni e vari mezzi, a circa 70 mt di profondità.

    Al centro della foto George Edward Hunt (4 luglio 1916 – 16 Aug 2011) DSC, DSO, RN, Comandante del HMS Ultor (P53). Al momento dell’affondamento della Valfiorita, rivestiva il grado di Lt (Lieutnant-Tenente) decorato con DSC.

    (*) Sergio Cavacece è deceduto il 24.11.2019. Per conoscere gli altri suoi articoli digita, sul motore di ricerca del blog, il suo nome e cognome.

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    5.7.1941, affondamento regia nave Dante De Lutti

    di Carlo Di Nitto

    Piccola, quasi sconosciuta ma gloriosa unità.
    La regia nave Dante De Lutti fu una cannoniera di 370 tonnellate di dislocamento a pieno carico, 13 nodi di velocità, 36 uomini d’equipaggio. Armata con due cannoni da 76/40 mm. e due mitragliere da 13,2 mm.
    Era stata costruita nei cantieri Mitsubishi Dockyards & Co. Ltd. di Nagasaki come piropeschereccio d’altura Tomiye Maru N. 2.
    Acquistata dalla Regia Marina, fu armata e impiegata dal 1917 come dragamine G 34.
    Riclassificata nel 1921 cannoniera di scorta e rinominata “Dante De Lutti”, venne impiegata pure per il servizio fari.
    Nel periodo 1925-1927 venne utilizzata anche come nave idrografica.
All’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, la De Lutti, entrò a far parte del Gruppo Navi Ausiliarie Dipartimentali della base di Tobruk. 
Fu affondata il 5 luglio 1941 a circa due miglia ad ovest di Ras Tajunes, sulla costa libica, dal sommergibile britannico Triumph, nel corso di un impari combattimento mentre cercava di difendere un minuscolo convoglio costiero che stava scortando. Rispondendo al fuoco forse riuscì a danneggiare il battello nemico.
    Onore ai suoi Caduti!

    Dante De Lutti fu un sottotenente di vascello facente parte dell’equipaggio della Regia Corazzata “Napoli”. Fu ferito e scomparve disperso in combattimento contro forze nemiche nell’Uadi di Derna il 24 novembre 1911 durante la guerra italo-turca. La “Napoli” era da diversi giorni nella rada di Derna, quando si rese necessario affiancare le forze terrestri durante una ricognizione lungo il torrente (Uadi) Derna, fuori dai trinceramenti. Venne disposta la formazione di una colonna con parte dell’equipaggio che affiancasse i reparti dell’esercito. Durante la ricognizione gli italiani vennero attaccati da numerosi gruppi di Arabi armati. Gli attacchi furono respinti anche con la baionetta e il De Lutti guidò con ardimento più volte i suoi uomini all’attacco. Con l’approssimarsi della notte si decise di rientrare nei trinceramenti e il drappello condotto dal De Lutti, che aveva perduto alcuni uomini e che trasportava i feriti, rimase isolato dal grosso della colonna e venne ripetutamente attaccato dal nemico. De Lutti cadde ferito e, nel buio, fu perduto di vista dai suoi marinai. Cercato invano, di lui non si ebbe più notizia né fu possibile recuperarne la salma per la presenza di numerose forze di arabi nel luogo dove era stato visto l’ultima volta. Alla sua memoria fu decretata la medaglia d’argento al valor militare per l’ardimento dimostrato durante i combattimenti.
    Era nato il 16 aprile 1886.

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    5.7.1889, collisione fra le navi Bausan e Folgore della Regia Marina

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Il 5 luglio del 1889, nelle acque antistanti l’isola di Capri, la regia torpediniera-avviso Folgore, al comando del capitano di corvetta Vincenzo Capasso, durante un’esercitazione, per errore di manovra, entra in collisione con la regia ariete-torpediniere Giovanni Bausan al comando del capitano di vascello Giulio Centurione.

    A seguito della collisione la regia nave Folgore riportò danni seri alla prora della regia nave Bausan penetrando entro lo scafo dove piegò l’asse dell’elica. Sebbene fossero stati approntati lavori di grande manutenzione di riparazione nell’arsenale di La Spezia, l’unità rientrerà in servizio solo il 1° ottobre 1890 e verrà utilizzata solo per brevi navigazioni.