Il mare d’inverno

segnalata da Mi manchi – “L’amante del mare”

Lettera di un amico all’amante del mare.

D’inverno solitamente quasi mai si esce in mare, ma qualche anno addietro, cara amica del mare, due amici ed io siamo partiti di prima sera per una battuta di pesca al pesce spada, con la mia imbarcazione nuova di zecca, equipaggiata a regola d’arte.
Il mare con onda lunga non mostrava segni di un rapido deterioramento, siamo andati al largo, buttate le reti (in verità non sono reti)  cioè una lenza lunga ben 3 km per ogni amo, occorreva infilzare un pesce azzurro, zavorrare al fondo l’inizio e, seguendo la corrente, ogni cento metri un fissare un galleggiante, perché il pesce spada mangia in superficie.
Nel giro di pochi attimi, forse 15 minuti, il cielo si è terso di nubi nere e il mare assunse il suo stesso colore. Le onde coprivano di gran lunga la barca  ed io, da buon capitano,  tentai una rapida raccolta delle reti per non vederle perdute proprio come da li a poco perdetti anch’io l’orientamento mentre il mare mi trascinava al largo. Avevo sbagliato, fu un grande errore tornare a quella raccolta vana,  con quel mare, l’ aver perso tempo  complicò il nostro rientro. La deriva laterale ci faceva sbandare di almeno 15/20 gradi a sud. Nel frattempo  iniziò a piovere a dirotto e non c’è nulla di più brutto della pioggia in mezzo al mare; non si vedeva nulla e la scia dei nostri motori era coperta dalle onde che correvano  più veloci della nostra imbarcazione per questo fu vano il  tentativo di metterci a riparo dietro un’ isola.
In circostanze come queste, non si inverte quasi mai la rotta, perché l’onda, anche apparentemente normale, può ribaltarti in mare e così decidemmo di passare a 1000 metri a sud-est dell’isola.
Pregato, così come pregavano  i miei compagni di sorte.
In quella estrema situazione imbarcammo tanta acqua, la pompa di sentina era insufficiente. Zavorrati con tanta acqua a bordo, sbarcammo molto più distanti dal punto di partenza. Anche le bitte di acciaio erano  andate danneggiate, ma alla fine siamo approdammo.
Quando ci penso mi si drizzano i peli, eravamo entro le 12 miglia marine, che significa all’ incirca 24 km dalla costa; di giorno una navigazione a vista sarebbe stata possibile ma durante la notte è tutto terribilmente uguale, tutto terribilmente uguale e profano, in quel confine che vedi all’orizzonte tra cielo e mare, si nasconde l’incognita dell’ eternità… tutto uguale, il cielo, il mare, la costa, le luci della terra ferma e la cognizione vien meno perché il beccheggio ti straluna il cervello, perdi i sensi, non ricordi.
Una pesca al pesce spada con partenza alle 21.00, mare mosso forza 2/4, corrente tesa da nord ovest, ma rimosse le zavorre, tornammo.
Non capimmo mai la distanza che percorremmo quella notte, tutto era uguale e nel frattempo, avevamo esaurito anche la benzina, i motori erano spenti e con il poco carburante di scorta cercammo una rotta aiutandoci con i fari di profondità. Riuscimmo ad illuminare una sorta di scogliera a picco sul mare, mai vista prima, neppure di giorno e in men che dir si voglia, eravamo sugli scogli. Sentimmo un rumore inusuale,probabilmente era uno dei motori andato  in rovina unitamente al trim (sistema elettroidraulico di alzata dell’elica):
Riprendemmo con difficoltà la navigazione sottocosta, dove c’erano  pescatori che stavano a luci spente o senza luci di via: Le loro imbarcazioni sembravano delle bare nere così come i tanti scogli affioranti.
Erano le 05.00 del mattino seguente ed arrivammo al punto di partenza.

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4 risposte a Il mare d’inverno

  1. Antonella Stella dice:

    E’ una lettera che mi è stata inviata via email da un marinaio!

  2. ezio vinciguerra dice:

    E’ bellissima Anto. C’è il rispetto e l’amore per questo nostro grande fratello blu.

  3. Giovanni Caruso dice:

    Qualsiasi racconto legato al mare è pieno suspense, e ha sempre un tocco magico. Pensandoci bene credo sia l’unico luogo dove realtà e mito sono indistinguibili. Qualsiasi racconto appare surreale e ugualmente possibile. Ricordo un racconto di mio padre che non ha mai voluto approfondire. Mi disse che da ragazzo era in mezzo allo stretto con mio nonno (pescatore) ed una sera improvvisamente sentirono delle urla e videro la luce della lampara di un’altra barca volteggiare fino a sparire. Mio nonno corse verso la riva, poichè disse che non avrebbero potuto fare nulla. Il mare è l’unico luogo a cui ancora oggi potrei credere a divinità sconosciute. Infondo ne conosciamo solo una infinitesima parte. Credo che questo sia il motivo per cui “Pirati dei caraibi” ha sempre un grande successo.

  4. Antonella Stella dice:

    …. il mare è il tuo specchio; tu contempli nell’infinito svolgersi dell’onda l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito non meno amaro…

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