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    Luigi Pozzi (Portocomaro (AT), 19.2.1915 – Cefalonia, 22.9.1943)

    a cura Antonio Cimmino

    (Portocomaro (AT), 19.2.1915 – Cefalonia, 22.9.1943)

    Medaglia d’Argento al Valor Militare (alla memoria – sul campo).

    Il Capitano Commissario della Regia marina Luigi Pozzi nasce a Portocomaro (Asti). Fu destinato al Comando Marina Argostoli e fu trucidato a Cefalonia per non essersi sottomesso alle truppe tedesche.
    Capo servizio amministrativo di base navale insulare, all’atto dell’armistizio si univa agli assertori della lotta contro i tedeschi. Destinato alla difesa ravvicinata delle opere della base, prendeva parte con fermezza e coraggio ai combattimenti. Successivamente chiesto ed ottenuto di far parte con altro ufficiale all’armamento di un carro armato, preso ai tedeschi nella prima fase della battaglia, e portato a difesa del vallone sottostante ad una batteria, faceva fuoco fino all’ordine della resa.

    Catturato veniva trucidato sul posto. Esempio di elevate virtù militari e di attaccamento al dovere fino all’estremo sacrificio” (Cefalonia 8 – 22 settembre 1943 – Determinazione del 15 luglio 1949).

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    Mario Mastrangelo (La Spezia, 10.1.1900 – Cefalonia, 22.9.1943)

    a cura Antonio Cimmino

    Medaglia d’Oro al Valor Militare

    (La Spezia, 10.1.1900 – Cefalonia, 22.9.1943)

    “Comandante di Marina a Cefalonia, all’atto dell’armistizio, eseguiva con decisione e senza esitazione alcuna gli ordini relativi allo sgombero del naviglio. Intuita tra i primi la possibilità e l’utilità di una pronta azione contro i tedeschi, ne fu strenuo assertore presso il Comando dell’Isola.
    In un ambiente quanto mai eccitato per la divisione degli animi, manteneva salda la disciplina tra i reparti di Marina a Lui affidati e, presa l’iniziativa di reagire con le proprie batterie, quantunque in minorate condizioni fisiche, manteneva il comando, dando prova di attaccamento al dovere ed elevato spirito aggressivo durante lunghi ed accaniti combattimenti.
    Catturato, veniva barbaramente trucidato dal nemico che vedeva i Lui uno dei promotori di quella disperata ed eroica resistenza. Faceva così olocausto della vita alla Patria, tenendo alto l’onore delle armi e lasciando ai posteri fulgido esempio di alte virtù militari”. (Arrotoli – Cefalonia 8-24 settembre 1943).

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    22.9.1943, nel ricordo di Renzo Galimberti

    di Marino Miccoli

    …ovvero ricordando il Marinaio fuochista morto a 20 anni sul piroscafo Sgarallino.

    Era un Marinaio giovanissimo Renzo Galimberti quando perì nell’affondamento del piroscafo Andrea Sgarallino su cui prestava servizio.
    Originario di Lissone, una bella e produttiva cittadina confinante con la città di Monza, capoluogo della Brianza verde ed operosa, prima di indossare la divisa della Regia Marina era stato un operaio del mollificio Cagnola.
    Della classe 1923, la morte lo ghermì improvvisamente a soli 20 anni, mentre prestava servizio sulla sua Unità con la qualifica di Marinaio Fuochista.
    Il piroscafo, (di circa 730 tonnellate di stazza, lungo 56 metri e largo 8, che portava il nome di un patriota: il colonnello Andrea Sgarallino, livornese, il quale con Garibaldi partecipò all’impresa dei Mille) era stato varato nel 1930, nel nuovissimo Cantiere Navale Odero-Terni di Livorno, con materiali e tecniche ritenuti all’avanguardia per quei tempi. La cronaca dell’epoca al riguardo scrisse: “oltre ad avere qualità nautiche indiscutibili, comodità immense per i passeggeri e l’equipaggio, è stato curato così minuziosamente nei suoi particolari e con un tal buon gusto da farlo sembrare un pacchetto in miniatura”.
    Navigava per i servizi di linea nell’Arcipelago Toscano quando allo scoppio della guerra, nel 1940, viene requisito dalla Regia Marina.
    Armato con due cannoncini e mimetizzato con apposita livrea, fu ribattezzato nave ausiliaria posamine F.123 e destinato a servizi militari.

    Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 riprese il servizio di trasporto passeggeri (civili e militari da e per l’isola d’Elba), recapito della posta e di approvvigionamento derrate e merci varie con la terraferma. Quando i tedeschi occuparono l’isola d’Elba la nave fu confiscata e le venne imposto di inalberare la bandiera del III Reich; questo fatto unitamente al suo aspetto di nave da guerra contribuirà al verificarsi del suo tragico affondamento, avvenuto la mattina del 22 settembre 1943. Il piroscafo, comandato dal STV Carmelo Ghersi, stava effettuando la traversata tra Piombino e Portoferraio carico di militari e civili italiani; quando giunge nelle acque di Nisporto, a circa un miglio di distanza dall’isola d’Elba, venne silurato dal sommergibile britannico Uproar. Vedendo la nave mimetizzata militarmente e battente bandiera tedesca, il comandante del sommergibile non esitò ad attaccare ordinando il siluramento. Sono le 9.49 quando due siluri esplodono spezzando il piroscafo in due tronconi; purtroppo l’affondamento è immediato e avviene una strage. Nella tragedia periscono circa trecentotrenta persone innocenti, proprio quando il piroscafo era giunto a poche centinaia di metri dall’attracco. Soltanto quattro furono i sopravvissuti.

    Oggi il relitto si trova, adagiato sul fondale, spezzato in due, a circa 66 metri, nel punto Lat. 42° 50’ N – Long. 010° 21’ E .

    Dalle amare parole di una testimone che all’epoca era dodicenne, la signora Marisa Burroni, si può comprendere quale fu l’entità della tragedia:

    […] Ricordo che la nave era avvolta dalle fiamme e da un denso fumo, dopo pochi minuti le fiamme si spensero e lo Sgarallino era scomparso sotto al mare. Quel giorno infame un vento leggero faceva giungere a tratti le urla di quei disperati. Ricordo che tutti correvano verso il porto e io feci lo stesso. So che i soccorsi partirono molte ore dopo il siluramento perché c’era la paura che quel maledetto sommergibile fosse ancora lì per colpire ancora. Non dimenticherò mai le decine di corpi esanimi distesi dal molo del Gallo fino a quasi la porta di ingresso di Portoferraio. La gente voltava i cadaveri per vedere se riconoscevano amici o parenti mentre alcune donne portavano le lenzuola per coprire quei poveri corpi, ma più di tutto ho chiaro nella mente il corpicino di un bimbo vestito di celeste; che Dio maledica la guerra, tutte le guerre.”

    Di seguito riporto alcuni toccanti e significativi versi di una ballata popolare composta sui tragici fatti accaduti quel giorno.

    LA BALLATA DELLO SGARALLINO
    Il ventidue settembre
    partiva da Piombino
    ben carico di gente
    l’ “Andrea Sgarallino”
    […]

    Erano tutt’a bordo, erano ben stipati
    e in più di trecento non sono più tornati

    Si sentono le grida
    si sentono le urla
    si chiama il capitano
    e non è certo burla

    Si sentono le grida
    nessuno è più al sicuro:
    “Buttarsi tutt’a mare,
    che sta a arrivà un siluro!”

    Erano tutt’a bordo, erano ben stipati
    e in più di trecento non sono più tornati

    Ma non féciono in tempo,
    nessun s’era buttato;
    che ci fu l’esplosione
    dell’ordigno scoppiato

    Ma non féciono in tempo,
    nessun s’era salvato;
    e per trecentotrenta
    il tempo s’è fermato

    Erano tutt’a bordo, erano ben stipati
    E in più di trecento non sono più tornati

    Aspetta aspetta al molo
    la gente ‘un vé arrivare
    la nave di ritorno
    e inizia a lagrimare

    Aspetta aspetta al molo
    la gente ode vociare
    che l’Andrea Sgarallino
    or giace in fondo al mare!

    Questi tristi versi, dettati dal grande e profondo sentimento di cordoglio popolare, ci aiutano a comprendere quale immane tragedia avvenne quel giorno e ci spronano a riflettere e a tenere sempre presente quanto grande, importante e inestimabile sia il valore rappresentato dalla pace tra le nazioni.

    Il 29 maggio 2013 la sezione A.N.M.I. di LISSONE – gruppo Brianza- è stata intitolata al Marinaio Fuochista Renzo Galimberti e sul monumento dei Caduti del mare di Lissone è stata deposta una targa commemorativa.
    Desidero inoltre evidenziare che considero bello e assai significativo il fatto che una sezione dell’ANMI come quella di Lissone (alla quale sono iscritto) sia stata intitolata a un MARINAIO, ossia non a un blasonato Ammiraglio o un famoso Comandante, ma mi piace ribadirlo, a un Marinaio fuochista che a soli 20 anni è perito nell’espletamento del suo prezioso servizio in sala macchine.
    Oggi 22 settembre 2019, nel 76° anniversario dell’affondamento del piroscafo Andrea Sgarallino, desidero ricordare il sacrificio di Renzo Galimberti e dei Marinai componenti l’Equipaggio nonché la scomparsa dei numerosi Civili che vi erano trasportati. Attraverso il lodevole sito de LA VOCE DEL MARINAIO ne onoriamo la memoria rivolgendo loro il nostro deferente pensiero.

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    Lettera aperta al Maestro

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    La vita è un abbraccio provvisorio dell’essere che si consuma nella dimensione del tempo. Questo abbraccio diventerà definitivo, quando attraverseremo, nell’attimo del decesso, quella misteriosa e misericordiosa soglia.

    Carissimo Maestro,
    quello che ci hai insegnato, che riporto sopra come incipit, rende onore a te, alla categoria dei “Professori”, quelli che credono in un “dogma” e, lasciami aggiungere, che sono sognatori, proprio come me, proprio come noi.
    La vita è il primo dono che Tu ci ha donato attraverso l’amore e spesso, sovente, in un mondo sfrenatamente materialistico pieno di relativismo storico culturale, ce lo scordiamo.
    Ho letto anche alcune Tue cose che trovo essenziali e pieni di pathos. Alcune sono finemente ironiche ma sempre con un incipit: quello di cui sopra. Stavo per cliccare mi piace su tutto quello che fai e che divi, poi è arrivato il tuo “caloroso saluto”, in questo sonnolento pomeriggio di fine estate dove i miei pensieri, le mie elucubrazioni, col Tuo aiuto, mi hanno portato al natio paese, il paese di un emigrante di poppa.
    Non so perché associo Te alla mia professoressa di filosofia del liceo. Anche lei, come Te, ha lasciato in generazioni di studenti la sua orma indelebile.

    Voglio presentarti i miei amici marinai, pescatori e sognatori… che Tu conosci già!
    Il blog, come la mia vita, come la nostra vita, parla di mare, musica, arte, sociale e solidarietà: sognatori che s’illudono, per diverse ragioni ed esperienze, che un mondo migliore sia possibile, proprio come ci hai insegnato Tu!
    Un mondo a metà tra verismo e neorealismo che parte da Socrate ed arriva a Gaber ma che non riesce ancora ad attraccare nel porto dell’illuminazione… la Tua!
    Spero di non averTi tediato ma in questo mondo di ladri il mio e nostro cuore è rapito da 1000 profeti e 4 cantanti che cercano l’arcobaleno, nei giardini di marzo, aspettando Godot, Pasolini, Merini, De André e tutti quelli che si ostinano a cercare un centro di gravità permanente convinti che siamo liberi ma che frequentiamo pericolose abitudini come pinocchio.
    P.s. Sono volutamente citati, direttamente ed indirettamente, quasi tutti i miei professori, proprio come questa lettera che scrivo a Te unico Maestro. (Pancrazio “Ezio” Vinciguerra)