L’ammutinamento del CB 16

di Silvio Tasselli

…l’omicidio del S.T.V. Giuseppe Tendi nel mare Adriatico, 1 ottobre 1944.

In passato si è scritto di ammutinamenti veri e presunti, recentemente abbiamo narrato dell’ammutinamento del MAS 433 (T.V. Ruggero Frezza) (1), ma molto poco si è scritto e si conosce dell’ammutinamento sul CB 16, con l’uccisione del suo comandante. Questo articolo tratta appunto della storia del sommergibile CB 16, del suo Comandante e dell’equipaggio nei mesi successivi all’armistizio (2).
La Regia Marina, molto ordinata e compatta, all’armistizio dell’8 settembre 1943 dirama alle proprie navi l’ordine di dirigersi verso sud e presentarsi in porti controllati dall’ex nemico. Solo le navi in bacino o ai lavori e poche altre non rispettano gli ordini ricevuti e pochi ufficiali con i loro equipaggi non aderiscono ai termini della resa incondizionata firmata da Badoglio pochi giorni prima. In quel contesto s’inserisce la storia del CB 16 (3) conosciuta nei rapporti ufficiali, ma la cui fine è stata finora avvolta per lo più nel mistero. Nel Settembre 1943 si trovava in allestimento a Pola, al comando del S.T.V. c. Sergio Scalamera, dove era giunto direttamente dalla Caproni Taliedo di Milano, senza passare da Trieste. Catturato dai tedeschi l’11 Settembre, fu da questi ceduto alla X Flottiglia MAS della R.S.I.
In quel periodo fu costituito a Trieste il I Gruppo Sommergibili CB Comandante Longobardo, poi passato a Pola, formato dai CB 16, 17, 18, 19, 20, 21 e 22; il CB 16 di base a Brioni; aveva il compito di trasportare informatori e sabotatori lungo le coste adriatiche sia italiane che dalmate. Questi battelli avevano quattro uomini d’ equipaggio ed erano armati con due siluri da 450 mm. Intendiamo quindi portare ulteriori informazioni per chiarire e rendere giustizia riguardo alle vicende realmente accadute oltre 67 anni fa.
L’Ufficio Storico della Marina Militare, nella I edizione dell’opera La Marina dall’ 8 settembre 1943 alla fine del conflitto, uscita nel 1962, dimenticava totalmente la fine del M.A.S. 433, ma l’edizione successiva uscita nel 1971, presumibilmente riveduta e corretta, e a quasi 30 anni dalla fine della guerra, poteva citare brevemente i fatti realmente accaduti, anche senza scendere nei particolari e senza alcun commento. È auspicabile che un’eventuale prossima edizione sia più aggiornata e comprenda anche un riferimento ai gravi fatti avvenuti a bordo del CB 16, oltre la citazione del nome del suo valoroso e sfortunato comandante. Nella cappella dell’Accademia Navale di Livorno, vi è una grande lapide che dovrebbe essere a ricordo di tutti gli ufficiali caduti. Si propongono pertanto le seguenti aggiunte e modifiche eventualmente da apportare:
1) M.A.S. 433 19 – 11 – 43 T.V.c. O.A. Frezza Ruggero (da aggiungere);
2) M.A.S. 541 22 – 2 – 44 T. V. Cosulich Guido (da modificare in 22 – 3 – 44);
3) C.B. 16 1 – 10 – 44 S.T.V.c. Tendi Giuseppe (da aggiungere).
È pur vero che su tale lapide mancano anche i nomi di diversi altri ufficiali caduti al Nord dopo l’8 settembre 1943 e sarebbe davvero auspicabile che anche questa anacronistica e ormai lontana discriminazione venga superata. Un caso analogo è proprio quello del S.T.V. Giuseppe Tendi, nato a Firenze il 6 gennaio 1916 (4), che figura nell’elenco dei caduti della X MAS della R.S.I., mentre il T.V. Ruggero Frezza non è elencato né tra quelli della R.S.I., né tra quelli della Regia Marina. Una piccola digressione a questo punto s’impone per poter chiarire ed aggiungere aspetti successivi al trascorso militare del Tendi. In un’intervista, avuta da chi scrive, con il dr. Ing. Mario Rossetto, già comandante del Smg. Finzi alla base Betasom di Bordeaux, è stato rievocato come il Finzi insieme ad altri sei battelli fossero stati destinati ad essere trasformati in sommergibili da trasporto con la conseguenza che il personale non più utilizzato venne inviato alla base tedesca di Danzica per l’addestramento ed il riutilizzo su nuovi battelli. L’idea di modificare in questo senso i sette battelli era stata presa in considerazione dal C.V. Enzo Grossi, comandante di Betasom (5), che conscio del fatto che questi battelli non erano più in grado di affrontare missioni offensive in Atlantico propose al grande ammiraglio Karl Doenitz uno scambio. Al posto dei sette sommergibili italiani trasformati in cargo, i tedeschi avrebbero ceduto alla Regia Marina altrettanti U-Boot di recente costruzione. La richiesta venne accolta, anche perché in quel periodo i cantieri tedeschi lavoravano a pieno regime, producendo una media di un battello al giorno. Alla Kriegsmarine mancava, semmai, il personale di bordo e non gli scafi, ed in base all’accordo ben nove U-Boot della classe VII-c furono assegnati all’Italia, che riclassificò come Classe “S”. All’inizio probabilmente si trattava dello scambio di dieci unità perché tanti furono gli U-Boote previsti da parte tedesca, ma da parte italiana vennero preparati soltanto nove equipaggi e, effettivamente nove furono gli U-Boote consegnati a Danzica tra la fine di giugno e i primi di settembre 1943. In cambio soltanto sette furono i sommergibili italiani trasformati, perché nel frattempo si perdettero l’Archimede (13 aprile) e il Da Vinci (23 maggio). Comunque il decimo U-Boote non fu mai consegnato perché avrebbe dovuto essere consegnato l’8 settembre, ma anche perché non era mai stato previsto né approntato il suo equipaggio. Gli equipaggi degli U-Boote entrati servizio con le sigle “S1”…..”S9” provenivano essenzialmente dai battelli di Betasom, con sei comandanti, mentre gli altri tre (Arillo, Longhi, Siriani) provenivano dal Mediterraneo. Al T.V. Mario Rossetto, (due M.B.V.M. sul Campo e una Croce di Guerra al V. M. sul Campo, allora il più giovane comandante di sommergibile atlantico), fu assegnato il sommergibile “S6”. Nel suo equipaggio era presente il S.C. Francesco Millelire R.T, già imbarcato sul Smg. Barbarigo, mentre il guardiamarina Giuseppe Tendi, promosso S.T.V., fu assegnato al “S3” con l’incarico di ufficiale in seconda, essendo il comando assegnato al T.V. Roberto Rigoli, il penultimo comandante del Barbarigo (6). Il comando della base italiana a Danzica fu assunto dal capitano di corvetta Alberto Galeazzi.
La sera dell’8 settembre, dopo l’annuncio dell’armistizio, su ogni sommergibile, ormeggiato in porto, la sentinella italiana fu sostituita da una sentinella tedesca: questa era incaricata di alzare la bandiera italiana al mattino e di ammainarla al tramonto. Soltanto il 19 settembre, in seguito ad accordi fra la Kriegsmarine e la Marina italiana del Nord (la R.S.I. non esisteva ancora) i nove sommergibili “S” furono restituiti alla Marina tedesca con regolari verbali di consegna firmati dal comandante italiano e dal comandante tedesco che assumeva l’incarico. Tutto il personale italiano della base di Danzica, ad eccezione di coloro che non avevano aderito alla proposta di continuare la guerra con i tedeschi e che furono avviati in campo di concentramento (circa il 10% della forza), fu trasferito a Betasom. Continuando l’intervista con l’Ing. Mario Rossetto, emerge che il Tendi fu destinato alla base dei CB a Pola, al cui comando era stato posto il T.V. Federico De Siervo (nato a Napoli il 5 settembre 1918, che cadrà per mano del IV Corpus titino il 3 maggio 1945 nell’isola di Brioni), mentre lo stesso Rossetto fu destinato a Monfalcone per assumere il comando del sommergibile Beilul (7). Il 30 Settembre 1944 il CB 16 di base a Brioni, della X Flottiglia MAS della R.S.I., uscì da Pola per una missione di agguato nelle acque di Ancona al comando del S.T.V. Giuseppe Tendi (8). L’equipaggio del CB. 16 era così composto: – Sergente R.T. Millelire Francesco – Matr. 47107/V, – Sergente M.N. Papa Giuseppe – Matr. 51728, – Sergente elett. Lillo Antonio Cesare detto ”Mezzanotte” Matr. 54445. Il giorno successivo giunti a metà tragitto fra Pola e le coste marchigiane, il sergente Millelire ed il sergente Lillo salirono in coperta, spararono un colpo di pistola alla nuca del loro comandante e lo buttarono in mare. Il Papa che era sottocoperta, al rumore dello sparo si precipitò in coperta in tempo per vedere il berretto da ufficiale di Tendi galleggiare sull’acqua e sparire nella notte. I due assassini intimarono al Papa di stare quieto e successivamente portarono il battello ad incagliarsi sulla spiaggia di Senigallia dove l’equipaggio si consegnò a terra alle truppe neozelandesi (9) che presidiavano quel tratto di costa (si veda l’articolo La scomparsa del MAS 541, pubblicato su Storia Militare, n° 45, Giugno 1997). A terra furono accompagnati all’Intelligence Military Service della Royal Navy, dove si presentarono da trionfatori, consegnando al T.V. Edward Walter Lloyd la bandiera di combattimento ed i cifrari del sommergibile. Sembra che nel 1948 quello che restava del CB 16 fosse ancora spiaggiato, con una lettera datata 7 luglio 1948, a firma Ragaini Dr. Osvaldo presidente dei marinai di Senigallia, indirizzata alla Direzione Generale delle Costruzioni Navali – Ufficio Nuove Costruzioni di Roma, si chiedeva l’autorizzazione di poter recuperare il mezzo, ammettendo che le parti migliori erano già state asportate e pertanto, per ovviare ad eventuali pericoli per i bagnanti, “autorizzare il Sig. Carlo Ranciaro, nostro iscritto, a demolire totalmente il sommergibile. L’eventuale somma ricavata dalla vendita dei rottami verrà distribuita ai commilitoni che saranno adibiti ai lavori”. Come si può notare le date non coincidono, i testi dell’U.S.M.M. parlano del trasferimento nel 1947 mentre nel 1948 il CB 16 era ancora spiaggiato sul litorale Adriatico. L’A.N.M.I. di Senigallia da tempo ha in animo di costruire un cippo o applicare una targa sul molo in ricordo del S.T.V. Giuseppe Tendi. Pare che il Papa si fosse imbarcato in sostituzione di un altro membro dell’equipaggio e che probabilmente fosse all’oscuro del complotto, mentre chi si fece sostituire ne fosse a conoscenza.a parte

Fu il Millelire (10), ad uccidere con un colpo di pistola alla  nuca il suo comandante. Nel suo libro Decima Flottiglia Nostra…., il T.V. Sergio Nesi racconta che quando fu catturato con il Serg. A.U. Sergio Perbellini dagli inglesi (11), il T.V. E. W. Llyod, il 16 maggio 1945 che li interrogava, mostrò loro sia la bandiera sia il cifrario del CB 16 custoditi nel cassetto della sua scrivania, usando dure parole di disprezzo per quei marinai che avevano così barbaramente ucciso il proprio comandante ed ignobilmente tradito le leggi dell’onore comuni a tutte le marinerie del mondo. “Mi auguro che la giustizia italiana li possa punire per quello che meritano” disse il T.V. E. W. Llyod. Non poteva immaginare come sarebbero state poi disattese tali aspettative. Gli alleati li inviarono in prigionia, dapprima a Napoli, poi nel P.O.W. (Prisoner of War) Fascist Camp 211° di Cap Matifou nelle vicinanze di Algeri (12) dove nella prima decade di Maggio del 1945 rischiarono il linciaggio. Si vedano i libri L’Alcione dalle ali spezzate e Decima Flottiglia Nostra…, di Sergio Nesi, da cui riportiamo quanto segue: “…grande suddiviso in vari “pen” (pollaio) nel pomeriggio del 7 maggio 1945 ci fu un tentativo di linciaggio il Comandante (Nesi) vide tre Marò darsi alla fuga e nascondersi dietro un muretto. Chiese ad altri Marò se li conoscevano. Erano Papa, Lillo e Millelire, gli assassini del S.T.V. Tendi. Fece per avventarsi su di loro, ma fu trattenuto. Altri Marò avanzarono con sassi in mano: “Comandante li facciamo fuori…”. Arrivarono soldati inglesi, che separarono i due gruppi. Papa chiese di parlare con il comandante. Gli spiegò cosa stava succedendo e proclamò la propria innocenza. Lui non sapeva niente.
Gli inglesi si informarono del perché del trambusto, poi portarono via Lillo e Millelire e di loro il comandante non ne seppe più nulla. Rientrati in Patria, sia il Millelire (13) che Lillo non furono perseguiti e girarono liberi nell’Italia libera. Il Millelire, secondo alcuni suoi commilitoni, aveva un carattere “fumantino”; già da ragazzo litigava con i genitori, poi affascinato dalla divisa si arruolò in Marina, aveva pochissime amicizie, era molto permaloso e ribelle e solo pochi colleghi potevano chiamarlo: “Cicu” (da Francesco) o soldino (in lingua sarda dinai).
Da un documento personale del Millelire si ricava quanto segue: “Entrato in marina nel 1938 come volontario, il primo imbarco avviene il 18 luglio 1939 nella 4ª Sq. MAS; il 6 luglio 1940 è imbarcato sull’incrociatore ausiliario OLBIA poi il 18 dicembre 1941 sul Smg BARBARIGO, il 30 giugno 1943 è destinato sul Smg. S 6 a Danzica infine il 27 agosto 1944 è imbarcato sul mini Smg. CB 16”. Durante l’imbarco sull’OLBIA si guadagnò una Croce di Guerra al V. M., sul BARBARIGO una Croce al V.M. ed una M.B.V.M., mentre sul CB 16, credendolo disperso in azione gli verrà conferita una medaglia di bronzo. Al rientro dalla prigionia avvenuta 27 marzo 1946, il Millelire sarà ripreso in marina; il 21 ottobre 1947 dal dep. di Taranto sarà inviato in licenza indeterminata ed il 31 maggio 1951 sarà congedato (solo venti giorni prima era stato degradato “per grave mancanza disciplinare”). Sappiamo che partecipò alla Scuola RT di Flensburg (Germania), risulta anche che fu prigioniero in Germania, internato in Francia, “al proprio domicilio” dal 9 maggio 1944 fino 15 agosto. Subito dopo entrò nella Marina della R.S.I, poi il 2 ottobre risulta prigioniero a Napoli ed infine il 1° maggio 1945 sarà trasferito in Algeria al 211° P.O.W. di Cap Matifou. Si tralasciano molti altri passaggi del percorso militare del Millelire, ma da tutto ciò si può evincere che il Millelire fosse un “cattivo” marinaio; chi scrive non vuole aggiungere ulteriori commenti e valutazioni. Nel terzo volume dell’Alcione dalle ali spezzate, Nesi racconta: “… che rientrato dalla prigionia e il ritorno a casa denunciò i fatti e gli uomini in tutte le sedi. Nessuno alzò un  dito in difesa della memoria del S.T.V. Giuseppe Tendi; né la giustizia, né la Marina, né i giornali. Perché scomodarsi? Era morto un cane!” Di Tendi, come di Frezza, rimane solo una breve e gelida annotazione nei registri del Ministero: “uccisi dall’equipaggio”. Giorgio Giorgerini nella conferenza tenuta a Venezia il 28/29 aprile 1995, per gli “Atti del Convegno Studi” nel suo intervento Le Missioni Speciali della R.M. nel Tirreno e nell’Adriatico, dopo un silenzio di decenni, citerà ufficialmente i due ammutinamenti avvenuti in Adriatico con la morte del Ten. di Vascello Ruggero Frezza e del S.T.V. Giuseppe Tendi. Un’altra opera uscita nel 2002 per conto dell’Ufficio Storico della Marina Militare dal titolo La Marina e l’8 Settembre, preparata da Francesco Mattesini, ignora di nuovo la fine dei due ufficiali uccisi barbaramente. Il S.T.V. Giuseppe Tendi precedentemente era stato imbarcato sul smg. Barbarigo (14) ed aveva operato in Atlantico dalla base “Betasom” di Bordeaux (Comando Superiore delle Forze Subacquee Italiane in Atlantico). Navigò con il Capitano di fregata Enzo Grossi (15), che poi divenne comandante della base. In Atlantico affondarono, secondo il diario di bordo, una corazzata americana, ma nel dopoguerra dopo un processo vennero smentiti (16). Al Grossi fu ritirata la M.O.V.M., mentre al Tendi già morto, nel volume edito dall’U.S.M.M. di Roma, non venne descritta la motivazione delle due M.A.V.M. e delle tre Croci al V. M. e delle Croce di Ferro di 2ª Classe tedesca. Mentre, ironia del destino, per l’ultima missione compiuta con il CB 16, sarà decorato con una Medaglia d’Argento sul Campo, con la qualifica “disperso”. Enzo Grossi, già radiato dai ranghi della Marina par aver aderito alla Marina della Repubblica Sociale Italiana, viene privato di tutte le medaglie ricevute per gli affondamenti delle due corazzate. Ci si può chiedere perché non sono menzionate le motivazioni delle medaglie d’Argento concesse sia al S.T.V. Giuseppe Tendi, sia al S.T. G.N. Raffaele Papa, che aderirono alla marina repubblicana, ma anche al guardiamarina Giorgio Del Santo, che morirà nel giugno 1943 mentre con il BARBARIGO si dirigeva verso Singapore; mentre per il T.V. Umberto De Julio, comandante del BARBARIGO, la sua M.A.V.M. porta la motivazione. È invece citata la motivazione della “M.B.V.M. sul Campo” del Millelire, un assassino. Prima di chiudere l’articolo è doveroso scrivere alcune note sul sommergibile BARBARIGO ed il suo equipaggio. Il BARBARIGO della classe “Marcello” fu varato nel 1938, il 7 Agosto 1940 parte da Napoli ed arriva alla base BETASOM di Bordeaux l’8 Settembre 1940, opera in Atlantico fino al Giugno 1943.
Durante le sue dieci missioni in Atlantico affonda 7 navi mercantili per un totale di ton. 39.630, raggiungendo così il quinto posto tra i sommergibili con maggiori successi; ai primi di giugno 1943 viene modificato per il trasporto di materiale strategico e conseguentemente vengono eliminati i tubi di lancio dei siluri ed altre parti (17), per poter imbarcare 130 tonnellate destinate a Singapore per il Giappone. Prima di partire per l’Oriente molto personale viene sostituito  e diversi marinai rimangono a terra; tra questi Bisaia Adelmo, sotto capo silurista, matr. 9450, 2 Croci al Valor Militare ed il “Distintivo d’Onore” di sommergibilista, sarà tra i pochi a salvarsi. Il BARBARIGO, al comando del T.V. Umberto De Julio M.A.V.M., partito da Bordeaux il 15 giugno risulterà disperso nel Golfo di Biscaglia, la data non è certa (il 17 Giugno per aereo inglese o il 19 Giugno per aereo americano). In effetti moriranno 54 uomini di cui: 6 ufficiali, 8 sottufficiali, 39 comuni ed un civile. Il personale del BARBARIGO, durante la campagna Atlantica fu decorato con: 1 M.O.V.M. (poi revocata), 17 M.A.V.M., 57 M.B.V.M., 147 Croci di Guerra al V.M.; lo stesso sommergibile si meriterà una M.A.V.M. ed una M.B.V.M. La base di  Bordeaux dopo l’8 Settembre 1943 fu ridimensionata: pur tuttavia aderirono alla Marina Repubblicana della R.S.I., quasi il 90% del personale. (10)
Nel colloquio con l’autore avvenuto il 19 Dicembre 2006, il già S.C. Silurista Adelmo Bisaia, ricordava il S.T.V. Giuseppe Tendi come un ufficiale molto professionale, serio e ligio al dovere, che pretendeva il massimo dai suoi sottoposti, ma talvolta troppo severo per operare su un sommergibile. Il T.V. Mario Rossetto nella sua intervista, ricorda il Tendi come un ufficiale molto serio, di grandi capacità; probabilmente un po’ troppo rigido nella disciplina, che peraltro era necessaria mantenere. Continuando nell’intervista il Comandante Rossetto: “… per quanto riguarda il S.C. RT Millelire, che ho conosciuto solo a terra e non in missione, non posso dare un giudizio professionale; il mio giudizio comunque è sempre alterato dalla terribile azione da lui compiuta sul CB 16”. Sembra che in passato il Millelire, un soggetto molto spavaldo ed arrogante, con un carattere “molto aggressivo” avesse avuto con il suo superiore uno scontro molto vivace. (11) – L’operazione “Buccari 2” consisteva nel forzamento del porto di Ancona il 13/14 aprile 1945 ad opera di due SMA provenienti dalla base di Brioni, al comando del T.V. Sergio Nesi con il Serg. Allievo Uff. Pilota Sergio Perbellini, mentre l’altro formato dal 2° Capo Flavio Mauceri di Reggio Emilia e dal S.C. Roberto Bratti di Forlì, rispettivamente con SMA ‘Km 1’ e SMA ‘Km 2’.  (12) – L’autore in un colloquio telefonico (11/3/2007) con il Marò Giovanni Mele di Bosa Marina (Nu), già prigioniero al 211° P.O.W. “Fascist Camp” di Cap Matifou, ricorda che il campo era diviso in tre aree: A-B-C, e che nel suo reparto c’erano diversi sardi, ma ricorda di non aver mai incontrato il Millelire. Questo Campo, al comando del Col. A. Christie – Miller, era nato dopo la disfatta dell’Asse in Tunisia e sorgeva su un’ampia collina al di sopra di una valle su terreno sabbioso. Dopo il maggio 1945 cominciarono ad arrivare al campo prigionieri della R.S.I., della X^ MAS e della G.N.R., ed anche lo stesso Maresciallo Rodolfo Graziani. In effetti Graziani arrivò il 12 giugno 1945 da Ciampino e come ufficiale addetto alla sua persona si offerse il T.V. Alberto Marchesi, già comandante del Btg. “Barbarigo” poi comandante della 4^ Compagnia “Lupo”, e come ordinanza il Marò Giuseppe Bonfanti di Milano della 3^ Compagnia del “Barbarigo”; che rinunciò al rimpatrio per continuare ad assistere il Maresciallo. (13) Ricerche effettuate presso vari archivi non hanno sciolto la possibile parentela con un altro Millelire, ma noto per aver dato lustro al suo cognome e combattuto lealmente per la Patria. Millelire Domenico, nato alla Maddalena 1761 – ivi 14-8-1827, entra nella marina sarda nel 1778; con il grado di Nocchiere delle Mezze Galere. Durante l’attacco dei francesi, guidati dal Bonaparte, alla sua isola natale il 23 febbraio 1793, danneggiò sensibilmente la flottiglia nemica; gli fu conferita la medaglia d’oro istituita da Vittorio Amedeo III° con la seguente motivazione: “Per aver ripreso al nemico l’isola di Santo Stefano e per la valorosa difesa dell’isola de La Maddalena contro gli attacchi della squadra navale della Repubblica francese.” Raggiunse il grado di capitano; altre decorazioni: 1 M.A.V.M., ed in sostituzione della M.O.V.M. gli sarà conferita la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. (14) Il “Barbarigo” (motto: “Per animo gloria” ) affondò sette navi mercantili per ton. 39.630 e ne danneggiò per ton. 5.032, conseguì il maggior successo in Atlantico meritandosi la proposta della Medaglia d’Oro poi concessa come Medaglia d’Argento al Valore Militare, con la seguente motivazione: “Sommergibile, dislocato fin dall’inizio della guerra in Atlantico,portava nella vastità degli oceani il suo validissimo contributo alla battaglia sul mare per la vittoria della Patria. In numerose dure azioni riusciva ad affondare oltre 100.000 tonnellate di naviglio. In due distinte crociere, in lontane zone oceaniche, dopo lunghe giornate di estenuante agguato, avvistate di nottetempo formazioni di navi maggiori scortate, si incuneava arditamente tra la scorta e il grosso e, con abile e audace manovra silurava ed affondava due potenti navi da battaglia nemiche”. – Anno 1942 – 1943. (15) In effetti per tali imprese dichiarate aveva ricevuto due promozioni al merito e dal re Vittorio Emanuele III° , “motu proprio” è promosso Capitano di Fregata, da Adolf Hitler riceve due Croci di Ferro, una di prima e l’altra di seconda classe. Rientrato a Roma è promosso Capitano di Vascello, è ricevuto con tutti gli onori da Benito Mussolini a Palazzo Venezia, mentre l’Ammiraglio Donitz in persona lo decorerà con le insegne di Cavaliere della Croce di Ferro. Grossi come Capit. di Vascello dal 29 dicembre 1942 all’ 8 settembre 1943 sarà il Comandante Superiore della Base Atlantica – Betasom. (16) Il 18 agosto 1949 una Commissione d’Inchiesta della Marina contestò al Capitano di Vascello Enzo Grossi M.O.V.M., il rapporto sulle notti 19/20 maggio 1942 e 5/6 ottobre1942 a bordo del “Barbarigo” in Atlantico. La decisione fece discutere non poco ed i difensori di Grossi sostennero che si trattava di una rappresaglia politica, avendo il Comandante Grossi aderito alla Repubblica Sociale. (17) In effetti le modifiche apportate consistevano: asporto dei cannoni, i depositi munizioni utilizzati come depositi nafta, il periscopio d’attacco rimosso, una delle latrine smantellata e gran parte dei piccoli comfort di bordo eliminati per far spazio al carico; dovendo portare 130 ton. di materiale bellico ed al ritorno il “Barbarigo” avrebbe dovuto caricare 110 ton. di gomma e 35 ton. di stagno, costringendo però il battello a far rifornimento in mare.

GIUSEPPE TENDI

Guardiamarina Tendi Giuseppe – Croce di Guerra al Valore Militare:
“Imbarcato su un sommergibile, coadiuvava efficacemente il comandante nel compimento di una importante e lunga missione di guerra, dando prova di coraggio, tenacia, sprezzo del pericolo, elevate doti militari e grande spirito di sacrificio”. Mediterraneo occ. – Oceano Atlantico, giugno – luglio 1940 – determinazione del 20 agosto 1940 XVIII

Guardiamarina Tendi Giuseppe – Croce al Valore Militare sul Campo:
“Ufficiale imbarcato su Sommergibile operante in Mediterraneo e successivamente in Atlantico, ha preso parte a numerose e lunghe missioni di guerra contro il traffico nemico disimpegnando i propri incarichi con coraggio, perizia ed elevato sentimento del dovere”. Mare Mediterraneo ed Oceano Atlantico – giugno 1940 XVIII – giugno 1941 XIX – Det. 28/9/1941.

Guardiamarina Tendi Giuseppe – Croce di Guerra al Valore militare sul Campo:
“Nel 2° anno della guerra 1940 – 1943 imbarcato su sommergibile, partecipava a numerose missioni di guerra in acque contrastate dal nemico, assolvendo in ogni circostanza il proprio incarico con coraggio, abnegazione ed elevato sentimento del dovere” . Atlantico, 11/11/40 – 11/11/41 – Det. 11/2746.

Guardiamarina Tendi Giuseppe – Medaglia d’Argento al Valore Militare sul Campo:
“Ufficiale di rotta di sommergibile, in missione di guerra in Atlantico, bombardato da un aereo nemico, accorreva con immediato slancio alle mitragliere e, armata la mitragliera di sinistra, apriva decisamente il fuoco, colpendo ripetutamente il velivolo, che veniva costretto a desistere dall’azione. Durante un attacco ad una formazione navale, mentre l’unità in emersione, superata la scorta dei CC. TT. Nemici, attaccava con due siluri e affondava una corazzata nord-americana del tipo <Maryland>, coadiuvava con la sua opera intelligente e serena il Comandante al raggiungimento del successo. In audaci attacchi contro il naviglio mercantile nemico contribuiva con eguale perizia e spirito aggressivo all’affondamento di due piroscafi per complessive 27.000 tonnellate di stazza, dando sempre prova di belle qualità tecniche e militari”. Oceano Atlantico, 21 aprile – 16 giugno 1942 – XX – Regio Decreto 31 ottobre 1942 – XX.

S.T.V. Tendi Giuseppe – Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia con Sovrano ‘Motu Proprio’ 21 Gennaio 1942 Sottotenente di Vascello di complemento per meriti eccezionali Tendi Giuseppe – 10 Maggio 1942.

Sottotenente di Vascello Tendi Giuseppe – Medaglia d’Argento al Valore Militare sul Campo:
“Ufficiale imbarcato su sommergibile oceanico, in una lunga missione di guerra presso le coste occidentali dell’Africa, contribuiva efficacemente ad un vittorioso combattimento contro un aereo nemico che, dopo aver attaccato l’unità con raffiche di mitragliatrici, precipitava in mare, colpito dall’efficace reazione di fuoco. Avvistata nottetempo una formazione navale nemica, coadiuvava con sereno ardimento e perizia il Comandante nell’audace e immediato attacco, che si concludeva con l’affondamento di una nave da battaglia nord americana del tipo Mississippi. Confermava durante tutta l’azione le sue elevate doti di coraggio, sereno spirito aggressivo e attaccamento al dovere”. Oceano Atlantico, 23 agosto – 30 ottobre 1942 – XX – Regio Decreto 11 febbraio 1943 – XXI.

S.T.V. Tendi Giuseppe – Croce di Ferro di II^ Classe della Marina da Guerra Tedesca (Eisernes Kreuz 2.Klasse) – Foglio di Marina – Roma 6 luglio 1943.

S.T.V. Tendi Giuseppe – Croce di Guerra al Valor Militare sul Campo:
“Ufficiale in 2° di sommergibile, in una lunga missione di guerra in Atlantico, partecipava con la sua opera all’affondamento di tre piroscafi nemici per complessive 18953 tonnellate di stazza. Coadiuvava validamente e con perizia il Comandante nella navigazione di rientro, nonostante le menomate condizioni di efficienza dell’unità per sopravvenuta avaria” Determinazione 12 agosto 1943.

S.T.V. Tendi Giuseppe – Medaglia d’Argento sul Campo – “disperso”:
“Ottimo ufficiale, entusiasta e trascinatore, reagì al tradimento, dando subito ogni attività e tutta la sua giovanile baldanza per l’approntamento dei nuovi mezzi che dovevano riportare ancora sul nostro mare i bei colori della Patria. Dopo mille difficoltà superate con la fede più viva e l’entusiasmo più ardente che riuscì ad infondere anche nella sua gente, si apprestò alla partenza da tanti mesi agognata. Su quel mare che tanto amò scompariva gloriosamente, lasciando ai suoi compagni il rimpianto e soprattutto l’esempio che contribuirà ad illuminare la via che la nuova Marina percorrerà sino alla Vittoria. Mare Adriatico, 29 settembre 1944 – XXII.

Il S.T.V. Giuseppe Tendi, figlio Enrico e di Giusti Emilia nasce a Firenze il 6 gennaio 1916, dopo essere diventato Guardiamarina nel Corpo dello Stato Maggiore effettuerà il primo imbarco a bordo del smg. “Finzi” dal 2 febbraio 1940 fino al 23 0ttobre 1941 e successivamente:
– Smg. “Giuliani” dal 23 ottobre 1941 al 18 novembre 1941,
– Smg. “Finzi” dal 18 novembre 1941 al 12 gennaio 1942,
– Smg. “Barbarigo” dal 12 gennaio 1942 al 25 maggio 1943,
– Base “Betasom” Uff. in 2° dal 26 maggio 1943 al 28 maggio 1943,
– Marigammasom (Danzica) dal 29 maggio 1943 al 8 settembre 1943.
Nel suo documento personale si rilevano tre annotazioni “post mortem”:
“Deceduto il 1° ottobre 1944 stando a bordo del Smg. C.B. 16 aderente alla marina repubblicana” (Dispaccio 3153 in data s.d. di Maripers – Div. 1ª – Ufficio Informazioni famiglia).
“Giudizio definitivo di discriminazione: Idoneo a rimanere nei ruoli fino alla data del decesso avvenuta in servizio ma non per causa di servizio” (f.n. 1725/2 R.P. del 3 maggio 1952 di Maripers – Div. 2° Sez. Uff. Coll. CC.DD.).
In base al Decreto Presidenziale 17-11-48, n. 1590, è autorizzato a fregiarsi del nastrino della guerra 1940-43 e ad esporre su di esso n. quattro stellette, corrispondenti ad altrettante campagne di guerra.
BREVETTO N: 10667/S (all. FOM. 2/3/54).

MILLELIRE FRANCESCO
Le motivazioni delle medaglie conferite.
Croce di Guerra al Valore Militare:
“Imbarcato su incrociatore ausiliario partecipava a numerose missioni in zone particolarmente sorvegliate dal nemico assolvendo con serenità e precisione i compiti affidatigli”.Agosto 1940 – Settembre 1941 (dat. 5/1/942 – 14/15/2/942- Incrociatore Ausiliario Olbia.

Croce al Valore Militare:
“Imbarcato su sommergibile, che in una missione atlantica affondava una corazzata nemica tipo Maryland e due piroscafi per complessive 27.000 tonnellate di stazza, contribuiva validamente con serenità e perizia al successo delle audaci imprese belliche”. Det. 6/10/42 – All. 7.O.M .3- 11 – 42

Medaglia di Bronzo al Valor Militare sul Campo:
“Imbarcato su sommergibile oceanico, in una lunga missione di guerra presso le coste occidentali dell’Africa, prendeva parte alla reazione di fuoco contro un aereo nemico, cooperando al suo abbattimento. Durante un successivo attacco contro una formazione navale nemica contribuiva, con il sereno e preciso adempimento dei suoi compiti, all’affondamento di una nave di battaglia nord americana” – Oceano Atlantico, ottobre 1942 – (Determinazione del 14 gennaio 1943) – D.V.M. 53.

Medaglia di Bronzo – Disperso:

“Sottufficiale entusiasta e professionalmente capace collaborava con fede e con la massima dedizione all’approntamento dei mezzi che dovevano portare alto sul mare ed incontro al nemico il purificato nostro tricolore. Seguendo il suo Comandante, scompariva gloriosamente in mare, fedele fino al sacrificio per l’onore e la grandezza della Patria amata”. Mare Adriatico 29 Settembre 1944 – XXII (All. 2 F.O. 60 del 24 novembre 1944).

Il sottocapo Radiotelegrafista Millelire Francesco (Franco) detto ‘Cicu’, nato a Terranova Pausania poi nel 1939 la cittadina sarà chiamata Olbia (Ss), l’11 Dicembre 1919, fu Giuseppe e di Pilo Antonietta, il 21 maggio 1943 viene promosso sergente R.T. durante l’imbarco sul smg. “Barbarigo”. Il padre era responsabile di un faro marino della zona, ma la famiglia era originaria di La Maddalena; Millelire si era sposato nel 1957 con Angela Ugazzi; morirà nell’Ospedale Civile di Sassari il 6 giugno 1980.

LILO ANTONIO CESARE
Le motivazioni delle medaglie conferite:
Medaglia di Bronzo al Valore Militare
“Imbarcato su sommergibile oceanico, che nel corso di una missione di guerra in Atlantico, affondava tre navi mercantili nemiche per complessive 21496 tonnellate di stazza, assolveva i suoi incarichi e prestava con vivo senso del dovere la sua opera intelligente e fattiva per riparare gravi avarie verificatesi, contribuendo efficacemente al successo dell’impresa” .Imbarcato sul smg. “Finzi” – Det. 18 luglio 1942 All.F.O.U. 9- 10/8/42.

Il Sergente elettricista Lillo Antonio Cesare, fu Pietro e di Maria Giuseppa Urso, nato il 1° agosto 1918 a Brindisi, arruolato in marina il 5 luglio 1937 ed il 15 maggio 1938 è classificato All. elettricista, Comune di I^ Classe il 15 maggio 1939 e nel maggio 1940 è promosso S.C., mentre dal 10 giugno 1940 è imbarcato sul Smg. “Finzi” fino al 30 settembre 1942, il giorno successivo passa per tredici giorni sul Smg. “Calvi”, ritornando poi sul “Finzi”. Il 12 maggio 1951 con determinazione ministeriale sarà retrocesso dal grado “per grave mancanza disciplinare”, mentre nel suo documento personale non figura la motivazione della medaglia di bronzo con la stessa motivazione del Millelire e del Papa, ma solo: “Si deve considerare ‘disperso’ in data 30 settembre 1944 in seguito ad azione di guerra compiuta dall’Unità sul quale era imbarcato”. La motivazione della medaglia è solo rilevabile nel volume dei medagliati della Marina della Repubblica Sociale, preparato dal Comandante Sergio Nesi. Nel suo F.M. non figura il periodo di prigionia passato in Algeria. Il Lillo era conosciuto anche come “Mezzanotte”, pare che questo nome gli sia stato attribuito dai compagni che lo giudicavano poco efficiente nei suoi incarichi.

PAPA GIUSEPPE

Motivazione della medaglia:
Medaglia di Bronzo (Disperso)
“Sottufficiale entusiasta e professionalmente capace collaborava con fede e con la massima dedizione all’approntamento dei mezzi che dovevano portare sul mare ed incontro al nemico il purificato nostro tricolore. Seguendo il suo Comandante, scompariva gloriosamente in mare, fedele al sacrificio per l’onore e la grandezza della Patria amata”. Mare Adriatico, 29 settembre 1944 – XXII Il Sergente motorista navale Papa Giuseppe, fu Giuseppe e di N.N., nato il 24 agosto 1916 a Messina, entra in marina come motorista navale il 20 febbraio 1938, nel 1940 è S.C. fuochista, trattenuto ed il 23 settembre 1941 viene imbarcato sul Smg. “Menotti” e in data 11 novembre 1941 è autorizzato a fregiarsi del distintivo d’onore  “a vita” di Sommergibilista. Il 9 gennaio 1943 è promosso sergente M.N., mentre il 30 settembre 1944 imbarcato sul CB 16 ‘ viene considerato disperso ’, ma gli sarà concessa la Medaglia di Bronzo, con la stessa motivazione di quella del Millelire e del Lillo. Nel suo documento personale non figura il periodo di prigionia in Algeria.

BISAIA ADELMO
Le Motivazioni delle medaglie concesse al S. Capo Silurista Adelmo Bisaia, matr. 9450 – Classe 1920 Croce al Valor Militare sul Campo – Brevetto N° 18983 “Imbarcato su sommergibile, che in una missione Atlantica affondava una corazzata nemica tipo “Maryland” e due piroscafi per complessive 27.000 tonnellate di stazza, contribuiva validamente, con serenità e perizia al successo delle audaci imprese belliche.” Oceano Atlantico, 21 aprile – 16 giugno 1942 – Decreto 31 ottobre 1942

Croce al Valor Militare sul Campo – Brevetto N° 21508“ Imbarcato su sommergibile che, in una lunga missione di guerra sulle coste occidentali dell’Africa, affondava una corazzata nordamericana ed abbatteva una aereo, partecipava con serenità e coraggio alle azioni, contribuendo validamente al successo.” Oceano Atlantico, 23 agosto – 30 ottobre 1942 – Decreto 11 febbraio 1943

Tre Croci di Guerra al Merito Distintivo d’Onore per il personale imbarcato sui Sommergibili – 11/11/1941 – Brevetto N° 2026;
Campagne di Guerra 1940 – 1943, distintivo con tre stellette;
Medaglia Commemorativa 1940 – 1943, nastrino con tre fascette;

Il S. Capo Silurista Bisaia Adelmo nasce ad Ancona il 16 febbraio1920, entra in marina il 15 luglio 1939, come silurista, il 27 aprile 1941 è promosso comune di 1° Classe, il 1° novembre 1941 è promosso S. Capo Silurista.
Il percorso militare:
– Pola dal 15 – 10 – 1940 al 30 – 10 – 1940;
– La Spezia dal 1 – 11 – 1940 al 23 – 12 – 1940;
– Bordeaux dal 24 – 12 – 1940 al 27 – 1 – 1941;
– Smg. “Barbarigo” dal 28 – 1 – 1941 al 31 – 5 – 1943;
– Bordeaux dal 1 – 6 – 1943 al 18 – 8 – 1944;
– Trieste dal 23 – 8 – 1944 al 16 – 9 – 1944;
– Costanza (Romania) dal 17 – 9 – 1944 al 10 – 11 – 1944 (destinazione mai raggiunta);
– Pola – ValdiFigo dal 11 – 11- 1944 al 17 – 4 – 1945 (Caserma Smg.).



NOTE

(1) L’articolo sul MAS 433 è stato pubblicato su Storia & Battaglie – n. 71 del luglio/agosto e n. 72 del settembre 2007.
(2) In effetti gli ammutinamenti noti ai Comandi della Marina furono tre: quelli dei M.A.S. 433 e 505, e quello meno conosciuto del C.B. 16 (Costiero tipo ‘B’), un sommergibile tascabile in forza alla squadriglia di base a Pola.
(3) Saccheggiato dalla popolazione, il battello ricuperato nel 1946 verrà trasferito nell’arsenale di Venezia, radiato e colà demolito il 27 febbraio 1947, quanto sopra da varie opere pubblicate dall’U.S.M.M., mentre una lettera all’autore (datata 6/12/2006) del sig. Luigi Bonvini afferma che un socio dell’A. N.M.I. di Senigallia salì a bordo, dopo che erano venuti gli artificieri da Ancona, e ricorda che scaricando i siluri questi emettevano un forte sibilo di aria compressa. Inoltre il CB 16 precedentemente era stato cannibalizzato di tutte le parti asportabili da due “rutamatt” di nome Marchetti e Panni di Senigallia e anche dai ragazzi che ci giocavano.
(4) Nel certificato di morte emesso nel 1947 è scritto: primo ottobre 1944 alle ore sconoscesi, è morto in mare Adriatico – Rotta Pola – Ancona – Somm. le CB 16 il Tendi Giuseppe nato a Firenze il 6-1-1916, residente in Firenze – celibe – figlio di Enrico e di Giusti Emilia. Ulteriori ricerche, effettuate presso il comune di Firenze, per conoscere il luogo di sepoltura non hanno dato esito positivo, si può ritenere che il corpo di Tendi non fu mai recuperato, considerato il periodo bellico, fu lasciato in balia delle onde”.
(5) La base venne chiamata dagli italiani “Betasom”, ricavando la denominazione dalla prima lettera del nome di Bordeaux (dal greco Beta) e dalla prima parte del sostantivo “sommergibile” (som).
(6) – I comandi dei sommergibili furono così assegnati: S1 (ex – U 428) C.C. Athos Fraternale, S2 (ex – U 746) T.V. Augusto Biagini, S3 (ex – U 747) T.V. Roberto Rigoli, S4 (ex – U 429) T.V. Angelo Amendolia, S5 (ex – U 748) C.C. Mario Arillo, S6 (ex – U 430) T.V. Mario Rossetto, S7 (ex – U 749) T.V. Alberto Longhi, S8 (ex – U 1161) T.V. Federico De Siervo, S9 (ex – U 750) T.V.c. Emerico Siriani. Il 19 Settembre 1943, con regolari verbali di consegna, i nove sommergibili furono restituiti alla Kriegsmarine; dopo quella data gli equipaggi ad eccezione della piccola parte che non aveva accettato di continuare la guerra con la Germania, tra cui il T.V. A. Longhi, furono avviati al Betasom di Bordeaux.
(7) Il smg. Beilul apparteneva alla classe “600”, serie “Adua”, venne costruito nei Cantieri OTO di La Spezia tra il 1937 ed il 1938; catturato dai tedeschi il 9 settembre 1943, venne affondato da aerei anglo-americani a Monfalcone nel maggio 1944.
(8) – Il S.T.V. Giuseppe Tendi precedentemente era stato imbarcato su altri sommergibili, il 1° agosto 1937 è trasferito dai ruoli del Regio Esercito a quelli della Regia Marina ed ammesso al I Corso Preliminare Navale; giunto al corpo viene nominato aspirante guardiamarina di complemento. Il 26 ottobre 1939 si laurea dottore in Ingegneria Industriale presso il Regio Politecnico di Torino.
(9) – La 2ª Divisione di Fanteria Neozelandese, inquadrata nell’VIII Armata inglese, il cui comandante tenente generale sir Bernard Freyberg V. C., fu il principale propugnatore del bombardamento dell’Abbazia di Montecassino.
(10)- Nel colloquio con l’autore avvenuto il 19 Dicembre 2006, il già S.C.Silurista Adelmo Bisaia, ricordava il S.T.V. Giuseppe Tendi come un ufficiale molto professionale, serio e ligio al dovere, che pretendeva il massimo dai suoi sottoposti, ma talvolta troppo severo per operare su un sommergibile. Il T.V. Mario Rossetto nella sua intervista, ricorda il Tendi come un ufficiale molto serio, di grandi capacità; probabilmente un po’ troppo rigido nella disciplina, che peraltro era necessaria mantenere. Continuando nell’intervista il Comandante Rossetto: “… per quanto riguarda il S.C. RT Millelire, che ho conosciuto solo a terra e non in missione, non posso dare un giudizio professionale; il mio giudizio comunque è sempre alterato dalla terribile azione da lui compiuta sul CB 16”. Sembra che in passato il Millelire, un soggetto molto spavaldo ed arrogante, con un carattere “molto aggressivo” avesse avuto con il suo superiore uno scontro molto vivace.
(11) – L’operazione “Buccari 2” consisteva nel forzamento del porto di Ancona il 13/14 aprile 1945 ad opera di due SMA provenienti dalla base di Brioni, al comando del T.V. Sergio Nesi con il Serg. Allievo Uff. Pilota Sergio Perbellini, mentre l’altro formato dal 2° Capo Flavio Mauceri di Reggio Emilia e dal S.C. Roberto Bratti di Forlì, rispettivamente con SMA ‘Km 1’ e SMA ‘Km 2’.
(12) – L’autore in un colloquio telefonico (11/3/2007) con il Marò Giovanni Mele di Bosa Marina (Nu), già prigioniero al 211° P.O.W. “Fascist Camp” di Cap Matifou, ricorda che il campo era diviso in tre aree: A-B-C, e che nel suo reparto c’erano diversi sardi, ma ricorda di non aver mai incontrato il Millelire. Questo Campo, al comando del Col. A. Christie – Miller, era nato dopo la disfatta dell’Asse in Tunisia e sorgeva su un’ampia collina al di sopra di una valle su terreno sabbioso. Dopo il maggio 1945 cominciarono ad arrivare al campo prigionieri della R.S.I., della X^ MAS e della G.N.R., ed anche lo stesso Maresciallo Rodolfo Graziani. In effetti Graziani arrivò il 12 giugno 1945 da Ciampino e come ufficiale addetto alla sua persona si offerse il T.V. Alberto Marchesi, già comandante del Btg. “Barbarigo” poi comandante della 4^ Compagnia “Lupo”, e come ordinanza il Marò Giuseppe Bonfanti di Milano della 3^ Compagnia del “Barbarigo”; che rinunciò al rimpatrio per continuare ad assistere il Maresciallo.
(13) Ricerche effettuate presso vari archivi non hanno sciolto la possibile parentela con un altro Millelire, ma noto per aver dato lustro al suo cognome e combattuto lealmente per la Patria. Millelire Domenico, nato alla Maddalena 1761 – ivi 14-8-1827, entra nella marina sarda nel 1778; con il grado di Nocchiere delle Mezze Galere. Durante l’attacco dei francesi, guidati dal Bonaparte, alla sua isola natale il 23 febbraio 1793, danneggiò sensibilmente la flottiglia nemica; gli fu conferita la medaglia d’oro istituita da Vittorio Amedeo III° con la seguente motivazione: “Per aver ripreso al nemico l’isola di Santo Stefano e per la valorosa difesa dell’isola de La Maddalena contro gli attacchi della squadra navale della Repubblica francese.” Raggiunse il grado di capitano; altre decorazioni: 1 M.A.V.M., ed in sostituzione della M.O.V.M. gli sarà conferita la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia.(
14) Il “Barbarigo” (motto: “Per animo gloria” ) affondò sette navi mercantili per ton. 39.630 e ne danneggiò per ton. 5.032, conseguì il maggior successo in Atlantico meritandosi la proposta della Medaglia d’Oro poi concessa come Medaglia d’Argento al Valore Militare, con la seguente motivazione: “Sommergibile, dislocato fin dall’inizio della guerra in Atlantico,portava nella vastità degli oceani il suo validissimo contributo alla battaglia sul mare per la vittoria della Patria. In numerose dure azioni riusciva ad affondare oltre 100.000 tonnellate di naviglio. In due distinte crociere, in lontane zone oceaniche, dopo lunghe giornate di estenuante agguato, avvistate di nottetempo formazioni di navi maggiori scortate, si incuneava arditamente tra la scorta e il grosso e, con abile e audace manovra silurava ed affondava due potenti navi da battaglia nemiche”. – Anno 1942 – 1943.
(15) In effetti per tali imprese dichiarate aveva ricevuto due promozioni al merito e dal re Vittorio Emanuele III° , “motu proprio” è promosso Capitano di Fregata, da Adolf Hitler riceve due Croci di Ferro, una di prima e l’altra di seconda classe. Rientrato a Roma è promosso Capitano di Vascello, è ricevuto con tutti gli onori da Benito Mussolini a Palazzo Venezia, mentre l’Ammiraglio Donitz in persona lo decorerà con le insegne di Cavaliere della Croce di Ferro. Grossi come Capit. di Vascello dal 29 dicembre 1942 all’ 8 settembre 1943 sarà il Comandante Superiore della Base Atlantica – Betasom.
(16) Il 18 agosto 1949 una Commissione d’Inchiesta della Marina contestò al Capitano di Vascello Enzo Grossi M.O.V.M., il rapporto sulle notti 19/20 maggio 1942 e 5/6 ottobre1942 a bordo del “Barbarigo” in Atlantico. La decisione fece discutere non poco ed i difensori di Grossi sostennero che si trattava di una rappresaglia politica, avendo il Comandante Grossi aderito alla Repubblica Sociale.
(17) In effetti le modifiche apportate consistevano: asporto dei cannoni, i depositi munizioni utilizzati come depositi nafta, il periscopio d’attacco rimosso, una delle latrine smantellata e gran parte dei piccoli comfort di bordo eliminati per far spazio al carico; dovendo portare 130 ton. di materiale bellico ed al ritorno il “Barbarigo” avrebbe dovuto caricare 110 ton. di gomma e 35 ton. di stagno, costringendo però il battello a far rifornimento in mare.

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* Trizzino Antonio, Sopra di noi l’oceano, Longanesi & C., Milano 1962.
(* I libri segnati con asterisco sono parte della collezione dell’autore).

ARCHIVIO AUTORE

Inoltre sono stati consultati i seguenti documenti:

Ufficio Storico della Marina Militare Italiana – Roma – Fondo Generalmas, cartelle: 4,6,8,14,15,25,48,58; P.R.O. – National Archives di Kew (Londra) i seguenti files: FO 916/1214, FO 916/1274, FO 916/1275, FO 916/1279, WO 170/7241, WO 170/9086, WO 222/1365. (Tutti i documenti citati nell’articolo sono nell’archivio dell’autore).

RINGRAZIAMENTI
Desidero ringraziare tutti coloro che con le loro testimonianze, informazioni, foto e documenti hanno concorso alla completezza dell’articolo; soprattutto per la disponibilità sempre dimostrata al petulante estensore di queste note. Un sincero ringraziamento agli amici prof. Dario Passeri, per aver riletto più volte le bozze fornendomi preziosi consigli e dott. Cesare Manstretta dell’A.N.M.I. di Milano. Inoltre ringrazio in ordine alfabetico: il sig. Luigi Bonvini, Presidente dell’A.N.M.I. di Senigallia, il signor S. Lorenzo De Carlo, presidente dell’ A.N.M.I. di Firenze, ed il sig. Amorveno Orciani, presidente dell’A.N.M.I di Ancona, per le preziose ricerche in loco. Particolarmente grato al I M.llo M.M. cav. Donato Amoroso di Villa Adriana (Roma) per le preziose ricerche archivistiche, al I° M.llo M.M. Francesco Garruba di Roma per ulteriori ricerche documentali, al I M.llo M.M. Valentino Garelli di Milano ed al M.llo M.M. Antonio Pitzalis di Genova. Ulteriori ringraziamenti al capitano g. dott. Ing. Massimo Anzon di Milano, per particolari ricerche, al maggiore Francesco Pascale, responsabile della Biblioteca Militare di Presidio ‘Caserma Teulié’ di Milano, al dott. Andrea Via della “Biblioteca F. Parri – INSMLI” di Milano, al comandante Mario Bordogna dell‘ “Associazione Combattenti X Flottiglia MAS” di Milano ed infine all’amico sig. Leo Stefano Alfieri di Milano per l’assistenza telematica. Ma un “grazie” veramente speciale al comandante Rossetto ing. Mario di S. Donato M.se (Mi), che concedendomi una lunga intervista, mi ha arricchito di molte notizie riguardanti i fatti e personaggi da lui personalmente conosciuti, e tra l’altro in tempi diversi ebbe nei suoi equipaggi anche il Lillo ed il Millelire. Come testimoni viventi di quei fatti d’arme ringrazio anche il comandante Nesi ing. Sergio di Bologna, per la sua personale testimonianza sui fatti accaduti ed infine il signor Adelmo Bisaia di Cremona, già componente dell’equipaggio del sommergibile “Barbarigo”, per aver consentito di consultare il suo archivio personale, che ha molto contribuito alla stesura di questo lavoro.

Tratto da “L’ammutinamento del CB 16 – L’omicidio del S.T.V. Giuseppe Tendi nel mare Adriatico, 1 ottobre 1944; Ed. Storia & Battaglie (mensile di storia), Numero 75 del Dicembre 2007 e Numero 76 del Gennaio 2008.

Per ulteriori informazioni: www.silviotasselli.com

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7 risposte a L’ammutinamento del CB 16

  1. lilly dice:

    ho letto l’articolo, che dire???????????? a quanto ne so!!!! e sono ignorante in materia; di porcate purtroppo durante la guerra ne fecero moltissime, specialmente in quel periodo in cui quei poveri marinai si sono ritrovati a non saper cosa decidere, non solo loro anche gli ufficiali.
    ma ciò non è avvenuto solo in marina ma pure in aviazione, e lo so x certo in quanto al fratello di mia madre che era pilota di aereosiluranti, non gli venne riconosciuta la medaglia e ti dirò di più, lui aderì alla RSI e finita la guerra non gli corrisposero nemmeno la pensione.
    Mia madre è viva e vegeta e lo può raccontare.
    come puo vedere in famiglia non solo marina ma anche aviazione.
    Cerca Carlo Del Prete, ( cugino carnale di mamma) e poi Giorgio Del Prete, ed infine Francesco Del Prete (fratelli maggiori di mia madre) quest’ultimo era il pilota menzionato, Girogio invece era istruttore d’idrovolanti caduto nel lago di bracciano mentre addestrava un pilota.
    ciaoooooooooooo un abbraccio e grazie x le documentazioni interessantissime, che molti giovani d’oggi dovrebbero esserne a conoscenza.

  2. ezio dice:

    Carissima Lilly ne pubblicherò altri di articoli come questi. Ti ringrazio per avermi letto e soprattutto per i consigli. Ezio

  3. anna croco dice:

    io sono la nipote di un radiotelegrafista capitano di lungo corso all’eldorado che è morto sul barbarigo io cerco notizie di quello che successe perchè ricordo che mia madre aveva un forte ricordo di suo fratello e quello che successe durante la guerra mi farebbe piacere comunicare con lei per saperne di più io avevo delle foto che ora ha mia cugina che è in brasile io gliele posso far vedere mi contatti mi farebbe davvero piacere

  4. ezio dice:

    Gentilissima signora Anna Croco prenda contatti diretti con l’autore dell’articolo al
    seguente indirizzo

    http://www.silviotasselli.com

  5. anna croco dice:

    la ringrazio sigror ezio lo contatterò senz’altro

  6. Francesco Giuseppe D'Anniballe dice:

    Mio zio materno Giuseppe Piliego riposa in oceano Atlantico con il Sommergibile Barbarigo. La Madre, Angela Fontana, che conobbi lo pianse fino a quando morte non Le sopraggiunse. Mi chiamarono Francesco Giuseppe per essere inteso con il vezzeggiativo PINO e, così, consolare mia Nonna. Ho navigato dal 02.02.1965 al 30.06.2004 ed ho smesso quale Direttore di Macchina. Mia Nonna mi chiese di buttare un fiore laddove si suppone sia affondato il Barbarigo. Ho avutio la ventura di scalare ripetutamente Bordeaux proprio dov’era Betasom e, nel buio della sera, ogni volta che stavamo imboccando la Gironta, a Poppa in solitutine ho pregato per l’anima di mio Zio (un fiore che non marcisce mai) concludendo rendendogli onore unitamente ai Suoi Camerati con il saluto militare. Possano qegli esempi fare risorgere dal baratro la nostra povera e cara Patria Italia

  7. Federico Stanghetta dice:

    Anche mio zio Vittorio Stanghetta nostromo del Barbarigo mori in quel giugno nel golfo di Guascogna con tutti i suoi compagni del loro amato Agostino (così chiamavano il sommergibile). Si imbarcò febbricitante contro il volere della famiglia che implorava di marcare visita. Uomini d altri tempi !
    Onore ai marinai del
    Barbarigo

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