C’è festa e festa …

di Giuseppe Magazzù

Giuseppe Magazzù per www.lavocedelmarinaio.com - CopiaA proposito di zona falcata … il recente scritto di Piero Giunchiglia pubblicato da Ezio Vinciguerra sulla “Voce del marinaio”(*), ricorda la strada “buia” che portava alla zona falcata a Messina passando da est della stazione marittima, mi ha fatto riaffiorare (potere della memoria…) quella volta che mi ritrovai a percorrerla nel pieno della mezzanotte, proprio nel periodo in cui era in servizio l’ammiraglio De Ferrante, il quale, data l’ora, si sarebbe certamente fermato per darmi un passaggio … e mo ve la racconto.

“Si era già all’ultimo giorno del 1969 e tutti erano indaffarati con i preparativi del cenone luculliano,innaffiato da fresco spumante inebriante, per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Mi trovavo ancora a casa per godere dell’ultimo scampolo di licenza natalizia crucciato perché il primo dell’anno, alle ore 08:00, dovevo essere a bordo perché di servizio. Mi toccava quella volta la responsabilità che sulla nave tutto filasse per il verso giusto e, dunque, per me, addio pranzo di mezzanotte: dovevo rientrare alla base, non potevo fare altrimenti. Presi così l’ultimo treno utile della serata, quello delle 22:25, che mi portò a Villa San Giovanni e da lì, col “ferry boat, a Messina marittima (così si chiamava l’approdo in terra sicula). Giunsi che mancavano circa dieci minuti alla mezzanotte e m’incamminai lungo la strada che porta alla zona ‘falcata’, unico modo a quell’ora, per giungere a destinazione.
Immaginare una divisa bleu che penetra nel buio della notte a cavallo di due anni e come vedere il filo che passa nella cruna dell’ago, altro che mimetizzazione.
A passo svelto, 120/130 d’andatura – quasi una marcia, avanzavo aguzzando la vista. Era così fitto il buio che, in lontananza, si stagliava diffusa l’illuminazione della cortina del porto, che si sperdeva verso il contrafforte collinare su cui si estendeva la città. Di tanto in tanto udivo lo scoppio di qualche mortaretto lontano e un fascio di luce roteante appariva e spariva in un batter d’occhio: era il faro di San Ranieri. Contavo di varcare il cancello del Corpo di guardia, in cui si trovava sempre l’immancabile Carabiniere e il nostro personale, prima dello scoccare della mezzanotte. Procedevo spedito senza rallentare il passo, che cadenzato rimbombava sull’asfalto consunto, guardandomi attorno alla ricerca di un segno di vita.
Oltre me il buio pesto e attorno il nulla. Nulla.
Intanto scorgevo già i primi fuochi d’artificio che scoppiando aprivano ombrelli colorati. Nel giro di pochi secondi, una diecina di passi, i colori s’intensificarono e una miriade di luci colorate si stagliarono sulla sfondo color pece. Era proprio lo ‘scuro della mezzanotte’ lo sfondo di quell’inizio d’anno irradiato da quei gioiosi fuochi d’espanso colore. In quel preciso istante gli abbracci augurali si sprecavano nel festeggiare l’arrivo simbolico di quel 1970 mentre io, invece, ero lì lungo la strada per rientrare a bordo.
Allungai il passo e ancora qualche decine di metri giunsi al cancello del Corpo di guardia. Passando salutai i presenti augurandogli Buon Anno, ma non ricordo se ricevetti risposta – non mi pare – prosegui verso il Gruppo dragaggio dove era ormeggiata la Nave. Ed eccola lì confusa tra le altre che, come tante lucciole, le lanterne di poppa collocate all’asta della bandiera su cui era inciso a traforo il nome, segnavano il posto d’attracco. In navigazione tale lanterna fungeva da fanale. Dopo tanti anni, però, la “tua” nave la riconosci dall’odore. Salii la passerella e mi ritrovai a bordo: tutto  era ‘surrealmente’ normale. Mi venne incontro il marinaio di piantone, cui a malapena si intravedevano le fessure dei suoi occhi, e gli augurai un felice Anno nuovo. Disposi per l’annotazione sul brogliaccio:
“…
sveglia alle ore 06:00” e gli raccomandai di non farsi prendere dal sonno in quelle poche ore che lo dividevano dal cambio. Varcai la porta d’accesso al corridoio che portava verso prora dov’era l’alloggio. Tolsi la divisa e andai subito in cuccetta (il letto del marinaio). Mi sentivo il morale basso, direi “sotto i tacchi”, non per il servizio che mi aspettava quel giorno, bensì per aver trascorso il momento clou della fine e del principio dell’anno solo, “come un cane” anzi, senza nemmeno quel proverbiale cane.
Credo che ciò sia un caso unico più che raro di un evento trascorso in mezzo ad una strada buia …quella che porta alla zona ‘falcata’, ancor’oggi. Nulla è cambiato, Nulla.
Le navi invece sono rimaste nel … ricordo del nostro vissuto.”


Comando 2° Gruppo Dragamine Messina - copia - Copia

(*) http://www.lavocedelmarinaio.com/2013/06/ma-gli-ammiragli-con-le-palle-esistono-ancora/

fonte della foto:
http://www.facebook.com/pages/Arsenale-di-Messina-Associazione-Culturale-ONLUS/111191349004968?id=111191349004968&sk=photos_stream

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11 risposte a C’è festa e festa …

  1. bruno Vincenzo dice:

    E’ tutto perfettamente vero……… chi non ha mai attraversato la zona “Falcata” non può capire.
    Stupenda testimonianza. Grazie

  2. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Bellissima e sincera testimonianza del Marinaio di una volta Giuseppe Magazzù che fa eco al racconto pubblicato qualche tempo fa da Piero Giunchiglia. Ricevere queste testimonianze di affetto mi fanno perseverare a gioire, perché?
    …MARINAI DI UNA VOLTA, MARINAI PER SEMPRE!

  3. Marino Miccoli dice:

    Grazie mille a Giuseppe Magazzù per questo significativo ricordo della vita in Marina.
    Vorrei conoscre il nome dell’Unità su cui era imbarcato, quella nave che come la descrive meravigliosamente lui “Dopo tanti anni, però, la “tua” nave la riconosci dall’odore…”
    Spero di leggere ancora degli articoli di questo Marinaio con la divisa cucita sulla sua pelle!

  4. Vittorio Venturi dice:

    caro ezio, condivido in pieno la copertina la voce del marinaio un affettuoso saluto vittorio

  5. Franco La Rosa dice:

    Grazie a te x tutto….

  6. Silvana De Angelis dice:

    Vi è un luogo dove il mistero del cielo s’incontra con la profondità del mare …. è quella linea immaginaria che si chiama orizzonte dove sorge il sole e dove ogni essere umano può ancora sognare!

  7. Marinaio di Lago dice:

    NOI CHE AMIAMO IL MARE
    L’ amore non si dice con nulla
    nè con le parole nè con il silenzio
    tenta di dirlo il vento
    e ci sta provando il mare
    <<<<<<<>>>>>>

  8. Marinaio Leccese dice:

    A volte abbiamo tutto a pochi passi e non ce ne accorgiamo…
    il mare, il sole, il canto d’un magico silenzio dei marinai di una volta…

  9. Antonella Poeta dice:

    In generale, il mare si stende come una linea blu sulla tavolozza delle nostre idee. Ma, come per l’amore, il mare e’ personale: assume il colore della nostra infanzia, delle nostre vacanze, di una geografia interiore intrisa di immagini e di soli intimi.

  10. Marinaio Telefonista dice:

    “Per i marinai che amano il vento, la memoria è un buon porto di partenza.”

  11. Simba dice:

    Il mare dei ricordi caro sig. Magazzù è un oro fuso.
    Metterò in una barca il mio sogno affinché veleggi.

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