Il mestiere del beccamorto

di Marcello Finocchiaro

Nel medioevo, la vita media delle persone era di 40-45 anni e l’assistenza sanitaria inesistente.
Quando qualcuno moriva, per certificarne la morte, veniva chiamato il “medico condotto”, il quale, per verificare l’effettivo decesso, usava infliggere un potente morso alle dita dei piedi del presunto cadavere. Proprio per questo, nel dialetto del popolino, il medico assunse così il nome di “beccamorto” o “becchino”.
Questa pratica diede origine ad un vero e proprio mestiere e la tradizione prevedeva che tale mestiere fosse tramandato dal padre al primo figlio maschio.
Accadde però che uno dei beccamorti più famosi non ebbe nessun figlio maschio e, per evitare l’estinzione del mestiere, domandò al Vescovo la dispensa per poter tramandare la professione alla propria figlia femmina. Avendo ricevuto la dispensa e la benedizione dalla Chiesa, la ragazza iniziò il suo lavoro di beccamorto.
Il caso volle che il suo primo morto fosse un uomo al quale un carro aveva tranciato entrambe le gambe; lei era indecisa su dove infliggere il morso, e alla fine, prese una decisione…
Nacquero così le pompe funebri.

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Una risposta a Il mestiere del beccamorto

  1. ezio dice:

    da facebook

    Salvatore Pilloni

    Scusa Ezio, col cappello non ti avevo riconosciuto….Carino “il mestiere del beccamorto”…^______^

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