Il mare dei rifiuti

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

Il mondo è sporco fuori, figuriamoci quanto siamo sporchi noi dentro. Non riusciamo più a cogliere il vero senso della vita e cioè il rispetto per la vita stessa nelle sue varie forme animale e vegetale, terrestre o marina. Produciamo tanta spazzatura: troppa! Ma ci siamo mai chiesti dove va a finire tutta questa spazzatura?

Incredibile, ma vero, la più grande discarica del mondo si trova in mare. Milioni di tonnellate di rifiuti provenienti da ogni parte del mondo formano un’enorme isola nell’Oceano Pacifico. I rifiuti, a causa di particolari correnti, si sono radunati in una zona situata più o meno tra il Giappone e la costa occidentale degli Stati Uniti, non lontano dalle paradisiache Hawaii e ora formano quella che è chiamata la “Great Pacific Garbage”. Stiamo parlando di un fronte di centinaia di chilometri di immondizia che si allarga sempre più. Non si tratta semplicemente di plastica galleggiante, ma di un minestrone di spazzatura semitrasparente che galleggia proprio sotto la superficie del mare e per questo motivo non è rilevabile dalle foto satellitari. Da sempre la spazzatura che finisce in mare si degrada, certo ogni componente ha i propri ritmi e tempi di degradazione, ma la plastica è indistruttibile, tanto che nell’isola galleggiante sono stati ritrovati “reperti” databili a mezzo secolo fa. Questo eco-mostro si può definire la più grande zona di accumulazione degli scarti della nostra società; ogni cosa che galleggia nel Pacifico si concentra in questa area dopo aver fluttuato nei mari per anni o decenni e forma una densa melma di rifiuti nella quale si possono talvolta distinguere buste di plastica, contenitori di detersivo, palloni da calcio, bottiglie di plastica e altri segni della nostra “civiltà”.
Tutto il resto è sminuzzato in minuscole parti che rendono l’acqua in questa area così densa come fosse una zuppa.
La misura totale della Great Pacific Garbage non e’ ancora nota: si parla di 700mila/15 milioni di kmq, con una profondità di 30 metri. La sua dimensione si stima sia tra lo 0,41% e l’8,1% dell’intero Oceano Pacifico, da 2 a 50 volte la nostra amata Italia, con oltre 3,5 milioni di tonnellate di detriti. Formatasi tra gli anni cinquanta e gli anni ottanta, e’ costituita per l’80% da plastica e rifiuti provenienti soprattutto dalle coste dei Paesi rivieraschi: sia dal nord (Mare di Bering) dove la Russia scarica un’enorme quantità di materiali tossici ed inquinanti, che dalle coste degli Stati Uniti d’America, del Giappone e della Cina. Le correnti marine raccolgono i detriti lungo la costa dei continenti e li concentrano al centro dell’oceano.
L’enorme quantità di spazzatura si e’ fotodegradata negli anni, spaccandosi in miliardi e miliardi di piccoli pezzi, fino a raggiungere le dimensioni dei polimeri che la compongono. Difficili da raccogliere, questi “pezzettini di inquinamento” sono entrati nella catena alimentare dei pesci e dei molluschi, tanto che in alcuni campioni di acqua marina, prelevati nel 2001, la quantità di plastica superava di sei volte quella dello zooplancton (la vita animale dominante dell’area). La fotodegradazione della plastica produce delle particelle che assomigliano a zooplancton, ed ingannano le meduse che se ne cibano, causandone l’introduzione nella catena alimentare. Questo continente sintetico, conosciuto anche col nome di “Pacific Trash Vortex” è un gorgo di pezzi di plastica che rotea, crescendo in maniera esponenziale tenuto insieme dalle correnti oceaniche che formano il “Vortice Subtropicale del Nord Pacifico”.
Il fenomeno, del quale nessuna Nazione vuole assumersi né la responsabilità né la gestione o il tentativo di smaltimento, sta lentamente modificando anche il corso delle correnti oceaniche, così importanti per l’equilibrio climatico del nostro piccolo pianeta.
Solo associazioni, enti privati e biologi marini dell’Università di San Diego si sono interessati al problema e per valutare l’impatto ambientale della discarica marina sulla flora e sulla fauna della zona e studiare possibili opere di bonifica.

Siamo di fronte ad un nuovo continente: “il settimo continente”, il continente dell’indifferenza, il continente della miseria umana, un altro continente di spazzatura. Quando finiremo di non avere più vergogna, finirà il mondo.

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13 risposte a Il mare dei rifiuti

  1. Pasquale Pellicoro dice:

    ….il troppo consumismo potrà fare bene all’umanità ma non certamente all’ambiente

  2. Giovanni Marras dice:

    condiviso

  3. Tonio Durante dice:

    Signo Ezio, la seguo da tempo, e ho notato il suo interesse per argomenti inerenti la Marina Militare. Avendo trascorso una vita in Marina, ho apprezzato i suoi interventi per la competenza e la coerenza del suo pensiero. La ringrazio della sua amicizia.

  4. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Buonasera Lei signor Tonio Durante, sono certo che ci terremo buona compagnia in questa navigazione virtuale.
    Grazie per i graditi complimenti e un abbraccio grande come il mare.

  5. Tonio Durante dice:

    Grazie della Vostra accoglienza. Cordiali saluti

  6. Flavio Biazzi dice:

    Si commenta da sola. Se questa è civilta’ figuriamoci il resto……

  7. Alessandro Zuker dice:

    La state menando un po’ troppo.

  8. Flavio Biazzi dice:

    Allora facci il bagno

  9. Alessandro Zuker dice:

    Il bagno fallo tu; la merda che vedi purtroppo l’abbiamo dappertutto; è l’Italia che affoga nella merda.

  10. Flavio Biazzi dice:

    Io lo faccio nell’acqua pulita…

  11. Egidio Alberti dice:

    Documento interessantissimo, bravo EZIO

  12. Francesco Ortega dice:

    dalla serie se tutto va bene siamo rovinati

  13. Ester Martone dice:

    Buona notte Ezio

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