Ho visto un re che re non è

di Pietro Rossi

Carissimo Ezio, correva l’anno 1961 ed ero a bordo dell’Indomito “velut nomen sic corda“.
Nella sosta a Lisbona, prima di andare in franchigia, in assemblea ci fu detto in assemblea:
– “a pochi km da qui si trova Cascais, c’è il Re in esilio…ricordatevi che siete marinai della Repubblica Italiana …non andate tutti da quelle parti”.
Questa allocuzione fece si chi non lo sapeva, ne venne a conoscenza, della presenza di Umberto di Savoia.
Con i soliti amici, più stretti, decidemmo di andare Cascais. Ci recammo alla stazione ferroviaria, acquistammo il biglietto di II^ classe e prendemmo il treno. Sul treno venne il controllo ed il ferroviere ci invitò ad alzarci e di seguirlo. Inutilmente chiedemmo il motivo del controllo; il biglietto l’avevamo in regola, ma il controllore continuò a dirci di seguirlo. Ci portò in I^ classe e ci fece accomodare dicendoci:
– “voi italiani ospiti d’onore per noi portoghesi e poi andate a far visita al “vostro Re“.
Increduli viaggiammo in prima classe sino a destinazione. In stazione tutti ci sorridevano e volevano accompagnarci. Alla fine accettammo la guida di alcune ragazze … pensavamo anche al dopo visita in loro compagnia.
Eravamo convinti di essere i soli ed invece c’era mezzo equipaggio dell’Indomito.
Ci ricevette il ministro della Real casa “Lucifero” che si premurò a farci firmare la nostra visita, non nel registro ufficiale, ma in un quaderno a parte dicendoci che così  avremmo evitato problemi disciplinari.
Quanti fossimo non lo so,  ma eravamo tantissimi.
Nel  grandissimo salone che ci ospitava, c’era un grande tavolo con le sedie dove tutti, nessuno escluso potemmo sederci.
Quando arrivò Re Umberto ci alzammo tutti in piedi contemporaneamente, come se ci fosse stato un ordine. Lui, rompendo ogni protocollo reale ci dette la mano ad un ad uno, chiedendoci di dove fossimo. Quando arrivò il mio turno alla domanda di quale fosse la mia città, gli risposi col nome della provincia. Al che Re Umberto mi ribadì dicendo quale fosse la mia città di provenienza. Ancora titubante, pensai tra me, come posso dirgli del mio paesello sperduto tra i monti degli Aurunci. Con calma e fermezza mi disse:
– “non parlo più italiano e non mi capisci?”
Mi sarei sprofondato, se avessi potuto e subito gli dissi il nome del mio paese natio. Roba da non credere il Re ci mancava poco che ne sapesse più di me del luogo di nascita e dei paesi del vicinato. Rimasi sbalordito di quella sua conoscenza dei luoghi della mia provenienza.
Ma la cosa  che più mi impressionò fu vedere all’ingresso dell’ampio salone, in due bacheche in vetro, in una la bandiera italiana e nell’altra quella sabauda.
Non ricordo esattamente quanto era scolpito su una lapide forse:
– “QUI VOLLERO GLI ITALIANI CHE IL LORO RE VIVESSE LONTANO DALLA SUA PATRIA“.
Accidenti alla mia memoria, non ricordo il resto della scritta!
Oggi marinaio della Repubblica in pensione mi domando:
– “vorrei vedere quanti parlamentari o presidenti sanno da dove proviene un cittadino citandogli il nome del paesello di duemila anime chiamato Sant’Andrea del Garigliano
Spero di aver reso l’idea, a presto Ezio….

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13 risposte a Ho visto un re che re non è

  1. Marino Miccoli dice:

    E’ bello questo ricordo regalatoci dal signor Pietro Rossi e lo ringrazio di cuore per avercelo narrato.
    Il “Re di maggio” come era definito Umberto II di Savoia con il lungo esilio in Portogallo ha pagato anche per gravi colpe e pesanti responsabilità che non erano tutte sue, ma in gran parte di suo padre Vittorio Emanuele III.
    E vivere, anche se in esilio, è stato sempre meglio per loro che morire come uno sconosciuto Alpino in Russia sulla riva del Don o come un Marinaio disperso a largo di Capo Matapan.

  2. Enrico Giuffrida dice:

    Grazie signor Rossi per averci regalato una pagina inedita della storia d’Italia. Ha ragione quando afferma che oggi i politici non sanno dove si trovano alcune località se non per tornaconti elettorali.

  3. Francesco dice:

    Certo che non troverari nessun politico che saprà. I repubblichini non sanno neanche cosa mangiano
    e cosa prendono, sanno dire soltanto non ci sto. Sarebbe stato un ottimo Capo di Stato Umberto II
    amava l’Italia e il Suo Popolo, andò via per evitare uno spargimento di sangue, e quando chiese di poter morire nella Sua Terra Italia, qualche miserabile non ha voluto, avevano paura anche nella Sua morte. Il Signore lo tenga in Paradiso. W. S.M. Re Umberto II.- Grazie Pietro.-

  4. orsobruno52 dice:

    Complimenti Sig.Rossi, con questi ricordi che vengono da molto lontano, dimostrano ancora una volta, l’attaccamento alla Madre Patria, che l’Ultimo sovrano d’Italia ha sempre dimostrato sino all’ultimo istante di vita. Proprio il contrario di questi quattro ciarlatani della politica nostrana, attaccati alle loro poltrone d’orate ed ai privilegi ad essa collegati. Piuttosto che pensare a risollevare le sorti della “Nostra Patria”.

  5. Caro Pietro,
    oggi se non si possiede un HARD-DISK da viaggio non ci si ricorda più di nulla. Io preferisco i ricordi a memoria, un pò come le storie che ci raccontavano i nostri nonni, mi piacciono moltissimo a volte ciò che vogliamo ricordare, e che ci sfugge, lo sostituiamo con altre parole dettate da sentimenti profondi e conditi da intimi pensieri rendendo meno sterile il ricordo.

    Caro Pietro sei il nostro Rewind IERI-OGGI-DOMANI.

  6. Roberto dice:

    Gentile Signor Rossi,
    pensi che uno di Formia come me, un aurunco come me, non sapeva fino a stasera dove fossa il Suo Paese. Ma il Re li conosceva tutti i paesi d’Italia e quanto accaduto a Lei è accaduto a mille altri che si recavano in vista al Sovrano in esilio.
    Io mi sento orgoglioso di essere Italiano proprio per Re Umberto II più che per la repubblica, la costituzione etc etc.
    Grazie per aver condiviso con noi il Suo ricordo. Farò in modo che venga letto da quante pià persone possibile.
    Cordialissimi saluti e Viva il Re! (che non ha mai smesso di esserlo)

  7. Pietro dice:

    Amici, che tanti avessero commentato il mio ricordo, non l’immaginavo. L’amico Ezio, nel commentare una foto, mia con il Re Umberto, mi ha chiesto di scrivere qualcosa al riguardo……sono trascorsi 50 anni ma certi avvenimenti non si possono cancellare……Di quanto scritto, mi tolgo solo di una cosa: non ricordare il tutto dello scritto su quella lapide, all’ingresso di Villa Italia. Ho il privilegio e l’onore di avergli stretto la mano…….non so quanti possono vantarsi di aver avuto la mano nella sua mentre ti guardava con un sorriso…….come per dirti SALUTAMI LA MIA PATRIA ITALIA. A Roberto dico, ci separano gli Aurunci, ma quando vado lassù, a caccia, mi beato del golfo di Gaeta tutto.
    Un saluto a tutti……..

  8. Ezio Pancrazio Vinciguerra dice:

    Carissimo Capo Rossi, stanno arrivando parecchi commenti al tuo articolo che è stato pubblicato anche su questo sito
    http://www.monarchicinrete.blogspot.com

    Sarebbe opportuno che rispondessi direttamente tu sia ai commenti sul mio blog che sul sito dei monarchici…minkia capo rossi se ti invitano i Savoia io voglio essere presente e digli a tuo figlio che ogni tanto una mail può mandarla: salutamelo e digli questa frase “…ancora tutto è pensionabile”.Ti / vi abbraccio

  9. Pietro Rossi dice:

    L’ho fatto Ezio. Un breve commento nel tuo blog…..ahahah se dovesse succedere sarai il primo a saperlo e verrai con me come portavoce e cronista ufficiale……questa sera riferirò a mio figlio il tuo messaggio…….anche a te un abbraccio ed a presto, Pietro

  10. Pietro Rossi dice:

    Ezio…..mio figlio ha detto di riferirti che: ancora tutto pensionabile……..buona notte!!!!!!

  11. Ezio Pancrazio Vinciguerra dice:

    hahahahahaa un abbraccio

  12. Pietro Rossi dice:

    buongiorno e grazie Ezio……

  13. salvatore Cosentino dice:

    Carissimo Pietro.., ti ringrazio di avermi indicato il tuo articolo sul blog di Ezio, sinceramente avevo dato un’occhiata un pò a tutto.., devo dire che il blog è molto curato.. e mi piace.., ma avevo sorvolato il tuo articolo.. senza averlo visto., comunque mi complimento per la tua esperienza.., io essendo Guardia d’Onore alle Reali t. del Pantheon, ho avuto più di qualche occasione di incontrare Vittorio Emanuele e anche Emanuele Filiberto, ti posso assicurare che le volte che sono andato a questi conviviali con V.E. ne sono sempre stato entusiasta e felicissimo dell’incontro.., che chè ne possa dire quel poverino… del post su Fb. Comunque complimenti e felicissimo per l’incontro e l’esperienza fatta. Ciao Salvatore Cosentino

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