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Prefazione Emigrante di poppa


Emigrante di poppa
In questo lavoro d'esordio, con uno stile che riecheggia l'ambiente popolaresco assumendone ritmi e movenze, Ezio Vinciguerra visita la sua adolescenza senza indulgenza, e con la passione forte dell'isolano. E quasi suo malgrado, solo per quella terra, che umanizzata è commossa della propria bellezza, per quella Sicilia coacervo succoso e forte, si alza fino ai toni lirici di un canto appassionato.
Ma ritrae una realtà sociale dura. Il ragionare dei personaggi è essenziale e crudo, al limite del cinismo. Persino l'affetto nei bambini non è incondizionato, ma soggiace al calcolo di un possibile beneficio, perché il misero non ha nemmeno il dono della libertà dei sentimenti. Tutto è compresso, minimo: il successo e la commozione, l'ingenuità e l'abnegazione come l'eroismo, la gioia e la solidarietà, l'amicizia e il lavoro.  Misura di tutte le cose è il relativo valore di sopravvivenza, in quell'ambiente di periferia emblematica, quasi una categoria, interpretato da quell'unica ossessiva aspirazione: poter mangiare, mangiare.
E anche quel bene spirituale, che percorre tutto il racconto come una chimera, un miraggio interiore, che egli sente come potenza primordiale e vede rispecchiata nel popolo come possessione tribale, la musica è usata per attirare benevolenza e come disperato mezzo di riscatto.
Giuseppe Campolo

Emigrante di poppa e attore


26 gennaio, 2012

di Gianfranco Jannuzzo

Ezio carissimo, ho letto il tuo libro e l’ho trovato magnifico.
Racconti una Sicilia “amara e duci” insieme. Meravigliosa nonostante le sue contraddizioni (o forse, come penso da sempre, meravigliosa proprio per merito di esse). Lo fai con gli occhi di un bambino che diventa troppo presto adolescente. C’ è amore ma anche rabbia e comunque mai nessuna concessione alla retorica. Parli di Taormina, Castelmola luoghi a me carissimi e del mio vecchio amico Nino Chemi personaggio straordinario e titolare della pasticceria più antica della città. L’ho letto d’un fiato ed è stata una lettura avida, curiosa e compiaciuta della tua sensibilità e perizia di scrittore. Bravissimo. “Emigrante di Poppa” merita ancora più successo! Grazie davvero e mi auguro di rivederti presto. Gianfranco

 

Forse ha ragione chi dice che noi siciliani siamo assuefatti a fuggire, quasi si trattasse di una specie di vocazione, una spinta a liberarsi di tutti i miti che ci circondano ed essere pronti così ad andare dove si vuole andare, aspettare il momento in cui si spicca il volo verso chissà dove, per poi dire con orgoglio di esserci nati in questa terra.
(Gianfranco Jannuzzo da Essere sospesi)

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra


http://www.tgprocida.it/wordpress/?p=4161

In riferimento al link di cui sopra chiedo agli amici del blog cosa ne pensate delle esternazioni del Contrammiraglio Salvatore Schiano Lomoriello. Io mi sento di affermare…

Nessuno si senta mai un marinaio esperto.
Ognuno di noi impari e rispetti la natura: sempre!
Da ogni navigazione, uscita in barca o da ogni regata, anche dopo anni ed anni di esperienza non pensiate mai di aver imparato tutto. L’umiltà è il primo strumento con cui si deve affrontare il mare.
L’ambiente del mare tende a fabbricare piccoli divi, miti chiacchierati che si atteggiano come facenti parte di una nobiltà esclusiva o di una stirpe di “fenomeni”, gente ormai persa nel vecchio obsoleto o personaggi legati solo al tecnicismo di alcune specialità o all’immagine simbolo che ne deriva. L’andar per mare non è un distintivo, ma una filosofia e una cultura.
Nel tempo solo la sostanza pagherà le aspettative, quindi abbiate pazienza e non sentitevi mai ne avviliti ne arrivati.
Buon Vento a tutti
Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

Stefano Zecchi il professore


23 gennaio, 2012

di Stefano Zecchi

«Contagio» è la parola che spiega come oggi stiamo vivendo la nostra decadenza. E, come accadeva oltre un secolo fa, quando il termine «decadenza» entrava a vele spiegate nella nostra cultura, anche adesso si utilizza un vocabolo adoperato dalla medicina per spiegare il decadimento fisico della persona.
Leggiamo i giornali, seguiamo i telegiornali e ascoltiamo sempre più di frequente e in contesti assolutamente diversi tra loro la parola «contagio» ed evoca una terrorizzante pandemia, cioè un’infezione che non si riesce a circoscrivere, di cui si è perso il controllo e contagia senza che se ne conoscano le cause e senza possibilità di rimedio. Insomma, la pandemia come malattia simbolo del contagio distruttivo dell’umanità.
Un contagio che infetta l’economia, la politica, la società, la vita stessa. Una parola che è il segno evidente della paura, dell’ansia di perdere il controllo su ciò che ci appartiene che è proprio nostro e che viene minacciato nella sua integrità dall’esterno. Siamo allarmati da ciò che accade al di fuori della nostra piccola realtà e ne temiamo il contagio, così ci chiudiamo in noi stessi e ci difendiamo dal pericolo che arriva proprio da quel mondo esterno di cui in altri tempi avevamo cercato alleanze e reciproche relazioni.
La paura, l’ansia o il terrore del contagio sono sentimenti regressivi rispetto al desiderio, alla speranza, all’entusiasmo che esprimono il bisogno di utopia, di progettualità. Una società che crede nella propria cultura si apre al mondo, si inventa nuove possibilità di rapporti e non si chiude nel timore di perdere il controllo su ciò che le appartiene. Proprio per questo il contagio (sia esso economico, politico, sociale) non è l’effetto della malattia, ma è ciò che causa la malattia. Una malattia occidentale che sta provocando la perdita di idealità, di progettualità, di voglia di credere nel futuro. Questo accade perché l’Occidente sta pervertendo l’ordine della struttura sociale che dovrebbe avere a suo fondamento una cultura che comanda la politica, la quale, a sua volta, regola l’economia.
Oggi è esattamente tutto a rovescio: è l’economia che controlla la politica, la quale non si preoccupa minimamente di definire la propria base culturale. È come pensare di poter costruire una casa a cominciare dal tetto. Ecco allora un disastro dietro l’altro, da cui cerchiamo affannosamente di rimanere immuni: temiamo il contagio, abbiamo paura di perdere il controllo su ciò che ci resta di sano chiudendoci regressivamente, nichilisticamente in noi stessi. Senza capire che dall’ansia del contagio ci si libera cambiando il modello di sviluppo, restituendo alla cultura il fondamento della politica, e alla politica il comando sull’economia.

di MARMIEV segnalata da Yuri Corace Cassarà

…riceviamo e pubblichiamo.

E’ dalla sera dell’infausto venerdì 13 u.s. che seguo con attenzione ed interesse l’evolversi della tragica vicenda di mare occorsa alla “Costa Concordia”. Mille pensieri, mille considerazioni affollano la mente di un uomo che ha trascorso una lunga vita in mare e nello “shipping” e che tutt’ora continua.
Provo dolore per le vite perdute, costernazione per i riflessi negativi per i sopravvissuti e tanta amarezza per l’errore umano.
Errore inconcepibile, prodotto da una inspiegabile valutazione in tema di distanza dalla costa, particolarmente quando si è coadiuvati dalla moderna strumentazione tecnica.
Da più fonti, arriva la notizia che tale procedura viene adottata da tanti Capitani, quando con questi colossi del mare, pervasi da incoscienza, si avvicinano alla costa per manifestare un saluto accompagnato da squilli di sirena. Forse non valutano che in quella circostanza, un motore potrebbe arrestarsi o gli organi di governo malfunzionare per un improvviso guasto tecnico, specialmente oggi che tutto è improntato sui congegni elettronici, ignorati del tutto dai conduttori.
Ecco una modesta riflessione!
Mi chiedo anche: “Come mai l’Autorità Marittima che ben è a conoscenza di questa procedura non ne ordina il divieto e la sanzione amministrativa?”.
Rilevo, con l’occasione, da un sito web che qualche anno fa si rischiò una identica tragedia. Una grossa nave da crociera transitò in mezzo ai Faraglioni di Capri a pochi metri dagli enormi spunzoni di roccia che costellano l’isola azzurra. Le zone di mare protette sono sorvegliate da personale specializzato. Come mai non sono state rilevate queste anomalie? Spesso viene sanzionato il pescatore dilettante che tenta di catturare una triglia di dimensioni inferiori a quanto previsto dalla norma!
Ravvedo in tutto ciò un “concorso di colpa”.
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a cura di  Roberta – Ammiraglia 88
www.ammiraglia88.it

… le novità del 2012 per le principali compagnie.

Un 2012 ancora all’insegna delle grandi navi, con maggiore prudenza da parte delle compagnie ma sempre col vento in poppa. Questo un primo quadro del mondo delle crociere prossimo venturo a giudicare dagli annunci e dai progetti ormai in dirittura d’arrivo, nonostante la crisi economica e le preoccupazioni che investono anche il turismo. Tra i dirigenti delle compagnie si parla di cauto ottimismo, di “fase di assestamento dopo una grande esplosione” (Micky Arison, patron della Carnival, la società numero uno in questo campo). I battesimi delle navi (e soprattutto gli ordini ai cantieri) non sono più numerosi come un tempo. In molti casi gli stabilimenti si fermano, la Fincantieri è in una crisi cupa, scatta una guerra feroce per aggiudicarsi le nuove commesse e all’orizzonte compare la concorrenza di impianti dell’Estremo Oriente. Ma le cifre sul “fenomeno crociere” sono sempre di tutto riguardo: secondo i dati diffusi dalla Clia, la “Cruise Lines International Association”, nel 2011 si dovrebbe toccare nel mondo il record di sedici milioni di turisti che scelgono la crociera come vacanza, nel 2009 erano tredici milioni, l’anno scorso quindici.
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Un calendario speciale


20 gennaio, 2012

a cura di A.I.P.D. Onlus (*)

…ideato e realizzato da persone speciali

“Se un uomo sogna da solo il sogno rimane solo un sogno ma se molti uomini sognano la stessa cosa, i sogni possono diventare realtà” (Helder Camara)

L’idea di questo calendario nasce chiacchierando fra amici di sogni e speranze future in una calda serata d’estate trascorsa al Circolo Tennis e della Vela di Milazzo. Obiettivo: condividere l’umanità e la sensibilità della Marina Militare con i sogni dei ragazzi con Sindrome di Down. Si concretizza, quindi, un’esperienza interessante e per qualche verso affascinante e si stabiliscono rapporti con realtà nuove e molteplici.
Gli orizzonti culturali si allargano notevolmente e, soprattutto, si può sentire nel profondo quanto sia grande la sofferenza umana e la capacità di alleviarla. Da questa esperienza si esce tutti notevolmente arricchiti e si ringrazia di cuore che ha speso anche un solo minuto per contribuire alla realizzazione di questo significativo calendario. Ma, soprattutto, grazie a chi terrà accanto per un anno intero, il cuore ed il sorriso dei ragazzi Down.
La spensieratezza è d’obbligo, ma è pure d’obbligo la coerenza ed il rispetto dei valori umani e della solidarietà che dovrebbero prevalere   nella vita di tutti i giorni. Costruiamo un mondo migliore in cui amicizia, solidarietà umanità, diversità , accoglienza ed integrazione siano condivisi da tutti.

(*) Per sostenere i nostri amici
Associazione Italiana Persone Down – Onlus
Sezione di Milazzo (Me)
Via Risorgimento, 69
98057 – Milazzo (ME)
Tel. E Fax 090-9284448
mail aipd@virgilio.it
www.infinito.it
c/c postale IBAN IT79 Y076 0116 5000 0004 4456 234
per il 5×1000
C.F. 92015330837

Dimenticatevi di me


19 gennaio, 2012

Gregorio De Falco
(18 gennaio 2012)

... gli eroi sono  Alessandro Tosi e Marco Savastano.

Smettete di parlare di me.
Io ora ho solo bisogno di silenzio.
L’eroe non sono io.
L’eroe è il mio sottocapo Alessandro Tosi, è lui che ha capito tutto quella notte. È lui che alle 22,07 guardando un puntino verde su un monitor senza sapere nulla che non fosse una telefonata dai carabinieri di Prato mi ha detto, ‘comandante’, quella nave da crociera va troppo piano, 6 nodi… che ci fa a 6 nodi e a rotta invertita la Concordia? Comandante, chiamiamoli. Lì c’è un guaio. Un altro eroe? Sapete chi ha salvato quasi tutte le persone quella notte dopo che il comandante aveva abbandonato la nave? Un ragazzo meraviglioso del nostro elisoccorso. Marco Savastano. È questo il nome che dovete scrivere. E dovreste fare una pagina di soli nomi di marinai della Guardia costiera, della Marina militare, della Finanza, dei carabinieri, dei vigili del fuoco, della Protezione civile, che quella notte hanno dimenticato se stessi per gli altri. Savastano, dicevo. Lo hanno calato su quella nave al buio, con una muta invernale e un palmare, non una radio, non un filo con noi. Si è buttato a capofitto lì dentro senza pensare alla sua vita ma a quella di chi cercava di salvare. Si muoveva in un ambiente che non conosceva, tra suppellettili sfasciate, acqua, passeggeri che gridavano al buio. Chi è l’eroe? Io che strillavo con Schettino o lui, che ascoltava le urla di supplica di quelli che volevano essere salvati e non capivano perché perdeva tempo ad imbracare alle barelle spinali i feriti più gravi da tirare su con l’elisoccorso?
Gregorio De Falco
(18 gennaio 2012)

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

Roma, 19 gennaio 2012
Si è tenuta, presso il Comando in Capo della Squadra Navale, la cerimonia di inaugurazione del Centro Operativo della Marina Militare. Alla presenza del Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, del Capo di Stato Maggiore della Marina Ammiraglio Bruno Branciforti, del Comandante in Capo della Squadra Navale Luigi Binelli Mantelli e delle altre autorità militari, civili e religiose non poteva mancare la Signora Irene Birindelli, madrina della cerimonia, per testimoniare il reciproco affetto che la Forza Armata nutre nei confronti dell’eroe Gino Birindelli indimenticabile ammiraglio a cui è stata dedicata la nuovissima sala multimediale.
La cerimonia, sobria come nello stile della Marina Militare, si è svolta in un clima di grande cordialità. Dopo l’arrivo delle autorità e il taglio del nastro, un briefing illustrativo e, a seguire, la visita presso le principali aree operative dello stabile e l’incontro con la stampa hanno concluso una giornata che segna una tappa importante per l’innovazione della Marina Militare.

Alla fiera delle palle


18 gennaio, 2012

di Mario Billardello (già Comandante di Nave Vespucci)

… Siamo psicologicamente tutti diversi l’uno dall’altro e solo certe esperienze, come la tragedia della Costa Concordia, possono testare la reazione del singolo.

Non esiste alcuna attenuante alla tragedia provocata dal comandante Schettino in qualità di professionista del mare e sono vicino al dolore dei familiari di tutte le persone decedute e sperdute per questo incidente che poteva essere evitato solo mantenendo la sola rotta autorizzata.
La televisione è stata saturata da programmi di vario genere e, tolto qualche Ufficiale delle Capitanerie di Porto, ho assistito alla “fiera” di chi la sparava più grossa; persone che magari non sono mai salite su un pattino che azzardavano teorie evolutive della Concordia subito dopo l’incidente. Schettino dovrà, senza se e senza ma, scontare la pena che gli verrà commutata dalla giustizia per la sua scarsa professionalità, per la morte che ha causato e per la codardia dimostrata, ma mi sento di doverlo difendere come essere umano.
Non stiamo parlando di un incidente successo per qualcosa di imprevedibile, ma stiamo parlando di un incidente successo per un errore proprio. E proprio qui, l’aver realizzato il dramma che si sarebbe consumato per una propria colpa e che avrebbe potuto evitare solo rispettando la rotta prevista, forse, ha mandato in tilt la testa del comandante.
Non sono ne la mamma e ne la moglie del comandante Schettino, ma un “marinaio” ed allora mi domando, dove è finito il comandante in seconda o il primo ufficiale di coperta e tutto lo staff quando si sono resi conti che il comandante Schettino era sbarcato e, ritengo, anche incapace di intendere e volere? O vogliamo parlare dell’egoismo dei passeggeri che si facevano spazio tra le donne ed i bambini per imbarcare prima sulle scialuppe di salvataggio? Quando non si è direttamente coinvolti o si è comodamente rilassati su un divano con a fianco una tazza di tè ed un piattino di pasticcini, normalmente si è buoni nel giudicare le malefatte degli altri, ma in questo caso, forse per “l’effetto” codardia i giudizi che ho sentito sono stati tra i più severi, magari dietro la sola l’esperienza della lettura di un romanzo “di mare”, dove i comandanti sono sempre descritti come degli eroi.
Io personalmente credo che al suo posto sarei ancora a bordo del Concordia a cercare i dispersi, ma non sono Schettino e per questo non mi sento di infierire su di lui più del dovuto come uomo, anche se confermo le mie critiche sullo Schettino “marinaio”. Siamo psicologicamente tutti diversi l’uno dall’altro e solo certe esperienze come queste possono testare la reazione del singolo.

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