Essere un marinaio

di Enzo Testa
(12 ottobre 2017 alle ore 11:36)

Riceviamo e, con immenso orgoglio, gratitudine e commozione, pubblichiamo.

Buongiorno Ezio,
essere un MARINAIO non è facile e non è fatto per tutti. Bisogna essere forte, coraggioso e intenzionato. Essere marinaio vuol dire essere un uomo perché tutti pensano che il mare insegna un mestiere, in realtà insegna ad essere UOMO. Durante la sua vita verserà sempre lacrime: lacrime di tristezza e dolore quando imbarca e si trova costretto a lasciare i suoi cari; lacrime di solitudine quando si trova a bordo ed è consapevole che è lontano da tutti e da tutto; lacrime di gioia quando sbarca e riabbraccia i suoi cari; lacrime di orgoglio e di soddisfazione perché orgoglioso di aver fatto carriera e saper dare un futuro alla famiglia e figli grazie ai propri sacrifici; e infine lacrime di delusioni per gli amori e gli amici persi…


Nonostante tutto ciò, un Marinaio si fa forza e cerca di andare avanti guardando i lati positivi. Chi non è del campo non sa cosa si è costretti a sopportare durante i mesi di navigazione. Stress e sonno perso che si accumulano man mano che i giorni passano; avere a che fare con gente, a volte prepotente, e tenersi tutto dentro per evitare guai e problemi.
A volte capita di perdere dei cari mentre si è in alto mare e non lo si è potuto salutare per un ultima volta oppure amori che ti lasciano da un giorno all’altro perché troppo deboli, e che spesso ti sostituiscono con uno qualsiasi.
Infatti amare un Marinaio non è facile!
Ci vuole una Donna al suo fianco che gli sarà di aiuto e di incoraggiamento, con un cuore grande che sa comprendere i sacrifici, un cuore forte per reggere al dolore del distacco e separazione, ma soprattutto un cuore pieno di AMORE che non lo lascerà mai e non lo tradisce neanche nei momenti deboli.

Molti pensano che un marinaio ha un rapporto in ogni porto, pochi sanno che non c’è tempo materiale per farlo, perché, per chi ha una responsabilità, è raro scendere a terra pure solo per bere una birra, e si preferisce un ora di riposo in branda o dove capita!
Quello di cui ha bisogno un uomo di mare è amore corrisposto!
Infine ci sono anche le soddisfazioni: una di questa è capire cosa vuol dire veramente la felicità quando, dopo mesi di navigazione, si rimette di nuovo piede sulla terra ferma e si riabbracciano i propri cari
Essere Marinaio è anche questo e io sono fiero di esserlo perché so che senza sacrificio non si ottiene nulla,
e dalla solitudine del mare i miei ricordi sanno veramente chi ti apprezza e anche chi rimarrà sempre al tuo fianco, anche se sei lontano, anche se sai di essere un MARINAIO.

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16 ottobre 1940, Salvatore Todaro e il piroscafo belga Kabalo

(brano riassunto dal volume “La battaglia dell’Atlantico – Ferni editore)

Nella notte del 16 ottobre 1940, nel corso di una missione al largo dell’isola di Madera, Todaro avvistò il piroscafo belga Kabalo (5.186 tonnellate) e, dopo aver lanciato inutilmente tre siluri, lo affondò utilizzando il cannone di bordo. Dopo aver effettuato l’affondamento Todaro accostò e raccolse i ventisei naufraghi della nave belga e li rimorchiò, su di una zattera, per quattro giorni. Quando la zattera spezzò il cavo di rimorchio, Todaro non esitò ad ospitare i naufraghi sul sommergibile fino a sbarcarli, incolumi, sulla costa delle isole Azzorre dopo averli sbarcati si sente chiedere dal secondo ufficiale del Kabalo:

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“ma lei visto che tratta così un nemico che razza di uomo è?”- “Vede se quando ci ha attaccati di sorpresa non stessi dormendo nella mia cabina lei avrei sparato addosso con il cannone scusi la mia franchezza”.
Salvatore Todaro risponde:
– “sono un uomo di mare come lei sono convinto che al mio posto lei avrebbe fatto come me”.
Porta la mano alla visiera in segno di saluto e fa per andarsene ma vede il secondo ufficiale che lo guarda, si ferma e chiede:
– “ha dimenticato qualcosa?”.
– “Si risponde l’altro con le lacrime agli occhi, ho dimenticato di dirle che ho quattro bambini se non vuole dirmi il suo nome per mia soddisfazione personale accetti di dirmelo perché i miei bambini la possano ricordare nelle loro preghiere!”
Risposta : “dica a suoi bambini di ricordare nelle loro preghiere Salvatore Todaro.

Tale generoso comportamento non venne apprezzato dal comandante in capo dei sommergibilisti tedeschi, l’ammiraglio Karl Dönitz, che criticò severamente il «Don Chisciotte del mare». Inoltre, l’affondamento della nave, portò alla dichiarazione dello stato di guerra tra l’Italia e il Belgio; successivamente, però, emerse che il Kabalo era una nave dispersa del convoglio inglese OB.223 e trasportava pezzi di ricambio aeronautici: l’affondamento risultava quindi pienamente giustificato. Gli fu comunque riconosciuta per questa azione la medaglia di bronzo al valor militare.

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16.10.1932, plotone allievi autisti

a cura Carlo Di Nitto


PLOTONE ALLIEVI AUTISTI 1932 – LA SPEZIA
Scorta d’onore al giuramento del 2° scaglione Leva anno 1912, La Spezia 16.10.1932 “anno X”.

(Dalla didascalia scritta sul retro della foto: Scorta composta da allievi autisti).

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Vincenzo Forgione – S.O.S. Richiesta notizie

di Vincenzo Forgione

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Ciao Ezio,
ti invio questa foto per inserirla nell’album dei ricordi della “banca della memoria”.
E’ mio zio Vincenzo Forgione (che forse non a caso porta il mio stesso nome e cognome).
Lui ha dato il suo contributo nel 1943 e 
il suo primo imbarco lo effettuò come sommergibilista e poi sbarcato andò destinato su un incrociatore.

Grazie avincenzo-forgione-per-www-lavocedelmarinaio-coml tuo blog ho scoperto che zio Vincenzo era nato a Vitulano (Bn) il 16.10.1921 ed è morto il 30.12.1943.
Noi siamo stati una famiglia di marinai, mio fratello Vittorio ha fatto la ferma a Taranto mentre io al Centro Addestramento Reclute a La Spezia e poi ho un po’ il girovagato tra nave Rizzo e Capitaneria.
Scusa per le poche notizie, ti aspetto come tutti al prossimo raduno degli ex Caserma Santa Rosa Roma.
Un caro saluto V.F. Vincenzo Forgione

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P.s. Ti lascio anche il mio contatto su facebook chissà mai che qualcuno mi dia ulteriori notizie di zio o qualche marinaio si ricordi di me.
https://www.facebook.com/vincenzo.forgione.9



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La regia nave Nembo – Guerra di mare di Maffio Maffii 1917
: storia di un NO e la fine dell’U.16

di Claudio53



Egregio sig. Ezio,

consiglio a Lei e ai lettori del blog la lettura del secondo capitolo del libro “Guerra di Mare di Maffio Maffi del 1917” scritto a guerra ancora in corso in cui si narra del Guardiamarina (poi Comandante) Ignazio Castrogiovanni e del suo “primo siluramento”.

La figlia di Castrogiovanni, anche se non in buone condizioni di salute, è ancora in vita ed è attualmente residente a Taranto.
A Lei e ai lettori del blog regalo l’estratto del libro.

Cordiali saluti

Claudio53

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16/17.10.1916, affondamento della regia nave Nembo

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra




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ezio-pancrazio-vinciguerra-www-lavocedelmarinaio-com_10Il 16 ottobre 1916 la regia nave Nembo (cacciatorpediniere), al comando del capitano di corvetta Russo, salpò Valona per scortare il piroscafo Bormida. Tra Valona e Saseno il convoglio fu attaccato dal sommergibile austroungarico U 16: colpito da due siluri, il regio cacciatorpediniere affondò rapidamente spezzato in due, nel punto 40°08’ N e 19°30’ E. 
Anche l’U 16 fu affondato durante lo scontro, sebbene la dinamica del suo affondamento non sia chiara: secondo alcune fonti il Nembo prima di affondare riuscì a speronare l’U-Boot, secondo altre fonti il sommergibile fu investito dallo scoppio delle bombe di profondità del Nembo, cadute in mare mentre la nave affondava, secondo altre affondò a seguito di una collisione con il Bormida (dell’equipaggio dell’U 16 morirono due uomini e 14 furono recuperati e fatti prigionieri da navi italiane).
 Su 55 uomini che formavano l’equipaggio, 32 affondarono con la nave o scomparvero in mare. I 23 superstiti furono recuperati da navi italiane o raggiunsero la costa a nuoto, come fece un gruppo di quattro naufraghi tra i quali:il guardiamarina Ignazio Castrogiovanni, di Palermo; Luigi Ricci, sottocapo cannoniere, di Viareggio; Emanuele Pisano, fuochista, di Pizzo Calabria; Salvatore Visalli, marinaio scelto, di Catania. I quattro rifiutarono di essere salvati da un’imbarcazione nemica (la scialuppa con i superstiti dell’U 16), raggiunsero la spiaggia a nuoto contribuendo successivamente alla cattura degli austriaci della scialuppa. 
Da parte austriaca si contarono due morti e 14 marinai recuperati e fatti prigionieri dalle navi italiane.

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Caratteristiche Tecniche
Cacciatorpediniere ClasseNembo (Nembo (1901); Turbine (1901); Aquilone (1902); Borea (1902); Espero (1904); Zeffiro (1904).
Costruito presso il Cantiere Pattison di Napoli, fu impostato nel 1899, varato il 18 maggio 1901, completato nel 1902 e lo stesso anno entrò in servizio.
Dislocamento normale: 330 tonn. – a pieno carico 360 tonn.
Dimensioni: lunghezza f.t. 63,40 m.; larghezza 5,90 m.; immersione 2,10 m.
Motore: 2 motrici alternative a triplice espansione – 3 caldaie tubolari Thornycroft – potenza 5.200 ihp – 2 eliche.
Velocità: 30 nodi.
Autonomia: 2.200 miglia a 9 nodi.
Combustibile: carbone 90 tonn. al varo, nafta 60 tonn. dal 1910.
Armamento al varo: 5 pezzi da 57 mm. / canna 43 calibri – 4 tubi lanciasiluri da 356 mm. Dal 1910: 4 pezzi da 76 mm. / canna 40 calibri – 2 tubi lanciasiluri da 450 mm.
Equipaggio: 55 uomini.

Dello stesso argomento sul blog
http://www.lavocedelmarinaio.com/2015/10/16-10-1916-la-regia-torpediniere-nembo-e-il-guardiamarina-ignazio-castrogiovanni/

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Ci chiamavamo fratelli d’Italia

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

Ezio Pancrazio  Vinciguerra (www.lavocedelmarinaio.com)Le ideologie e i vagheggiamenti ideologici sono morte e gli italiani hanno aperto gli occhi perché incominciamo ad avere i crampi allo stomaco. Non basta più schierarsi e neanche  che ognuno di noi si adoperi per rendere vivibile il nostro orticello perché non c’è più seme da piantare, nessun orizzonte, nessun futuro.
L’arroganza e il menefreghismo  hanno avuto il sopravvento sulle persone oneste, quelle persone che non riescono più a trovare un lavoro e quindi un pezzo di pane almeno per sopravvivere. Fatichiamo a dire di essere italiani e a riconoscerci sul primo degli articoli della Costituzione perché manca la materia prima, perché manca il lavoro.
Non percepiamo più il comune senso di appartenenza a questo amato paese, semplicemente perché alcuni individui, che ci hanno mal governato e derubato (…e continuano impunemente a farlo), hanno portato il paese sull’orlo del baratro e l’Europa alla deriva.
Per ricostruire, per riedificare bisogna, assolutamente spezzare la corruttela tra poteri forti che ci cercano solo per legittimare i loro scopi ed interessi fondati sull’unico credo di questo mondo globalizzato: il potere economico gestito da pochi banchieri eletti.
Ci chiamavamo fratelli, fratelli d’Italia, dimostriamolo di esserlo non legittimando questi cialtroni.

Mare mosso - www.lavocedelmarinaio.com

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