Un punto (.) nella notte

di Bruno Bardelli

Ora è facile comunicare con chi si vuole in qualsiasi parte del mondo; basta avere un cellulare e/o un personal computer, un modem ed è tutto molto semplice.
Nel 1965, al tempo della mia ferma in Marina, come radiotelegrafista (R.T.), tutto questo era impensabile.
Per telefonare a casa bisognava prenotare la telefonata nei centri Siptel e dopo un’attesa che variava dai 10 minuti fino ad un’ora venivi chiamato in una cabina e iniziava la tua telefonata di tre minuti per la cifra iperbolica di trecentocinquanta lire (la paga giornaliera da Sottocapo imbarcato era di duecentodieci lire).
Non esistevano i fax e per avere un messaggio scritto l’unica alternativa ai radiotelegrafisti erano le telescriventi.
In questo scenario, quando a seguito delle tue attitudini venivi selezionato per diventare R.T., solo il pensiero di comunicare con il mondo e di essere tra i pochi della nave che potevano comunicare con l’esterno ti riempiva il cuore di felicità.
Al mio imbarco su Nave Po eravamo 2 RT; poi sono rimasto solo per circa sei mesi. Durante le navigazioni (fino ad un massimo di 72 ore) ero sempre di guardia e di notte riuscivo a dormire, con la testa appoggiata sul tavolo e con la cuffia sulla testa, tra una trasmissione del PIN (posizione in mare) e un’altra.
Noi, normalmente, comunicavamo con altre navi solo in caso di necessità, altrimenti i nostri interlocutori erano le stazioni radio a terra della Marina Militare, ma potevamo captare in silenzio tutti i messaggi che transitavano sulla nostra frequenza.
Forse a chi non è stato un RT potrà sembrare impossibile, ma noi riuscivamo a capire dal tono e dalla manipolazione del segnale se il nostro interlocutore era un veterano o una recluta e addirittura se era un nostro collega di corso.
Le tante ore di ascolto soprattutto di notte quando l’unico rumore era quello del motore della nave, ti davano la possibilità di riconoscere, pur senza mai vederle, tante persone dalla personale battitura sul tasto di una serie di punti e di linee.
Tutte le nostre comunicazioni venivano “ascoltate” dal Centro Radio di Roma (il Grande Fratello) che emetteva periodicamente una pubblicazione, inviata a tutti i Comandi, nella quale erano elencati gli errori commessi dai vari radiotelegrafisti. Tra gli errori, però, per un tacito accordo tra controllori e controllati, non era indicata una “specie di saluto” da un telegrafista all’altro che si svolgeva in questo modo:
“chi trasmetteva il messaggio doveva chiudere con AR (punto-linea, punto-linea-punto); chi lo riceveva doveva confermare con R (punto-linea-punto).
La trasmissione a questo punto doveva finire, invece veniva aggiunto un punto e l’altra parte rispondeva con due punti”.
Cosa volessero dire questi punti mai nessuno lo ha saputo spiegare ma tra di noi piccoli modem umani volevano dire tante cose: un saluto, un ciao, una buonanotte amico, buon viaggio, buona fortuna. Soprattutto voleva dire che quando eri in navigazione di notte bastava solo un punto per non farti sentire solo.

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12 risposte a Un punto (.) nella notte

  1. Fernando Antonio Toma dice:

    benvenuto nel gruppo Bruno spero ti faccia piacere e che ti troverai a tuo agio.. un saluto!!!

  2. Ezio Pancrazio Vinciguerra dice:

    Fernando Bruno è un Signore d’altri tempi. Digita il suo nome e cognome sul motore di ricerca del mio sito e comprenderai ancora di più. Colgo l’occasione per augurarvi una buona serata

  3. Bruno V. Bardelli dice:

    Grazie Ezio delle belle parole ……….forse stai esagerando. Grazie ancora e buona serata a tutti e due. ciao

  4. Fernando Antonio Toma dice:

    ciao Bruno ed Ezio .. credo che Ezio non ha esagerato nel descriverti e leggendo il tuo post sulla pagina Fan di Marina ho collegato poi … il punto nella notte … se non shaglio cosi’ credo si chiami il titolo pubblicato nel blog LA VOCE DEL MARINAIO … e’ stato veramente bello leggerlo anche se.. negli anni 80 il morse stava scomparendo .. ricezione sulle frequenze di soccorso + bollettini meteo … esercitazioni navcomex … e gare che trasmetteva ogni giorno Roma oltre che ai collegamenti con Roma Radio … mi ha fatto ricordare un po di cose … molto piacevoli ….. la categoria di RT era proprio quella …. un saluto ad entrambi … sono contentissimo ad avere l’onore di avere amici e colleghi come voi …. un abbraccio!!!

  5. Bruno V. Bardelli dice:

    Ciao Fernando hai perfettamente ragione ma nel 1966 la radio era l’unico mezzo che permettesse un collegamento con la terra ferma. Addiritura i telegrammi privati indirizzati a Nave Po Messina venivano ricevuti dal Comar e ritrasmessi da TLC Messina a Nave Po (IAPL). La comunicazione della morte di mio nonno è stata ricevuta da me in quanto per 4 mesi ero l’unico RT (per giunta di leva) a bordo. Addirittura in convoglio con rimorchiatori che trainavano delle bettoline cariche di materiale edile per la costruzione dell’aereoporto di Lampedusa facevo anche il semaforista su semaforo fisso o con lampada Aldis (?) in quanto il segnalatore (diventato poi mio collega in Olivetti) soffriva il mare. Smanettando con la radio ho poi ricevuto un messaggio di soccorso da Capitaneria di Porto di Palermo per un intervento a Ustica (noi eravamo lì che cercavamo con molta difficoltà di scaricare acqua) con mare in burrasca e questo off line non contemplato nella nostra missione ha fatto sì che ho ricevuto 2 gioni di consegna dal Comandante e un encomio l’Ammiraglio di Squadra.

  6. Bruno V. Bardelli dice:

    Scusa ma sono semplici ricordi d’altri tempi

  7. Fernando Antonio Toma dice:

    Scusa e di che.. sono bei ricordi che e’ bello condividere … si prima tutto era in morse poi’ con l’avvento delle prime telescriventi … fino ad oggi con le comunicazioni satellitari … dove basta pigiare un tasto e via … un saluto Bruno !!!

  8. Ezio Pancrazio Vinciguerra dice:

    ‎…Marinai di una volta, marinai per sempre! Un abbraccio a due generazioni di marinai

  9. Salve Bruno, sto facendo ricerca su Lino Beccati, medaglia d’oro al valor militare, per l’attacco alla baia di Suda nel 41. Mi risulta che nel 1961 egli fosse tenete direttore di macchina della nave Po. Ti chiedo se tu puoi confermare tale notizia e se la foto che è in questo sito è riferita a quella nave. Come tu saprai, anche la nave ospedale del periodo di guerra aveva questo nome, dove era anche imbarcata, come crocerossina Edda Mussolini.
    Se hai altre foto o notizie ti chiedo gentilmente di inviarmele, Ti saluto e ti ringrazio. Luciano.

  10. Geppo48 dice:

    Bravo bruno…. simpaticamente scrito; fà “vedere” chiaramente con i tuoi occhi anche a chi non è mai stato in marina…
    Complimenti.
    Corrato.T.

  11. Bruno V. Bardelli dice:

    Risposta per Luciano Chiereghin:
    Scusami il ritardo nella risposta. Non mi ricordo del nome del direttore di macchina però era un Tenente del CEMM molto simpatico fumatore di sigaro allora nel 1966 avrà avuto circa 60 anni. Il mio Comandante era il C.V. Wando Giulio Tamberi.
    Per quanto riguarda la nave PO la nostra era una Nave Cisterna la più grande della nostra flotta. La Nave PO -Nave Ospedale (chiamata anche Nave Bianca) sulla quale era imbarcata Edda Mussolini e affondata se non sbaglio al largo dell’Albania. Spero di esserti stato utile. Una cordiale saluto. bruno

  12. Sulle unità con un solo RT la procedura prevedeva il 4° charlie, per il PIN. Secondo la situazione meteo poteva essere 4° charlie uno, 4° charlie due, 4° Charlie tre; insomma più era mare mosso più spesso si chiamava.
    E non si doveva sgarrare. Se la stazione costiera non rispondeva ( accadeva di frequente nottetempo), si doveva chiamare Roma IDR 1 o 2 o 3 o 4.
    Quindi prima cambiare la frequenza di trasmissione ( chè Roma non era sulla 2245). Insomma nottate sempre svegli.
    Saluti cordiali Franco Orlandini

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