18.1.1945 Zonderwater, dichiarazione di fedeltà

di Marino Miccoli 

Marino-Miccoli-2014-per-www.lavoce-delmarinaio.com_2Zonderwater è una vasta area situata a circa 40 km Nord Est dalla città di Pretoria ed è vicina alle note miniere di diamanti del Cullinan, nel Sud-Africa. L’altopiano (1500 mt. s.l.m.) in cui si trova è incluso nella Provincia del Transvaal. Nel 1941 è stato realizzato un grande campo di prigionia, suddiviso in blocchi, dove sono stati raccolti moltissimi prigionieri di guerra italiani e tedeschi. Dalle navi mercantili dove erano stati stivati, i prigionieri erano sbarcati nel porto di Durban; da qui in treno in due giorni di viaggio arrivavano a Zonderwater. I primi prigionieri italiani arrivarono alla fine dell’inverno del 1941 e tra questi vi era mio padre Antonio Miccoli (maresciallo capo-cannoniere stereotelemetrista della Regia Marina, uno dei pochi sopravvissuti all’affondamento del Regio Incrociatore Fiume, avvenuto a largo di Capo Matapan – Grecia- nella tragica notte del 28 marzo 1941). Egli era stato prima internato in un campo di prigionia ad Alessandria d’Egitto, laddove dopo aver subito un primo interrogatorio gli fu assegnato il numero di matricola: n. 123415.
ingresso-cimitero-italiano-Zonderwater-CopiaZonderwater, che in lingua Afrikaans significa senza acqua (anche se in realtà l’acqua era presente e abbondante nel sottosuolo), è una località costituita da una pianura arida con alcune ondulazioni. La flora è rada e bassa. L’orizzonte è costituito da modeste colline. La vasta zona riservata ai prigionieri (dall’aprile del 1941 al marzo del 1947 furono accolti nel campo più di 100.000 prigionieri italiani) era situata da un lato sulle colline e dall’altro si apriva verso il piano. Il clima è quello continentale del nord est del Sud Africa. Possiamo affermare che le stagioni sono essenzialmente due: estate e inverno. L’estate va da novembre ad aprile e l’inverno da maggio a ottobre. Il vento regna, anzi impera nella zona di Zonderwater: infatti le tempeste di sabbia, le trombe d’aria fanno volare tetti, coperture, lamiere, tende, staccionate e recinzioni; i venti hanno una forza e un’intensità tale da “togliere il fiato”. Dopo il vento arrivano quasi sempre i temporali e con essi i fulmini. Sì, quei tremendi fulmini di cui mio padre (che fu detenuto a Zonderwater dall’aprile del 1941 al maggio 1946) aveva un terrificante ricordo. Infatti egli narrava che:

– “Le tende erano fatte a forma di cono. In ogni tenda eravamo in otto prigionieri; si dormiva distesi sul terreno con i piedi rivolti al palo di sostegno e la testa verso l’esterno. A Zonderwater i fulmini erano un concreto pericolo per le persone… al tempo della tendopoli, dal 1941 al 1943 (a partire dalla fine di questo ultimo anno si iniziò la costruzione delle prime baracche), le punte dei pali di ferro che reggevano le tende si trasformavano in vere e proprie calamite per i fulmini; così i prigionieri che si trovavano a contatto o vicino ai pali metallici morivano fulminati”.
Lapide-Caduti-Italiani-ZONDERWATER-CopiaEgli riferiva che a decine i prigionieri italiani rimanevano vittime dei numerosi fulmini che si scatenavano durante i temporali, forse a causa di una composizione particolarmente ferrosa del suolo, e ogni temporale era vissuto da loro con terrore. A testimonianza di quanto sopra, a Zonderwater per commemorare i non pochi prigionieri folgorati è stato poi edificato un monumento che è possibile visitare ancora oggi, così come il cimitero dei prigionieri italiani.
Ma torniamo alla narrazione di mio padre sulla sua vita in prigionia; i prigionieri si dividevano fondamentalmente in tre “fazioni”:

1) “irriducibili”
ovvero i prigionieri fascisti convinti e memori delle cruente battaglie sostenute per difendere le colonie, i quali minacciavano e mettevano in atto azioni punitive contro quei traditori che collaboravano con gli inglesi.

2) “non cooperatori”
che non erano fascisti, ma militari delle varie armi, che non intendevano lavorare per il nemico. Questi credevano che collaborare significava dare segno di anti italianità e di slealtà al Re e alla Patria.

3) “cooperatori”
che aspiravano alla libertà, anche se parziale; essi volevano migliorare la loro difficile condizione di vita e pertanto acconsentivano ad andare a lavorare per molti datori di lavoro sudafricani, soprattutto nelle varie fattorie del Transvaal. Qui si fecero notare ed apprezzare per la loro perizia nell’edilizia e nella costruzione di strade. Ma al loro rientro nel campo di prigionia, dopo un periodo di lavoro all’esterno, i “cooperatori” venivano accolti malamente, subivano ceffoni ed erano sottoposti alla cosiddetta «coperta», una punizione corporale solitamente inflitta loro di sorpresa da un gruppo di prigionieri.

Giuseppe Polimeno - www.lavocedelmarinaio.com

Mio padre non mi ha mai detto a quale di questi tre gruppi di prigionieri appartenesse ma, avendolo conosciuto, mi sento di affermare che era un prigioniero tra i tanti “non cooperatori”. Ciò anche in considerazione del fatto che a causa delle sue conoscenze tecniche riguardanti il telemetro italiano e del suo reiterato diniego a rivelarne l’esatto funzionamento, fu più volte maltrattato dagli inglesi. Collaborò con un prigioniero di cognome Santoro ed altri per la realizzazione di un cimitero dove poter dare una degna sepoltura agli internati che morivano nei vari blocchi del campo di Zonderwater.

– “Un cucchiaio di lenticchie in poca brodaglia” questo egli riferiva essere il suo pasto nel campo di prigionia… sì, i prigionieri italiani con e come lui provavano la fame, una maledetta fame tanto che mia madre afferma che nei primi tempi della sua liberazione, quando nell’estate del 1946 fu rimpatriato e reintegrato nella neonata Marina Militare, mio padre pesava 46 kg. e non riusciva a domare l’istinto di afferrare nel pugno le mosche che gli svolazzavano vicino per portarsele alla bocca. Passò un po’ di tempo prima che egli riuscisse a trattenersi da simile abitudine evidentemente acquisita durante la prigionia per sopravvivere; non vi nascondo che oggi anch’io, nel rinnovare il ricordo di quei tristi avvenimenti, provo sincera commozione.
Delle vicende di guerra e delle vicissitudini della prigionia egli scrisse un diario, che purtroppo gli fu requisito a Napoli, il giorno del rimpatrio, nel maggio 1946. Ciò era inspiegabile per mio padre perché gl’inglesi erano a conoscenza del fatto che egli ne possedeva uno e consapevolmente gli permisero di tenerlo fino al termine della prigionia.
Il maresciallo Antonio Miccoli fu pluridecorato e nominato Cavaliere al Merito nel 1959 dall’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi; si congedò il 28 marzo 1962 con il grado di sottotenente del C.E.M.M..
A conclusione di questo mio modesto ricordo scritto riguardante i 5 anni e 2 mesi di prigionia di mio padre, allego l’immagine di un raro documento: si tratta della DICHIARAZIONE DI FEDELTA’ che gl’inglesi gli fecero sottoscrivere il 18 gennaio 1945, quasi un anno e mezzo prima della sua liberazione che avvenne con il rimpatrio a MARIDEPO Napoli il 20 maggio 1946. In essa si richiedeva l’impegno e la collaborazione con gli Alleati nel combattere contro il comune nemico: la Germania.
Desidero inoltre qui riportare un significativo brano del discorso tenuto dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi quando si recò in visita di Stato in Sud-Africa e rese omaggio ai Caduti al Sacrario Militare di Zonderwater, il 15 marzo 2002:

Dichiarazione di fedeltà del Maresciallo Antonio Miccoli - www.lavocedelmarinaio.com

“ […] Non devono dimenticare, specie i più giovani, chi si è sacrificato per la Patria ovunque, in guerra e in pace; chi è caduto; chi ha vissuto in prigionia lunghi anni della più bella stagione della vita e che, tornato, ha ricostruito l’Italia in un’Europa concorde e unitaria […]”

Sento il dovere di ricordare inoltre alcuni dei nomi di coloro (conterranei e commilitoni) che condivisero con mio padre la drammatica esperienza della prigionia: Giuseppe Salvatore Polimeno (mio zio), Donato Carlo, Antonio Corvaglia, Luigi Cutrino, Attilio Rini, tutti militari originari di Spongano (LE).
Mi inchino riverente dinanzi al sacrificio di tutti prigionieri di guerra morti durante la prigionia, tra stenti e indescrivibili patimenti, lontano dalla loro Patria e dalle amate famiglie; onoro la loro memoria e mi auguro che mai più, ripeto mai più l’umanità debba patire simili sofferenze a causa di quell’assurda follia costituita dalle guerre.

Antonio Miccoli - www.lavocedelmarinaio.com

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18.1.1968, Fernando Zaccarelli

di Giuseppe Zaccarelli

fanobeppe@gmail.com

Banca della memoria - www.lavocedelmarinaio.com

…superstite a Capo Matapan
, ovvero quando le storie dei padri dei marinai si incrociano con quelle dei figli sulle rotte:
“virtuali” del web e “reali” degli umani sentimenti!

Buongiorno Ezio,
mi chiamo Giuseppe Zaccarelli, figlio di Fernando Zaccarelli maresciallo motorista imbarcato sul regio incrociatore Fiume.
Anche mio padre è naufragato quella notte di marzo 1941 si è salvato miracolosamente e dopo 7 giorni passati su un relitto zattera, fu salvato dalla nave croce rossa Gradisca quando ormai era saponificato.

Fernando Zaccarelli motorista navale f.p.g.c. Giuseppe Zaccarelli a www.lavocedelmarinaio.com

Mio padre non c’è più, l’ha portato via una peritonite nel lontano ormai 18 gennaio 1968.
Io son nato nel 1956 e se mio Padre rimaneva a Capo Matapan non sarei nato. Papà non mi ha mai raccontato molto di quell’episodio, non aveva piacere di farlo. Ricordo che ad ogni anniversario era come se andasse giù di testa…
Ha vissuto un’esperienza che è indescrivibile e allo stesso tempo incredibile ma la volontà di vivere è stata superiore a tutto.

Secondo capo di Marina Fernando Zaccarelli - f.p.g.c. Giuseppe Zaccarelli a www.lavocedelmarinaio.com

Non so tanto di questa tragedia ma so che in pochi spiegano ai nostri giovani cosa hanno patito i nostri padri e i nostri nonni per la Patria, un sentimento di attaccamento che col tempo si è stemperato molto.
Non ho foto né della nave né di quei marinai.
Volevo solo così portare la mia testimonianza per questi ragazzi mandati al macello, molti morti da Eroi,
… loro sapevano ma non si sono mai tirati indietro.

Questi sono i superstiti (o alcuni di essi a bordo della nave croce rossa Gradisca) se vuole di questa ne ho alcune copie potrei mandargliele per posta normale ma mi serve il indirizzo suo o della redazione…




Foto di Giuseppe Zaccarelli- Probabili superstiti nell'affondamento di nave gradisca a Capo Matapan - www.lavocedelmarinaio.com

Sig. Ezio le mando alcune foto che son riuscito a recuperare di mio padre. Lei ne faccia l’uso che meglio crede.
Un abbraccio Beppe

diploma 1^ concessione rilasciato al marinaio Fernando Zaccarelli f.p.g.c. Giuseppe ZaccarelliMarinaio Fernando Zaccarelli di rona f.p.g.c. Giuseppe Zaccarelli a www.lavocedelmarinaio.com

Ezio-Pancrazio-Vinciguerra-www.lavocedelmarinaio.com_10Buongiorno signor Giuseppe,
grazie per questa sua partecipata testimonianza che ci fa comprendere, qualora ce ne fosse ancora di bisogno, il sacrificio per la Patria di Marinai di una volta che hanno creduto, come giustamente anche Lei afferma nel finale della sua commovente testimonianza, e che nessun si tirò mai indietro.
Sono io a nome di tutti coloro che scrivono o ci inviano testimonianze come la Sua a ringraziarla perché il cuore dei figli dei marinai è immenso come l’amore del mare dei propri Padri e la Sua testimonianza schietta, diretta e sincera ne é la prova più tangibile.
Nel nostro piccolo, unitamente ad altri siti come questo, ci scambiamo informazioni per creare una “Banca della memoria” su internet in modo da ricordare ciclicamente il sacrificio di chi si è immolato per la Patria o l’ha servita con Onore e Rispetto…proprio come suo padre Fernando.
Grazie Giuseppe, grazie davvero.
Pancrazio “Ezio” Vinciguerra e la redazione de www.lavocedelmarinaio.com

Casermetta Squadriglia M.A.S. - www.lavocedelmarinaio.comConcessione onorificienze a Fernando Zaccarelli f.p.g.c. Giuseppe Zaccarelli a www.lavocedelmarinaio.com

Dello stesso argomento sul blog:

http://www.lavocedelmarinaio.com/2012/03/a-proposito-di-regio-incrociatore-fiume-e-capo-matapan/ oppure digita sugli argomenti del blog: La disfatta di Capo Matapan

Marino-Miccoli-2014-per-www.lavoce-delmarinaio.com_2Gentile signor Giuseppe Zaccarelli,
anch’io ricordo la riluttanza di mio Padre Antonio Miccoli nel raccontare la vicenda drammatica dell’affondamento dell’incrociatore Fiume; dopo poche frasi la narrazione dei fatti si interrompeva a causa della profonda commozione che il ricordo di quei tragici avvenimenti gli causava; soprattutto ricordare i suoi Colleghi caduti e dispersi rappresentava per Lui qualcosa di talmente lacerante per il suo animo che le parole non sono sufficienti a descrivere. 
Mi conforta il pensare che adesso, nel mondo dei più, Egli sia sereno, in compagnia di tutti coloro che con lui vissero la triste notte del 28 marzo 1941. Noi, da questa terra, nel ricordarli, al contempo ne onoriamo la memoria.
Marino Miccoli




Capo 3^classe Fernando Zaccarelli f.p.g.c. Giuseppe Zaccarelli a www.lavocedelmarinaio.com

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18.1.1968, nave Etna in soccorso ai terremotati del Belice

di Antonio Cimmino

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18.1.2017, a Roma Tavola Rotonda “Amianto, vaccini, uranio impoverito: quale tutela per gli operatori del comparto difesa e sicurezza”

a cura Antonella Manotti

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17.1.1944, bombardamento su Viterbo

di Giorgio Ciatti

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17 gennaio 1944 …schegge di vita vissuta, per non dimenticare, mai.



Giorgio Ciatti per www.lavocedelmarinaio.comIl primo bombardamento del 1944 avvenne alle ore 13,15 e colpì sanguinosamente Viterbo e la sua Provincia. Tre formazioni di quadrimotori “Liberator” sorvolavano la città dirigendosi verso Orte, quando improvvisamente alcuni bombardieri si staccarono dal gruppo e sganciarono circa 90 tonnellate di bombe (il calcolo approssimativo fu fatto con il recupero di tre bombe rimaste inesplose presso le case adiacenti il passaggio a livello).
Fu colpita la zona tra le stazioni ferroviarie di Porta Fiorentina e della Roma Nord, e il capolinea delle autocorriere della Ditta Garbini, posto all’angolo tra piazza Umberto I (ora Piazza Gramsci) e via di Porta Murata (ora via San Bonaventura); oltre alle tre stazioni, furono danneggiate numerose case, un ristorante affollato (“Il Bersagliere” situato nei pressi dell’attuale pasticceria Lombardelli), la Basilica di S. Francesco; causando la morte di due religiosi e il ferimento di un terzo; si salvò P. Giovanni Auda e che fu poi l’artefice della ricostruzione, e la caserma Bazzichelli, adibita a Distretto Militare.
17.1.1944 il bombardamento su Viterbo stazione autocarri Garbini - www.lavocedelmarinaio.com - copiaSecondo un elenco pubblicato da un giornale locale, i morti furono 73, 7 i dispersi e 94 i feriti; alcuni morirono perché non fu possibile estrarli in tempo dalle macerie per mancanza di mezzi adeguati.
 Mi sembra di sentire ancora i lamenti dei feriti che provenivano da sotto le macerie, e mentre passava il tempo, andavano sempre più affievolendosi fino a cessare del tutto; vedo ancora le volute di fumo che uscivano tra i sassi e i calcinacci, per l’incendio sviluppatosi dai pullman andati distrutti
Fu scelta di proposito l’ora delle 13,15 perché coincideva con la partenza dei pullman che collegavano quei paesi della provincia non serviti dalle due ferrovie; era quella l’ora in cui facevano ritorno ai loro paesi i poveri cristi, dopo essere venuti a Viterbo magari per acquistare qualcosa non soggetta alla carta annonaria; e tornavano a casa gli studenti venuti in città per frequentare le scuole di grado superiore.
17.1.1944 il bombardamento su Viterbo - www.lavocedelmarinaio.comNon essendoci in quella stazione insediamenti militari, quale era lo scopo? 
A parer mio, quello di provocare più vittime civili possibili, affinché la popolazione esausta si ribellasse al regime e alle forze di “occupazione” (eravamo stati noi ad invitarli in casa nostra).
 Mi sono sempre domandato: come facevano gli Anglo-Americani a conoscere l’ora esatta della partenza dei pullman, l’ora in cui la stazione sarebbe stata più affollata?
L’unica risposta che mi sono dato: c’era a Viterbo un “informatore”; l’unico individuo che, negli anni a venire, avrebbe portato sulla coscienza la paternità di quell’inutile (e sottolineo inutile) eccidio.

I dati relativi al bombardamento sono stati rilevati dall’archivio storico presso l’ottica di Attilio Sorrini.

Giorgio-Ciatti-marinaio-viterbese-www.lavocedelmarinaio.com_

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17.1.1943, Gennaro Valenzano

a cura Antonio Cimmino

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Nocchiere Gennaro Valanzano di Castellammare di Stabia (Napoli), imbarcato sul regio cacciatorpediniere Bombardiere, scomparso in mare unitamente ad altri 175 uomini dell’equipaggio.

Gennaro Valenzano - www.lavocedelmarinaio.com

La nave fu silurata ed affondata dal sommergibile inglese HMS United nella cosiddetta “Battaglia dei Convogli”.
Canale di Sicilia 17 gennaio 1943.

regio cacciatorpediniere Bombardiere- www.lavocedelmarinaio.com

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17.1.1943, Pasquale D’Apice

a cura Antonio Cimmino

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regia nave Bombardiere - www.lavocedelmarinaio.comMarinaio Pasquale D’Apice, nato a Castellammare di Stabia (Napoli) il 13 agosto 1922. Imbarcato sul regio cacciatorpediniere Bombardiere è scomparso in mare il 17 gennaio 1943 nella cosiddetta “Battaglia dei Convogli”.
La nave fu affondata al largo delle isole Egadi dal sommergibile inglese United.
Si salvarono 49 marinai su 224 uomini dell’equipaggio.

marinaio Pasquale D'Apice - www.lavocedelmarinaio.com

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17.1.1943, Squillaci Vittorio

di Michele Tocci



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Squillaci Vittorio, sottotenente di vascello, Medaglia d’Argento al Valor Militare, nasce a Castrovillari (CS) il 04 aprile 1920, ufficiale di rotta imbarcato sul regio cacciatorpediniere Bombardiere, scomparso in mare il 17 gennaio 1943 nella cosiddetta “Battaglia dei Convogli”.

Squillaci Vittorio, sottotenente di vascello e medaglia argento valor militare - www.lavocedelmarinaio.com
La nave fu affondata al largo delle isole Egadi dal sommergibile inglese United.

Si salvarono 49 marinai su 224 uomini dell’equipaggio.

regio cacciatorpediniere Bombardiere - www.lavocedelmarinaio.com

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17.1.1943, Eugenio “Corradino” Amatruda

di Antonio Cimmino

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Nasce a Crotone il 2 luglio 1908. La sua storia è legata all’affondamento del regio cacciatorpediniere Bombardiere e alla cosiddetta “Battaglia dei Convogli”. Infatti il 17 gennaio 1943 la nave salpò da Biserta per scortare a Palermo, insieme al Legionario, la motonave Mario Roselli. Alle 17.30, a nord-ovest di Marettimo, fu colpito da un siluro lanciato dal sommergibile inglese United. La nave si spezzò in due inabissandosi dopo qualche minuto. Scomparvero in mare 174 uomini dell’equipaggio.

Regio cacciatorpediniere Bombardiere - www.lavocedelmarinaio.com

Il Capitano del genio navale Eugenio Corradino Amatruda era tra le vittime.

Eugenio Corradino Amatruda - www.lavocedelmarinaio.com

Fu decorato con Medaglia d’Argento al Valor Militare “alla memoria” con la seguente motivazione:
Direttore di macchina di cacciatorpediniere di scorta a convoglio proveniente dall’Africa settentrionale, si prodigava al massimo delle sue forze per la riuscita della manovra di disimpegno della nave fatta segno a lancio di siluri da parte di sommergibile nemico in agguato. Colpito irrimediabilmente il cacciatorpediniere da siluro che provocava lo scoppio delle caldaie, cooperava alla salvezza del superstite personale di macchina, malgrado avesse una gamba spezzata da scheggia. Raccolto sanguinante e privo di forze acconsentiva a lanciarsi in mare fra gli ultimi, dolente, più che per la grave ferita, – per non essere in grado di dare ancora la sua valida opera per la salvezza della nave prossima ad affondare – si spegneva serenamente durante la notte, stando aggrappato ad uno zatterino, dopo aver raccomandato ad altro Ufficiale naufrago la sorte dei suoi uomini. Fulgido esempio di sentimento del dovere e di spirito di sacrificio” (Canale di Sicilia, 17 gennaio 1943).

Medaglie regio cacciatorpediniere Bombardiere - www.lavocedelmarinaio.com

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17.1.1917, Ugo Dalla Libera

di Claudio 53

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Torpediniere Scelto Dalla Libera Ugo nato a Cesalto (Treviso) l’11/03/1898 ascritto alla Capitaneria di Porto di La Spezia.
E’ uno dei dispersi del sommergibile W4 affondato, presumibilmente il 6 agosto 1917 e che pattugliava davanti alla costa tra Montenegro ed Albania. E’stato decorato con Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
La motivazione della Medaglia è la seguente:
Dopo aver compiuto numerose ed ardite missioni col sommergibile W4 sul quale era imbarcato, sacrificava la vita per la Patria in una operazione contro la costa nemica. Basso Adriatico, 5-6 agosto 1917”.
Il 17 gennaio 1917 Ugo Della Libera scrisse questa lettera:

17.1.1917 Ugo dalla libera deceduto su smg. w4 www.lavocedelmarinaio.com

…ultimo saluto da La Spezia porto, ore 10 del 17 gennaio 1917.

– SIAMO ALLA RICERCA DI SUE ULTERIORI NOTIZIE –

17.1.1917 ugo dalla libera - www.lavocedelmarinaio.com

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