Quando il Piave mormorava

di Marino Miccoli

…ai circa 750.000 mila che hanno perso la vita nel 1° Conflitto Mondiale.

Il Piave mormorava, calmo e placido, al passaggio dei primi fanti il 24 maggio…
Era un lunedì di novantacinque anni fa, il 24 maggio 1915, allorquando l’Italia entrava in guerra contro l’Impero Austro-ungarico, esattamente dieci mesi dopo l’inizio delle ostilità in Europa. Il Regio Esercito Italiano, preceduto dal fuoco di artiglieria, varcava il confine italo-austriaco, puntando verso le cosiddette “terre irredente” del Trentino, del Friuli e della Venezia Giulia.
Ma non è della Grande Guerra che voglio parlare ai lettori de “lavocedelmarinaio”.
Desidero parlarvi dell’inno “La leggenda del Piave” che gran parte di noi conosce.
Un noto poeta e valente musicista napoletano, Giovanni Ermete Gaeta (pseudonimo: E. A. Mario) sul finire del primo conflitto mondiale, con maestria seppe interpretare, trasformandoli in musica, i sentimenti patriottici che pervadevano gli Italiani in quel momento. Il vulcanico compositore, nato nel 1884 in una povera casa del quartiere “Vicaria” di Napoli era un autodidatta perché la famiglia non aveva disponibilità economiche per farlo studiare. Il padre era un barbiere e la madre casalinga. Giovanissimo divenne impiegato delle Regie Poste e per pura passione componeva canzoni (sia in lingua che in dialetto… o meglio dire in lingua napoletana!) che spesso era egli stesso a musicare.
Scrisse il testo e la musica di molte canzoni, alcune divenute celebri come: “Maggio sì tu”, “Santa Lucia luntana” etc.
La leggenda del Piave” fu composta da E. A. Mario il 23 giugno 1918, dopo la vittoriosa battaglia detta «del solstizio» e si articola in quattro strofe. Ognuna tratta un particolare momento storico della Grande Guerra. Nacque così la “Leggenda del Piave”, una bella canzone destinata a entrare nella memoria collettiva degli Italiani fino a divenire un vero e proprio inno patriottico. Senz’altro merito di un azzeccatissimo mix costituito di sentite parole, facili da ricordare e di una bella musica! Non vi nascondo che, al pari dell’inno nazionale “Fratelli d’Italia”, quando mi capita di ascoltare “La leggenda del Piave” mi viene la pelle d’oca.
Questo popolare inno fu eseguito anche il 4 novembre 1921, a Roma, in occasione della tumulazione nell’Altare della Patria (Vittoriano) della salma del Milite Ignoto. Divenne così consuetudine che le sue note siano eseguite dalle fanfare militari nel momento culminante e più significativo delle cerimonie celebrate in onore dei Caduti.
La «Canzone del Piave», per un breve periodo, è stata anche Inno Nazionale. Ciò avvenne posteriormente al 2 giugno 1946, dopo la caduta della monarchia, quando ancora non era stato scelto “l’Inno di Mameli”.
C’è da considerare comunque che la “Leggenda del Piave”, sebbene non divenne inno nazionale, suscitava e continua a suscitare sempre viva commozione e sentimenti di patriottismo nel popolo Italiano.
Un’ultima curiosità: si racconta che Vittorio Pozzo, il valente Commissario Tecnico della squadra nazionale di calcio che vinse i campionati mondiali del 1934 e del 1938, in più di un’occasione, la fece cantare ai giocatori (all’interno degli spogliatoi) per “caricarli” prima dell’inizio della partita. A giudicare dai risultati, dobbiamo constatare che funzionava, funzionava eccome,  il “NON PASSA LO STRANIERO”!

 

 

 

 

 

 

 

Questo articolo è stato pubblicato in Attualità, C'era una volta un arsenale che costruiva navi, Storia. Permalink.

2 risposte a Quando il Piave mormorava

  1. Roberto Cannia dice:

    Ciao Marino! Concordo con il fatto che la leggenda del Piave, suscita emozioni pari all’ Inno di Mameli. Ricordo mio nonno che la cantava sempre commuovendosi sino alle lacrime. Le persone come te contribuiscono a mantenere vivo il ricordo di eventi storici passati, cui tutti abbiamo il dovere di non dimenticare soprattutto in onore dei nostri caduti. Grazie!!!

  2. Marino Miccoli dice:

    Sì, Roberto, anch’io mi ricordo dei vecchi combattenti con gli occhi pieni di lacrime il giorno del IV Novembre, durante la cerimonia di commemorazione della vittoria. Quei reduci erano persone che hanno visto la morte in faccia, hanno rischiato la vita per portare a compimento il processo di Unità nazionale.
    A giusto titolo sono stati nominati tutti CAVALIERI DI VITTORIO VENETO.
    Ti saluto cordialmente.
    Marino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *